<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Prose brevi	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Fri, 02 Dec 2011 19:02:00 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: lorenzo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/#comment-160047</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 19:02:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40837#comment-160047</guid>

					<description><![CDATA[senz&#039;altro simpatica la battuta di inglese. ciò detto non mi sembra di aver espresso qui sopra giudizi di valore o una preferenza tra &quot;fumo&quot; e &quot;arrosto&quot;. soltanto ho cercato di indicare una differenza tra l&#039;autore presentato e gli autori di &quot;prosa in prosa&quot; e di sottolineare come il lavoro di ramonda sembri inscriversi in e dialogare con un insieme più ampio di prose contemporanee di poeti. a tale proposito mi fa piacere la conferma da parte dell&#039;autore. tra l&#039;altro è significativo che tra gli autori di &quot;prosa in prosa&quot; ramonda si senta più vicino a inglese e bortolotti che non ad altri. infine, credo che alcuni autori di &quot;prosa in prosa&quot; siano migliori della propria poetica o della poetica che nella maggior parte dei casi si applica loro. 

lorenzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>senz&#8217;altro simpatica la battuta di inglese. ciò detto non mi sembra di aver espresso qui sopra giudizi di valore o una preferenza tra &#8220;fumo&#8221; e &#8220;arrosto&#8221;. soltanto ho cercato di indicare una differenza tra l&#8217;autore presentato e gli autori di &#8220;prosa in prosa&#8221; e di sottolineare come il lavoro di ramonda sembri inscriversi in e dialogare con un insieme più ampio di prose contemporanee di poeti. a tale proposito mi fa piacere la conferma da parte dell&#8217;autore. tra l&#8217;altro è significativo che tra gli autori di &#8220;prosa in prosa&#8221; ramonda si senta più vicino a inglese e bortolotti che non ad altri. infine, credo che alcuni autori di &#8220;prosa in prosa&#8221; siano migliori della propria poetica o della poetica che nella maggior parte dei casi si applica loro. </p>
<p>lorenzo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Jacopo Ramonda		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/#comment-159894</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Ramonda]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 20:26:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40837#comment-159894</guid>

					<description><![CDATA[Grazie a Giacomo, Maria, Viola e Carmine.

@ Lorenzo
Io sono una di quelle persone che trova da ridire praticamente su tutto, ma la tua analisi mi sembra davvero accurata e pienamente condivisibile. 
Nello stesso tempo, dato che stiamo parlando dei miei testi, ho il diritto/dovere di farti notare che, come tutte le analisi specifiche, essa si concentra su un aspetto per tralasciarne altri, che per me sono altrettanto importanti. 
Lo dico senza intenzioni polemiche. 

Quando ho letto Prosa in prosa, sono rimasto colpito da alcune similitudini tra i miei testi e quelli di  Inglese e Bortolotti. Pur partendo da intenzioni diverse, finiamo secondo me per arrivare a risultati non così dissimili.
Al di là della sperimentazione formale, ogni testo artistico porta con sé un certo mood, crea un&#039;atmosfera che coinvolge (che deve coinvolgere) l&#039;emotività del lettore. Quando leggo un testo voglio essere coinvolto, sia sul piano intellettuale che su quello emotivo.
Al di là della battuta di Andrea (e perfino al di là delle intenzioni di Prosa in prosa) quando leggo Prati e Tecniche di basso livello, il mio interesse viene catturato completamente, sia sul piano intellettuale (attraverso la ricerca formale) che su quello emotivo (attraverso il mood creato dai temi, dal tono, dallo stile e dal lessico dei testi). Questo accade perché Prosa in prosa racchiude testi di valore sia sul piano dei contenuti che su quello formale.
Io sono un lettore, non un letterato: quando leggo testi di avanguardia pura, fondati principalmente sulla ricercatezza formale, il mio interesse viene catturato soltanto parzialmente. Certamente mi danno una soddisfazione a livello cerebrale, ma non “di stomaco”. Ho bisogno di entrambe le cose. 
In questo senso hai pienamente ragione quando scrivi: “in buona sostanza sembra che la “forma” che fa le tue prose parenti delle “prose in prosa” siano una certa uniformità lessicale e di tono. tutti gli altri aspetti (anche quelli formali) sembrano scivolare significativamente nel “contenuto”. questo esempio del tuo lavoro sembra essere il frutto di un inevitabile processo di naturalizzazione delle forme letterarie d’avanguardia.” 

