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	Commenti a: Appunti sul &#8220;Tiresia&#8221; di Giuliano Mesa	</title>
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		Di: Marco Giovenale		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Nov 2010 12:22:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[segnalo : http://slowforward.wordpress.com/2010/11/11/sul-tiresia/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>segnalo : <a href="http://slowforward.wordpress.com/2010/11/11/sul-tiresia/" rel="nofollow ugc">http://slowforward.wordpress.com/2010/11/11/sul-tiresia/</a></p>
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		Di: gherardo bortolotti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 14:08:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bellissimo pezzo, andrea! e come già segnalato mi sembra che il nodo fondamentale sia in quella disgiunzione tra dire e vedere ma soprattutto nella dimensione storico-politica di questa disgiunzione. anche perché già il &quot;vedere&quot; è un &quot;dire&quot; e viceversa, cioè già si sta dicendo qualcosa vedendo alcune cose piuttosto che altre e così via.

il paragone che fai con &quot;quello che si vede&quot; mi sembra molto calzante anche se, forse, nella tua raccolta quello che spicca è più la progettualità dello sguardo, il suo valore di istituzione (ipotesi) di un ordine. in &quot;tiresia&quot; invece mi sembra più marcata la dimensione dell&#039;emergenza, nel senso proprio dell&#039;emergere, dell&#039;affiorare. e infatti la scrittura di giuliano in quel testo mi sembra soprattutto una scrittura che affiora in molto silenzio, in molto ignoto.

e la figura dell&#039;enigma come &quot;manifestazione del non manifesto&quot; quindi è forse quella che più mi stimola nella rilettura di &quot;tiresia&quot;. in termini molto laici, cmq, molto materialistici come dici tu - e quindi di una politica, di una cittadinanza disperata. e, concludo, serve anche a riconoscere - propongo - un minor tasso metaforico in mesa, laddove la metafora è cmq una composizione, l&#039;attivazione di una sintassi ancor più che una nominazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bellissimo pezzo, andrea! e come già segnalato mi sembra che il nodo fondamentale sia in quella disgiunzione tra dire e vedere ma soprattutto nella dimensione storico-politica di questa disgiunzione. anche perché già il &#8220;vedere&#8221; è un &#8220;dire&#8221; e viceversa, cioè già si sta dicendo qualcosa vedendo alcune cose piuttosto che altre e così via.</p>
<p>il paragone che fai con &#8220;quello che si vede&#8221; mi sembra molto calzante anche se, forse, nella tua raccolta quello che spicca è più la progettualità dello sguardo, il suo valore di istituzione (ipotesi) di un ordine. in &#8220;tiresia&#8221; invece mi sembra più marcata la dimensione dell&#8217;emergenza, nel senso proprio dell&#8217;emergere, dell&#8217;affiorare. e infatti la scrittura di giuliano in quel testo mi sembra soprattutto una scrittura che affiora in molto silenzio, in molto ignoto.</p>
<p>e la figura dell&#8217;enigma come &#8220;manifestazione del non manifesto&#8221; quindi è forse quella che più mi stimola nella rilettura di &#8220;tiresia&#8221;. in termini molto laici, cmq, molto materialistici come dici tu &#8211; e quindi di una politica, di una cittadinanza disperata. e, concludo, serve anche a riconoscere &#8211; propongo &#8211; un minor tasso metaforico in mesa, laddove la metafora è cmq una composizione, l&#8217;attivazione di una sintassi ancor più che una nominazione.</p>
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		<title>
		Di: Marco Giovenale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/18/appunti-sul-tiresia-di-giuliano-mesa/#comment-143282</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Giovenale]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 13:56:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[http://slowforward.wordpress.com/2010/11/19/tuscania-sabato-20-presentazione-di-giuliano-mesa-poesie-1973-2008-la-camera-verde/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://slowforward.wordpress.com/2010/11/19/tuscania-sabato-20-presentazione-di-giuliano-mesa-poesie-1973-2008-la-camera-verde/" rel="nofollow ugc">http://slowforward.wordpress.com/2010/11/19/tuscania-sabato-20-presentazione-di-giuliano-mesa-poesie-1973-2008-la-camera-verde/</a></p>
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		<title>
		Di: davide racca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/18/appunti-sul-tiresia-di-giuliano-mesa/#comment-143247</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide racca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 13:08:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho apprezzato molto questo testo di Andrea Inglese. 

Credo che il tema della &quot;metafora&quot; sia in Mesa il tema di fondo del dire e delle sue possibilità. Mesa sa che la musica come la poesia sono campi analogici/simbolici/metamorfici paralleli rispetto alla realtà. In questo senso la scrittura è una realtà. 
La questione del dire, dunque, starebbe anche nello sguardo, nella visione, in quanto ponte, anello con le cose, oppure slancio e ricaduta nel-e-dall&#039;esterno. L&#039;idea, del resto, ha nella sua stessa essenza - nell&#039;etimo greco - il senso oculare. 

In senso fisico non serve aver visto quello che si dice: serve però vedere quello che si dice, e farlo vibrare come se - als ob - ciò che si dice ri-vivesse.
Mesa ha più volte ribadito la limitazione e la fragilità del dire le cose. La metafora riesce a creare un possibile risanamento di quella frattura ineludibile tra le parole e le cose. Riesce - la metafora - perché, essendo essa a-storica, implica la sua capacità di non essere smentita e menzognera.
Non è un caso che il ricorso continuo - nella poesia di Mesa - della tautologia dica &quot;logicamente&quot; anche che questa verità è in sè possibile solo in un ripiegamento - o forse meglio contorcimento - della parola in se stessa.

