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	Commenti a: la nascita della scrittura II	</title>
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		<title>
		Di: segni paralleli &#171; slowforward		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/#comment-195559</link>

		<dc:creator><![CDATA[segni paralleli &#171; slowforward]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2012 12:53:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] https://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/</a> [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: Del cambio di paradigma, della questione dell&#8217;io, dell&#8217;oscurità in poesia &#171; Guardare e leggere		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/#comment-192618</link>

		<dc:creator><![CDATA[Del cambio di paradigma, della questione dell&#8217;io, dell&#8217;oscurità in poesia &#171; Guardare e leggere]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Oct 2012 07:04:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] non solo a me) appaiono tali. Ha ragione solo in un senso banale. Se provo a leggere un testo come L&#8217;invenzione della scrittura, di Michele Zaffarano, tutto quello che leggo è immediatamente comprensibile, si parla di cose ed [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] non solo a me) appaiono tali. Ha ragione solo in un senso banale. Se provo a leggere un testo come L&#8217;invenzione della scrittura, di Michele Zaffarano, tutto quello che leggo è immediatamente comprensibile, si parla di cose ed [&#8230;]</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Alessandro Broggi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/#comment-143221</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Broggi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 15:11:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[michele zaffarano at his best - testo tiratissimo, e idea di letteratura perspicuamente perseguita. esemplare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>michele zaffarano at his best &#8211; testo tiratissimo, e idea di letteratura perspicuamente perseguita. esemplare.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/#comment-143214</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 12:47:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Se un testo non va misurato anche per la sua efficacia, allora non ci sono differenze tra i testi&quot;

scusa ma le differenze tra i testi ci sono perché sono testi diversi. e non è una tautologia ma proprio il motore di un godimento basato sulla realtà materiale del testo e non sulla sua rispondenza ad un qualunque metro. e fai bene a sottolineare la questione &quot;visione&quot; come marco a sottolineare quella del &quot;conoscere&quot; perché il godimento è un godimento sul dato, sul significato. però di nuovo: se poni la questione dell&#039;efficacia poni la questione della adeguatezza e ti sposti da una dimensione &quot;erotica&quot; ad una di test, di misura etc. etc.

tu parli dell&#039;autore come produttore ma forse la metafora che calza di più oggi è quella dell&#039;autore come ordinatore, ipotizzatore. il punto non è produrre del materiale scrittorio, tanto che lo puoi andare a prendere da qualcun altro, ma ipotizzare un ordine. in effetti, mi sembra che letteratura non abbia mai fatto altro.

ultima cosa: tu parli di letteratura procedurale ma quella di zaffarano non è procedurale. immagino che abbia usato un qualche tipo di procedimento ma il punto non è quello. il sought poem è una forma testuale in cui più di tutto è la motivazione autoriale che viene messa in gioco. anche fino a limiti paradossali se vuoi ma il ruolo dell&#039;autore è un ruolo attivo.

post-ultima cosa: ti prego, la torre d&#039;avorio... la società di massa è finita, magari potersi permettere ancora di questi problemi ;-) 


ps: scusa rileggendo mi rendo conto di essere stato un po&#039; brusco/apodittico ma sono di corsa!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Se un testo non va misurato anche per la sua efficacia, allora non ci sono differenze tra i testi&#8221;</p>
<p>scusa ma le differenze tra i testi ci sono perché sono testi diversi. e non è una tautologia ma proprio il motore di un godimento basato sulla realtà materiale del testo e non sulla sua rispondenza ad un qualunque metro. e fai bene a sottolineare la questione &#8220;visione&#8221; come marco a sottolineare quella del &#8220;conoscere&#8221; perché il godimento è un godimento sul dato, sul significato. però di nuovo: se poni la questione dell&#8217;efficacia poni la questione della adeguatezza e ti sposti da una dimensione &#8220;erotica&#8221; ad una di test, di misura etc. etc.</p>
<p>tu parli dell&#8217;autore come produttore ma forse la metafora che calza di più oggi è quella dell&#8217;autore come ordinatore, ipotizzatore. il punto non è produrre del materiale scrittorio, tanto che lo puoi andare a prendere da qualcun altro, ma ipotizzare un ordine. in effetti, mi sembra che letteratura non abbia mai fatto altro.</p>
<p>ultima cosa: tu parli di letteratura procedurale ma quella di zaffarano non è procedurale. immagino che abbia usato un qualche tipo di procedimento ma il punto non è quello. il sought poem è una forma testuale in cui più di tutto è la motivazione autoriale che viene messa in gioco. anche fino a limiti paradossali se vuoi ma il ruolo dell&#8217;autore è un ruolo attivo.</p>
<p>post-ultima cosa: ti prego, la torre d&#8217;avorio&#8230; la società di massa è finita, magari potersi permettere ancora di questi problemi ;-) </p>
<p>ps: scusa rileggendo mi rendo conto di essere stato un po&#8217; brusco/apodittico ma sono di corsa!!!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/#comment-143212</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 11:54:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[correre [mi] fa male alla salute. e alla salute dei commenti. excusez per il raddoppiamento del punto 3, qui sopra
:-/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>correre [mi] fa male alla salute. e alla salute dei commenti. excusez per il raddoppiamento del punto 3, qui sopra<br />
:-/</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/#comment-143211</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 11:40:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(5) https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/cambio-di-paradigma/#comment-142854

