<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Sull’editoriale-matrice di Nadia Urbinati e il populismo	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 25 Oct 2011 06:51:31 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: nadia urbinati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/#comment-158274</link>

		<dc:creator><![CDATA[nadia urbinati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 06:51:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40294#comment-158274</guid>

					<description><![CDATA[Non credo che l&#039;interpretazione di Inglese sia corretta, poiche&#039; mi fa dire cio&#039; che a lui interessa dimostrare, ovvero che il mio ragionamento rientra nella matrice sinistra-establishment. A me interessava (interessa) distinguere invece il populismo di destra dai movimenti globali anti-capitalisti, che i critici strumentali li identificano con i Tea Party. Frequento Occupy Wall Street con regolarita&#039; e sono convinta che questo movimento (come poi ho specificato su La Repubblica del 13 ottobre scorso) sia in grado di cambiare la faccia delle democrazia. Distinguerlo dal populismo della destra e&#039; fondamentale. A me interessa questo.
Grazie per l&#039;attenzione.
Nadia Urbinati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo che l&#8217;interpretazione di Inglese sia corretta, poiche&#8217; mi fa dire cio&#8217; che a lui interessa dimostrare, ovvero che il mio ragionamento rientra nella matrice sinistra-establishment. A me interessava (interessa) distinguere invece il populismo di destra dai movimenti globali anti-capitalisti, che i critici strumentali li identificano con i Tea Party. Frequento Occupy Wall Street con regolarita&#8217; e sono convinta che questo movimento (come poi ho specificato su La Repubblica del 13 ottobre scorso) sia in grado di cambiare la faccia delle democrazia. Distinguerlo dal populismo della destra e&#8217; fondamentale. A me interessa questo.<br />
Grazie per l&#8217;attenzione.<br />
Nadia Urbinati</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/#comment-157336</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 22:34:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40294#comment-157336</guid>

					<description><![CDATA[per chi vuole saperne qualcosa in più su Occupy wall street, si legga questo:

www.alfabeta2.it/2011/10/12/occupy-wall-street-occupy-usa/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per chi vuole saperne qualcosa in più su Occupy wall street, si legga questo:</p>
<p><a href="http://www.alfabeta2.it/2011/10/12/occupy-wall-street-occupy-usa/" rel="nofollow ugc">http://www.alfabeta2.it/2011/10/12/occupy-wall-street-occupy-usa/</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/#comment-157333</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 16:22:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40294#comment-157333</guid>

					<description><![CDATA[ok francesco, posto che io invece credo che i contenuti vengano anche dal &quot;basso&quot;, che non vuol dire semplicemente da ceti popolari sprovvisti di strumenti intellettuali, e penso pure che i movimenti, in certi casi, sappiano elaborare contenuti nuovi - ma non è qui davvero contesto di discuterne - una sola osservazione...
&quot;Abbiamo bisogno di teoria, cioè di un progetto ben formulato e soprattutto proclamato ad alta voce ai quattro venti, affinché se ne conosca bene il contenuto per poter discutere e agire&quot;
Io è da almeno una decina d&#039;anni (ma forse il doppio), che in vari contesti della sinistra, manifesto compreso, sento questa frase. Per carità, in parte giustissima. E però quella teoria che aspettiamo e che non arriva assomiglia sempre più al Godot di Beckett. A meno che alcune indicazioni chiare circolino già, ma l&#039;altoparlante del partito si guardi bene dal farle proprie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ok francesco, posto che io invece credo che i contenuti vengano anche dal &#8220;basso&#8221;, che non vuol dire semplicemente da ceti popolari sprovvisti di strumenti intellettuali, e penso pure che i movimenti, in certi casi, sappiano elaborare contenuti nuovi &#8211; ma non è qui davvero contesto di discuterne &#8211; una sola osservazione&#8230;<br />
&#8220;Abbiamo bisogno di teoria, cioè di un progetto ben formulato e soprattutto proclamato ad alta voce ai quattro venti, affinché se ne conosca bene il contenuto per poter discutere e agire&#8221;<br />
Io è da almeno una decina d&#8217;anni (ma forse il doppio), che in vari contesti della sinistra, manifesto compreso, sento questa frase. Per carità, in parte giustissima. E però quella teoria che aspettiamo e che non arriva assomiglia sempre più al Godot di Beckett. A meno che alcune indicazioni chiare circolino già, ma l&#8217;altoparlante del partito si guardi bene dal farle proprie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/#comment-157326</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 13:14:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40294#comment-157326</guid>