Saluti
d.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho apprezzato molto questo testo di Andrea Inglese. </p>
<p>Credo che il tema della &#8220;metafora&#8221; sia in Mesa il tema di fondo del dire e delle sue possibilità. Mesa sa che la musica come la poesia sono campi analogici/simbolici/metamorfici paralleli rispetto alla realtà. In questo senso la scrittura è una realtà.<br />
La questione del dire, dunque, starebbe anche nello sguardo, nella visione, in quanto ponte, anello con le cose, oppure slancio e ricaduta nel-e-dall&#8217;esterno. L&#8217;idea, del resto, ha nella sua stessa essenza &#8211; nell&#8217;etimo greco &#8211; il senso oculare. </p>
<p>In senso fisico non serve aver visto quello che si dice: serve però vedere quello che si dice, e farlo vibrare come se &#8211; als ob &#8211; ciò che si dice ri-vivesse.<br />
Mesa ha più volte ribadito la limitazione e la fragilità del dire le cose. La metafora riesce a creare un possibile risanamento di quella frattura ineludibile tra le parole e le cose. Riesce &#8211; la metafora &#8211; perché, essendo essa a-storica, implica la sua capacità di non essere smentita e menzognera.<br />
Non è un caso che il ricorso continuo &#8211; nella poesia di Mesa &#8211; della tautologia dica &#8220;logicamente&#8221; anche che questa verità è in sè possibile solo in un ripiegamento &#8211; o forse meglio contorcimento &#8211; della parola in se stessa.</p>
<p>Saluti<br />
d.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: fabio teti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/18/appunti-sul-tiresia-di-giuliano-mesa/#comment-143244</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabio teti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 10:54:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[trovo che questo saggio - ponendo un attimo da parte la mia ammirazione nei confronti di Mesa e di Inglese - sia importantissimo: in quanto pone, tra le tante, la questione fondamentale con la quale chiunque si occupi di poesia dovrebbe confrontarsi o tornare a confrontarsi. 

Il secondo paragrafo di Inglese, qui sopra, è a questo livello di una chiarezza confortante: ricominciare a pensare la poiesi appunto come *forma* conoscitiva non equivalente, e non come mera *funzione* del linguaggio: non la *specializzazione* del linguaggio comunicativo, ma una sua alternativa radicale, (e anteriore, per certi versi), che non è contro ma parallela alle forme di conoscenza razionale. 

Di un problema simile si è occupato recentemente anche Casadei (Poesia e ispirazione), in un libro che, seppure con una cautela forse eccessiva, ha il merito di riportare all&#039;attenzione questi nodi problematici. Spero di non essere stato ambiguo - cerco, se riesco, di tornare in serata sull&#039;argomento con maggiore calma.

un caro saluto,

f.t.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>trovo che questo saggio &#8211; ponendo un attimo da parte la mia ammirazione nei confronti di Mesa e di Inglese &#8211; sia importantissimo: in quanto pone, tra le tante, la questione fondamentale con la quale chiunque si occupi di poesia dovrebbe confrontarsi o tornare a confrontarsi. </p>
<p>Il secondo paragrafo di Inglese, qui sopra, è a questo livello di una chiarezza confortante: ricominciare a pensare la poiesi appunto come *forma* conoscitiva non equivalente, e non come mera *funzione* del linguaggio: non la *specializzazione* del linguaggio comunicativo, ma una sua alternativa radicale, (e anteriore, per certi versi), che non è contro ma parallela alle forme di conoscenza razionale. </p>
<p>Di un problema simile si è occupato recentemente anche Casadei (Poesia e ispirazione), in un libro che, seppure con una cautela forse eccessiva, ha il merito di riportare all&#8217;attenzione questi nodi problematici. Spero di non essere stato ambiguo &#8211; cerco, se riesco, di tornare in serata sull&#8217;argomento con maggiore calma.</p>
<p>un caro saluto,</p>
<p>f.t.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/18/appunti-sul-tiresia-di-giuliano-mesa/#comment-143239</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 09:17:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bella domanda marco. Ci devo riflettere.... (Magari qualche amico conoscitore di Mesa potrà venirmi in aiuto.) Di primo acchito, mi verrebbe da dire solo che Mesa è più orientato a lavorare con l&#039;allegoria che con la metafora...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bella domanda marco. Ci devo riflettere&#8230;. (Magari qualche amico conoscitore di Mesa potrà venirmi in aiuto.) Di primo acchito, mi verrebbe da dire solo che Mesa è più orientato a lavorare con l&#8217;allegoria che con la metafora&#8230;</p>
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		<title>
		Di: marco mantello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/11/18/appunti-sul-tiresia-di-giuliano-mesa/#comment-143237</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Nov 2010 09:07:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una domanda a proposito della disgiunzione fra dire e vedere: che spazio ha, in questa visione della poesia, la metafora? O ancora, e più genericamente la possibilità che quello che vedi, e al contempo dici, evochi qualche cosa di ulteriore e solo possa farlo con quella data forma (metrica o quant&#039;altro) che hai scelto, in relazione all&#039;oggetto, alla materia storica, e non in astratto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una domanda a proposito della disgiunzione fra dire e vedere: che spazio ha, in questa visione della poesia, la metafora? O ancora, e più genericamente la possibilità che quello che vedi, e al contempo dici, evochi qualche cosa di ulteriore e solo possa farlo con quella data forma (metrica o quant&#8217;altro) che hai scelto, in relazione all&#8217;oggetto, alla materia storica, e non in astratto?</p>
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