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	Commenti a: Non si disturbi il massacratore	</title>
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		<title>
		Di: maria		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 16:10:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[http://kelebeklerblog.com/2011/03/03/libia-e-italia-una-piccola-lezione-di-politica-internazionale/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://kelebeklerblog.com/2011/03/03/libia-e-italia-una-piccola-lezione-di-politica-internazionale/" rel="nofollow ugc">http://kelebeklerblog.com/2011/03/03/libia-e-italia-una-piccola-lezione-di-politica-internazionale/</a></p>
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		<title>
		Di: Franco Fallabrino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Fallabrino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 17:30:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Noi moriremo di cancro, ma loro, i cancri della terra, di cosa moriranno, di una ragazza che porge loro un fiore?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Noi moriremo di cancro, ma loro, i cancri della terra, di cosa moriranno, di una ragazza che porge loro un fiore?</p>
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		<title>
		Di: la funambola		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/#comment-148030</link>

		<dc:creator><![CDATA[la funambola]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 11:21:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[di nuovo grazie enio abate :)
la cultura del sano sospetto è l&#039;unica arma di difesa a disposizione del &quot;popolo&quot; senza storia e senza memoria

possiamo un &quot;noi&quot; a un tiro di sguardo, possiamo solo farci &quot;corruttori&quot; delle facili certezze, dell&#039;indignazione pilotata e mirata, dell&#039;intervento &quot;umanitario&quot;, della retorica del &quot;mostro&quot; che addita il mostro, o in alternativa, possiamo farci e basta:) che è poi lo scopo perseguito dai confezionatori del così detto &quot;realismo&quot; o &quot;immaginario collettivo&quot; :)
molti baci
la fu]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di nuovo grazie enio abate :)<br />
la cultura del sano sospetto è l&#8217;unica arma di difesa a disposizione del &#8220;popolo&#8221; senza storia e senza memoria</p>
<p>possiamo un &#8220;noi&#8221; a un tiro di sguardo, possiamo solo farci &#8220;corruttori&#8221; delle facili certezze, dell&#8217;indignazione pilotata e mirata, dell&#8217;intervento &#8220;umanitario&#8221;, della retorica del &#8220;mostro&#8221; che addita il mostro, o in alternativa, possiamo farci e basta:) che è poi lo scopo perseguito dai confezionatori del così detto &#8220;realismo&#8221; o &#8220;immaginario collettivo&#8221; :)<br />
molti baci<br />
la fu</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Ennio Abate		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/#comment-148023</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ennio Abate]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Feb 2011 08:04:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[OSSERVAZIONI E OBIEZIONI

1. Il post che ha avviato questa discussione «sulla continuità bipartisan dei rapporti Italia-Ghedaffi» sembra invitare soprattutto a scandalizzarsi  per le “porcherie” dei governanti italiani (di destra o di sinistra) e a sollecitare un idealismo populista. Ma come si fa a riflettere sulla “follia” di Gheddafi e sull’ ipocrisia degli Occidentali senza fare i conti con l’oste (il capitalismo d’oggi)?
 
2. Una cosa è dare la propria opinione  su eventi, personaggi e problemi del tipo: Gheddafi è un dittatore   o lo è stato da un certo punto in poi? È legittimo o no che una nazione “democratica” faccia affari con una nazione guidata da un “dittatore”? In Libia siamo di fronte a una rivolta popolare “classica”, a scontri tra tribù, a “masse” manovrate da eserciti, servizi segreti, o da Al qaeda?  In Libia sta avvenendo un genocidio, una  guerra civile o le notizie e le immagini che ci arrivano sono manipolate e inaffidabili? 
Altra cosa, però, è porsi il problema del ‘che fare’ politicamente. In questo caso, dovremmo prima chiarire chi parla, chi dice ‘noi’, che influenza pubblica ha questo ‘noi’ che suggerisce (a chi?) il da farsi e che ascolto ha da parte delle attuali istituzioni (economico-politico-militari) che qui - in Italia, in Europa o negli Usa o altrove – già stanno agendo. Dovessimo riconoscere che siamo  semplici  “testimoni secondari”  o commentatori di notizie e immagini passate da  fonti poco o nulla controllabili, mi porrei il compito elementare di vagliare sia i singoli dati che le stesse nostre parole in base a una sana ‘cultura del sospetto’.(Marx, Nietzsche e Freud furono &#039;maestri del sospetto&#039;).

