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	Commenti a: sought poem	</title>
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		<title>
		Di: Pietro Roversi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/15/sought-poem/#comment-148037</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pietro Roversi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 14:18:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chi di testo cercato ferisce, di testo cercato perisce, Simonelli!
Scherzo, ma ogni tanto io mi son cimentato con scrittura mimetica, chissa&#039;, in fondo cosa diceva Eliot che il mediocri copiano, i grandi rubano. 
A parte questo, il testo e&#039; molto contemporaneo e si legge all&#039;inizio ingenuamente (e&#039; vero che il titolo lo denuncia ma e&#039; anche vero che non tutti siamo al corrente di cosa sia un sought poem, anche se ora dopo questa lo abbiamo imparato: allora oltretutto e&#039; un testo educativo!). Poi si scopre che se uno ha orecchio c&#039;e&#039; poesia in luoghi insospettati. Poi ci si interroga sul senso, sul senso che uno riportando parole verbatim puo&#039; alterare, sia col contesto, sia colla scelta (se capisco sono passaggi di uno stesso libro, non un&#039;unica sezione). Allora: sarebbe pericoloso farlo troppo spesso, ma fatto cosi&#039; bene e una tantum secondo me funziona! Tanto di cappello.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi di testo cercato ferisce, di testo cercato perisce, Simonelli!<br />
Scherzo, ma ogni tanto io mi son cimentato con scrittura mimetica, chissa&#8217;, in fondo cosa diceva Eliot che il mediocri copiano, i grandi rubano.<br />
A parte questo, il testo e&#8217; molto contemporaneo e si legge all&#8217;inizio ingenuamente (e&#8217; vero che il titolo lo denuncia ma e&#8217; anche vero che non tutti siamo al corrente di cosa sia un sought poem, anche se ora dopo questa lo abbiamo imparato: allora oltretutto e&#8217; un testo educativo!). Poi si scopre che se uno ha orecchio c&#8217;e&#8217; poesia in luoghi insospettati. Poi ci si interroga sul senso, sul senso che uno riportando parole verbatim puo&#8217; alterare, sia col contesto, sia colla scelta (se capisco sono passaggi di uno stesso libro, non un&#8217;unica sezione). Allora: sarebbe pericoloso farlo troppo spesso, ma fatto cosi&#8217; bene e una tantum secondo me funziona! Tanto di cappello.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/15/sought-poem/#comment-147618</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Feb 2011 00:11:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bellissima idea.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bellissima idea.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Marco Simonelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/15/sought-poem/#comment-147551</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Simonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Feb 2011 14:14:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Francesca: ti ringrazio per questa tua analisi. Credo che tu abbia centrato tutti i punti che mi premevano.
Ringrazio tutti quelli che hanno commentato, solidali o meno: è stata un&#039;esperienza utilissima.
Affrontare modalità di scrittura &quot;altre&quot; credo sia esperienza fondamentale per ogni autore che desideri ampliare le proprie possibilità. L&#039;idea di partenza era un percorso di specchi, un&#039;installazione interattiva che richiedesse al lettore/fruitore una partecipazione. L&#039;intento era esplorativo: richiede una re/azione conscia o inconscia. Richiede (ha richiesto, almeno a me) di entrare in contatto con i propri pregiudizi, innescare (innestare?) una discussione interna che partisse dal testo per approdare altrove. Non verso un dove specifico. 
Grazie.
M.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Francesca: ti ringrazio per questa tua analisi. Credo che tu abbia centrato tutti i punti che mi premevano.<br />
Ringrazio tutti quelli che hanno commentato, solidali o meno: è stata un&#8217;esperienza utilissima.<br />
