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	Commenti a: AAA cercasi edizioni per un&#8217;espressione idiomatica	</title>
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		<title>
		Di: Arianna Pavone		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/07/09/aaa-cercasi-edizioni-per-unespressione-idiomatica/#comment-153902</link>

		<dc:creator><![CDATA[Arianna Pavone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 09:43:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; sicuramente impossibile immaginare il mondo senza libri e di conseguenza, senza scrittori. Il problema è che qualcosa di così pregiato e prezioso come un libro, che dovrebbe essere trattato con cura e rispetto, venga in realtà utilizzato come un qualsiasi bene di consumo quotidiano. L&#039;esempio delle fabbriche di panettoni sta ad indicare la noncuranza delle case editrici nello sfornare libri il cui successo rimane in realtà confinato ad un breve periodo. Il pubblico deve almeno essere in grado di scegliere. Per carità, i libretti possono andare benissimo, ma è chiaro che bisogna diversificare, altrimenti si rischia di leggere sempre le solite cose. E&#039; stato studiato che il pubblico non è la massa amorfa che credevano gli apocalittici, non è la vittima alienata nè la vittima passiva. E&#039; proprio il pubblico che deve scegliere cosa vuole leggere, cosa vuole vedere. Eppure, se guardo alcuni cataloghi di alcune case editrici non trovo molta scela fra le novità, ma cose quasi uguali o simili o addirittura identiche fra loro! E questo in parte mi addolora, perchè mi rendo conto che potrebbero esserci dei potenziali talenti, qualcuno che potrebbe dare un taglio alla monotonia che, proprio perchè ormai si pensa solo ed esclusivamente al guadagno, rimarrà sempre in silenzio o quasi sconosciuto. 
O si è tornati indietro, quando ancora il pubblico era considerato privo d&#039;identità, oppure nell&#039;avanzare verso il progresso siamo rimasti impantanati in una pozzanghera di fango.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; sicuramente impossibile immaginare il mondo senza libri e di conseguenza, senza scrittori. Il problema è che qualcosa di così pregiato e prezioso come un libro, che dovrebbe essere trattato con cura e rispetto, venga in realtà utilizzato come un qualsiasi bene di consumo quotidiano. L&#8217;esempio delle fabbriche di panettoni sta ad indicare la noncuranza delle case editrici nello sfornare libri il cui successo rimane in realtà confinato ad un breve periodo. Il pubblico deve almeno essere in grado di scegliere. Per carità, i libretti possono andare benissimo, ma è chiaro che bisogna diversificare, altrimenti si rischia di leggere sempre le solite cose. E&#8217; stato studiato che il pubblico non è la massa amorfa che credevano gli apocalittici, non è la vittima alienata nè la vittima passiva. E&#8217; proprio il pubblico che deve scegliere cosa vuole leggere, cosa vuole vedere. Eppure, se guardo alcuni cataloghi di alcune case editrici non trovo molta scela fra le novità, ma cose quasi uguali o simili o addirittura identiche fra loro! E questo in parte mi addolora, perchè mi rendo conto che potrebbero esserci dei potenziali talenti, qualcuno che potrebbe dare un taglio alla monotonia che, proprio perchè ormai si pensa solo ed esclusivamente al guadagno, rimarrà sempre in silenzio o quasi sconosciuto.<br />
O si è tornati indietro, quando ancora il pubblico era considerato privo d&#8217;identità, oppure nell&#8217;avanzare verso il progresso siamo rimasti impantanati in una pozzanghera di fango.</p>