3. Concordo con Bugliani che non ci si può svegliare adesso  e  «scoprire solo ora le commesse di Finmeccanica […] e quindi indignarci perché Finmeccanica ha venduto (e vende) armi al dittatore Gheddafi». Ma, al sodo: dov’è il ‘noi’ che potrebbe sollevare politicamente il problema della vendita di armi («in sé, dico, e non solo a un dittatore anziché a un altro») o quello  della «riconversione delle fabbriche di armamenti (con mantenimento dell’occupazione, ovvio)»? Io mi accontenterei di cominciare a svegliare due, tre, dieci “dormienti”. E non  m’interrogherei neppure «su quanto siamo disposti a pagare, in termini di italian way of life, dalla chiusura dei “nostri” rapporti non solo col dittatore Gheddafi, ma con tutti gli altri regimi dittatoriali del mondo» o su «quanto finora abbiamo goduto economicamente e in modi vari noi italiani di quelle commesse». Non sono domande che oggi ci pongono «con i piedi per terra», ma spingono il discorso possibile verso considerazioni  moraleggianti e predicatorie del tipo: siccome abbiamo goduto tanto, dobbiamo pentirci e restituire il maltolto ai libici dai nostri padri colonialisti ecc. Riflettiamo: lo stesso tardivo risarcimento dello Stato italiano ai libici è stato di fatto simbolico e “monetario” (una «monetizzazione del danno», come si diceva una volta sdegnati); e più che a  far giustizia a ritroso  è servito a consolidare  i soliti “loschi” affari neocolonialisti tra l’élite di un Gheddafi diventato potente e quella italiana erede del fascismo. Sono i loro risultati pesanti che ora vengono al pettine.  Se però ‘noi’ proponessimo alle “masse” di risolvere questi conflitti predicando un&#039;astratta solidarietà tra i popoli,  verremmo seguiti da pochi  volenterosi sensibili al senso di colpa storico. I più continuerebbero a chiudere «le portiere delle […] auto quando al semaforo si avvicina lo straniero a elemosinare un po’ della nostra ricchezza» o a deridere quelli che propongono di ospitare un profugo libico in ogni casa.  Del resto, gli immigrati arrivati da anni in Italia li abbiamo forse ospitati nelle nostre case? Al massimo abbiamo  dato l’elemosina alla Caritas, perché ce li togliesse dalle strade e li rendesse  invisibili o meno visibili. Diffiderei poi al massimo dei «sinceri democratici»: sono proprio essi che se la cavano con le elemosine, perché hanno appunto da difendere la (loro) “democrazia”. 

