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	Commenti a: CHIAMENTI	</title>
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		<title>
		Di: messia maharishi bharti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[messia maharishi bharti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 05:42:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a firenze ce chi ti ha snobbato perche eri il migliore..... lo sanno bene tutti...hai dato il la e vita ad un movimento beat nik pazzesco.. tutti volutamente o non volutamente si rifacevano al tuo stile...tu iacopo andreini e pochi altri...era un movimento tra musica poesia e filosofia pazzesco...ci siamo aggrappati alle mode creandole e stravolgedole... una generazione perfetta tra  monaci artisti iniziati..dando ben occhio alla genarazione madre ... poi le cose si dimenticatoiano, e non è assolutamente giusto che tutti si atteggino nel non riconoscimento degli altri.. e bando per me e distruzione per tutti coloro che immaturamente osservino e superficialmente si atteggino e credino in egocentrismo e appaiano di falsa presenza e illusoriamente soffochino la loro ipocrisia..stiano li in copertina ..tu sei stato in disparte e la tua morte e la tua solitudine faccia da esempio anticipatore come sempre hai anticipato tutti ...ma lessenza rimane l energiedei nostri disperati o stratosferici viaggi...massimiliano sicuramente  ci rassicuri sei con noi nei prossimi reading ?( chiunque voglia fare reading in onore partecipo)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a firenze ce chi ti ha snobbato perche eri il migliore&#8230;.. lo sanno bene tutti&#8230;hai dato il la e vita ad un movimento beat nik pazzesco.. tutti volutamente o non volutamente si rifacevano al tuo stile&#8230;tu iacopo andreini e pochi altri&#8230;era un movimento tra musica poesia e filosofia pazzesco&#8230;ci siamo aggrappati alle mode creandole e stravolgedole&#8230; una generazione perfetta tra  monaci artisti iniziati..dando ben occhio alla genarazione madre &#8230; poi le cose si dimenticatoiano, e non è assolutamente giusto che tutti si atteggino nel non riconoscimento degli altri.. e bando per me e distruzione per tutti coloro che immaturamente osservino e superficialmente si atteggino e credino in egocentrismo e appaiano di falsa presenza e illusoriamente soffochino la loro ipocrisia..stiano li in copertina ..tu sei stato in disparte e la tua morte e la tua solitudine faccia da esempio anticipatore come sempre hai anticipato tutti &#8230;ma lessenza rimane l energiedei nostri disperati o stratosferici viaggi&#8230;massimiliano sicuramente  ci rassicuri sei con noi nei prossimi reading ?( chiunque voglia fare reading in onore partecipo)</p>
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		Di: messia maharishi bharti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[messia maharishi bharti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 04:48:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[per ogni contatto che si riferisca a massimiliano..va bene su face book...per me è una grande fetta della mia vita ....ceravamo negli 80 e nei 90...la sua morte e il suo addio sia d esempio come dice silvia qui.....CI HA PORTATO IN STRATOSFERE E CI HA DATO 1000 SPERANZE...ogni trip era perfetto perche cera  e ce la sua presenza......]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per ogni contatto che si riferisca a massimiliano..va bene su face book&#8230;per me è una grande fetta della mia vita &#8230;.ceravamo negli 80 e nei 90&#8230;la sua morte e il suo addio sia d esempio come dice silvia qui&#8230;..CI HA PORTATO IN STRATOSFERE E CI HA DATO 1000 SPERANZE&#8230;ogni trip era perfetto perche cera  e ce la sua presenza&#8230;&#8230;</p>
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		Di: messia		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[messia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 04:35:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[sei il migiore massimiliano.......a firenze ti snobbavano perche eri il migliore ....hai dado il la a tutta la generazione di poeti degli anni90..... ci stai guidando ancora...... faremo un bel reading come ai vecchi tempi....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sei il migiore massimiliano&#8230;&#8230;.a firenze ti snobbavano perche eri il migliore &#8230;.hai dado il la a tutta la generazione di poeti degli anni90&#8230;.. ci stai guidando ancora&#8230;&#8230; faremo un bel reading come ai vecchi tempi&#8230;.</p>
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		Di: Alessandra Giannini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Giannini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 18:16:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sulla tua tomba ricordo il suono della tua voce e mi immagino tu che in rima scherzosa prendi in giro e consoli chi piange per te.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla tua tomba ricordo il suono della tua voce e mi immagino tu che in rima scherzosa prendi in giro e consoli chi piange per te.</p>
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		Di: Valerio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/05/chiamenti/#comment-155710</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 14:15:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Hai ragione Silvia. 

