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	Commenti a: Diario di un idiota sulla crisi economica	</title>
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		<title>
		Di: Pensieri Oziosi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/08/04/diario-di-un-idiota-sulla-crisi-economica/#comment-155074</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pensieri Oziosi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 12:05:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Riprendiamo l&#039;osservazione di Inglese: Con questo più salario, il consumo torna a crescere, e gli stessi europei possono comprare bosch anche se più caro, e di conseguenza la produzione, in un giro virtuoso, cresce anch’essa.

Nel commento precedente l&#039;ho liquidata un po&#039; sbrigativamente. Vediamo un po&#039; più in dettaglio le debolezze dei vari passaggi logici.

(a) &lt;i&gt;Con questo più salario&lt;/i&gt;. I benefici derivati dal proteggere un&#039;industria da chi vengono catturati? Dagli azionisti, dal management, dallo stato o dai lavoratori? Dagli azionisti in forma di dividendi e capital gain, dal management in forma di bonus, dallo stato in forma di imposte o dai lavoratori in forma di aumenti salariali? La risposta, tipica degli economisti, è: dipende. Di solito è una combinazione di quanto sopra, ma quel che mi preme far presente è che non è detto che ad un aumento dei profitti di un&#039;industria (in questo caso generato non da una maggiore competitività, ma dal protezionismo) generi un aumento della forza lavoro in quella specifica industria: ad esempio il management potrebbe decidere di reinvestire i profitti in nuovi macchinari che aumentino l&#039;efficienza della forza lavoro, portando quindi a ridondanze e quindi ad una riduzione del totale del reddito disponibile per i lavoratori nel settore.

(b) &lt;i&gt;il consumo torna a crescere&lt;/i&gt;. Di nuovo, dipende: l&#039;aumento del reddito disponibile si distribuisce in risparmio e consumo, la porzione tra i due è in funzione delle condizioni macroeconomiche del sistema.

(c) &lt;i&gt;e gli stessi europei possono comprare bosch&lt;/i&gt; Di nuovo, dipende: la variazione percentuale della domanda in risposta alla variazione percenctuale del livello del reddito viene chiamata dagli economisti &#039;income elasticity of demand&#039; (non so il termine tecnico in italiano: immagino elasticità sul reddito della domanda). La pagina di wikipedia in inglese riporta come esempio il caso della margarina negli Stati Uniti: all&#039;aumentare del reddito la domanda di margarina cala — la gente le preferisce il più caro burro. Ne consegue che i produttori di margarina soffrono un aumento del livelli del reddito.

