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	Commenti a: Dover essere riconosciuti ancor prima di nascere	</title>
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		Di: roberta salardi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberta salardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 08:38:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tanto tempo fa, non so. Comunque sì, l&#039;inizio è già cominciato. Sarebbe bello, dato il momento storico, che ci fossero più adesioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto tempo fa, non so. Comunque sì, l&#8217;inizio è già cominciato. Sarebbe bello, dato il momento storico, che ci fossero più adesioni.</p>
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		Di: francesco forlani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 08:22:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[l&#039;inizio?scusa Roberta, ma l&#039;inizio è già cominciato tanto tempo fa. Mi dispiace che non te ne sia accorta...effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;inizio?scusa Roberta, ma l&#8217;inizio è già cominciato tanto tempo fa. Mi dispiace che non te ne sia accorta&#8230;effeffe</p>
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		Di: roberta salardi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberta salardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 06:43:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quanto al &quot;fare i soldi&quot; con il proprio talento, sarebbe materia per un altro capitolo, che magari qualcuno scriverà. A questo proposito si potrebbe porre una questione morale anche nelle arti e nelle lettere, nel senso che gli scrittori tutti, presa coscienza del tessuto sociale troppo pericolosamente corrotto in cui ci muoviamo, decidessero loro per primi che qualcosa va cambiato: si rifiutassero, tanto per cominciare, di degradare il loro lavoro alle pure esigenze di cassa. Potrebbe essere l&#039;inizio di un nuovo romanticismo, di un grande riscatto. Il sentimento dell&#039;orgoglio, il sentimento della vergogna, non è chiamata a formarli anche la letteratura?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto al &#8220;fare i soldi&#8221; con il proprio talento, sarebbe materia per un altro capitolo, che magari qualcuno scriverà. A questo proposito si potrebbe porre una questione morale anche nelle arti e nelle lettere, nel senso che gli scrittori tutti, presa coscienza del tessuto sociale troppo pericolosamente corrotto in cui ci muoviamo, decidessero loro per primi che qualcosa va cambiato: si rifiutassero, tanto per cominciare, di degradare il loro lavoro alle pure esigenze di cassa. Potrebbe essere l&#8217;inizio di un nuovo romanticismo, di un grande riscatto. Il sentimento dell&#8217;orgoglio, il sentimento della vergogna, non è chiamata a formarli anche la letteratura?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 16:49:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[no @mantello:-)

e solo che:

http://www.youtube.com/watch?v=wDO5ea8MwgY&#038;feature=related]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>no @mantello:-)</p>
<p>e solo che:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=wDO5ea8MwgY&#038;feature=related" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=wDO5ea8MwgY&#038;feature=related</a></p>
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		<title>
		Di: marco mantello		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 16:31:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Simone Ghelli

E&#039; vero, ci sono profili molto diversi da considerare in una discussione  come questa.
Per esempio:

-piccola e media editoria. Come funziona con gli editors, che talora sono scrittori che hanno fatto il salto alla &#039;grande editoria&#039;, e con i &#039;lettori&#039;

-grande editoria. Come funziona con gli editors, che talora non sono &#039;scrittori&#039;, e con ii lettori, che talora sono scrittori che pubblicano le loro cose un po&#039; dappertutto, sia nella grande sia nella piccola e media editoria

-Che tipo di effetti produce sul &#039;gusto&#039; e sulle &#039;scelte&#039; degli addetti ai lavori il fatto che ci si conosca un po&#039; tutti, che le agenzie letterarie siano gestite sovente da ex editors, che talora chi decide se pubblicare o meno qualcosa in una collana di anrrativa italiana è anche uno scrittore, che di riflesso gestisce una propria &#039;carriera&#039;, accanto al lavoro in casa editrice

Poi c&#039;è il discorso a parte sui &#039;nomi&#039; già conosciuti (jovanotti, etc.), su cui l&#039;editoria di massa specula, per ottenere profitti (e garantirli agli autori), e, a un livello più basso, il discorso sul &#039;familismo&#039;, da intendersi in senso lato, e forse in una prospettiva meno angusta rispetto a come come lo intende Alcor.  Ecco se non vogliamo chiamarlo &#039;familismo&#039; chiamiamolo nella sua versione più pura ed esistenziale: &#039;farsi un gruppetto di amici&#039;, e  in quella più squallida, non necessariamente scopereccia: smarchettamento, o scambio di favori. 