4. Le soluzioni (vere e difficili) vanno di nuovo ricercate sulla base di processi reali e non di sogni. L’incontro con l’altro/gli altri/le altre non può esserci soltanto sul piano culturale già di per sé complicatissimo, ma ancora una volta su quello materiale. Quindi a me parrebbe urgente e del tutto giusto il « richiamo alle basi economiche di ciò che muove il mondo» (a Marx, se qualcuno non si scandalizzasse). Altro che timore di finire nel «determinismo». Servirebbe – ripeto - a non sognare soltanto o, se volete, a non sbagliare sogno. A Marx, per quel poco che so, non piaceva il determinismo dei “marxisti”, ma  non sognava un’economia del dono, dell’altruismo o della decrescita. Perché aveva capito a fondo e  svelato (in opere  oggi ritenute “pallose”)  i conflitti ineludibili che nascono dentro la stessa economia capitalistica. E che sono poi quelli che tornano a galla con la “globalizzazione” e ci regalano le  guerre “umanitarie”, le “guerre civili” e  fanno sfrecciare «aerei suppongo made in Italy che bombardano» “terroristi” e civili scambiati per terroristi. Sono questi meccanismi difficili da capire e da  affrontare politicamente  che  purtroppo impediscono, per il momento e chissà per quanto tempo, che sia il popolo libico  o italiano o cinese o russo a «decidere del proprio futuro». I “popoli”, anche quando generosamente e coraggiosamente si rivoltano, lo devono fare lottando  quasi sempre alla cieca contro un sistema mondiale distruttivo che si riproduce sia con accordi tra élite democratiche sia con accordi  tra queste e le élite non democratiche o “dittatoriali”, come si vede dappertutto: dagli Usa alla Russia alla Cina. Hanno a che fare dappertutto con “gente del genere”. Per cui terrei sotto controllo i facili  entusiasmi (« oggi è in corso una rivoluzione, un’insurrezione (che nessuno, a quanto pare, si aspettava») e mi darei da fare per costruire quel ‘noi’ per ora mancante che sia capace di «capire quel che sta accadendo e compiere scelte di conseguenza».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>OSSERVAZIONI E OBIEZIONI</p>
<p>1. Il post che ha avviato questa discussione «sulla continuità bipartisan dei rapporti Italia-Ghedaffi» sembra invitare soprattutto a scandalizzarsi  per le “porcherie” dei governanti italiani (di destra o di sinistra) e a sollecitare un idealismo populista. Ma come si fa a riflettere sulla “follia” di Gheddafi e sull’ ipocrisia degli Occidentali senza fare i conti con l’oste (il capitalismo d’oggi)?</p>
<p>2. Una cosa è dare la propria opinione  su eventi, personaggi e problemi del tipo: Gheddafi è un dittatore   o lo è stato da un certo punto in poi? È legittimo o no che una nazione “democratica” faccia affari con una nazione guidata da un “dittatore”? In Libia siamo di fronte a una rivolta popolare “classica”, a scontri tra tribù, a “masse” manovrate da eserciti, servizi segreti, o da Al qaeda?  In Libia sta avvenendo un genocidio, una  guerra civile o le notizie e le immagini che ci arrivano sono manipolate e inaffidabili?<br />
Altra cosa, però, è porsi il problema del ‘che fare’ politicamente. In questo caso, dovremmo prima chiarire chi parla, chi dice ‘noi’, che influenza pubblica ha questo ‘noi’ che suggerisce (a chi?) il da farsi e che ascolto ha da parte delle attuali istituzioni (economico-politico-militari) che qui &#8211; in Italia, in Europa o negli Usa o altrove – già stanno agendo. Dovessimo riconoscere che siamo  semplici  “testimoni secondari”  o commentatori di notizie e immagini passate da  fonti poco o nulla controllabili, mi porrei il compito elementare di vagliare sia i singoli dati che le stesse nostre parole in base a una sana ‘cultura del sospetto’.(Marx, Nietzsche e Freud furono &#8216;maestri del sospetto&#8217;).</p>
<p>3. Concordo con Bugliani che non ci si può svegliare adesso  e  «scoprire solo ora le commesse di Finmeccanica […] e quindi indignarci perché Finmeccanica ha venduto (e vende) armi al dittatore Gheddafi». Ma, al sodo: dov’è il ‘noi’ che potrebbe sollevare politicamente il problema della vendita di armi («in sé, dico, e non solo a un dittatore anziché a un altro») o quello  della «riconversione delle fabbriche di armamenti (con mantenimento dell’occupazione, ovvio)»? Io mi accontenterei di cominciare a svegliare due, tre, dieci “dormienti”. E non  m’interrogherei neppure «su quanto siamo disposti a pagare, in termini di italian way of life, dalla chiusura dei “nostri” rapporti non solo col dittatore Gheddafi, ma con tutti gli altri regimi dittatoriali del mondo» o su «quanto finora abbiamo goduto