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	Commenti a: Una piccola notizia diversa dalle altre	</title>
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		<title>
		Di: nubar		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[nubar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 10:54:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ieri nell&#039;inserto di economia del corriere della sera c&#039;era un pezzo di paola caruso. sugli hamburger.

nub]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ieri nell&#8217;inserto di economia del corriere della sera c&#8217;era un pezzo di paola caruso. sugli hamburger.</p>
<p>nub</p>
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		<title>
		Di: Simone Ghelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/una-piccola-notizia-diversa-dalle-altre/#comment-143157</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Ghelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 10:30:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Leo:
io nel mondo della cultura non ci sono nemmeno da precario, il mio precariato investe altri settori, che poco hanno a che vedere coi miei studi (e non sono certo l&#039;unico). Sicuramente sarei solidale con la protesta, ed è vero che da qualche parte si dovrà pur cominciare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Leo:<br />
io nel mondo della cultura non ci sono nemmeno da precario, il mio precariato investe altri settori, che poco hanno a che vedere coi miei studi (e non sono certo l&#8217;unico). Sicuramente sarei solidale con la protesta, ed è vero che da qualche parte si dovrà pur cominciare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Leonardo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/una-piccola-notizia-diversa-dalle-altre/#comment-143154</link>

		<dc:creator><![CDATA[Leonardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 10:12:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eh, Simone, il mio settore è quello delle bozze, non quello dei musei. E hai ragione sulla questione &quot;alta specializzazione&quot;. Ma credo che il punto sia fare qualcosa in maniera seria e senza pensare solo al proprio interesse immediato. Poi, un esempio virtuoso (come quello che ho immaginato) potrebbe servire da apripista per altre iniziative simili. Ripeto: è solo un&#039;idea. Ma almeno stiamo discutendo di che cosa fare. Non sarebbe bello riuscire a organizzare qualcosa entro le vacanze di Natale? In uno dei pochi periodi in cui la cultura incassa e finisce persino nei telegiornali? Se riuscissimo a fermare musei, librerie e case editrici saremmo già a un buon punto. Certo, non avremmo i soldi per fare i regali di Natale... A qualcosa dobbiamo pur rinunciare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eh, Simone, il mio settore è quello delle bozze, non quello dei musei. E hai ragione sulla questione &#8220;alta specializzazione&#8221;. Ma credo che il punto sia fare qualcosa in maniera seria e senza pensare solo al proprio interesse immediato. Poi, un esempio virtuoso (come quello che ho immaginato) potrebbe servire da apripista per altre iniziative simili. Ripeto: è solo un&#8217;idea. Ma almeno stiamo discutendo di che cosa fare. Non sarebbe bello riuscire a organizzare qualcosa entro le vacanze di Natale? In uno dei pochi periodi in cui la cultura incassa e finisce persino nei telegiornali? Se riuscissimo a fermare musei, librerie e case editrici saremmo già a un buon punto. Certo, non avremmo i soldi per fare i regali di Natale&#8230; A qualcosa dobbiamo pur rinunciare.</p>
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		<title>
		Di: Simone Ghelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/una-piccola-notizia-diversa-dalle-altre/#comment-143152</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Ghelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 09:42:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ok Leo, però questo funziona nei settori dove c&#039;è un&#039;alta specializzazione, come il tuo. Ricordiamoci che il precariato è esteso ovunque, per questo mi pare improbabile uno sciopero generalizzato. Certo che già cominciare per categorie sarebbe un primo passo, e infatti nel mondo della scuola sta già avvenendo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ok Leo, però questo funziona nei settori dove c&#8217;è un&#8217;alta specializzazione, come il tuo. Ricordiamoci che il precariato è esteso ovunque, per questo mi pare improbabile uno sciopero generalizzato. Certo che già cominciare per categorie sarebbe un primo passo, e infatti nel mondo della scuola sta già avvenendo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Leonardo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/una-piccola-notizia-diversa-dalle-altre/#comment-143150</link>

		<dc:creator><![CDATA[Leonardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 09:37:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Simone
Controesempio, pratico.
