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	Commenti a: Rubafiori	</title>
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		Di: mb		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mb]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 01:41:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Helena: Il punto mi pare che voi avete delle idee molto precise e esclusive su quale tipo di linguaggio letterario possa avere un valore in sé e/o il valore di mettersi di traverso al nostro presente, io ce l’ho di meno. Ce l’ho per quel che riguarda la mia stessa scrittura che tende a qualcosa che voi probabilmente definireste realismo, ma non per gli altri. Però mi pare indubbio che anche se ti trovi su quella strada, ma non hai ben chiaro che sulla carta non ci finisce la realtà ma una sua rappresentazione frutto di immaginazione e uso dell’immaginario, allora è meglio che cambi mestiere.

Larry Massino: Insomma, Helena, io ce l’ho, spero garbatamente, con chi pensa di avere un atteggiamento civile (facendo supporre che gli altri siano barbari…), superiore a qualunque altro atteggiamento culturale. Ce l’ho sopraditutto perché non sopporto l’ingenuità di chi pensa di essere incontrollabile dal sistema editoriale che produce quotidianamente l’immaginario di tutti noi, di chi pensa di essere al servizio direttamente del cittadino-lettore senza mediazioni di potere, come di chi pensa di essere direttamente al servizio del cittadino-elettore senza mediazioni istituzionali. Ce l’ho con chi si fa paladino di confuse battaglie e pensa di cambiare la realtà con la ” cultura “, che invece, al massimo, cambia il proprio conto in banca.

Caro Massino, il sistema editoriale che produce quotidianamente l’immaginario di tutti noi è l’ordine da combattere. E lo si  combatte con differenti linguaggi ma anche riportando la realtà –la quale non è solo un prodotto del sistema editoriale, l’immaginario che ne scaturisce, ma anche la personale scala di valori che definisce quel tal avvenimento più degno d’esser dibattuto di quell’altro- alla ribalta. L’ingenuità che tu denunci rischia di applicarsi come marchio a qualunque atteggiamento di lotta civile e di ricerca di abbattimento dell’ordine del discorso esistente. Io in questo periodo non registro un aumento di ingenuità [nella lotta), ma anzi un aumento di cinismo [nella lotta, abbandonata sempre più ad una sfera singolare e non più collettiva). Io percepisco questo momento storico come un momento in cui le persone, e i gruppi sociali, hanno una difficoltà enorme nel parlarsi: quell’immaginario che tu dici esser realtà è appunto ormai del tutto autoreferenziale. Bisogna rompere questo circolo: ma possibile che le casalinghe di Voghera – che stanno anche diventando sempre più razziste – parlino solo di quello che parlano le TV stuprate di questo periodo? Non si deve, penso, rinunciare nè a criticare l’immaginario stesso –seguendolo, ascoltandolo in tutte le sue intercettazioni- né ad ampliarlo, ad andare oltre. Ad uscire dallo schermo per andar in strada [detto così sembra far ridere, lo dice uno che ama camminare e prendere l’autobus]. Non che la realtà non sia già teatrale, non che sia semplice cogliere momenti rappresentativi. Ma ben venga una certa ingenuità, nell’indagarla, questa realtà.

Amata TV generalista. Odiate tv tematiche per soddisfare ogni esigenza : in stanze separate.

Per fare un esempio non troppo calzante forse, i due aspetti non contradditori di questa ricerca, come un movimento centripeto [al centro dell’immaginario) ed uno centrifugo [fuga dall’immaginario], si potrebber intravvedere in due trasmissioni come blob e fuori orario. La prima non fa che rimescolare il televisivo, il salotto bordello del nostro immaginario concentrato –non solo-, la seconda –non nelle notti di cinema, ma in quelle di montaggio di immagini ‘dal mondo,’come in questo momento potrebbero esser le manifestazioni in Tunisia Algeria Egitto piuttosto che le manifestazioni in piazza della Fiom- pone all’attenzione quella ‘realtà’ che i mezzi di informazione hanno cancellato. [Decostruzione del linguaggio esistente in blob, e modernità dura di Fuori Orario nell’opporre al fasullo immaginario, uno sguardo diretto e ‘ingenuo’ direi, senza commenti –dunque non autoritario-, quello dei mille occhi digitali del nostro tempo.] 

Ed ogni giorno viene cancellata sempre più questa realtà. Massino, ti sembra ridicolo invocare un ritorno a parlare delle cose che succedono? Ti sembra che i mezzi di comunicazioni di massa vadano condannati in sé? L’equilibrio informativo di una tv com’era quella dela RAI inizio anni ‘90 e questa ti sembrano simili? Ti sembra che vi sia uno scadimento vergognoso generale o no? Ti interessa? Bisognerebbe di volta in volta capire cosa tu intenderesti per atteggiamento ingenuo. Io vorrei capire anche, perché insieme a te molte persone che conosco, amici non fanno che tacciare di ridicoli propositi azioni di critica più o meno importante. Culturale e politica. 

