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	Commenti a: ADIEU, VENISE	</title>
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		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/13/adieu-venise/#comment-156456</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2011 07:57:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di tutte le mie argomentazioni (comprese quelle espresse nell&#039;intervento che avevo linkato), Gherardo Bortolotti nel commento qui sopra coglie solo due parole. Si vede che alle altre non ha risposta. Poi, commette la classica scorrettezza argomentativa nell&#039;attribuire un &quot;tutto&quot; a chi sta analizzando &quot;una parte&quot;: io non giudico un &quot;personaggio&quot;, ma valuto le singole idee, le singole iniziative, una per una, di volta in volta. 
Faccio notare, comunque, che Bruno Muzzolini (l&#039;artista che ha accettato la mia proposta di partecipare a questo padiglione) ha costruito una sorta di stanza separata in cui si può vedere il suo bellissimo video. Voglio dire che ci sono stati vari modi di partecipare (non è vero che tutti i selezionatori sono incompetenti, non è vero che tutti hanno selezionato il cugino, non è vero che ecc. ecc.), e alcuni artisti sono venuti a curare personalmente l&#039;allestimento delle proprie opere, separandole o tutelandone la visione. 
Mi pare che una parte di coloro che intervengono (non solo qui) siano puri commentatori, ovvero dicano la loro opinione basata non su esperienza e informazione reale ma su notizie, resoconti, reportage generali e generici, senza conoscere come sono andate le cose, e i singoli percorsi, e le scelte artistiche individuali, i modi in cui ha partecipato ciascuno, che non sono tutti uguali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di tutte le mie argomentazioni (comprese quelle espresse nell&#8217;intervento che avevo linkato), Gherardo Bortolotti nel commento qui sopra coglie solo due parole. Si vede che alle altre non ha risposta. Poi, commette la classica scorrettezza argomentativa nell&#8217;attribuire un &#8220;tutto&#8221; a chi sta analizzando &#8220;una parte&#8221;: io non giudico un &#8220;personaggio&#8221;, ma valuto le singole idee, le singole iniziative, una per una, di volta in volta.<br />
Faccio notare, comunque, che Bruno Muzzolini (l&#8217;artista che ha accettato la mia proposta di partecipare a questo padiglione) ha costruito una sorta di stanza separata in cui si può vedere il suo bellissimo video. Voglio dire che ci sono stati vari modi di partecipare (non è vero che tutti i selezionatori sono incompetenti, non è vero che tutti hanno selezionato il cugino, non è vero che ecc. ecc.), e alcuni artisti sono venuti a curare personalmente l&#8217;allestimento delle proprie opere, separandole o tutelandone la visione.<br />
Mi pare che una parte di coloro che intervengono (non solo qui) siano puri commentatori, ovvero dicano la loro opinione basata non su esperienza e informazione reale ma su notizie, resoconti, reportage generali e generici, senza conoscere come sono andate le cose, e i singoli percorsi, e le scelte artistiche individuali, i modi in cui ha partecipato ciascuno, che non sono tutti uguali.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: gherardo bortolotti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/13/adieu-venise/#comment-156108</link>

		<dc:creator><![CDATA[gherardo bortolotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 19:28:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[le questioni toccate sono davvero tante ma mi sembra si siano persi di vista alcuni punti non secondari. per esempio, che la figura del deposito (sia esso museo, wunderkammer o quant&#039;altro) ossessiona tutta l&#039;arte moderna (in questo sgarbi è solo uno che va ad orecchio). usarla come chiave di lettura negativa mi sembra parecchio incauto e, almeno, riduttivo. allo stesso modo andrebbe anche notato che, per prima cosa, beuys è un erede di baudelaire e del suo poeta senza aureola. in seconda luogo, sgarbi non è sicuramente un erede di beuys dato che se beuys diceva che erano tutti artisti sgarbi dice che lo sono (solo) quelli scelti dal consiglio dei trecento. cioè: se beuys smontava la figura dell&#039;autore come filtro sulla produzione di arte, sgarbi la rimonta, usando come scheletro non più la questione estetica ma il carisma del vip, del personaggio (mediaticamente) importante, che le fa da mallevadore (quindi svilendola molto più del discorso beuysiano). per altro mi sembra anche parecchio incauto usare beuys come esempio di un&#039;arte da broker (mi abbandono all&#039;immaginazione e oso pensare che i broker beuys li avrebbe fatti sbranare dal coyote di &quot;i like america and america likes me&quot;). 
l&#039;argomento del &quot;meno peggio&quot; che solleva scarpa, invece, mi sembra che si commenti da solo (è davvero incredibile vedere che c&#039;è ancora qualcuno che considera un personaggio come quello messo in scena da sgarbi nel mondo dell&#039;arte meno peggio di qualcosa ;-).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>le questioni toccate sono davvero tante ma mi sembra si siano persi di vista alcuni punti non secondari. per esempio, che la figura del deposito (sia esso museo, wunderkammer o quant&#8217;altro) ossessiona tutta l&#8217;arte moderna (in questo sgarbi è solo uno che va ad orecchio). usarla come chiave di lettura negativa mi sembra parecchio incauto e, almeno, riduttivo. allo stesso modo andrebbe anche notato che, per prima cosa, beuys è un erede di baudelaire e del suo poeta senza aureola. in seconda luogo, sgarbi non è sicuramente un erede di beuys dato che se beuys diceva che erano tutti artisti sgarbi dice che lo sono (solo) quelli scelti dal consiglio dei trecento. cioè: se beuys smontava la figura dell&#8217;autore come filtro sulla produzione di arte, sgarbi la rimonta, usando come scheletro non più la questione estetica ma il carisma del vip, del personaggio (mediaticamente) importante, che le fa da mallevadore (quindi svilendola molto più del discorso beuysiano). per altro mi sembra anche parecchio incauto usare beuys come esempio di un&#8217;arte da broker (mi abbandono all&#8217;immaginazione e oso pensare che i broker beuys li avrebbe fatti sbranare dal coyote di &#8220;i like america and america likes me&#8221;).<br />
l&#8217;argomento del &#8220;meno peggio&#8221; che solleva scarpa, invece, mi sembra che si commenti da solo (è davvero incredibile vedere che c&#8217;è ancora qualcuno che considera un personaggio come quello messo in scena da sgarbi nel mondo dell&#8217;arte meno peggio di qualcosa ;-).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Antonio Coda		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/13/adieu-venise/#comment-156083</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonio Coda]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 15:41:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Provo ad alleviare l&#039;angoscia di Andros De Rola di fronte al sospetto che sia stato l&#039;unico ad aver letto l&#039;articolo di Rizzante così come andava letto. 