Io e altre sei persone lavoriamo in un museo come mediatori culturali con contratti a termine di sei mesi in sei mesi, da quattro anni. Decidiamo di scioperare, insieme a tutti i precari d&#039;Italia, per due settimane. Il mio datore di lavoro ha due possibilità: 1) cerca altre persone (che però deve istruire in mezza giornata e lanciare in sala senza sapere come lavorino); 2) offrirci seduta stante un contratto a tempo indeterminato.
È a quel punto che, secondo me, si decide tutto. Perché se io e i miei sei colleghi accettiamo quella proposta non abbiamo risolto nulla. Se invece rispondiamo con una terza possibilità, allora forse c&#039;è speranza: 3) noi riduciamo lo sciopero a una settimana, durante la quale avrai il tempo di sollecitare le istituzioni competenti, insieme a centinaia di altri datori di lavoro, affinché mettano a punto una legge che favorisca le assunzioni a tempo indeterminato e penalizzi chi ricorre ai contratti a termine. Se questa cosa non va in porto, tra un mese avrai un altro sciopero come questo. Ti conviene?
Fai questo discorso su scala nazionale, e forse qualcosa si muove. Non lo fai, e stai certo che se oggi ti danno un euro a cartella come correttore di bozze e tu accetti. Domani te ne offriranno settanta, e tu accetterai. Dopodomani cinquanta, e accetterai. Tra una settimana quaranta, e accetterai ancora. Perché sarai solo, e saprai che c&#039;è sempre qualcuno pronto ad accettare quello che tu rifiuti. (E so bene di che cosa sto parlando. Non sto dando i numeri.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Simone<br />
Controesempio, pratico.<br />
Io e altre sei persone lavoriamo in un museo come mediatori culturali con contratti a termine di sei mesi in sei mesi, da quattro anni. Decidiamo di scioperare, insieme a tutti i precari d&#8217;Italia, per due settimane. Il mio datore di lavoro ha due possibilità: 1) cerca altre persone (che però deve istruire in mezza giornata e lanciare in sala senza sapere come lavorino); 2) offrirci seduta stante un contratto a tempo indeterminato.<br />
È a quel punto che, secondo me, si decide tutto. Perché se io e i miei sei colleghi accettiamo quella proposta non abbiamo risolto nulla. Se invece rispondiamo con una terza possibilità, allora forse c&#8217;è speranza: 3) noi riduciamo lo sciopero a una settimana, durante la quale avrai il tempo di sollecitare le istituzioni competenti, insieme a centinaia di altri datori di lavoro, affinché mettano a punto una legge che favorisca le assunzioni a tempo indeterminato e penalizzi chi ricorre ai contratti a termine. Se questa cosa non va in porto, tra un mese avrai un altro sciopero come questo. Ti conviene?<br />
Fai questo discorso su scala nazionale, e forse qualcosa si muove. Non lo fai, e stai certo che se oggi ti danno un euro a cartella come correttore di bozze e tu accetti. Domani te ne offriranno settanta, e tu accetterai. Dopodomani cinquanta, e accetterai. Tra una settimana quaranta, e accetterai ancora. Perché sarai solo, e saprai che c&#8217;è sempre qualcuno pronto ad accettare quello che tu rifiuti. (E so bene di che cosa sto parlando. Non sto dando i numeri.)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Simone Ghelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/una-piccola-notizia-diversa-dalle-altre/#comment-143146</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Ghelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 08:58:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Leonardo:
certo che le azioni ci vogliono, e che probabilmente ci sarebbero dei settori che veramente verrebbero bloccati, ma per quanto? Il problema di certi settori è la sovrapproduzione di lavoratori, per questo auspicavo una solidarietà allargata. Faccio un esempio: se una serie di precari oggi scioperano e bloccano una redazione, domani probabilmente si vedranno sostituiti da un numero uguale di persone pronte ad accettare quelle condizioni pur di cominciare da qualche parte. Con questo non voglio dire che quello sciopero sia inutile, ma che è proprio un modello che va cambiato, e che per farlo c&#039;è bisogno di una solidarietà allargata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Leonardo:<br />
certo che le azioni ci vogliono, e che probabilmente ci sarebbero dei settori che veramente verrebbero bloccati, ma per quanto? Il problema di certi settori è la sovrapproduzione di lavoratori, per questo auspicavo una solidarietà allargata. Faccio un esempio: se una serie di precari oggi scioperano e bloccano una redazione, domani probabilmente si vedranno sostituiti da un numero uguale di persone pronte ad accettare quelle condizioni pur di cominciare da qualche parte. Con questo non voglio dire che quello sciopero sia inutile, ma che è proprio un modello che va cambiato, e che per farlo c&#8217;è bisogno di una solidarietà allargata.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Leonardo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/una-piccola-notizia-diversa-dalle-altre/#comment-143144</link>

		<dc:creator><![CDATA[Leonardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 08:49:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Simone,
hai ragione, ci vorrebbe la solidarietà di chi ha un lavoro fisso e magari anche quella di qualcuno che ha visibilità e seguito.
