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	Commenti a: Pubblico e poeti: una svolta civile?. Parte seconda.	</title>
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		<title>
		Di: enrico dignani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[enrico dignani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 11:33:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[l&#039;orribile che galleggia= orrenda.]]></description>
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		<title>
		Di: manuel cohen		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[manuel cohen]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 09:38:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[orrenda]]></description>
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		<title>
		Di: cablogramma postumanista n.6 &#171; nabanassar		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[cablogramma postumanista n.6 &#171; nabanassar]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Feb 2011 00:17:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] https://www.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/ parte seconda su Nazione Indiana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] <a href="https://www.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/</a> parte seconda su Nazione Indiana [&#8230;]</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: enrico dignani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/#comment-147188</link>

		<dc:creator><![CDATA[enrico dignani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 14:50:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[2007 correva l’anno
		Il magna magna


Il delinquere autorizzato
Non è delinquere

Se non siete capaci di reazione
Baciate la mazza,
Muti e rassegnati.

Prima viene l’idea,
Poi viene il credo,
Poi viene la fede,
Capito l’andazzo 
Se me ne viene qualcosa
Sono fedele, 
Militante, 
Furbetto.
Ma si può dare qualcosa a tutti?
Certo!
Un sistema,
Una patria,
Un debito pubblico,
Un sacerdote,
Un magistrato,
Una puttana,
Eppoi , senza eppoi.
--------------------------
può essere un esempio di poesia civile?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>2007 correva l’anno<br />
		Il magna magna</p>
<p>Il delinquere autorizzato<br />
Non è delinquere</p>
<p>Se non siete capaci di reazione<br />
Baciate la mazza,<br />
Muti e rassegnati.</p>
<p>Prima viene l’idea,<br />
Poi viene il credo,<br />
Poi viene la fede,<br />
Capito l’andazzo<br />
Se me ne viene qualcosa<br />
Sono fedele,<br />
Militante,<br />
Furbetto.<br />
Ma si può dare qualcosa a tutti?<br />
Certo!<br />
Un sistema,<br />
Una patria,<br />
Un debito pubblico,<br />
Un sacerdote,<br />
Un magistrato,<br />
Una puttana,<br />
Eppoi , senza eppoi.<br />
&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
può essere un esempio di poesia civile?</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Guido Mattia Gallerani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/#comment-147169</link>

