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	Commenti a: Di certe narrazioni della sinistra (euforiche o saturnine)	</title>
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		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 12:28:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Cucinotta, 
il tuo intervento su quanto da me scritto resta troppo sul vago per poterti rispondere in modo specifico.
Posso solo dire che non era mia intenzione fare pagelle ma fare esempi concreti di ciò che pronuncio in astratto. Nel descrivere gli esempi, non è possibile evitare di dare dei giudizi ossia una loro valutazione. Ogni opinione è un giudizio. Nel dare giudizi, cerco di limitarmi alle azioni, ai metodi, non alle persone, e se mi scappa di giudicare la persona di solito è per una semplificazione che faccio involontariamente nel discorso. Posso sbagliare nel giudizio, come tutti. Ma io ho voluto applicare i giudizi di Andrea su due narrazioni della sinistra (nello stesso momento in cui ha formulato le narrazioni le inevitabilmente giudicate) a quanto ho visto di rilevante (rilevante ai miei occhi) avvenuto qui su NI. Non mi pare di aver  dato pagelle, voti, attestati di viltà a nessuno ma, ripeto di aver giudicato comportamenti in base a un criterio, che è mio e non pretendo sia condiviso da tutti, che ho esplicitato all&#039;inizio.
Infine, sono perfettamente d&#039;accordo con te sul fatto che l&#039;ideologia dominante induce alla pigrizia (e anche questo è un giudizio), ma detto questo, preferisco analizzare nel concreto (e quindi giudicare) ciò che qualcuno fa quando si mette in gioco su un dato tema, non ciò che uno non fa. Non vengo sui su NI per esempio a reclamare del fatto che si parli poco della presenza o meno degli E.T., cerco di attenermi agli argomenti che sviluppano in base alla loro &quot;mission&quot;, che come si legge sul Chi siamo, è molto ampia:

&quot;Perché ci siamo chiamati Nazione Indiana

Perché ci piaceva l’idea di una nazione composta da molti popoli diversi, orgogliosamente diversi e orgogliosamente liberi di migrare attraverso le loro praterie intrecciando scambi e confronti, e a volte anche scontri.

Perché a un primo gruppo di scrittori e teatranti che si erano incontrati per un convegno e un libro dal titolo Scrivere sul fronte occidentale si sono poi aggiunti anche uomini di cinema e altri. Ma noi vorremmo che domani ci fossero anche musicisti, scienziati, persone che si occupano dei più svariati ambiti del sapere e della cultura e altri ancora che noi oggi non riusciamo neanche a immaginare.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Cucinotta,<br />
il tuo intervento su quanto da me scritto resta troppo sul vago per poterti rispondere in modo specifico.<br />
Posso solo dire che non era mia intenzione fare pagelle ma fare esempi concreti di ciò che pronuncio in astratto. Nel descrivere gli esempi, non è possibile evitare di dare dei giudizi ossia una loro valutazione. Ogni opinione è un giudizio. Nel dare giudizi, cerco di limitarmi alle azioni, ai metodi, non alle persone, e se mi scappa di giudicare la persona di solito è per una semplificazione che faccio involontariamente nel discorso. Posso sbagliare nel giudizio, come tutti. Ma io ho voluto applicare i giudizi di Andrea su due narrazioni della sinistra (nello stesso momento in cui ha formulato le narrazioni le inevitabilmente giudicate) a quanto ho visto di rilevante (rilevante ai miei occhi) avvenuto qui su NI. Non mi pare di aver  dato pagelle, voti, attestati di viltà a nessuno ma, ripeto di aver giudicato comportamenti in base a un criterio, che è mio e non pretendo sia condiviso da tutti, che ho esplicitato all&#8217;inizio.<br />
Infine, sono perfettamente d&#8217;accordo con te sul fatto che l&#8217;ideologia dominante induce alla pigrizia (e anche questo è un giudizio), ma detto questo, preferisco analizzare nel concreto (e quindi giudicare) ciò che qualcuno fa quando si mette in gioco su un dato tema, non ciò che uno non fa. Non vengo sui su NI per esempio a reclamare del fatto che si parli poco della presenza o meno degli E.T., cerco di attenermi agli argomenti che sviluppano in base alla loro &#8220;mission&#8221;, che come si legge sul Chi siamo, è molto ampia:</p>
<p>&#8220;Perché ci siamo chiamati Nazione Indiana</p>
<p>Perché ci piaceva l’idea di una nazione composta da molti popoli diversi, orgogliosamente diversi e orgogliosamente liberi di migrare attraverso le loro praterie intrecciando scambi e confronti, e a volte anche scontri.</p>
<p>Perché a un primo gruppo di scrittori e teatranti che si erano incontrati per un convegno e un libro dal titolo Scrivere sul fronte occidentale si sono poi aggiunti anche uomini di cinema e altri. Ma noi vorremmo che domani ci fossero anche musicisti, scienziati, persone che si occupano dei più svariati ambiti del sapere e della cultura e altri ancora che noi oggi non riusciamo neanche a immaginare.&#8221;</p>
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		<title>
		Di: marco baschirotto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/19/di-certe-narrazioni-della-sinistra-euforiche-o-saturnine/#comment-156268</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco baschirotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 09:37:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che dire di questa fantomatica lista di politici probabilmente omosessuali? Ci rendiamo conto di cosa questo comporterà? I giornalisti, che, in teoria, dovrebbero essere degli intellettuali attivi, ( di cui abbiamo avuto qualche esempio in Italia ),  non esitano a spacciare alla popolazione notizie così irrilevanti e destinate a diventare argomento del regime mass-mediatico. Ci aspettano grandi discussioni etiche, dibattiti televisivi, prime pagine inutili quanto efficaci nel vendere copie. E intanto, mentre tutto questo distoglierà l&#039;attenzione di molti dai problemi reali e li allontanerà ulteriormente dalla possibilità potenziale di fare della analisi sulla situazioni che viviamo, lui, il grande fratello , agirà indisturbato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che dire di questa fantomatica lista di politici probabilmente omosessuali? Ci rendiamo conto di cosa questo comporterà? I giornalisti, che, in teoria, dovrebbero essere degli intellettuali attivi, ( di cui abbiamo avuto qualche esempio in Italia ),  non esitano a spacciare alla popolazione notizie così irrilevanti e destinate a diventare argomento del regime mass-mediatico. Ci aspettano grandi discussioni etiche, dibattiti televisivi, prime pagine inutili quanto efficaci nel vendere copie. E intanto, mentre tutto questo distoglierà l&#8217;attenzione di molti dai problemi reali e li allontanerà ulteriormente dalla possibilità potenziale di fare della analisi sulla situazioni che viviamo, lui, il grande fratello , agirà indisturbato.</p>
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		<title>
		Di: Vincenzo Cucinotta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/19/di-certe-narrazioni-della-sinistra-euforiche-o-saturnine/#comment-156247</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 06:26:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Lorenzo
Scusami la franchezza, ma il tuo intervento mi pare un modo inconsueto di fare le pagelle ad eventi di rilevanza limitata. 
Intanto, il primo rischio che si corre è a livello di quotidianità, ad esempio sul luogo di lavoro, ma non soltanto. Il gesto esemplare può essere anche molto importante, ma può anche nascondere una tattica furbetta. 
In ogni caso, a me non interessa davvero di dare i voti alle persone: ognuno di noi alla fine si manifesta per ciò che è, per ciò che pensa,e se è un uomo nuovo, non potrà che manifestarlo nei propri comportamenti. 
Per questo, io preferisco parlare non di viltà, ma di pigrizia, di un&#039;inerzia che ci scoraggia dal rinnovarci. D&#039;altra parte, è la stessa ideologia dominante che sollecita questo lasciarci andare, nel cullarci nelle meschine comodità che la tecnologia ci offre. 