Ma COMUNQUE ci vorrebbe prima di tutto un&#039;azione da parte nostra, altrimenti non ci sarebbe nulla con cui essere solidali.
Secondo me il vero problema è che siamo tutti troppo &quot;concettosi&quot; e &quot;distinguosi&quot;. Calcoliamo, immaginiamo, ci facciamo le pulci e finiamo sempre, fatalmente, col convincerci di non poter fare nulla. Il nostro primo problema non è la mancanza di leggi ma sono le varie forme di rassegnazione alle quali siamo giunti, più o meno consapevolmente.
Forse dovremmo imparare dagli immigrati clandestini:
http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2010/09/30/news/la_rivolta_delle_braccia_clandestine-7575594/
La cosa che mi ha più impressionato (piacevolmente) quando ho visto i servizi in televisione riguardanti il loro sciopero è l&#039;allegria che avevano. Per loro quello era un giorno di festa, a prescindere dai risultati. Sapevano che l&#039;indomani sarebbero tornati a lavorare per 20 euro, ma almeno per un giorno erano riusciti a esistere come gruppo, dimostrando di poter fermare tutto.
Io non so che cosa accadrebbe se TUTTI i precari della cultura scioperassero per due settimane (o per un mese!). Ma immagino 1) che gli effetti si vedrebbero eccome; 2) che gli intellettuali e i politici che da anni si fanno belli parlando dei precari si troverebbero a dover scegliere davvero e finalmente da che parte stare. E poi, prendi il lato positivo dell&#039;essere precario: se non hai un vero lavoro non puoi perderlo. 
Magari mi sbaglio. Ma quest&#039;idea è l&#039;unica cosa che ho. Perché le domande, infine, sono sempre le stesse: che altro potremmo fare? e se non ci scuote lo sciopero della fame di uno di noi, o il suicidio di un ricercatore universitario (http://groups.google.com/group/uniper/browse_thread/thread/d6243a22610f4019?pli=1) che cosa mai ci scuoterà?
Io mi sono rotto le scatole di leggere analisi puntigliose e invettive contro lo Stato! La cosa che davvero mi sembra innaturale è che la generazione più colta della storia d&#039;Italia accetti il ripristino di costumi e regole schiaviste. E, ripeto, non cerco altre spiegazioni a questo fatto (perché c&#039;è già una enciclopedia di articoli!). Chiedo solo di smetterla, per un giorno, di pensare a che cosa accadrebbe se facessimo questa o quest&#039;altra cosa, per decidere di fare qualcosa. Tutti insieme. E poi vediamo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Simone,<br />
hai ragione, ci vorrebbe la solidarietà di chi ha un lavoro fisso e magari anche quella di qualcuno che ha visibilità e seguito.<br />
Ma COMUNQUE ci vorrebbe prima di tutto un&#8217;azione da parte nostra, altrimenti non ci sarebbe nulla con cui essere solidali.<br />
Secondo me il vero problema è che siamo tutti troppo &#8220;concettosi&#8221; e &#8220;distinguosi&#8221;. Calcoliamo, immaginiamo, ci facciamo le pulci e finiamo sempre, fatalmente, col convincerci di non poter fare nulla. Il nostro primo problema non è la mancanza di leggi ma sono le varie forme di rassegnazione alle quali siamo giunti, più o meno consapevolmente.<br />
Forse dovremmo imparare dagli immigrati clandestini:<br />
<a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2010/09/30/news/la_rivolta_delle_braccia_clandestine-7575594/" rel="nofollow ugc">http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2010/09/30/news/la_rivolta_delle_braccia_clandestine-7575594/</a><br />
La cosa che mi ha più impressionato (piacevolmente) quando ho visto i servizi in televisione riguardanti il loro sciopero è l&#8217;allegria che avevano. Per loro quello era un giorno di festa, a prescindere dai risultati. Sapevano che l&#8217;indomani sarebbero tornati a lavorare per 20 euro, ma almeno per un giorno erano riusciti a esistere come gruppo, dimostrando di poter fermare tutto.<br />
