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	Commenti a: Che genere di discorso	</title>
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		Di: Della poesia (tra riduzione dell&#8217;io ed espressione soggettiva) &#171; Guardare e leggere		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Della poesia (tra riduzione dell&#8217;io ed espressione soggettiva) &#171; Guardare e leggere]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Nov 2010 12:10:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] a girarmi per la testa e a crearmi più perplessità che certezze. Il post era stato ispirato da un intervento di Andrea Inglese su Nazione indiana; e a farmi rimuginare questi temi hanno contribuito altri post, tenendo aperto un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] a girarmi per la testa e a crearmi più perplessità che certezze. Il post era stato ispirato da un intervento di Andrea Inglese su Nazione indiana; e a farmi rimuginare questi temi hanno contribuito altri post, tenendo aperto un [&#8230;]</p>
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		Di: Alessandro Broggi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Oct 2010 22:58:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[altra segnalazione, doverosa, strettamente collegata alla precedente:

http://www.poesia2punto0.com/2010/10/22/qualche-precisazione-o-erratacorrige-su-gammm/

saluti. ab.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>altra segnalazione, doverosa, strettamente collegata alla precedente:</p>
<p><a href="http://www.poesia2punto0.com/2010/10/22/qualche-precisazione-o-erratacorrige-su-gammm/" rel="nofollow ugc">http://www.poesia2punto0.com/2010/10/22/qualche-precisazione-o-erratacorrige-su-gammm/</a></p>
<p>saluti. ab.</p>
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		<title>
		Di: nubar ach.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/10/12/che-genere-di-discorso/#comment-142028</link>

		<dc:creator><![CDATA[nubar ach.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 12:29:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[segnalo un intervento recente su argomenti affini sul sito 
&lt;a href=&quot;http://www.poesia2punto0.com/2010/10/20/note-sull%E2%80%99influenza-della-neoavanguardia-italiana-sulla-mia-poesia-con-particolare-riferimento-alla-poesia-in-prosa/&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;poesia 2.0&lt;/a&gt;.

ciao, 

nubar ach.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>segnalo un intervento recente su argomenti affini sul sito<br />
<a href="http://www.poesia2punto0.com/2010/10/20/note-sull%E2%80%99influenza-della-neoavanguardia-italiana-sulla-mia-poesia-con-particolare-riferimento-alla-poesia-in-prosa/" rel="nofollow">poesia 2.0</a>.</p>
<p>ciao, </p>
<p>nubar ach.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Cambio di paradigma &#8211; Nazione Indiana		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/10/12/che-genere-di-discorso/#comment-142018</link>