Ha ragione anche chi sostiene che di fronte a questi atti ci vuole rispetto e silenzio. A questo proposito, riporto un paio di citazioni che, dopo aver saputo del suicidio di Massimiliano, mi ha inviato un amico, anche lui solo in quell&#039;asfissiante deserto che è Bologna d&#039;estate, anche lui sempre a rischio di finire nel dimenticatoio degli &quot;amici&quot;.

Enzo Biagi, in un articolo sul Corriere della Sera dopo il suicidio di Alighiero Noschese (un comico importantissimo e dimenticato), scriveva: «Di fronte al mistero di un uomo che si toglie la vita, bisognerebbe tacere». 

Benni, nella Traccia dell&#039;angelo, davvero un capolavoro, edito da Sellerio scrive: «I suicidi sono ognuno diverso dall&#039;altro. Non giudicateli. Pietà, immensa pietà per loro. E per qualcuno, onore al coraggio. E lapidi come per tutti e una foto su un comodino. Le foto durano sempre più di noi, buffa cosa chiamarle istantanee.»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hai ragione Silvia. </p>
<p>Ha ragione anche chi sostiene che di fronte a questi atti ci vuole rispetto e silenzio. A questo proposito, riporto un paio di citazioni che, dopo aver saputo del suicidio di Massimiliano, mi ha inviato un amico, anche lui solo in quell&#8217;asfissiante deserto che è Bologna d&#8217;estate, anche lui sempre a rischio di finire nel dimenticatoio degli &#8220;amici&#8221;.</p>
<p>Enzo Biagi, in un articolo sul Corriere della Sera dopo il suicidio di Alighiero Noschese (un comico importantissimo e dimenticato), scriveva: «Di fronte al mistero di un uomo che si toglie la vita, bisognerebbe tacere». </p>
<p>Benni, nella Traccia dell&#8217;angelo, davvero un capolavoro, edito da Sellerio scrive: «I suicidi sono ognuno diverso dall&#8217;altro. Non giudicateli. Pietà, immensa pietà per loro. E per qualcuno, onore al coraggio. E lapidi come per tutti e una foto su un comodino. Le foto durano sempre più di noi, buffa cosa chiamarle istantanee.»</p>
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		<title>
		Di: silvia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/05/chiamenti/#comment-155514</link>

		<dc:creator><![CDATA[silvia]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 12:16:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[siamo tutti colpevoli, nella nostra indifferenza, nella nostra dimenticanza, siamo una generazione di egocentrici, dove l&#039;egocentrismo porta anche alla morte, quando si confonde con il resto, siamo una generazione di nichilisti, senza certezze e senza speranze, nemmeno per continuare a sopravvivere. 