Io non so che cosa accadrebbe se TUTTI i precari della cultura scioperassero per due settimane (o per un mese!). Ma immagino 1) che gli effetti si vedrebbero eccome; 2) che gli intellettuali e i politici che da anni si fanno belli parlando dei precari si troverebbero a dover scegliere davvero e finalmente da che parte stare. E poi, prendi il lato positivo dell&#8217;essere precario: se non hai un vero lavoro non puoi perderlo.<br />
Magari mi sbaglio. Ma quest&#8217;idea è l&#8217;unica cosa che ho. Perché le domande, infine, sono sempre le stesse: che altro potremmo fare? e se non ci scuote lo sciopero della fame di uno di noi, o il suicidio di un ricercatore universitario (<a href="http://groups.google.com/group/uniper/browse_thread/thread/d6243a22610f4019?pli=1" rel="nofollow ugc">http://groups.google.com/group/uniper/browse_thread/thread/d6243a22610f4019?pli=1</a>) che cosa mai ci scuoterà?<br />
Io mi sono rotto le scatole di leggere analisi puntigliose e invettive contro lo Stato! La cosa che davvero mi sembra innaturale è che la generazione più colta della storia d&#8217;Italia accetti il ripristino di costumi e regole schiaviste. E, ripeto, non cerco altre spiegazioni a questo fatto (perché c&#8217;è già una enciclopedia di articoli!). Chiedo solo di smetterla, per un giorno, di pensare a che cosa accadrebbe se facessimo questa o quest&#8217;altra cosa, per decidere di fare qualcosa. Tutti insieme. E poi vediamo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Simone Ghelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/una-piccola-notizia-diversa-dalle-altre/#comment-143143</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Ghelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Nov 2010 07:32:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37230#comment-143143</guid>

					<description><![CDATA[@Federica:
la butto là. Ma se i precari scioperassero, chi scenderebbe poi in piazza a difenderli? Chi li assicurerebbe di non essere mandati a casa il giorno dopo. Esiste per caso un sindacato, o qualcosa di simile che li tuteli? Il precariato è una condizione trasversale a molti ambiti, non è come dire sciopero dei metalmeccanici. Ci sono tanti precari quante sono le categorie. Forse, prima di tutto ci vorrebbe la solidarietà di chi un lavoro fisso ce l&#039;ha. Ci vorrebbe che queste persone iniziassero a solidarizzare con loro. Il problema dei precari è che spesso sono soli, per questo devono ricorrere a forme di protesta individuali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Federica:<br />
la butto là. Ma se i precari scioperassero, chi scenderebbe poi in piazza a difenderli? Chi li assicurerebbe di non essere mandati a casa il giorno dopo. Esiste per caso un sindacato, o qualcosa di simile che li tuteli? Il precariato è una condizione trasversale a molti ambiti, non è come dire sciopero dei metalmeccanici. Ci sono tanti precari quante sono le categorie. Forse, prima di tutto ci vorrebbe la solidarietà di chi un lavoro fisso ce l&#8217;ha. Ci vorrebbe che queste persone iniziassero a solidarizzare con loro. Il problema dei precari è che spesso sono soli, per questo devono ricorrere a forme di protesta individuali.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mariateresa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/una-piccola-notizia-diversa-dalle-altre/#comment-143134</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mariateresa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 22:14:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bari, 15 novembre