		<dc:creator><![CDATA[Cambio di paradigma &#8211; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Oct 2010 06:21:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Intervento apparso sul numero 43 de &#034;il verri&#034; assieme ad un pezzo di A. Inglese e A. Raos]  Altri articoli su questo argomento:Questo libro è un altro Roma, giovedì 4 marzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] Intervento apparso sul numero 43 de &quot;il verri&quot; assieme ad un pezzo di A. Inglese e A. Raos]  Altri articoli su questo argomento:Questo libro è un altro Roma, giovedì 4 marzo [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: maria(v)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/10/12/che-genere-di-discorso/#comment-141986</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria(v)]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Oct 2010 09:46:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho sentito più volte l’esigenza di argomentare su questa specifica questione che mi interessa molto, ma alla fine ho sempre rinviato per varie ragioni, spaventata dalla complessità e dalle mie deficienze comunicative, però, dal momento che la cosa torna a riproporsi con certa insistenza, farò un tentativo.
Innanzitutto, avevo letto quel numero del Verri e non posso che essere pienamente d’accordo con la definizione di  Milli Graffi sulle dichiarazioni programmatiche dei singoli autori di &lt;i&gt; prosa in prosa&lt;/i&gt; come “stupendamente divergenti” e sì che divergenti sono, dopo le dichiarazioni,  le singole modalità compositive e gli esiti, e questo lo ritengo un merito perché la problematicità è antidogmatica.
Nello specifico, sul soggetto lirico – soppresso- che è punto nevralgico di una, ormai, lunga tradizione poetica, è stato detto tanto e altrettanto ignorato e se però è vero che resta uno dei capitoli più controversi, è altrettanto vero quello che diceva qualche commentatore, cioè il rischio – non per i poeti qui chiamati in causa, ma per tanti altri più giovani, inesperti, di mestiere meno scaltrito, di assumerne la posa, sposarne la formula acriticamente, con l’unico fine di ottenere ascolto, consensi, entrare in una conclave di prestigio. (in questo per nulla dissimile dal credito che conferisce un versificare qualunque di manierismo, per un’altra conclave di un altro prestigio) parlare di conclave e concistoro, penso dopo averlo appena scritto, ci può pure stare se non manca,  detto con umorismo,  certa vocazione pretesca alla compunzione, a frenare i bassi istinti egoisti e narcisisti, a sposare l’interesse comune, la collettività, il fuori da me, piuttosto che l’ombelico del mondo. 
Scendere un po’ di peso, concedersi meno spazio perché l’altro, il mondo, possa averne a sufficienza per un  incontro minimo sul foglio, è uno sforzo apprezzabile.
Quanto vi sia, in tutto ciò, anche nelle migliori intenzioni, di illusorio, credo sia noto a tutti, e occorrerebbe tenere sempre a mente che forse non esiste nessuna maniera, per poeti e scrittori, di sbarazzarsi dei propri narcisismi mascherati e travestiti che siano. Dopo di che, si può proseguire il ragionamento, e a tal proposito trascriverei solo un passo della famosa prefazione ai novissimi di Alfredo Giuliani, che chiarisce tutto il resto :
&lt;i&gt;“Due aspetti delle nostre poesie vorrei far notare: una reale riduzione dell’io, quale produttore di significati, e una corrispondente versificazione, priva di edonismo, libera da quella ambizione rituale che è propria dell’ormai degradata versificazione sillabica e dei suoi moderni camuffamenti. Quanto alla riduzione dell’io, bisogna intendersi. Anche qui, soprattutto qui, l’artefatta polemica sui contenuti non reca alcuna schiarita. Troppo frequentemente, nelle poesie che vorrebbero essere le più aliene dall’intimismo, l’io si nasconde con orgoglio e pervicacia dietro una presunzione di oggettività. Le apparenza, come di solito, ingannano.  In realtà – e ciò spiega perché diamo importanza a un certo orientamento metrico- il tono non solo fa la musica del discorso, ma ne determina l’operatività, il significato. Così la riduzione dell’io dipende più dalla fantasia linguistica che dalla scelta ideologica. Non c’è, si capisce, un solo modo di apertura. […]

Ovviamente, l’inclinazione a far parlare i pensieri e gli oggetti dell’esperienza è un atto individuale, di me che scrivo e che non voglio affatto nascondere la mia soggettività. La riduzione dell’io è la mia ultima storica possibilità di esprimermi soggettivamente[…] Dialettica, se vogliamo, dell’alienazione.[…]&lt;/i&gt;


E questo è un percorso validissimo, cui io stessa ho cercato di attenermi, con tutti i mie difetti e tentativi maldestri e poco riusciti, ma comunque fisso il pensiero al modello, finché sotto pressione mi è saltata una valvola e anziché buttarla via, come al solito, perché totalmente incongruente con quanto finora sostenuto, ho cominciato ad interrogarmi sulle antitesi e le ho trovate non meno valide e spinose e controverse, costringendomi a rimescolare le carte. E allora, solo per spiegare come nessuna operazione, se assunta criticamente, con buona dose di problematica consapevolezza sia da scartare, trascrivo qui un passo da Caosmosi di Felix Guattari:

&lt;i&gt; “Le mie attività professionali nel campo della psicoterapia così come il mio impegno POLITICO e CULTURALE, mi hanno spinto a mettere sempre maggiormente l’accento sulla soggettività in quanto prodotta sia da istanze individuali che collettive ed istituzionali.
Considerare la soggettività dal punto di vista della su a produzione non implica alcun ritorno ai tradizionali sistemi di determinazione binaria., infrastruttura materiale- sovrastruttura ideologica. Indifferenti registri semiotici che concorrono a generare soggettività non implicano rapporti gerarchici necessari, fissati una volta per tutte. Può accadere, ad esempio, che la semiotizzazione economica divenga dipendente da fattori psicologici collettivi, […] La soggettività è infatti plurale e polifonica, per riprendere un’espressione di Michail Bachtin. […]

Ci soffermeremo sommariamente su qualche esempio. L’immenso movimento scatenato dagli studenti di Piazza Tienammen aveva certo per obiettivo parole d’ordine di democratizzazione politica. Tuttavia, appare pressoché certo che i carichi affettivi contagiosi di cui era portatore debordassero dalle semplici rivendicazioni ideologiche. Tutto uno stile di vita, una concezione dei rapporti sociali (a partire dalle immagini veicolate dall’Occidente) e un’etica collettiva, si sono trovati messe in gioco E a lungo termine i carri armati non potranno nulla! Come in Ungheria e in Polonia, sarà la mutazione esistenziale collettiva ad avere l’ultima parola! Tuttavia, i grandi movimenti di soggettivizzazione non si svolgono necessariamente in senso emancipatorio[…]
Si può dire che la storia contemporanea è sempre più dominata dal montare di rivendicazioni di singolarità soggettiva – conflitti linguistici, rivendicazioni autonomiste, questioni nazionaliste – che in un’ambiguità totale esprimono aspirazioni alla liberazione nazionale, ma si manifestano in ciò che io chiamerei riterritorializzazioni conservatrici della soggettività”[…] &lt;/i&gt;