in questo paese anche il sole ha smesso di essere luce e si è trasformato in asfissia. in questo paese alle persone vere non è rimasto che il rifiuto. si accettano solo automi, si accettano solo confezioni. quando il giorno ti rifiuta non rimane che cercare vita nel buio che ti travolge a tal punto da farti perdere ogni contatto con il reale fino a portarti al desiderio della fine. siamo tutti colpevoli, tutti noi, cerchiamo distrazioni da ciò che ci impone una riflessione sul nostro stato pietoso, queste distrazioni ci portano a dimenticare tutto, noi stessi e gli altri, si vive di cose, di atti cosali, di happy hours. ho dimenticato anche io massimiliano, eppure quando l&#039;ho incontrato sapevo che saremmo diventati grandi amici, poi il nulla, l&#039;ho scordato, ho solo dimenticato di chiamarlo. un incontro fortunato e poi lo stramaledetto dimenticatoio. troppe paranoie inutili a cui pensare, quando si poteva provare a riderci sopra insieme oppure a farne un atto di creazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>siamo tutti colpevoli, nella nostra indifferenza, nella nostra dimenticanza, siamo una generazione di egocentrici, dove l&#8217;egocentrismo porta anche alla morte, quando si confonde con il resto, siamo una generazione di nichilisti, senza certezze e senza speranze, nemmeno per continuare a sopravvivere.<br />
in questo paese anche il sole ha smesso di essere luce e si è trasformato in asfissia. in questo paese alle persone vere non è rimasto che il rifiuto. si accettano solo automi, si accettano solo confezioni. quando il giorno ti rifiuta non rimane che cercare vita nel buio che ti travolge a tal punto da farti perdere ogni contatto con il reale fino a portarti al desiderio della fine. siamo tutti colpevoli, tutti noi, cerchiamo distrazioni da ciò che ci impone una riflessione sul nostro stato pietoso, queste distrazioni ci portano a dimenticare tutto, noi stessi e gli altri, si vive di cose, di atti cosali, di happy hours. ho dimenticato anche io massimiliano, eppure quando l&#8217;ho incontrato sapevo che saremmo diventati grandi amici, poi il nulla, l&#8217;ho scordato, ho solo dimenticato di chiamarlo. un incontro fortunato e poi lo stramaledetto dimenticatoio. troppe paranoie inutili a cui pensare, quando si poteva provare a riderci sopra insieme oppure a farne un atto di creazione.</p>
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		<title>
		Di: Valerio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/05/chiamenti/#comment-155497</link>

		<dc:creator><![CDATA[Valerio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 07:19:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Segnalo una riflessione di Matteo Veronesi: “Per Massimiliano Chiamenti, una vita e una morte nel segno dell’antifrasi” http://nuovaprovincia.blogspot.com/2011/09/per-massimiliano-chiamenti-una-vita-e.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Segnalo una riflessione di Matteo Veronesi: “Per Massimiliano Chiamenti, una vita e una morte nel segno dell’antifrasi” <a href="http://nuovaprovincia.blogspot.com/2011/09/per-massimiliano-chiamenti-una-vita-e.html" rel="nofollow ugc">http://nuovaprovincia.blogspot.com/2011/09/per-massimiliano-chiamenti-una-vita-e.html</a></p>
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		<title>
		Di: Alessandro Ghignoli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/05/chiamenti/#comment-155482</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Ghignoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 15:51:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[un altro dolore da aggiungere.

un abbraccio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un altro dolore da aggiungere.</p>
<p>un abbraccio</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Matteo Veronesi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/05/chiamenti/#comment-155480</link>

		<dc:creator><![CDATA[Matteo Veronesi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 14:20:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Conoscevo Chiamenti solo per i suoi studi danteschi. Che erano incisivi, rivoluzionari, metodologicamente rigorosissimi, eppure antiaccademici nelle conclusioni: quando, ad esempio, dimostrava inequivocabilmente, contro Maria Corti, che non c&#039;è, in Dante, una chiara presenza intertestuale del Liber Scalae; o quando parlava, in modo sorprendente, con solide argomentazioni, di un &quot;Dante sodomita&quot; (io parlerei piuttosto di un Dante ermafrodito, nel senso in cui Guinicelli dice, in modo a sua volta controverso e polisemico: &quot;Nostro peccato fu ermafrodito&quot;, o comunque androgino, ambiguo, oltre, nella sua sublimità, ogni identità sessuale, onde a Forese rivolge quelle parole indecifrabii: &quot;Se tu riduci a mente / qual fosti meco, e quale io teco fui&quot;). 