					<description><![CDATA[Non credo nella Rivoluzione. Cioè non credo nel concetto di rivoluzione così come si è sedimentato nel corso del Novecento. Non ci ho mai creduto, a dire la verità. O meglio, non ho mai creduto che le rivoluzioni siano migliorative degli stati precedenti, se non per un breve tempo. Poi fatalmente si instaurano altre forme di oppressione, di segno diverso, talvolta peggiori. Tutte le società socialiste del secolo scorso non hanno fatto che confermare questo assunto. Credo però nell’efficacia della pressione che partiti rivoluzionari, cioè dotati di un progetto forte ed estremo, possono esercitare in contesti democratici per TENERE A BADA il capitale, per mitigarne se non neutralizzarne, l’aggressività, eccetera. Insomma mi sembra che la storia, almeno quella italiana, dimostri che occorre essere estremisti per ottenere risultati meno che riformisti. E che se si parte da posizioni riformiste si finisce in breve tempo per reggere la coda del sistema. Fatta questa digressione, direi che la mia attuale disperazione consiste proprio nel non-vedere niente all’orizzonte che somigli a un progetto di trasformazione della società, un disegno anche solo abbozzato di lotta allo strapotere capitalista, eccetera. Abbiamo bisogno di teoria, cioè di un progetto ben formulato e soprattutto proclamato ad alta voce ai quattro venti, affinché se ne conosca bene il contenuto per poter discutere e agire. Non credo affatto, invece, che i contenuti delle lotte possano venire esclusivamente dal basso, cioè che si possa «ri-partire dal basso» se manca un quadro, anche partitico, di lotta politica in cui inscrivere e possibilmente indirizzare le sommosse. Dato che questo quadro seguita a mancare, e per ora manca dappertutto, la capacità di pressione delle sollevazioni sporadiche (che non direi «di classe») dal basso risulta minima, con una repressione forte da cui però non si genera una reazione altrettanto forte. Forse negli USA sta accadendo qualcosa. Però, ripeto, allo stato attuale i timori di Urbinati, espressi secondo altra ottica e altre intenzioni, hanno un qualche fondamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo nella Rivoluzione. Cioè non credo nel concetto di rivoluzione così come si è sedimentato nel corso del Novecento. Non ci ho mai creduto, a dire la verità. O meglio, non ho mai creduto che le rivoluzioni siano migliorative degli stati precedenti, se non per un breve tempo. Poi fatalmente si instaurano altre forme di oppressione, di segno diverso, talvolta peggiori. Tutte le società socialiste del secolo scorso non hanno fatto che confermare questo assunto. Credo però nell’efficacia della pressione che partiti rivoluzionari, cioè dotati di un progetto forte ed estremo, possono esercitare in contesti democratici per TENERE A BADA il capitale, per mitigarne se non neutralizzarne, l’aggressività, eccetera. Insomma mi sembra che la storia, almeno quella italiana, dimostri che occorre essere estremisti per ottenere risultati meno che riformisti. E che se si parte da posizioni riformiste si finisce in breve tempo per reggere la coda del sistema. Fatta questa digressione, direi che la mia attuale disperazione consiste proprio nel non-vedere niente all’orizzonte che somigli a un progetto di trasformazione della società, un disegno anche solo abbozzato di lotta allo strapotere capitalista, eccetera. Abbiamo bisogno di teoria, cioè di un progetto ben formulato e soprattutto proclamato ad alta voce ai quattro venti, affinché se ne conosca bene il contenuto per poter discutere e agire. Non credo affatto, invece, che i contenuti delle lotte possano venire esclusivamente dal basso, cioè che si possa «ri-partire dal basso» se manca un quadro, anche partitico, di lotta politica in cui inscrivere e possibilmente indirizzare le sommosse. Dato che questo quadro seguita a mancare, e per ora manca dappertutto, la capacità di pressione delle sollevazioni sporadiche (che non direi «di classe») dal basso risulta minima, con una repressione forte da cui però non si genera una reazione altrettanto forte. Forse negli USA sta accadendo qualcosa. Però, ripeto, allo stato attuale i timori di Urbinati, espressi secondo altra ottica e altre intenzioni, hanno un qualche fondamento.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Vincenzo Cucinotta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/#comment-157320</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 09:12:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40294#comment-157320</guid>

