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	Commenti a: LE PAROLE E LE COSE	</title>
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		<title>
		Di: Ares		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 12:41:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[.. megalomane °&#124;°]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.. megalomane °|°</p>
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		<title>
		Di: Ares		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/08/le-parole-e-le-cose-2/#comment-155700</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 12:40:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ha chiuso anche il posto ?!?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha chiuso anche il posto ?!?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Ennio Abate		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/08/le-parole-e-le-cose-2/#comment-155688</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ennio Abate]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 07:25:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[AVVISO

QUESTO CANTIERE DI DISCUSSIONE E&#039; CHIUSO.
IL SILENZIO (MAI D&#039;ORO) A LORO (I REDATTORI DI NI).
A ME IL DISAPPUNTO DI AVER PARLATO CON STATUE.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AVVISO</p>
<p>QUESTO CANTIERE DI DISCUSSIONE E&#8217; CHIUSO.<br />
IL SILENZIO (MAI D&#8217;ORO) A LORO (I REDATTORI DI NI).<br />
A ME IL DISAPPUNTO DI AVER PARLATO CON STATUE.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Ennio Abate		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/08/le-parole-e-le-cose-2/#comment-155656</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ennio Abate]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 11:45:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Visto che  la ragionevolezza di &#039;georgia&#039; non ha avuto più seguito e il ponte levatoio  della Fortezza Redazionale di NI è stato tirato su  continuo - e sempre scusandomi con Buffoni (mi tasserò per lo spazio che gli sottraggo...) - almeno a segnalare  un qualche articolo interessante sulla guerra in Libia. Eccone uno:

Dove sia Gheddafi è dettaglio, dove finirà la Libia il cruccio
Scritto da Ennio Remondino Mercoledì 14 Settembre 2011 09:42
http://www.megachip.info./tematiche/guerra-e-verita/6776-dove-sia-gheddafi-e-dettaglio.html


Mentre le cronache guerresche si ammosciano, soltanto un balbettio politico diplomatico su cosa si stia realmente preparando per la Libia.
Il rischio di vincere la guerra e perdere la pace. Accade come sempre in ogni guerra. Il racconto del dopo non fa ascolto in televisione e fa paura alla politica. &quot;Abbiamo vinto&quot;, forse, ma eravamo in tanti.




Chi ha veramente vinto sul campo, quali fazioni o gruppi tribali hanno vinto più degli altri, e quanti e quali di loro sono amici nostri, e chi, e come, degli &quot;alleati&quot; in guerra, si prepara a fotterci nella pace? Verbo volutamente forte a sottolineare, per i benpensanti ingenui, che le guerre, le mene diplomatiche e politiche che le decidono, le conducono e le concludono (quando ci riescono) non sono, non possono essere cose per signorine di buona famiglia. Nella Libia di questi giorni meno che mai, ma anche nei corridoi ovattati delle nostre cancellerie. Mille domande, poche risposte.

Il peso del contributo di sangue. Chi ha vinto la battaglia di Tripoli? Primo quesito e risposta apparentemente facile che ne apre altre più complesse, formato matrioska. Non sono state le truppe disordinate del Comitato Nazionale Transitorio di Bengasi (CNT) a conquistare la capitale. Lo sostengono a buona ragione i gruppi tribali ed etnici che la battaglia di Tripoli hanno combattuto casa per casa. Ex lealisti passati con la rivolta, kabile sino a ieri incerte, cittadini esasperati dall&#039;ostinazione del clan Gheddafi in una battaglia ormai persa. E poi il sangue versato a Ovest, a Zintan, o ad est, a Misurata. Città martiri, sangue da far pesare nella formazione del governo di unità nazionale, col riconoscimento unanime, al CNT, di aver saputo condurre e gestire la parte politica internazionale.