Polemizzare su chi ha candidato chi, e su chi ha candidato chi poteva candidare chi, stura una regressione infinita a menocché a un certo punto uno non si voglia fidare, e mi rendo conto poi che qualcuno si fida più di Rizzante che di Sgarbi, e, a naso, anche io mi fiderei più di Rizzante che di Sgarbi, fosse solo perché il primo mi sembra molto meno imbozzolato in una ragnatela di interessi, però, leggendo l&#039;elenco dei proponenti nell&#039;articolo, ci ho ritrovato delle personalità autorevoli della cultura che, se si sfugge alla logica del fango a tutti i costi, un contributo sincero credo l&#039;abbiano apportato. Che poi la loro selezione possa peccare di ingenuità, siano anche i visitatori della mostra a deciderlo. Povera l&#039;arte, essù!, se davvero tutto inizia e tutto finisce in quel Padiglione lì, che sembra fatto apposta più per attirare l&#039;attenzione su chi non c&#039;è che chi su chi c&#039;è - oltre che su chi ci ha mandato chi. 

Sull&#039;allestimento stile deposito - dove comunque c&#039;è a chi tocca la parete principale e a chi la controsoffittatura quasi - più che vederci un protagonismo del curatore ci vedo una realizzazione della sua idea dell&#039;arte non &quot;gerarchizzata&quot; dai giudizi degli esperti, e a me questa trovata non sembra spregevole, perché rimette la responsabilità della visione al visitatore: sarà maniera magari strampalata di vedere la questione, ma io la leggo così: se Rizzante è riuscito a focalizzare l&#039;opera di Lacasella nonostante si trovasse in una posizione così scomoda, questo va sia ad onore dell&#039;attenzione di cui è capace Rizzante sia dell&#039;opera di Lacasella che si fa guardare anche lassù.

Inoltre se un vantaggio c&#039;è, nella confusione generale in cielo e in terra che va sotto il nome di postmodernismo, è quello che non solo i padri sono stati definitivamente uccisi: adesso, in più, ciascuno può farsi adottare da chi più gli piace: sia esso Beuyis, Baudlaire o chi per loro. Il rapporto di filiazione è importante, fondamentale, sì, ma quando è reputeremo di aver raggiunto la maggiore età e di poter proporci noi - noi come abitanti del nostro tempo - come padri di chi verrà dopo?

Infine, sbigottire perché le Teste di Serie della Destra e della Sinistra sono fatte in serie anche per quel che riguarda il gusto o più onestamente la promozione dell&#039;arte nostrana, mi sembra un tentativo di fare moralismo sensazionalistico: senza scervellarsi su questioni come diversità antropologica e migliorismo morale, si potrebbe vedere anche di buon occhio che politici di parte avversa abbiano raggiunto la maturità per scontrarsi su una riforma pensionistica concordando lo stesso sulla qualità di un&#039;opera d&#039;arte. La pretesa di una divergenza assoluta nelle preferenze estetiche oltre che nelle proposte legislative sa troppo di Berlino Prima della Caduta del Muro ( del resto a me andrebbe anche bene un politico che di arte ne sappia poco quanto me - basta non sia il Ministro della Cultura - a patto che in Parlamento ci vada e che in Parlamento ci porti delle riforme necessarie per la collettività). 