(6) http://slowforward.wordpress.com/2010/11/05/cotton-tarkos/ + http://slowforward.wordpress.com/2010/11/07/un-altro-momento-del-dialogo-con-stefano/
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(5) <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/cambio-di-paradigma/#comment-142854" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/cambio-di-paradigma/#comment-142854</a></p>
<p>(6) <a href="http://slowforward.wordpress.com/2010/11/05/cotton-tarkos/" rel="nofollow ugc">http://slowforward.wordpress.com/2010/11/05/cotton-tarkos/</a> + <a href="http://slowforward.wordpress.com/2010/11/07/un-altro-momento-del-dialogo-con-stefano/" rel="nofollow ugc">http://slowforward.wordpress.com/2010/11/07/un-altro-momento-del-dialogo-con-stefano/</a></p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/#comment-143210</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 11:30:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(purtroppo) correndo:

(1) Il campo (&lt;em&gt;solo&lt;/em&gt;) percettivo è direi quello &quot;estetico&quot; (aisthesis), dunque non un campo, ma l&#039;ampia non delimitabile area del nostro esperire in generale sullo sfondo di un senso-non-senso occasionato da oggetti particolari (non necessariamente &quot;d&#039;arte&quot;). E tuttavia: un suggerimento in altri thread era: con le scritture di &quot;cambio di paradigma&quot; forse l&#039;attenzione si sposta più fortemente dal &quot;solo&quot; senso-non-senso (e dall&#039;aisthesis) al &#039;quid&#039; sottilissimo o nuvola sdefinita di suggerimenti di fruizione che - ora - alcune scritture immettono (non come informazioni crude, ma come &lt;em&gt;aria di famiglia&lt;/em&gt;) nei testi. (Chiedendo al lettore di tracciarle a sua volta sul proprio radar). Si tratta di scritture che non hanno/danno pre-disposta e pre-formata la griglia di lettura che può essere usata per &lt;em&gt;incontrarli&lt;/em&gt;. [Se così fosse, queste pagine di MZ sarebbero &lt;em&gt;senz&#039;altro&lt;/em&gt; &quot;testo di fondazione&quot;, o &quot;mito&quot;, o &quot;citazione&quot;, o &quot;poesia&quot;. Lo sarebbero, cioè, senza residui. Quei residui che invece - se percepiti - fanno il margine che precisamente è possibile (mica doveroso) godere]

(2) Anche su un piano &quot;conoscitivo&quot; [che però, ok, potrebbe non esserci; qui a mio parere c&#039;è] questo testo di MZ funziona, a mio avviso: mette in campo pure una storia (della scrittura).

(3) &quot;Un tipo di scrittura solo procedurale&quot; &lt;em&gt;non&lt;/em&gt; è solo quella di Torricelli. Né una scrittura procedurale va senz&#039;altro considerata come sequenza linearmente affrontabile, ma anche come massa, installazione, oggetto complessivo, &quot;cosa&quot; da non gustare (necessariamente) in quanto flusso, semmai puntualmente, per prelievi, o complessivamente, come scultura passibile di &quot;sguardo d&#039;insieme&quot;, come oggetto &lt;em&gt;radiante&lt;/em&gt; (invitante per / sollecitante un certo tipo di osservazione, fruizione, percezione di una qualche &lt;em&gt;aria&lt;/em&gt; familiare, come già accennato).

(3) Il termine &quot;erotismo&quot; può avere una sua centralità, nella lettura di alcuni testi. Con quel che segue in termini non solo di &quot;efficacia&quot; in relazione al &quot;godimento del lettore&quot;, ma anche di una qualche (come predeterminabile?) conseguente complessa &#038; non già nota costruzione di strumenti di lettura del mondo, e vita nel mondo, da parte del medesimo lettore.

