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	Commenti a: TQ: Rocco Carbone	</title>
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		<title>
		Di: effeffe - calembours		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[effeffe - calembours]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 22:56:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[assolutamente Natalia
effeffe]]></description>
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effeffe</p>
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		<title>
		Di: effeffe - calembours		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/#comment-150809</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe - calembours]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 22:54:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@stefano
e infatti lo è,e te ne ringrazio, è incredibile come ne resti il profumo a lettura ultimata
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@stefano<br />
e infatti lo è,e te ne ringrazio, è incredibile come ne resti il profumo a lettura ultimata<br />
effeffe</p>
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		<title>
		Di: natàlia castaldi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/#comment-150808</link>

		<dc:creator><![CDATA[natàlia castaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 22:44:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non c&#039;è la Calabria inedita in questo racconto, c&#039;è molto di più, una saggezza lenta, fatta di gesti e silenzi, di memoria ritrovata per guardarsi oltre, forse solo più dentro.
è delicato, profondo, analitico, per nulla scontato eppure così comune da toccare le corde di chiunque abbia ancora un ricordo da riscoprire.
grazie effeffe.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non c&#8217;è la Calabria inedita in questo racconto, c&#8217;è molto di più, una saggezza lenta, fatta di gesti e silenzi, di memoria ritrovata per guardarsi oltre, forse solo più dentro.<br />
è delicato, profondo, analitico, per nulla scontato eppure così comune da toccare le corde di chiunque abbia ancora un ricordo da riscoprire.<br />
grazie effeffe.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: stefano gallerani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/#comment-150807</link>

		<dc:creator><![CDATA[stefano gallerani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 22:42:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ effeffe
se conoscessi etc. capiresti che questo è un fiore
baci]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ effeffe<br />
se conoscessi etc. capiresti che questo è un fiore<br />
baci</p>
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		<title>
		Di: effeffe - calembours		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/#comment-150806</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe - calembours]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 22:18:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Antonio, ci siamo capiti e questo è per me essenziale
effeffe
ps
tornerò a breve su Rocco Carbone e Atzeni, lacanonicamente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Antonio, ci siamo capiti e questo è per me essenziale<br />
effeffe<br />
ps<br />
tornerò a breve su Rocco Carbone e Atzeni, lacanonicamente</p>
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		<title>
		Di: effeffe - calembours		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/#comment-150805</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe - calembours]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 22:17:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ stefano
se conoscessi un po&#039; meglio l&#039;arte militare capiresti come vi sia un tempo per ogni cosa. ora la cavalleria, ora la fanteria, poco oltre l&#039;artiglieria. I canòni e i fiori effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ stefano<br />
se conoscessi un po&#8217; meglio l&#8217;arte militare capiresti come vi sia un tempo per ogni cosa. ora la cavalleria, ora la fanteria, poco oltre l&#8217;artiglieria. I canòni e i fiori effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: stefano gallerani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/#comment-150803</link>

		<dc:creator><![CDATA[stefano gallerani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 22:07:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ effeffe: perché fare i canoni serve pure a parlare di scrittori come rocco

