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	Commenti a: Le terre di Alice. Dal sottosuolo alla deliranza	</title>
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		<title>
		Di: francesca matteoni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Apr 2011 08:51:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a tutti (in ritardo). Un link interessante su Tideland segnalatomi da Marco S., un&#039;intervista in cui spiega le diverse possibili reazioni al suo film e perchè può risultare &quot;scioccante&quot;.

http://www.youtube.com/watch?v=aRcvDaw0WB4&amp;feature=player_embedded#at=15]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a tutti (in ritardo). Un link interessante su Tideland segnalatomi da Marco S., un&#8217;intervista in cui spiega le diverse possibili reazioni al suo film e perchè può risultare &#8220;scioccante&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=aRcvDaw0WB4&#038;feature=player_embedded#at=15" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=aRcvDaw0WB4&#038;feature=player_embedded#at=15</a></p>
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		<title>
		Di: sparz		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sparz]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Apr 2011 07:45:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[meravigliosa Alice che sparisce nel cassetto!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>meravigliosa Alice che sparisce nel cassetto!</p>
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		<title>
		Di: andrea branco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea branco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 23:50:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Off with...è, tra l&#039;altro, un verso di quella canzone meravigliosa che è...Paranoid Android, dei Radiohead.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Off with&#8230;è, tra l&#8217;altro, un verso di quella canzone meravigliosa che è&#8230;Paranoid Android, dei Radiohead.</p>
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		Di: massimiliano bossini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[massimiliano bossini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 23:00:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In questa notte propizia io mi sto ricordando di Ofelia de &quot;Il labirinto del fauno&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questa notte propizia io mi sto ricordando di Ofelia de &#8220;Il labirinto del fauno&#8221;.</p>
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		Di: giuseppe girimonti greco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giuseppe girimonti greco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 22:05:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@MR: la notazione sulla psicosi è a mio avviso molto opportuna. Si riflette sempre troppo poco sulla relazione che esiste (e che è strettissima) fra scrittura letteraria e psicosi. Molti elementi si coagulano intorno a questa chiave di lettura. Per esempio la molteplicità come capacità di vedere non solo oltre ma anche tutto simultaneamente. La mente che aspira a questo, o che si crede capace di -
Non a caso viene evocata, ancor più opportunamente, la Woolf. Lancio solo questo spunto, per ora, spero di svilupparlo meglio in ore diurne (anche se la notte sarebbe propizia per restare su questi temi), ggg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@MR: la notazione sulla psicosi è a mio avviso molto opportuna. Si riflette sempre troppo poco sulla relazione che esiste (e che è strettissima) fra scrittura letteraria e psicosi. Molti elementi si coagulano intorno a questa chiave di lettura. Per esempio la molteplicità come capacità di vedere non solo oltre ma anche tutto simultaneamente. La mente che aspira a questo, o che si crede capace di &#8211;<br />
Non a caso viene evocata, ancor più opportunamente, la Woolf. Lancio solo questo spunto, per ora, spero di svilupparlo meglio in ore diurne (anche se la notte sarebbe propizia per restare su questi temi), ggg</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Marilena Renda		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilena Renda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 17:34:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una cosa forse incongruente: Dorothy, a differenza di Alice, porta delle scarpe che sono il suo potere: ha il potere e non lo sa. E&#039; una strega che combatte il disastro travestita da brava bambina; i suoi aiutanti non contano, la forza viene dal basso del suo corpo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una cosa forse incongruente: Dorothy, a differenza di Alice, porta delle scarpe che sono il suo potere: ha il potere e non lo sa. E&#8217; una strega che combatte il disastro travestita da brava bambina; i suoi aiutanti non contano, la forza viene dal basso del suo corpo.</p>
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		Di: Marilena Renda		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilena Renda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 17:29:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non tornare è la psicosi, in altri termini, lasciare che la morte ci inglobi. E naturalmente ci giochiamo con questa cosa, da bambini e da adulti, facendo finta (&quot;pretending&quot;) che non sia pericolosa, perché è pure parecchio divertente (ah Tideland è un vero capolavoro, la bambina è struggente).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non tornare è la psicosi, in altri termini, lasciare che la morte ci inglobi. E naturalmente ci giochiamo con questa cosa, da bambini e da adulti, facendo finta (&#8220;pretending&#8221;) che non sia pericolosa, perché è pure parecchio divertente (ah Tideland è un vero capolavoro, la bambina è struggente).</p>
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		<title>
		Di: francesca matteoni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 17:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Marco, Marilena, il pezzo è la traduzione ampliata di un paper per una conferenza a York. Mi sono state fatte due domande che io vedo, a loro modo, relazionate: la prima cosa penso del finale del film di Svankmajer, con la bambina con il paio di forbici in mano, che fa suo il pericoloso motto della regina. Off with their heads! Off with her head! La seconda se riuscivo a pensare a qualche bambino che non sia tornato dal paese delle meraviglie (tutti tornano, mi ha detto il ragazzo autore della domanda, perfino Dorothy vuole tornare: non starebbe meglio a Oz?). 
