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	Commenti a: Verifica dei poteri 2.0: Enrico De Vivo	</title>
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		<title>
		Di: salvatore talia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[salvatore talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 10:50:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Il fu GiusCo

non ho nulla in contrario a che l&#039;attività critica si svolga in base ad un principio politico anziché (o in aggiunta) ad un principio estetico, purché il criterio sia dichiarato e trasparente; da semplice lettore, trovo invece più fastidiose le &quot;cordate&quot; di letterati che si incensano/si attaccano a vicenda senza nessun altro apparente criterio che non sia l&#039;amicizia/l&#039;inimicizia personale. Non sto alludendo a nessuno dei presenti, sia chiaro: lo preciso prima che qualcuno degli altri commentatori si arrabbi a sproposito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Il fu GiusCo</p>
<p>non ho nulla in contrario a che l&#8217;attività critica si svolga in base ad un principio politico anziché (o in aggiunta) ad un principio estetico, purché il criterio sia dichiarato e trasparente; da semplice lettore, trovo invece più fastidiose le &#8220;cordate&#8221; di letterati che si incensano/si attaccano a vicenda senza nessun altro apparente criterio che non sia l&#8217;amicizia/l&#8217;inimicizia personale. Non sto alludendo a nessuno dei presenti, sia chiaro: lo preciso prima che qualcuno degli altri commentatori si arrabbi a sproposito.</p>
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		<title>
		Di: Enrico De Vivo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/#comment-150371</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enrico De Vivo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Apr 2011 09:17:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel mio paese, ai primi del Novecento, arrivarono i Wenner, imprenditori svizzeri, che installarono, in quello che oggi è il centro di Angri (Salerno), una grande cotoniera, le M.C.M., una fabbrica moderna con macchine all’avanguardia. I miei paesani (e soprattutto paesane), abituati fino al giorno prima a lavorare nei campi o sui telai a mano, all’improvviso, assunti come operai, dovettero imparare l’utilizzo dei telai meccanici e adattarsi alla vita in fabbrica. In questo modo, aumentava il benessere, ma, allo stesso tempo, un po’ alla volta, si andava perdendo tutta la cultura collegata alla società contadina e basata su un’economia familiare, oggi praticamente scomparsa del tutto, ma che in qualche modo si va rivalutando per tanti aspetti positivi, accantonati forse troppo in fretta.
Ecco, io credo che funzioni sempre più o meno così il nostro rapporto con la tecnica e con il progresso in generale. Una nuova invenzione, una nuova macchina, un nuovo aggeggio – un nuovo “dispositivo”, per dirla con i filosofi – non procurano “facili soluzioni”, ma creano “problemi”, o, se si preferisce, innescano “domande”, alle quali tocca rispondere, in quanto “uomini sapienti”. Che tipo di “domande”? Questa, ad esempio: che cosa è andato perduto con il nuovo dispositivo? Che cosa viene occultato in esso? È giusto aver buttato via e occultato tutto quello che avevamo prima? (Qualcuno ha detto che il primo dispositivo, in cui l’uomo si è ingabbiato da solo, è il linguaggio stesso. Da questo punto di vista, forse tutta la letteratura potrebbe considerarsi un’interrogazione su che cosa, nel linguaggio, è andato perduto e su come recuperarlo). Soltanto chi si lascia abbagliare dai nuovi aggeggi e dalle nuove macchine, non vede in essi “problemi” o “domande”, ma pensa solo di aver trovato una “facile soluzione”. La fiducia cieca nella società consumistica e nelle diverse declinazioni dell’ideologia del progresso si basano su abbagli del genere, mi pare.
Io non sono cieco, e non voglio farmi abbagliare. Ma non sono “contro” niente, meno che mai “contro” internet e i suoi meccanismi, perché so di essere “dentro” un qualcosa di quasi eterno, che in ogni caso mi supera. So, insomma, di essere dentro un dispositivo, che mi dice (anche) che ho perduto qualcosa, e se questo qualcosa mi pone delle domande, è giusto che io provi a rispondere. È qui che comincia il discorso sul senso dell’arte in generale, secondo me, e della letteratura in particolare. 