Mi rendo conto che quello che sto facendo è un discorso banale e scontato, ma è anche profondamente vero e mi sembrava doveroso parlarne. 
A questo proposito, mi torna alla mente questo commento di Cortellessa ai testi di Bortolotti:

https://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/

Dal mio punto di vista, C. centra perfettamente il punto in questo passaggio:

“Qualche tempo fa su Absolute Poetry era stata postata una parte dei materiali letti da Bortolotti a Romapoesia. I commenti insistevano sul cut-up della tradizione del moderno, sulla loro algida noncomunicatività ecc. Già allora mi pareva che si fosse fuori strada. Più ancora di quelli, questi nuovi testi mi colpiscono, al contrario, per una loro abbandonata (e abbandonata proprio perché con tanto rigore irreggimentata) inconsolabilità. Per la pacata, quieta e appunto inconsolabile disperazione che esprimono, specie quando usano la prima persona plurale.” 

Fondamentalmente C. sta parlando di empatia, che per me è un requisito fondamentale.
Un testo artistico deve essere in grado di comunicare sia sul piano letterario che su quello emotivo e le similitudini a cui ho fatto riferimento coinvolgono per lo più l&#039;aspetto emotivo.

@ Antonio
Per lo stesso discorso di cui sopra, ti rispondo dicendo che il mio interesse per Burroughs è esclusivamente intellettuale. La sperimentazione formale di B. mi interessa a livello letterario, cerebrale, ma non mi coinvolge emotivamente. Il coinvolgimento emotivo è personale e quindi relativo. Questo vale tanto per B. quanto per me.
Io cerco di scrivere quello che vorrei trovare in un libro, quello che vorrei leggere: mi dispiace che le mie prose brevi non ti abbiano convinto, ma rispetto il tuo punto di vista, pur non condividendolo (“Però, oltre questo, c’è il senso slabbrato dell’anonimato che prova a rinnegarsi dicendo qualcosa però che, oltre la qualità raggiunta dall’espressione, resta anonimo lo stesso”).

@ Andrea
Condivido pienamente e rimando all&#039;articolo di Nadiani su L&#039;Ulisse n. 13, che può essere scaricato da qui:

http://www.lietocolle.info/it/l_ulisse_n_13_dopo_la_prosa_poesia_e_prosa_nelle_scritture_contemporanee.html