Riprendendo la disucssione precedente, questo successo della lista dei pirati in Germania ed in Scandinavia, non è l&#039;ennesimo esempio che gli elettori si abbrancano disperatamente a qualunque, anche vaga e malferma traccia di rinnovamento? 
No, personalmente sono assolutamente convinto che è un ricambio credibile della classe dirigente che manca, non il consenso, quello, anche se a qualcuno può suonare paradossale, sarebbe la cosa più facile da ottenere. 
Ciò che vedo è che la confusione e l&#039;inerzia mentale regnano sovrane proprio nel ceto intellettuale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Lorenzo<br />
Scusami la franchezza, ma il tuo intervento mi pare un modo inconsueto di fare le pagelle ad eventi di rilevanza limitata.<br />
Intanto, il primo rischio che si corre è a livello di quotidianità, ad esempio sul luogo di lavoro, ma non soltanto. Il gesto esemplare può essere anche molto importante, ma può anche nascondere una tattica furbetta.<br />
In ogni caso, a me non interessa davvero di dare i voti alle persone: ognuno di noi alla fine si manifesta per ciò che è, per ciò che pensa,e se è un uomo nuovo, non potrà che manifestarlo nei propri comportamenti.<br />
Per questo, io preferisco parlare non di viltà, ma di pigrizia, di un&#8217;inerzia che ci scoraggia dal rinnovarci. D&#8217;altra parte, è la stessa ideologia dominante che sollecita questo lasciarci andare, nel cullarci nelle meschine comodità che la tecnologia ci offre. </p>
<p>Riprendendo la disucssione precedente, questo successo della lista dei pirati in Germania ed in Scandinavia, non è l&#8217;ennesimo esempio che gli elettori si abbrancano disperatamente a qualunque, anche vaga e malferma traccia di rinnovamento?<br />
No, personalmente sono assolutamente convinto che è un ricambio credibile della classe dirigente che manca, non il consenso, quello, anche se a qualcuno può suonare paradossale, sarebbe la cosa più facile da ottenere.<br />
Ciò che vedo è che la confusione e l&#8217;inerzia mentale regnano sovrane proprio nel ceto intellettuale.</p>
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		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/19/di-certe-narrazioni-della-sinistra-euforiche-o-saturnine/#comment-156245</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 00:51:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi scuso per i refusi, correggo solo l&#039;ultimo, nella frase finale, la parentesi 
&quot;(di cui l’iniziativa dell’outing imposto fa parte)&quot;, doveva essere cancellata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scuso per i refusi, correggo solo l&#8217;ultimo, nella frase finale, la parentesi<br />
&#8220;(di cui l’iniziativa dell’outing imposto fa parte)&#8221;, doveva essere cancellata.</p>
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		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/19/di-certe-narrazioni-della-sinistra-euforiche-o-saturnine/#comment-156244</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 00:38:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40116#comment-156244</guid>

					<description><![CDATA[AVVERTENZA. Questo commento molto lungo è nato dal voler chiarire cosa intendevo quando ho affermato che le narrazioni, le analisi, iniziano a darmi fastidio se sono fini a se stesse, se non sfociano in una azione, ossia se &quot;non comportano almeno un minimo rischio personale nella vita civile&quot;. Nello sviluppare questo tema, che si riferisce in sostanza alla natura e al ruolo dell&#039;intellettuale (e quindi anche dello scrittore che si intende tale), ho percorso a ritroso i principali &quot;rischi&quot; o &quot;non rischi&quot; che ai miei occhi hanno compiuto gli scrittori italiani negli ultimi 5 anni, per come li ho letti qui su NI.  

Dicendo che noi politici dobbiamo prenderci un rischio, non avevo in mente il cambiamento di stile di vita citato da Carmelo, né il rischio dell’esposizione della propria persona fisica, che ha citato Andrea.
Io vorrei però evidenziare l’esposizione e il rischio che più si addicono alla funzione dell’intellettuale, e che perciò prescindono, in larga misura, da componenti personali quali carattere e inclinazioni e stile di vita. Sono rischi però che non prescindono dal coraggio e dalla volontà di agire sulla società civile e sulla cultura letteraria e politica di un paese non solo con la parola e la conoscenza - che comunque stimolano discussioni, pensiero, cultura, e quindi contribuiscono a plasmare la società, come giustamente ha ricordato Andrea (sono anch’esse azioni, direi io). Sono rischi che l’intellettuale concepisce come fondanti il ruolo stesso che sta esercitando, nel senso che secondo me un intellettuale che non si prende rischi agendo con atti concreti, e non solo con la parola, è organico al potere ed è null’altro che una ruota dell’ingranaggio che garantisce lo status quo. Ovvero non è un vero intellettuale. E gli atti concreti degli intellettuali possono essere sia i comportamenti che scaturiscono dalla sua parola, sia la parola in sé, se questa passa dall’analisi, dalla narrazione, e insomma dal discutere, alla scelta: se la parola si fa strumento di discrimine etico tra i processi in atto nella società, producendo discriminazione sulla persona che l&#039;ha forgiata.

Scendo nel concreto citando i casi che hanno interessato NI. Mi scuso per le semplificazioni.