					<description><![CDATA[@Andrea
Innanzitutto, bisognerebbe fare una distinzione tra forma organizzativa e progetto, ideologia. 
Io prescindo dall&#039;ideologia marxista, credo che, malgrado ci siano tante ispirazioni che si possono cogliere dal pensiero di Marx, non sia oggi utile seguire più un&#039;ortodossia marxista. Enuncio questi concetti senza pensare neanche lontanamente di addentrarmi in argomentazioni puntuali, impossibili in questa sede. 
Quindi, deve essere chiaro che io mi riferisco soltanto ad una organizzazione di tipo leninista. 
Perchè non sia popolare, perchè queste forme di militanza non vengano praticate, non è che sia così difficile ricostruire. 
Si deve partire dal &quot;io sono giusto&quot;, che è l&#039;eredità di maggior successo del &#039;68. Finito ogni spirito egualitario, ogni pratica di lotta di classe, rimane lo spirito libertario (non libertarian, che in inglese significa liberista...), che esalta la spontaneità, ignorando del tutto quanto questa spontaneità sia una conseguenza culturale, uno spontaneismo indotto come quello del consumatore compulsivo che segue i messaggi pubblicitari. 
La disciplina, l&#039;applicazione, lo studio vengono irrisi, la verità è spontaneamente di fronte a noi, pronta ad essere colta, non serve lavorare su noi stessi, appunto perchè &quot;siamo giusti&quot; così come siamo, sono solo le istituzioni sociali che ci fanno credere di doverci correggere. 
Mi rendo che, costringendomi a questa sintesi estrema, rischio di rendere perfino caricaturale ciò che penso, pazienza, la sintesi è in questo contesto indispensabile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Andrea<br />
Innanzitutto, bisognerebbe fare una distinzione tra forma organizzativa e progetto, ideologia.<br />
Io prescindo dall&#8217;ideologia marxista, credo che, malgrado ci siano tante ispirazioni che si possono cogliere dal pensiero di Marx, non sia oggi utile seguire più un&#8217;ortodossia marxista. Enuncio questi concetti senza pensare neanche lontanamente di addentrarmi in argomentazioni puntuali, impossibili in questa sede.<br />
Quindi, deve essere chiaro che io mi riferisco soltanto ad una organizzazione di tipo leninista.<br />
Perchè non sia popolare, perchè queste forme di militanza non vengano praticate, non è che sia così difficile ricostruire.<br />
Si deve partire dal &#8220;io sono giusto&#8221;, che è l&#8217;eredità di maggior successo del &#8217;68. Finito ogni spirito egualitario, ogni pratica di lotta di classe, rimane lo spirito libertario (non libertarian, che in inglese significa liberista&#8230;), che esalta la spontaneità, ignorando del tutto quanto questa spontaneità sia una conseguenza culturale, uno spontaneismo indotto come quello del consumatore compulsivo che segue i messaggi pubblicitari.<br />
La disciplina, l&#8217;applicazione, lo studio vengono irrisi, la verità è spontaneamente di fronte a noi, pronta ad essere colta, non serve lavorare su noi stessi, appunto perchè &#8220;siamo giusti&#8221; così come siamo, sono solo le istituzioni sociali che ci fanno credere di doverci correggere.<br />
Mi rendo che, costringendomi a questa sintesi estrema, rischio di rendere perfino caricaturale ciò che penso, pazienza, la sintesi è in questo contesto indispensabile.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/#comment-157317</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 07:00:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40294#comment-157317</guid>