Il fantasma del generale Yunis. La partita politica interna resta dunque tutta da giocare, con una serie di incognite. Prima tra tutte quella delle componenti islamiche che hanno ormai una loro forte rappresentanza interna. Il leader storico di al-Qaida in Libia, Abdelhakim Belhadj, è divenuto governatore militare di Tripoli ed è il responsabile dell&#039;organizzazione dell&#039;esercito della &quot;nuova Libia&quot;. Poi le richieste per ora insoddisfatte di tipo etnico o tribale da mettere nel conto. Ma il punto di equilibrio, o di rottura, verrà dalla &quot;verità&quot; ufficiale sulla morte di Abdel Fattah Yunis, l&#039;ex ministro dell&#039;Interno di Gheddafi e generale comandante dei ribelli in Cirenaica. Prima di essere ammazzato da una fazione interna. Conti da saldare tra kabile o una mossa preventiva degli islamisti contro il laico Yunis?

Troppe armi distribuite a casaccio. Il governo provvisorio sulla questione Yunis per ora tergiversa. Ma il caos potenziale sul piano militare non è dato tanto dei rimanenti lealisti che sembrano proteggere la fuga di Gheddafi verso sud, nel deserto tra Tunisia e Algeria. A frantumare di fatto la &quot;Libia liberata&quot; sono proprio quelle realtà tribali che ancora non riconoscono il CNT e controllano frazioni di territorio imponendo la loro sicurezza. Manca insomma qualsiasi forma di unità militare reale e, quel che è peggio, le operazioni più o meno clandestine di fornitura di armi ai ribelli da parte dei paesi occidentali è avvenuta &quot;a pioggia&quot;. A casaccio, per dire meglio e chiaramente. E il territorio, oltre le isole dove ancora di combatte, è controllato da kabile spesso nemiche tra loro. Con i primi atti di criminalità comune.

Governo largo e pasticciato? Urgenza estrema, riconvertire la vita politica ed economica del Paese, e ciò dovrà accadere attraverso la scelta delle persone che segneranno il dopo Gheddafi. Due gli elementi essenziali ed, assieme, in contraddizione. Determinante la rappresentatività più vasta possibile della realtà politico-sociale (e rivoluzionaria, e tribale) della Libia che s&#039;è ribellata e di quella che ha, alla fine, deciso che era impossibile continuare con l&#039;isolamento imposto dal Rais. Controindicazione, la probabilità di un pastrocchio decisionale inestricabile. Sull&#039;immediato futuro pesa anche la storia che ci ricorda come, prima della colonizzazione, la Libia nei confini a noi noti non sia mai stata Stato. Creatura coloniale prima e &quot;gheddafiana&quot; dopo. Oggi la rivoluzione vuole uno Stato come prezzo del sangue versato.

Finita la guerra libica, inizia quella internazionale. Sulla moralità della politica degli Stati attorno ai valori etici, umanitari e democratici, credo non esista più alcuna illusione. Guerre &quot;umanitarie&quot; a orologeria di convenienza. Anche questa. La Francia, primo attore nei bombardamenti, intende fortemente incassare. A scapito dell&#039;Italia, se parliamo di gas e petrolio, e sono da prevedere segretissime operazioni di &quot;discrising&quot;, che, nel linguaggio delle spie si traduce in &quot;sputtanamento&quot;. Gli inglesi, golosi e iper rappresentati a livello internazionale si muoveranno con l&#039;Onu a tutela loro e dei cugini atlantici. Anche i russi sono arrivati. Senza proporre socialismo hanno il petro-rublo in grado di fare penetrazione economica sul modello occidentale. La Cina s&#039;è a sua volta affacciata.