Personaggi come Saviano [Massino non inorridire: faccio l’esempio perché mi è sembrato calzante riguardo a un certo atteggiamento di intellettuali e sinistra in Italia oggi], che si sono esposti nella denuncia delle mafie, e facendo discorsi molto precisi [l’entrata nell’economia legale, l’internazionalizzazione, l’alleanza con il capitalismo delle speculazioni] e riportando la questione morale al centro del discorso pubblico in un momento in cui corruzione e evasione sembrano esser i caratteri principali del Potere Scandaloso che ci governa, e che a valanga condiziona e giustifica atteggiamenti via via sempre più piccoli di violenza e sopraffazione quotidiana, vanno criticati molto quando sbagliano [ritengo gravissima la sua scelta di appoggiare la manifestazione &quot;Per la verità, per Israele&quot;, ritengo sbagliato e criticabile, come per altro già detto altrove ed in modo approfondito, il suo intervento sulle manifestazioni studentesche di Roma nel dicembre scorso] ma non criticati come personaggi in sè. Non rimando al lungo discorso che se ne è fatto su questo NazioneIndiana o sul Manifesto, considerando il saggio di Dal Lago, ma il tratto importante di Saviano è stato per me l’esporsi in prima persona per una lotta civile. Anch’io tremo all’idea che sia Saviano, e non decine di onesti esponenti del PD a denunciare ciò che è successo nelle primarie napoletane in questi giorni, ma se lo stato attuale della democrazia in Italia –per me in pericolo, e grave- è questo, perché criticare quelli che si espongono in prima persona e non invece tutti quelli che non lo fanno? 

Cinismo e qualunquismo hanno accompagnato in questi anni molte delle teste oneste che l’Italia ha. Sarebbe bene che si trovassero un po’ di più nello spazio pubblico, e non si rifugiassero nella propria camera, separati. 

Massino: Ce l’ho sopraditutto perché non sopporto l’ingenuità di chi pensa di essere incontrollabile dal sistema editoriale che produce quotidianamente l’immaginario di tutti noi, di chi pensa di essere al servizio direttamente del cittadino-lettore senza mediazioni di potere, come di chi pensa di essere direttamente al servizio del cittadino-elettore senza mediazioni istituzionali. 

