<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Cuore comune	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Wed, 29 Dec 2010 10:59:36 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0.4</generator>
	<item>
		<title>
		Di: renatamorresi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/#comment-145195</link>

		<dc:creator><![CDATA[renatamorresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 10:59:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37572#comment-145195</guid>

					<description><![CDATA[[Su “apertura” e “libertà” insieme a “poesia”] 
Heidegger parlava di “apertura del mondo” offerta dalla creazione artistica, e dell&#039;uomo come “formatore di mondo”; in un libro che ho letto di recente (del 2008, mi pare) Massimo de Carolis emenda la definizione proponendo per l&#039;essere umano la più modesta funzione di “formatore di nicchie”, suggerendo che la nicchia sia il luogo in cui proteggere se stessi dall&#039;avvento enorme e intero del &#039;mondo&#039;, il perimetro culturale da cui imparare a distinguere segnali significativi nel profluvio di rumori assordanti cui si è esposti (parlo di esposizione antropologica, anche se la situazione socio-politica italiana calza qui, ahimè, a pennello). Essendo noi umani essenzialmente neotenici, ovvero senza artigli, senza pelo, senza zanne, ecc. e senza nicchia ecologica prestabilita, non possiamo far altro che esporci al caos e organizzarci &#039;creativamente&#039; come meglio si può. Farci il nostro posticino tutto per noi e buttare la testolina fuori ogni tanto (e ogni tanto qualcuno fa un gran salto &#039;evolutivo&#039;, mica no). De Carolis insomma traccia la fenomenologia del rapporto tra apertura e chiusura, tra il bisogno di proteggersi e quello di esporsi alla contingenza illimitata, che nella contemporaneità politica occidentale risulta inesorabilmente mutato (una mutazione lunga svariati secoli), tanto che la dissociazione, psichica E politica, sembra ormai imporsi come modello fondamentale del presente. È un bel libro questo, si intitola Il paradosso antropologico. 
Ora, se, alla luce di tutto questo, penso ai poeti italiani, che non solo non hanno artigli, pelo, zanne, ecc., che fanno quest&#039;arte già depotenziata di suo, e vieppiù marginale per i motivi (editoriali, culturali, economici, blabla) che ci sono noti, con un&#039;ansia dell&#039;influenza grossa dieci secoli e via dicendo, non mi meraviglio che la poesia italiana soffra, come dire, di timidezza, e a volte di autoreferenzialità e a volte persino di corporativismo. In teoria, non essendoci oggettivamente in palio nulla, né il “successo”, né il ruolo sociale, né il riconoscimento degli ormai rari “esegeti”, dovremmo essere tanto più liberi di sperimentare, no? E invece no. Perché la poesia resta un&#039;arte della parola, e le parole si dicono a qualcuno nel contesto di qualcosa, e se le tue parole si perdono tra le urla, se vacilli tra isolamento muto ed eterna connessione, se l&#039;unico spazio in cui l&#039;autore ha autorità è il proprio sintomo, allora non è strano che la poesia sia in regime coatto. Bella questa definizione di “poesia coatta”, dunque, grazie Nubar. Tuttavia, credo, ci sono poeti salubremente fuori da questa gora (in questo thread, per esempio), e io spero in questa diffusa, inaspettata (forse non disperata) vitalità. 

Grazie agli amici e ai commentatori, specialmente ad Andrea Inglese, ragionerò non poco su quest&#039;idea della segretezza, e a Massimiliano, per la generosità e la lettura attentissima. 
Grazie a Francesca per l&#039;ospitalità e a tutti buone cose per la fine e per l&#039;inizio. 