economicamente e in modi vari noi italiani di quelle commesse». Non sono domande che oggi ci pongono «con i piedi per terra», ma spingono il discorso possibile verso considerazioni  moraleggianti e predicatorie del tipo: siccome abbiamo goduto tanto, dobbiamo pentirci e restituire il maltolto ai libici dai nostri padri colonialisti ecc. Riflettiamo: lo stesso tardivo risarcimento dello Stato italiano ai libici è stato di fatto simbolico e “monetario” (una «monetizzazione del danno», come si diceva una volta sdegnati); e più che a  far giustizia a ritroso  è servito a consolidare  i soliti “loschi” affari neocolonialisti tra l’élite di un Gheddafi diventato potente e quella italiana erede del fascismo. Sono i loro risultati pesanti che ora vengono al pettine.  Se però ‘noi’ proponessimo alle “masse” di risolvere questi conflitti predicando un&#8217;astratta solidarietà tra i popoli,  verremmo seguiti da pochi  volenterosi sensibili al senso di colpa storico. I più continuerebbero a chiudere «le portiere delle […] auto quando al semaforo si avvicina lo straniero a elemosinare un po’ della nostra ricchezza» o a deridere quelli che propongono di ospitare un profugo libico in ogni casa.  Del resto, gli immigrati arrivati da anni in Italia li abbiamo forse ospitati nelle nostre case? Al massimo abbiamo  dato l’elemosina alla Caritas, perché ce li togliesse dalle strade e li rendesse  invisibili o meno visibili. Diffiderei poi al massimo dei «sinceri democratici»: sono proprio essi che se la cavano con le elemosine, perché hanno appunto da difendere la (loro) “democrazia”. </p>
<p>4. Le soluzioni (vere e difficili) vanno di nuovo ricercate sulla base di processi reali e non di sogni. L’incontro con l’altro/gli altri/le altre non può esserci soltanto sul piano culturale già di per sé complicatissimo, ma ancora una volta su quello materiale. Quindi a me parrebbe urgente e del tutto giusto il « richiamo alle basi economiche di ciò che muove il mondo» (a Marx, se qualcuno non si scandalizzasse). Altro che timore di finire nel «determinismo». Servirebbe – ripeto &#8211; a non sognare soltanto o, se volete, a non sbagliare sogno. A Marx, per quel poco che so, non piaceva il determinismo dei “marxisti”, ma  non sognava un’economia del dono, dell’altruismo o della decrescita. Perché aveva capito a fondo e  svelato (in opere  oggi ritenute “pallose”)  i conflitti ineludibili che nascono dentro la stessa economia capitalistica. E che sono poi quelli che tornano a galla con la “globalizzazione” e ci regalano le  guerre “umanitarie”, le “guerre civili” e  fanno sfrecciare «aerei suppongo made in Italy che bombardano» “terroristi” e civili scambiati per terroristi. Sono questi meccanismi difficili da capire e da  affrontare politicamente  che  purtroppo impediscono, per il momento e chissà per quanto tempo, che sia il popolo libico  o italiano o cinese o russo a «decidere del proprio futuro». I “popoli”, anche quando generosamente e coraggiosamente si rivoltano, lo devono fare lottando  quasi sempre alla cieca contro un sistema mondiale distruttivo che si riproduce sia con accordi tra élite democratiche sia con accordi  tra queste e le élite non democratiche o “dittatoriali”, come si vede dappertutto: dagli Usa alla Russia alla Cina. Hanno a che fare dappertutto con “gente del genere”. Per cui terrei sotto controllo i facili  entusiasmi (« oggi è in corso una rivoluzione, un’insurrezione (che nessuno, a quanto pare, si aspettava») e mi darei da fare per costruire quel ‘noi’ per ora mancante che sia capace di «capire quel che sta accadendo e compiere scelte di conseguenza».</p>
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		<title>
		Di: daniele muriano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/#comment-148017</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele muriano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 18:53:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Penso non ci siano margini di discussione. Dovremo accogliere i profughi (cioè coloro che rischierebbero la vita in caso di rimpatrio; o coloro i quali si suppone, ma non si è sicuri, che rischierebbero la vita in caso di rimpatrio) senza se e senza ma. Chiedendo certo tutti gli aiuti possibili nelle sedi opportune. Anche se questa decisione dovesse gravare sulla nostra organizzazione. Anche se questa decisione dovesse acuire la crisi economica nel nostro Paese. Anche se questa decisione dovesse portare nuovi disagi sociali, problemi di sicurezza, aumento della criminalità, sovraffollamento degli alloggi, eccetera.