***

Non abbiamo ancora toccato altri argomenti contro il protezionismo, quali vantaggio competitivo e l&#039;insorgenza del contrabbando. Forse è giunto però il momento di concludere, e la conclusione di queste analisi è che solo in alcuni casi (nessuno dei quali applicabili all&#039;UE) i benefici del protezionismo ne superano gli effetti collaterali negativi. Si può essere d&#039;accordo con me o no sui vari punti presi in discussione, spero però che si sia d&#039;accordo sul fatto che i punti vadano discussi. Un proponente del protezionismo che non li affronti — e non mi riferisco a te, Inglese, ma a chi &lt;i&gt;should know better&lt;/i&gt; — va preso con la stessa considerazione di un dottore che consigli una medicina ignorandone gli effetti collaterali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprendiamo l&#8217;osservazione di Inglese: Con questo più salario, il consumo torna a crescere, e gli stessi europei possono comprare bosch anche se più caro, e di conseguenza la produzione, in un giro virtuoso, cresce anch’essa.</p>
<p>Nel commento precedente l&#8217;ho liquidata un po&#8217; sbrigativamente. Vediamo un po&#8217; più in dettaglio le debolezze dei vari passaggi logici.</p>
<p>(a) <i>Con questo più salario</i>. I benefici derivati dal proteggere un&#8217;industria da chi vengono catturati? Dagli azionisti, dal management, dallo stato o dai lavoratori? Dagli azionisti in forma di dividendi e capital gain, dal management in forma di bonus, dallo stato in forma di imposte o dai lavoratori in forma di aumenti salariali? La risposta, tipica degli economisti, è: dipende. Di solito è una combinazione di quanto sopra, ma quel che mi preme far presente è che non è detto che ad un aumento dei profitti di un&#8217;industria (in questo caso generato non da una maggiore competitività, ma dal protezionismo) generi un aumento della forza lavoro in quella specifica industria: ad esempio il management potrebbe decidere di reinvestire i profitti in nuovi macchinari che aumentino l&#8217;efficienza della forza lavoro, portando quindi a ridondanze e quindi ad una riduzione del totale del reddito disponibile per i lavoratori nel settore.</p>
<p>(b) <i>il consumo torna a crescere</i>. Di nuovo, dipende: l&#8217;aumento del reddito disponibile si distribuisce in risparmio e consumo, la porzione tra i due è in funzione delle condizioni macroeconomiche del sistema.</p>
<p>(c) <i>e gli stessi europei possono comprare bosch</i> Di nuovo, dipende: la variazione percentuale della domanda in risposta alla variazione percenctuale del livello del reddito viene chiamata dagli economisti &#8216;income elasticity of demand&#8217; (non so il termine tecnico in italiano: immagino elasticità sul reddito della domanda). La pagina di wikipedia in inglese riporta come esempio il caso della margarina negli Stati Uniti: all&#8217;aumentare del reddito la domanda di margarina cala — la gente le preferisce il più caro burro. Ne consegue che i produttori di margarina soffrono un aumento del livelli del reddito.</p>
<p>***</p>
<p>Non abbiamo ancora toccato altri argomenti contro il protezionismo, quali vantaggio competitivo e l&#8217;insorgenza del contrabbando. Forse è giunto però il momento di concludere, e la conclusione di queste analisi è che solo in alcuni casi (nessuno dei quali applicabili all&#8217;UE) i benefici del protezionismo ne superano gli effetti collaterali negativi. Si può essere d&#8217;accordo con me o no sui vari punti presi in discussione, spero però che si sia d&#8217;accordo sul fatto che i punti vadano discussi. Un proponente del protezionismo che non li affronti — e non mi riferisco a te, Inglese, ma a chi <i>should know better</i> — va preso con la stessa considerazione di un dottore che consigli una medicina ignorandone gli effetti collaterali.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Pensieri Oziosi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/08/04/diario-di-un-idiota-sulla-crisi-economica/#comment-154731</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pensieri Oziosi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 23:20:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@inglese

&lt;i&gt;Se Bosch compra i prodotti tedeschi o europei, significa che i settori deboli tedeschi e europei, da deboli diventano più forti, ossia producono di più, e quindi più impiego e più salario.&lt;/i&gt;

Sarebbe bello se fosse così. Da questo punto di vista il protezionismo agisce come un respiratore in un ospedale: dà all&#039;industria protetta una boccata d&#039;ossigeno, ma non è che ipso facto la guarisca dai suoi mali, cioè dalla sua scarsa competitività. Per la guarigione è necessario applicare cure ed apportare interventi. Se questi vengono a mancare, non c&#039;è respiratore che tenga. Detto meglio, il protezionismo è utile soltanto se il tempo che ti consente di guadagnare viene utilizzato per apportare gli interventi necessari per rendere competitivo uno specifico settore. Ed infatti le uniche condizioni di applicazione accettate dagli economisti sono che il protezionismo sia su un settore di mercato specifico per una durata limitata nel tempo, mai per una copertura a tappeto, illimitata nel tempo. L&#039;esempio tipico è quello di un&#039;industria nascente:

&lt;i&gt;«Legitimating limited, time-bound protection of certain industries by countries in the early stages of industrialisation. However misguided the old model of blanket protection intended to nurture import substitute industries, it would be a mistake to go to the other extreme and deny developing countries the opportunity of actively nurturing the development of an industrial sector. A requirement for international approval of such protection could be a help to the governments of developing countries in resisting excessive demands from their domestic lobbies (and from multinationals considering local investment).»&lt;/i&gt; Dal &quot;Technical Report of the High-level Panel on Financing for Development&quot;, ONU 2001.