Un saluto caro,
renata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[Su “apertura” e “libertà” insieme a “poesia”]<br />
Heidegger parlava di “apertura del mondo” offerta dalla creazione artistica, e dell&#8217;uomo come “formatore di mondo”; in un libro che ho letto di recente (del 2008, mi pare) Massimo de Carolis emenda la definizione proponendo per l&#8217;essere umano la più modesta funzione di “formatore di nicchie”, suggerendo che la nicchia sia il luogo in cui proteggere se stessi dall&#8217;avvento enorme e intero del &#8216;mondo&#8217;, il perimetro culturale da cui imparare a distinguere segnali significativi nel profluvio di rumori assordanti cui si è esposti (parlo di esposizione antropologica, anche se la situazione socio-politica italiana calza qui, ahimè, a pennello). Essendo noi umani essenzialmente neotenici, ovvero senza artigli, senza pelo, senza zanne, ecc. e senza nicchia ecologica prestabilita, non possiamo far altro che esporci al caos e organizzarci &#8216;creativamente&#8217; come meglio si può. Farci il nostro posticino tutto per noi e buttare la testolina fuori ogni tanto (e ogni tanto qualcuno fa un gran salto &#8216;evolutivo&#8217;, mica no). De Carolis insomma traccia la fenomenologia del rapporto tra apertura e chiusura, tra il bisogno di proteggersi e quello di esporsi alla contingenza illimitata, che nella contemporaneità politica occidentale risulta inesorabilmente mutato (una mutazione lunga svariati secoli), tanto che la dissociazione, psichica E politica, sembra ormai imporsi come modello fondamentale del presente. È un bel libro questo, si intitola Il paradosso antropologico.<br />
Ora, se, alla luce di tutto questo, penso ai poeti italiani, che non solo non hanno artigli, pelo, zanne, ecc., che fanno quest&#8217;arte già depotenziata di suo, e vieppiù marginale per i motivi (editoriali, culturali, economici, blabla) che ci sono noti, con un&#8217;ansia dell&#8217;influenza grossa dieci secoli e via dicendo, non mi meraviglio che la poesia italiana soffra, come dire, di timidezza, e a volte di autoreferenzialità e a volte persino di corporativismo. In teoria, non essendoci oggettivamente in palio nulla, né il “successo”, né il ruolo sociale, né il riconoscimento degli ormai rari “esegeti”, dovremmo essere tanto più liberi di sperimentare, no? E invece no. Perché la poesia resta un&#8217;arte della parola, e le parole si dicono a qualcuno nel contesto di qualcosa, e se le tue parole si perdono tra le urla, se vacilli tra isolamento muto ed eterna connessione, se l&#8217;unico spazio in cui l&#8217;autore ha autorità è il proprio sintomo, allora non è strano che la poesia sia in regime coatto. Bella questa definizione di “poesia coatta”, dunque, grazie Nubar. Tuttavia, credo, ci sono poeti salubremente fuori da questa gora (in questo thread, per esempio), e io spero in questa diffusa, inaspettata (forse non disperata) vitalità. </p>
<p>Grazie agli amici e ai commentatori, specialmente ad Andrea Inglese, ragionerò non poco su quest&#8217;idea della segretezza, e a Massimiliano, per la generosità e la lettura attentissima.<br />
Grazie a Francesca per l&#8217;ospitalità e a tutti buone cose per la fine e per l&#8217;inizio. </p>
<p>Un saluto caro,<br />
renata</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: nubar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/#comment-145173</link>

		<dc:creator><![CDATA[nubar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Dec 2010 11:46:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37572#comment-145173</guid>

					<description><![CDATA[in verità vi dico che questo carattere di &quot;libertà&quot; riconoscibile nei versi e nel libro di renata morresi (e qui sopra riconosciuto da andrea inglese) sarà un ostacolo al successo di questo libro. nella maggior parte dei casi l&#039;esegeta si fermerà alla constatazione di questa carattere di libertà, come carattere formale. perché la libertà è il segno di un soggetto attivo, e in quanto tale non ridotto né riducibile, e non certo passivo. la libertà del lavoro di renata morresi è il segno di un soggetto che non può essere ridotto al sintomo di una patologia (schizofrenia, consumismo, etc.). e in quanto tale non è benvenuto, e in quanto tale è guardato con sospetto. specialmente laddove è la poesia coatta (in cui il soggetto è ridotto a l&#039;ente che subisce la coazione a ripetere) ad essere più apprezzata.

vae vobis! :) 

n.a.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>in verità vi dico che questo carattere di &#8220;libertà&#8221; riconoscibile nei versi e nel libro di renata morresi (e qui sopra riconosciuto da andrea inglese) sarà un ostacolo al successo di questo libro. nella maggior parte dei casi l&#8217;esegeta si fermerà alla constatazione di questa carattere di libertà, come carattere formale. perché la libertà è il segno di un soggetto attivo, e in quanto tale non ridotto né riducibile, e non certo passivo. la libertà del lavoro di renata morresi è il segno di un soggetto che non può essere ridotto al sintomo di una patologia (schizofrenia, consumismo, etc.). e in quanto tale non è benvenuto, e in quanto tale è guardato con sospetto. specialmente laddove è la poesia coatta (in cui il soggetto è ridotto a l&#8217;ente che subisce la coazione a ripetere) ad essere più apprezzata.</p>
<p>vae vobis! :) </p>
<p>n.a.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni montieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/#comment-145161</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni montieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 21:33:28 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37572#comment-145161</guid>

					<description><![CDATA[amo le poesie di renata e già molto amo questo libro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>amo le poesie di renata e già molto amo questo libro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luigisocci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/#comment-145152</link>

		<dc:creator><![CDATA[luigisocci]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 14:26:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37572#comment-145152</guid>

					<description><![CDATA[evviva gli esordi tardivi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>evviva gli esordi tardivi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mb		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/#comment-145133</link>

		<dc:creator><![CDATA[mb]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Dec 2010 21:39:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37572#comment-145133</guid>