Penso che tutti - e non solo chi ci governa - abbiamo parte di responsabilità quando un emigrante o un profugo viene ucciso nel suo paese o in uno vicino dopo essere stato respinto dalle frontiere italiane. Penso che si dà una colpa metafisica che riguarda tutti quelli che non si sono opposti fermamente a queste decisioni. E&#039; un altro modo per dire che lo Stato siamo noi. Per questo ritengo che qualsiasi ragionamento economico e di interesse nazionale che si scontri con l&#039;idea di accogliere incondizionatamente i profughi rende responsabile chi lo pronuncia delle sofferenze, delle morti dei &#039;respinti&#039; nel caso in cui venisse applicato.

Noi italiani siamo già responsabili delle morti e delle torture subite dai profughi africani respinti e riconsegnati alle frontiere della Libia (morti documentate, anche per televisione, quindi note a molti). Penso che questa responsabilità dovrebbe far riflettere intorno a queste cose con attenzione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Penso non ci siano margini di discussione. Dovremo accogliere i profughi (cioè coloro che rischierebbero la vita in caso di rimpatrio; o coloro i quali si suppone, ma non si è sicuri, che rischierebbero la vita in caso di rimpatrio) senza se e senza ma. Chiedendo certo tutti gli aiuti possibili nelle sedi opportune. Anche se questa decisione dovesse gravare sulla nostra organizzazione. Anche se questa decisione dovesse acuire la crisi economica nel nostro Paese. Anche se questa decisione dovesse portare nuovi disagi sociali, problemi di sicurezza, aumento della criminalità, sovraffollamento degli alloggi, eccetera.</p>
<p>Penso che tutti &#8211; e non solo chi ci governa &#8211; abbiamo parte di responsabilità quando un emigrante o un profugo viene ucciso nel suo paese o in uno vicino dopo essere stato respinto dalle frontiere italiane. Penso che si dà una colpa metafisica che riguarda tutti quelli che non si sono opposti fermamente a queste decisioni. E&#8217; un altro modo per dire che lo Stato siamo noi. Per questo ritengo che qualsiasi ragionamento economico e di interesse nazionale che si scontri con l&#8217;idea di accogliere incondizionatamente i profughi rende responsabile chi lo pronuncia delle sofferenze, delle morti dei &#8216;respinti&#8217; nel caso in cui venisse applicato.</p>
<p>Noi italiani siamo già responsabili delle morti e delle torture subite dai profughi africani respinti e riconsegnati alle frontiere della Libia (morti documentate, anche per televisione, quindi note a molti). Penso che questa responsabilità dovrebbe far riflettere intorno a queste cose con attenzione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco Saya		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/#comment-148012</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Saya]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 15:19:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo sterminatore sta per essere abbattuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sterminatore sta per essere abbattuto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/#comment-148010</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 15:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quelli che si occupano di economia, anche se sono tutt&#039;altro che marxisti, talvolta dicono cose interessanti.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#038;ID_articolo=8445&#038;ID_sezione=&#038;sezione=]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quelli che si occupano di economia, anche se sono tutt&#8217;altro che marxisti, talvolta dicono cose interessanti.</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#038;ID_articolo=8445&#038;ID_sezione=&#038;sezione=" rel="nofollow ugc">http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&#038;ID_articolo=8445&#038;ID_sezione=&#038;sezione=</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: georgia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/#comment-148007</link>