In pratica, tutto questo sproloquio per dire che in sintesi, non solo il soggetto è poroso, come scriveva Inglese, e quindi  è solo relativamente e approssimativamente districabile tra io e non io, per cui, concludeva, non è dopo tutto precisamente qui la questione; perché è invece, stando a Guattari, nonché  a tutta un’altra corrente di studiosi dei media e tecnologie comunicative, è invece esattamente QUI (nella soggettività) la questione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sentito più volte l’esigenza di argomentare su questa specifica questione che mi interessa molto, ma alla fine ho sempre rinviato per varie ragioni, spaventata dalla complessità e dalle mie deficienze comunicative, però, dal momento che la cosa torna a riproporsi con certa insistenza, farò un tentativo.<br />
Innanzitutto, avevo letto quel numero del Verri e non posso che essere pienamente d’accordo con la definizione di  Milli Graffi sulle dichiarazioni programmatiche dei singoli autori di <i> prosa in prosa</i> come “stupendamente divergenti” e sì che divergenti sono, dopo le dichiarazioni,  le singole modalità compositive e gli esiti, e questo lo ritengo un merito perché la problematicità è antidogmatica.<br />
Nello specifico, sul soggetto lirico – soppresso- che è punto nevralgico di una, ormai, lunga tradizione poetica, è stato detto tanto e altrettanto ignorato e se però è vero che resta uno dei capitoli più controversi, è altrettanto vero quello che diceva qualche commentatore, cioè il rischio – non per i poeti qui chiamati in causa, ma per tanti altri più giovani, inesperti, di mestiere meno scaltrito, di assumerne la posa, sposarne la formula acriticamente, con l’unico fine di ottenere ascolto, consensi, entrare in una conclave di prestigio. (in questo per nulla dissimile dal credito che conferisce un versificare qualunque di manierismo, per un’altra conclave di un altro prestigio) parlare di conclave e concistoro, penso dopo averlo appena scritto, ci può pure stare se non manca,  detto con umorismo,  certa vocazione pretesca alla compunzione, a frenare i bassi istinti egoisti e narcisisti, a sposare l’interesse comune, la collettività, il fuori da me, piuttosto che l’ombelico del mondo.<br />
Scendere un po’ di peso, concedersi meno spazio perché l’altro, il mondo, possa averne a sufficienza per un  incontro minimo sul foglio, è uno sforzo apprezzabile.<br />
Quanto vi sia, in tutto ciò, anche nelle migliori intenzioni, di illusorio, credo sia noto a tutti, e occorrerebbe tenere sempre a mente che forse non esiste nessuna maniera, per poeti e scrittori, di sbarazzarsi dei propri narcisismi mascherati e travestiti che siano. Dopo di che, si può proseguire il ragionamento, e a tal proposito trascriverei solo un passo della famosa prefazione ai novissimi di Alfredo Giuliani, che chiarisce tutto il resto :<br />
<i>“Due aspetti delle nostre poesie vorrei far notare: una reale riduzione dell’io, quale produttore di significati, e una corrispondente versificazione, priva di edonismo, libera da quella ambizione rituale che è propria dell’ormai degradata versificazione sillabica e dei suoi moderni camuffamenti. Quanto alla riduzione dell’io, bisogna intendersi. Anche qui, soprattutto qui, l’artefatta polemica sui contenuti non reca alcuna schiarita. Troppo frequentemente, nelle poesie che vorrebbero essere le più aliene dall’intimismo, l’io si nasconde con orgoglio e pervicacia dietro una presunzione di oggettività. Le apparenza, come di solito, ingannano.  In realtà – e ciò spiega perché diamo importanza a un certo orientamento metrico- il tono non solo fa la musica del discorso, ma ne determina l’operatività, il significato. Così la riduzione dell’io dipende più dalla fantasia linguistica che dalla scelta ideologica. Non c’è, si capisce, un solo modo di apertura. […]</p>
<p>Ovviamente, l’inclinazione a far parlare i pensieri e gli oggetti dell’esperienza è un atto individuale, di me che scrivo e che non voglio affatto nascondere la mia soggettività. La riduzione dell’io è la mia ultima storica possibilità di esprimermi soggettivamente[…] Dialettica, se vogliamo, dell’alienazione.[…]</i></p>
<p>E questo è un percorso validissimo, cui io stessa ho cercato di attenermi, con tutti i mie difetti e tentativi maldestri e poco riusciti, ma comunque fisso il pensiero al modello, finché sotto pressione mi è saltata una valvola e anziché buttarla via, come al solito, perché totalmente incongruente con quanto finora sostenuto, ho cominciato ad interrogarmi sulle antitesi e le ho trovate non meno valide e spinose e controverse, costringendomi a rimescolare le carte. E allora, solo per spiegare come nessuna operazione, se assunta criticamente, con buona dose di problematica consapevolezza sia da scartare, trascrivo qui un passo da Caosmosi di Felix Guattari:</p>
<p><i> “Le mie attività professionali nel campo della psicoterapia così come il mio impegno POLITICO e CULTURALE, mi hanno spinto a mettere sempre maggiormente l’accento sulla soggettività in quanto prodotta sia da istanze individuali che collettive ed istituzionali.<br />
Considerare la soggettività dal punto di vista della su a produzione non implica alcun ritorno ai tradizionali sistemi di determinazione binaria., infrastruttura materiale- sovrastruttura ideologica. Indifferenti registri semiotici che concorrono a generare soggettività non implicano rapporti gerarchici necessari, fissati una volta per tutte. Può accadere, ad esempio, che la semiotizzazione economica divenga dipendente da fattori psicologici collettivi, […] La soggettività è infatti plurale e polifonica, per riprendere un’espressione di Michail Bachtin. […]</p>
<p>Ci soffermeremo sommariamente su qualche esempio. L’immenso movimento scatenato dagli studenti di Piazza Tienammen aveva certo per obiettivo parole d’ordine di democratizzazione politica. Tuttavia, appare pressoché certo che i carichi affettivi contagiosi di cui era portatore debordassero dalle semplici rivendicazioni ideologiche. Tutto uno stile di vita, una concezione dei rapporti sociali (a partire dalle immagini veicolate dall’Occidente) e un’etica collettiva, si sono trovati messe in gioco E a lungo termine i carri armati non potranno nulla! Come in Ungheria e in Polonia, sarà la mutazione esistenziale collettiva ad avere l’ultima parola! Tuttavia, i grandi movimenti di soggettivizzazione non si svolgono necessariamente in senso emancipatorio[…]<br />
Si può dire che la storia contemporanea è sempre più dominata dal montare di rivendicazioni di singolarità soggettiva – conflitti linguistici, rivendicazioni autonomiste, questioni nazionaliste – che in un’ambiguità totale esprimono aspirazioni alla liberazione nazionale, ma si manifestano in ciò che io chiamerei riterritorializzazioni conservatrici della soggettività”[…] </i></p>
<p>In pratica, tutto questo sproloquio per dire che in sintesi, non solo il soggetto è poroso, come scriveva Inglese, e quindi  è solo relativamente e approssimativamente districabile tra io e non io, per cui, concludeva, non è dopo tutto precisamente qui la questione; perché è invece, stando a Guattari, nonché  a tutta un’altra corrente di studiosi dei media e tecnologie comunicative, è invece esattamente QUI (nella soggettività) la questione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Delle questioni delle poetiche, della lirica, del soggetto e della leggibilità &#171; Guardare e leggere		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/10/12/che-genere-di-discorso/#comment-141932</link>