					<description><![CDATA[a vincenzo,

posto che sono in sintonia con quanto scrivi, sulla questione del modello leninista e del partito-classe novecentesco, io mi porrei innanzitutto il problema di farne un bilanco serio; storico, da un lato, e politico, ossia di compatibilità con quella che è la forma &quot;classe attuale&quot;, e quali possono essere le strategie attuali di mutamento dell&#039;esistente; e in questo bilanco bisognerà anche pensare il &#039;68, i movimenti ecologisti e pacifisti radicali (lotte degli anni 80), il movimento no global....
Se l&#039;impianto leninista non c&#039;è, culturalmente e nella pratica, è perché esso è sparito dall&#039;orizzonte, in parte per la rimozione delle sinistre parlamentari in parte perché il contesto sociale non presenta le caratteristiche più semplici che aveva all&#039;inizio del novecento: una bella e chiara frattura di classe - che per altro si complicava già appena si usciva dalle città per coinvolgere anche il mondo contadino.
Chi lo sta facendo sto&#039; bilancio?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a vincenzo,</p>
<p>posto che sono in sintonia con quanto scrivi, sulla questione del modello leninista e del partito-classe novecentesco, io mi porrei innanzitutto il problema di farne un bilanco serio; storico, da un lato, e politico, ossia di compatibilità con quella che è la forma &#8220;classe attuale&#8221;, e quali possono essere le strategie attuali di mutamento dell&#8217;esistente; e in questo bilanco bisognerà anche pensare il &#8217;68, i movimenti ecologisti e pacifisti radicali (lotte degli anni 80), il movimento no global&#8230;.<br />
Se l&#8217;impianto leninista non c&#8217;è, culturalmente e nella pratica, è perché esso è sparito dall&#8217;orizzonte, in parte per la rimozione delle sinistre parlamentari in parte perché il contesto sociale non presenta le caratteristiche più semplici che aveva all&#8217;inizio del novecento: una bella e chiara frattura di classe &#8211; che per altro si complicava già appena si usciva dalle città per coinvolgere anche il mondo contadino.<br />
Chi lo sta facendo sto&#8217; bilancio?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Vincenzo Cucinotta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/#comment-157316</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Oct 2011 05:58:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40294#comment-157316</guid>