Voglio dare tutta la mia solidarietà alla collega del Corriere. Io ho lasciato il mio giornale perché non volevo trasferirmi in una città dove non avevo nessuna intenzione di andare. Ero un articolo uno, il massimo per i giornalisti, ma non c&#039;è stato verso di ottenere né un 2 o un 36, niente, la proprietà (caltagironesca) non ha sentito ragioni. Ero una redattrice ordinaria, avevo un buono stipendio, ho avuto una liquidazione che ho speso tutta in contributi e in sei anni e mezzo, da quando mi sono dimessa, ho avuto solo due mesi, diconsi due, di sostituzione estiva e qualche altra inezia...avrei guadagnato di più con l&#039;elemosina. E il sindacato, e l&#039;ordine? Il primo mi ha detto che non era un ufficio di collocamento il secondo che cambiassi mestiere. In sostanza, avendo oltre 50 anni, sono a casa di mia madre (purtroppo papà non c&#039;è più da aprile) e basta, sto a casa. E poi tutti pensano che non voglia lavorare...assurdo no? Naturalmente alle varie domande non ottengo risposta e non scrivo da un piccolo centro...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bari, 15 novembre<br />
Voglio dare tutta la mia solidarietà alla collega del Corriere. Io ho lasciato il mio giornale perché non volevo trasferirmi in una città dove non avevo nessuna intenzione di andare. Ero un articolo uno, il massimo per i giornalisti, ma non c&#8217;è stato verso di ottenere né un 2 o un 36, niente, la proprietà (caltagironesca) non ha sentito ragioni. Ero una redattrice ordinaria, avevo un buono stipendio, ho avuto una liquidazione che ho speso tutta in contributi e in sei anni e mezzo, da quando mi sono dimessa, ho avuto solo due mesi, diconsi due, di sostituzione estiva e qualche altra inezia&#8230;avrei guadagnato di più con l&#8217;elemosina. E il sindacato, e l&#8217;ordine? Il primo mi ha detto che non era un ufficio di collocamento il secondo che cambiassi mestiere. In sostanza, avendo oltre 50 anni, sono a casa di mia madre (purtroppo papà non c&#8217;è più da aprile) e basta, sto a casa. E poi tutti pensano che non voglia lavorare&#8230;assurdo no? Naturalmente alle varie domande non ottengo risposta e non scrivo da un piccolo centro&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giorgio mascitelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/15/una-piccola-notizia-diversa-dalle-altre/#comment-143128</link>

		<dc:creator><![CDATA[giorgio mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Nov 2010 20:59:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37230#comment-143128</guid>

					<description><![CDATA[Le considerazioni di Palmisano sono purtroppo fondatissime. Aggiungerei una cosa che mi colpisce in questo caso, come in altri recenti, ed è la forma di lotta. Se ci si pensa, lo sciopero della fame ( come del resto l&#039;arrampicarsi in cima a una gru) non appartiene alle forme di lotta tipicamente sindacali, ma proviene, prima che i radicali lo inflazionassero un po&#039; negli anni passati, da quelle realtà concentrazionarie e autoritarie, nelle quali all&#039;individuo o anche al collettivo è lasciata solo la possibilità dell&#039;autolesionismo per rappresentarsi socialmente. Mi sembra un sintomo inquietante per lo stato della nostra democrazia, perlomeno di quella sindacale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le considerazioni di Palmisano sono purtroppo fondatissime. Aggiungerei una cosa che mi colpisce in questo caso, come in altri recenti, ed è la forma di lotta. Se ci si pensa, lo sciopero della fame ( come del resto l&#8217;arrampicarsi in cima a una gru) non appartiene alle forme di lotta tipicamente sindacali, ma proviene, prima che i radicali lo inflazionassero un po&#8217; negli anni passati, da quelle realtà concentrazionarie e autoritarie, nelle quali all&#8217;individuo o anche al collettivo è lasciata solo la possibilità dell&#8217;autolesionismo per rappresentarsi socialmente. Mi sembra un sintomo inquietante per lo stato della nostra democrazia, perlomeno di quella sindacale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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