Questo è un tema che volevo originariamente affrontare più sotto. Il punto delle mie osservazioni sopra (1) e (2) è che ad ogni modo gli eventuali effetti benefici del protezionismo su settori deboli (che come abbiamo detto vanno comunque accompagnati con l&#039;applicazione di misure aggiuntive) non sono gratis. Li vai a pagare con un indebolimento di esportatori e di chi sui mercati protetti si deve andare a fornire.

In realtà il grosso problema è che anche sul settore stesso che si vorrebbe proteggere ci potrebbero essere degli effetti diretti negativi:

3. Rischio di atrofia, o di ulteriore perdita di competitività.

Ritorando al nostro esempio fittizio di cui sopra, mentre l&#039;Europa protegge STMicrolectronic, TSCM non sta ferma: la competizione con i coreani di Samsung ed i giapponesi di Toshiba, li porta a migliorare il loro chip che veniva utilizzato da Bosch. Ora il rischio che corre STMicrolectronics è di confrontarsi con dei chip di TSCM che sì costano di più per via dei dazi, ma che sono anche di qualità migliore, e Bosch potrebbe decidere che tale qualità valga il prezzo maggiorato, e che decida di rifornirsi di nuovo da TSCM.

Prosegue Inglese: &lt;i&gt;Con questo più salario, il consumo torna a crescere, e gli stessi europei possono comprare bosch anche se più caro, e di conseguenza la produzione, in un giro virtuoso, cresce anch’essa.&lt;/i&gt;

Meriterebbe un discorso un po&#039; più articolato, ma è già tardi. Per il momento ed in poche parole: non è detto che ci sia salario in più, che anche se ci fosse subito dopo l&#039;introduzione del protezionismo non è detto che ci resti, ed infine anche ammesso che possano non è detto che lo facciano.

&lt;i&gt;Quanto agli americani, essi da tempo non fanno che consumare sempre di più quello che altrove si produce, e quindi non possono che perpetrare ciò che fino ad oggi hanno fatto: indebitamento famigliare per continuare a comprare.&lt;/i&gt;

Non c&#039;è nulla di meglio che guardare ai problemi degli altri per rincuorarsi, eh? Poca attinenza diretta però al discorso che si faceva.