		<dc:creator><![CDATA[Guido Mattia Gallerani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 10:08:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Renata, effettivamente bisognerà ragionare a un certo punto su quali siano questi contenuti civili. Qui ci premeva soltanto di segnalare un doppio meccanismo, che già Lorenzo ha esplicitato. Non sono solo le modalità comunicative, ma anche il materiale (cioè i contenuti come tu giustamente dicevi) che rendono possibile lo scambio. In questo senso citavo Daumal, riconducendo la Nuova Poesia Civile proprio al contenuto di una comune esperienza con cui fare strada, esperienza condivisa, che già il lettore conosce, proprio perché riguarda temi civili, di tutti. Questo non vuol dire che la lirica non faccia altrettanto, ma che, proprio per contestualizzare, la capacità del pubblico di muoversi in quella direzione, cioè verso l&#039;individualità dell&#039;altro, mi pare sempre più sclerotizzata. Allora riavvicinarlo attraverso contenuti di cui già ha esperienza può essere un modo operativo per permettergli di avvicinarsi alla poesia contemporanea nel suo complesso.
Grazie anche per le indicazioni sul problema del maschilismo poetico. Credo però che l&#039;avvenenza debba sempre restare fuori da questioni testuali, ma anche performative in senso stretto. Laddove il performer ne fa uso fuoriesce dal campo poetico per entrare in un altro. E perderebbe il contatto poetico col pubblico per sostituirlo con un altro tipo di rapporto estetico. Ma certo sono tutte interessanti linee di studio di questo problema. Grazie per l&#039;approfondimento.
Guido Mattia Gallerani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Renata, effettivamente bisognerà ragionare a un certo punto su quali siano questi contenuti civili. Qui ci premeva soltanto di segnalare un doppio meccanismo, che già Lorenzo ha esplicitato. Non sono solo le modalità comunicative, ma anche il materiale (cioè i contenuti come tu giustamente dicevi) che rendono possibile lo scambio. In questo senso citavo Daumal, riconducendo la Nuova Poesia Civile proprio al contenuto di una comune esperienza con cui fare strada, esperienza condivisa, che già il lettore conosce, proprio perché riguarda temi civili, di tutti. Questo non vuol dire che la lirica non faccia altrettanto, ma che, proprio per contestualizzare, la capacità del pubblico di muoversi in quella direzione, cioè verso l&#8217;individualità dell&#8217;altro, mi pare sempre più sclerotizzata. Allora riavvicinarlo attraverso contenuti di cui già ha esperienza può essere un modo operativo per permettergli di avvicinarsi alla poesia contemporanea nel suo complesso.<br />
Grazie anche per le indicazioni sul problema del maschilismo poetico. Credo però che l&#8217;avvenenza debba sempre restare fuori da questioni testuali, ma anche performative in senso stretto. Laddove il performer ne fa uso fuoriesce dal campo poetico per entrare in un altro. E perderebbe il contatto poetico col pubblico per sostituirlo con un altro tipo di rapporto estetico. Ma certo sono tutte interessanti linee di studio di questo problema. Grazie per l&#8217;approfondimento.<br />
Guido Mattia Gallerani</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo mari		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/#comment-147158</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo mari]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Feb 2011 01:04:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Renata, purtroppo molti, troppi spunti di riflessione sono rimasti inevasi... Il superamento della dicotomia tra poesia civile e poesia d&#039;avanguardia, per esempio. Nella prima parte del post, infatti, si accennava al fatto che la ricerca formale di &quot;Prosa in prosa&quot; poteva star dentro a questo discorso e non esserne sovieticamente espulsa... E malgrado tutto continuo a non capire come la questione della comunicatività della lingua non possa essere utile e significativa, se non centrale, nella ricostituzione di una comunità. La questione che si pone di nuovo è: come parlarci? Parliamo solo tra teorici, citando questo e quello, e ricostituiamo una comunità che è solo una repubblica delle lettere (immaginaria)? O forse non è ora di scendere dall&#039;empireo (senza che il compromesso sia per forza di cose umiliante, per nessuno...) per confrontarci con i &quot;contenuti&quot;, anche in modo nettamente radicale e integrale, se necessario, e mettendo in discussione certe forme e certi linguaggi &quot;per iniziati&quot;?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Renata, purtroppo molti, troppi spunti di riflessione sono rimasti inevasi&#8230; Il superamento della dicotomia tra poesia civile e poesia d&#8217;avanguardia, per esempio. Nella prima parte del post, infatti, si accennava al fatto che la ricerca formale di &#8220;Prosa in prosa&#8221; poteva star dentro a questo discorso e non esserne sovieticamente espulsa&#8230; E malgrado tutto continuo a non capire come la questione della comunicatività della lingua non possa essere utile e significativa, se non centrale, nella ricostituzione di una comunità. La questione che si pone di nuovo è: come parlarci? Parliamo solo tra teorici, citando questo e quello, e ricostituiamo una comunità che è solo una repubblica delle lettere (immaginaria)? O forse non è ora di scendere dall&#8217;empireo (senza che il compromesso sia per forza di cose umiliante, per nessuno&#8230;) per confrontarci con i &#8220;contenuti&#8221;, anche in modo nettamente radicale e integrale, se necessario, e mettendo in discussione certe forme e certi linguaggi &#8220;per iniziati&#8221;?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tavor		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/#comment-147152</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tavor]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 22:48:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao luigi,

Riguardo Cartesio il discorso sarebbe troppo vasto, ma è la stessa ontologia cartesiana a vacillare a mio parere, ma non posso farlo qui(comunque ti ringrazio per la puntualizzazione, potrei aver trovato il nodo sbagliato e andrò a rivedere).

Potrei anche esser d&#039;accordo con te riguardo la pedagogia, ma se questo è scevra da obiettivo definito, da educazione intesa come la intendeva, purtroppo, anche rousseau.
Per quanto riguarda freud forse mi sono espresso male. Diciamo che al di là del principio di piacere porta freud oltre freud(da qui estendere verso lacan, il valicamento del &quot;segno&quot; freudiano, ma non è luogo, come hai detto tu, per parlarne).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao luigi,</p>
<p>Riguardo Cartesio il discorso sarebbe troppo vasto, ma è la stessa ontologia cartesiana a vacillare a mio parere, ma non posso farlo qui(comunque ti ringrazio per la puntualizzazione, potrei aver trovato il nodo sbagliato e andrò a rivedere).</p>
<p>Potrei anche esser d&#8217;accordo con te riguardo la pedagogia, ma se questo è scevra da obiettivo definito, da educazione intesa come la intendeva, purtroppo, anche rousseau.<br />
Per quanto riguarda freud forse mi sono espresso male. Diciamo che al di là del principio di piacere porta freud oltre freud(da qui estendere verso lacan, il valicamento del &#8220;segno&#8221; freudiano, ma non è luogo, come hai detto tu, per parlarne).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: renatamorresi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/#comment-147151</link>

		<dc:creator><![CDATA[renatamorresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 22:22:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao, a me piace dire che la poesia non è un uso speciale della lingua, ma un uso speciale della vita (suona un po&#039; romantico, lo ammetto;)

comunque, nel frattempo ho cominciato a leggere Rancière, di cui si diceva nella I parte, che sulla questione del linguaggio letterario è assai più illuminante:

“La specificità storica della letteratura non dipende da uno stato o da un uso specifico del linguaggio, ma da un nuovo equilibrio dei suoi poteri, da una nuova maniera alla quale ricorrere offrendo qualcosa da vedere e da intendere.”