Detto questo: c&#039;è tantissima gente che lavora in modo serio nell&#039;editoria italiana e non bisogna fare di tutta un&#039;erba un fascio. Saluti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Simone Ghelli</p>
<p>E&#8217; vero, ci sono profili molto diversi da considerare in una discussione  come questa.<br />
Per esempio:</p>
<p>-piccola e media editoria. Come funziona con gli editors, che talora sono scrittori che hanno fatto il salto alla &#8216;grande editoria&#8217;, e con i &#8216;lettori&#8217;</p>
<p>-grande editoria. Come funziona con gli editors, che talora non sono &#8216;scrittori&#8217;, e con ii lettori, che talora sono scrittori che pubblicano le loro cose un po&#8217; dappertutto, sia nella grande sia nella piccola e media editoria</p>
<p>-Che tipo di effetti produce sul &#8216;gusto&#8217; e sulle &#8216;scelte&#8217; degli addetti ai lavori il fatto che ci si conosca un po&#8217; tutti, che le agenzie letterarie siano gestite sovente da ex editors, che talora chi decide se pubblicare o meno qualcosa in una collana di anrrativa italiana è anche uno scrittore, che di riflesso gestisce una propria &#8216;carriera&#8217;, accanto al lavoro in casa editrice</p>
<p>Poi c&#8217;è il discorso a parte sui &#8216;nomi&#8217; già conosciuti (jovanotti, etc.), su cui l&#8217;editoria di massa specula, per ottenere profitti (e garantirli agli autori), e, a un livello più basso, il discorso sul &#8216;familismo&#8217;, da intendersi in senso lato, e forse in una prospettiva meno angusta rispetto a come come lo intende Alcor.  Ecco se non vogliamo chiamarlo &#8216;familismo&#8217; chiamiamolo nella sua versione più pura ed esistenziale: &#8216;farsi un gruppetto di amici&#8217;, e  in quella più squallida, non necessariamente scopereccia: smarchettamento, o scambio di favori. </p>
<p>Detto questo: c&#8217;è tantissima gente che lavora in modo serio nell&#8217;editoria italiana e non bisogna fare di tutta un&#8217;erba un fascio. Saluti</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco mantello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/01/25/37905/#comment-146413</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 16:11:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alcor e non fare la permalosa... Alltrimenti sembra che tratti tutti dall&#039;alto in basso e non credo sia nelle tue intenzioni. Ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcor e non fare la permalosa&#8230; Alltrimenti sembra che tratti tutti dall&#8217;alto in basso e non credo sia nelle tue intenzioni. Ciao.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Alcor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/01/25/37905/#comment-146397</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alcor]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 14:31:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ mantello

scusami, rinuncio, non posso star qua tutto il giorno a precisare, ribadire spiegare e fare copincolla [per inciso, quando copincollo, copio e incollo, la revisione non è prevista].

ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ mantello</p>
<p>scusami, rinuncio, non posso star qua tutto il giorno a precisare, ribadire spiegare e fare copincolla [per inciso, quando copincollo, copio e incollo, la revisione non è prevista].</p>
<p>ciao.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Larry Massino		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/01/25/37905/#comment-146393</link>

		<dc:creator><![CDATA[Larry Massino]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 14:16:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo con Alcor almeno sul fatto che uno scrittore, per combattere l&#039;orribile  realtà, ha un&#039;arma formidabile, che è quella di inventarsene altre. Come dire che in letteratura nemmeno lo status quo esiste, è solo urticante realtà letteraria, sostanzialmente un&#039;invenzione degli scrittori  che ci hanno preceduti. Consiglio a chi non l&#039;ha ancora fatto di leggere almeno la prima parte del libro  &quot; La struttura delle rivoluzioni scientifiche &quot;, di Thomas Kuhn (una volta leggevo...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Alcor almeno sul fatto che uno scrittore, per combattere l&#8217;orribile  realtà, ha un&#8217;arma formidabile, che è quella di inventarsene altre. Come dire che in letteratura nemmeno lo status quo esiste, è solo urticante realtà letteraria, sostanzialmente un&#8217;invenzione degli scrittori  che ci hanno preceduti. Consiglio a chi non l&#8217;ha ancora fatto di leggere almeno la prima parte del libro  &#8221; La struttura delle rivoluzioni scientifiche &#8220;, di Thomas Kuhn (una volta leggevo&#8230;)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Simone Ghelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/01/25/37905/#comment-146392</link>

