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	Commenti a: La violenza che è in noi	</title>
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		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/20/la-violenza-che-e-in-noi/#comment-158179</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 11:07:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[NegGa
In compenso, la mia citazione di Hessel era anche per te e per la frase di Marx da te citata.
Credo sia importante ricordare che l&#039;ispiratore degli indignati sia un convinto nonviolento, un ultranovantenne che, tra l&#039;altro, è andato a Gaza a bordo delle navi pacifiste che hanno violato il blocco, non è uno che sostiene la resistenza armata di Hamas.
Per quanto riguarda Marx e Benjamin, è appunto questo il problema, non ci si può fermare alla loro concezione della storia e della violenza. Quella storia è finita, una volta per tutte, con l&#039;era atomica e la fine della guerra fredda. Il futuro è della nonviolenza, o non sarà futuro.
Con il capitalismo globalizzato si sta avendo un rigurgito di violenza, tra guerre spacciate per missioni di pace o per liberare popoli da dittatori, e tra manifestazioni in cui si crede di ottenere risultati concreti e duraturi in termini di diritti con la violenza.
Sono sempre forme cristallizzate del passato, che si ripetono nevroticamente, perché più facili, più istintive della violenza. Sono tutte forme fallimentari. Riescono solo ad avere attenzione mediatica, e poco più. Fanno parte del sistema, il sistema le viviseziona e le fagocita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>NegGa<br />
In compenso, la mia citazione di Hessel era anche per te e per la frase di Marx da te citata.<br />
Credo sia importante ricordare che l&#8217;ispiratore degli indignati sia un convinto nonviolento, un ultranovantenne che, tra l&#8217;altro, è andato a Gaza a bordo delle navi pacifiste che hanno violato il blocco, non è uno che sostiene la resistenza armata di Hamas.<br />
Per quanto riguarda Marx e Benjamin, è appunto questo il problema, non ci si può fermare alla loro concezione della storia e della violenza. Quella storia è finita, una volta per tutte, con l&#8217;era atomica e la fine della guerra fredda. Il futuro è della nonviolenza, o non sarà futuro.<br />
Con il capitalismo globalizzato si sta avendo un rigurgito di violenza, tra guerre spacciate per missioni di pace o per liberare popoli da dittatori, e tra manifestazioni in cui si crede di ottenere risultati concreti e duraturi in termini di diritti con la violenza.<br />
Sono sempre forme cristallizzate del passato, che si ripetono nevroticamente, perché più facili, più istintive della violenza. Sono tutte forme fallimentari. Riescono solo ad avere attenzione mediatica, e poco più. Fanno parte del sistema, il sistema le viviseziona e le fagocita.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: ng		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/20/la-violenza-che-e-in-noi/#comment-158170</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 10:07:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ops! Ho sbagliato! Il commento non era per questa discussione! Me ne scuso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ops! Ho sbagliato! Il commento non era per questa discussione! Me ne scuso.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: ng		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/20/la-violenza-che-e-in-noi/#comment-158169</link>

		<dc:creator><![CDATA[ng]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 10:05:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Georgia
confermo la mia impressione: non sai leggere! 

Ho scritto “la violenza è la levatrice della storia”, non “della vita”; è tutta un’altra cosa. Ma è anche, quella frase, una delle frasi più famose di Marx (Cap XXIV, Il Capitale). Insomma, oltre che non essere in grado di capire ciò che gli altri scrivono, non hai neppure la cultura adatta a discutere di certe questioni. Comunque, animato da materialistica pazienza, ti consiglio di prendere in mano “Per la critica della violenza” di Walter Benjamin: è tutto già scritto.

Ultimo appunto: tu continui a riferirti nervosamente a me, ma in realtà ti stai riferendo a una maschera che ti sei costruita. 