Siccome la politica è, prima di essere pratica del potere, la costituzione (sempre controversa) di una “forma specifica di comunità”, ossia consiste nel decidere quali siano gli oggetti di interesse comune e condiviso, di contro a ciò che è meramente &#039;personale&#039; (o &#039;pre-politico&#039;), ecco che la letteratura, che si occupa di mettere in rapporto tra loro “il dicibile e il visibile, le parole e le cose”, può rivendicare un fare politico specifico alla sua natura. 

In effetti forse proprio Rancière può aiutare a risolvere l&#039;inghippo di questo saggio collettivo, che specialmente in questa seconda parte si è fatto più prescrittivo e ha perso un po&#039; di spessore critico.

A me sembra che quello che rende veramente &#039;civile&#039; la poesia di Franzin o di Nacci non è il loro modo di essere “comunicativi”, quanto “le cose” di cui parlano e il loro modo di “stare” nelle stesse. Franzin dell&#039;alienazione da lavoro nel tardo-capitalismo, Nacci della disumanizzazione dei rapporti. Franzin da testimone, in quanto operaio dipendente e poi cassaintegrato, Nacci da poeta che fa della parola presenza sul campo, contatto umano.  

Secondo me il saggio s&#039;intoppa criticamente proprio qui, sul fatto che puntiate sulla comunicatività della lingua. Siccome non volete/potete portare fino in fondo questa cosa della poesia come lingua speciale, con un uso autonomo (non potete perché vi porterebbe troppo vicino alle avanguardie che non vi piacciono), a un certo punto vi bloccate attorno a delle metafore un po&#039; fumose, il poeta come il mare, ecc., e alla categoria (piuttosto acritica) del &quot;successo&quot;. Mentre invece, come avete fatto meglio nella prima parte, (mio modestissimo parere), forse dovreste concentrarvi su quelli che una volta si chiamavano “contenuti”. 

Naturale che vi siano delle ritrosie: doveste farlo sareste tacciati subito di voler sovieticamente circoscrivere i limiti dell&#039;infinita potenzialità dell&#039;arte, bla-bla. Ma forse per riflettere su una cosa chiamata Nuova Poesia Civile non sarebbe del tutto inappropriato delineare quali sono le questioni civili di cui sarebbe il caso di parlare in poesia oggi e di cui ancora non si parla. (A me colpì moltissimo una serie di Maria Grazia Calandrone sugli incidenti stradali, che mi parve un tema struggente e civilissimo, il lutto condiviso, trattato in una lingua che non direi affatto “comunicativa”.) 

Oppure bisogna cambiare assunto, e partire dal presupposto che la poesia non è una lingua speciale, ma un atto vero e proprio, un gesto di rinegoziazione. Ma questa è un&#039;altra storia, e ho parlato già troppo.

Ultima nota: ho apprezzato molto il riconoscimento di come un certo maschilismo permea (eccome!) i &#039;rapporti poetici&#039;; anche qui però sarebbe interessante riappropriarsi della questione della bellezza e del corpo in modo più complesso (penso a Sara Ventroni, che è interessante come performer ANCHE per come la sua avvenenza sta in rapporto alla sua parola; oppure a Rosaria Lo Russo, la cui poesia è un lungo studio sulle metamorfosi del corpo di donna) 