L&#039;articolo rivendica l&#039;importanza delle forme letterarie brevi, che vengono ingiustamente considerate borderline dall&#039;editoria, cronicamente concentrata sul romanzo e sul racconto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a Giacomo, Maria, Viola e Carmine.</p>
<p>@ Lorenzo<br />
Io sono una di quelle persone che trova da ridire praticamente su tutto, ma la tua analisi mi sembra davvero accurata e pienamente condivisibile.<br />
Nello stesso tempo, dato che stiamo parlando dei miei testi, ho il diritto/dovere di farti notare che, come tutte le analisi specifiche, essa si concentra su un aspetto per tralasciarne altri, che per me sono altrettanto importanti.<br />
Lo dico senza intenzioni polemiche. </p>
<p>Quando ho letto Prosa in prosa, sono rimasto colpito da alcune similitudini tra i miei testi e quelli di  Inglese e Bortolotti. Pur partendo da intenzioni diverse, finiamo secondo me per arrivare a risultati non così dissimili.<br />
Al di là della sperimentazione formale, ogni testo artistico porta con sé un certo mood, crea un&#8217;atmosfera che coinvolge (che deve coinvolgere) l&#8217;emotività del lettore. Quando leggo un testo voglio essere coinvolto, sia sul piano intellettuale che su quello emotivo.<br />
Al di là della battuta di Andrea (e perfino al di là delle intenzioni di Prosa in prosa) quando leggo Prati e Tecniche di basso livello, il mio interesse viene catturato completamente, sia sul piano intellettuale (attraverso la ricerca formale) che su quello emotivo (attraverso il mood creato dai temi, dal tono, dallo stile e dal lessico dei testi). Questo accade perché Prosa in prosa racchiude testi di valore sia sul piano dei contenuti che su quello formale.<br />
Io sono un lettore, non un letterato: quando leggo testi di avanguardia pura, fondati principalmente sulla ricercatezza formale, il mio interesse viene catturato soltanto parzialmente. Certamente mi danno una soddisfazione a livello cerebrale, ma non “di stomaco”. Ho bisogno di entrambe le cose.<br />
In questo senso hai pienamente ragione quando scrivi: “in buona sostanza sembra che la “forma” che fa le tue prose parenti delle “prose in prosa” siano una certa uniformità lessicale e di tono. tutti gli altri aspetti (anche quelli formali) sembrano scivolare significativamente nel “contenuto”. questo esempio del tuo lavoro sembra essere il frutto di un inevitabile processo di naturalizzazione delle forme letterarie d’avanguardia.” </p>
<p>Mi rendo conto che quello che sto facendo è un discorso banale e scontato, ma è anche profondamente vero e mi sembrava doveroso parlarne.<br />
A questo proposito, mi torna alla mente questo commento di Cortellessa ai testi di Bortolotti:</p>
<p><a href="https://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2007/09/29/da-tecniche-di-basso-livello/</a></p>
<p>Dal mio punto di vista, C. centra perfettamente il punto in questo passaggio:</p>
<p>“Qualche tempo fa su Absolute Poetry era stata postata una parte dei materiali letti da Bortolotti a Romapoesia. I commenti insistevano sul cut-up della tradizione del moderno, sulla loro algida noncomunicatività ecc. Già allora mi pareva che si fosse fuori strada. Più ancora di quelli, questi nuovi testi mi colpiscono, al contrario, per una loro abbandonata (e abbandonata proprio perché con tanto rigore irreggimentata) inconsolabilità. Per la pacata, quieta e appunto inconsolabile disperazione che esprimono, specie quando usano la prima persona plurale.” </p>
<p>Fondamentalmente C. sta parlando di empatia, che per me è un requisito fondamentale.<br />
Un testo artistico deve essere in grado di comunicare sia sul piano letterario che su quello emotivo e le similitudini a cui ho fatto riferimento coinvolgono per lo più l&#8217;aspetto emotivo.</p>
<p>@ Antonio<br />
Per lo stesso discorso di cui sopra, ti rispondo dicendo che il mio interesse per Burroughs è esclusivamente intellettuale. La sperimentazione formale di B. mi interessa a livello letterario, cerebrale, ma non mi coinvolge emotivamente. Il coinvolgimento emotivo è personale e quindi relativo. Questo vale tanto per B. quanto per me.<br />
Io cerco di scrivere quello che vorrei trovare in un libro, quello che vorrei leggere: mi dispiace che le mie prose brevi non ti abbiano convinto, ma rispetto il tuo punto di vista, pur non condividendolo (“Però, oltre questo, c’è il senso slabbrato dell’anonimato che prova a rinnegarsi dicendo qualcosa però che, oltre la qualità raggiunta dall’espressione, resta anonimo lo stesso”).</p>
<p>@ Andrea<br />
Condivido pienamente e rimando all&#8217;articolo di Nadiani su L&#8217;Ulisse n. 13, che può essere scaricato da qui:</p>
<p><a href="http://www.lietocolle.info/it/l_ulisse_n_13_dopo_la_prosa_poesia_e_prosa_nelle_scritture_contemporanee.html" rel="nofollow ugc">http://www.lietocolle.info/it/l_ulisse_n_13_dopo_la_prosa_poesia_e_prosa_nelle_scritture_contemporanee.html</a></p>
<p>L&#8217;articolo rivendica l&#8217;importanza delle forme letterarie brevi, che vengono ingiustamente considerate borderline dall&#8217;editoria, cronicamente concentrata sul romanzo e sul racconto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: carmine vitale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/#comment-159830</link>

		<dc:creator><![CDATA[carmine vitale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 21:32:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40837#comment-159830</guid>

					<description><![CDATA[io di tutte ste cose tagli tecnich e cu etc non ci capisco molto
mi piacciono molto
e ne scrivevo da tempo senza saperlo
c.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>io di tutte ste cose tagli tecnich e cu etc non ci capisco molto<br />
mi piacciono molto<br />
e ne scrivevo da tempo senza saperlo<br />
c.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/#comment-159829</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 21:10:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40837#comment-159829</guid>