		<dc:creator><![CDATA[Simone Ghelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 14:15:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Temo che le due posizioni rimangano inattaccabili fincé non si forniscono esempi, casi ai quali ci si vuol riferire. La posizione di partenza, quella da cui parte l&#039;articolo, mi sembra voglia sottolineare una certa carenza di qualità nell&#039;editoria italiana. Ma stiamo parlando in generale o per grandi numeri? Stamani, mentre attendevo che scattasse il mio numeretto, ho dato un&#039;occhiata allo scaffale dei libri venduti nell&#039;agenzia di Poste Italiane. Il primo scaffale era occupato da libri scritti da &quot;non scrittori&quot;: c&#039;erano Jovanotti, Nino D&#039;Angelo, etc etc... seguivano libri di cucina, manuali vari, e poi la narrativa: dove erano tutti o quasi titoli da classifica (più alcune ristampe di classici). E&#039; di questi che stiamo parlando o di editori medi o piccoli che si affidano a editor che sono anche scrittori? Dobbiamo definire quest&#039;ultimo un rapporto di parentela o amicizia? O piuttosto di affinità letterarie (più o meno condivisibili: e se non ci piacciono non gli si comprano i libri).
Sui manoscritti: è vero, molti editori si limitano al prestampato (o non rispondono proprio); ma come detto più sopra dipende in primo luogo dalla scarsità di personale. Avete idea di quanto tempo serve per leggere interamente e a fondo un manoscritto, in modo poi da rispondere in maniera dettagliata? Bene: moltiplicate questo tempo per le decine di pacchi che arrivano ogni mese...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Temo che le due posizioni rimangano inattaccabili fincé non si forniscono esempi, casi ai quali ci si vuol riferire. La posizione di partenza, quella da cui parte l&#8217;articolo, mi sembra voglia sottolineare una certa carenza di qualità nell&#8217;editoria italiana. Ma stiamo parlando in generale o per grandi numeri? Stamani, mentre attendevo che scattasse il mio numeretto, ho dato un&#8217;occhiata allo scaffale dei libri venduti nell&#8217;agenzia di Poste Italiane. Il primo scaffale era occupato da libri scritti da &#8220;non scrittori&#8221;: c&#8217;erano Jovanotti, Nino D&#8217;Angelo, etc etc&#8230; seguivano libri di cucina, manuali vari, e poi la narrativa: dove erano tutti o quasi titoli da classifica (più alcune ristampe di classici). E&#8217; di questi che stiamo parlando o di editori medi o piccoli che si affidano a editor che sono anche scrittori? Dobbiamo definire quest&#8217;ultimo un rapporto di parentela o amicizia? O piuttosto di affinità letterarie (più o meno condivisibili: e se non ci piacciono non gli si comprano i libri).<br />
Sui manoscritti: è vero, molti editori si limitano al prestampato (o non rispondono proprio); ma come detto più sopra dipende in primo luogo dalla scarsità di personale. Avete idea di quanto tempo serve per leggere interamente e a fondo un manoscritto, in modo poi da rispondere in maniera dettagliata? Bene: moltiplicate questo tempo per le decine di pacchi che arrivano ogni mese&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco mantello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/01/25/37905/#comment-146391</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 13:56:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Alcor

Sulla prima parte del mio commento le divergenze restano. E&#039; verissimo che le relazioni umane hanno a che fare con la carriere e sono spesso frutto del caso. Ma dobbiamo anche valutarle storicamente,  queste relazioni, non sono un dato estratemporale, nè sempre frutto del caso. E ancora: ci sono &#039;qualità&#039; e qualità&#039; di relazioni umane, altrimenti i rapporti fra Joyce e Svevo sarebbero equiparabili a quelli fra Dell&#039;Utri e Gianni Letta. Sembra che per te esista una sorta di legge dei rapporti umani ingiudicabile dall&#039;esterno (altrimenti si è paranoici), per cui la gente che scrive e ha, tra virgolette, successo, si sceglie, o meglio si seleziona fra pari grado, o qualità, a partire dalla scuola media (magari dall&#039;università con le riviste di scrittura creativa).  Questo a mio avviso è darwinismo,  una forma piuttosto ingenua, di darwinismo, come se le affinità elettive fra gli uomini non fossero dettate anche da materialissimi interessi, ambizioni e trasformismi dell&#039;età cosiddetta adulta.   