Il mondo arabo dove crediamo si fermi? Una delle stupide illusioni di noi occidentali è che ciò che è già accaduto e si prepara nel resto del mondo arabo sia merito dei nostri modelli avanzati di democrazia. Nessuno dà, per incultura, o vuoi, per ipocrisia o paura, fare i conti con i fatti. Ad esempio. Cominciare a ragionare su cosa rappresenti oggi il minuscolo emirato del Qatar e la sua potentissima televisione Al Jazeera. Cosa quello strumento comunicativo ha provocato in Tunisia, in Egitto, in Libia. Già ora cosa sta accadendo in Siria. Lo strumento tecnico, compreso internet, è un prodotto occidentale, ma il suo uso sul campo, vi assicuro, è intelligenza e progetto tutto loro. Globalizzazione economica e informativa scritta in arabo. O in turco. O in yemenita. Con la mina Siria che imporrebbe anche i caratteri dell&#039;alfabeto ebraico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che  la ragionevolezza di &#8216;georgia&#8217; non ha avuto più seguito e il ponte levatoio  della Fortezza Redazionale di NI è stato tirato su  continuo &#8211; e sempre scusandomi con Buffoni (mi tasserò per lo spazio che gli sottraggo&#8230;) &#8211; almeno a segnalare  un qualche articolo interessante sulla guerra in Libia. Eccone uno:</p>
<p>Dove sia Gheddafi è dettaglio, dove finirà la Libia il cruccio<br />
Scritto da Ennio Remondino Mercoledì 14 Settembre 2011 09:42<br />
<a href="http://www.megachip.info./tematiche/guerra-e-verita/6776-dove-sia-gheddafi-e-dettaglio.html" rel="nofollow ugc">http://www.megachip.info./tematiche/guerra-e-verita/6776-dove-sia-gheddafi-e-dettaglio.html</a></p>
<p>Mentre le cronache guerresche si ammosciano, soltanto un balbettio politico diplomatico su cosa si stia realmente preparando per la Libia.<br />
Il rischio di vincere la guerra e perdere la pace. Accade come sempre in ogni guerra. Il racconto del dopo non fa ascolto in televisione e fa paura alla politica. &#8220;Abbiamo vinto&#8221;, forse, ma eravamo in tanti.</p>
<p>Chi ha veramente vinto sul campo, quali fazioni o gruppi tribali hanno vinto più degli altri, e quanti e quali di loro sono amici nostri, e chi, e come, degli &#8220;alleati&#8221; in guerra, si prepara a fotterci nella pace? Verbo volutamente forte a sottolineare, per i benpensanti ingenui, che le guerre, le mene diplomatiche e politiche che le decidono, le conducono e le concludono (quando ci riescono) non sono, non possono essere cose per signorine di buona famiglia. Nella Libia di questi giorni meno che mai, ma anche nei corridoi ovattati delle nostre cancellerie. Mille domande, poche risposte.</p>
<p>Il peso del contributo di sangue. Chi ha vinto la battaglia di Tripoli? Primo quesito e risposta apparentemente facile che ne apre altre più complesse, formato matrioska. Non sono state le truppe disordinate del Comitato Nazionale Transitorio di Bengasi (CNT) a conquistare la capitale. Lo sostengono a buona ragione i gruppi tribali ed etnici che la battaglia di Tripoli hanno combattuto casa per casa. Ex lealisti passati con la rivolta, kabile sino a ieri incerte, cittadini esasperati dall&#8217;ostinazione del clan Gheddafi in una battaglia ormai persa. E poi il sangue versato a Ovest, a Zintan, o ad est, a Misurata. Città martiri, sangue da far pesare nella formazione del governo di unità nazionale, col riconoscimento unanime, al CNT, di aver saputo condurre e gestire la parte politica internazionale.</p>
<p>Il fantasma del generale Yunis. La partita politica interna resta dunque tutta da giocare, con una serie di incognite. Prima tra tutte quella delle componenti islamiche che hanno ormai una loro forte rappresentanza interna. Il leader storico di al-Qaida in Libia, Abdelhakim Belhadj, è divenuto governatore militare di Tripoli ed è il responsabile dell&#8217;organizzazione dell&#8217;esercito della &#8220;nuova Libia&#8221;. Poi le richieste per ora insoddisfatte di tipo etnico o tribale da mettere nel conto. Ma il punto di equilibrio, o di rottura, verrà dalla &#8220;verità&#8221; ufficiale sulla morte di Abdel Fattah Yunis, l&#8217;ex ministro dell&#8217;Interno di Gheddafi e generale comandante dei ribelli in Cirenaica. Prima di essere ammazzato da una fazione interna. Conti da saldare tra kabile o una mossa preventiva degli islamisti contro il laico Yunis?</p>
