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	Commenti a: TQ: fenomenologia di una generazione letteraria allo specchio: Federica Sgaggio	</title>
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		<title>
		Di: Generazione TQ: autocoscienza e sguardo sul futuro &#124; 404: file not found		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Generazione TQ: autocoscienza e sguardo sul futuro &#124; 404: file not found]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2011 07:51:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] TQ. Corollario a beneficio degli interessati: riflessioni di Giulio Mozzi, Alessandro Leogrande, Federisca Sgaggio, Francesco Forlani, Demetrio Paolin, Simone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] TQ. Corollario a beneficio degli interessati: riflessioni di Giulio Mozzi, Alessandro Leogrande, Federisca Sgaggio, Francesco Forlani, Demetrio Paolin, Simone [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: TQ – fenomenologia di una generazione letteraria allo specchio: Simone Barillari &#8211; Nazione Indiana		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/06/tq-fenomenologia-di-una-generazione-letteraria-allo-specchio-federica-sgaggio/#comment-151146</link>

		<dc:creator><![CDATA[TQ – fenomenologia di una generazione letteraria allo specchio: Simone Barillari &#8211; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 May 2011 07:48:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] da dire a loro mentre agli autori dei testi dico grazie di aver accettato il mio invito. Qui e qui gli altri interventi. [&#8617;] Altri articoli su questo argomento:TQ &#8211; fenomenologia di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] da dire a loro mentre agli autori dei testi dico grazie di aver accettato il mio invito. Qui e qui gli altri interventi. [&#8617;] Altri articoli su questo argomento:TQ &#8211; fenomenologia di una [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: evelina santangelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/06/tq-fenomenologia-di-una-generazione-letteraria-allo-specchio-federica-sgaggio/#comment-151097</link>

		<dc:creator><![CDATA[evelina santangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2011 07:03:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«fino a quando le forme della rappresentanza dei cittadini non avranno trovato un senso – ovvero fino a quando il problema che ci si pone non diventa politico (e non dico che sia una cosa facile; però bisogna ammettere che è tutt’un’altra prospettiva rispetto a quella assunta da tq) – qualunque desiderio di intervenire sulla realtà non potrà che tradursi in una questione intorno alla visibilità, in trasformazione di sé in simbolo; nella creazione di un «marchio“».

io all&#039;incontro ero presente, e ho posto una questione simile con argomentazioni che riguardavano il senso di «corresponsabilità» rispetto a un destino comune che esigerebbe, oltre al rigore professionale, prese di posizione – non solo politiche, ma proprio civili, direi (visti i tempi) – molto nette su questioni fondamentali. 
Non so però se sia questo il pensiero prevalente. Fino ad adesso, non mi pare, ecco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«fino a quando le forme della rappresentanza dei cittadini non avranno trovato un senso – ovvero fino a quando il problema che ci si pone non diventa politico (e non dico che sia una cosa facile; però bisogna ammettere che è tutt’un’altra prospettiva rispetto a quella assunta da tq) – qualunque desiderio di intervenire sulla realtà non potrà che tradursi in una questione intorno alla visibilità, in trasformazione di sé in simbolo; nella creazione di un «marchio“».</p>
<p>io all&#8217;incontro ero presente, e ho posto una questione simile con argomentazioni che riguardavano il senso di «corresponsabilità» rispetto a un destino comune che esigerebbe, oltre al rigore professionale, prese di posizione – non solo politiche, ma proprio civili, direi (visti i tempi) – molto nette su questioni fondamentali.<br />
Non so però se sia questo il pensiero prevalente. Fino ad adesso, non mi pare, ecco.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: giuliomozzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/06/tq-fenomenologia-di-una-generazione-letteraria-allo-specchio-federica-sgaggio/#comment-151061</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuliomozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2011 06:45:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;em&gt;Che si faccia realmente sistema e che tutti noi (nessuno escluso) si pubblichi con quegli editori che erano presenti venerdì, e dunque Mininum, Fandango e Laterza – che sono l’avanguardia dell’editoria di qualità.&lt;/em&gt;

Leggo questa benintenzionatissima frase nell&#039;intervento di Flavio Santi, e mi viene in mente che forse, a non esser lì quel giorno, ho commesso un errore di marketing. 