		<dc:creator><![CDATA[georgia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 14:16:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma obama non ha mai parlato di interventi alla Sechi, ha solo parlato di no-fly zone sopra la libia ... che al momento sembra anche inutile perchè gheddafi non sembra avere più aerei (almeno sembra) e certo nessuno verrà in suo aiuto... 
Oggi c&#039;è una grande manifestazione in Iraq anche se i giornali ne parlano poco (dove hanno subito arrestato Muntazer al Zaidi il giornalista che aveva gettato la scarpa a bush) manifestazioni anche e un po&#039; in tutto il mondo arabo in solidarietà cn il popolo libico, al jazeera faceva vedere le varie piazze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma obama non ha mai parlato di interventi alla Sechi, ha solo parlato di no-fly zone sopra la libia &#8230; che al momento sembra anche inutile perchè gheddafi non sembra avere più aerei (almeno sembra) e certo nessuno verrà in suo aiuto&#8230;<br />
Oggi c&#8217;è una grande manifestazione in Iraq anche se i giornali ne parlano poco (dove hanno subito arrestato Muntazer al Zaidi il giornalista che aveva gettato la scarpa a bush) manifestazioni anche e un po&#8217; in tutto il mondo arabo in solidarietà cn il popolo libico, al jazeera faceva vedere le varie piazze.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: robertobugliani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/#comment-148006</link>