(continua...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@inglese</p>
<p><i>Se Bosch compra i prodotti tedeschi o europei, significa che i settori deboli tedeschi e europei, da deboli diventano più forti, ossia producono di più, e quindi più impiego e più salario.</i></p>
<p>Sarebbe bello se fosse così. Da questo punto di vista il protezionismo agisce come un respiratore in un ospedale: dà all&#8217;industria protetta una boccata d&#8217;ossigeno, ma non è che ipso facto la guarisca dai suoi mali, cioè dalla sua scarsa competitività. Per la guarigione è necessario applicare cure ed apportare interventi. Se questi vengono a mancare, non c&#8217;è respiratore che tenga. Detto meglio, il protezionismo è utile soltanto se il tempo che ti consente di guadagnare viene utilizzato per apportare gli interventi necessari per rendere competitivo uno specifico settore. Ed infatti le uniche condizioni di applicazione accettate dagli economisti sono che il protezionismo sia su un settore di mercato specifico per una durata limitata nel tempo, mai per una copertura a tappeto, illimitata nel tempo. L&#8217;esempio tipico è quello di un&#8217;industria nascente:</p>
<p><i>«Legitimating limited, time-bound protection of certain industries by countries in the early stages of industrialisation. However misguided the old model of blanket protection intended to nurture import substitute industries, it would be a mistake to go to the other extreme and deny developing countries the opportunity of actively nurturing the development of an industrial sector. A requirement for international approval of such protection could be a help to the governments of developing countries in resisting excessive demands from their domestic lobbies (and from multinationals considering local investment).»</i> Dal &#8220;Technical Report of the High-level Panel on Financing for Development&#8221;, ONU 2001.</p>
<p>Questo è un tema che volevo originariamente affrontare più sotto. Il punto delle mie osservazioni sopra (1) e (2) è che ad ogni modo gli eventuali effetti benefici del protezionismo su settori deboli (che come abbiamo detto vanno comunque accompagnati con l&#8217;applicazione di misure aggiuntive) non sono gratis. Li vai a pagare con un indebolimento di esportatori e di chi sui mercati protetti si deve andare a fornire.</p>
<p>In realtà il grosso problema è che anche sul settore stesso che si vorrebbe proteggere ci potrebbero essere degli effetti diretti negativi:</p>
<p>3. Rischio di atrofia, o di ulteriore perdita di competitività.</p>
<p>Ritorando al nostro esempio fittizio di cui sopra, mentre l&#8217;Europa protegge STMicrolectronic, TSCM non sta ferma: la competizione con i coreani di Samsung ed i giapponesi di Toshiba, li porta a migliorare il loro chip che veniva utilizzato da Bosch. Ora il rischio che corre STMicrolectronics è di confrontarsi con dei chip di TSCM che sì costano di più per via dei dazi, ma che sono anche di qualità migliore, e Bosch potrebbe decidere che tale qualità valga il prezzo maggiorato, e che decida di rifornirsi di nuovo da TSCM.</p>
<p>Prosegue Inglese: <i>Con questo più salario, il consumo torna a crescere, e gli stessi europei possono comprare bosch anche se più caro, e di conseguenza la produzione, in un giro virtuoso, cresce anch’essa.</i></p>
<p>Meriterebbe un discorso un po&#8217; più articolato, ma è già tardi. Per il momento ed in poche parole: non è detto che ci sia salario in più, che anche se ci fosse subito dopo l&#8217;introduzione del protezionismo non è detto che ci resti, ed infine anche ammesso che possano non è detto che lo facciano.</p>
<p><i>Quanto agli americani, essi da tempo non fanno che consumare sempre di più quello che altrove si produce, e quindi non possono che perpetrare ciò che fino ad oggi hanno fatto: indebitamento famigliare per continuare a comprare.</i></p>
<p>Non c&#8217;è nulla di meglio che guardare ai problemi degli altri per rincuorarsi, eh? Poca attinenza diretta però al discorso che si faceva.</p>
<p>(continua&#8230;)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Vincenzo Cucinotta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/08/04/diario-di-un-idiota-sulla-crisi-economica/#comment-154635</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Aug 2011 08:16:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Rio
Una semplice domandina: bene, l&#039;apertura dei mercati, aumenta l&#039;efficienza e riduce i costi, e questo perchè dovrebbe essere un bene? Sapresti dare una risposta chiara su questo? 
L&#039;alternativa è che tale efficienza sia un valore in sè, ma allora si tratta di una nuova forma di idolatria. 
A me, di avere più oggetti non mi sembra un obiettivo augurabile, non mi convince, non credo che oggi si viva meglio che mezzo secolo fa. 
Interrogarsi sulle questioni fondamentali, dovrebbe venire spontaneo. 
Il problema non sono quelli che installano dubbi, ma coloro che pretendono il silenzio dall&#039;alto delle loro incomprensibili certezze, non chi di fronte ad evidenze contrarie, risale a ritroso lungo la successione di scelte che c&#039;hanno portato sin qui, e non chi resta graniticamente sulle proprie posizioni e quindi è costretto ad insistere sulla stessa cura come un medico ignorante che conduce il paziente alla morte a causa di una terapia errata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Rio<br />
Una semplice domandina: bene, l&#8217;apertura dei mercati, aumenta l&#8217;efficienza e riduce i costi, e questo perchè dovrebbe essere un bene? Sapresti dare una risposta chiara su questo?<br />
L&#8217;alternativa è che tale efficienza sia un valore in sè, ma allora si tratta di una nuova forma di idolatria.<br />
A me, di avere più oggetti non mi sembra un obiettivo augurabile, non mi convince, non credo che oggi si viva meglio che mezzo secolo fa.<br />
Interrogarsi sulle questioni fondamentali, dovrebbe venire spontaneo.<br />
Il problema non sono quelli che installano dubbi, ma coloro che pretendono il silenzio dall&#8217;alto delle loro incomprensibili certezze, non chi di fronte ad evidenze contrarie, risale a ritroso lungo la successione di scelte che c&#8217;hanno portato sin qui, e non chi resta graniticamente sulle proprie posizioni e quindi è costretto ad insistere sulla stessa cura come un medico ignorante che conduce il paziente alla morte a causa di una terapia errata.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/08/04/diario-di-un-idiota-sulla-crisi-economica/#comment-154630</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 22:55:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=39775#comment-154630</guid>