1) Era un rischio l’appello di Montanari firmato da gran parte degli scrittori di NI o ex di NI per difendere la scelta del Salone del Libro di ospitare Israele? Era una scelta organica al potere, che sosteneva un sopruso. Chi non ha firmato se l’è sentita di sostenere il boicottaggio? No, ha preferito fare una proposta alternativa, ma la proposta non era realmente praticabile, lo sapevamo fin dall’inizio, era un atto di testimonianza e un modo per interessarci e interessare su esponenti israeliani del dissenso – ma pur sempre israeliani, non palestinesi. Io ero per il boicottaggio. Ma ho contribuito lo stesso con entusiasmo alla proposta perché mi interessava la conoscenza, e per me quello è stato uno dei momenti più alti della mia formazione, che è proseguito con le letture costanti di 4 di quegli intellettuali israeliani, che ora considero miei maestri, e con conoscenze personali: di uno di loro, Jeff Halper, e degli &quot;Ebrei contro l’occupazione&quot;. Per me agire, ora, significa soprattutto, come redattore del sito www.peacelink.it, associazione tramite per l’universo pacifista, chiedere costantemente una presa di posizione netta delle associazioni pacifiste a favore della campagna di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni verso Israele. Ossia praticare il boicottaggio. 
Tornando alla scelta di fare una proposta alternativa. Non si può chiedere di boicottare a chi non è convinto sia il boicottaggio la scelta giusta. Vero. Ma un intellettuale se vuole approfondire la conoscenza, discutere, non dovrebbe mai perdere di vista poi il: e ora come marco nel concreto il mio scarto con quel che sapevo, credevo prima? E’ suo compito prendersi un rischio. Sennò lavora sul pensiero senza uscire dall’ambito del pensiero. Onore a Vattimo, l’unico intellettuale di prestigio (tra gli scrittori ricordo Golinelli) ad aver preso chiaramente posizione per il boicottaggio del Salone, e ad aver partecipato a dibattiti. 

2) Era un rischio la lettera di Saviano spedita a M. Berlusconi in cui minacciava di andarsene da Mondadori? No. E’ stato un gesto fine a se stesso, perché ha avuto le uniche risposte che poteva avere ed è restato; non ha mai messo realmente in dubbio la sua appartenenza. E la sua intervista a Buttafuoco per Panorama, in cui faceva timide critiche al governo, è stata un rischio? No, nemmeno, ha criticato di più la sinistra,  l’ha messa sullo stesso piano della destra, di cui ha lodato Maroni come miglior ministro dell’interno di sempre. Saviano si è preso altri rischi, ben più gravi, lo sappiamo tutti. Ma nel campo editoriale, la sua lotta alle mafie rimane all’interno del potere. Scrive per Mondadori e si fa pagare da Endemol. E un uomo che corre rischi per la sua vita, per come ha deciso di esporsi, in prima persona, contro la camorra, è un peccato che non si smarchi da quegli ambienti proprietà di persone contigue se non colluse con le mafie che portano avanti una cultura che è l’humus su cui prospera la criminalità organizzata. Perché non la scrive come dedica nel suo prossimo libro Mondadori la difesa dei magistrati di Mani Pulite che ha pronunciato a un convegno e che gli è valsa gli insulti della sua editrice? Questo sarebbe un rischio da intellettuale. Rischio che avrebbe conseguenze meno gravi per la propria vita di quelle che si è procurato con Gomorra.

3) Nazione Indiana ha corso un rischio aprendo una discussione meritoria, grazie soprattutto a Helena e Andrea Inglese, sullo scrivere per Mondadori, e sul ruolo civile dello scrittore, cui è seguita una inchiesta sullo stato della letteratura italiana sui temi suddetti?
Sì, ha corso un rischio. Lo ha corso personalmente Helena. Lo ha corso NI facendo i nomi di quotidiani di potere definiti antidemocratici.Ha poi fatto un’inchiesta sullo stato della letteratura italiana e sui temi suddetti e dintorni. Mai mi sono depresso tanto dalla lettura di interviste a scrittori, sia per la malavoglia, il disimpegno con cui rispondevano, sia per i contenuti delle loro osservazioni (con le debite eccezioni, ora ricordo Bertolotti). Il disimpegno che rivendicavano su di loro, all’insegna del: l’unico nostro dovere è scrivere un bel libro, null’altro, credo sia ben rappresentativo dello stato di abulia in cui versano gli intellettuali. Hanno corso dei rischi quegli scrittori? Quasi nessuno di loro. Lo ha corso di nuovo NI quando ha criticato un amico, un ex indiano, T. Scarpa, per aver dato un suo articolo a Libero. Simili rischi, per posizioni prese contro Libero e Giornale li ha presi spesso negli ultimi due anni M. Rovelli qui su NI e sull&#039;Unità. Un rischio ancora più grosso se l&#039;è preso Cortellessa nel suo confronto pubblico con Nori, visto lo sciacallaggio mediatico che ha dovuto subire dopo dalla stampa di regime.

4) Ha corso rischi NI continuando a pubblicare articoli sul pubblicare o meno per Mondadori, questa volta però prendendo quelli di persone come Cordelli e Mancuso, che hanno deciso di lasciarla esponendo pubblicamente i loro motivi? No, purtroppo non ha preso rischi, la discussione sembrava anzi impostata per consolidarsi nella propria posizione di non agire come scrittori per chiedere, a chi poteva permetterselo (ossia a chi non ha problemi di soldi e a trovare un altro editore), di abbandonare Mondadori con un gesto mediatico collettivo rivolto a stimolare la classe politica, e a fomentare nuova cultura. Mai un serio tentativo di discutere la posizione dei consumatori (i lettori), costretti in Italia a dover subire un monopolio editoriale che viene dato per scontato e anzi sostenuto con il proprio lavoro anche da chi dice di combatterlo. Parlo della cosiddetta lotta dall&#039;interno. Ho chiesto incessantemente a tutti di mostrarmi negli anni i risultati concreti di questa lotta, visto il trionfo sempre maggiore del berlusconismo (non di B come politico, della cultura che lo sorregge: è appunto sulla cultura che dovrebbe agire uno scrittore, ma non basta la parola senza la testimonianza!) e che di recente almeno 4 libri di autori importanti sgraditi alla proprietà non sono stati pubblicati e che all&#039;inizio invece la &quot;censura&quot; era molto meno attiva. Mai una risposta, a parte quella irrazionale del &quot;se gli autori lasciassero Mondadori la propaganda peggiorerebbe perché anche la casa editrice diventerebbe organo di regime&quot;. Sono andato anche a domandare ai Wu Ming, gli artefici del paradigma della lotta dall&#039;interno, che avevano postato un articolo sul tema, per essere trattato con maleducazione, sufficienza e arroganza, e per non avere risposte concrete. 
Quello che ha avuto più coraggio di tutti è stato il teologo non-politicizzato Mancuso, l&#039;unico che si è comportato come un intellettuale: ha fatto una scelta e ha interpellato tutto il mondo letterario chiedendo il giudizio sui criteri etici della sua scelta. Tutti l&#039;hanno rispettato, scrittori e giornalisti impegnati in campo politico, e se ne sono tirati fuori, hanno fatto analisi fini a giustificare lo status quo, relegando il gesto di Mancuso al caso di coscienza.