Grazie per avermi offerto tanti spunti di riflessione e scusate la lunghezza,

un saluto caro,

renata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, a me piace dire che la poesia non è un uso speciale della lingua, ma un uso speciale della vita (suona un po&#8217; romantico, lo ammetto;)</p>
<p>comunque, nel frattempo ho cominciato a leggere Rancière, di cui si diceva nella I parte, che sulla questione del linguaggio letterario è assai più illuminante:</p>
<p>“La specificità storica della letteratura non dipende da uno stato o da un uso specifico del linguaggio, ma da un nuovo equilibrio dei suoi poteri, da una nuova maniera alla quale ricorrere offrendo qualcosa da vedere e da intendere.”</p>
<p>Siccome la politica è, prima di essere pratica del potere, la costituzione (sempre controversa) di una “forma specifica di comunità”, ossia consiste nel decidere quali siano gli oggetti di interesse comune e condiviso, di contro a ciò che è meramente &#8216;personale&#8217; (o &#8216;pre-politico&#8217;), ecco che la letteratura, che si occupa di mettere in rapporto tra loro “il dicibile e il visibile, le parole e le cose”, può rivendicare un fare politico specifico alla sua natura. </p>
<p>In effetti forse proprio Rancière può aiutare a risolvere l&#8217;inghippo di questo saggio collettivo, che specialmente in questa seconda parte si è fatto più prescrittivo e ha perso un po&#8217; di spessore critico.</p>
<p>A me sembra che quello che rende veramente &#8216;civile&#8217; la poesia di Franzin o di Nacci non è il loro modo di essere “comunicativi”, quanto “le cose” di cui parlano e il loro modo di “stare” nelle stesse. Franzin dell&#8217;alienazione da lavoro nel tardo-capitalismo, Nacci della disumanizzazione dei rapporti. Franzin da testimone, in quanto operaio dipendente e poi cassaintegrato, Nacci da poeta che fa della parola presenza sul campo, contatto umano.  </p>
<p>Secondo me il saggio s&#8217;intoppa criticamente proprio qui, sul fatto che puntiate sulla comunicatività della lingua. Siccome non volete/potete portare fino in fondo questa cosa della poesia come lingua speciale, con un uso autonomo (non potete perché vi porterebbe troppo vicino alle avanguardie che non vi piacciono), a un certo punto vi bloccate attorno a delle metafore un po&#8217; fumose, il poeta come il mare, ecc., e alla categoria (piuttosto acritica) del &#8220;successo&#8221;. Mentre invece, come avete fatto meglio nella prima parte, (mio modestissimo parere), forse dovreste concentrarvi su quelli che una volta si chiamavano “contenuti”. </p>
<p>Naturale che vi siano delle ritrosie: doveste farlo sareste tacciati subito di voler sovieticamente circoscrivere i limiti dell&#8217;infinita potenzialità dell&#8217;arte, bla-bla. Ma forse per riflettere su una cosa chiamata Nuova Poesia Civile non sarebbe del tutto inappropriato delineare quali sono le questioni civili di cui sarebbe il caso di parlare in poesia oggi e di cui ancora non si parla. (A me colpì moltissimo una serie di Maria Grazia Calandrone sugli incidenti stradali, che mi parve un tema struggente e civilissimo, il lutto condiviso, trattato in una lingua che non direi affatto “comunicativa”.) </p>
<p>Oppure bisogna cambiare assunto, e partire dal presupposto che la poesia non è una lingua speciale, ma un atto vero e proprio, un gesto di rinegoziazione. Ma questa è un&#8217;altra storia, e ho parlato già troppo.</p>
<p>Ultima nota: ho apprezzato molto il riconoscimento di come un certo maschilismo permea (eccome!) i &#8216;rapporti poetici&#8217;; anche qui però sarebbe interessante riappropriarsi della questione della bellezza e del corpo in modo più complesso (penso a Sara Ventroni, che è interessante come performer ANCHE per come la sua avvenenza sta in rapporto alla sua parola; oppure a Rosaria Lo Russo, la cui poesia è un lungo studio sulle metamorfosi del corpo di donna) </p>
<p>Grazie per avermi offerto tanti spunti di riflessione e scusate la lunghezza,</p>
<p>un saluto caro,</p>
<p>renata</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tommaso		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/#comment-147148</link>

		<dc:creator><![CDATA[tommaso]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 22:06:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Poesia che sia in grado di farsi volere bene – la poesia come il Grande Cinema: dove creatività e competenze danno un prodotto qualitativamente raffinato ma allo stesso tempo di libero accesso, per tutti&quot;
&quot;Se vogliamo fare poesia per la gente, e se siamo davvero comunicatori competenti&quot;

Ma siamo fuori dai coppi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Poesia che sia in grado di farsi volere bene – la poesia come il Grande Cinema: dove creatività e competenze danno un prodotto qualitativamente raffinato ma allo stesso tempo di libero accesso, per tutti&#8221;<br />
&#8220;Se vogliamo fare poesia per la gente, e se siamo davvero comunicatori competenti&#8221;</p>
<p>Ma siamo fuori dai coppi?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Francesco Terzago		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/05/pubblico-e-poeti-una-svolta-civile-parte-seconda/#comment-147132</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesco Terzago]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 18:31:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38062#comment-147132</guid>

					<description><![CDATA[Mah, non credo proprio che la semiologia sia figlia degli acidi, &quot;Elementi di semiologia&quot; è un piccolo capolavoro da leggere e rileggere; nemmeno &quot;Scritti corsari&quot; sono figli dell&#039;oppio. Questo però non è il motivo del contendere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mah, non credo proprio che la semiologia sia figlia degli acidi, &#8220;Elementi di semiologia&#8221; è un piccolo capolavoro da leggere e rileggere; nemmeno &#8220;Scritti corsari&#8221; sono figli dell&#8217;oppio. Questo però non è il motivo del contendere.</p>
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