NeGa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Georgia<br />
confermo la mia impressione: non sai leggere! </p>
<p>Ho scritto “la violenza è la levatrice della storia”, non “della vita”; è tutta un’altra cosa. Ma è anche, quella frase, una delle frasi più famose di Marx (Cap XXIV, Il Capitale). Insomma, oltre che non essere in grado di capire ciò che gli altri scrivono, non hai neppure la cultura adatta a discutere di certe questioni. Comunque, animato da materialistica pazienza, ti consiglio di prendere in mano “Per la critica della violenza” di Walter Benjamin: è tutto già scritto.</p>
<p>Ultimo appunto: tu continui a riferirti nervosamente a me, ma in realtà ti stai riferendo a una maschera che ti sei costruita. </p>
<p>NeGa</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/20/la-violenza-che-e-in-noi/#comment-158166</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2011 09:28:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I combattenti per la liberazione dell&#039;algeria dal dominio coloniale francese non erano terroristi e la loro violenza era giustificata, non fu come rompere le vetrine o qualche bancomat.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I combattenti per la liberazione dell&#8217;algeria dal dominio coloniale francese non erano terroristi e la loro violenza era giustificata, non fu come rompere le vetrine o qualche bancomat.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/20/la-violenza-che-e-in-noi/#comment-158123</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 22:50:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;&lt;b&gt;Sono convinto che  l&#039;avvenire  appartiene alla non-violenza,  alla  conciliazione delle diverse culture. 
Questo è la tappa che l&#039;umanità dovrà superare nella sua fase successiva&lt;/b&gt;. 

E, sono d&#039;accordo con Sartre, 
non possiamo scusare i terroristi che lanciano bombe, li possiamo solo comprendere. Sartre ha scritto 
nel 1947: &quot;Riconosco che la violenza, in qualsiasi forma essa si manifesti, è un fallimento. Ma è un 
fallimento inevitabile, perché viviamo in un mondo di violenza. E se è vero che il ricorso alla violenza 
rimane la violenza che rischia di perpetuarsi, è anche vero che è l‟unico modo per fermarla
4
.&quot; Per cui 
vorrei aggiungere che la non-violenza è un modo più sicuro per fermarla. Non possiamo appoggiare i 
terroristi come Sartre ha fatto in nome di questo principio, durante la guerra in Algeria, o per l‟attentato 
ai giochi di Monaco nel 1972, ai danni di atleti israeliani.6
Non è efficace e Sartre si  interrogherà  poi alla fine della sua vita, sul significato di terrorismo e  a
mettere in discussione la sua ragion d&#039;essere. Dire &quot;la violenza non è efficace&quot; è più importante che non 
se si debba o  no  condannare coloro che  vi  si dedicano. Il terrorismo non è efficace.  Il concetto di 
efficacia richiede una speranza non violenta. Se c&#039;è una speranza violenta è nella poesia di Guillaume 
Apollinaire: &quot;Quant‟è violenta la speranza&quot;;  non in politica.  Sartre, nel marzo 1980, a tre settimane 
dalla sua morte, ha dichiarato: &quot;Bisogna cercare di spiegare perché il mondo di oggi, che è orribile, è 
solo  un momento nella lunga evoluzione storica, che  la speranza sia  sempre stata una delle  forze 
dominanti  delle rivoluzioni e delle insurrezioni, e come  mai  sento ancora  la speranza come mia 
concezione dell‟avvenire
5…” Bisogna capire  che la violenza  volta le spalle  alla speranza.  Bisogna 
preferire la speranza, la speranza  della non-violenza.  E‟ il cammino che dobbiamo imparare a seguire. 
Tanto da parte degli oppressi che degli oppressori bisogna  arrivare a una trattativa 
per far  scomparire l&#039;oppressione: è ciò che permetterà di non avere più violenze terroristiche. Per
questo non si deve permettere l‟accumularsi di troppo odio.&quot;