5) Ha corso rischi Nazione Indiana organizzando due feste e autoproducendo dei libri? Sì, sia nelle finanze sia sulla propria persona, perché è passata dal virtuale al materiale, alla presenza fisica dei suoi membri, al lavoro non solo intellettuale. Ha corso rischi per i temi affrontati alle feste. Ha corso i rischi del fallimento della sua iniziativa editoriale. Sono rischi verso questioni che cadono nel particolare, non nel sistema globale, e infatti molti hanno criticato subito l&#039;autoproduzione dicendo che non è la soluzione al problema del monopolio editoriale: lo hanno detto i soliti che discutono per discutere, e che non hanno nel loro orizzonte l&#039;azione civile che investe la persona. 

6) 
- Ha corso rischi Belpoliti scrivendo su giornali e NI che la misura è colma per la situazione in cui versa la scuola in Italia e chiedendo agli intellettuali e agli addetti ai lavori di mobilitarsi con gesti concreti? No, perché è scomparso dopo le domande. Ha scritto qui almeno due volte. Io mi metto a disposizione, faccio proposte concrete tra cui il blocco degli scrutini (cui ho contribuito a fare nella mia scuola) e la creazione di un blog di riferimento. Nessuna risposta. Non è stato fatto nulla. Inutile dire che nei commenti si discuteva molto sulla scuola, si criticava di qui e di là, e non si proponeva nulla. E non erano nemmeno tanti, se ben ricordo. Avrei voluto NI discutesse sulla scuola alla sua festa, lo scrissi subito appena ne uscì notizia, ma tutto era già organizzato (e di certo non sono io a decidere). Mi augurò voglia riprendere questo tema con impegno intellettuale degno, questo, quello dell&#039;evoluzionismo, e quello della cultura scientifica in Italia. Io mi sono sempre reso disponibile a ogni forma di collaborazione. Ora confesso che mi sento in difficoltà grave nel mio relazionarmi con questo blog a causa della sua posizione verso la lista outing e sto riflettendo sulla mia, di coerenza. Per concludere.
- Buffoni corre rischi con il lavoro che fa qui su NI?
Sì, sta correndo dei rischi. Attacca Vaticano, partiti, religione. Poteri costituiti. Affronta temi inerenti alla politica, anche nello specifico verso leggi in corso. Lo fa con impegno e per una causa degna. Purtroppo, secondo me, il linguaggio, l&#039;impostazione dei discorsi, le conclusioni e i giudizi cui giunge (o cui giungono gli articolisti che posta) in buona parte dei casi sono quelli tipici di chi si sente assediato e risponde con il fanatismo. Utilizza cioè gli stessi metri di giudizio, e potendo anche i metodi, del potere che combatte. A questo fanatismo si è aggiunto con l&#039;ultimo post sulla lista outing, totalmente indegna di qualsiasi testata di intellettuali per i mezzi che usa e i fini che persegue, e perché non comporta alcun rischio per il potere, si è aggiunto il sostegno al ricatto e alla violenza verso delle persone che devono sentirsi libere di esprimere le loro scelte politiche e decidere se (e quando e come) vogliono esprimere pubblicamente il loro orientamento sessuale. Persone della cui coerenza nessuno ha il diritto di ergersi a giudice. La narrazione dell&#039;agire di Buffoni, a mio parere, fa quindi parte Andrea di quello che tu hai chiamato settarismo. Un settarismo che molti hanno chiamato fascista nel post apposito. Ma in verità è un settarismo nuovo, di stampo ateista e omosessuale che non c&#039;entra nulla con il fascismo, benché, per i mezzi che adotta, a me sembra dubbio posizionarlo a sinistra. 
(Mi permetto di dire qui queste cose perché ho già scritto una dozzina di commenti dal contenuto simile a questo nel post di Buffon).
Ce ne sono altri di settarismi, a sinistra certo nella sinistra radicale, sono settari alcuni del No Tav, del No dal Mulin, dei sostenitori dei palestinesi (quelli per es. che danno del collaborazionista ad Abu Mazen anche ora che porta all&#039;ONU l&#039;istanza per uno stato palestinese nonostante le pressioni USA e israeliane), e ce ne sono in ogni movimento. Ce ne sono tanti nei partitini di estrema sinistra come i 3 scissionisti che ho citato. E quindi se questi settarismi li riconduci ai teologi della cattività, in un certo senso ti ho dato ragione. Ma se quelle scissioni ci sono state, e se questi movimenti si sono formati, la responsabilità principale non è della tendenza al settarismo di certi dirigenti o elettori, quanto della tendenza all&#039;omologazione al pensiero unico (di cui l&#039;iniziativa dell&#039;outing imposto fa parte) che ha fagocitato tutta la sinistra moderata, e che sta fagocitando anche la maggior parte della sinistra (ex) radicale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AVVERTENZA. Questo commento molto lungo è nato dal voler chiarire cosa intendevo quando ho affermato che le narrazioni, le analisi, iniziano a darmi fastidio se sono fini a se stesse, se non sfociano in una azione, ossia se &#8220;non comportano almeno un minimo rischio personale nella vita civile&#8221;. Nello sviluppare questo tema, che si riferisce in sostanza alla natura e al ruolo dell&#8217;intellettuale (e quindi anche dello scrittore che si intende tale), ho percorso a ritroso i principali &#8220;rischi&#8221; o &#8220;non rischi&#8221; che ai miei occhi hanno compiuto gli scrittori italiani negli ultimi 5 anni, per come li ho letti qui su NI.  </p>
<p>Dicendo che noi politici dobbiamo prenderci un rischio, non avevo in mente il cambiamento di stile di vita citato da Carmelo, né il rischio dell’esposizione della propria persona fisica, che ha citato Andrea.<br />
Io vorrei però evidenziare l’esposizione e il rischio che più si addicono alla funzione dell’intellettuale, e che perciò prescindono, in larga misura, da componenti personali quali carattere e inclinazioni e stile di vita. Sono rischi però che non prescindono dal coraggio e dalla volontà di agire sulla società civile e sulla cultura letteraria e politica di un paese non solo con la parola e la conoscenza &#8211; che comunque stimolano discussioni, pensiero, cultura, e quindi contribuiscono a plasmare la società, come giustamente ha ricordato Andrea (sono anch’esse azioni, direi io). Sono rischi che l’intellettuale concepisce come fondanti il ruolo stesso che sta esercitando, nel senso che secondo me un intellettuale che non si prende rischi agendo con atti concreti, e non solo con la parola, è organico al potere ed è null’altro che una ruota dell’ingranaggio che garantisce lo status quo. Ovvero non è un vero intellettuale. E gli atti concreti degli intellettuali possono essere sia i comportamenti che scaturiscono dalla sua parola, sia la parola in sé, se questa passa dall’analisi, dalla narrazione, e insomma dal discutere, alla scelta: se la parola si fa strumento di discrimine etico tra i processi in atto nella società, producendo discriminazione sulla persona che l&#8217;ha forgiata.</p>