Affrontare modalità di scrittura &#8220;altre&#8221; credo sia esperienza fondamentale per ogni autore che desideri ampliare le proprie possibilità. L&#8217;idea di partenza era un percorso di specchi, un&#8217;installazione interattiva che richiedesse al lettore/fruitore una partecipazione. L&#8217;intento era esplorativo: richiede una re/azione conscia o inconscia. Richiede (ha richiesto, almeno a me) di entrare in contatto con i propri pregiudizi, innescare (innestare?) una discussione interna che partisse dal testo per approdare altrove. Non verso un dove specifico. <br />
Grazie.<br />
M.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: francesca matteoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/15/sought-poem/#comment-147536</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 14:40:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cioè che spiazza di questo testo, è che sta tutto lì. Non c&#039;è una bellezza, una forma, un significato trascendente - se mai il linguaggio può essere un mezzo per altro che non sia se stesso - una denuncia morale, etc etc. Se cerchiamo di leggerlo con uno spirito etico se ne resterà quasi senz&#039;altro disturbati, vuoi per l&#039;apparente freddezza, per l&#039;equazione ieri come oggi, per l&#039;elenco dei nomi e, infine, per aver citato la Marina Ripa. Il fatto è che questo testo è in sè etico proprio perchè non dice nulla - non esprime nemmeno un io, ma l&#039;operazione di un io che chiama a rispondere i lettori, chiama i lettori a decidere loro con quali strumenti disinnescarlo, prenderne atto, rifiutarlo. Ricordandoci che usare un libro di Marina Ripa di Meana non è soltanto un gesto pop, ma un modo di guardare da prospettive magari insolite per &quot;l&#039;intellettuale&quot;. L&#039;elenco sbalorditivo di nomi riuniti attorno ad una tavola imbandita - senza tanti simbolismi sul cibo, penso proprio alla quotidianità del gesto, per certi versi richiama altre cene dell&#039;Italia immediatamente contemporanea, con tutt&#039;altri invitati e &quot;nomi&quot;. Poi scatta la distonia - la rottura tra quell&#039;episodio mondano e questi episodi mondani, tra l&#039;occhio di donna che più o meno strumentalmente li registra. E in quella rottura opera, non sta, questo tipo di scritto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cioè che spiazza di questo testo, è che sta tutto lì. Non c&#8217;è una bellezza, una forma, un significato trascendente &#8211; se mai il linguaggio può essere un mezzo per altro che non sia se stesso &#8211; una denuncia morale, etc etc. Se cerchiamo di leggerlo con uno spirito etico se ne resterà quasi senz&#8217;altro disturbati, vuoi per l&#8217;apparente freddezza, per l&#8217;equazione ieri come oggi, per l&#8217;elenco dei nomi e, infine, per aver citato la Marina Ripa. Il fatto è che questo testo è in sè etico proprio perchè non dice nulla &#8211; non esprime nemmeno un io, ma l&#8217;operazione di un io che chiama a rispondere i lettori, chiama i lettori a decidere loro con quali strumenti disinnescarlo, prenderne atto, rifiutarlo. Ricordandoci che usare un libro di Marina Ripa di Meana non è soltanto un gesto pop, ma un modo di guardare da prospettive magari insolite per &#8220;l&#8217;intellettuale&#8221;. L&#8217;elenco sbalorditivo di nomi riuniti attorno ad una tavola imbandita &#8211; senza tanti simbolismi sul cibo, penso proprio alla quotidianità del gesto, per certi versi richiama altre cene dell&#8217;Italia immediatamente contemporanea, con tutt&#8217;altri invitati e &#8220;nomi&#8221;. Poi scatta la distonia &#8211; la rottura tra quell&#8217;episodio mondano e questi episodi mondani, tra l&#8217;occhio di donna che più o meno strumentalmente li registra. E in quella rottura opera, non sta, questo tipo di scritto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco simonelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/15/sought-poem/#comment-147535</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco simonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 13:46:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Manuel: bene. a qualcun altro invece suscita/ricorda qualcosa?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Manuel: bene. a qualcun altro invece suscita/ricorda qualcosa?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: manuel cohen		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/15/sought-poem/#comment-147533</link>