		<dc:creator><![CDATA[Delle questioni delle poetiche, della lirica, del soggetto e della leggibilità &#171; Guardare e leggere]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 07:33:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] post di Andrea Inglese &#8220;Che genere di discorso&#8221; pubblicato su Nazione Indiana del 12 ottobre, e soprattutto nel dibattito da esso generato, si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] post di Andrea Inglese &#8220;Che genere di discorso&#8221; pubblicato su Nazione Indiana del 12 ottobre, e soprattutto nel dibattito da esso generato, si [&#8230;]</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/10/12/che-genere-di-discorso/#comment-141867</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Oct 2010 22:06:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[carmelo, io ho le mani lordissime!

quanto al dannunzianesimo: in dosi omeopatiche please!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>carmelo, io ho le mani lordissime!</p>
<p>quanto al dannunzianesimo: in dosi omeopatiche please!!!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/10/12/che-genere-di-discorso/#comment-141829</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Oct 2010 10:26:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sono molto ignorante su queste tematiche, le mie letture per di piu&#039; sono scarse, quindi le mie piu&#039; che affermazioni sono sensazioni, dubbi interrogativi di lettore, cui magari voi autori potrete dare qualche risposta oltre a discutere tra di voi.
Se è vero che il soggetto non solo è liquido ma sempre più articolato in entità diverse, per provienza terriotoriale linguistica e culturale, se è vero che il soggetto non piu&#039; fisso e immobile (v. citazione di farinelli all&#039;inizio) è se è vero che siamo di fronte a una proliferazione di culture e di esperienze e di immaginario &lt;b&gt;senza terriotrio&lt;/b&gt;
parlare di riduzione del soggetto  sia pur in modo elegante, m isembra esercizio sterile. 
io parlarei di soggetto capace di essere mobile e capace di assorbire la molteplicità del mondo, prendendo le distanze dal proprio io, dalla propria e presunta cultura, dalla propria lingua.
Una scrittrice messicana Cristina Rivera garza, scrive romanzi in spagnolo e poesia in inglese. Lei dice che solo prendendo le distanze dalla lingua madre puo&#039; riuscire a esprimersi in versi. 