(4) https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/cambio-di-paradigma/#comment-142187
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(purtroppo) correndo:</p>
<p>(1) Il campo (<em>solo</em>) percettivo è direi quello &#8220;estetico&#8221; (aisthesis), dunque non un campo, ma l&#8217;ampia non delimitabile area del nostro esperire in generale sullo sfondo di un senso-non-senso occasionato da oggetti particolari (non necessariamente &#8220;d&#8217;arte&#8221;). E tuttavia: un suggerimento in altri thread era: con le scritture di &#8220;cambio di paradigma&#8221; forse l&#8217;attenzione si sposta più fortemente dal &#8220;solo&#8221; senso-non-senso (e dall&#8217;aisthesis) al &#8216;quid&#8217; sottilissimo o nuvola sdefinita di suggerimenti di fruizione che &#8211; ora &#8211; alcune scritture immettono (non come informazioni crude, ma come <em>aria di famiglia</em>) nei testi. (Chiedendo al lettore di tracciarle a sua volta sul proprio radar). Si tratta di scritture che non hanno/danno pre-disposta e pre-formata la griglia di lettura che può essere usata per <em>incontrarli</em>. [Se così fosse, queste pagine di MZ sarebbero <em>senz&#8217;altro</em> &#8220;testo di fondazione&#8221;, o &#8220;mito&#8221;, o &#8220;citazione&#8221;, o &#8220;poesia&#8221;. Lo sarebbero, cioè, senza residui. Quei residui che invece &#8211; se percepiti &#8211; fanno il margine che precisamente è possibile (mica doveroso) godere]</p>
<p>(2) Anche su un piano &#8220;conoscitivo&#8221; [che però, ok, potrebbe non esserci; qui a mio parere c&#8217;è] questo testo di MZ funziona, a mio avviso: mette in campo pure una storia (della scrittura).</p>
<p>(3) &#8220;Un tipo di scrittura solo procedurale&#8221; <em>non</em> è solo quella di Torricelli. Né una scrittura procedurale va senz&#8217;altro considerata come sequenza linearmente affrontabile, ma anche come massa, installazione, oggetto complessivo, &#8220;cosa&#8221; da non gustare (necessariamente) in quanto flusso, semmai puntualmente, per prelievi, o complessivamente, come scultura passibile di &#8220;sguardo d&#8217;insieme&#8221;, come oggetto <em>radiante</em> (invitante per / sollecitante un certo tipo di osservazione, fruizione, percezione di una qualche <em>aria</em> familiare, come già accennato).</p>
<p>(3) Il termine &#8220;erotismo&#8221; può avere una sua centralità, nella lettura di alcuni testi. Con quel che segue in termini non solo di &#8220;efficacia&#8221; in relazione al &#8220;godimento del lettore&#8221;, ma anche di una qualche (come predeterminabile?) conseguente complessa &amp; non già nota costruzione di strumenti di lettura del mondo, e vita nel mondo, da parte del medesimo lettore.</p>
<p>(4) <a href="https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/cambio-di-paradigma/#comment-142187" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2010/10/21/cambio-di-paradigma/#comment-142187</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ng		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/#comment-143200</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Nov 2010 07:17:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Gherardo

nessun rimprovero, per carità! E poi è molto meglio stare là fuori, sotto le gru: ne abbiamo bisogno.

Si può “godere” di un testo in modi diversi. E ognuno lo fa seguendo le sue “inclinazioni”. La dimensione “erotica” di cui parli tu è il primo approccio, quello solo percettivo; poi si va oltre, si prende possesso del segno nella sua interezza. E il godimento progredisce. Si gode “imparando”. 

Non è certo un caso che tra i “grandi” figurino autori che, pur destrutturando la lingua, allo stesso tempo costruiscono “visione”: costruiscono i prodromi di una nuova significazione. Per andare in questa direzione non basta “il fascino dei nomi”. 

Rispetto all’efficacia … Non capisco la riserva. Se un testo non va misurato anche per la sua efficacia, allora non ci sono differenze tra i testi; tutti i testi sono posti sullo stesso livello qualitativo. Tu stesso, riferendoti a “troie”, fai intuire che per te sono efficaci al fine del tuo godimento di lettore. Per me non lo erano. Come si misura l’efficacia?

