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	Commenti a: Rivolte e nuovi media	</title>
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		<title>
		Di: tiziao colombi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/06/01/rivolte-e-nuovi-media/#comment-152474</link>

		<dc:creator><![CDATA[tiziao colombi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 08:03:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grazie...

ho dei dubbi sulla questione del messaggio diretto tramite internet]]></description>
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<p>ho dei dubbi sulla questione del messaggio diretto tramite internet</p>
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		<title>
		Di: Vincenzo Cucinotta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/06/01/rivolte-e-nuovi-media/#comment-152399</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 08:45:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Intanto, osservo con piacere che la discussione ha finalmente soppresso, nel senso che non lo prende neanche in considerazione, il concetto della neutralità del mezzo, la più stupida delle affermazioni possibili: un mezzo è fatto così e così e non è fatto altrimenti, e quindi ha un uso intrinseco (esemplificando, una pistola serve ad uccidere, non a curare, no hope...). 
Dopodichè, il mio modo di vedere le cose è che internet in generale ha come inevitabile e primo effetto di aumentare la diffusione dell&#039;informazione: badate però, di qualsiasi informazione, e quindi anche l&#039;informazione falsa, per dolo o anche per semplice colpa di chi la diffonde. 
Ciò comporta l&#039;aumento del rumore di fondo. Chi ha dimestichezza con l&#039;uso di strumenti elettronici, sa bene che il segnale, qualsiasi segnale noi riceviamo, deve fare i conti col rumore di fondo, che la sensibilità con cui riceviamo un segnale dipende dal rapporto intensità(segnale)/ intensità(rumore di fondo) (signal/noise in inglese). 
Ciò significa che noi percepiamo solo ciò che riesce a travalicare il rumore, che quindi esiste un effetto di massa critica dell&#039;informazione. 

Questo discorsetto per certi aspetti pedante che ho fatto, comporta però una conseguenza fondamentale, che internet non è il regno della democrazia come tanti si ostinano a credere, perchè ciò che conta non è la possibilità di immettere informazione in rete, ma la possibilità reale che tale informazione possa raggiungere una platea ragionevolmente vasta di persone. A questo proposito, è importante sottolineare come messaggi di tipo elementare (tipo quel tizio è uno stronzo) abbiano molte più possibilità di essere percepite da molte persone. 
Sono stato colpito nell&#039;articolo dalla funzione svolta da Al Jaziraa, quando si diceva che aveva provveduto a traslocare le informazioni tra i vari social networks e da questi agli SMS sui telefonini. Non sarebbe allora ovvio osservare che qui il ruolo egemone non è più svolto dalla rete, ma bensì da un grande network d&#039;informazione, organizzato tramite la disponibilità di ingenti capitali? Che anche qui alla fine, ciò che realmente conta sono le disponiblità finanziarie?
Se le cose stanno così, se ancora una volta per diffondere realmente e non ipoteticamente informazione tutto dipende dal denaro, allora di democrazia ne vedo davvero pochina. 