		<dc:creator><![CDATA[manuel cohen]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 13:06:07 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38104#comment-147533</guid>

					<description><![CDATA[vedi Marco, la questione è proprio l&#039;ultima: &#039;esiste anche questo nella vita&#039;. Non interessa credo nessuno sapere con chi vai a cena. Ma può essere interessante, per te che ne scrivi, in primis, riuscire a cogliere qualcosa da qualcuno, andare oltre il dato ovvio e naturalistico di esposizione. Perchè scusa ma qui l&#039;otre testuale non si vede, lo metti nelle note, non è nel testo.  Da un testo così, che non irrita nè infastidisce, non viene fuori nulla, non c&#039;è nulla da spremere. Un reperto di cronaca falsata, e nient&#039;altro. Un referto che non aggiunge granchè.

 Con il suggerimento che mi permettevo di darti, intendevo questo: tirar fuori qualcosa da chi frequenti ora, non il piatto di cacio e pepe (che va pure bene ma non basterebbe), non per farne gossip tra tra nove anni. 

Mentre il riferimento fatto a certi nomi,  era perchè coglievo nella piega dei tuoi commenti la nostalgia per un mondo di riferimento e di maestri non vissuti: Pasolini, Penna, Bellezza. Padri o fratelli, è un modo di dire, se preferisci: compagni di percorso, e lo stesso.

&quot;Per me non è esattamente semplicissimo essere me&quot;: forse vale per sei miliardi di vite, ognuna nella propria specificità.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>vedi Marco, la questione è proprio l&#8217;ultima: &#8216;esiste anche questo nella vita&#8217;. Non interessa credo nessuno sapere con chi vai a cena. Ma può essere interessante, per te che ne scrivi, in primis, riuscire a cogliere qualcosa da qualcuno, andare oltre il dato ovvio e naturalistico di esposizione. Perchè scusa ma qui l&#8217;otre testuale non si vede, lo metti nelle note, non è nel testo.  Da un testo così, che non irrita nè infastidisce, non viene fuori nulla, non c&#8217;è nulla da spremere. Un reperto di cronaca falsata, e nient&#8217;altro. Un referto che non aggiunge granchè.</p>
<p> Con il suggerimento che mi permettevo di darti, intendevo questo: tirar fuori qualcosa da chi frequenti ora, non il piatto di cacio e pepe (che va pure bene ma non basterebbe), non per farne gossip tra tra nove anni. </p>
<p>Mentre il riferimento fatto a certi nomi,  era perchè coglievo nella piega dei tuoi commenti la nostalgia per un mondo di riferimento e di maestri non vissuti: Pasolini, Penna, Bellezza. Padri o fratelli, è un modo di dire, se preferisci: compagni di percorso, e lo stesso.</p>
<p>&#8220;Per me non è esattamente semplicissimo essere me&#8221;: forse vale per sei miliardi di vite, ognuna nella propria specificità.</p>
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		<title>
		Di: marco simonelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/15/sought-poem/#comment-147531</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco simonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 12:16:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Manuel: avrà anche avuto necessità di dormire qualche ora! Beh, nulla da dire su come viveva i suoi dopo cena, dopotutto erano altri tempi, non c&#039;erano le chat, non c&#039;erano i locali gay, le darkroom, né i consultori né i centri di cultura omosessuale. Non c&#039;era la sindrome da immunodeficienza acquisita. Scommetto che qualche volta, oltre a lavorare e a vivere la notte avrà anche mangiato una mela, dell&#039;uva, un frutto, un cacio e pepe! Non lo vedo a stendere i panni, ok, ma esiste anche questo nella vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Manuel: avrà anche avuto necessità di dormire qualche ora! Beh, nulla da dire su come viveva i suoi dopo cena, dopotutto erano altri tempi, non c&#8217;erano le chat, non c&#8217;erano i locali gay, le darkroom, né i consultori né i centri di cultura omosessuale. Non c&#8217;era la sindrome da immunodeficienza acquisita. Scommetto che qualche volta, oltre a lavorare e a vivere la notte avrà anche mangiato una mela, dell&#8217;uva, un frutto, un cacio e pepe! Non lo vedo a stendere i panni, ok, ma esiste anche questo nella vita.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco simonelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/15/sought-poem/#comment-147530</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco simonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 12:07:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38104#comment-147530</guid>