Condivisibile, in astratto. Ma, concretamente, come si possono smuovere le mediazioni del potere e quelle delle istituzioni? Rimanendo in silenzio?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Helena: Il punto mi pare che voi avete delle idee molto precise e esclusive su quale tipo di linguaggio letterario possa avere un valore in sé e/o il valore di mettersi di traverso al nostro presente, io ce l’ho di meno. Ce l’ho per quel che riguarda la mia stessa scrittura che tende a qualcosa che voi probabilmente definireste realismo, ma non per gli altri. Però mi pare indubbio che anche se ti trovi su quella strada, ma non hai ben chiaro che sulla carta non ci finisce la realtà ma una sua rappresentazione frutto di immaginazione e uso dell’immaginario, allora è meglio che cambi mestiere.</p>
<p>Larry Massino: Insomma, Helena, io ce l’ho, spero garbatamente, con chi pensa di avere un atteggiamento civile (facendo supporre che gli altri siano barbari…), superiore a qualunque altro atteggiamento culturale. Ce l’ho sopraditutto perché non sopporto l’ingenuità di chi pensa di essere incontrollabile dal sistema editoriale che produce quotidianamente l’immaginario di tutti noi, di chi pensa di essere al servizio direttamente del cittadino-lettore senza mediazioni di potere, come di chi pensa di essere direttamente al servizio del cittadino-elettore senza mediazioni istituzionali. Ce l’ho con chi si fa paladino di confuse battaglie e pensa di cambiare la realtà con la ” cultura “, che invece, al massimo, cambia il proprio conto in banca.</p>
<p>Caro Massino, il sistema editoriale che produce quotidianamente l’immaginario di tutti noi è l’ordine da combattere. E lo si  combatte con differenti linguaggi ma anche riportando la realtà –la quale non è solo un prodotto del sistema editoriale, l’immaginario che ne scaturisce, ma anche la personale scala di valori che definisce quel tal avvenimento più degno d’esser dibattuto di quell’altro- alla ribalta. L’ingenuità che tu denunci rischia di applicarsi come marchio a qualunque atteggiamento di lotta civile e di ricerca di abbattimento dell’ordine del discorso esistente. Io in questo periodo non registro un aumento di ingenuità [nella lotta), ma anzi un aumento di cinismo [nella lotta, abbandonata sempre più ad una sfera singolare e non più collettiva). Io percepisco questo momento storico come un momento in cui le persone, e i gruppi sociali, hanno una difficoltà enorme nel parlarsi: quell’immaginario che tu dici esser realtà è appunto ormai del tutto autoreferenziale. Bisogna rompere questo circolo: ma possibile che le casalinghe di Voghera – che stanno anche diventando sempre più razziste – parlino solo di quello che parlano le TV stuprate di questo periodo? Non si deve, penso, rinunciare nè a criticare l’immaginario stesso –seguendolo, ascoltandolo in tutte le sue intercettazioni- né ad ampliarlo, ad andare oltre. Ad uscire dallo schermo per andar in strada [detto così sembra far ridere, lo dice uno che ama camminare e prendere l’autobus]. Non che la realtà non sia già teatrale, non che sia semplice cogliere momenti rappresentativi. Ma ben venga una certa ingenuità, nell’indagarla, questa realtà.</p>
<p>Amata TV generalista. Odiate tv tematiche per soddisfare ogni esigenza : in stanze separate.</p>
<p>Per fare un esempio non troppo calzante forse, i due aspetti non contradditori di questa ricerca, come un movimento centripeto [al centro dell’immaginario) ed uno centrifugo [fuga dall’immaginario], si potrebber intravvedere in due trasmissioni come blob e fuori orario. La prima non fa che rimescolare il televisivo, il salotto bordello del nostro immaginario concentrato –non solo-, la seconda –non nelle notti di cinema, ma in quelle di montaggio di immagini ‘dal mondo,’come in questo momento potrebbero esser le manifestazioni in Tunisia Algeria Egitto piuttosto che le manifestazioni in piazza della Fiom- pone all’attenzione quella ‘realtà’ che i mezzi di informazione hanno cancellato. [Decostruzione del linguaggio esistente in blob, e modernità dura di Fuori Orario nell’opporre al fasullo immaginario, uno sguardo diretto e ‘ingenuo’ direi, senza commenti –dunque non autoritario-, quello dei mille occhi digitali del nostro tempo.] </p>
<p>Ed ogni giorno viene cancellata sempre più questa realtà. Massino, ti sembra ridicolo invocare un ritorno a parlare delle cose che succedono? Ti sembra che i mezzi di comunicazioni di massa vadano condannati in sé? L’equilibrio informativo di una tv com’era quella dela RAI inizio anni ‘90 e questa ti sembrano simili? Ti sembra che vi sia uno scadimento vergognoso generale o no? Ti interessa? Bisognerebbe di volta in volta capire cosa tu intenderesti per atteggiamento ingenuo. Io vorrei capire anche, perché insieme a te molte persone che conosco, amici non fanno che tacciare di ridicoli propositi azioni di critica più o meno importante. Culturale e politica. </p>
<p>Personaggi come Saviano [Massino non inorridire: faccio l’esempio perché mi è sembrato calzante riguardo a un certo atteggiamento di intellettuali e sinistra in Italia oggi], che si sono esposti nella denuncia delle mafie, e facendo discorsi molto precisi [l’entrata nell’economia legale, l’internazionalizzazione, l’alleanza con il capitalismo delle speculazioni] e riportando la questione morale al centro del discorso pubblico in un momento in cui corruzione e evasione sembrano esser i caratteri principali del Potere Scandaloso che ci governa, e che a valanga condiziona e giustifica atteggiamenti via via sempre più piccoli di violenza e sopraffazione quotidiana, vanno criticati molto quando sbagliano [ritengo gravissima la sua scelta di appoggiare la manifestazione &#8220;Per la verità, per Israele&#8221;, ritengo sbagliato e criticabile, come per altro già detto altrove ed in modo approfondito, il suo intervento sulle manifestazioni studentesche di Roma nel dicembre scorso] ma non criticati come personaggi in sè. Non rimando al lungo discorso che se ne è fatto su questo NazioneIndiana o sul Manifesto, considerando il saggio di Dal Lago, ma il tratto importante di Saviano è stato per me l’esporsi in prima persona per una lotta civile. Anch’io tremo all’idea che sia Saviano, e non decine di onesti esponenti del PD a denunciare ciò che è successo nelle primarie napoletane in questi giorni, ma se lo stato attuale della democrazia in Italia –per me in pericolo, e grave- è questo, perché criticare quelli che si espongono in prima persona e non invece tutti quelli che non lo fanno? </p>
<p>Cinismo e qualunquismo hanno accompagnato in questi anni molte delle teste oneste che l’Italia ha. Sarebbe bene che si trovassero un po’ di più nello spazio pubblico, e non si rifugiassero nella propria camera, separati. </p>
<p>Massino: Ce l’ho sopraditutto perché non sopporto l’ingenuità di chi pensa di essere incontrollabile dal sistema editoriale che produce quotidianamente l’immaginario di tutti noi, di chi pensa di essere al servizio direttamente del cittadino-lettore senza mediazioni di potere, come di chi pensa di essere direttamente al servizio del cittadino-elettore senza mediazioni istituzionali. </p>
<p>Condivisibile, in astratto. Ma, concretamente, come si possono smuovere le mediazioni del potere e quelle delle istituzioni? Rimanendo in silenzio?</p>
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		Di: winston		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[winston]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2011 11:20:41 +0000</pubDate>
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		<title>
		Di: Larry Massino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Larry Massino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 12:21:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Helena c&#039;è un frainteso grossissimo: io non ho mai detto di considerare un atteggiamento letterario meglio di un altro. Sono abbastanza d&#039;accordo &quot; sulla carta non ci finisce la realtà ma una sua rappresentazione frutto di immaginazione e uso dell’immaginario &quot;. Mi domando maliziosamente se questa formuletta la applichi sempre o se sia di comodo. A me piace fare giochini con le parole, perché sono scemo di natura, ma amo la letteratura fatta con le idee più di quella fatta con le sole parole, per esempio quella di Sciascia, di Simenon o di Stendhal. Sono altri, anche qui, ai quali deve chiedere conto di liberarsi da quasi sempre tossiche scorie avanguardistiche, del loro   sanguinetismo feroce, quello sempre in guerra che non fa prigionieri. Non faccio nomi ma ci siamo capiti. E non faccio nomi neanche sorridendo al pensiero di quel giovane  scrittore che ritiene che le mafie abbiano paura delle parole e del  racconto, che invece hanno paura della polizia quasi analfabeta... Ma ci siamo capiti lo stesso. 