Ultima cosa se posso permettermi
Non è questoil tempo di teorizzare come facevano le avanguardie storiche,
questo è il tempo di sperimentare, sporcarsi le mani, confondere la propria vita con l&#039;arte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sono molto ignorante su queste tematiche, le mie letture per di piu&#8217; sono scarse, quindi le mie piu&#8217; che affermazioni sono sensazioni, dubbi interrogativi di lettore, cui magari voi autori potrete dare qualche risposta oltre a discutere tra di voi.<br />
Se è vero che il soggetto non solo è liquido ma sempre più articolato in entità diverse, per provienza terriotoriale linguistica e culturale, se è vero che il soggetto non piu&#8217; fisso e immobile (v. citazione di farinelli all&#8217;inizio) è se è vero che siamo di fronte a una proliferazione di culture e di esperienze e di immaginario <b>senza terriotrio</b><br />
parlare di riduzione del soggetto  sia pur in modo elegante, m isembra esercizio sterile.<br />
io parlarei di soggetto capace di essere mobile e capace di assorbire la molteplicità del mondo, prendendo le distanze dal proprio io, dalla propria e presunta cultura, dalla propria lingua.<br />
Una scrittrice messicana Cristina Rivera garza, scrive romanzi in spagnolo e poesia in inglese. Lei dice che solo prendendo le distanze dalla lingua madre puo&#8217; riuscire a esprimersi in versi. </p>
<p>Ultima cosa se posso permettermi<br />
Non è questoil tempo di teorizzare come facevano le avanguardie storiche,<br />
questo è il tempo di sperimentare, sporcarsi le mani, confondere la propria vita con l&#8217;arte.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alessandro Broggi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/10/12/che-genere-di-discorso/#comment-141822</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Oct 2010 23:18:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=36874#comment-141822</guid>

					<description><![CDATA[“La definitiva fuoriuscita dal canto lirico, ossia dal verso cha scandisce pubblicamente un’articolazione espressiva intima e privata (invocazione, balbettio, monologo spezzato, nominazione, ecc.), non coincide semplicemente con l’abbandono di un repertorio di convenzioni, ma annuncia la sparizione di una forma di vita, quella che permetteva la costruzione e la difesa di un’intimità emotiva, onirica, meditativa, che oggi è materialmente sempre meno realizzabile.“

“credo che le condizioni materiali del canto lirico siano in gran parte venute meno, e la ricostituzione di una visione intima del mondo passi per un corpo a corpo con materiali che presentano una loro inerzia, una loro bruta fattualità, mai completamente riscattabile dalla forma”.

Non potrei essere più d’accordo.

Direi di più: penso che l’avvento dei media sullo schermo dell’arte e, pur con qualche ritardo, della poesia e della scrittura di ricerca, renda definitive l’implausibilità e l’irrealtà delle loro stratificazioni esistenziali e naturalistiche, anche straniate o traslate.

-

Mi sono soffermato molto anche su questo passo, che, benchè sia solo la premessa alla tua dichiarazione di poetica, mi sembra il più problematico e quindi il più fertile di interesse:

“Sono tempi, questi, in cui la denuncia dell’ideologia dominante e delle sue mistificazioni ha sempre meno effetto, come sempre meno efficacia sembra avere, nei fatti, ogni riferimento all’eredità novecentesca del pensiero critico. Si apre, quindi, un’opportunità decisiva per artisti e scrittori di sondare in modi nuovi ed inattesi questo presente, al di fuori di ogni dibattito d’attualità. Sotto la cortina dell’attualità e delle sue agende mediatiche vi è il territorio inesplorato del presente, ossia delle nostre vite, nella loro confusione, gioia, e miseria. I generi letterari sono troppo permeabili alle ideologie, sia a quelle vincenti sia a quelle perdenti, e in ogni caso subiscono, per accettazione o rifiuto, il repertorio tematico dell’attualità. Sganciarsi dai condizionamenti tematico-formali dei generi, significa costringersi ad approntare dei nuovi strumenti di captazione e di visione, in piena libertà e rischio.”

L’assunto nel suo complesso mi sembra molto chiaro, ma insieme ricco di impliciti; quello che ho sentito più forte è che una scrittura di denuncia all’ideologia dominante debba passare ipso facto per “le cortine dell’attualità”. E che la ricerca al di là degli steccati dei generi codificati sia pienamente possibile, naturale, solo oltre “il repertorio tematico dell’attualità”. 