					<description><![CDATA[@Manuel: grazie. ma se io adesso ti raccontassi di quando vedo appunto tutte le persone che citi nel tuo commento (sì, le vedo, ogni tanto, con piacere, in amicizia, con gratitudine, ospitalità, delle volte ci si incazza, delle volte no) non sarei DAVVERO signorini? E se fra esattamente nove anni scrivessi le mie memorie parlando di loro, non sarei forse proprio la signora Marina e non Marco Simonelli? Guarda, non so tu, ma per me non è esattamente semplicissimo essere me. (lo diceva anche Anna Nichole Smith). Per te è semplice essere te? Lo vedi quante domande, quante questioni importanti o meno possono nascere da un testo che è operazione e non opera? Non è detto che debba sempre essere così, ma mi piace il fatto che possa essere ANCHE così. Scusa, una domanda: perché padri? Guarda, dopo undici anni di analisi freudiana posso dirti che il padre sembra fatto apposta per generare conflitti. E va bene, ma non sono sempre utili. Meglio un rapporto avuncolare. Buffoni, ad esempio, ha avuto l&#039;intelligenza e l&#039;umanità di porsi come &quot;theios&quot;, zio. E perché precludersi la possibilità di &quot;essere&quot; padre? Io sono anche un patrigno. Per la figlia del mio compagno sono &quot;Il fidanzato del babbo&quot;. Ma mi chiama Marco e basta. Forse è l&#039;unica persona che mi vede come Marcoebasta. 
Sto divagando, ma sicuramente, come vedi, la questione che affrontiamo insieme io e te mi tocca davvero OLTRE il testo. E questo secondo me vale un po&#039; di più. I testi poi: non è mia ambizione scrivere qualcosa che resti nei secoli. Se resta in te o qualcun altro per più di dieci minuti (anche con un senso di fastidio, di pochezza, di uggia) è un traguardo, una soddisfazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Manuel: grazie. ma se io adesso ti raccontassi di quando vedo appunto tutte le persone che citi nel tuo commento (sì, le vedo, ogni tanto, con piacere, in amicizia, con gratitudine, ospitalità, delle volte ci si incazza, delle volte no) non sarei DAVVERO signorini? E se fra esattamente nove anni scrivessi le mie memorie parlando di loro, non sarei forse proprio la signora Marina e non Marco Simonelli? Guarda, non so tu, ma per me non è esattamente semplicissimo essere me. (lo diceva anche Anna Nichole Smith). Per te è semplice essere te? Lo vedi quante domande, quante questioni importanti o meno possono nascere da un testo che è operazione e non opera? Non è detto che debba sempre essere così, ma mi piace il fatto che possa essere ANCHE così. Scusa, una domanda: perché padri? Guarda, dopo undici anni di analisi freudiana posso dirti che il padre sembra fatto apposta per generare conflitti. E va bene, ma non sono sempre utili. Meglio un rapporto avuncolare. Buffoni, ad esempio, ha avuto l&#8217;intelligenza e l&#8217;umanità di porsi come &#8220;theios&#8221;, zio. E perché precludersi la possibilità di &#8220;essere&#8221; padre? Io sono anche un patrigno. Per la figlia del mio compagno sono &#8220;Il fidanzato del babbo&#8221;. Ma mi chiama Marco e basta. Forse è l&#8217;unica persona che mi vede come Marcoebasta.<br />
Sto divagando, ma sicuramente, come vedi, la questione che affrontiamo insieme io e te mi tocca davvero OLTRE il testo. E questo secondo me vale un po&#8217; di più. I testi poi: non è mia ambizione scrivere qualcosa che resti nei secoli. Se resta in te o qualcun altro per più di dieci minuti (anche con un senso di fastidio, di pochezza, di uggia) è un traguardo, una soddisfazione.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: manuel cohen		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/15/sought-poem/#comment-147529</link>

		<dc:creator><![CDATA[manuel cohen]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 11:48:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non ho risposto al tuo quesito:

Pasolini era solito ripetere una frase che dava il senso del suo vissuto. &#039;Il giorno è tutto per il lavoro, la scrittura. la notte si vive&#039;. Più che le cene, viveva l&#039;attesa del dopo cena, in cui vagava per la città coltivando il draghaggio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non ho risposto al tuo quesito:</p>
<p>Pasolini era solito ripetere una frase che dava il senso del suo vissuto. &#8216;Il giorno è tutto per il lavoro, la scrittura. la notte si vive&#8217;. Più che le cene, viveva l&#8217;attesa del dopo cena, in cui vagava per la città coltivando il draghaggio.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco simonelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/15/sought-poem/#comment-147528</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco simonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 11:45:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38104#comment-147528</guid>

					<description><![CDATA[@eleonora: certamente! Grazie! (scusa, ho visto solo adesso il commento!) Un bacione!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@eleonora: certamente! Grazie! (scusa, ho visto solo adesso il commento!) Un bacione!</p>
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