Insomma, Helena, io ce l&#039;ho, spero garbatamente, con chi pensa di avere un atteggiamento civile (facendo supporre che gli altri siano barbari...), superiore a qualunque altro atteggiamento culturale. Ce l&#039;ho sopraditutto perché non sopporto l&#039;ingenuità di chi pensa di essere incontrollabile dal sistema editoriale che produce quotidianamente l&#039;immaginario di tutti noi, di chi pensa di essere al servizio direttamente del cittadino-lettore senza mediazioni di potere, come di chi pensa di essere direttamente al servizio del cittadino-elettore senza mediazioni istituzionali. Ce l&#039;ho con chi si fa paladino di confuse battaglie e pensa di cambiare la realtà con la &quot; cultura &quot;, che invece, al massimo, cambia il proprio conto in banca. In questo caso mi viene sempre in mente il Bukowski maturo, quello che guidava orgoglioso e lussurioso una bmv nera nuova fiammante per recarsi all&#039;ippodromo a perdere solo pochi programmati spiccioli, quello borghesuccio che se ne stava tranquillo a casa a fianco dell&#039;amata moglie, magari a bere un buon bicchiere di vino bianco seduto sul bel divano in pelle accarezzando il gatto controverso, che se la rideva dei suoi fans &quot; maledetti &quot; che ancora lo perseguitavano pretendendo da lui la certificazione di qualità per la loro vita arrabbiata. Il Bukowski che rimembrava tragimalinconico, vado a memoria: &quot; volevamo rovesciare il mondo, ma tutto quello che riuscimmo a fare fu mettere sotto la donna del nostro miglior amico &quot;.