<p>Scendo nel concreto citando i casi che hanno interessato NI. Mi scuso per le semplificazioni.</p>
<p>1) Era un rischio l’appello di Montanari firmato da gran parte degli scrittori di NI o ex di NI per difendere la scelta del Salone del Libro di ospitare Israele? Era una scelta organica al potere, che sosteneva un sopruso. Chi non ha firmato se l’è sentita di sostenere il boicottaggio? No, ha preferito fare una proposta alternativa, ma la proposta non era realmente praticabile, lo sapevamo fin dall’inizio, era un atto di testimonianza e un modo per interessarci e interessare su esponenti israeliani del dissenso – ma pur sempre israeliani, non palestinesi. Io ero per il boicottaggio. Ma ho contribuito lo stesso con entusiasmo alla proposta perché mi interessava la conoscenza, e per me quello è stato uno dei momenti più alti della mia formazione, che è proseguito con le letture costanti di 4 di quegli intellettuali israeliani, che ora considero miei maestri, e con conoscenze personali: di uno di loro, Jeff Halper, e degli &#8220;Ebrei contro l’occupazione&#8221;. Per me agire, ora, significa soprattutto, come redattore del sito <a href="http://www.peacelink.it" rel="nofollow ugc">http://www.peacelink.it</a>, associazione tramite per l’universo pacifista, chiedere costantemente una presa di posizione netta delle associazioni pacifiste a favore della campagna di Boicottaggio Disinvestimento e Sanzioni verso Israele. Ossia praticare il boicottaggio.<br />
Tornando alla scelta di fare una proposta alternativa. Non si può chiedere di boicottare a chi non è convinto sia il boicottaggio la scelta giusta. Vero. Ma un intellettuale se vuole approfondire la conoscenza, discutere, non dovrebbe mai perdere di vista poi il: e ora come marco nel concreto il mio scarto con quel che sapevo, credevo prima? E’ suo compito prendersi un rischio. Sennò lavora sul pensiero senza uscire dall’ambito del pensiero. Onore a Vattimo, l’unico intellettuale di prestigio (tra gli scrittori ricordo Golinelli) ad aver preso chiaramente posizione per il boicottaggio del Salone, e ad aver partecipato a dibattiti. </p>
<p>2) Era un rischio la lettera di Saviano spedita a M. Berlusconi in cui minacciava di andarsene da Mondadori? No. E’ stato un gesto fine a se stesso, perché ha avuto le uniche risposte che poteva avere ed è restato; non ha mai messo realmente in dubbio la sua appartenenza. E la sua intervista a Buttafuoco per Panorama, in cui faceva timide critiche al governo, è stata un rischio? No, nemmeno, ha criticato di più la sinistra,  l’ha messa sullo stesso piano della destra, di cui ha lodato Maroni come miglior ministro dell’interno di sempre. Saviano si è preso altri rischi, ben più gravi, lo sappiamo tutti. Ma nel campo editoriale, la sua lotta alle mafie rimane all’interno del potere. Scrive per Mondadori e si fa pagare da Endemol. E un uomo che corre rischi per la sua vita, per come ha deciso di esporsi, in prima persona, contro la camorra, è un peccato che non si smarchi da quegli ambienti proprietà di persone contigue se non colluse con le mafie che portano avanti una cultura che è l’humus su cui prospera la criminalità organizzata. Perché non la scrive come dedica nel suo prossimo libro Mondadori la difesa dei magistrati di Mani Pulite che ha pronunciato a un convegno e che gli è valsa gli insulti della sua editrice? Questo sarebbe un rischio da intellettuale. Rischio che avrebbe conseguenze meno gravi per la propria vita di quelle che si è procurato con Gomorra.</p>
<p>3) Nazione Indiana ha corso un rischio aprendo una discussione meritoria, grazie soprattutto a Helena e Andrea Inglese, sullo scrivere per Mondadori, e sul ruolo civile dello scrittore, cui è seguita una inchiesta sullo stato della letteratura italiana sui temi suddetti?<br />
Sì, ha corso un rischio. Lo ha corso personalmente Helena. Lo ha corso NI facendo i nomi di quotidiani di potere definiti antidemocratici.Ha poi fatto un’inchiesta sullo stato della letteratura italiana e sui temi suddetti e dintorni. Mai mi sono depresso tanto dalla lettura di interviste a scrittori, sia per la malavoglia, il disimpegno con cui rispondevano, sia per i contenuti delle loro osservazioni (con le debite eccezioni, ora ricordo Bertolotti). Il disimpegno che rivendicavano su di loro, all’insegna del: l’unico nostro dovere è scrivere un bel libro, null’altro, credo sia ben rappresentativo dello stato di abulia in cui versano gli intellettuali. Hanno corso dei rischi quegli scrittori? Quasi nessuno di loro. Lo ha corso di nuovo NI quando ha criticato un amico, un ex indiano, T. Scarpa, per aver dato un suo articolo a Libero. Simili rischi, per posizioni prese contro Libero e Giornale li ha presi spesso negli ultimi due anni M. Rovelli qui su NI e sull&#8217;Unità. Un rischio ancora più grosso se l&#8217;è preso Cortellessa nel suo confronto pubblico con Nori, visto lo sciacallaggio mediatico che ha dovuto subire dopo dalla stampa di regime.</p>
<p>4) Ha corso rischi NI continuando a pubblicare articoli sul pubblicare o meno per Mondadori, questa volta però prendendo quelli di persone come Cordelli e Mancuso, che hanno deciso di lasciarla esponendo pubblicamente i loro motivi? No, purtroppo non ha preso rischi, la discussione sembrava anzi impostata per consolidarsi nella propria posizione di non agire come scrittori per chiedere, a chi poteva permetterselo (ossia a chi non ha problemi di soldi e a trovare un altro editore), di abbandonare Mondadori con un gesto mediatico collettivo rivolto a stimolare la classe politica, e a fomentare nuova cultura. Mai un serio tentativo di discutere la posizione dei consumatori (i lettori), costretti in Italia a dover subire un monopolio editoriale che viene dato per scontato e anzi sostenuto con il proprio lavoro anche da chi dice di combatterlo. Parlo della cosiddetta lotta dall&#8217;interno. Ho chiesto incessantemente a tutti di mostrarmi negli anni i risultati concreti di questa lotta, visto il trionfo sempre maggiore del berlusconismo (non di B come politico, della cultura che lo sorregge: è appunto sulla cultura che dovrebbe agire uno scrittore, ma non basta la parola senza la testimonianza!) e che di recente almeno 4 libri di autori importanti sgraditi alla proprietà non sono stati pubblicati e che all&#8217;inizio invece la &#8220;censura&#8221; era molto meno attiva. Mai una risposta, a parte quella irrazionale del &#8220;se gli autori lasciassero Mondadori la propaganda peggiorerebbe perché anche la casa editrice diventerebbe organo di regime&#8221;. Sono andato anche a domandare ai Wu Ming, gli artefici del paradigma della lotta dall&#8217;interno, che avevano postato un articolo sul tema, per essere trattato con maleducazione, sufficienza e arroganza, e per non avere risposte concrete.<br />