Mi rendo conto che uso il termine secondo un’idea precisa: quella dell’autore come produttore, secondo l’asse Majakovskij-Benjamin-Brecht. Che, per l’appunto, conduce a un “godimento” di grado superiore, dove l’eroticità della parola implica anche il piacere della negazione. Lo abbiamo già visto in precedenza, nella discussione sul &quot;cambio di paradigma&quot;: un tipo di scrittura solo procedurale (là individuata in quella di Pio Torriccelli) rischia la torre d’avorio …  

NeGa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gherardo</p>
<p>nessun rimprovero, per carità! E poi è molto meglio stare là fuori, sotto le gru: ne abbiamo bisogno.</p>
<p>Si può “godere” di un testo in modi diversi. E ognuno lo fa seguendo le sue “inclinazioni”. La dimensione “erotica” di cui parli tu è il primo approccio, quello solo percettivo; poi si va oltre, si prende possesso del segno nella sua interezza. E il godimento progredisce. Si gode “imparando”. </p>
<p>Non è certo un caso che tra i “grandi” figurino autori che, pur destrutturando la lingua, allo stesso tempo costruiscono “visione”: costruiscono i prodromi di una nuova significazione. Per andare in questa direzione non basta “il fascino dei nomi”. </p>
<p>Rispetto all’efficacia … Non capisco la riserva. Se un testo non va misurato anche per la sua efficacia, allora non ci sono differenze tra i testi; tutti i testi sono posti sullo stesso livello qualitativo. Tu stesso, riferendoti a “troie”, fai intuire che per te sono efficaci al fine del tuo godimento di lettore. Per me non lo erano. Come si misura l’efficacia?</p>
<p>Mi rendo conto che uso il termine secondo un’idea precisa: quella dell’autore come produttore, secondo l’asse Majakovskij-Benjamin-Brecht. Che, per l’appunto, conduce a un “godimento” di grado superiore, dove l’eroticità della parola implica anche il piacere della negazione. Lo abbiamo già visto in precedenza, nella discussione sul &#8220;cambio di paradigma&#8221;: un tipo di scrittura solo procedurale (là individuata in quella di Pio Torriccelli) rischia la torre d’avorio …  </p>
<p>NeGa</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/#comment-143186</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 16:58:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37069#comment-143186</guid>

					<description><![CDATA[sì, scusa nevio, immagino che ci sia un mezzo rimprovero nei miei confronti, dato che ho un po&#039; disertato questo post e anche quello precedente, ma in questi giorni a brescia, come sai, la situazione aveva tutto un suo groove particolare e non sono riuscito a seguire in modo sistematico la rete.

cmq, sai che per la discussione sono sempre pronto. io inizierei, appunto, mettendo in discussione il fatto che ci si debba porre un problema di efficacia di queste, come anche delle altre, scritture. il punto, a mio parere, non è molto diverso dalla discussione che ci fu sotto al post di sergio soda, il famoso &quot;troie&quot; postato da gianni biondillo. ovvero se sia il caso di porsi il problema di un giudizio estetico oppure accettare la dimensione per così dire erotica del testo, di un erotismo legato all&#039;informazione, al dato, al processamento del senso.

a me sembra che questo piacere vada a rispondere su di un piano molto profondo (o su un asse portante, per evitare metafore di superficie/profondità) del nostro rapporto con la produzione artistitica. e giustamente andrea ribadisce come basta smontare una qualunque scrittura per trovare il modo di evidenziare quella specie di piacere (a ritrovare il paradigma di lunga durata). e allo stesso modo ricorda il fascino dei nomi propri che spesso sono già una narrazione, sono già il romanzesco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sì, scusa nevio, immagino che ci sia un mezzo rimprovero nei miei confronti, dato che ho un po&#8217; disertato questo post e anche quello precedente, ma in questi giorni a brescia, come sai, la situazione aveva tutto un suo groove particolare e non sono riuscito a seguire in modo sistematico la rete.</p>
<p>cmq, sai che per la discussione sono sempre pronto. io inizierei, appunto, mettendo in discussione il fatto che ci si debba porre un problema di efficacia di queste, come anche delle altre, scritture. il punto, a mio parere, non è molto diverso dalla discussione che ci fu sotto al post di sergio soda, il famoso &#8220;troie&#8221; postato da gianni biondillo. ovvero se sia il caso di porsi il problema di un giudizio estetico oppure accettare la dimensione per così dire erotica del testo, di un erotismo legato all&#8217;informazione, al dato, al processamento del senso.</p>
<p>a me sembra che questo piacere vada a rispondere su di un piano molto profondo (o su un asse portante, per evitare metafore di superficie/profondità) del nostro rapporto con la produzione artistitica. e giustamente andrea ribadisce come basta smontare una qualunque scrittura per trovare il modo di evidenziare quella specie di piacere (a ritrovare il paradigma di lunga durata). e allo stesso modo ricorda il fascino dei nomi propri che spesso sono già una narrazione, sono già il romanzesco.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ng		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/la-nascita-della-scrittura-ii/#comment-143182</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 15:59:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37069#comment-143182</guid>

					<description><![CDATA[Bello sarebbe discutere sull’efficacia di queste scritture ... 