Sarebbe però un errore non scorgere come comunque le nuove tecnologie abbiano un effetto: solo che non si tratta di una maggiore democrazia. 
L&#039;effetto è ben altro, è il salto del momento di mediazione politica. 
Nel mondo mediaticamente impedito (pensiamo al mondo pre-ferrovia), il potente, mettiamo un re tanto per esemplificare, aveva un canale ufficiale di diffusione dell&#039;informazione (per far conoscere le leggi promulgate, ad esempio). Questa informazione vedeva vari passaggi, inevitabili ad esempio in presenza di un analfabetismo di massa. visto che tanti non sapevano leggere. In ogni passaggio, l&#039;informazione veniva inevitabilmente modificata, e il messaggio che giungeva al fruitore finale era ababstanza differente da quella in partenza. Rimaneva certo l&#039;essenziale, ma era impossibile per tale via trasmettere che so messaggi subliminali: se il re aggiungeva una nuova tassa, il messaggio quello era, non che il re aveva benignamente salvato il regno con questa tassa provvidenziale. 
Oggi, con internet, si perfeziona la trasmissione diretta, senza passaggi intermedi, dell&#039;informazione, dal potente, oggi non più tanto quello ufficiale, ma anche il ricco capitalista, al fruitore. Il messaggio così potrà arrivare con tutta l&#039;ambiguità di cui lo avrà voluto caricare il mittente. Nessun passaggio intermedio, nessun momento di mediazione, una politica tutta costruita tra un mittente che ne abbia i mezzi finaziari, e tutti i potenziali fruitori: in fondo, ciò che diceva berlusconi, io da una parte, e il popolo dall&#039;altra. 
Mi scuso se per certi aspetti sono OT.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intanto, osservo con piacere che la discussione ha finalmente soppresso, nel senso che non lo prende neanche in considerazione, il concetto della neutralità del mezzo, la più stupida delle affermazioni possibili: un mezzo è fatto così e così e non è fatto altrimenti, e quindi ha un uso intrinseco (esemplificando, una pistola serve ad uccidere, non a curare, no hope&#8230;).<br />
Dopodichè, il mio modo di vedere le cose è che internet in generale ha come inevitabile e primo effetto di aumentare la diffusione dell&#8217;informazione: badate però, di qualsiasi informazione, e quindi anche l&#8217;informazione falsa, per dolo o anche per semplice colpa di chi la diffonde.<br />
Ciò comporta l&#8217;aumento del rumore di fondo. Chi ha dimestichezza con l&#8217;uso di strumenti elettronici, sa bene che il segnale, qualsiasi segnale noi riceviamo, deve fare i conti col rumore di fondo, che la sensibilità con cui riceviamo un segnale dipende dal rapporto intensità(segnale)/ intensità(rumore di fondo) (signal/noise in inglese).<br />
Ciò significa che noi percepiamo solo ciò che riesce a travalicare il rumore, che quindi esiste un effetto di massa critica dell&#8217;informazione. </p>
<p>Questo discorsetto per certi aspetti pedante che ho fatto, comporta però una conseguenza fondamentale, che internet non è il regno della democrazia come tanti si ostinano a credere, perchè ciò che conta non è la possibilità di immettere informazione in rete, ma la possibilità reale che tale informazione possa raggiungere una platea ragionevolmente vasta di persone. A questo proposito, è importante sottolineare come messaggi di tipo elementare (tipo quel tizio è uno stronzo) abbiano molte più possibilità di essere percepite da molte persone.<br />
Sono stato colpito nell&#8217;articolo dalla funzione svolta da Al Jaziraa, quando si diceva che aveva provveduto a traslocare le informazioni tra i vari social networks e da questi agli SMS sui telefonini. Non sarebbe allora ovvio osservare che qui il ruolo egemone non è più svolto dalla rete, ma bensì da un grande network d&#8217;informazione, organizzato tramite la disponibilità di ingenti capitali? Che anche qui alla fine, ciò che realmente conta sono le disponiblità finanziarie?<br />
Se le cose stanno così, se ancora una volta per diffondere realmente e non ipoteticamente informazione tutto dipende dal denaro, allora di democrazia ne vedo davvero pochina. </p>
<p>Sarebbe però un errore non scorgere come comunque le nuove tecnologie abbiano un effetto: solo che non si tratta di una maggiore democrazia.<br />
L&#8217;effetto è ben altro, è il salto del momento di mediazione politica.<br />
Nel mondo mediaticamente impedito (pensiamo al mondo pre-ferrovia), il potente, mettiamo un re tanto per esemplificare, aveva un canale ufficiale di diffusione dell&#8217;informazione (per far conoscere le leggi promulgate, ad esempio). Questa informazione vedeva vari passaggi, inevitabili ad esempio in presenza di un analfabetismo di massa. visto che tanti non sapevano leggere. In ogni passaggio, l&#8217;informazione veniva inevitabilmente modificata, e il messaggio che giungeva al fruitore finale era ababstanza differente da quella in partenza. Rimaneva certo l&#8217;essenziale, ma era impossibile per tale via trasmettere che so messaggi subliminali: se il re aggiungeva una nuova tassa, il messaggio quello era, non che il re aveva benignamente salvato il regno con questa tassa provvidenziale.<br />
Oggi, con internet, si perfeziona la trasmissione diretta, senza passaggi intermedi, dell&#8217;informazione, dal potente, oggi non più tanto quello ufficiale, ma anche il ricco capitalista, al fruitore. Il messaggio così potrà arrivare con tutta l&#8217;ambiguità di cui lo avrà voluto caricare il mittente. Nessun passaggio intermedio, nessun momento di mediazione, una politica tutta costruita tra un mittente che ne abbia i mezzi finaziari, e tutti i potenziali fruitori: in fondo, ciò che diceva berlusconi, io da una parte, e il popolo dall&#8217;altra.<br />
Mi scuso se per certi aspetti sono OT.</p>
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		<title>
		Di: jan reister		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/06/01/rivolte-e-nuovi-media/#comment-152386</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jun 2011 19:18:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ottimo articolo. Aggiungo che in Iran e Tunisia i social network sono stati usati &lt;em&gt;contro&lt;/em&gt; gli attivisti, sia per rintracciarne i movimenti sia per ricostruirne la rete di contatti (il grafo sociale) e raggiungerli fisicamente arrestandoli. Questo è accaduto analizzando informazioni pubbliche e operando attacchi mirati sugli account degli attivisti (Facebook, Twitter, Gmail) con tecniche di hijacking varie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ottimo articolo. Aggiungo che in Iran e Tunisia i social network sono stati usati <em>contro</em> gli attivisti, sia per rintracciarne i movimenti sia per ricostruirne la rete di contatti (il grafo sociale) e raggiungerli fisicamente arrestandoli. Questo è accaduto analizzando informazioni pubbliche e operando attacchi mirati sugli account degli attivisti (Facebook, Twitter, Gmail) con tecniche di hijacking varie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Tom		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/06/01/rivolte-e-nuovi-media/#comment-152348</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tom]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 17:28:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Prendendo spunto da molti degli autori citati in questo interessantissimo post, qualche settimana fa ivan franceschini proponeva una sua analisi del cyberottimismo applicato al versante cinese: http://www.cineresie.info/gelsomini-appassiti-rivoluzione-cinese/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendendo spunto da molti degli autori citati in questo interessantissimo post, qualche settimana fa ivan franceschini proponeva una sua analisi del cyberottimismo applicato al versante cinese: <a href="http://www.cineresie.info/gelsomini-appassiti-rivoluzione-cinese/" rel="nofollow ugc">http://www.cineresie.info/gelsomini-appassiti-rivoluzione-cinese/</a></p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Evelina Santangelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/06/01/rivolte-e-nuovi-media/#comment-152330</link>

		<dc:creator><![CDATA[Evelina Santangelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 13:14:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=39176#comment-152330</guid>

					<description><![CDATA[Post molto molto interessante, perché credo che tocchi davvero uno dei nodi fondamentali del nostro tempo, il rapporto cioè tra informazione e azione, con tutto quel che ne consegue.
Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Post molto molto interessante, perché credo che tocchi davvero uno dei nodi fondamentali del nostro tempo, il rapporto cioè tra informazione e azione, con tutto quel che ne consegue.<br />
Grazie.</p>
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