(In verità non non ero lì in quanto - giustamente - non invitato: non sono né T né Q, ma ormai irrimediabilmente C).

Naturalmente, resta sempre da capire che cosa si dica di una cosa quando si dice che quella cosa è &quot;di qualità&quot;. 

&quot;Più fondi agli atenei di qualità&quot; (Gelmini, 24-7-2009). &quot;Non saranno dati più soldi a pioggia, ma si punterà alla qualità della ricerca&quot; (Gelmini, 19-4-2011). &quot;Del resto siamo tutti d&#039;accordo, ritengo, sul fatto che la qualità della scuola è data prima di tutto dalla qualità delle persone che la rappresentano&quot; (Gelmini, 4-9-2009). Eccetera.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Che si faccia realmente sistema e che tutti noi (nessuno escluso) si pubblichi con quegli editori che erano presenti venerdì, e dunque Mininum, Fandango e Laterza – che sono l’avanguardia dell’editoria di qualità.</em></p>
<p>Leggo questa benintenzionatissima frase nell&#8217;intervento di Flavio Santi, e mi viene in mente che forse, a non esser lì quel giorno, ho commesso un errore di marketing. </p>
<p>(In verità non non ero lì in quanto &#8211; giustamente &#8211; non invitato: non sono né T né Q, ma ormai irrimediabilmente C).</p>
<p>Naturalmente, resta sempre da capire che cosa si dica di una cosa quando si dice che quella cosa è &#8220;di qualità&#8221;. </p>
<p>&#8220;Più fondi agli atenei di qualità&#8221; (Gelmini, 24-7-2009). &#8220;Non saranno dati più soldi a pioggia, ma si punterà alla qualità della ricerca&#8221; (Gelmini, 19-4-2011). &#8220;Del resto siamo tutti d&#8217;accordo, ritengo, sul fatto che la qualità della scuola è data prima di tutto dalla qualità delle persone che la rappresentano&#8221; (Gelmini, 4-9-2009). Eccetera.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: valter binaghi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/06/tq-fenomenologia-di-una-generazione-letteraria-allo-specchio-federica-sgaggio/#comment-151017</link>

		<dc:creator><![CDATA[valter binaghi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 May 2011 00:03:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; dal 1948 che gli intellettuali italiani di sinistra firmano petizioni e chiedono un mandato sociale che puntualmente non ottengono.
Sarà perchè sono già egemoni dove possono esserelo (case editrici, stampa, università) anche se piangono miseria (quando sento Scurati che chiede di uscire dalla linea d&#039;ombra mi vien da ridere)?
Sarà perchè hanno divorziato da tempo dal senso comune, cioè non hanno assolutamente niente da dire a gente che deve motivare un lavoro manuale, crescere dei figli e sperare in un futuro diverso da finire sulla Garzantina?
Sarà perchè dove la chiacchiera abbonda e fa abortire il significato il silenzio e l&#039;opera valgono più dell&#039;ennesimo aforisma?
Sarà perchè questa cosa di contarsi e fare numero coi sodali, per uno che avesse una testimonianza personale veritiera e necessaria da dare suonerebbe, come dire, poco virile?
Adesso che i partiti non sanno che farsene degli intellettuali (la televisione porta più voti), assisteremo alla nascita del partito degli intellettuali, insieme a quelli dei pensionati e degli inquilini?
Questi sarebbero trentenni?
Siete nati vecchi, figlioli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; dal 1948 che gli intellettuali italiani di sinistra firmano petizioni e chiedono un mandato sociale che puntualmente non ottengono.<br />
Sarà perchè sono già egemoni dove possono esserelo (case editrici, stampa, università) anche se piangono miseria (quando sento Scurati che chiede di uscire dalla linea d&#8217;ombra mi vien da ridere)?<br />
Sarà perchè hanno divorziato da tempo dal senso comune, cioè non hanno assolutamente niente da dire a gente che deve motivare un lavoro manuale, crescere dei figli e sperare in un futuro diverso da finire sulla Garzantina?<br />
Sarà perchè dove la chiacchiera abbonda e fa abortire il significato il silenzio e l&#8217;opera valgono più dell&#8217;ennesimo aforisma?<br />
Sarà perchè questa cosa di contarsi e fare numero coi sodali, per uno che avesse una testimonianza personale veritiera e necessaria da dare suonerebbe, come dire, poco virile?<br />
Adesso che i partiti non sanno che farsene degli intellettuali (la televisione porta più voti), assisteremo alla nascita del partito degli intellettuali, insieme a quelli dei pensionati e degli inquilini?<br />
Questi sarebbero trentenni?<br />
Siete nati vecchi, figlioli.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alcibiade		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/06/tq-fenomenologia-di-una-generazione-letteraria-allo-specchio-federica-sgaggio/#comment-150992</link>