<p>Troppe armi distribuite a casaccio. Il governo provvisorio sulla questione Yunis per ora tergiversa. Ma il caos potenziale sul piano militare non è dato tanto dei rimanenti lealisti che sembrano proteggere la fuga di Gheddafi verso sud, nel deserto tra Tunisia e Algeria. A frantumare di fatto la &#8220;Libia liberata&#8221; sono proprio quelle realtà tribali che ancora non riconoscono il CNT e controllano frazioni di territorio imponendo la loro sicurezza. Manca insomma qualsiasi forma di unità militare reale e, quel che è peggio, le operazioni più o meno clandestine di fornitura di armi ai ribelli da parte dei paesi occidentali è avvenuta &#8220;a pioggia&#8221;. A casaccio, per dire meglio e chiaramente. E il territorio, oltre le isole dove ancora di combatte, è controllato da kabile spesso nemiche tra loro. Con i primi atti di criminalità comune.</p>
<p>Governo largo e pasticciato? Urgenza estrema, riconvertire la vita politica ed economica del Paese, e ciò dovrà accadere attraverso la scelta delle persone che segneranno il dopo Gheddafi. Due gli elementi essenziali ed, assieme, in contraddizione. Determinante la rappresentatività più vasta possibile della realtà politico-sociale (e rivoluzionaria, e tribale) della Libia che s&#8217;è ribellata e di quella che ha, alla fine, deciso che era impossibile continuare con l&#8217;isolamento imposto dal Rais. Controindicazione, la probabilità di un pastrocchio decisionale inestricabile. Sull&#8217;immediato futuro pesa anche la storia che ci ricorda come, prima della colonizzazione, la Libia nei confini a noi noti non sia mai stata Stato. Creatura coloniale prima e &#8220;gheddafiana&#8221; dopo. Oggi la rivoluzione vuole uno Stato come prezzo del sangue versato.</p>
<p>Finita la guerra libica, inizia quella internazionale. Sulla moralità della politica degli Stati attorno ai valori etici, umanitari e democratici, credo non esista più alcuna illusione. Guerre &#8220;umanitarie&#8221; a orologeria di convenienza. Anche questa. La Francia, primo attore nei bombardamenti, intende fortemente incassare. A scapito dell&#8217;Italia, se parliamo di gas e petrolio, e sono da prevedere segretissime operazioni di &#8220;discrising&#8221;, che, nel linguaggio delle spie si traduce in &#8220;sputtanamento&#8221;. Gli inglesi, golosi e iper rappresentati a livello internazionale si muoveranno con l&#8217;Onu a tutela loro e dei cugini atlantici. Anche i russi sono arrivati. Senza proporre socialismo hanno il petro-rublo in grado di fare penetrazione economica sul modello occidentale. La Cina s&#8217;è a sua volta affacciata.</p>
<p>Il mondo arabo dove crediamo si fermi? Una delle stupide illusioni di noi occidentali è che ciò che è già accaduto e si prepara nel resto del mondo arabo sia merito dei nostri modelli avanzati di democrazia. Nessuno dà, per incultura, o vuoi, per ipocrisia o paura, fare i conti con i fatti. Ad esempio. Cominciare a ragionare su cosa rappresenti oggi il minuscolo emirato del Qatar e la sua potentissima televisione Al Jazeera. Cosa quello strumento comunicativo ha provocato in Tunisia, in Egitto, in Libia. Già ora cosa sta accadendo in Siria. Lo strumento tecnico, compreso internet, è un prodotto occidentale, ma il suo uso sul campo, vi assicuro, è intelligenza e progetto tutto loro. Globalizzazione economica e informativa scritta in arabo. O in turco. O in yemenita. Con la mina Siria che imporrebbe anche i caratteri dell&#8217;alfabeto ebraico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ennio Abate		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/08/le-parole-e-le-cose-2/#comment-155654</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ennio Abate]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 10:57:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Erano quelle virgolette ad operare la censura!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Erano quelle virgolette ad operare la censura!</p>
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		Di: Ennio Abate		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ennio Abate]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 10:57:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Gigi Capastina