		<dc:creator><![CDATA[robertobugliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 14:03:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La liberazione da Gheddafi (se così sarà) deve essere opera del popolo (se è tale) libico, e di nessun altro. Dov&#039;è finito il concetto di autodeterminazione dei popoli? Nessuna sovranità nazionale si è mai fondata su interventi militari esterni, siano pure &quot;umanitari&quot;. Ieri al TG3 Sechi, direttore del Tempo, invocava un intervento militare, anche di terra, per liberare il popolo dal dittatore. Anche i giornalisti berlusconiani si sono riposizionati, e quegli stessi che pochi giorni fa scrivevano articoli pro-Gheddafi adesso hanno fiutato l&#039;aria nuova e agiscono di conseguenza. Magari ispirati dal colloquio telefonico tra Berlusconi e Obama. Guai, con la mancanza di notizie fondate, auspicare l&#039;intervento militare angloamericano. Così si rischia di smembrare la nazione libica in enclavi e protettorati (là c&#039;è il petrolio, mica bruscolini), e di trasformarla in un nuovo Afghanistan. E sulla base di quali certezze si auspicherebbe l&#039;intervento? Circolano nei media immagini bufale (come la foto di un cimitero trasformata in &quot;fossa comune&quot;, basta guardarla una sola volta per vedere che tombe disposte ordinatamente, ben squadrate e cementate ai lati per singole bare non possono essere una fossa comune) e i video che ci fanno vedere da giorni sono sempre gli stessi 2 o 3, dove non si capisce molto. Perché i media danno per buone queste menzogne? L&#039;ultimo intervento umanitario in Kosovo, anche in quel caso preceduto da un allarmismo che si è rivelato infondato, ha prodotto risultati vergognosi. Il rapporto del Consiglio d&#039;Europa (dicembre 2010) scrive che Thaci, l&#039;&quot;eroe&quot; dell&#039;Uck divenuto poi presidente del Kosovo, commercia in droga e in organi di serbi trucidati. Ma nessuna Corte dell&#039;Aja viene invocata per costui. E men che meno per Bush, il quale, con la sua bufala delle armi di distruzione di massa, ha scatenato la guerra in Iraq, le cui vittime sono stati principalmente i civili, donne e bambini. Due pesi e due misure? Quello che temo è che l&#039;eventuale intervento militare angloamericano, lungi dall&#039;essere &quot;umanitario&quot; (nessuno Stato, tranne quello di Pangloss, agisce con criteri &quot;umanitari&quot;, ma con la ben più prammatica ragion di Stato), consista nel prendere due piccioni con la classica fava, ossia eliminare Gheddafi (che non gli serve più, dopo averlo sdoganato proprio loro dopo l&#039;11 S) e bloccare nello stesso tempo la possibile minaccia degli &quot;insorti&quot;, che continuano a essere per loro una incognita, e non si sa mai che questi insorti possano costruire uno stato libico sovrano e indipendente, e quindi diventare ostili alle due superpotenze (o meglio alla superpotenza Usa e alla asservita Inghilterra). Troppi giochi geostrategici stanno dietro ai fatti di Libia, e le forze in campo finora non sono chiare. Anche perché, stando alle notizie, se gli insorti stanno marciando su Tripoli, non si tratta più di manifestazioni (non si marcia su Tripoli, dove sono concentrate le forze militari pro-Gheddafi)  a mani nude, dunque lo scenario è da guerra civile e di formazioni politico-militari che si combattono. Senza contare poi che in Africa gioca anche la Cina, e una Libia in mano Usa servirebbe anche da contenimento all&#039;espansionismo (economico) e all&#039;influenza cinese.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La liberazione da Gheddafi (se così sarà) deve essere opera del popolo (se è tale) libico, e di nessun altro. Dov&#8217;è finito il concetto di autodeterminazione dei popoli? Nessuna sovranità nazionale si è mai fondata su interventi militari esterni, siano pure &#8220;umanitari&#8221;. Ieri al TG3 Sechi, direttore del Tempo, invocava un intervento militare, anche di terra, per liberare il popolo dal dittatore. Anche i giornalisti berlusconiani si sono riposizionati, e quegli stessi che pochi giorni fa scrivevano articoli pro-Gheddafi adesso hanno fiutato l&#8217;aria nuova e agiscono di conseguenza. Magari ispirati dal colloquio telefonico tra Berlusconi e Obama. Guai, con la mancanza di notizie fondate, auspicare l&#8217;intervento militare angloamericano. Così si rischia di smembrare la nazione libica in enclavi e protettorati (là c&#8217;è il petrolio, mica bruscolini), e di trasformarla in un nuovo Afghanistan. E sulla base di quali certezze si auspicherebbe l&#8217;intervento? Circolano nei media immagini bufale (come la foto di un cimitero trasformata in &#8220;fossa comune&#8221;, basta guardarla una sola volta per vedere che tombe disposte ordinatamente, ben squadrate e cementate ai lati per singole bare non possono essere una fossa comune) e i video che ci fanno vedere da giorni sono sempre gli stessi 2 o 3, dove non si capisce molto. Perché i media danno per buone queste menzogne? L&#8217;ultimo intervento umanitario in Kosovo, anche in quel caso preceduto da un allarmismo che si è rivelato infondato, ha prodotto risultati vergognosi. Il rapporto del Consiglio d&#8217;Europa (dicembre 2010) scrive che Thaci, l'&#8221;eroe&#8221; dell&#8217;Uck divenuto poi presidente del Kosovo, commercia in droga e in organi di serbi trucidati. Ma nessuna Corte dell&#8217;Aja viene invocata per costui. E men che meno per Bush, il quale, con la sua bufala delle armi di distruzione di massa, ha scatenato la guerra in Iraq, le cui vittime sono stati principalmente i civili, donne e bambini. Due pesi e due misure? Quello che temo è che l&#8217;eventuale intervento militare angloamericano, lungi dall&#8217;essere &#8220;umanitario&#8221; (nessuno Stato, tranne quello di Pangloss, agisce con criteri &#8220;umanitari&#8221;, ma con la ben più prammatica ragion di Stato), consista nel prendere due piccioni con la classica fava, ossia eliminare Gheddafi (che non gli serve più, dopo averlo sdoganato proprio loro dopo l&#8217;11 S) e bloccare nello stesso tempo la possibile minaccia degli &#8220;insorti&#8221;, che continuano a essere per loro una incognita, e non si sa mai che questi insorti possano costruire uno stato libico sovrano e indipendente, e quindi diventare ostili alle due superpotenze (o meglio alla superpotenza Usa e alla asservita Inghilterra). Troppi giochi geostrategici stanno dietro ai fatti di Libia, e le forze in campo finora non sono chiare. Anche perché, stando alle notizie, se gli insorti stanno marciando su Tripoli, non si tratta più di manifestazioni (non si marcia su Tripoli, dove sono concentrate le forze militari pro-Gheddafi)  a mani nude, dunque lo scenario è da guerra civile e di formazioni politico-militari che si combattono. Senza contare poi che in Africa gioca anche la Cina, e una Libia in mano Usa servirebbe anche da contenimento all&#8217;espansionismo (economico) e all&#8217;influenza cinese.</p>
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		<title>
		Di: sergio falcone		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/02/24/non-si-disturbi-il-massacratore/#comment-148000</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio falcone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 10:00:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La vicenda di Gheddafi è uguale a tante altre vicende.
Chi, all&#039;inizio della sua carriera politica, poteva apparire come una specie di liberatore, col passar del tempo, si tramuta nell&#039;esatto contrario.