Penso che si scrive per soffrire di meno, Helena, e anche per questo la apprezzo sia in scrittura che in educazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Helena c&#8217;è un frainteso grossissimo: io non ho mai detto di considerare un atteggiamento letterario meglio di un altro. Sono abbastanza d&#8217;accordo &#8221; sulla carta non ci finisce la realtà ma una sua rappresentazione frutto di immaginazione e uso dell’immaginario &#8220;. Mi domando maliziosamente se questa formuletta la applichi sempre o se sia di comodo. A me piace fare giochini con le parole, perché sono scemo di natura, ma amo la letteratura fatta con le idee più di quella fatta con le sole parole, per esempio quella di Sciascia, di Simenon o di Stendhal. Sono altri, anche qui, ai quali deve chiedere conto di liberarsi da quasi sempre tossiche scorie avanguardistiche, del loro   sanguinetismo feroce, quello sempre in guerra che non fa prigionieri. Non faccio nomi ma ci siamo capiti. E non faccio nomi neanche sorridendo al pensiero di quel giovane  scrittore che ritiene che le mafie abbiano paura delle parole e del  racconto, che invece hanno paura della polizia quasi analfabeta&#8230; Ma ci siamo capiti lo stesso. </p>
<p>Insomma, Helena, io ce l&#8217;ho, spero garbatamente, con chi pensa di avere un atteggiamento civile (facendo supporre che gli altri siano barbari&#8230;), superiore a qualunque altro atteggiamento culturale. Ce l&#8217;ho sopraditutto perché non sopporto l&#8217;ingenuità di chi pensa di essere incontrollabile dal sistema editoriale che produce quotidianamente l&#8217;immaginario di tutti noi, di chi pensa di essere al servizio direttamente del cittadino-lettore senza mediazioni di potere, come di chi pensa di essere direttamente al servizio del cittadino-elettore senza mediazioni istituzionali. Ce l&#8217;ho con chi si fa paladino di confuse battaglie e pensa di cambiare la realtà con la &#8221; cultura &#8220;, che invece, al massimo, cambia il proprio conto in banca. In questo caso mi viene sempre in mente il Bukowski maturo, quello che guidava orgoglioso e lussurioso una bmv nera nuova fiammante per recarsi all&#8217;ippodromo a perdere solo pochi programmati spiccioli, quello borghesuccio che se ne stava tranquillo a casa a fianco dell&#8217;amata moglie, magari a bere un buon bicchiere di vino bianco seduto sul bel divano in pelle accarezzando il gatto controverso, che se la rideva dei suoi fans &#8221; maledetti &#8221; che ancora lo perseguitavano pretendendo da lui la certificazione di qualità per la loro vita arrabbiata. Il Bukowski che rimembrava tragimalinconico, vado a memoria: &#8221; volevamo rovesciare il mondo, ma tutto quello che riuscimmo a fare fu mettere sotto la donna del nostro miglior amico &#8220;.</p>
<p>Penso che si scrive per soffrire di meno, Helena, e anche per questo la apprezzo sia in scrittura che in educazione.</p>
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		<title>
		Di: AMA		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/01/20/rubafiori/#comment-146239</link>