Ho fatto questa premessa per dire che non capisco il senso di certi commenti (tutti interessanti, tra parentesi, anche i negativi) come quello dell’amico Egon Ventura, che pare voglia ammonirmi a non essere “contro” internet. Come ho già detto, non ce n’è bisogno, perché io non sono “contro” niente, ho solo cercato di esporre le contraddizioni in cui ci mette sempre ogni nuovo dispositivo, tutto qui. Senza tirarmi fuori, e dichiarandolo esplicitamente: “me compreso”, ho scritto, a proposito appunto dei commenti, per i quali la penso come quel beduino, secondo cui  anche il fumo serve a qualcosa: “annunzia a chi è in cammino la vicinanza di un focolare ospitale”.
In ogni caso, il tono amichevole e cordiale di Egon mi garba, e riconosco che dice le stesse cose che io ho detto molto più tronfiamente. Ma lui è un satiro, e io un meschino cacaparole, perciò lo ringrazio per aver provato ad alleggerirmi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio paese, ai primi del Novecento, arrivarono i Wenner, imprenditori svizzeri, che installarono, in quello che oggi è il centro di Angri (Salerno), una grande cotoniera, le M.C.M., una fabbrica moderna con macchine all’avanguardia. I miei paesani (e soprattutto paesane), abituati fino al giorno prima a lavorare nei campi o sui telai a mano, all’improvviso, assunti come operai, dovettero imparare l’utilizzo dei telai meccanici e adattarsi alla vita in fabbrica. In questo modo, aumentava il benessere, ma, allo stesso tempo, un po’ alla volta, si andava perdendo tutta la cultura collegata alla società contadina e basata su un’economia familiare, oggi praticamente scomparsa del tutto, ma che in qualche modo si va rivalutando per tanti aspetti positivi, accantonati forse troppo in fretta.<br />
Ecco, io credo che funzioni sempre più o meno così il nostro rapporto con la tecnica e con il progresso in generale. Una nuova invenzione, una nuova macchina, un nuovo aggeggio – un nuovo “dispositivo”, per dirla con i filosofi – non procurano “facili soluzioni”, ma creano “problemi”, o, se si preferisce, innescano “domande”, alle quali tocca rispondere, in quanto “uomini sapienti”. Che tipo di “domande”? Questa, ad esempio: che cosa è andato perduto con il nuovo dispositivo? Che cosa viene occultato in esso? È giusto aver buttato via e occultato tutto quello che avevamo prima? (Qualcuno ha detto che il primo dispositivo, in cui l’uomo si è ingabbiato da solo, è il linguaggio stesso. Da questo punto di vista, forse tutta la letteratura potrebbe considerarsi un’interrogazione su che cosa, nel linguaggio, è andato perduto e su come recuperarlo). Soltanto chi si lascia abbagliare dai nuovi aggeggi e dalle nuove macchine, non vede in essi “problemi” o “domande”, ma pensa solo di aver trovato una “facile soluzione”. La fiducia cieca nella società consumistica e nelle diverse declinazioni dell’ideologia del progresso si basano su abbagli del genere, mi pare.<br />
Io non sono cieco, e non voglio farmi abbagliare. Ma non sono “contro” niente, meno che mai “contro” internet e i suoi meccanismi, perché so di essere “dentro” un qualcosa di quasi eterno, che in ogni caso mi supera. So, insomma, di essere dentro un dispositivo, che mi dice (anche) che ho perduto qualcosa, e se questo qualcosa mi pone delle domande, è giusto che io provi a rispondere. È qui che comincia il discorso sul senso dell’arte in generale, secondo me, e della letteratura in particolare.<br />
Ho fatto questa premessa per dire che non capisco il senso di certi commenti (tutti interessanti, tra parentesi, anche i negativi) come quello dell’amico Egon Ventura, che pare voglia ammonirmi a non essere “contro” internet. Come ho già detto, non ce n’è bisogno, perché io non sono “contro” niente, ho solo cercato di esporre le contraddizioni in cui ci mette sempre ogni nuovo dispositivo, tutto qui. Senza tirarmi fuori, e dichiarandolo esplicitamente: “me compreso”, ho scritto, a proposito appunto dei commenti, per i quali la penso come quel beduino, secondo cui  anche il fumo serve a qualcosa: “annunzia a chi è in cammino la vicinanza di un focolare ospitale”.<br />
In ogni caso, il tono amichevole e cordiale di Egon mi garba, e riconosco che dice le stesse cose che io ho detto molto più tronfiamente. Ma lui è un satiro, e io un meschino cacaparole, perciò lo ringrazio per aver provato ad alleggerirmi.</p>
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		<title>
		Di: Egon V.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/#comment-150314</link>