Queste mie non sono altro - e che altro possono essere? - che considerazioni personali. Resto comunque del parere che questo articolo di Rizzante - questo articolo, e non il resto della sua produzione letteraria, delle sue poesie e delle sue traduzioni di Kundera - sia brutto, non nello stile - ma questo non fa che rendermelo più indigesto - ma nella intenzione, accidiosa più che apertamente critica e bellicosa.

Un saluto!
 Antonio Coda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Provo ad alleviare l&#8217;angoscia di Andros De Rola di fronte al sospetto che sia stato l&#8217;unico ad aver letto l&#8217;articolo di Rizzante così come andava letto. </p>
<p>Polemizzare su chi ha candidato chi, e su chi ha candidato chi poteva candidare chi, stura una regressione infinita a menocché a un certo punto uno non si voglia fidare, e mi rendo conto poi che qualcuno si fida più di Rizzante che di Sgarbi, e, a naso, anche io mi fiderei più di Rizzante che di Sgarbi, fosse solo perché il primo mi sembra molto meno imbozzolato in una ragnatela di interessi, però, leggendo l&#8217;elenco dei proponenti nell&#8217;articolo, ci ho ritrovato delle personalità autorevoli della cultura che, se si sfugge alla logica del fango a tutti i costi, un contributo sincero credo l&#8217;abbiano apportato. Che poi la loro selezione possa peccare di ingenuità, siano anche i visitatori della mostra a deciderlo. Povera l&#8217;arte, essù!, se davvero tutto inizia e tutto finisce in quel Padiglione lì, che sembra fatto apposta più per attirare l&#8217;attenzione su chi non c&#8217;è che chi su chi c&#8217;è &#8211; oltre che su chi ci ha mandato chi. </p>
<p>Sull&#8217;allestimento stile deposito &#8211; dove comunque c&#8217;è a chi tocca la parete principale e a chi la controsoffittatura quasi &#8211; più che vederci un protagonismo del curatore ci vedo una realizzazione della sua idea dell&#8217;arte non &#8220;gerarchizzata&#8221; dai giudizi degli esperti, e a me questa trovata non sembra spregevole, perché rimette la responsabilità della visione al visitatore: sarà maniera magari strampalata di vedere la questione, ma io la leggo così: se Rizzante è riuscito a focalizzare l&#8217;opera di Lacasella nonostante si trovasse in una posizione così scomoda, questo va sia ad onore dell&#8217;attenzione di cui è capace Rizzante sia dell&#8217;opera di Lacasella che si fa guardare anche lassù.</p>
<p>Inoltre se un vantaggio c&#8217;è, nella confusione generale in cielo e in terra che va sotto il nome di postmodernismo, è quello che non solo i padri sono stati definitivamente uccisi: adesso, in più, ciascuno può farsi adottare da chi più gli piace: sia esso Beuyis, Baudlaire o chi per loro. Il rapporto di filiazione è importante, fondamentale, sì, ma quando è reputeremo di aver raggiunto la maggiore età e di poter proporci noi &#8211; noi come abitanti del nostro tempo &#8211; come padri di chi verrà dopo?</p>
<p>Infine, sbigottire perché le Teste di Serie della Destra e della Sinistra sono fatte in serie anche per quel che riguarda il gusto o più onestamente la promozione dell&#8217;arte nostrana, mi sembra un tentativo di fare moralismo sensazionalistico: senza scervellarsi su questioni come diversità antropologica e migliorismo morale, si potrebbe vedere anche di buon occhio che politici di parte avversa abbiano raggiunto la maturità per scontrarsi su una riforma pensionistica concordando lo stesso sulla qualità di un&#8217;opera d&#8217;arte. La pretesa di una divergenza assoluta nelle preferenze estetiche oltre che nelle proposte legislative sa troppo di Berlino Prima della Caduta del Muro ( del resto a me andrebbe anche bene un politico che di arte ne sappia poco quanto me &#8211; basta non sia il Ministro della Cultura &#8211; a patto che in Parlamento ci vada e che in Parlamento ci porti delle riforme necessarie per la collettività). </p>
<p>Queste mie non sono altro &#8211; e che altro possono essere? &#8211; che considerazioni personali. Resto comunque del parere che questo articolo di Rizzante &#8211; questo articolo, e non il resto della sua produzione letteraria, delle sue poesie e delle sue traduzioni di Kundera &#8211; sia brutto, non nello stile &#8211; ma questo non fa che rendermelo più indigesto &#8211; ma nella intenzione, accidiosa più che apertamente critica e bellicosa.</p>
<p>Un saluto!<br />
 Antonio Coda</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Mug		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/13/adieu-venise/#comment-156064</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mug]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 11:09:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a quel che so Goffredo Fofi ha detto no, anzi non gli ha proprio risposto a Sgarbi. Ce ne saranno stati altri sicuramente che hanno deciso che avevano di meglio da fare....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a quel che so Goffredo Fofi ha detto no, anzi non gli ha proprio risposto a Sgarbi. Ce ne saranno stati altri sicuramente che hanno deciso che avevano di meglio da fare&#8230;.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andros		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/13/adieu-venise/#comment-156063</link>