		<dc:creator><![CDATA[AMA]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 03:15:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Certo, Helena, capisco cosa intendi. E trovo come sempre questo tuo ultimo commento OTTIMO.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo, Helena, capisco cosa intendi. E trovo come sempre questo tuo ultimo commento OTTIMO.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/01/20/rubafiori/#comment-146230</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jan 2011 17:28:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In tutti in paesi civili gli uomini pubblici sono chiamati - anche- a rendere conto della loro vita privata. In tutti i paesi i giornali riportano (e a seconda dell&#039;interesse politico cavalcano amplificandoli) gli scandali sessuali. Con l&#039;esito che non solo un presidente come Clinton, ma uno stuolo di ministri o parlamentari, hanno dovuto rinunciare ai propri incarichi. Quindi è vero che l&#039;attacco di Repubblica a partire dal caso di Noemi era un atto politico, ma non ci vedo nessuna reale anomalia nel modo in cui i media operano ovunque (e, ripeto, i media ovunque hanno un colore). L&#039;anomalia è che Berlusconi è ancora lì. Perché? Solo perché i suoi elettori sono sua immagine e somiglianza, vorrebbero come lui avere stuoli di donnette allegre e ignude più valanghe di soldi per pagarle? Perché sono espressione di un popolo cinico, amorale, menefreghista, familista, deficitario di senso civile e/o dello stato ecc? Anche...ma credo che quel poco che nei decenni della nostra sempre fin troppo bloccata e intorbidita democrazia, era riuscito a formarsi, sia stato mandato pesantemente in ammollo da questi ultimi decenni di conflitto di interesse sul quale l&#039;opposizione ha mercanteggiato anzicché tenere fermo il punto che è inammissibile. Cosa cazzo si chiede alla casalinga di Voghera (scusate l&#039;espressione) di valutare quanto sia grave che uno che governa, controlla pure i media, se sono i deputati eletti che si accontentano di avere una rete tv e qualche programma in sintonia sulle altre?
La tendenza a spettacolarizzare e personalizzare la politica, a renderla un format consumabile, a mostrare foto di famiglia- neppure quella è solo nostra. E&#039;, appunto, la società dello spettacolo e dell&#039;immagine. Comporta questo e, talvolta, il suo potere soccorre pure i candidati e le politiche opposte, vedi quando negli USA ha vinto Obama.
Ma qui questa dimensione, a causa del controllo zero, ha annullato gli anticorpi già deboli in partenza. E quindi la politica è ridotta a una battaglia fra opinioni che si equivalgono. Vale a dire, su scala più grande, a narrazioni, a cui la &quot;gente&quot; crede oppure no. Molti elettori del centrodestra semplicemente hanno continuato a non credere che Berlusconi è un mafioso, un puttaniere depravato e così via. Ho assistito a commenti piuttosto grotteschi che lo scagionavano dicendo &quot;ma va là, cosa vuoi che faccia alla sua età!&quot; Come fosse quello il punto. 
Ma il punto - ossia che un uomo politico debba rispettare certi requisiti formali, certi ruoli suoi e altrui (fra i quali quello del potere giudiziario) - non viene manco minimamente percepito. Tutto è un megadrammone famigliare, da guardare con irrazionale adesione ai protagonisti o antagonisti.
E ripeto (con Pecoraro) che questo è stato possibile, perché si è consumato il peccato originale di non sciogliere il conflitto d&#039;interesse. Di non insistere sul fatto evidente che non è compatibile il ruolo di capo del governo con quello di proprietario della metà dei suoi media (con potere di lottizzare e infine sottomettersi anche quelli pubblici).
 @ Larry e AMA
sono contenta che ci troviamo d&#039;accordo su Montesano. Siti non lo ritengo un maestro, ma uno scrittore che ha saputo dare forma a un mondo contigente o impastato di &quot;berlusconismo&quot;, anche perché non mi pare proprio che voglia chiamarsene fuori (fare da antagonista). Poi ci posso trovare dei limiti o diffetti, apprezzare un libro più di un altro, pensare che ci siano pagine più convincenti e altre meno. 
Ma non è questo il punto. Il punto mi pare che voi avete delle idee molto precise e esclusive su quale tipo di linguaggio letterario possa avere un valore in sé e/o il valore di mettersi di traverso al nostro presente, io ce l&#039;ho di meno. Ce lo per quel che riguarda la mia stessa scrittura che tende a qualcosa che voi probabilmente definireste realismo, ma non per gli altri. Però mi pare indubbio che anche se ti trovi su quella strada, ma non hai ben chiaro che sulla carta non ci finisce la realtà ma una sua rappresentazione frutto di immaginazione e uso dell&#039;immaginario, allora è meglio che cambi mestiere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In tutti in paesi civili gli uomini pubblici sono chiamati &#8211; anche- a rendere conto della loro vita privata. In tutti i paesi i giornali riportano (e a seconda dell&#8217;interesse politico cavalcano amplificandoli) gli scandali sessuali. Con l&#8217;esito che non solo un presidente come Clinton, ma uno stuolo di ministri o parlamentari, hanno dovuto rinunciare ai propri incarichi. Quindi è vero che l&#8217;attacco di Repubblica a partire dal caso di Noemi era un atto politico, ma non ci vedo nessuna reale anomalia nel modo in cui i media operano ovunque (e, ripeto, i media ovunque hanno un colore). L&#8217;anomalia è che Berlusconi è ancora lì. Perché? Solo perché i suoi elettori sono sua immagine e somiglianza, vorrebbero come lui avere stuoli di donnette allegre e ignude più valanghe di soldi per pagarle? Perché sono espressione di un popolo cinico, amorale, menefreghista, familista, deficitario di senso civile e/o dello stato ecc? Anche&#8230;ma credo che quel poco che nei decenni della nostra sempre fin troppo bloccata e intorbidita democrazia, era riuscito a formarsi, sia stato mandato pesantemente in ammollo da questi ultimi decenni di conflitto di interesse sul quale l&#8217;opposizione ha mercanteggiato anzicché tenere fermo il punto che è inammissibile. Cosa cazzo si chiede alla casalinga di Voghera (scusate l&#8217;espressione) di valutare quanto sia grave che uno che governa, controlla pure i media, se sono i deputati eletti che si accontentano di avere una rete tv e qualche programma in sintonia sulle altre?<br />
La tendenza a spettacolarizzare e personalizzare la politica, a renderla un format consumabile, a mostrare foto di famiglia- neppure quella è solo nostra. E&#8217;, appunto, la società dello spettacolo e dell&#8217;immagine. Comporta questo e, talvolta, il suo potere soccorre pure i candidati e le politiche opposte, vedi quando negli USA ha vinto Obama.<br />
Ma qui questa dimensione, a causa del controllo zero, ha annullato gli anticorpi già deboli in partenza. E quindi la politica è ridotta a una battaglia fra opinioni che si equivalgono. Vale a dire, su scala più grande, a narrazioni, a cui la &#8220;gente&#8221; crede oppure no. Molti elettori del centrodestra semplicemente hanno continuato a non credere che Berlusconi è un mafioso, un puttaniere depravato e così via. Ho assistito a commenti piuttosto grotteschi che lo scagionavano dicendo &#8220;ma va là, cosa vuoi che faccia alla sua età!&#8221; Come fosse quello il punto.<br />
Ma il punto &#8211; ossia che un uomo politico debba rispettare certi requisiti formali, certi ruoli suoi e altrui (fra i quali quello del potere giudiziario) &#8211; non viene manco minimamente percepito. Tutto è un megadrammone famigliare, da guardare con irrazionale adesione ai protagonisti o antagonisti.<br />
E ripeto (con Pecoraro) che questo è stato possibile, perché si è consumato il peccato originale di non sciogliere il conflitto d&#8217;interesse. Di non insistere sul fatto evidente che non è compatibile il ruolo di capo del governo con quello di proprietario della metà dei suoi media (con potere di lottizzare e infine sottomettersi anche quelli pubblici).<br />
 @ Larry e AMA<br />
sono contenta che ci troviamo d&#8217;accordo su Montesano. Siti non lo ritengo un maestro, ma uno scrittore che ha saputo dare forma a un mondo contigente o impastato di &#8220;berlusconismo&#8221;, anche perché non mi pare proprio che voglia chiamarsene fuori (fare da antagonista). Poi ci posso trovare dei limiti o diffetti, apprezzare un libro più di un altro, pensare che ci siano pagine più convincenti e altre meno.<br />
Ma non è questo il punto. Il punto mi pare che voi avete delle idee molto precise e esclusive su quale tipo di linguaggio letterario possa avere un valore in sé e/o il valore di mettersi di traverso al nostro presente, io ce l&#8217;ho di meno. Ce lo per quel che riguarda la mia stessa scrittura che tende a qualcosa che voi probabilmente definireste realismo, ma non per gli altri. Però mi pare indubbio che anche se ti trovi su quella strada, ma non hai ben chiaro che sulla carta non ci finisce la realtà ma una sua rappresentazione frutto di immaginazione e uso dell&#8217;immaginario, allora è meglio che cambi mestiere.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: AMA		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/01/20/rubafiori/#comment-146189</link>