E&#039; la natura del Potere. Di ogni Potere.

Il Mediterraneo è in fiamme. I popoli insorgono. Ma non è tutto oro quel che brilla. Gli Stati Uniti hanno degli interessi enormi in tutta l&#039;area, e mire sulla Libia. Che ci sia la regìa del capitale americano?

A cosa servono rivoluzioni che, nella pratica, non cambian nulla?
Cambieranno i suonatori, ma la musica rimarrà la stessa.
E la musica è il dominio di classe, lo sfruttamento dell&#039;uomo da parte dell&#039;altro uomo.
A cosa è servita, qui da noi, la Resistenza, se la natura di classe della società italiana è rimasta la stessa?
Con buona pace dello stalinista Palmiro Togliatti che non solo amnistiò i fascisti, ma li reintegrò addirittura nei ruoli di potere.

Ci sono dinastie, per esempio, di ricchi notai, nella città dove vivo, che si tramandano privilegi e ricchezze da decenni.
Prima, durante e dopo il fascismo.

E la Storia, lo scandalo che dura da diecimila anni, come ci faceva notare Elsa Morante, continua...
A danno dei più deboli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La vicenda di Gheddafi è uguale a tante altre vicende.<br />
Chi, all&#8217;inizio della sua carriera politica, poteva apparire come una specie di liberatore, col passar del tempo, si tramuta nell&#8217;esatto contrario.</p>
<p>E&#8217; la natura del Potere. Di ogni Potere.</p>
<p>Il Mediterraneo è in fiamme. I popoli insorgono. Ma non è tutto oro quel che brilla. Gli Stati Uniti hanno degli interessi enormi in tutta l&#8217;area, e mire sulla Libia. Che ci sia la regìa del capitale americano?</p>
<p>A cosa servono rivoluzioni che, nella pratica, non cambian nulla?<br />
Cambieranno i suonatori, ma la musica rimarrà la stessa.<br />
E la musica è il dominio di classe, lo sfruttamento dell&#8217;uomo da parte dell&#8217;altro uomo.<br />
A cosa è servita, qui da noi, la Resistenza, se la natura di classe della società italiana è rimasta la stessa?<br />
Con buona pace dello stalinista Palmiro Togliatti che non solo amnistiò i fascisti, ma li reintegrò addirittura nei ruoli di potere.</p>
<p>Ci sono dinastie, per esempio, di ricchi notai, nella città dove vivo, che si tramandano privilegi e ricchezze da decenni.<br />
Prima, durante e dopo il fascismo.</p>
<p>E la Storia, lo scandalo che dura da diecimila anni, come ci faceva notare Elsa Morante, continua&#8230;<br />
A danno dei più deboli.</p>
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