Oh, maledizione! 
Non avevo controllato dopo aver postato.

Provo a sostiuire le virgolette e a togliere la formattazione al brano:

A.

&quot;(…) All’Osteria del Calice c’era un solo cliente. Era l’agente in borghese Bretschneider, che serviva nella sezione politica. L’oste Palivec lavava i bicchieri, e Bretschneider si faceva inutilmente in quattro per attaccare con lui una conversazione di qualche importanza. (…) (…) Bretschneider si chetò e si mise a guardare pieno di delusione ne locale completamente deserto.« Un tempo qui c’era appeso un ritratto di Sua Maestà l’imperatore», soggiunse dopo una pausa:«proprio lì dove ora c’è quello specchio». «Sicuro avete ragione», rispose il signor Palivec;«stava appeso lassù e le mosche ci facevano sopra i loro comodi, sicché ho dovuto portarlo in solaio. Capite: qualcuno si sarebbe potuto permettere qualche osservazione, m’avrebbe procurato delle seccature. Come se non ne avessi abbastanza!»(…) (…)«Che sia una gran perdita nessuno lo può negare. Una perdita enorme. Un Ferdinando non può essere mica sostituito da un imbecille qualsiasi. Quando ci ripenso: uno zio di Sua Maestà l’imperatore che muore ammazzato come un cane! »

A.1.