					<description><![CDATA[@Francesco
Gli obiettivi del movimento NO-TAV sono innazitutto giusti, molti prima di me hanno evidenziato quanto l&#039;enorme costo in termini ambientali ed anche di risorse finanziarie non abbia alcuna giustificazione nei risultati che si intende ottenere. 
Sono obiettivi sicuramente parziali, ma nello stesso tempo è sottesa una logica alternativa a quella dominante, e quindi è una lotta esemplare. 
Anche il gruppo più coerentemente leninista guarderebbe col massimo interesse a queste lotte. 
Considerarsi avanguardia non significa fare una selezione delle lotte che spontaneamente si producono nella società, ma avere la capacità di orientarle nella giusta direzione rivoluzionaria. 
Per quanto mi riguarda, richiamare l&#039;approccio leninista significa nel presente contesto da una parte contrastare la tendenza a considerare la spontaneità delle lotte come un valore in più, un autentico movimento dal basso e perciò stesso migliore, dall&#039;altra, ed è l&#039;aspetto che più mi interessa, suscitare un dibattito che possa sfociare nella creazione di una nuova avanguardia. 
Dopodichè, che vengano tutte le lotte spontanee, è sempre bene bombardare il quartiere generale. L&#039;alternativa sarebbe quella di dire alla gente di smettere di lottare perchè noi rivoluzionari non siamo ancora pronti, non mi pare una cosa seria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Francesco<br />
Gli obiettivi del movimento NO-TAV sono innazitutto giusti, molti prima di me hanno evidenziato quanto l&#8217;enorme costo in termini ambientali ed anche di risorse finanziarie non abbia alcuna giustificazione nei risultati che si intende ottenere.<br />
Sono obiettivi sicuramente parziali, ma nello stesso tempo è sottesa una logica alternativa a quella dominante, e quindi è una lotta esemplare.<br />
Anche il gruppo più coerentemente leninista guarderebbe col massimo interesse a queste lotte.<br />
Considerarsi avanguardia non significa fare una selezione delle lotte che spontaneamente si producono nella società, ma avere la capacità di orientarle nella giusta direzione rivoluzionaria.<br />
Per quanto mi riguarda, richiamare l&#8217;approccio leninista significa nel presente contesto da una parte contrastare la tendenza a considerare la spontaneità delle lotte come un valore in più, un autentico movimento dal basso e perciò stesso migliore, dall&#8217;altra, ed è l&#8217;aspetto che più mi interessa, suscitare un dibattito che possa sfociare nella creazione di una nuova avanguardia.<br />
Dopodichè, che vengano tutte le lotte spontanee, è sempre bene bombardare il quartiere generale. L&#8217;alternativa sarebbe quella di dire alla gente di smettere di lottare perchè noi rivoluzionari non siamo ancora pronti, non mi pare una cosa seria.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/#comment-157313</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 20:34:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40294#comment-157313</guid>

					<description><![CDATA[a francesco,

per mia conformazione mentale, sono portato, appena ho formulato un&#039;idea, un punto di vista, ad eseminare con particolare serietà e attenzione il punto di vista opposto. Continuo a pensare che la Urbinati presenti una situazione senza sbocco e la sua lezione è quindi sterile, irricevibile in partenza. Se davvero si rivolge ai movimenti (cosa ei cui io dubito). Io penso che si rivolga alle &quot;civili forze democratiche dell&#039;opposizione&quot;, che devono in qualche modo rassicurarsi vedendo nei movimenti un pericolo e non un&#039;occasione.