Ecco, la stessa polivalenza, la stessa ambiguità si trovano nella figura di Chiamenti; e anche la sua morte è sotto il segno dell&#039;antifrasi. Vuole il luogo comune che chi dice di volersi uccidere non lo farà. E&#039; vero l&#039;esatto contrario: tutti i suicidi sono preceduti da un annuncio che è anche richiesta d&#039;aiuto. La quale non esclude il desiderio di morire: il suicida ama la vita, si uccide, forse, per troppo amore della vita, per l&#039;impossibilità di vivere la vita che vorrebbe, o di vivere la Vita in assoluto, senza limitazioni e senza barriere e senza compromessi, nella pura luce di una gioia impossibile. La leggenda secondo cui chi dice di volersi uccidere poi non lo farà è nata dall&#039;inconscio desiderio di deresponsabilizzarsi, di non sentirsi obbligati ad intervenire, di non avvertire lo schiacciante e soverchiante obbligo morale di fare qualcosa per aiutare la persona che soffre, per impedirne e scongiurarne la morte. 
Del resto, nessun suicidio può essere evitato. La pulsione di morte vince ogni ostacolo, spezza ogni barriera. Persone chiuse in una stanza si fracassano la testa contro le pareti; persone legate ad un letto cessano di respirare finché non si ferma anche il cuore.  
L&#039;atteggiamento di chi ignora le dichiarazioni di intenti suicidi è perfettamente umano. La vita vuole solo la vita, non vuole, inconsciamente, sentirsi inquinata, insidiata e  turbata da forze contrarie, oscure, devastanti. Orfeo si volge, alle soglie dell&#039;Ade, perché la sposa è ormai stata contaminata dalla morte, e non può più camminare e respirare nel mondo dei vivi. &quot;Dal morso di vipera dell’immortalità / la passione di donna prende fine. / È già pagata - ricorda le mie urla! - / questa distesa estrema. / Orfeo non deve scendere a Euridice. / I fratelli - turbare le sorelle&quot;. Così la Cvetaeva.
In una delle poesie che avete riportato, Chiamenti gioca a fare la donna, anzi la Madre, &quot;madre introita&quot;. Perché la Morte è donna, è il fondo oscuro, la materia umida, l&#039;&quot;orrido borro&quot;, dice ancora Dante, da cui sgorga la vita, e a cui la vita vuole tornare per spegnersi; e in cui, per contro, il seme vitale vuole stillare e sprofondare, per dare alla luce una nuova vita che sarà a sua volta preda della morte, in una catena senza fine. Nella sua stessa ostentata e letteraturizzata diversità, nella sua indecidibile ambiguità sessuale, per il modo stesso in cui le viveva, Chiamenti corteggiava la morte. Che infine l&#039;ha accolto.    
Non si può estetizzare la morte. E&#039; blasfemo. Eppure la letteratura (di per sé lettera morta, discorso postumo, voce che continua a parlare, indefinitamente, dopo la morte di chi le ha dato forma) non fa altro, a ben vedere, anche quando celebra la vita.