&quot;All’Osteria di [Nazione Indiana] c’era un solo cliente. Era [il commentatore E.A.], che serviva nella sezione [dei post a tema politico]. L’oste [uno dei redattori di NI a piacere] lavava i bicchieri, e E..A. si faceva inutilmente in quattro per attaccare con lui una conversazione di qualche importanza. (…) (…) E.A. si chetò e si mise a guardare pieno di delusione nel locale completamente deserto.«Un tempo qui c’era appeso un ritratto di [Gheddafi] », soggiunse dopo una pausa:«proprio lì dove ora c’è quello specchio». «Sicuro avete ragione», rispose il signor [uno dei redattori di NI a piacere];«stava appeso lassù e le mosche ci facevano sopra i loro comodi, sicché ho dovuto portarlo in solaio. Capite: qualcuno si sarebbe potuto permettere qualche osservazione, m’avrebbe procurato delle seccature. Come se non ne avessi abbastanza!»(…) (…)«Che sia una gran perdita nessuno lo può negare. Una perdita enorme. Un [Gheddafi] non può essere mica sostituito da un imbecille qualsiasi. Quando ci ripenso: un [rais] che muore ammazzato come un cane! Questo sì che è uno scandalo: i giornali non parlano d’altro.»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gigi Capastina</p>
<p>Oh, maledizione!<br />
Non avevo controllato dopo aver postato.</p>
<p>Provo a sostiuire le virgolette e a togliere la formattazione al brano:</p>
<p>A.</p>
<p>&#8220;(…) All’Osteria del Calice c’era un solo cliente. Era l’agente in borghese Bretschneider, che serviva nella sezione politica. L’oste Palivec lavava i bicchieri, e Bretschneider si faceva inutilmente in quattro per attaccare con lui una conversazione di qualche importanza. (…) (…) Bretschneider si chetò e si mise a guardare pieno di delusione ne locale completamente deserto.« Un tempo qui c’era appeso un ritratto di Sua Maestà l’imperatore», soggiunse dopo una pausa:«proprio lì dove ora c’è quello specchio». «Sicuro avete ragione», rispose il signor Palivec;«stava appeso lassù e le mosche ci facevano sopra i loro comodi, sicché ho dovuto portarlo in solaio. Capite: qualcuno si sarebbe potuto permettere qualche osservazione, m’avrebbe procurato delle seccature. Come se non ne avessi abbastanza!»(…) (…)«Che sia una gran perdita nessuno lo può negare. Una perdita enorme. Un Ferdinando non può essere mica sostituito da un imbecille qualsiasi. Quando ci ripenso: uno zio di Sua Maestà l’imperatore che muore ammazzato come un cane! »</p>
<p>A.1.</p>
<p>&#8220;All’Osteria di [Nazione Indiana] c’era un solo cliente. Era [il commentatore E.A.], che serviva nella sezione [dei post a tema politico]. L’oste [uno dei redattori di NI a piacere] lavava i bicchieri, e E..A. si faceva inutilmente in quattro per attaccare con lui una conversazione di qualche importanza. (…) (…) E.A. si chetò e si mise a guardare pieno di delusione nel locale completamente deserto.«Un tempo qui c’era appeso un ritratto di [Gheddafi] », soggiunse dopo una pausa:«proprio lì dove ora c’è quello specchio». «Sicuro avete ragione», rispose il signor [uno dei redattori di NI a piacere];«stava appeso lassù e le mosche ci facevano sopra i loro comodi, sicché ho dovuto portarlo in solaio. Capite: qualcuno si sarebbe potuto permettere qualche osservazione, m’avrebbe procurato delle seccature. Come se non ne avessi abbastanza!»(…) (…)«Che sia una gran perdita nessuno lo può negare. Una perdita enorme. Un [Gheddafi] non può essere mica sostituito da un imbecille qualsiasi. Quando ci ripenso: un [rais] che muore ammazzato come un cane! Questo sì che è uno scandalo: i giornali non parlano d’altro.»</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gigi Capastìna		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/08/le-parole-e-le-cose-2/#comment-155651</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gigi Capastìna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 09:55:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Ennio Abate 
(scusandomi  con Buffoni per il protrarsi di un OT che ha sicuramente stravarcato i limiti  della decenza),

forse mi sbaglio, ma accade anche a lei quello che è capitato a me nel postare (sia pure per errore) la citazione. Le frasi  tra &quot;  &quot; se le sono mangiate i passeri...
A questo punto, ritenendole di esiziale importanza, le riporto (nella traduzione degli eminenti slavisti Poggioli e Meriggi).
Ecco:

– Un tempo qui c’era appeso un ritratto di Sua Maestà l’imperatore, soggiunse dopo una pausa:
– proprio lì dove ora c’è quello specchio.
– Sicuro avete ragione, 
rispose il signor Palivec;
– Stava appeso lassù e le mosche ci facevano sopra i loro comodi, sicché ho dovuto portarlo in solaio. Capite: qualcuno si sarebbe potuto permettere qualche osservazione, m’avrebbe procurato delle seccature. Come se non ne avessi abbastanza!