					<description><![CDATA[Grazie Rio.
Ora che ce lo ricordi tu, che tutto va bene, e questo sistema è impeccabile, perfettamente oliato, e sopratutto vantaggioso per tutti, possiamo davvero mettere gli autori eretici nelle caldaie, e goderci sul ponte il cozzo contro l&#039;iceberg. Avanti tutta!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Rio.<br />
Ora che ce lo ricordi tu, che tutto va bene, e questo sistema è impeccabile, perfettamente oliato, e sopratutto vantaggioso per tutti, possiamo davvero mettere gli autori eretici nelle caldaie, e goderci sul ponte il cozzo contro l&#8217;iceberg. Avanti tutta!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Rio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/08/04/diario-di-un-idiota-sulla-crisi-economica/#comment-154626</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 14:34:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=39775#comment-154626</guid>

					<description><![CDATA[Che palle, il tempo di crisi.
Si risvegliano sempre quelli che sanno tutto e ci devono dare lezioni, perché hanno la memoria corta.
Vale la pena di ripetere la ragione dell&#039;apertura dei mercati risiede proprio nella possibilità di migliorare l&#039;efficienza e ridurre i costi, eliminando rendite di posizione?
Fiato sprecato.

Il capitalismo va in crisi? Via il capitalismo!
La moneta unica crea tensioni? Via anche l&#039;Euro!
Il mercato globale sposta capitali e merci? E vai col protezionismo!
Il controvalore della moneta basato sul PIL (e quindi sull&#039;economia reale) e&#039; poco chiaro? E allora si torni alla parità aurea!

E sempre più indietro...
Facciamo che torniamo direttamente all&#039;economia nomade ed al baratto e non se ne parla più.  :-/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che palle, il tempo di crisi.<br />
Si risvegliano sempre quelli che sanno tutto e ci devono dare lezioni, perché hanno la memoria corta.<br />
Vale la pena di ripetere la ragione dell&#8217;apertura dei mercati risiede proprio nella possibilità di migliorare l&#8217;efficienza e ridurre i costi, eliminando rendite di posizione?<br />
Fiato sprecato.</p>
<p>Il capitalismo va in crisi? Via il capitalismo!<br />
La moneta unica crea tensioni? Via anche l&#8217;Euro!<br />
Il mercato globale sposta capitali e merci? E vai col protezionismo!<br />
Il controvalore della moneta basato sul PIL (e quindi sull&#8217;economia reale) e&#8217; poco chiaro? E allora si torni alla parità aurea!</p>
<p>E sempre più indietro&#8230;<br />
Facciamo che torniamo direttamente all&#8217;economia nomade ed al baratto e non se ne parla più.  :-/</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ares		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/08/04/diario-di-un-idiota-sulla-crisi-economica/#comment-154622</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Aug 2011 10:15:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Inglese si, però Bosh avrebbe problemi con le esportazioni estere che a questo punto diminuirebbero.

a latere..

certo è che se si adottassero politiche protezzioniste, la cina e il Giappone andrebbero verso un declino produttivo, che è comunque previsto. Ma questo significherebbe, tensioni sociali, emigrazione.. etc.. 