		<dc:creator><![CDATA[AMA]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 12:50:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No. Si dovrebbe dire cozze abbarbicate allo scojo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No. Si dovrebbe dire cozze abbarbicate allo scojo!</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: mario schiavone		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/01/20/rubafiori/#comment-146170</link>

		<dc:creator><![CDATA[mario schiavone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jan 2011 01:36:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gran bel pezzo.
Grazie Helena.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gran bel pezzo.<br />
Grazie Helena.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Larry Massino		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/01/20/rubafiori/#comment-146167</link>

		<dc:creator><![CDATA[Larry Massino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 23:52:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Ama

qualche volta anche io sono d&#039;accordo con me stesso. questa è una. confermo montesano. di siti non so, mi resta abbastanza indifferente, nella classifica degli autori che non ho mai letto non è tra i principali (uno dei primi è busi, poi c&#039;è ammanniti, c&#039;è piperno, c&#039;è la matteucci ecc). l&#039;unica cosa che posso dire è che certi suoi ammiratori di quando non aveva alcuna popolarità mi erano antipatici, e io a loro. il fatto è che i valori che determinano l&#039;importanza di un autore invece di un altro si fabbricano sempre nelle officine editoriali di cui sopra: impossibile fidarsi del successo, anche quello più di nicchia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Ama</p>
<p>qualche volta anche io sono d&#8217;accordo con me stesso. questa è una. confermo montesano. di siti non so, mi resta abbastanza indifferente, nella classifica degli autori che non ho mai letto non è tra i principali (uno dei primi è busi, poi c&#8217;è ammanniti, c&#8217;è piperno, c&#8217;è la matteucci ecc). l&#8217;unica cosa che posso dire è che certi suoi ammiratori di quando non aveva alcuna popolarità mi erano antipatici, e io a loro. il fatto è che i valori che determinano l&#8217;importanza di un autore invece di un altro si fabbricano sempre nelle officine editoriali di cui sopra: impossibile fidarsi del successo, anche quello più di nicchia.</p>
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		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 21:54:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[scoglio, ama, si dice &quot;scoglio&quot;.
&quot;cozze abbarbicate allo scoglio&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>scoglio, ama, si dice &#8220;scoglio&#8221;.<br />
&#8220;cozze abbarbicate allo scoglio&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: Stef		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/01/20/rubafiori/#comment-146136</link>