Qui finisce la citazione. Per la cronaca, l&#039;osservazione incauta dell&#039;oste Palivec, a riguardo delle mosche che avrebbero caghicchiato sul ritratto di Cecco Beppe, gli costerà la galera...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Ennio Abate<br />
(scusandomi  con Buffoni per il protrarsi di un OT che ha sicuramente stravarcato i limiti  della decenza),</p>
<p>forse mi sbaglio, ma accade anche a lei quello che è capitato a me nel postare (sia pure per errore) la citazione. Le frasi  tra &#8221;  &#8221; se le sono mangiate i passeri&#8230;<br />
A questo punto, ritenendole di esiziale importanza, le riporto (nella traduzione degli eminenti slavisti Poggioli e Meriggi).<br />
Ecco:</p>
<p>– Un tempo qui c’era appeso un ritratto di Sua Maestà l’imperatore, soggiunse dopo una pausa:<br />
– proprio lì dove ora c’è quello specchio.<br />
– Sicuro avete ragione,<br />
rispose il signor Palivec;<br />
– Stava appeso lassù e le mosche ci facevano sopra i loro comodi, sicché ho dovuto portarlo in solaio. Capite: qualcuno si sarebbe potuto permettere qualche osservazione, m’avrebbe procurato delle seccature. Come se non ne avessi abbastanza!</p>
<p>Qui finisce la citazione. Per la cronaca, l&#8217;osservazione incauta dell&#8217;oste Palivec, a riguardo delle mosche che avrebbero caghicchiato sul ritratto di Cecco Beppe, gli costerà la galera&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ennio Abate		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/08/le-parole-e-le-cose-2/#comment-155640</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ennio Abate]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 19:07:05 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40017#comment-155640</guid>

					<description><![CDATA[@ Gigi Capastina

Beh, visto che la discussione langue, possiamo anche divagare un attimo. Il suo errore non è così grave e OT. Basta un qualche  &quot;riadattamento&quot; ad hoc.
 Ho ripescato su Google il brano (più completo) da lei postato per sbaglio. Lo riporto. Segue poi il &quot;riadattamento&quot; al  nostro contesto:

A.

Da &quot;Il buon soldato Sc’veik “ 

&quot;(…) All’Osteria del Calice c’era un solo cliente. Era l’agente in borghese Bretschneider, che serviva nella sezione politica. L’oste Palivec lavava i bicchieri, e Bretschneider si faceva inutilmente in quattro per attaccare con lui una conversazione di qualche importanza. (…) (…) Bretschneider si chetò e si mise a guardare pieno di delusione ne locale completamente deserto.&#060;&#062;, soggiunse dopo una pausa:&#060;&#062;. &#060;&#062;, rispose il signor Palivec;&#060;&#062;(…) (…)&#060;&#060;Che sia una gran perdita nessuno lo può negare. Una perdita enorme. Un Ferdinando non può essere mica sostituito da un imbecille qualsiasi. Quando ci ripenso: uno zio di Sua Maestà l’imperatore che muore ammazzato come un cane! &#034;

A.1.