.. no ?

un idiota]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Inglese si, però Bosh avrebbe problemi con le esportazioni estere che a questo punto diminuirebbero.</p>
<p>a latere..</p>
<p>certo è che se si adottassero politiche protezzioniste, la cina e il Giappone andrebbero verso un declino produttivo, che è comunque previsto. Ma questo significherebbe, tensioni sociali, emigrazione.. etc.. </p>
<p>.. no ?</p>
<p>un idiota</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/08/04/diario-di-un-idiota-sulla-crisi-economica/#comment-154616</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 17:25:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=39775#comment-154616</guid>

					<description><![CDATA[a tutti,

ringrazio per le risposte e le riflessioni: l&#039;utilità di un diario idiota sull&#039;economia, se ne esiste una, è quella di aprire uno spazio per legittimare pensieri che nascono, sull&#039;economia, da dove ognuno è, costruiti con i materiali che uno ha, con le esperienze parziali di cui dispone, o magari con qualche competenza più specifica, che dovrà allora misurarsi con la lentezza di pensiero dell&#039;idiota.

A pensieri oziosi,

intanto grazie anche a te, e spero tu continui, io pure tenterò di continuare...

per ora provo a rispondere su una piccola articolazione del tuo ragionamento: 

&quot;A fronte di costi maggiori, Bosch si trova ora indebolita nei confronti degli americani della Delphi, che invece possono continuare a rifornirsi presso i taiwanesi di TCSM.&quot;
Se Bosch compra i prodotti tedeschi o europei, significa che i settori deboli tedeschi e europei, da deboli diventano più forti, ossia producono di più, e quindi più impiego e più salario. Con questo più salario, il consumo torna a crescere, e gli stessi europei possono comprare bosch anche se più caro, e di conseguenza la produzione, in un giro virtuoso, cresce anch&#039;essa. Quanto agli americani, essi da tempo non fanno che consumare sempre di più quello che altrove si produce, e quindi non possono che perpetrare ciò che fino ad oggi hanno fatto: indebitamento famigliare per continuare a comprare.

Sul resto, provo a tornarci, pescando qualche rotellina degli autori che hanno infranto il tabù.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a tutti,</p>
<p>ringrazio per le risposte e le riflessioni: l&#8217;utilità di un diario idiota sull&#8217;economia, se ne esiste una, è quella di aprire uno spazio per legittimare pensieri che nascono, sull&#8217;economia, da dove ognuno è, costruiti con i materiali che uno ha, con le esperienze parziali di cui dispone, o magari con qualche competenza più specifica, che dovrà allora misurarsi con la lentezza di pensiero dell&#8217;idiota.</p>
<p>A pensieri oziosi,</p>
<p>intanto grazie anche a te, e spero tu continui, io pure tenterò di continuare&#8230;</p>
<p>per ora provo a rispondere su una piccola articolazione del tuo ragionamento: </p>
<p>&#8220;A fronte di costi maggiori, Bosch si trova ora indebolita nei confronti degli americani della Delphi, che invece possono continuare a rifornirsi presso i taiwanesi di TCSM.&#8221;<br />
Se Bosch compra i prodotti tedeschi o europei, significa che i settori deboli tedeschi e europei, da deboli diventano più forti, ossia producono di più, e quindi più impiego e più salario. Con questo più salario, il consumo torna a crescere, e gli stessi europei possono comprare bosch anche se più caro, e di conseguenza la produzione, in un giro virtuoso, cresce anch&#8217;essa. Quanto agli americani, essi da tempo non fanno che consumare sempre di più quello che altrove si produce, e quindi non possono che perpetrare ciò che fino ad oggi hanno fatto: indebitamento famigliare per continuare a comprare.</p>
<p>Sul resto, provo a tornarci, pescando qualche rotellina degli autori che hanno infranto il tabù.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: enrico dignani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/08/04/diario-di-un-idiota-sulla-crisi-economica/#comment-154612</link>