		<dc:creator><![CDATA[andros]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 10:48:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Colpito e.....  affondato! Ha ragione, ma sà.... sono un distratto..........e a volte superficiale, ho assimilato il suo nome al mio.
Silvio, non m&#039;intendo di arte nè di letteratura, nulla .... sono un dilettante e non un pro-fession-ista di qualcosa..... so solo che le &quot;cose&quot; ci fanno da specchio e così come incosciamente in esse ci rispecchiamo, le &quot;cose&quot; che diciamo ci ri-velano.(da re- addietro e  velàre da velum = tirare addietro il velo). 
Non era mia intenzione difendere Rizzante, quanto non era mia intenzione accusare lei di parlarsi addosso. 
Certo ha tentato di difendere la sua posizione. 
C&#039;è riuscito?... non mi sembrava questo il problema.
Ho detto la mia su ciò che ho capito che volesse dire Rizzante e che molti che lo hanno attaccato non mi sembrava che avessero colto.
Mi sbaglio ???? 
bene Ho sbagliato,
Ma mi sembra che ancora lei al di là di una condivisione quasi formale delle argomentazioni di Rizzante, ancora continua a non cogliere.
Nulla togliendo ai poeti che lo hanno segnalato, dovevate non vedere un&#039;opportunità, ma qualcos&#039;altro.
CUCCHI HA PORTATO UN&#039;OPERA 30 X 30  E L&#039;HA ESPOSTA AD ALTEZZA VISTA SU UN PANNELLO 3 metri X 3 metri NERO.
Ma di che cosa stiamo parlando????? .... adesso gli stupidi e gli impotenti difendono la stupidità e l&#039;impotenza????
Io sono stato invitato ancora nel dicembre 2010 e dopo  due telefonate ho capito come funzionava e ho detto no. 
Nessuno mi conosce e avrei potuto guadagnare qualcosa dall&#039;esserci piuttosto che no, ma ho detto no per principio, per dignità, non si può essere invitati alla Biennale di Venezia e pagarsi la spedizione dell&#039;opera, 
E&#039; INDECENTE e contro ogni logica dell&#039;invito.
Se lei m&#039;invitasse a cena a Vicenza all&#039;Antico Ristorante agli Schioppi nel cuore del centro storico di Vicenza, all&#039;angolo di piazza Castello, o alla Trattoria Due Spade di Sandrigo e mi dice t&#039;invito ma ogni uno si paga il suo, io le rispondo grazie vado quando voglio non quando m&#039;invita lei. 
E io che sono un sognatore penso così, vado alla Biennale quando voglio non quando sono invitato a spese mie .... e siccome forse il tutto no è chiaro mi firmo per esteso come del resto ha fatto lei.... 
Mi dispiacerebbe se non intervenisse più, mi è molto simpatico suo Andros De Rola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Colpito e&#8230;..  affondato! Ha ragione, ma sà&#8230;. sono un distratto&#8230;&#8230;&#8230;.e a volte superficiale, ho assimilato il suo nome al mio.<br />
Silvio, non m&#8217;intendo di arte nè di letteratura, nulla &#8230;. sono un dilettante e non un pro-fession-ista di qualcosa&#8230;.. so solo che le &#8220;cose&#8221; ci fanno da specchio e così come incosciamente in esse ci rispecchiamo, le &#8220;cose&#8221; che diciamo ci ri-velano.(da re- addietro e  velàre da velum = tirare addietro il velo).<br />
Non era mia intenzione difendere Rizzante, quanto non era mia intenzione accusare lei di parlarsi addosso.<br />
Certo ha tentato di difendere la sua posizione.<br />
C&#8217;è riuscito?&#8230; non mi sembrava questo il problema.<br />
Ho detto la mia su ciò che ho capito che volesse dire Rizzante e che molti che lo hanno attaccato non mi sembrava che avessero colto.<br />
Mi sbaglio ????<br />
bene Ho sbagliato,<br />
Ma mi sembra che ancora lei al di là di una condivisione quasi formale delle argomentazioni di Rizzante, ancora continua a non cogliere.<br />
Nulla togliendo ai poeti che lo hanno segnalato, dovevate non vedere un&#8217;opportunità, ma qualcos&#8217;altro.<br />
CUCCHI HA PORTATO UN&#8217;OPERA 30 X 30  E L&#8217;HA ESPOSTA AD ALTEZZA VISTA SU UN PANNELLO 3 metri X 3 metri NERO.<br />
Ma di che cosa stiamo parlando????? &#8230;. adesso gli stupidi e gli impotenti difendono la stupidità e l&#8217;impotenza????<br />
Io sono stato invitato ancora nel dicembre 2010 e dopo  due telefonate ho capito come funzionava e ho detto no.<br />
Nessuno mi conosce e avrei potuto guadagnare qualcosa dall&#8217;esserci piuttosto che no, ma ho detto no per principio, per dignità, non si può essere invitati alla Biennale di Venezia e pagarsi la spedizione dell&#8217;opera,<br />
E&#8217; INDECENTE e contro ogni logica dell&#8217;invito.<br />
Se lei m&#8217;invitasse a cena a Vicenza all&#8217;Antico Ristorante agli Schioppi nel cuore del centro storico di Vicenza, all&#8217;angolo di piazza Castello, o alla Trattoria Due Spade di Sandrigo e mi dice t&#8217;invito ma ogni uno si paga il suo, io le rispondo grazie vado quando voglio non quando m&#8217;invita lei.<br />
E io che sono un sognatore penso così, vado alla Biennale quando voglio non quando sono invitato a spese mie &#8230;. e siccome forse il tutto no è chiaro mi firmo per esteso come del resto ha fatto lei&#8230;.<br />
Mi dispiacerebbe se non intervenisse più, mi è molto simpatico suo Andros De Rola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/13/adieu-venise/#comment-156042</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 08:15:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40058#comment-156042</guid>