Rocco Carbone, L’apparizione (2002)
Iano, cioè Giano, o Ianus, ovvero la divinità latina degli inizi e del passaggio: il dio bifronte che custodisce da una lato e dall’altro - lo stesso - saluto e congedo. Ma in che senso, con quanta responsabilità il protagonista di questo romanzo traduce in una carriera l’etimo e l’immagine del suo fardello onomastico? Cosa, nella sua breve, tragica storia, restituisce, di un tratto e del suo opposto speculare, la coesistenza nel segno? E cosa il senso del varco, di un attraversamento senza ritorno? Al cospetto enigmatico e ambiguo di una scrittura scabra, rósa fino al midollo, le domande s’avvitano, s’accumulano, si frustrano e profondano. Di lui, Iano, sappiamo poco, eppure tutto quello che è essenziale: che è stato un’altra persona e che non potrà più tornare ad esserlo; che non può che fuggire, perché ha compiuto il passo più difficile; che fatalmente cadrà, come cade chi raggiunge il culmine. Come cade l’eroe. A perderlo, a condannarlo, un’apparizione: ciò che ha creduto di scorgere, lo specchio nel quale il lettore accetta e si convince di vedere riflesso un dio e, perciò, il tormento di un’ossessione sfrenata e pudica, così intensa da non più chiedere d’essere consumata, esorcizzata, vilipesa e offesa. Ogni cosa, allora, può solo sfrangiarsi, lasciare sfumare i contorni che la costringono e diventare, di quell’ossessione celeste, il corpo terrestre. Tanta grazia - Iano/Carbone lo sente anche senza bisogno di saperlo - esige un sacrificio: il suo, nella vita come sulla pagina. E proprio la pagina, con la complicità spietata del caso, risolve in rovina le certezze che cinturano letteratura e esistenza: «Le lacrime continuarono a colare appannandogli la vista. Sentì dentro di sé di nuovo quella serenità, che non lo avrebbe più abbandonato. Di fronte a lui c’era un’altra curva, oltre il parapetto il mare. Accelerò ancora puntandolo. Quando avvenne lo schianto non udì rumore. Si sentì sollevato in alto, verso il cielo. Vide un lampo bianco, che lo abbagliò, e poi nient’altro, e in quel momento tutto gli fu chiaro».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ effeffe: perché fare i canoni serve pure a parlare di scrittori come rocco</p>
<p>Rocco Carbone, L’apparizione (2002)<br />
Iano, cioè Giano, o Ianus, ovvero la divinità latina degli inizi e del passaggio: il dio bifronte che custodisce da una lato e dall’altro &#8211; lo stesso &#8211; saluto e congedo. Ma in che senso, con quanta responsabilità il protagonista di questo romanzo traduce in una carriera l’etimo e l’immagine del suo fardello onomastico? Cosa, nella sua breve, tragica storia, restituisce, di un tratto e del suo opposto speculare, la coesistenza nel segno? E cosa il senso del varco, di un attraversamento senza ritorno? Al cospetto enigmatico e ambiguo di una scrittura scabra, rósa fino al midollo, le domande s’avvitano, s’accumulano, si frustrano e profondano. Di lui, Iano, sappiamo poco, eppure tutto quello che è essenziale: che è stato un’altra persona e che non potrà più tornare ad esserlo; che non può che fuggire, perché ha compiuto il passo più difficile; che fatalmente cadrà, come cade chi raggiunge il culmine. Come cade l’eroe. A perderlo, a condannarlo, un’apparizione: ciò che ha creduto di scorgere, lo specchio nel quale il lettore accetta e si convince di vedere riflesso un dio e, perciò, il tormento di un’ossessione sfrenata e pudica, così intensa da non più chiedere d’essere consumata, esorcizzata, vilipesa e offesa. Ogni cosa, allora, può solo sfrangiarsi, lasciare sfumare i contorni che la costringono e diventare, di quell’ossessione celeste, il corpo terrestre. Tanta grazia &#8211; Iano/Carbone lo sente anche senza bisogno di saperlo &#8211; esige un sacrificio: il suo, nella vita come sulla pagina. E proprio la pagina, con la complicità spietata del caso, risolve in rovina le certezze che cinturano letteratura e esistenza: «Le lacrime continuarono a colare appannandogli la vista. Sentì dentro di sé di nuovo quella serenità, che non lo avrebbe più abbandonato. Di fronte a lui c’era un’altra curva, oltre il parapetto il mare. Accelerò ancora puntandolo. Quando avvenne lo schianto non udì rumore. Si sentì sollevato in alto, verso il cielo. Vide un lampo bianco, che lo abbagliò, e poi nient’altro, e in quel momento tutto gli fu chiaro».</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Antonio Coda		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/#comment-150796</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonio Coda]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 18:09:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forlani, 
   ho letto la biografia wikizzata di Rocco Carbone, la sua vita ammirabile e la sua morte tragica.
I suoi romanzi non li ho letti. Mi ripeto: questa è la prima volta che ascolto il nome di Rocco Carbone, e questa è una delle ragioni per le quali mi ha interessato leggere questo sito: ascoltare nomi altrove non pronunciati, per i motivi che possiamo paranoicamente o assennatamente immaginare.

Quel che per te rappresenta Nazione Indiana mi convince da subito: niente televoto da casa, niente verdetti gladiatori. Proposte, imbeccate, presentazioni: che dire, wow.

Se può interessare, ti dico come mi è andata: mi collego al sito Nazione Indiana, clicco sul primo post, leggo la intro, leggo il racconto, leggo i commenti, e provo un senso di straniamento. La mia, sia chiaro, non voleva essere affatto una critica formalmente degna di questo nome, perché poi, anche volendo, non è che ne sappia fare: semplicemente avevo provato un senso di imbambolamento. Il racconto, per quanto d’un nitore stilistico nient’affatto liquidabile, l’ho trovato creativamente debole, d’altronde non credo neanche che Carbone abbia potuto attribuirgli un valore, come dire, più che occasionale. Ora faccio poca fatica a comprendere che tutti gli altri commenti appartenevano a persone con più senno di causa sull’opera di Rocco Carbone, ma ciò non toglie che la loro quantomeno “neutralità” mi ha fatto strano.

Quindi, ribadisco la mia: senza nulla obiettare al di-meglio-e-di-più che c’è in serbo su Rocco Carbone, resta che questo racconto offre un assaggio d’autore – per me – troppo anonimo, e che, inserito nella raccolta di racconti sulla “Calabria inedita”, comunque non avrebbe sfigurato in una antologia di alpini triestini.

Verissimo, io la palla talora non me la misuro, però anche renderla immediatamente smisurata ha i suo contro.

Dai, però non voglio fare subito la figura dell’accigliato sussiegoso scassombrelli.

Mi hai offerto un nome nuovo, e lo ascolterò, nel resto del racconto che ne farai.