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		Di: Fernando Bassoli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/07/09/aaa-cercasi-edizioni-per-unespressione-idiomatica/#comment-153898</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fernando Bassoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 17:43:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho trovato interessanti alcune considerazioni di Edmund White, non proprio recente vincitore del Premio Mondello (Palermo) per &quot;La doppia vita di Arthur Rimbaud&quot; (edito da Minimum Fax), riportate dal Tommy Cappellini. Secondo la tesi di mister White, le grandi case editrici puntano decisamente su volumi (saggi, dunque) capaci di vendere almeno 50mila copie, garantendo così un certo profitto. Le opere di narrativa, invece, vendono dalle 5mila alle 8mila copie anche in un grande Paese come l&#039;America, che ha una popolazione di potenziali lettori 5 volte più grande dell&#039;Italia. E’ dunque logico attendersi la bancarotta dei grandi gruppi editoriali, che finiranno per lasciare spazio e quote di mercato ai piccoli editori. Il fenomeno sarebbe già in atto. L&#039;autore cita ad esempio i casi delle minuscole &quot;Gray Wolf&quot; e &quot;Copper Canyon&quot;. In effetti anche nel Belpaese sbocciano come funghi nuovi imprenditori (spesso autentici sprovveduti) che decidono di rischiare e aprire una casa editrice. Se il quadro whitiano appare pessimistico, esso conferma i paradossi che hanno sempre caratterizzato il “Sistema cultura”. Andando a studiare i casi del passato, infatti, troviamo tre costanti: troppi scrittori semi-indigenti a causa di evidenti sperequazioni contrattuali, molti editori ingiustamente arricchitisi alle spalle dei fessacchiotti incontrati e un pubblico-gregge che si lascia condizionare, acriticamente, dall&#039;autorevole recensore di turno. L&#039;unica cosa che appare chiara è che resta impossibile immaginare il mondo senza nuovi libri. E senza nuovi autori che abbiano cose più o meno interessanti da dire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho trovato interessanti alcune considerazioni di Edmund White, non proprio recente vincitore del Premio Mondello (Palermo) per &#8220;La doppia vita di Arthur Rimbaud&#8221; (edito da Minimum Fax), riportate dal Tommy Cappellini. Secondo la tesi di mister White, le grandi case editrici puntano decisamente su volumi (saggi, dunque) capaci di vendere almeno 50mila copie, garantendo così un certo profitto. Le opere di narrativa, invece, vendono dalle 5mila alle 8mila copie anche in un grande Paese come l&#8217;America, che ha una popolazione di potenziali lettori 5 volte più grande dell&#8217;Italia. E’ dunque logico attendersi la bancarotta dei grandi gruppi editoriali, che finiranno per lasciare spazio e quote di mercato ai piccoli editori. Il fenomeno sarebbe già in atto. L&#8217;autore cita ad esempio i casi delle minuscole &#8220;Gray Wolf&#8221; e &#8220;Copper Canyon&#8221;. In effetti anche nel Belpaese sbocciano come funghi nuovi imprenditori (spesso autentici sprovveduti) che decidono di rischiare e aprire una casa editrice. Se il quadro whitiano appare pessimistico, esso conferma i paradossi che hanno sempre caratterizzato il “Sistema cultura”. Andando a studiare i casi del passato, infatti, troviamo tre costanti: troppi scrittori semi-indigenti a causa di evidenti sperequazioni contrattuali, molti editori ingiustamente arricchitisi alle spalle dei fessacchiotti incontrati e un pubblico-gregge che si lascia condizionare, acriticamente, dall&#8217;autorevole recensore di turno. L&#8217;unica cosa che appare chiara è che resta impossibile immaginare il mondo senza nuovi libri. E senza nuovi autori che abbiano cose più o meno interessanti da dire.</p>
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		Di: Carlo Capone		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/07/09/aaa-cercasi-edizioni-per-unespressione-idiomatica/#comment-153897</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlo Capone]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 16:38:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da anni leggo solo saggistica, salvo i romanzi di Camilleri. 

Eppure da ragazzo leggevo Kawabata, Platonov, Nievo (Stanislao).
E poi Moravia, Pasolini, Bulgakov, le favole di Calvino, e un montone di altri.
Boh.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da anni leggo solo saggistica, salvo i romanzi di Camilleri. </p>
<p>Eppure da ragazzo leggevo Kawabata, Platonov, Nievo (Stanislao).<br />
E poi Moravia, Pasolini, Bulgakov, le favole di Calvino, e un montone di altri.<br />
Boh.</p>
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