&#034;All’Osteria di [Nazione Indiana] c’era un solo cliente. Era [il commentatore E.A.], che serviva nella sezione [dei post a tema politico]. L’oste [uno dei redattori di NI a piacere] lavava i bicchieri, e E..A. si faceva inutilmente in quattro per attaccare con lui una conversazione di qualche importanza. (…) (…) E.A. si chetò e si mise a guardare pieno di delusione nel locale completamente deserto.&#060;&#062;, soggiunse dopo una pausa:&#060;&#062;. &#060;&#062;, rispose il signor [uno dei redattori di NI a piacere];&#060;&#062;(…) (…)&#060;&#060;Che sia una gran perdita nessuno lo può negare. Una perdita enorme. Un [Gheddafi] non può essere mica sostituito da un imbecille qualsiasi. Quando ci ripenso: un [rais] che muore ammazzato come un cane! Questo sì che è uno scandalo: i giornali non parlano d’altro.&#034;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Gigi Capastina</p>
<p>Beh, visto che la discussione langue, possiamo anche divagare un attimo. Il suo errore non è così grave e OT. Basta un qualche  &#8220;riadattamento&#8221; ad hoc.<br />
 Ho ripescato su Google il brano (più completo) da lei postato per sbaglio. Lo riporto. Segue poi il &#8220;riadattamento&#8221; al  nostro contesto:</p>
<p>A.</p>
<p>Da &#8220;Il buon soldato Sc’veik “ </p>
<p>&#8220;(…) All’Osteria del Calice c’era un solo cliente. Era l’agente in borghese Bretschneider, che serviva nella sezione politica. L’oste Palivec lavava i bicchieri, e Bretschneider si faceva inutilmente in quattro per attaccare con lui una conversazione di qualche importanza. (…) (…) Bretschneider si chetò e si mise a guardare pieno di delusione ne locale completamente deserto.&lt;&gt;, soggiunse dopo una pausa:&lt;&gt;. &lt;&gt;, rispose il signor Palivec;&lt;&gt;(…) (…)&lt;&lt;Che sia una gran perdita nessuno lo può negare. Una perdita enorme. Un Ferdinando non può essere mica sostituito da un imbecille qualsiasi. Quando ci ripenso: uno zio di Sua Maestà l’imperatore che muore ammazzato come un cane! &quot;</p>
<p>A.1.</p>
<p>&quot;All’Osteria di [Nazione Indiana] c’era un solo cliente. Era [il commentatore E.A.], che serviva nella sezione [dei post a tema politico]. L’oste [uno dei redattori di NI a piacere] lavava i bicchieri, e E..A. si faceva inutilmente in quattro per attaccare con lui una conversazione di qualche importanza. (…) (…) E.A. si chetò e si mise a guardare pieno di delusione nel locale completamente deserto.&lt;&gt;, soggiunse dopo una pausa:&lt;&gt;. &lt;&gt;, rispose il signor [uno dei redattori di NI a piacere];&lt;&gt;(…) (…)&lt;&lt;Che sia una gran perdita nessuno lo può negare. Una perdita enorme. Un [Gheddafi] non può essere mica sostituito da un imbecille qualsiasi. Quando ci ripenso: un [rais] che muore ammazzato come un cane! Questo sì che è uno scandalo: i giornali non parlano d’altro.&quot;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gigi Capastìna		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/08/le-parole-e-le-cose-2/#comment-155638</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gigi Capastìna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 17:26:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40017#comment-155638</guid>

					<description><![CDATA[Chiedo scusa, ho sbagliato a postare.  Era una citazione da &quot;Il buon soldato Sc&#039;vèik&quot; di Jaroslav Hašek. Ma poi mi sono reso conto che poco aveva a che fare, qui. Ho tentato di abortire, ma ho cliccato inavvertitamente l&#039;invio.
Rinnovo le scuse.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo scusa, ho sbagliato a postare.  Era una citazione da &#8220;Il buon soldato Sc&#8217;vèik&#8221; di Jaroslav Hašek. Ma poi mi sono reso conto che poco aveva a che fare, qui. Ho tentato di abortire, ma ho cliccato inavvertitamente l&#8217;invio.<br />
Rinnovo le scuse.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Gigi Capastìna		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/08/le-parole-e-le-cose-2/#comment-155636</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gigi Capastìna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 17:21:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40017#comment-155636</guid>

					<description><![CDATA[All’Osteria del Calice c’era un solo cliente. Era l’agente in borghese Bretschneider, che serviva nella sezione politica. L’oste Palivec lavava i bicchieri, e Bretschneider si faceva inutilmente in quattro per attaccare con lui una conversazione di qualche importanza. (…) (…) Bretschneider si chetò e si mise a guardare pieno di delusione nel locale completamente deserto.&#060;&#062;, soggiunse dopo una pausa:&#060;&#062;. &#060;&#062;, rispose il signor Palivec;&#060;&#062;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All’Osteria del Calice c’era un solo cliente. Era l’agente in borghese Bretschneider, che serviva nella sezione politica. L’oste Palivec lavava i bicchieri, e Bretschneider si faceva inutilmente in quattro per attaccare con lui una conversazione di qualche importanza. (…) (…) Bretschneider si chetò e si mise a guardare pieno di delusione nel locale completamente deserto.&lt;&gt;, soggiunse dopo una pausa:&lt;&gt;. &lt;&gt;, rispose il signor Palivec;&lt;&gt;</p>
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