Consolo si poteva permettere di scrivere:

Lena lennicula,
lemma lavicula,
làmula,
lémura,
màmula.
Létula,
màlia,
Mah.

Oppure, per restare all’elencazione, cose del tipo:

«Ai regni opulenti, ai re soddisfatti, ai poteri sicuri e iattanti, ai sontuosi palazzi, alle piazze di giochi, di salti, alle ridondanze solari, ai bronzei corsetti, alle nude mammelle, alle tiare, alle armille dorate, agli onici, ai lapislazzuli, agli smalti celesti rispondono le dimore infernali, le putride viscere, gli incrinati pilastri, le fratture allarmanti, i liquami, gli oscuri sentieri, i labirinti angoscianti. Là, alla fine del tortuoso degrado, lo scivoloso cammino lungo cui s’aprono porte, grotte, trappole, inganni, s’odono voci, bisbigli, rimbalzano echi di sibili, fiati, squittii, baluginano sprazzi, palpiti fiochi, là, all’estremo, contro la parete grondante è l’anello mutante, il bestiale legame, il lecito infranto, la coscienza oscurata e venduta, la corruzione politica, il delitto nascosto, il testimone occultato. Una mente perversa e servile ha ideato la prigione perfetta.».

Ben sapendo che il “procedimento”, alla fine, rientra in una “forma”, e che quindi anche la negazione della narrazione, l’atto di scrivere con “una lingua non più comunicabile”, conduce da qualche parte: ribaltando un assunto di Marco Giovenale (nella precedente puntata), si potrebbe dire che la scrittura conserva sempre la sua funzionalità … Il rischio, però, il rischio che è sempre in agguato, è lo stesso che Consolo intravede in alcune sperimentazioni del Gruppo 63: l’indecifrabilità (o meglio, la “pseudo-afasia, speculare alla indecifrabilità e alla pseudo-afasia del potere”). 

Ma bello sarebbe discutere …

NeGa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bello sarebbe discutere sull’efficacia di queste scritture &#8230; </p>
<p>Consolo si poteva permettere di scrivere:</p>
<p>Lena lennicula,<br />
lemma lavicula,<br />
làmula,<br />
lémura,<br />
màmula.<br />
Létula,<br />
màlia,<br />
Mah.</p>
<p>Oppure, per restare all’elencazione, cose del tipo:</p>
<p>«Ai regni opulenti, ai re soddisfatti, ai poteri sicuri e iattanti, ai sontuosi palazzi, alle piazze di giochi, di salti, alle ridondanze solari, ai bronzei corsetti, alle nude mammelle, alle tiare, alle armille dorate, agli onici, ai lapislazzuli, agli smalti celesti rispondono le dimore infernali, le putride viscere, gli incrinati pilastri, le fratture allarmanti, i liquami, gli oscuri sentieri, i labirinti angoscianti. Là, alla fine del tortuoso degrado, lo scivoloso cammino lungo cui s’aprono porte, grotte, trappole, inganni, s’odono voci, bisbigli, rimbalzano echi di sibili, fiati, squittii, baluginano sprazzi, palpiti fiochi, là, all’estremo, contro la parete grondante è l’anello mutante, il bestiale legame, il lecito infranto, la coscienza oscurata e venduta, la corruzione politica, il delitto nascosto, il testimone occultato. Una mente perversa e servile ha ideato la prigione perfetta.».</p>
<p>Ben sapendo che il “procedimento”, alla fine, rientra in una “forma”, e che quindi anche la negazione della narrazione, l’atto di scrivere con “una lingua non più comunicabile”, conduce da qualche parte: ribaltando un assunto di Marco Giovenale (nella precedente puntata), si potrebbe dire che la scrittura conserva sempre la sua funzionalità … Il rischio, però, il rischio che è sempre in agguato, è lo stesso che Consolo intravede in alcune sperimentazioni del Gruppo 63: l’indecifrabilità (o meglio, la “pseudo-afasia, speculare alla indecifrabilità e alla pseudo-afasia del potere”). </p>
<p>Ma bello sarebbe discutere …</p>
<p>NeGa</p>
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