Stephane Hessel, Indignatevi!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<b>Sono convinto che  l&#8217;avvenire  appartiene alla non-violenza,  alla  conciliazione delle diverse culture.<br />
Questo è la tappa che l&#8217;umanità dovrà superare nella sua fase successiva</b>. </p>
<p>E, sono d&#8217;accordo con Sartre,<br />
non possiamo scusare i terroristi che lanciano bombe, li possiamo solo comprendere. Sartre ha scritto<br />
nel 1947: &#8220;Riconosco che la violenza, in qualsiasi forma essa si manifesti, è un fallimento. Ma è un<br />
fallimento inevitabile, perché viviamo in un mondo di violenza. E se è vero che il ricorso alla violenza<br />
rimane la violenza che rischia di perpetuarsi, è anche vero che è l‟unico modo per fermarla<br />
4<br />
.&#8221; Per cui<br />
vorrei aggiungere che la non-violenza è un modo più sicuro per fermarla. Non possiamo appoggiare i<br />
terroristi come Sartre ha fatto in nome di questo principio, durante la guerra in Algeria, o per l‟attentato<br />
ai giochi di Monaco nel 1972, ai danni di atleti israeliani.6<br />
Non è efficace e Sartre si  interrogherà  poi alla fine della sua vita, sul significato di terrorismo e  a<br />
mettere in discussione la sua ragion d&#8217;essere. Dire &#8220;la violenza non è efficace&#8221; è più importante che non<br />
se si debba o  no  condannare coloro che  vi  si dedicano. Il terrorismo non è efficace.  Il concetto di<br />
efficacia richiede una speranza non violenta. Se c&#8217;è una speranza violenta è nella poesia di Guillaume<br />
Apollinaire: &#8220;Quant‟è violenta la speranza&#8221;;  non in politica.  Sartre, nel marzo 1980, a tre settimane<br />
dalla sua morte, ha dichiarato: &#8220;Bisogna cercare di spiegare perché il mondo di oggi, che è orribile, è<br />
solo  un momento nella lunga evoluzione storica, che  la speranza sia  sempre stata una delle  forze<br />
dominanti  delle rivoluzioni e delle insurrezioni, e come  mai  sento ancora  la speranza come mia<br />
concezione dell‟avvenire<br />
5…” Bisogna capire  che la violenza  volta le spalle  alla speranza.  Bisogna<br />
preferire la speranza, la speranza  della non-violenza.  E‟ il cammino che dobbiamo imparare a seguire.<br />
Tanto da parte degli oppressi che degli oppressori bisogna  arrivare a una trattativa<br />
per far  scomparire l&#8217;oppressione: è ciò che permetterà di non avere più violenze terroristiche. Per<br />
questo non si deve permettere l‟accumularsi di troppo odio.&#8221;</p>
<p>Stephane Hessel, Indignatevi!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/20/la-violenza-che-e-in-noi/#comment-158109</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 19:10:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Giacomo sartori
le tue parole mi sembrano di buon senso e sono condivisibili. 
non si giudicano le persone, ma i loroo comportamenti si. 
Parlare, discutere, comunciare sempre e comunque anche quando l&#039;interlocutore rifiuta ogni confronto. 
Ma poi arriva il momento delle scelte e se in 200.000 persone (che rappresentano gruppi che si sforzano di elaborare un pensiero nuiovo e nuove pratiche, che oeprano nel sociale, che studiano etc) decidono di fare una manifestazione non esiste per nessuna ragione al mondo che 300 o 3.000 ragazzi si incappucciano e decidono, senza assumersene la responsabilità, di usare la violenza in mdo pericoloso e indiscriminato. 
Se non altro perchè queste persone prestano il fianco a tutte quelle forze autoritarie molto potenti nel nostro paese, che possono infiltrarsi, utilizzarli (come dicevi proprio tu nell&#039;altro articolo) strumentalizzarli, per criminalizzaare la protesta invocare leggi speciali etc etc.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Giacomo sartori<br />
le tue parole mi sembrano di buon senso e sono condivisibili.<br />
non si giudicano le persone, ma i loroo comportamenti si.<br />
Parlare, discutere, comunciare sempre e comunque anche quando l&#8217;interlocutore rifiuta ogni confronto.<br />
Ma poi arriva il momento delle scelte e se in 200.000 persone (che rappresentano gruppi che si sforzano di elaborare un pensiero nuiovo e nuove pratiche, che oeprano nel sociale, che studiano etc) decidono di fare una manifestazione non esiste per nessuna ragione al mondo che 300 o 3.000 ragazzi si incappucciano e decidono, senza assumersene la responsabilità, di usare la violenza in mdo pericoloso e indiscriminato.<br />
Se non altro perchè queste persone prestano il fianco a tutte quelle forze autoritarie molto potenti nel nostro paese, che possono infiltrarsi, utilizzarli (come dicevi proprio tu nell&#8217;altro articolo) strumentalizzarli, per criminalizzaare la protesta invocare leggi speciali etc etc.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/20/la-violenza-che-e-in-noi/#comment-158107</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 19:00:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[parlare vuol dire parlare direttamente (per esempio Marco dice di conoscerli; e ci sono molte situazioni/luoghi in cui sono presenti/raggiungibili), o indirettamente, mettendo sul tavolo le loro rivendicazioni e analisi, e affrontandole con lo strumento delle parole, smontandole e mostrandone la fallacia, senza demonizzazioni e senza atteggiamenti di superiorità (se c&#039;è una cosa che caratterizza la situazione attuale è proprio il fatto che nessuno ha delle ricette che funzionano, a cominciare proprio dai &quot;grandi esperti&quot; dell&#039;economia etc.); 
io sono in disaccordo completo con quanti in questi giorni, anche sulla rete (es. Forementi), dileggiano la povertà teorica di queste persone;
parlare vuol dire partire dal presupposto che la loro rabbia è perfettamente legittima (e certo più nobile, proprio come succedeva negli anni &#039;70 dell&#039;abulia di molti loro coetanei);