(Per quanto mi riguarda, sono e restano praticabili anche le risposte contrarie (credo si possa “sondare in modi nuovi e inattesi questo presente” pur continuando a praticare strategie testuali mirate alla denuncia dell’ideologia dominante; e si possa lavorare oltre i generi tradizionali anche a partire dal repertorio tematico dell’attualità).)

-

[A margine, alcune riflessioni:

“Non si tratta, insomma, di saltare a piè pari da una postura autoriale forte, da un’interiorità creatrice, densa di esperienza e di presupposti ideologici, verso l’uso aleatorio, puramente meccanico del cut-up o delle più recenti tecniche di googlism”. 

Non sono naturalmente le sole strategie possibili per mettere tra parentesi il “soggetto”, ce ne sono molte altre. E, ancora, ci sono le modalità di Beckett in letteratura e di Feldman in musica, che sono tutto tranne che puramente meccaniche e stocastiche. Per altro verso, il less is more (non il less is less) dell’attenuazione delle istanze autorali, in molti casi notevoli è quasi sempre un mezzo - finalizzato a una poetica, di tipo “civile” – e raramente un fine. Così nelle migliori (più convincenti e più “politiche”) opere d’arte contemporanea.

“Piuttosto che ritrovare l’ombra della deliberazione d’autore nel processo impersonale del montaggio, come un tempo la si trovava nella scrittura automatica surrealista” 

Questo in effetti lo vedo come un falso problema, che poteva valere proprio soltanto per la vecchia scrittura surrealista, dove infatti l’automatismo costituiva “ancora” un modo per ripiegare su se stessi, soffermandosi sui propri ricordi e sulle proprie sensazioni, poi straniati nel flusso della forma (in breve, il surrealismo, complice la psicoanalisi, era ancora introversamente chiuso sull’io, sprofondato nel suo inconscio).]