		<dc:creator><![CDATA[Egon V.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Apr 2011 17:32:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io per Pasqua vorrei dire all&#039;amico De Vivo che senza internet e la sua contraddittoria democraticità mio cugino non avrebbe conosciuto né lui né altre persone che con il tempo sono diventate sue amiche e compagne di strada. Credo quindi che il dibattito letterario in rete, in parte anche proprio grazie all&#039;apertura al commento dei siti più &quot;militanti&quot;, abbia permesso a varie persone che un tempo mai avrebbero potuto trovarsi e trovare ascolto nella cosiddetta &quot;società letteraria&quot; di conoscersi, anzi proprio di riconoscersi, strutturando via via affinità, a volte persino sodalità trasversali basate su passioni o visioni condivise. Così ad esempio mio cugino bazzica (e a volte legge) soprattutto Zibaldoni o Nazione indiana, ma non Carmilla, WuMing o Lipperatura, perché negli uni ha trovato interlocutori che stima, persino cari, negli altri no. Mentre altre persone magari hanno cugini che fanno l&#039;opposto, oppure bazzicano di tutto un po&#039; e non sono amici di nessuno, o fanno gli amici di tutti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io per Pasqua vorrei dire all&#8217;amico De Vivo che senza internet e la sua contraddittoria democraticità mio cugino non avrebbe conosciuto né lui né altre persone che con il tempo sono diventate sue amiche e compagne di strada. Credo quindi che il dibattito letterario in rete, in parte anche proprio grazie all&#8217;apertura al commento dei siti più &#8220;militanti&#8221;, abbia permesso a varie persone che un tempo mai avrebbero potuto trovarsi e trovare ascolto nella cosiddetta &#8220;società letteraria&#8221; di conoscersi, anzi proprio di riconoscersi, strutturando via via affinità, a volte persino sodalità trasversali basate su passioni o visioni condivise. Così ad esempio mio cugino bazzica (e a volte legge) soprattutto Zibaldoni o Nazione indiana, ma non Carmilla, WuMing o Lipperatura, perché negli uni ha trovato interlocutori che stima, persino cari, negli altri no. Mentre altre persone magari hanno cugini che fanno l&#8217;opposto, oppure bazzicano di tutto un po&#8217; e non sono amici di nessuno, o fanno gli amici di tutti.</p>
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		<title>
		Di: Il fu GiusCo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/#comment-150298</link>

		<dc:creator><![CDATA[Il fu GiusCo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Apr 2011 12:13:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Talia: molto in breve sulla differenza fra un principio artistico fondato sulla politica ed uno fondato sull&#039;estetica

se lei parte da un&#039;idea politica per formulare una teoria artistica e dunque un giudizio estetico, avra&#039; maggiore interesse a tenere la truppa unita che a distinguere i talenti, sia all&#039;interno della sua stessa truppa (tutti sono utili finche&#039; sono utili, non conta molto che loro stessi e le loro opere siano valide) che all&#039;esterno di questa (tutti sono inutili e quindi automaticamente le loro opere non valide)

se lei invece parte da un principio estetico, uno fra i tanti esistiti nella storia o qualcheduno dei piu&#039; nuovi suggeriti dalle avanguardie e messi a collaudo, distinguera&#039; un contributo dall&#039;altro, un&#039;opera dall&#039;altra e non riuscira&#039; mai a tenere unita alcuna truppa, sia perche&#039; privilegera&#039; l&#039;opera all&#039;individuo/cittadino/militante, sia perche&#039; non avra&#039; pre-giudizio sull&#039;opinione politica nel considerarne le opere