		<dc:creator><![CDATA[alcibiade]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 May 2011 13:16:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Fondiamo una tq-tv!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fondiamo una tq-tv!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ng		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 May 2011 10:37:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Effe Effe
non ti ho capito; ma non importa (evidentemente, se è alla portata di tutti non è alla mia portata).

NeGa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Effe Effe<br />
non ti ho capito; ma non importa (evidentemente, se è alla portata di tutti non è alla mia portata).</p>
<p>NeGa</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/06/tq-fenomenologia-di-una-generazione-letteraria-allo-specchio-federica-sgaggio/#comment-150981</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 May 2011 10:35:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@NG
mettiti un paio d&#039;occhiali, Nevio, perché hai sbagliato mira e di brutto. E concentrati sul resto, è alla portata di tutti, perfino alla tua.
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@NG<br />
mettiti un paio d&#8217;occhiali, Nevio, perché hai sbagliato mira e di brutto. E concentrati sul resto, è alla portata di tutti, perfino alla tua.<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: federica sgaggio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/05/06/tq-fenomenologia-di-una-generazione-letteraria-allo-specchio-federica-sgaggio/#comment-150980</link>

		<dc:creator><![CDATA[federica sgaggio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 May 2011 10:23:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Francesco mi ringrazia, qui e anche sul thread che con una nota ha aperto su Fb, ma io ringrazio lui e NI.
Mi invita a rispondere anche qui, e io lo faccio).

Aggiungo solo due cose e ne ripeto una terza.

Non sono sicura che quel che ho scritto contenesse l&#039;esplicito invito a fare qualcosa di concreto.
Mi fa piacere che in controluce ci si possa vedere questo; però resta il fatto che io penso che la questione della cittadinanza sia preliminare alla questione della letteratura.
In altri termini, credo che quando la politica è ridotta, nella migliore delle ipotesi, a fervore petizionario, ogni interrogativo intorno alla possibilità di intervento sul reale si riduca per forza e necessariamente a una questione posta intorno alla propria visibilità.

Aggiungo che ai miei occhi, le relazioni di lavoro - permanenti o precarie -sono cruciali in qualunque analisi di quel che accade.
Cosa può fare, su questo, un intellettuale?
In quale modo interviene?
***Usando gli stessi mezzi - poniamo: i giornali - che al loro interno stanno uccidendo dissensi, motivazioni, speranze?
E se lo fa, cosa ne posso pensare, io, se non che - al diavolo i mezzi - ciò che conta è il fine, ovvero rendermi visibile?***
Non è produttivo ignorare o sottovalutare il fatto che il tramite attraverso il quale noi veniamo a conoscenza di ciò che si muove nel mondo sia un mezzo creando il quale vengono calpestate i più elementari fra i diritti dei lavoratori (anche se sono lavoratori intellettuali forse, hanno comunque dei diritti! Anche se non sono in miniera, forse, hanno comunque dei diritti!).
Non ha senso evitare di porsi di fronte al problema «ma cosa fa, giorno per giorno, il giornale per il quale da collaboratore esterno io scrivo? Quale realtà &quot;inventa&quot;? Come &quot;usa&quot; i suoi lavoratori? Ha un&#039;idea di ciò in cui consista il diritto-dovere di dare le notizie? Ha un&#039;idea del suo ruolo politico e civile, o serve solo a semplificare la realtà, a premasticarla, di modo da renderla digeribile?».