					<description><![CDATA[Saluto Massimo Rizzante.
Sulla vicenda sono intervenuto varie volte.
Per esempio, qui:

http://www.ilprimoamore.com/testo_2317.html

In questi giorni è uscito su &quot;Artribune&quot; un mio intervento, che vi incollo qui sotto:

Ancora il Padiglione Italia? Per pietà, basta. Però la Biennale è ancora aperta, i cadaveri caldi, le pistole fumanti: c’è chi ha parlato di “delitto perfetto” da parte di Vittorio Sgarbi e dei trecento intellettuali assassini dell’arte (fra i quali anch’io). E c’è chi si è messo in discussione, come Emanuela De Cecco, cercando di analizzare la sua irritazione di fronte al Padiglione. Condivido le sue conclusioni, ma in maniera opposta alla sua: questo Padiglione, è vero, lascerà le cose come stanno, ma perché curatori e critici non hanno nessuna voglia di vedere se contiene qualcosa di buono. E non parlo delle opere (comunque, un critico, un curatore dovrebbe saperle distinguere anche nel caos più totale: a maggior ragione se sono indicate da trecento persone che non sono del tutto stupide né disinformate). Parlo proprio del fatto che intellettuali e artisti abbiano partecipato in così tanti. Le spiegazioni che i curatori e i critici indignati danno a questo fatto sono consolatorie (per loro), non serviranno ad altro che a serrare i loro ranghi e confermarne il ruolo. 

Francesca Pasini e Giorgio Verzotti chiedono ai trecento killer: “Possibile che sia stato così difficile dire di no?” Al nostro sì imputano connivenza col berlusconismo, o ingenuità, e anche narcisismo. Ma è ovvio che era immensamente più facile dire no. Credono che non lo sapessimo, che dicendo sì avremmo fatto una brutta figura politica, e avremmo fatto indignare tutta l’intellettualità artistica italiana (curatori e critici)? 

Pasini e Verzotti si dicono “attoniti” per il numero e la qualità dei killer. Ma proprio questo avrebbe dovuto fare massa critica nelle valutazioni dei due studiosi. Invece no: o traditori, o puerili, o vanesi. Quartum non datur, per Pasini e Verzotti. Non li ha sfiorati il dubbio che ci potessero essere molti intellettuali e artisti, lì dentro, ai quali è parso meno peggio, per una volta, persino stare dalla parte di Sgarbi, piuttosto che sorbirsi un altro Padiglione Curitalia, l’ennesimo show curatoriale, in cui più che le opere si mette in mostra il potere mondano e le idee sull’arte del curatore, con tutti i suoi spossanti italianissimi equilibrismi nella selezione degli artisti. 

Giacinto di Pietrantonio ha fatto un rilievo interessante: l’amore degli artisti contemporanei italiani per filosofi e scrittori non è ricambiato, perché questi ultimi prediligono artisti retrivi. Può darsi, ma è un bilancio troppo generico. L’arte non è statistica. Non si fa con le “medie”. Contano le eccezioni. Di Pietrantonio cita le predilezioni conservatrici di Pasolini: ma c’era anche il Gruppo 63, che supportava l’arte più innovativa.

Ma anche se fosse, allora c’è qualcosa che non va nella capacità dell’arte contemporanea, o meglio nei suoi intellettuali (curatori e critici) di dialogare con il resto della cultura italiana. L’intellettualità artistica italiana vive in una bolla separata, in un’altera autonomia di scelte e di consacrazioni che di fatto è autismo culturale? 