					<description><![CDATA[Ho letto il libro ma non ho sentito per nulla il senso di segretezza a cui si riferisce (secondo un’accezione positiva) @Inglese; semmai di fenditura e sbocco. Libertà (come poi suggeriscono lo stesso Inglese e Cohen) e una certa forza “aperta”, da subito. Ho preferito abbandonare l’idea di catalogazione.
Già dalla prima sezione si indovina lo spessore dell’intero libro (opera prima?!) che va davvero assorbito seguendone l’evoluzione e la struttura poetica che non scade e non vacilla mai. Senso della misura, stile, eleganza, spontaneità e pienezza.
Le sezioni meglio riuscite secondo me sono “Casa delle case”, la “Terra distesa” e “Cuore comune”, ma l’intera opera è davvero sorprendente.
Che qualcuno evidenzi qualche difetto o nota stridula, altrimenti Renata Morresi rischia di dover imparare a tirarsela un pochetto ;-)
Massimiliano Bossini]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto il libro ma non ho sentito per nulla il senso di segretezza a cui si riferisce (secondo un’accezione positiva) @Inglese; semmai di fenditura e sbocco. Libertà (come poi suggeriscono lo stesso Inglese e Cohen) e una certa forza “aperta”, da subito. Ho preferito abbandonare l’idea di catalogazione.<br />
Già dalla prima sezione si indovina lo spessore dell’intero libro (opera prima?!) che va davvero assorbito seguendone l’evoluzione e la struttura poetica che non scade e non vacilla mai. Senso della misura, stile, eleganza, spontaneità e pienezza.<br />
Le sezioni meglio riuscite secondo me sono “Casa delle case”, la “Terra distesa” e “Cuore comune”, ma l’intera opera è davvero sorprendente.<br />
Che qualcuno evidenzi qualche difetto o nota stridula, altrimenti Renata Morresi rischia di dover imparare a tirarsela un pochetto ;-)<br />
Massimiliano Bossini</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: manuel cohen		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/#comment-145044</link>

		<dc:creator><![CDATA[manuel cohen]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 15:34:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37572#comment-145044</guid>

					<description><![CDATA[E&#039; vero, c&#039;è una libertà che affascina, e stilistica e di immaginario. Buone prove e buone cose, cara Renata :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; vero, c&#8217;è una libertà che affascina, e stilistica e di immaginario. Buone prove e buone cose, cara Renata :-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/#comment-145039</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 13:48:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37572#comment-145039</guid>

					<description><![CDATA[le poesie di Renata Morresi mi dicono come da voce alta
belle veramente
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>le poesie di Renata Morresi mi dicono come da voce alta<br />
belle veramente<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: viola		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/#comment-145028</link>

		<dc:creator><![CDATA[viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 05:07:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37572#comment-145028</guid>

					<description><![CDATA[_)):auguri Renata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>_)):auguri Renata</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: mariapia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/#comment-145027</link>

		<dc:creator><![CDATA[mariapia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 00:10:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37572#comment-145027</guid>

					<description><![CDATA[Brava Renée, molti auguri vitali al tuo libro e alla tua vita(bonne Noel! inoltre)

da Maria Pia Q]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Brava Renée, molti auguri vitali al tuo libro e alla tua vita(bonne Noel! inoltre)</p>
<p>da Maria Pia Q</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2010/12/23/cuore-comune/#comment-145025</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 22:04:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=37572#comment-145025</guid>

					<description><![CDATA[Riescono davvero ad essere segrete, queste poesie di Renata Morresi, nel senso che rifiutano facili riconoscimenti. Uno è pronto a catalogarle, si familiarizza con un giro sintattico, si aspetta una continuità lessicale, e poi la lingua sfugge di nuovo in avanti, richiede nuovo calcolo e comprensione.

E c&#039;è una libertà, che affascina.

Ricopio qui un ulteriore testo, tra quelli brevi:

TELEFONO

Alle sette chiamiamo tuo padre
che sta dentro il quadrato del telefono
come quando sei nato

come nel quadrato del miracolo
che costruimmo senza un lato.

* 

Auguri Renata!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riescono davvero ad essere segrete, queste poesie di Renata Morresi, nel senso che rifiutano facili riconoscimenti. Uno è pronto a catalogarle, si familiarizza con un giro sintattico, si aspetta una continuità lessicale, e poi la lingua sfugge di nuovo in avanti, richiede nuovo calcolo e comprensione.</p>
<p>E c&#8217;è una libertà, che affascina.</p>
<p>Ricopio qui un ulteriore testo, tra quelli brevi:</p>
<p>TELEFONO</p>
<p>Alle sette chiamiamo tuo padre<br />
che sta dentro il quadrato del telefono<br />
come quando sei nato</p>
<p>come nel quadrato del miracolo<br />
che costruimmo senza un lato.</p>
<p>* </p>
<p>Auguri Renata!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-09-15 00:59:51 by W3 Total Cache
-->