Un abbraccio ad Andrea e un saluto a tutti,
Alessandro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“La definitiva fuoriuscita dal canto lirico, ossia dal verso cha scandisce pubblicamente un’articolazione espressiva intima e privata (invocazione, balbettio, monologo spezzato, nominazione, ecc.), non coincide semplicemente con l’abbandono di un repertorio di convenzioni, ma annuncia la sparizione di una forma di vita, quella che permetteva la costruzione e la difesa di un’intimità emotiva, onirica, meditativa, che oggi è materialmente sempre meno realizzabile.“</p>
<p>“credo che le condizioni materiali del canto lirico siano in gran parte venute meno, e la ricostituzione di una visione intima del mondo passi per un corpo a corpo con materiali che presentano una loro inerzia, una loro bruta fattualità, mai completamente riscattabile dalla forma”.</p>
<p>Non potrei essere più d’accordo.</p>
<p>Direi di più: penso che l’avvento dei media sullo schermo dell’arte e, pur con qualche ritardo, della poesia e della scrittura di ricerca, renda definitive l’implausibilità e l’irrealtà delle loro stratificazioni esistenziali e naturalistiche, anche straniate o traslate.</p>
<p>&#8211;</p>
<p>Mi sono soffermato molto anche su questo passo, che, benchè sia solo la premessa alla tua dichiarazione di poetica, mi sembra il più problematico e quindi il più fertile di interesse:</p>
<p>“Sono tempi, questi, in cui la denuncia dell’ideologia dominante e delle sue mistificazioni ha sempre meno effetto, come sempre meno efficacia sembra avere, nei fatti, ogni riferimento all’eredità novecentesca del pensiero critico. Si apre, quindi, un’opportunità decisiva per artisti e scrittori di sondare in modi nuovi ed inattesi questo presente, al di fuori di ogni dibattito d’attualità. Sotto la cortina dell’attualità e delle sue agende mediatiche vi è il territorio inesplorato del presente, ossia delle nostre vite, nella loro confusione, gioia, e miseria. I generi letterari sono troppo permeabili alle ideologie, sia a quelle vincenti sia a quelle perdenti, e in ogni caso subiscono, per accettazione o rifiuto, il repertorio tematico dell’attualità. Sganciarsi dai condizionamenti tematico-formali dei generi, significa costringersi ad approntare dei nuovi strumenti di captazione e di visione, in piena libertà e rischio.”</p>
<p>L’assunto nel suo complesso mi sembra molto chiaro, ma insieme ricco di impliciti; quello che ho sentito più forte è che una scrittura di denuncia all’ideologia dominante debba passare ipso facto per “le cortine dell’attualità”. E che la ricerca al di là degli steccati dei generi codificati sia pienamente possibile, naturale, solo oltre “il repertorio tematico dell’attualità”. </p>
<p>(Per quanto mi riguarda, sono e restano praticabili anche le risposte contrarie (credo si possa “sondare in modi nuovi e inattesi questo presente” pur continuando a praticare strategie testuali mirate alla denuncia dell’ideologia dominante; e si possa lavorare oltre i generi tradizionali anche a partire dal repertorio tematico dell’attualità).)</p>
<p>&#8211;</p>
<p>[A margine, alcune riflessioni:</p>
<p>“Non si tratta, insomma, di saltare a piè pari da una postura autoriale forte, da un’interiorità creatrice, densa di esperienza e di presupposti ideologici, verso l’uso aleatorio, puramente meccanico del cut-up o delle più recenti tecniche di googlism”. </p>
<p>Non sono naturalmente le sole strategie possibili per mettere tra parentesi il “soggetto”, ce ne sono molte altre. E, ancora, ci sono le modalità di Beckett in letteratura e di Feldman in musica, che sono tutto tranne che puramente meccaniche e stocastiche. Per altro verso, il less is more (non il less is less) dell’attenuazione delle istanze autorali, in molti casi notevoli è quasi sempre un mezzo &#8211; finalizzato a una poetica, di tipo “civile” – e raramente un fine. Così nelle migliori (più convincenti e più “politiche”) opere d’arte contemporanea.</p>
<p>“Piuttosto che ritrovare l’ombra della deliberazione d’autore nel processo impersonale del montaggio, come un tempo la si trovava nella scrittura automatica surrealista” </p>
<p>Questo in effetti lo vedo come un falso problema, che poteva valere proprio soltanto per la vecchia scrittura surrealista, dove infatti l’automatismo costituiva “ancora” un modo per ripiegare su se stessi, soffermandosi sui propri ricordi e sulle proprie sensazioni, poi straniati nel flusso della forma (in breve, il surrealismo, complice la psicoanalisi, era ancora introversamente chiuso sull’io, sprofondato nel suo inconscio).]</p>
<p>Un abbraccio ad Andrea e un saluto a tutti,<br />
Alessandro</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/10/12/che-genere-di-discorso/#comment-141816</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Oct 2010 21:07:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sì, gherardo, infatti il postmoderno - categoria parecchio fluida - ha diversi aspetti e anche antitetici tra loro; in italia, ad esempio, la rivista baldus, anche rifacendosi ad analisi di Jameson e altri, aveva lavorato sul concetto di post-moderno critico, e la polemica era appunto nei confronto del &quot;pensiero debole&quot;

poi questo tipo di categorie da visione dall&#039;alto io preferisco non usarle, e viaggiare più rasoterra, costruendomi dei concetti-immagine basati sul rapporto circoscritto che emerge tra il testo e la mia esperienza;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sì, gherardo, infatti il postmoderno &#8211; categoria parecchio fluida &#8211; ha diversi aspetti e anche antitetici tra loro; in italia, ad esempio, la rivista baldus, anche rifacendosi ad analisi di Jameson e altri, aveva lavorato sul concetto di post-moderno critico, e la polemica era appunto nei confronto del &#8220;pensiero debole&#8221;</p>
<p>poi questo tipo di categorie da visione dall&#8217;alto io preferisco non usarle, e viaggiare più rasoterra, costruendomi dei concetti-immagine basati sul rapporto circoscritto che emerge tra il testo e la mia esperienza;</p>
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