Nel caso di Alice, e specialmente l&#039;Alice svankmajeriana, per me il problema non è se alla fine le tagliano la testa, se lei torna o non torna - l&#039;altra realtà che lei visita è la prospettiva stessa dell&#039;infanzia, ribaltando lo zucchero e il caramello con cui la vogliono inzuppare. Così al primo interlocutore ho risposto: ma tu da piccolo non giocavi mai alla morte? Ora so di essere piuttosto macabra, come quando qualche giorno fa ad un mio amico ho detto, non so bene perchè, &quot;Sai quando i bambini per scherzo fanno mangiare il vetro a qualcuno...&quot;. &quot;Francesca, ma che cavolo dici?&quot;. Beh, probabilmente ero in stato allucinatorio, ma da piccoli si pensa un sacco alla morte o all&#039;essere immortali. Tornare dal paese delle meraviglie talvolta è smettere di pensarci, fare di tutto perchè se ne stia in un angolino a non disturbarci. La morte, la stranezza, l&#039;imprevisto e il meraviglioso. 
Non ho saputo pensare a bambini che non tornano. Una persona ha suggerito: Peter Pan. Il fatto è che Peter Pan non torna perchè è già lì all&#039;inizio della storia e ... non può tornare. Peter Pan è mezzo demone. Un bambino morto. Altrimenti come farebbe a volare, a non crescere soprattutto, a parlare con le fate? Ma qui si va altrove.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marco, Marilena, il pezzo è la traduzione ampliata di un paper per una conferenza a York. Mi sono state fatte due domande che io vedo, a loro modo, relazionate: la prima cosa penso del finale del film di Svankmajer, con la bambina con il paio di forbici in mano, che fa suo il pericoloso motto della regina. Off with their heads! Off with her head! La seconda se riuscivo a pensare a qualche bambino che non sia tornato dal paese delle meraviglie (tutti tornano, mi ha detto il ragazzo autore della domanda, perfino Dorothy vuole tornare: non starebbe meglio a Oz?).<br />
Nel caso di Alice, e specialmente l&#8217;Alice svankmajeriana, per me il problema non è se alla fine le tagliano la testa, se lei torna o non torna &#8211; l&#8217;altra realtà che lei visita è la prospettiva stessa dell&#8217;infanzia, ribaltando lo zucchero e il caramello con cui la vogliono inzuppare. Così al primo interlocutore ho risposto: ma tu da piccolo non giocavi mai alla morte? Ora so di essere piuttosto macabra, come quando qualche giorno fa ad un mio amico ho detto, non so bene perchè, &#8220;Sai quando i bambini per scherzo fanno mangiare il vetro a qualcuno&#8230;&#8221;. &#8220;Francesca, ma che cavolo dici?&#8221;. Beh, probabilmente ero in stato allucinatorio, ma da piccoli si pensa un sacco alla morte o all&#8217;essere immortali. Tornare dal paese delle meraviglie talvolta è smettere di pensarci, fare di tutto perchè se ne stia in un angolino a non disturbarci. La morte, la stranezza, l&#8217;imprevisto e il meraviglioso.<br />
Non ho saputo pensare a bambini che non tornano. Una persona ha suggerito: Peter Pan. Il fatto è che Peter Pan non torna perchè è già lì all&#8217;inizio della storia e &#8230; non può tornare. Peter Pan è mezzo demone. Un bambino morto. Altrimenti come farebbe a volare, a non crescere soprattutto, a parlare con le fate? Ma qui si va altrove.</p>
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		<title>
		Di: Marilena Renda		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marilena Renda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 15:58:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bella questa lettura carnascialesca (stavo scrivendo carnali-scialesca, a Carroll sarebbe piaciuto) delle Alice che si aprono sempre all&#039;oltranza, ai mondi-specchio (anche Dorothy, che però - tu lo sai - vuole solo tornare a casa dal viaggio, sciocca ragazza che non è altro).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bella questa lettura carnascialesca (stavo scrivendo carnali-scialesca, a Carroll sarebbe piaciuto) delle Alice che si aprono sempre all&#8217;oltranza, ai mondi-specchio (anche Dorothy, che però &#8211; tu lo sai &#8211; vuole solo tornare a casa dal viaggio, sciocca ragazza che non è altro).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Marco Simonelli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Simonelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 12:04:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bel saggio! Ganzo!