Di fronte ad alcune opere del Padiglione Italia lontanissime dai miei gusti, non ho reagito attribuendole all’insipienza o impreparazione del selezionatore. Non è che quegli intellettuali non amino l’arte contemporanea: vogliono proprio dirci chiaro e tondo che di contemporaneità c’è n’è un’altra, e che loro amano quella.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saluto Massimo Rizzante.<br />
Sulla vicenda sono intervenuto varie volte.<br />
Per esempio, qui:</p>
<p><a href="http://www.ilprimoamore.com/testo_2317.html" rel="nofollow ugc">http://www.ilprimoamore.com/testo_2317.html</a></p>
<p>In questi giorni è uscito su &#8220;Artribune&#8221; un mio intervento, che vi incollo qui sotto:</p>
<p>Ancora il Padiglione Italia? Per pietà, basta. Però la Biennale è ancora aperta, i cadaveri caldi, le pistole fumanti: c’è chi ha parlato di “delitto perfetto” da parte di Vittorio Sgarbi e dei trecento intellettuali assassini dell’arte (fra i quali anch’io). E c’è chi si è messo in discussione, come Emanuela De Cecco, cercando di analizzare la sua irritazione di fronte al Padiglione. Condivido le sue conclusioni, ma in maniera opposta alla sua: questo Padiglione, è vero, lascerà le cose come stanno, ma perché curatori e critici non hanno nessuna voglia di vedere se contiene qualcosa di buono. E non parlo delle opere (comunque, un critico, un curatore dovrebbe saperle distinguere anche nel caos più totale: a maggior ragione se sono indicate da trecento persone che non sono del tutto stupide né disinformate). Parlo proprio del fatto che intellettuali e artisti abbiano partecipato in così tanti. Le spiegazioni che i curatori e i critici indignati danno a questo fatto sono consolatorie (per loro), non serviranno ad altro che a serrare i loro ranghi e confermarne il ruolo. </p>
<p>Francesca Pasini e Giorgio Verzotti chiedono ai trecento killer: “Possibile che sia stato così difficile dire di no?” Al nostro sì imputano connivenza col berlusconismo, o ingenuità, e anche narcisismo. Ma è ovvio che era immensamente più facile dire no. Credono che non lo sapessimo, che dicendo sì avremmo fatto una brutta figura politica, e avremmo fatto indignare tutta l’intellettualità artistica italiana (curatori e critici)? </p>
<p>Pasini e Verzotti si dicono “attoniti” per il numero e la qualità dei killer. Ma proprio questo avrebbe dovuto fare massa critica nelle valutazioni dei due studiosi. Invece no: o traditori, o puerili, o vanesi. Quartum non datur, per Pasini e Verzotti. Non li ha sfiorati il dubbio che ci potessero essere molti intellettuali e artisti, lì dentro, ai quali è parso meno peggio, per una volta, persino stare dalla parte di Sgarbi, piuttosto che sorbirsi un altro Padiglione Curitalia, l’ennesimo show curatoriale, in cui più che le opere si mette in mostra il potere mondano e le idee sull’arte del curatore, con tutti i suoi spossanti italianissimi equilibrismi nella selezione degli artisti. </p>
<p>Giacinto di Pietrantonio ha fatto un rilievo interessante: l’amore degli artisti contemporanei italiani per filosofi e scrittori non è ricambiato, perché questi ultimi prediligono artisti retrivi. Può darsi, ma è un bilancio troppo generico. L’arte non è statistica. Non si fa con le “medie”. Contano le eccezioni. Di Pietrantonio cita le predilezioni conservatrici di Pasolini: ma c’era anche il Gruppo 63, che supportava l’arte più innovativa.</p>
<p>Ma anche se fosse, allora c’è qualcosa che non va nella capacità dell’arte contemporanea, o meglio nei suoi intellettuali (curatori e critici) di dialogare con il resto della cultura italiana. L’intellettualità artistica italiana vive in una bolla separata, in un’altera autonomia di scelte e di consacrazioni che di fatto è autismo culturale? </p>
<p>Di fronte ad alcune opere del Padiglione Italia lontanissime dai miei gusti, non ho reagito attribuendole all’insipienza o impreparazione del selezionatore. Non è che quegli intellettuali non amino l’arte contemporanea: vogliono proprio dirci chiaro e tondo che di contemporaneità c’è n’è un’altra, e che loro amano quella.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: silvio lacasella		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/13/adieu-venise/#comment-156030</link>

		<dc:creator><![CDATA[silvio lacasella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 22:57:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Secondo me dipende dalle stagioni che &quot;non son più quelle di una volta&quot; e dal conseguente cambiamento climatico, oltre che metereologico. Non c&#039;è altra spiegazione. Questo è il mio ultimo brevissimo intervento, solo per dire due cose (che poi, più che dirle le ripeto).
Ho cercato in tutti i modi di non parlarmi addosso, e credo di esserci riuscito. Seconda cosa, ho persino scritto che condivito in larga misura il contenuto dell&#039;intervento di Ruzzanti, dopo aver sottolineato che parte della sua efficacia l&#039;ha persa entrando a gamba tesa dove non avrebbe dovuto. Caro Andros, lei che non ha tradotto Kundera, vedo che dice ugualmente la sua
(sa, volevo anche farle notare, a proposito di &quot;finti nomi errati&quot;, che il mio cognome è tutta una parola e non staccato come l&#039;ha scritto lei)
Stop]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo me dipende dalle stagioni che &#8220;non son più quelle di una volta&#8221; e dal conseguente cambiamento climatico, oltre che metereologico. Non c&#8217;è altra spiegazione. Questo è il mio ultimo brevissimo intervento, solo per dire due cose (che poi, più che dirle le ripeto).<br />
Ho cercato in tutti i modi di non parlarmi addosso, e credo di esserci riuscito. Seconda cosa, ho persino scritto che condivito in larga misura il contenuto dell&#8217;intervento di Ruzzanti, dopo aver sottolineato che parte della sua efficacia l&#8217;ha persa entrando a gamba tesa dove non avrebbe dovuto. Caro Andros, lei che non ha tradotto Kundera, vedo che dice ugualmente la sua<br />
(sa, volevo anche farle notare, a proposito di &#8220;finti nomi errati&#8221;, che il mio cognome è tutta una parola e non staccato come l&#8217;ha scritto lei)<br />
Stop</p>
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		<item>
		<title>
		Di: andros		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/13/adieu-venise/#comment-156022</link>