		<dc:creator><![CDATA[enrico dignani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 13:36:33 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=39775#comment-154612</guid>

					<description><![CDATA[2010 correva l’anno.
			La democrazia e l’entropia.
La democrazia come prodotto a lunga scadenza, da consumarsi preferibilmente entro e non oltre un tempo sufficientemente virtuoso, poi si ricomincia da capo, si disarmano  e, caso per caso cancellano i privilegi e tutti quei sedimenti dove le opportunità hanno creato feudi, caste e monopoli che non ridistribuisco opportunità e ricchezza,  paralizzano il lavoro, la creatività e la crescita.
Chi attiva la conseguente sintropia ? Forse è questo, con i massimi poteri, che  il nostro testa di quiz, 
sig. Presidente del Consiglio ha voglia,sogna, di fare?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>2010 correva l’anno.<br />
			La democrazia e l’entropia.<br />
La democrazia come prodotto a lunga scadenza, da consumarsi preferibilmente entro e non oltre un tempo sufficientemente virtuoso, poi si ricomincia da capo, si disarmano  e, caso per caso cancellano i privilegi e tutti quei sedimenti dove le opportunità hanno creato feudi, caste e monopoli che non ridistribuisco opportunità e ricchezza,  paralizzano il lavoro, la creatività e la crescita.<br />
Chi attiva la conseguente sintropia ? Forse è questo, con i massimi poteri, che  il nostro testa di quiz,<br />
sig. Presidente del Consiglio ha voglia,sogna, di fare?</p>
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		Di: Morgan		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/08/04/diario-di-un-idiota-sulla-crisi-economica/#comment-154608</link>

		<dc:creator><![CDATA[Morgan]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 03:40:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Suggerimento: il significato simbolico di &quot;fiducia nell&#039;economia&quot;. Mi piace questo tentativo di per-corso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Suggerimento: il significato simbolico di &#8220;fiducia nell&#8217;economia&#8221;. Mi piace questo tentativo di per-corso.</p>
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		Di: Pensieri Oziosi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/08/04/diario-di-un-idiota-sulla-crisi-economica/#comment-154606</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pensieri Oziosi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 15:18:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=39775#comment-154606</guid>

					<description><![CDATA[@inglese

La tua introduzione è molto azzeccata: per questo intendo rispondere cercando di evitare le cadute di stile da te menzionate e i tecnicismi gergali. Vorrei perciò articolare il mio intervento prima elencando una serie di conseguenze del protezionismo, per poi trarre delle valutazioni di giudizio complessive.

1. Ritorsioni

Uno degli effetti più immediati del protezionismo sono le ritorsioni introdotte dai partner commerciali: se A introduce dei dazi sulle importazioni da B, tipicamente B risponderà introducendo dei dazi sulle importazioni da A. Ciò significa che se io introduco dei dazi per cercare di proteggere un certo segmento produttivo in competizione sul mercato interno con beni o servizi di importazione, vado però a colpire i miei esportatori che si vedranno penalizzati sui mercati esteri da queste ritorsioni.

In altre parole, per cercare di proteggere un settore debole dell&#039;economia vado a danneggiare un settore forte. Dal punto di vista teorico si può discutere se sia un bene o un male (e magari lo faremo più in basso), ma nel caso dell&#039;UE ciò significa in pratica andare a colpire gli esportatori tedeschi per proteggere i settori deboli di Francia, Italia e Spagna. Dal punto di vista politico, completamente improponibile — giusto per dare un&#039;idea, il 40% delle esportazioni tedesche, pari a 384 miliardi, avvengono al di fuori dell&#039;UE, con un attivo di circa 100 miliardi, sempre riferito a paesi extra UE.