questo non vuol dire naturalmente negare la loro responsabilità (per es. per quanto è successo il 15), anche legale (e forse essere messi di fronte alle loro responsabilità può aiutarli a ritornare con i piedi per terra, visti i profili umani e psicologici che sono usciti in questi gg), ma con misura e giustizia, senza derive, senza violenze, con umiltà, e senza isterismi; 

non cosa cosa sia un &quot;giudizio politico&quot;, Carmelo, vedo qui altrove persone che hanno tante sicurezze, e confesso di averne molte di meno; ma anche se lo esprimessi, questo mio &quot;giudizio politico&quot; sarebbe un qualcosa che certo i ragazzi in questione non potrebbero probabilmente capire; come non lo capirebbe certo Berlusconi e il 90% dei nostri governanti, e molti notabili della sinistra, e forse anche tanti che erano alla manifestazione il 15;
quello che mi sembra importante è non diminuire ulterioremente gli spazi di dibattito e di confronto, è che i vari giudici politici possano confrontarsi; l&#039;isteria della demonizzazione, che nasconde le debolezze e le incertezze dei &quot;buoni&quot;, sappiamo già porta: alla radicalizzazione dei violenti e al loro rafforzamento (almeno temporaneamente);]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>parlare vuol dire parlare direttamente (per esempio Marco dice di conoscerli; e ci sono molte situazioni/luoghi in cui sono presenti/raggiungibili), o indirettamente, mettendo sul tavolo le loro rivendicazioni e analisi, e affrontandole con lo strumento delle parole, smontandole e mostrandone la fallacia, senza demonizzazioni e senza atteggiamenti di superiorità (se c&#8217;è una cosa che caratterizza la situazione attuale è proprio il fatto che nessuno ha delle ricette che funzionano, a cominciare proprio dai &#8220;grandi esperti&#8221; dell&#8217;economia etc.);<br />
io sono in disaccordo completo con quanti in questi giorni, anche sulla rete (es. Forementi), dileggiano la povertà teorica di queste persone;<br />
parlare vuol dire partire dal presupposto che la loro rabbia è perfettamente legittima (e certo più nobile, proprio come succedeva negli anni &#8217;70 dell&#8217;abulia di molti loro coetanei);</p>
<p>questo non vuol dire naturalmente negare la loro responsabilità (per es. per quanto è successo il 15), anche legale (e forse essere messi di fronte alle loro responsabilità può aiutarli a ritornare con i piedi per terra, visti i profili umani e psicologici che sono usciti in questi gg), ma con misura e giustizia, senza derive, senza violenze, con umiltà, e senza isterismi; </p>
<p>non cosa cosa sia un &#8220;giudizio politico&#8221;, Carmelo, vedo qui altrove persone che hanno tante sicurezze, e confesso di averne molte di meno; ma anche se lo esprimessi, questo mio &#8220;giudizio politico&#8221; sarebbe un qualcosa che certo i ragazzi in questione non potrebbero probabilmente capire; come non lo capirebbe certo Berlusconi e il 90% dei nostri governanti, e molti notabili della sinistra, e forse anche tanti che erano alla manifestazione il 15;<br />
quello che mi sembra importante è non diminuire ulterioremente gli spazi di dibattito e di confronto, è che i vari giudici politici possano confrontarsi; l&#8217;isteria della demonizzazione, che nasconde le debolezze e le incertezze dei &#8220;buoni&#8221;, sappiamo già porta: alla radicalizzazione dei violenti e al loro rafforzamento (almeno temporaneamente);</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/20/la-violenza-che-e-in-noi/#comment-158105</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 18:29:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[da un articolo dell&#039;unità:

Ancora scontri in piazza davanti al Parlamento ad Atene, nel primo pomeriggio i feriti sono almeno 40, ma i giovani del servizio d&#039;ordine del partito comunista, appoggiati da altri manifestanti, hanno duramente caricato gli incappucciati mettendoli in fuga nei giardini di piazza Syntagma. Lanci d&#039;agenzia parlano di una manovra di accerchiamento congiunta tra agenti e comunisti. Gli incappucciati hanno quasi tutti maschere anti-gas e zainetti dai quali estraggono petardi e bombe incendiarie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da un articolo dell&#8217;unità:</p>
<p>Ancora scontri in piazza davanti al Parlamento ad Atene, nel primo pomeriggio i feriti sono almeno 40, ma i giovani del servizio d&#8217;ordine del partito comunista, appoggiati da altri manifestanti, hanno duramente caricato gli incappucciati mettendoli in fuga nei giardini di piazza Syntagma. Lanci d&#8217;agenzia parlano di una manovra di accerchiamento congiunta tra agenti e comunisti. Gli incappucciati hanno quasi tutti maschere anti-gas e zainetti dai quali estraggono petardi e bombe incendiarie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/20/la-violenza-che-e-in-noi/#comment-158104</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 18:17:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40402#comment-158104</guid>

					<description><![CDATA[@sartori
capisco il tuo sforzo di capire. 
capisco anche che non bisogna considerarli nemici (ci mancherebbe altro). 
ma ti rippongo la questione:
come fai a partlare con chi si nasconde, agisce clandestinamente, e rifiuta sistematicamente il confronto, usando la violenza come unico mezzo di comunicazione? 
come fai a non dare un giudizio politico su cio&#039; che è accaduto? 
1) è stata messa a rischio la vita di persone
2) come sempre è successo in questo paese la destra sfrutta questi fatti per tacitare le manifestazioni.
3) le persone fisicamente piu&#039; deboli (donne con i bambini disabili) vengono automaticamente costrette a non partecipare. 

Insomma non capisco come si possa tradurre concretamente la tua esortazione  di un dialogo nei confronti di questi ragazzi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@sartori<br />
capisco il tuo sforzo di capire.<br />
capisco anche che non bisogna considerarli nemici (ci mancherebbe altro).<br />
ma ti rippongo la questione:<br />
come fai a partlare con chi si nasconde, agisce clandestinamente, e rifiuta sistematicamente il confronto, usando la violenza come unico mezzo di comunicazione?<br />
come fai a non dare un giudizio politico su cio&#8217; che è accaduto?<br />
1) è stata messa a rischio la vita di persone<br />
2) come sempre è successo in questo paese la destra sfrutta questi fatti per tacitare le manifestazioni.<br />
3) le persone fisicamente piu&#8217; deboli (donne con i bambini disabili) vengono automaticamente costrette a non partecipare. </p>
<p>Insomma non capisco come si possa tradurre concretamente la tua esortazione  di un dialogo nei confronti di questi ragazzi</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmelo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/10/20/la-violenza-che-e-in-noi/#comment-158103</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmelo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 18:09:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40402#comment-158103</guid>

					<description><![CDATA[@ng
grazie per mandarmi a quel paese. Devo dire lo hai fatto con garbo citando perfino un filosofo. 
DEvo arguire che tu alla manifestazione non c&#039;eri o se c&#039;eri non hai notato le attrezzature di cui erano dotati  quei ragazzi. 
Le maschere costano 100 euro ca.
Mio figlio che ancora studia ci campa un mese con 100 euro. In genere i soldi li usa per comprare libri o coltivare la sua passione che è la musica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ng<br />
grazie per mandarmi a quel paese. Devo dire lo hai fatto con garbo citando perfino un filosofo.<br />
DEvo arguire che tu alla manifestazione non c&#8217;eri o se c&#8217;eri non hai notato le attrezzature di cui erano dotati  quei ragazzi.<br />
Le maschere costano 100 euro ca.<br />
Mio figlio che ancora studia ci campa un mese con 100 euro. In genere i soldi li usa per comprare libri o coltivare la sua passione che è la musica.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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