Quanto al resto: volevo anche dire che la residualità politica della categoria politica del lavoro, l&#039;ideologia aziendalistica, la retorica del profitto e dei conti che devono tornare, non ha inquinato solo ciò che con accenti a volte deferenti e a volte con un approccio da realpolitik (che a me par degno di miglior causa) chiamiamo «mercato» (editoriale), ma anche e soprattutto la nostra vita civile.

Non vorrei apparire apocalittica, però mi sembra di poter dire che la politica come rappresentanza è morta; e con questo *non* intendo sostenere che il Parlamento non sia espressione del Paese.
Intendo dire che il principio (il «senso»?) maggioritario ha ucciso il senso della rappresentanza, della negoziazione degli interessi legittimi delle parti sociali.
L&#039;Italia ebbe le leggi su divorzio e aborto con la Dc partito di maggioranza relativa, non riesco a dimenticarlo.
Invece, la nostra vita civile è ancorata all&#039;idea del testimonial.
Tant&#039;è che la sinistra - letta attraverso la lente dei giornali (con le avvertenze di cui sopra, ovviamente) - si interroga più volentieri sulla questione del leader che sui contenuti.

Infine.
La discriminante generazionale come punto di partenza può andare bene, certo.
Però, secondo me è mediaticamente seducente assai più che politicamente o socialmente significativa.
Svia.
Semplifica.
Banalizza.
Semplicemente, sfugge al punto. Che io credo sia, ancora e sempre, le relazioni di potere, e come vengono esercitate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Francesco mi ringrazia, qui e anche sul thread che con una nota ha aperto su Fb, ma io ringrazio lui e NI.<br />
Mi invita a rispondere anche qui, e io lo faccio).</p>
<p>Aggiungo solo due cose e ne ripeto una terza.</p>
<p>Non sono sicura che quel che ho scritto contenesse l&#8217;esplicito invito a fare qualcosa di concreto.<br />
Mi fa piacere che in controluce ci si possa vedere questo; però resta il fatto che io penso che la questione della cittadinanza sia preliminare alla questione della letteratura.<br />
In altri termini, credo che quando la politica è ridotta, nella migliore delle ipotesi, a fervore petizionario, ogni interrogativo intorno alla possibilità di intervento sul reale si riduca per forza e necessariamente a una questione posta intorno alla propria visibilità.</p>
<p>Aggiungo che ai miei occhi, le relazioni di lavoro &#8211; permanenti o precarie -sono cruciali in qualunque analisi di quel che accade.<br />
Cosa può fare, su questo, un intellettuale?<br />
In quale modo interviene?<br />
***Usando gli stessi mezzi &#8211; poniamo: i giornali &#8211; che al loro interno stanno uccidendo dissensi, motivazioni, speranze?<br />
E se lo fa, cosa ne posso pensare, io, se non che &#8211; al diavolo i mezzi &#8211; ciò che conta è il fine, ovvero rendermi visibile?***<br />
Non è produttivo ignorare o sottovalutare il fatto che il tramite attraverso il quale noi veniamo a conoscenza di ciò che si muove nel mondo sia un mezzo creando il quale vengono calpestate i più elementari fra i diritti dei lavoratori (anche se sono lavoratori intellettuali forse, hanno comunque dei diritti! Anche se non sono in miniera, forse, hanno comunque dei diritti!).<br />
Non ha senso evitare di porsi di fronte al problema «ma cosa fa, giorno per giorno, il giornale per il quale da collaboratore esterno io scrivo? Quale realtà &#8220;inventa&#8221;? Come &#8220;usa&#8221; i suoi lavoratori? Ha un&#8217;idea di ciò in cui consista il diritto-dovere di dare le notizie? Ha un&#8217;idea del suo ruolo politico e civile, o serve solo a semplificare la realtà, a premasticarla, di modo da renderla digeribile?».</p>