Quello che ha avuto più coraggio di tutti è stato il teologo non-politicizzato Mancuso, l&#8217;unico che si è comportato come un intellettuale: ha fatto una scelta e ha interpellato tutto il mondo letterario chiedendo il giudizio sui criteri etici della sua scelta. Tutti l&#8217;hanno rispettato, scrittori e giornalisti impegnati in campo politico, e se ne sono tirati fuori, hanno fatto analisi fini a giustificare lo status quo, relegando il gesto di Mancuso al caso di coscienza.</p>
<p>5) Ha corso rischi Nazione Indiana organizzando due feste e autoproducendo dei libri? Sì, sia nelle finanze sia sulla propria persona, perché è passata dal virtuale al materiale, alla presenza fisica dei suoi membri, al lavoro non solo intellettuale. Ha corso rischi per i temi affrontati alle feste. Ha corso i rischi del fallimento della sua iniziativa editoriale. Sono rischi verso questioni che cadono nel particolare, non nel sistema globale, e infatti molti hanno criticato subito l&#8217;autoproduzione dicendo che non è la soluzione al problema del monopolio editoriale: lo hanno detto i soliti che discutono per discutere, e che non hanno nel loro orizzonte l&#8217;azione civile che investe la persona. </p>
<p>6)<br />
&#8211; Ha corso rischi Belpoliti scrivendo su giornali e NI che la misura è colma per la situazione in cui versa la scuola in Italia e chiedendo agli intellettuali e agli addetti ai lavori di mobilitarsi con gesti concreti? No, perché è scomparso dopo le domande. Ha scritto qui almeno due volte. Io mi metto a disposizione, faccio proposte concrete tra cui il blocco degli scrutini (cui ho contribuito a fare nella mia scuola) e la creazione di un blog di riferimento. Nessuna risposta. Non è stato fatto nulla. Inutile dire che nei commenti si discuteva molto sulla scuola, si criticava di qui e di là, e non si proponeva nulla. E non erano nemmeno tanti, se ben ricordo. Avrei voluto NI discutesse sulla scuola alla sua festa, lo scrissi subito appena ne uscì notizia, ma tutto era già organizzato (e di certo non sono io a decidere). Mi augurò voglia riprendere questo tema con impegno intellettuale degno, questo, quello dell&#8217;evoluzionismo, e quello della cultura scientifica in Italia. Io mi sono sempre reso disponibile a ogni forma di collaborazione. Ora confesso che mi sento in difficoltà grave nel mio relazionarmi con questo blog a causa della sua posizione verso la lista outing e sto riflettendo sulla mia, di coerenza. Per concludere.<br />
&#8211; Buffoni corre rischi con il lavoro che fa qui su NI?<br />
Sì, sta correndo dei rischi. Attacca Vaticano, partiti, religione. Poteri costituiti. Affronta temi inerenti alla politica, anche nello specifico verso leggi in corso. Lo fa con impegno e per una causa degna. Purtroppo, secondo me, il linguaggio, l&#8217;impostazione dei discorsi, le conclusioni e i giudizi cui giunge (o cui giungono gli articolisti che posta) in buona parte dei casi sono quelli tipici di chi si sente assediato e risponde con il fanatismo. Utilizza cioè gli stessi metri di giudizio, e potendo anche i metodi, del potere che combatte. A questo fanatismo si è aggiunto con l&#8217;ultimo post sulla lista outing, totalmente indegna di qualsiasi testata di intellettuali per i mezzi che usa e i fini che persegue, e perché non comporta alcun rischio per il potere, si è aggiunto il sostegno al ricatto e alla violenza verso delle persone che devono sentirsi libere di esprimere le loro scelte politiche e decidere se (e quando e come) vogliono esprimere pubblicamente il loro orientamento sessuale. Persone della cui coerenza nessuno ha il diritto di ergersi a giudice. La narrazione dell&#8217;agire di Buffoni, a mio parere, fa quindi parte Andrea di quello che tu hai chiamato settarismo. Un settarismo che molti hanno chiamato fascista nel post apposito. Ma in verità è un settarismo nuovo, di stampo ateista e omosessuale che non c&#8217;entra nulla con il fascismo, benché, per i mezzi che adotta, a me sembra dubbio posizionarlo a sinistra.<br />
(Mi permetto di dire qui queste cose perché ho già scritto una dozzina di commenti dal contenuto simile a questo nel post di Buffon).<br />
Ce ne sono altri di settarismi, a sinistra certo nella sinistra radicale, sono settari alcuni del No Tav, del No dal Mulin, dei sostenitori dei palestinesi (quelli per es. che danno del collaborazionista ad Abu Mazen anche ora che porta all&#8217;ONU l&#8217;istanza per uno stato palestinese nonostante le pressioni USA e israeliane), e ce ne sono in ogni movimento. Ce ne sono tanti nei partitini di estrema sinistra come i 3 scissionisti che ho citato. E quindi se questi settarismi li riconduci ai teologi della cattività, in un certo senso ti ho dato ragione. Ma se quelle scissioni ci sono state, e se questi movimenti si sono formati, la responsabilità principale non è della tendenza al settarismo di certi dirigenti o elettori, quanto della tendenza all&#8217;omologazione al pensiero unico (di cui l&#8217;iniziativa dell&#8217;outing imposto fa parte) che ha fagocitato tutta la sinistra moderata, e che sta fagocitando anche la maggior parte della sinistra (ex) radicale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/19/di-certe-narrazioni-della-sinistra-euforiche-o-saturnine/#comment-156163</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 10:11:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[son di fretta, mi scuso per i refusi vari, cmq era
&quot; ...la natura della funzione...&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>son di fretta, mi scuso per i refusi vari, cmq era<br />
&#8221; &#8230;la natura della funzione&#8230;&#8221;</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/19/di-certe-narrazioni-della-sinistra-euforiche-o-saturnine/#comment-156161</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:59:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ieri ho scritto sull&#039;onda dell&#039;emotività senza sapere dove andare a parare.
Il pezzo da me scritto che 