Quanto alle questioni che tu poni, le prendo dal versante per me più serio: le trovo formulare, ma in un&#039;ottica non di democrazia liberale, ma di rivoluzione, appunto, da Mario Tronti. E trovo che sia giusto, cogliere i limiti attuali di questi movimenti: manca l&#039;avanguardia, ma l&#039;avanguardia ha senso se c&#039;è il partito; mancano personalità carismatiche, strateghi in grado di combattere nelle e contro le istituzioni facendo valere la voce di quelli che stanno sotto.
Benissimo. 
Ma qui si va nuovamente allo stallo. Posto che una sana democrazia rappresentativa non c&#039;è oggi, e posto che il sano partito dei lavoratori con avanguardia non c&#039;è neppure, da dove cominciamo? 
Io penso che non si possa che partire da questi movimenti e da queste rivolte. Perché è attraverso di esse che le nuove generazioni avranno un&#039;occasione, che si sono creata da soli, per uscire dall&#039;anti-politica. 
I pericoli.
Quelli ci sono comunque. Un moto rivoluzionario non fa che moltiplicarli i pericoli. La storia della rivoluzione comunista in Russia è lì a raccontare i pericoli, il tragico, la fallibilità delle avanguardie.
Il problema è semmai capire, nella condizioni attuali, di classe, di mercato del lavoro, di identità legate al consumo, di egemonia culturale della destra, capire dico che cosa potrebbe portare verso forme d&#039;organizzazione unitarie di così tanti mondi dispersi. Ma anche nelle bellissime pagine di Tronti sull&#039;autonomia del politico, ecc., non vedo nessuna analisi di classe, che riguardi l&#039;oggi.
Allora venire semplicemente a fare la lezione ai movimenti, dicendo quello che manca, non basta.
Ripercorriamo ad una ad una le condizioni che determinano questa mancanza, e vediamo su quale è possibile agire, oggi, domani, fra vent&#039;anni.
Ma la lenzioncina dall&#039;alto, allegramente castratrice, no grazie. Non basta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a francesco,</p>
<p>per mia conformazione mentale, sono portato, appena ho formulato un&#8217;idea, un punto di vista, ad eseminare con particolare serietà e attenzione il punto di vista opposto. Continuo a pensare che la Urbinati presenti una situazione senza sbocco e la sua lezione è quindi sterile, irricevibile in partenza. Se davvero si rivolge ai movimenti (cosa ei cui io dubito). Io penso che si rivolga alle &#8220;civili forze democratiche dell&#8217;opposizione&#8221;, che devono in qualche modo rassicurarsi vedendo nei movimenti un pericolo e non un&#8217;occasione.</p>
<p>Quanto alle questioni che tu poni, le prendo dal versante per me più serio: le trovo formulare, ma in un&#8217;ottica non di democrazia liberale, ma di rivoluzione, appunto, da Mario Tronti. E trovo che sia giusto, cogliere i limiti attuali di questi movimenti: manca l&#8217;avanguardia, ma l&#8217;avanguardia ha senso se c&#8217;è il partito; mancano personalità carismatiche, strateghi in grado di combattere nelle e contro le istituzioni facendo valere la voce di quelli che stanno sotto.<br />
Benissimo.<br />
Ma qui si va nuovamente allo stallo. Posto che una sana democrazia rappresentativa non c&#8217;è oggi, e posto che il sano partito dei lavoratori con avanguardia non c&#8217;è neppure, da dove cominciamo?<br />
Io penso che non si possa che partire da questi movimenti e da queste rivolte. Perché è attraverso di esse che le nuove generazioni avranno un&#8217;occasione, che si sono creata da soli, per uscire dall&#8217;anti-politica.<br />
I pericoli.<br />
Quelli ci sono comunque. Un moto rivoluzionario non fa che moltiplicarli i pericoli. La storia della rivoluzione comunista in Russia è lì a raccontare i pericoli, il tragico, la fallibilità delle avanguardie.<br />
Il problema è semmai capire, nella condizioni attuali, di classe, di mercato del lavoro, di identità legate al consumo, di egemonia culturale della destra, capire dico che cosa potrebbe portare verso forme d&#8217;organizzazione unitarie di così tanti mondi dispersi. Ma anche nelle bellissime pagine di Tronti sull&#8217;autonomia del politico, ecc., non vedo nessuna analisi di classe, che riguardi l&#8217;oggi.<br />
Allora venire semplicemente a fare la lezione ai movimenti, dicendo quello che manca, non basta.<br />
Ripercorriamo ad una ad una le condizioni che determinano questa mancanza, e vediamo su quale è possibile agire, oggi, domani, fra vent&#8217;anni.<br />
Ma la lenzioncina dall&#8217;alto, allegramente castratrice, no grazie. Non basta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/#comment-157309</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 14:32:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40294#comment-157309</guid>