		<dc:creator><![CDATA[Stef]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 15:08:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non avrei mai immaginato che la parabola berlusconiana si sarebbe arenata in una storia di puttane e festini. 
Quando Repubblica iniziò la sua inchiesta sul caso D’Addario, la rubricai come una campagna di mistificazione più vicina alla scelta di una nuova linea d’attacco politico che ad una vera indagine giornalistica. Sono di sinistra ma ho il vizietto della verità e mi piace mantenere un atteggiamento critico verso ogni cosa. Per questo vidi chiaramente in quel martellamento gossipparo e nel tentativo di disegnare l’immagine un po’ forzata di un leader schiavo del sesso, l’ultima spiaggia di un’opposizione che non era riuscita a scalfire la sua popolarità con gli argomenti più logici (vedi per incapacità della sua classe politica, vedi per un difetto palese di comunicazione, vedi per altri mille motivi che non sto a dire) e tentava l’ultima carta del sex gate per defenestrarlo, finalmente.
Neanche il più pessimista dei redattori di Repubblica si sarebbe aspettato che l’incredibile polverone sollevato avrebbe arrecato un danno così lieve all’immagine di Berlusconi, riducendo sì il suo consenso ma per una così misera manciata di punti percentuali da far apparire vano l’aver trasformato uno dei più importanti giornali italiani in un Daily Mail qualsiasi. 
Ancora oggi resto dell’idea che ricorrere allo scandalo sessuale per eliminare dallo scenario politico Berlusconi sia degradante soprattutto per un’opposizione che resta senza identità e senza un briciolo di spina dorsale.
Se non si fosse aggiunto al mosaico di degenerazione fin qui allestito il tassello insopportabile del caso Ruby, sono convinto che l’opinione pubblica italiana avrebbe continuando a digerire le più incredibili intemperanze berlusconiane perché oramai priva di quegli anticorpi culturali la cui coltivazione in vitro è compito e dovere dell’opposizione.
Ed è su questo aspetto che si deve continuare a discutere e ad indagare. 
Sul perché la strategia di Berlusconi di farsi interprete ridanciano di un machismo radicato in Italia, e sposare la sua immagine di sultano attraverso l’esaltazione di quei valori da cinepanettone (che saranno pure criticabili, ma fanno tanto, troppo “italiano”) sia risultata vincente. 
Sul perché si sia arrivati ad una tale cecità da continuare a credere che consegnare il paese ad un uomo di tal genere sia stato il meno peggiore dei mali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non avrei mai immaginato che la parabola berlusconiana si sarebbe arenata in una storia di puttane e festini.<br />
Quando Repubblica iniziò la sua inchiesta sul caso D’Addario, la rubricai come una campagna di mistificazione più vicina alla scelta di una nuova linea d’attacco politico che ad una vera indagine giornalistica. Sono di sinistra ma ho il vizietto della verità e mi piace mantenere un atteggiamento critico verso ogni cosa. Per questo vidi chiaramente in quel martellamento gossipparo e nel tentativo di disegnare l’immagine un po’ forzata di un leader schiavo del sesso, l’ultima spiaggia di un’opposizione che non era riuscita a scalfire la sua popolarità con gli argomenti più logici (vedi per incapacità della sua classe politica, vedi per un difetto palese di comunicazione, vedi per altri mille motivi che non sto a dire) e tentava l’ultima carta del sex gate per defenestrarlo, finalmente.<br />
Neanche il più pessimista dei redattori di Repubblica si sarebbe aspettato che l’incredibile polverone sollevato avrebbe arrecato un danno così lieve all’immagine di Berlusconi, riducendo sì il suo consenso ma per una così misera manciata di punti percentuali da far apparire vano l’aver trasformato uno dei più importanti giornali italiani in un Daily Mail qualsiasi.<br />
Ancora oggi resto dell’idea che ricorrere allo scandalo sessuale per eliminare dallo scenario politico Berlusconi sia degradante soprattutto per un’opposizione che resta senza identità e senza un briciolo di spina dorsale.<br />
Se non si fosse aggiunto al mosaico di degenerazione fin qui allestito il tassello insopportabile del caso Ruby, sono convinto che l’opinione pubblica italiana avrebbe continuando a digerire le più incredibili intemperanze berlusconiane perché oramai priva di quegli anticorpi culturali la cui coltivazione in vitro è compito e dovere dell’opposizione.<br />
Ed è su questo aspetto che si deve continuare a discutere e ad indagare.<br />
Sul perché la strategia di Berlusconi di farsi interprete ridanciano di un machismo radicato in Italia, e sposare la sua immagine di sultano attraverso l’esaltazione di quei valori da cinepanettone (che saranno pure criticabili, ma fanno tanto, troppo “italiano”) sia risultata vincente.<br />
Sul perché si sia arrivati ad una tale cecità da continuare a credere che consegnare il paese ad un uomo di tal genere sia stato il meno peggiore dei mali.</p>
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