Sulla seconda parte del mio intervento (noto che hai copia-incollato anche il mio dislessico &#039;effiicenti&#039;, spacciandola forse per caos), ribadisco che il sistema dei lettori è senz&#039;altro strutturale all&#039;editoria di massa, ma ti dico anche, senza bisogno di andarmi a rileggere Pavese, che una riflessione critica, interna a quel sistema, al suo modo di operare, in questo periodo storico, non in empireo, è a mio avviso opportuna, specialmente quando si parla di grandi case editrici e del modo in cui &#039;leggono&#039; i manoscritti, rispetto al &#039;format&#039; che hanno in testa.   Allora per chiarire meglio: io penso che il sistema dei &#039;lettori&#039;, per come opera oggi, sia del tutto inefficiente, rispetto all&#039;esigenza di &#039;selezionare&#039; la &#039;qualità&#039;. Tutto qui

Sulla seconda parte della seconda parte. Mii pare che nella sostanza siamo d&#039;accordo, anche se a tratti la tua vis polemica sovrappone &#039;ovvietà&#039; delle mie osservazioni a &#039;ovvietà&#039; dello status quo (del tipo: &#039;Certo che è così, lo sappiamo. E comunque c&#039;è tanta gente che prova a cambiare le cose&#039;. Ok anche questo è ovvio, come forse un comune senso di stanchezza, e di impotenza di fronte allo status quo). 

Ciao. Buona scrittura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcor</p>
<p>Sulla prima parte del mio commento le divergenze restano. E&#8217; verissimo che le relazioni umane hanno a che fare con la carriere e sono spesso frutto del caso. Ma dobbiamo anche valutarle storicamente,  queste relazioni, non sono un dato estratemporale, nè sempre frutto del caso. E ancora: ci sono &#8216;qualità&#8217; e qualità&#8217; di relazioni umane, altrimenti i rapporti fra Joyce e Svevo sarebbero equiparabili a quelli fra Dell&#8217;Utri e Gianni Letta. Sembra che per te esista una sorta di legge dei rapporti umani ingiudicabile dall&#8217;esterno (altrimenti si è paranoici), per cui la gente che scrive e ha, tra virgolette, successo, si sceglie, o meglio si seleziona fra pari grado, o qualità, a partire dalla scuola media (magari dall&#8217;università con le riviste di scrittura creativa).  Questo a mio avviso è darwinismo,  una forma piuttosto ingenua, di darwinismo, come se le affinità elettive fra gli uomini non fossero dettate anche da materialissimi interessi, ambizioni e trasformismi dell&#8217;età cosiddetta adulta.   </p>
<p>Sulla seconda parte del mio intervento (noto che hai copia-incollato anche il mio dislessico &#8216;effiicenti&#8217;, spacciandola forse per caos), ribadisco che il sistema dei lettori è senz&#8217;altro strutturale all&#8217;editoria di massa, ma ti dico anche, senza bisogno di andarmi a rileggere Pavese, che una riflessione critica, interna a quel sistema, al suo modo di operare, in questo periodo storico, non in empireo, è a mio avviso opportuna, specialmente quando si parla di grandi case editrici e del modo in cui &#8216;leggono&#8217; i manoscritti, rispetto al &#8216;format&#8217; che hanno in testa.   Allora per chiarire meglio: io penso che il sistema dei &#8216;lettori&#8217;, per come opera oggi, sia del tutto inefficiente, rispetto all&#8217;esigenza di &#8216;selezionare&#8217; la &#8216;qualità&#8217;. Tutto qui</p>
<p>Sulla seconda parte della seconda parte. Mii pare che nella sostanza siamo d&#8217;accordo, anche se a tratti la tua vis polemica sovrappone &#8216;ovvietà&#8217; delle mie osservazioni a &#8216;ovvietà&#8217; dello status quo (del tipo: &#8216;Certo che è così, lo sappiamo. E comunque c&#8217;è tanta gente che prova a cambiare le cose&#8217;. Ok anche questo è ovvio, come forse un comune senso di stanchezza, e di impotenza di fronte allo status quo). </p>
<p>Ciao. Buona scrittura.</p>
]]></content:encoded>
		
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