&quot;Restterà solo la voce arcaica del cantore&quot;. &quot;Io liberò felice ai superi / con i calici di ambrosia&quot;. Così dicono alcuni versi di &quot;Viva la morte&quot;, insolitamente sublimi e classici in un poeta così spesso crudamente realistico. Ora, senza retorica, il suo voto si è adempiuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conoscevo Chiamenti solo per i suoi studi danteschi. Che erano incisivi, rivoluzionari, metodologicamente rigorosissimi, eppure antiaccademici nelle conclusioni: quando, ad esempio, dimostrava inequivocabilmente, contro Maria Corti, che non c&#8217;è, in Dante, una chiara presenza intertestuale del Liber Scalae; o quando parlava, in modo sorprendente, con solide argomentazioni, di un &#8220;Dante sodomita&#8221; (io parlerei piuttosto di un Dante ermafrodito, nel senso in cui Guinicelli dice, in modo a sua volta controverso e polisemico: &#8220;Nostro peccato fu ermafrodito&#8221;, o comunque androgino, ambiguo, oltre, nella sua sublimità, ogni identità sessuale, onde a Forese rivolge quelle parole indecifrabii: &#8220;Se tu riduci a mente / qual fosti meco, e quale io teco fui&#8221;).<br />
Ecco, la stessa polivalenza, la stessa ambiguità si trovano nella figura di Chiamenti; e anche la sua morte è sotto il segno dell&#8217;antifrasi. Vuole il luogo comune che chi dice di volersi uccidere non lo farà. E&#8217; vero l&#8217;esatto contrario: tutti i suicidi sono preceduti da un annuncio che è anche richiesta d&#8217;aiuto. La quale non esclude il desiderio di morire: il suicida ama la vita, si uccide, forse, per troppo amore della vita, per l&#8217;impossibilità di vivere la vita che vorrebbe, o di vivere la Vita in assoluto, senza limitazioni e senza barriere e senza compromessi, nella pura luce di una gioia impossibile. La leggenda secondo cui chi dice di volersi uccidere poi non lo farà è nata dall&#8217;inconscio desiderio di deresponsabilizzarsi, di non sentirsi obbligati ad intervenire, di non avvertire lo schiacciante e soverchiante obbligo morale di fare qualcosa per aiutare la persona che soffre, per impedirne e scongiurarne la morte.<br />
Del resto, nessun suicidio può essere evitato. La pulsione di morte vince ogni ostacolo, spezza ogni barriera. Persone chiuse in una stanza si fracassano la testa contro le pareti; persone legate ad un letto cessano di respirare finché non si ferma anche il cuore.<br />
L&#8217;atteggiamento di chi ignora le dichiarazioni di intenti suicidi è perfettamente umano. La vita vuole solo la vita, non vuole, inconsciamente, sentirsi inquinata, insidiata e  turbata da forze contrarie, oscure, devastanti. Orfeo si volge, alle soglie dell&#8217;Ade, perché la sposa è ormai stata contaminata dalla morte, e non può più camminare e respirare nel mondo dei vivi. &#8220;Dal morso di vipera dell’immortalità / la passione di donna prende fine. / È già pagata &#8211; ricorda le mie urla! &#8211; / questa distesa estrema. / Orfeo non deve scendere a Euridice. / I fratelli &#8211; turbare le sorelle&#8221;. Così la Cvetaeva.<br />
In una delle poesie che avete riportato, Chiamenti gioca a fare la donna, anzi la Madre, &#8220;madre introita&#8221;. Perché la Morte è donna, è il fondo oscuro, la materia umida, l'&#8221;orrido borro&#8221;, dice ancora Dante, da cui sgorga la vita, e a cui la vita vuole tornare per spegnersi; e in cui, per contro, il seme vitale vuole stillare e sprofondare, per dare alla luce una nuova vita che sarà a sua volta preda della morte, in una catena senza fine. Nella sua stessa ostentata e letteraturizzata diversità, nella sua indecidibile ambiguità sessuale, per il modo stesso in cui le viveva, Chiamenti corteggiava la morte. Che infine l&#8217;ha accolto.<br />
Non si può estetizzare la morte. E&#8217; blasfemo. Eppure la letteratura (di per sé lettera morta, discorso postumo, voce che continua a parlare, indefinitamente, dopo la morte di chi le ha dato forma) non fa altro, a ben vedere, anche quando celebra la vita.<br />
&#8220;Restterà solo la voce arcaica del cantore&#8221;. &#8220;Io liberò felice ai superi / con i calici di ambrosia&#8221;. Così dicono alcuni versi di &#8220;Viva la morte&#8221;, insolitamente sublimi e classici in un poeta così spesso crudamente realistico. Ora, senza retorica, il suo voto si è adempiuto.</p>
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		<title>
		Di: Lidia Riviello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/05/chiamenti/#comment-155472</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lidia Riviello]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 00:38:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sempre verde nel fondo, il ricordo di una sera fiorentina...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sempre verde nel fondo, il ricordo di una sera fiorentina&#8230;</p>
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