@carmelo
@andrea

avete quotato riassume in altra forma la mia critica all&#039;agire civile degli intellettuali (e in particolare degli scrittori) di sinistra che più volte ho espresso qui su NI, e che non è in relazione a una sola singola questione (che so, Mondadori e dintorni), e nemmeno a vari casi più o meno collegati, che pure qui su NI non ho mancato di evidenziare, è una critica radicale, che riguarda innanzitutto la natura e la funzione della funzione dell&#039;intellettuale.
Per questo motivo, non considero Andrea per nulla OT gli esempi concreti che ho fatto, a meno che i saggi sulle narrazioni più deleterie della sinistra non c&#039;entrino nulla con la realtà che le ispira, e che non ci si voglia tirare di fuori da questa realtà. Ma vedo che non è il vostro caso, dato che vi siete esposti sul personale in prima persona, andando anche al di là delle mie intenzioni, perché i concetti di esposizione e rischio non sono solo quelli che avete citato, che sono i più elevati, e che non erano esattamente quelli che avevo in mente. E quindi più tardi proverò a spiegarmi meglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri ho scritto sull&#8217;onda dell&#8217;emotività senza sapere dove andare a parare.<br />
Il pezzo da me scritto che </p>
<p>@carmelo<br />
@andrea</p>
<p>avete quotato riassume in altra forma la mia critica all&#8217;agire civile degli intellettuali (e in particolare degli scrittori) di sinistra che più volte ho espresso qui su NI, e che non è in relazione a una sola singola questione (che so, Mondadori e dintorni), e nemmeno a vari casi più o meno collegati, che pure qui su NI non ho mancato di evidenziare, è una critica radicale, che riguarda innanzitutto la natura e la funzione della funzione dell&#8217;intellettuale.<br />
Per questo motivo, non considero Andrea per nulla OT gli esempi concreti che ho fatto, a meno che i saggi sulle narrazioni più deleterie della sinistra non c&#8217;entrino nulla con la realtà che le ispira, e che non ci si voglia tirare di fuori da questa realtà. Ma vedo che non è il vostro caso, dato che vi siete esposti sul personale in prima persona, andando anche al di là delle mie intenzioni, perché i concetti di esposizione e rischio non sono solo quelli che avete citato, che sono i più elevati, e che non erano esattamente quelli che avevo in mente. E quindi più tardi proverò a spiegarmi meglio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marco baschirotto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/19/di-certe-narrazioni-della-sinistra-euforiche-o-saturnine/#comment-156152</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco baschirotto]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Sep 2011 09:16:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cosa vuol dire prendersi almeno un minimo di rischio personale nella vita civile? 
forse, con questa affermazione, veniva suggerita l&#039; idea di armarsi di pala e piccone e compiere una marcia su roma; o forse, 

semplicemente, fomentare la passione alla politica così dall&#039;aver voglia di praticarla e, in questo modo, cambiare le cose. Lo 

scontro è culturale ma soprattutto numerico. Quante sono le forze in campo, nel nostro paese, sinceramente convinte di una profonda 

necessità legata ad una visione ecologista del mondo? Esiste forse un allineamento tra i prodotti che le persone consumano 

(macchine, telefonini) e una visione di questo tipo? la risposta è ovviamente  negativa. Non solo, ma il primo effettivo muro da 

abbattere in relazione ad un discorso di questo tipo riguarda il riconoscimento di questi oggetti come status simbol; ridimensionsare la loro importanza vorrebbe dire, quindi, sancirne il carattere superfluo, un giudizio, questo, ben lungi dal poter essere abbracciato dalle persone che su questo costruiscono la loro stessa apparenza e quindi la  loro sicurezza nel proporsi come soggetti in grado di produrre a loro volta ricchezza. In effetti, per quanto dadaiste, le proposte di multare i possessori di un numero eccedente di automobili rispetto al consentito, - in un mondo cambiato - , sarebbero le uniche in grado di proiettare l&#039;evoluzione dell&#039;umanità in una dimensione sostenibile. ma vi sembra possibile? si, lo è, ma solo in letteratura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa vuol dire prendersi almeno un minimo di rischio personale nella vita civile?<br />
forse, con questa affermazione, veniva suggerita l&#8217; idea di armarsi di pala e piccone e compiere una marcia su roma; o forse, </p>
<p>semplicemente, fomentare la passione alla politica così dall&#8217;aver voglia di praticarla e, in questo modo, cambiare le cose. Lo </p>
<p>scontro è culturale ma soprattutto numerico. Quante sono le forze in campo, nel nostro paese, sinceramente convinte di una profonda </p>
<p>necessità legata ad una visione ecologista del mondo? Esiste forse un allineamento tra i prodotti che le persone consumano </p>
<p>(macchine, telefonini) e una visione di questo tipo? la risposta è ovviamente  negativa. Non solo, ma il primo effettivo muro da </p>
<p>abbattere in relazione ad un discorso di questo tipo riguarda il riconoscimento di questi oggetti come status simbol; ridimensionsare la loro importanza vorrebbe dire, quindi, sancirne il carattere superfluo, un giudizio, questo, ben lungi dal poter essere abbracciato dalle persone che su questo costruiscono la loro stessa apparenza e quindi la  loro sicurezza nel proporsi come soggetti in grado di produrre a loro volta ricchezza. In effetti, per quanto dadaiste, le proposte di multare i possessori di un numero eccedente di automobili rispetto al consentito, &#8211; in un mondo cambiato &#8211; , sarebbero le uniche in grado di proiettare l&#8217;evoluzione dell&#8217;umanità in una dimensione sostenibile. ma vi sembra possibile? si, lo è, ma solo in letteratura.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/19/di-certe-narrazioni-della-sinistra-euforiche-o-saturnine/#comment-156132</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 23:12:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[a lorenzo,

sui tuoi reiterati ot non ti rispondo, perché per quel poco che possa valere questa discussione, vale finché rimane all&#039;incirca una discussione e non un eco di discussioni che avvengono in altri posti, nella stanza accanto, ecc.

ma come carmelo, anch&#039;io ritengo che tocchi un punto importante: &quot;e quindi iniziano a darmi fastidio analisi che si fanno per il gusto dell’analisi, anche questa che ora sto facendo io, analisi che non comportino almeno un minimo di rischio personale nella vita civile, ognuno per quanto può o vuole. E il rischio siamo noi non-politici a dovercelo prendere, e la letteratura dovrebbe – per me – essere lo strumento supremo di nuove cultura e visione civile.&quot;

La questione che sollevi richiede risposte molto sincere. E&#039; la mia un&#039;analisi fatta per il gusto dell&#039;analisi? Non so dirlo. Mi auguro che fornisca strumenti di maggiore comprensione della realtà a qualche lettore. Se riesce a fare questo, per me fa qualcosa d&#039;importante. Perché le azioni implicano sempre anche una riflessione, una politica implica sempre una visione, una cultura.