					<description><![CDATA[Forse è il mito dell’auto-organizzazione webbica, dunque «dal basso», dunque per ciò stesso «giusta» che fa sentire forti e «nel giusto» masse in realtà del tutto o quasi del tutto alla mercé di chi ha la capacità e le palle di prenderne la testa. La protesta che sale dal basso rischia sempre di essere egemonizzata a posteriori, da chi se ne serve per puntare al potere, come sta accadendo in Egitto. Figurati cosa me ne può fregare di mettere le mutande al mondo e non mi pare che lo faccia nemmeno Urbinati: per me possiamo cominciare a spaccare tutto anche domani: ma se cominciamo dobbiamo sapere dove stiamo andando, cosa stiamo facendo, cosa vogliamo, quando ci fermeremo. Il problema è rimettere nelle mani della politica le leve del potere, cioè sottrarre al capitale internazionale la totale libertà di manovra di cui attualmente dispone, sulla nostra pelle… È un compito immenso, molto difficile. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Però, per esempio, la logica No-Tav, che non condivido assolutamente, non mi pare un buon punto di partenza. Lotte localistiche e corporative, si sarebbe detto un tempo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse è il mito dell’auto-organizzazione webbica, dunque «dal basso», dunque per ciò stesso «giusta» che fa sentire forti e «nel giusto» masse in realtà del tutto o quasi del tutto alla mercé di chi ha la capacità e le palle di prenderne la testa. La protesta che sale dal basso rischia sempre di essere egemonizzata a posteriori, da chi se ne serve per puntare al potere, come sta accadendo in Egitto. Figurati cosa me ne può fregare di mettere le mutande al mondo e non mi pare che lo faccia nemmeno Urbinati: per me possiamo cominciare a spaccare tutto anche domani: ma se cominciamo dobbiamo sapere dove stiamo andando, cosa stiamo facendo, cosa vogliamo, quando ci fermeremo. Il problema è rimettere nelle mani della politica le leve del potere, cioè sottrarre al capitale internazionale la totale libertà di manovra di cui attualmente dispone, sulla nostra pelle… È un compito immenso, molto difficile. Ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Però, per esempio, la logica No-Tav, che non condivido assolutamente, non mi pare un buon punto di partenza. Lotte localistiche e corporative, si sarebbe detto un tempo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Vincenzo Cucinotta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/06/sull%e2%80%99editoriale-matrice-di-nadia-urbinati-e-il-populismo/#comment-157308</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 12:58:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40294#comment-157308</guid>

					<description><![CDATA[@Francesco Pecoraro
Anch&#039;io ho un approccio leninista, ma questo non credo debba significare che dobbiamo preoccuparci di movimenti più o meno spontanei che tendono a manifestarsi. 
Sono insomma d&#039;accordo che non è da questi movimenti che possiamo aspettarci una capacità davvero rivoluzionaria, ma questo non può tradursi nel volere mettere le mutande al mondo: in attesa delle avanguardie rivoluzionarie, facciamo allora la guardia al sistema esistente?  
Come dicevo altrove, ogni atto umano ha aspetti politici, e non credo che dovremmo entrare nell&#039;ottica di dare i voti sulla loro democraticità. Dobbiamo analizzarli, capirli ed intepretarli. 
Il problema è proprio questo, che manca l&#039;avanguardia in grado di esercitare l&#039;egemonia anche su questi movimenti. 
Il difetto insomma non sta nei movimenti, sta nella mancanza di chi sia in grado di esercitare l&#039;egemonia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Francesco Pecoraro<br />
Anch&#8217;io ho un approccio leninista, ma questo non credo debba significare che dobbiamo preoccuparci di movimenti più o meno spontanei che tendono a manifestarsi.<br />
Sono insomma d&#8217;accordo che non è da questi movimenti che possiamo aspettarci una capacità davvero rivoluzionaria, ma questo non può tradursi nel volere mettere le mutande al mondo: in attesa delle avanguardie rivoluzionarie, facciamo allora la guardia al sistema esistente?<br />
Come dicevo altrove, ogni atto umano ha aspetti politici, e non credo che dovremmo entrare nell&#8217;ottica di dare i voti sulla loro democraticità. Dobbiamo analizzarli, capirli ed intepretarli.<br />
Il problema è proprio questo, che manca l&#8217;avanguardia in grado di esercitare l&#8217;egemonia anche su questi movimenti.<br />
Il difetto insomma non sta nei movimenti, sta nella mancanza di chi sia in grado di esercitare l&#8217;egemonia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-05-08 19:46:24 by W3 Total Cache
-->