Un saluto per nulla ribaldo,
 Antonio Coda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forlani,<br />
   ho letto la biografia wikizzata di Rocco Carbone, la sua vita ammirabile e la sua morte tragica.<br />
I suoi romanzi non li ho letti. Mi ripeto: questa è la prima volta che ascolto il nome di Rocco Carbone, e questa è una delle ragioni per le quali mi ha interessato leggere questo sito: ascoltare nomi altrove non pronunciati, per i motivi che possiamo paranoicamente o assennatamente immaginare.</p>
<p>Quel che per te rappresenta Nazione Indiana mi convince da subito: niente televoto da casa, niente verdetti gladiatori. Proposte, imbeccate, presentazioni: che dire, wow.</p>
<p>Se può interessare, ti dico come mi è andata: mi collego al sito Nazione Indiana, clicco sul primo post, leggo la intro, leggo il racconto, leggo i commenti, e provo un senso di straniamento. La mia, sia chiaro, non voleva essere affatto una critica formalmente degna di questo nome, perché poi, anche volendo, non è che ne sappia fare: semplicemente avevo provato un senso di imbambolamento. Il racconto, per quanto d’un nitore stilistico nient’affatto liquidabile, l’ho trovato creativamente debole, d’altronde non credo neanche che Carbone abbia potuto attribuirgli un valore, come dire, più che occasionale. Ora faccio poca fatica a comprendere che tutti gli altri commenti appartenevano a persone con più senno di causa sull’opera di Rocco Carbone, ma ciò non toglie che la loro quantomeno “neutralità” mi ha fatto strano.</p>
<p>Quindi, ribadisco la mia: senza nulla obiettare al di-meglio-e-di-più che c’è in serbo su Rocco Carbone, resta che questo racconto offre un assaggio d’autore – per me – troppo anonimo, e che, inserito nella raccolta di racconti sulla “Calabria inedita”, comunque non avrebbe sfigurato in una antologia di alpini triestini.</p>
<p>Verissimo, io la palla talora non me la misuro, però anche renderla immediatamente smisurata ha i suo contro.</p>
<p>Dai, però non voglio fare subito la figura dell’accigliato sussiegoso scassombrelli.</p>
<p>Mi hai offerto un nome nuovo, e lo ascolterò, nel resto del racconto che ne farai.</p>
<p>Un saluto per nulla ribaldo,<br />
 Antonio Coda</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: effeffe - calembours		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/#comment-150794</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe - calembours]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 17:04:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[vedi Antonio
per me Nazione Indiana non è amici, grande fratello, you know corrida, in cui si mette su un racconto e a quel punto partono le nominations o il pollice verso, o il clik mi piace. E ti asscuro che non è la rissa (e men che meno la ressa) ciò che cerco. Quello che chiedo, e allora dimmi se è troppo, è che prima di avventarsi con categorie decisamente deboli (è scritto bene, io lo do per scontato) contro un autore bisognerebbe misurarsi la palla, in generale, sia che si tratti di esordienti o di autori più o meno affermati. Quel misurarsi la palla sta nel mettere lo stesso rigore che si chiede ad un autore (e al suo postante) nei propri interventi. Di Rocco Carbone esistono molti romanzi, opere, di un percorso interrottosi tragicamente a quarantasei anni. Un percorso che mi sarebbe piaciuto riproporre (qui è solo la prima tappa ) su nazione Indiana.
è tutto quello che io chiedo. Poi si può dissentire da una poetica, disapprovare certe scelte, per carità, è giusto che si dica la propria, ma con cognizione di causa. 
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>vedi Antonio<br />
per me Nazione Indiana non è amici, grande fratello, you know corrida, in cui si mette su un racconto e a quel punto partono le nominations o il pollice verso, o il clik mi piace. E ti asscuro che non è la rissa (e men che meno la ressa) ciò che cerco. Quello che chiedo, e allora dimmi se è troppo, è che prima di avventarsi con categorie decisamente deboli (è scritto bene, io lo do per scontato) contro un autore bisognerebbe misurarsi la palla, in generale, sia che si tratti di esordienti o di autori più o meno affermati. Quel misurarsi la palla sta nel mettere lo stesso rigore che si chiede ad un autore (e al suo postante) nei propri interventi. Di Rocco Carbone esistono molti romanzi, opere, di un percorso interrottosi tragicamente a quarantasei anni. Un percorso che mi sarebbe piaciuto riproporre (qui è solo la prima tappa ) su nazione Indiana.<br />
è tutto quello che io chiedo. Poi si può dissentire da una poetica, disapprovare certe scelte, per carità, è giusto che si dica la propria, ma con cognizione di causa.<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ares		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/03/tq-rocco-carbone/#comment-150788</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 May 2011 15:54:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=38926#comment-150788</guid>

					<description><![CDATA[Come si puo&#039; definire uno scrittore che scrive  un testo paratattico ?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come si puo&#8217; definire uno scrittore che scrive  un testo paratattico ?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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