Senz&#039;altro mi sembra che non hai colto lo spirito della critica fatta a una certa narrazione della sinistra radicale. Infatti, come altri, a cui ho già risposto, pensi che io critichi in toto &quot;il radicalismo&quot;, e immagino che tu ti riferisca a posizioni espresse a sinistra del PD, ecc. 
Inoltre dici che il settarismo è un problema archeologico, ma guarda caso tu stesso ricordi che la dissoluzione della sinistra radicale che c&#039;era in parlamento è frutto di una logica scissionista: &quot;(tre scissioni per espulsioni di persone di minoranza in due anni: PCL e SC da RC, Lista Bene Comune da PDCI)&quot;... Insomma, qui tu non capisci me, e io non capisco te. Poco male.

Invece capisco la tua frase finale. Alla quale non saprei davvero risponderti. Cosa vuol dire prendersi almeno un minimo di rischio personale nella vita civile? Io ho la passione della conoscenza, e quindi anche della conoscenza detta, condivisa, portata in pubblico, e quindi della verità. A questa passione non rinuncio, né alle occasioni di condividerla. Ciò implica dei minimi rischi personali, nella vita civile? Credo di sì. Scegliere poi l&#039;attività della scrittura, in forme che interessano un numero ridotto di lettori, è un rischio? In qualche modo sì. Ma certo ci sono altri rischi che non mi prenderei, che caratterialmente non mi saprei prendere o non vorrei prendermi. Ma qui proprio Genova 2001 ancora mi ha insegnato molto. Uno degli organizzatori, che era al campeggio di Sciorba (se questo è poi il nome corretto), una sera ci parlò appunto di come si erano coordinate le varie realtà delle manifestazioni, definendo ognuna delle diverse soglie di rischio, nel corso di quella che voleva essere una contestazione forte al G8. 

Io credo innanzitutto che, dal momento che siamo diversi, sia giusto riconoscere che diverse saranno le soglie di rischio che ognuno è disposto a toccare. Ciò che poi più conta è che ognuno sia sincero rispetto alla propria soglia. E questo certo non è un compito facile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a lorenzo,</p>
<p>sui tuoi reiterati ot non ti rispondo, perché per quel poco che possa valere questa discussione, vale finché rimane all&#8217;incirca una discussione e non un eco di discussioni che avvengono in altri posti, nella stanza accanto, ecc.</p>
<p>ma come carmelo, anch&#8217;io ritengo che tocchi un punto importante: &#8220;e quindi iniziano a darmi fastidio analisi che si fanno per il gusto dell’analisi, anche questa che ora sto facendo io, analisi che non comportino almeno un minimo di rischio personale nella vita civile, ognuno per quanto può o vuole. E il rischio siamo noi non-politici a dovercelo prendere, e la letteratura dovrebbe – per me – essere lo strumento supremo di nuove cultura e visione civile.&#8221;</p>
<p>La questione che sollevi richiede risposte molto sincere. E&#8217; la mia un&#8217;analisi fatta per il gusto dell&#8217;analisi? Non so dirlo. Mi auguro che fornisca strumenti di maggiore comprensione della realtà a qualche lettore. Se riesce a fare questo, per me fa qualcosa d&#8217;importante. Perché le azioni implicano sempre anche una riflessione, una politica implica sempre una visione, una cultura.</p>
<p>Senz&#8217;altro mi sembra che non hai colto lo spirito della critica fatta a una certa narrazione della sinistra radicale. Infatti, come altri, a cui ho già risposto, pensi che io critichi in toto &#8220;il radicalismo&#8221;, e immagino che tu ti riferisca a posizioni espresse a sinistra del PD, ecc.<br />
Inoltre dici che il settarismo è un problema archeologico, ma guarda caso tu stesso ricordi che la dissoluzione della sinistra radicale che c&#8217;era in parlamento è frutto di una logica scissionista: &#8220;(tre scissioni per espulsioni di persone di minoranza in due anni: PCL e SC da RC, Lista Bene Comune da PDCI)&#8221;&#8230; Insomma, qui tu non capisci me, e io non capisco te. Poco male.</p>
<p>Invece capisco la tua frase finale. Alla quale non saprei davvero risponderti. Cosa vuol dire prendersi almeno un minimo di rischio personale nella vita civile? Io ho la passione della conoscenza, e quindi anche della conoscenza detta, condivisa, portata in pubblico, e quindi della verità. A questa passione non rinuncio, né alle occasioni di condividerla. Ciò implica dei minimi rischi personali, nella vita civile? Credo di sì. Scegliere poi l&#8217;attività della scrittura, in forme che interessano un numero ridotto di lettori, è un rischio? In qualche modo sì. Ma certo ci sono altri rischi che non mi prenderei, che caratterialmente non mi saprei prendere o non vorrei prendermi. Ma qui proprio Genova 2001 ancora mi ha insegnato molto. Uno degli organizzatori, che era al campeggio di Sciorba (se questo è poi il nome corretto), una sera ci parlò appunto di come si erano coordinate le varie realtà delle manifestazioni, definendo ognuna delle diverse soglie di rischio, nel corso di quella che voleva essere una contestazione forte al G8. </p>
<p>Io credo innanzitutto che, dal momento che siamo diversi, sia giusto riconoscere che diverse saranno le soglie di rischio che ognuno è disposto a toccare. Ciò che poi più conta è che ognuno sia sincero rispetto alla propria soglia. E questo certo non è un compito facile.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/09/19/di-certe-narrazioni-della-sinistra-euforiche-o-saturnine/#comment-156116</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 20:34:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40116#comment-156116</guid>

					<description><![CDATA[chiedo scusa oltre ai soliti errori da tastiera 
&quot;non puo&#039; non basarsi sul &lt;b&gt;rifiuto &lt;/b&gt; del modello consumista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>chiedo scusa oltre ai soliti errori da tastiera<br />
&#8220;non puo&#8217; non basarsi sul <b>rifiuto </b> del modello consumista</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
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