		<dc:creator><![CDATA[andros]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 21:03:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sull&#039;articolo di L.M. dal titolo &quot;Massimo Rizzante esterna contro il presente assoluto (una delle conseguenze del realismo estetico), si potrebbe rispondere visto che è così e così sarà, perchè hai da ridire con chi non è d&#039;accordo?
lascialo cuocere nel suo brodo, a te sta bene, quindi ??????
Lui ha diritto di allarmarsi e allarmarsi, a te sta bene non essere contro chi è contro, altrimenti difendi qualcosa.....e in questo caso sarebbe interessante scoprire cosa difendi, e se per caso dici niente è grave... molto grave.
ohps! ci sono ricascato..... scusate]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sull&#8217;articolo di L.M. dal titolo &#8220;Massimo Rizzante esterna contro il presente assoluto (una delle conseguenze del realismo estetico), si potrebbe rispondere visto che è così e così sarà, perchè hai da ridire con chi non è d&#8217;accordo?<br />
lascialo cuocere nel suo brodo, a te sta bene, quindi ??????<br />
Lui ha diritto di allarmarsi e allarmarsi, a te sta bene non essere contro chi è contro, altrimenti difendi qualcosa&#8230;..e in questo caso sarebbe interessante scoprire cosa difendi, e se per caso dici niente è grave&#8230; molto grave.<br />
ohps! ci sono ricascato&#8230;.. scusate</p>
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		<title>
		Di: andros		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/13/adieu-venise/#comment-156021</link>

		<dc:creator><![CDATA[andros]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 20:36:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40058#comment-156021</guid>

					<description><![CDATA[Sono nuovo in questo commentario e noto con meraviglia che nessuno ha colto il senso vero e assolutamente indispensabile dell&#039;articolo di Massimo Rizzante. Mi viene da chiedere, quasi da gridare, MA L&#039;AVETE LETTO L&#039;ARTICOLO, O STATE SOLO PARLANDOVI ADDOSSO.
Rizzante non si è proposto come critico, nessuno può affermare questo.
Ha commentato il Padiglione Italia da intellettuale, da poeta, oserei dire da visitatore attento e si è posto 4 domande, intorno a queste 4 domande ha scritto ciò che ha scritto.
L&#039;avevate capito ??????    Non mi sembra .
Allora vediamo di fare un discorso che ha un senso:

1° Tutti quegli intellettuali che... cito l&#039;articolo &quot;Ad esempio, ci si può chiedere: che ci fanno nella lista - seguono i nomi e cognomi - tutti scrittori, giornalisti, registi, attori, filosofi, poeti, uomini di teatro, studiosi e critici d’arte (ma i critici d’arte non erano stati banditi dal curatore Vittorio Sgarbi per pericolo di collusioni mafiose con gli artisti? E che ci fa nella lista lo stesso Vittorio Sgarbi? Si è autoinvitato nelle vesti di anchorman?) da sempre molto polemici, per non dire ostili, rispetto alla cosiddetta gestione politica della cultura italiana degli ultimi vent’anni e da questa spesso ingiustamente emarginati, combattuti o addirittura vessati? Perché hanno accettato l’invito? Non potevano dire di no?

Questo merita un commento.

2° Si è d&#039;accordo o no che la mostra anzichè trasgressiva come voleva essere nelle intenzioni del Vittorio nazionale è invece  &quot;La 
morale del deposito dove viene celebrato lo status quo. Perciò non è affatto provocatoria, ma retorica. Non è affatto “reazionaria”. Non reagisce al presente, ma lo assume come paradigma: è la morale del presente assoluto.

Anche questo merita un commento....

3° Siamo figli di Beuys o di Baudelaire ?