i primi anni del web letterario italiano erano fondati su un rapporto di tipo estetico tra i partecipanti, mentre oggi la fanno da padrone rapporti di tipo politico (a mio avviso perche&#039; molti cartacei hanno perso la carta, cosi&#039; come hanno perso la rappresentanza in parlamento), senza voler per forza circoscrivere questo &quot;politico&quot; nella dialettica pro-contro berlusconi, che pure domina i siti portati ad esempio dai catalogatori del nuovo millennio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Talia: molto in breve sulla differenza fra un principio artistico fondato sulla politica ed uno fondato sull&#8217;estetica</p>
<p>se lei parte da un&#8217;idea politica per formulare una teoria artistica e dunque un giudizio estetico, avra&#8217; maggiore interesse a tenere la truppa unita che a distinguere i talenti, sia all&#8217;interno della sua stessa truppa (tutti sono utili finche&#8217; sono utili, non conta molto che loro stessi e le loro opere siano valide) che all&#8217;esterno di questa (tutti sono inutili e quindi automaticamente le loro opere non valide)</p>
<p>se lei invece parte da un principio estetico, uno fra i tanti esistiti nella storia o qualcheduno dei piu&#8217; nuovi suggeriti dalle avanguardie e messi a collaudo, distinguera&#8217; un contributo dall&#8217;altro, un&#8217;opera dall&#8217;altra e non riuscira&#8217; mai a tenere unita alcuna truppa, sia perche&#8217; privilegera&#8217; l&#8217;opera all&#8217;individuo/cittadino/militante, sia perche&#8217; non avra&#8217; pre-giudizio sull&#8217;opinione politica nel considerarne le opere</p>
<p>i primi anni del web letterario italiano erano fondati su un rapporto di tipo estetico tra i partecipanti, mentre oggi la fanno da padrone rapporti di tipo politico (a mio avviso perche&#8217; molti cartacei hanno perso la carta, cosi&#8217; come hanno perso la rappresentanza in parlamento), senza voler per forza circoscrivere questo &#8220;politico&#8221; nella dialettica pro-contro berlusconi, che pure domina i siti portati ad esempio dai catalogatori del nuovo millennio</p>
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		<title>
		Di: salvatore talia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/#comment-150292</link>

		<dc:creator><![CDATA[salvatore talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 19:02:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pardon: volevo dire *Rina* De Petro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pardon: volevo dire *Rina* De Petro.</p>
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		<title>
		Di: salvatore talia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/#comment-150291</link>

		<dc:creator><![CDATA[salvatore talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 19:00:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Più rileggo i suoi ultimi due commenti e più mi sembra plausibile che Rita De Petro sia in realtà la stessa persona che in precedenza si è firmata Carmelo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Più rileggo i suoi ultimi due commenti e più mi sembra plausibile che Rita De Petro sia in realtà la stessa persona che in precedenza si è firmata Carmelo&#8230;</p>
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		Di: Rina De Petro		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Rina De Petro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 17:01:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Riparliamone domenica, Salvatore, che è pure Pasqua, così facciamo pace e magari, per festeggaire, scrviamo una bella poesiola a rima baciata, facile facile, con tanti riferimenti politici.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riparliamone domenica, Salvatore, che è pure Pasqua, così facciamo pace e magari, per festeggaire, scrviamo una bella poesiola a rima baciata, facile facile, con tanti riferimenti politici.</p>
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		<title>
		Di: AstraKan		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/#comment-150285</link>

		<dc:creator><![CDATA[AstraKan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 16:23:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non c&#039;è che dire, sì: illuminante!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non c&#8217;è che dire, sì: illuminante!</p>
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		<title>
		Di: salvatore talia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/04/18/verifica-dei-poteri-2-0-enrico-de-vivo/#comment-150284</link>

		<dc:creator><![CDATA[salvatore talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 16:23:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Leggo ora il commento di Rina De Petro. Mi pare che Nazione Indiana, finora, non abbia mai richiesto il curriculum vitae per commentare un post. Quale autorità ha Rina De Petro per chiederlo a me?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo ora il commento di Rina De Petro. Mi pare che Nazione Indiana, finora, non abbia mai richiesto il curriculum vitae per commentare un post. Quale autorità ha Rina De Petro per chiederlo a me?</p>
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		<title>
		Di: salvatore talia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[salvatore talia]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2011 16:15:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sarà, ma tutta questa dovizia e finezza di argomentazioni non la vedo nel post di De Vivo (che è l&#039;oggetto di questo thread) - al netto delle tirate generiche e &quot;apocalittiche&quot; contro la chiacchiera diffusa e anonima, l&#039;epoca della baraonda critica, l&#039;impegno spicciolo, e via dicendo. Dall&#039;ultimo commento di AstraKan apprendo di aver troppo citato il papa e la mafia, e di dover leggere un libro di Rizzante per sapere cosa ci si aspetterebbe da me. Illuminante, non c&#039;è che dire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà, ma tutta questa dovizia e finezza di argomentazioni non la vedo nel post di De Vivo (che è l&#8217;oggetto di questo thread) &#8211; al netto delle tirate generiche e &#8220;apocalittiche&#8221; contro la chiacchiera diffusa e anonima, l&#8217;epoca della baraonda critica, l&#8217;impegno spicciolo, e via dicendo. Dall&#8217;ultimo commento di AstraKan apprendo di aver troppo citato il papa e la mafia, e di dover leggere un libro di Rizzante per sapere cosa ci si aspetterebbe da me. Illuminante, non c&#8217;è che dire.</p>
]]></content:encoded>
		
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