<p>Quanto al resto: volevo anche dire che la residualità politica della categoria politica del lavoro, l&#8217;ideologia aziendalistica, la retorica del profitto e dei conti che devono tornare, non ha inquinato solo ciò che con accenti a volte deferenti e a volte con un approccio da realpolitik (che a me par degno di miglior causa) chiamiamo «mercato» (editoriale), ma anche e soprattutto la nostra vita civile.</p>
<p>Non vorrei apparire apocalittica, però mi sembra di poter dire che la politica come rappresentanza è morta; e con questo *non* intendo sostenere che il Parlamento non sia espressione del Paese.<br />
Intendo dire che il principio (il «senso»?) maggioritario ha ucciso il senso della rappresentanza, della negoziazione degli interessi legittimi delle parti sociali.<br />
L&#8217;Italia ebbe le leggi su divorzio e aborto con la Dc partito di maggioranza relativa, non riesco a dimenticarlo.<br />
Invece, la nostra vita civile è ancorata all&#8217;idea del testimonial.<br />
Tant&#8217;è che la sinistra &#8211; letta attraverso la lente dei giornali (con le avvertenze di cui sopra, ovviamente) &#8211; si interroga più volentieri sulla questione del leader che sui contenuti.</p>
<p>Infine.<br />
La discriminante generazionale come punto di partenza può andare bene, certo.<br />
Però, secondo me è mediaticamente seducente assai più che politicamente o socialmente significativa.<br />
Svia.<br />
Semplifica.<br />
Banalizza.<br />
Semplicemente, sfugge al punto. Che io credo sia, ancora e sempre, le relazioni di potere, e come vengono esercitate.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ng		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 May 2011 10:09:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ EffeEffe
Dubbi, molti; ma quando non sono sicuro mi taccio. Quando intervengo, invece, è perché sono certo di quel che dico. Che poi possa risultare sbagliato, è nell’ordine del discorso ... Comunque, per fare il pedante, più che di “fuoco amico”, trattasi di gavettone distaccato. Non sono amico se non dei miei amici.


@Larry
Non avevo dubbi sul tragicomico. E non avevo dubbi sul “punto” da cogliere. E poi, per stare in tema, la lingua è una realtà: quella comune serve alla comunità, quella letteraria alla letteratura. E non sono propriamente la stessa cosa: e difatti, come sottolinei, il loro “tempo” non coincide, e non solo da Mallarmè in qua, anche da prima, anche da molto prima (Barthes direbbe da quando la scrittura si fa contrassegno della proprietà), pur convivendo entrambe nello spazio-mondo che tutti ci accoglie e disfa ...

NeGa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ EffeEffe<br />
Dubbi, molti; ma quando non sono sicuro mi taccio. Quando intervengo, invece, è perché sono certo di quel che dico. Che poi possa risultare sbagliato, è nell’ordine del discorso &#8230; Comunque, per fare il pedante, più che di “fuoco amico”, trattasi di gavettone distaccato. Non sono amico se non dei miei amici.</p>
<p>@Larry<br />
Non avevo dubbi sul tragicomico. E non avevo dubbi sul “punto” da cogliere. E poi, per stare in tema, la lingua è una realtà: quella comune serve alla comunità, quella letteraria alla letteratura. E non sono propriamente la stessa cosa: e difatti, come sottolinei, il loro “tempo” non coincide, e non solo da Mallarmè in qua, anche da prima, anche da molto prima (Barthes direbbe da quando la scrittura si fa contrassegno della proprietà), pur convivendo entrambe nello spazio-mondo che tutti ci accoglie e disfa &#8230;</p>
<p>NeGa</p>
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