2. Propagazione lungo la catena dei fornitori

Come esempio fittizio, supponiamo che per proteggere l&#039;italo-francese STMicroelectronics vado ad esigere un dazio sulle importazioni dei chip prodotti dalla taiwanese TSCM. La tedesca Bosch, che prima adoperava i chip TSCM per produrre parti elettroniche per l&#039;industria automobilistica, adesso si rifornisce presso STMicroelectronics, ad un prezzo che è sì inferiore al nuovo prezzo dei chip TSCM (che include il dazio), ma che è superiore al prezzo originale dei taiwanesi (se così non fosse, non sarebbe stato necessario introdurre il dazio in primo luogo). A fronte di costi maggiori, Bosch si trova ora indebolita nei confronti degli americani della Delphi, che invece possono continuare a rifornirsi presso i taiwanesi di TCSM. Quello che succede, cioè, è che per difendere un settore debole ho finito per colpire chi si deve rifornire in quel settore di mercato. 

Se fossi tentata ora di innalzare un balzello sui componenti per auto della Delphi, mi ritroverei di fronte ad un indebolimento dei produttori di automobili che si troverebbero a dover comprare centraline più costose.

(Continua...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@inglese</p>
<p>La tua introduzione è molto azzeccata: per questo intendo rispondere cercando di evitare le cadute di stile da te menzionate e i tecnicismi gergali. Vorrei perciò articolare il mio intervento prima elencando una serie di conseguenze del protezionismo, per poi trarre delle valutazioni di giudizio complessive.</p>
<p>1. Ritorsioni</p>
<p>Uno degli effetti più immediati del protezionismo sono le ritorsioni introdotte dai partner commerciali: se A introduce dei dazi sulle importazioni da B, tipicamente B risponderà introducendo dei dazi sulle importazioni da A. Ciò significa che se io introduco dei dazi per cercare di proteggere un certo segmento produttivo in competizione sul mercato interno con beni o servizi di importazione, vado però a colpire i miei esportatori che si vedranno penalizzati sui mercati esteri da queste ritorsioni.</p>
<p>In altre parole, per cercare di proteggere un settore debole dell&#8217;economia vado a danneggiare un settore forte. Dal punto di vista teorico si può discutere se sia un bene o un male (e magari lo faremo più in basso), ma nel caso dell&#8217;UE ciò significa in pratica andare a colpire gli esportatori tedeschi per proteggere i settori deboli di Francia, Italia e Spagna. Dal punto di vista politico, completamente improponibile — giusto per dare un&#8217;idea, il 40% delle esportazioni tedesche, pari a 384 miliardi, avvengono al di fuori dell&#8217;UE, con un attivo di circa 100 miliardi, sempre riferito a paesi extra UE.</p>
<p>2. Propagazione lungo la catena dei fornitori</p>
<p>Come esempio fittizio, supponiamo che per proteggere l&#8217;italo-francese STMicroelectronics vado ad esigere un dazio sulle importazioni dei chip prodotti dalla taiwanese TSCM. La tedesca Bosch, che prima adoperava i chip TSCM per produrre parti elettroniche per l&#8217;industria automobilistica, adesso si rifornisce presso STMicroelectronics, ad un prezzo che è sì inferiore al nuovo prezzo dei chip TSCM (che include il dazio), ma che è superiore al prezzo originale dei taiwanesi (se così non fosse, non sarebbe stato necessario introdurre il dazio in primo luogo). A fronte di costi maggiori, Bosch si trova ora indebolita nei confronti degli americani della Delphi, che invece possono continuare a rifornirsi presso i taiwanesi di TCSM. Quello che succede, cioè, è che per difendere un settore debole ho finito per colpire chi si deve rifornire in quel settore di mercato. </p>
<p>Se fossi tentata ora di innalzare un balzello sui componenti per auto della Delphi, mi ritroverei di fronte ad un indebolimento dei produttori di automobili che si troverebbero a dover comprare centraline più costose.</p>
<p>(Continua&#8230;)</p>
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