Infine 4° &quot;La destra e la sinistra benpensante frequentano gli stessi salotti e amano gli stessi artisti ???????? 
D’altra parte, destra e sinistra, in Italia come nel resto d’Europa, una volta al potere, hanno fatto a gara negli ultimi venti anni a occuparsi di arte contemporanea... ecc, ecc,

Allora vogliamo parlare dell&#039;essenzialità o delle futilità.
Rizzante non vuole criticare La Casella, Sgarbi, Corrado Augias o Gianni Letta, si è fatto queste domande a voce alta e voi che commentate..... non potete far finta di non aver capito, perchè altrimenti siamo nella mer... più totale, non meniamo il can per l&#039;aia commentiamo realmente, non facciamo folklore con i curriculum e i finti nomi errati...   se La Casella non conosce Rizzante, non ha 
letto gki ultimi libri di Milan Kundera, poichè gli ultimi dell&#039;Adelphj sono tradotti da lui ed è anche riportato, a meno che non si creda che Kundera scriva in italiano. 
Con sincera simpatia, prometto che non lo faccio più....
Con simpatia per tutti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono nuovo in questo commentario e noto con meraviglia che nessuno ha colto il senso vero e assolutamente indispensabile dell&#8217;articolo di Massimo Rizzante. Mi viene da chiedere, quasi da gridare, MA L&#8217;AVETE LETTO L&#8217;ARTICOLO, O STATE SOLO PARLANDOVI ADDOSSO.<br />
Rizzante non si è proposto come critico, nessuno può affermare questo.<br />
Ha commentato il Padiglione Italia da intellettuale, da poeta, oserei dire da visitatore attento e si è posto 4 domande, intorno a queste 4 domande ha scritto ciò che ha scritto.<br />
L&#8217;avevate capito ??????    Non mi sembra .<br />
Allora vediamo di fare un discorso che ha un senso:</p>
<p>1° Tutti quegli intellettuali che&#8230; cito l&#8217;articolo &#8220;Ad esempio, ci si può chiedere: che ci fanno nella lista &#8211; seguono i nomi e cognomi &#8211; tutti scrittori, giornalisti, registi, attori, filosofi, poeti, uomini di teatro, studiosi e critici d’arte (ma i critici d’arte non erano stati banditi dal curatore Vittorio Sgarbi per pericolo di collusioni mafiose con gli artisti? E che ci fa nella lista lo stesso Vittorio Sgarbi? Si è autoinvitato nelle vesti di anchorman?) da sempre molto polemici, per non dire ostili, rispetto alla cosiddetta gestione politica della cultura italiana degli ultimi vent’anni e da questa spesso ingiustamente emarginati, combattuti o addirittura vessati? Perché hanno accettato l’invito? Non potevano dire di no?</p>
<p>Questo merita un commento.</p>
<p>2° Si è d&#8217;accordo o no che la mostra anzichè trasgressiva come voleva essere nelle intenzioni del Vittorio nazionale è invece  &#8220;La<br />
morale del deposito dove viene celebrato lo status quo. Perciò non è affatto provocatoria, ma retorica. Non è affatto “reazionaria”. Non reagisce al presente, ma lo assume come paradigma: è la morale del presente assoluto.</p>
<p>Anche questo merita un commento&#8230;.</p>
<p>3° Siamo figli di Beuys o di Baudelaire ?</p>
<p>Infine 4° &#8220;La destra e la sinistra benpensante frequentano gli stessi salotti e amano gli stessi artisti ????????<br />
D’altra parte, destra e sinistra, in Italia come nel resto d’Europa, una volta al potere, hanno fatto a gara negli ultimi venti anni a occuparsi di arte contemporanea&#8230; ecc, ecc,</p>
<p>Allora vogliamo parlare dell&#8217;essenzialità o delle futilità.<br />
Rizzante non vuole criticare La Casella, Sgarbi, Corrado Augias o Gianni Letta, si è fatto queste domande a voce alta e voi che commentate&#8230;.. non potete far finta di non aver capito, perchè altrimenti siamo nella mer&#8230; più totale, non meniamo il can per l&#8217;aia commentiamo realmente, non facciamo folklore con i curriculum e i finti nomi errati&#8230;   se La Casella non conosce Rizzante, non ha<br />
letto gki ultimi libri di Milan Kundera, poichè gli ultimi dell&#8217;Adelphj sono tradotti da lui ed è anche riportato, a meno che non si creda che Kundera scriva in italiano.<br />
Con sincera simpatia, prometto che non lo faccio più&#8230;.<br />
Con simpatia per tutti</p>
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		<title>
		Di: Ares		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/13/adieu-venise/#comment-156005</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ares]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 14:31:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io troverei insopportabile questa collocazione dispersiva: come se l&#039;arte fosse qualcosa da ammassare anonima in un magazzino. 

Rizzante, credo, le abbia dato un po&#039; di risalto, nel suo piccolo le ha dato ciò che Sgarbi non ha saputo fare.

...poi, a ciascuno di noi spetterà il personale giudizio sull&#039;opera.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io troverei insopportabile questa collocazione dispersiva: come se l&#8217;arte fosse qualcosa da ammassare anonima in un magazzino. </p>
<p>Rizzante, credo, le abbia dato un po&#8217; di risalto, nel suo piccolo le ha dato ciò che Sgarbi non ha saputo fare.</p>
<p>&#8230;poi, a ciascuno di noi spetterà il personale giudizio sull&#8217;opera.</p>
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