A ripensare ai film dopo aver letto il tuo articolo mi viene in mente che i più fedeli allo spirito eversivo dell&#039;alice originale sono proprio i primi due (mentre il povero Burton che tenta una ricostruzione filologica e poi si perde col 3D contaminando Alice con Harry Potter e Il Signore degli Anelli lascia un senso di già visto, di inutilità). In un certo senso mi sembra che la versione di Gilliam sia quanto di più vicino ci si sarebbe aspettati da Tim Burton, esteticamente. Gilliam ha fatto un lavoro pazzesco, riesce a suscitare pietas e tenerezza inscenando quanto di più atroce possa capitare (ma io me ne son reso conto solo dopo, per tutta la durata del film mi sembrava che tutto avesse un senso preciso, inevitabile, coerente: quel film diventa disturbante solo a posteriori, se paragonato a realtà non cinematografica). Più che un film, quello di Gilliam, potrebbe essere un test sulla capacità di immedesimazione dei fruitori: se questi riescono ad entrare nello sguardo della protagonista e a rimanere con lei per tutto il film, ne usciranno rinfrancati, vivranno un&#039;esperienza. Qualora l&#039;immedesimazione venisse meno e se ne distaccassero anche solo per un istante non riuscirebbero a sopportarne la visione. Secondo me vedere quel film è anche un test sulla propria salute mentale. Mentre Svankmajer a mio avviso ha prodotto un horror muto. L&#039;ho visto da solo, di notte e dopo non riuscivo a decidermi ad aprire i cassetti, per paura che sbucassero calzini parlanti. Mi ha lasciato con la stessa paura di Shining, che però in questo caso era penetrata in maniera subdola. Svankmajer costringe il fruitore a tenere gli occhi aperti e a considerare ogni dettaglio e il casino è che non puoi farne a meno: mi sentivo un po&#039; come il protagonista di Arancia Meccanica nel centro di riabilitazione. Tideland invece è un capolavoro di linguaggio cinematografico. Lì l&#039;orrore è reale, crudo, in yer face, lui te lo spalma sugli occhi proprio ma non te ne accorgi se non dopo. Tideland è veramente il cadere dentro a un pozzo senza fondo e non preoccuparsi della caduta ma rimanere a guardare le credenze e le sedie mentre fluttui verso il basso. Un&#039;esperienza onirica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bel saggio! Ganzo!<br />
A ripensare ai film dopo aver letto il tuo articolo mi viene in mente che i più fedeli allo spirito eversivo dell&#8217;alice originale sono proprio i primi due (mentre il povero Burton che tenta una ricostruzione filologica e poi si perde col 3D contaminando Alice con Harry Potter e Il Signore degli Anelli lascia un senso di già visto, di inutilità). In un certo senso mi sembra che la versione di Gilliam sia quanto di più vicino ci si sarebbe aspettati da Tim Burton, esteticamente. Gilliam ha fatto un lavoro pazzesco, riesce a suscitare pietas e tenerezza inscenando quanto di più atroce possa capitare (ma io me ne son reso conto solo dopo, per tutta la durata del film mi sembrava che tutto avesse un senso preciso, inevitabile, coerente: quel film diventa disturbante solo a posteriori, se paragonato a realtà non cinematografica). Più che un film, quello di Gilliam, potrebbe essere un test sulla capacità di immedesimazione dei fruitori: se questi riescono ad entrare nello sguardo della protagonista e a rimanere con lei per tutto il film, ne usciranno rinfrancati, vivranno un&#8217;esperienza. Qualora l&#8217;immedesimazione venisse meno e se ne distaccassero anche solo per un istante non riuscirebbero a sopportarne la visione. Secondo me vedere quel film è anche un test sulla propria salute mentale. Mentre Svankmajer a mio avviso ha prodotto un horror muto. L&#8217;ho visto da solo, di notte e dopo non riuscivo a decidermi ad aprire i cassetti, per paura che sbucassero calzini parlanti. Mi ha lasciato con la stessa paura di Shining, che però in questo caso era penetrata in maniera subdola. Svankmajer costringe il fruitore a tenere gli occhi aperti e a considerare ogni dettaglio e il casino è che non puoi farne a meno: mi sentivo un po&#8217; come il protagonista di Arancia Meccanica nel centro di riabilitazione. Tideland invece è un capolavoro di linguaggio cinematografico. Lì l&#8217;orrore è reale, crudo, in yer face, lui te lo spalma sugli occhi proprio ma non te ne accorgi se non dopo. Tideland è veramente il cadere dentro a un pozzo senza fondo e non preoccuparsi della caduta ma rimanere a guardare le credenze e le sedie mentre fluttui verso il basso. Un&#8217;esperienza onirica.</p>
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