					<description><![CDATA[a jacopo
ti è andata bene, che sei &quot;proso-in-proso&quot;, ma di striscio, e con il &quot;contenuto&quot; (arrosto)
noi invece si è prosi-in-prosi in pieno e tutto &quot;forma&quot; (fumo) :)

battute a parte, quello che mi sembra importante è portare attenzione su un territorio poco frequentato da editoria e critica: le forme brevi, che si articolano attraverso una gamma che può essere oggi molto ampia: dalla novella alle forme di prosa letterale o della letteralità - vedi alcuni autori di &quot;Prosa in prosa&quot; - passando per opzioni che si distanziano più o meno dall&#039;impianto narrativo del racconto breve.

Se n&#039;è parlato un po&#039; anche &lt;a href=&quot;http://www.comune.sanlazzaro.bo.it/comunicazione/comunicati-stampa/ricercabo-2011-fino-a-domenica-20-novembre-laboratorio-di-nuove-scritture-in-mediateca&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;qua&lt;/a&gt;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>a jacopo<br />
ti è andata bene, che sei &#8220;proso-in-proso&#8221;, ma di striscio, e con il &#8220;contenuto&#8221; (arrosto)<br />
noi invece si è prosi-in-prosi in pieno e tutto &#8220;forma&#8221; (fumo) :)</p>
<p>battute a parte, quello che mi sembra importante è portare attenzione su un territorio poco frequentato da editoria e critica: le forme brevi, che si articolano attraverso una gamma che può essere oggi molto ampia: dalla novella alle forme di prosa letterale o della letteralità &#8211; vedi alcuni autori di &#8220;Prosa in prosa&#8221; &#8211; passando per opzioni che si distanziano più o meno dall&#8217;impianto narrativo del racconto breve.</p>
<p>Se n&#8217;è parlato un po&#8217; anche <a href="http://www.comune.sanlazzaro.bo.it/comunicazione/comunicati-stampa/ricercabo-2011-fino-a-domenica-20-novembre-laboratorio-di-nuove-scritture-in-mediateca" rel="nofollow">qua</a>.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Antonio Coda		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/#comment-159815</link>

		<dc:creator><![CDATA[Antonio Coda]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 16:28:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40837#comment-159815</guid>

					<description><![CDATA[Mi piace lo stile, mi piace l&#039;intuizione alla base ( qualsiasi cosa avvenga nella mia testa - qualsiasi cosa avvenga nella testa di chiunque - è un inedito che esige di vagire lettere nero su bianco), e mi piace anche il lavoro che c&#039;è sopra e che trasforma eventi insignificanti in significati tramite l&#039;operazione della riflessione ovvero del pensiero che tocca le cose e le sposta.

Però, oltre questo, c&#039;è il senso slabbrato dell&#039;anonimato che prova a rinnegarsi dicendo qualcosa però che, oltre la qualità raggiunta dall&#039;espressione, resta anonimo lo stesso.

Se si vuole far a meno dell&#039;ordine pretenzioso di una logica narrativa ferrea, si deve comunque restare all&#039;interno di una atmosfera emotiva che tenga-assieme gli scleri, le visioni, le impressioni (metti Burroughs, appunto). Meglio, non è che si-deve e se non lo si fa pazienza, ma se si vuole raggiungere un risultato estetico distaccato andare oltre il proprio dettato diaristico: noblesse oblige; e per nobiltà intendo l&#039;unica che valga qualcosa: quella di spirito, critico però.

Qui c&#039;è troppo io-qui e io-qui e la scrittura, in questo tentativo di disordine fabulistico, comunque non si allontana più di cinque metri dal cortile di casa: lo sforzo di chi scrive non riusce a gettare le parole oltre il recinto.

Un saluto incuriosito!
 Antonio Coda]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi piace lo stile, mi piace l&#8217;intuizione alla base ( qualsiasi cosa avvenga nella mia testa &#8211; qualsiasi cosa avvenga nella testa di chiunque &#8211; è un inedito che esige di vagire lettere nero su bianco), e mi piace anche il lavoro che c&#8217;è sopra e che trasforma eventi insignificanti in significati tramite l&#8217;operazione della riflessione ovvero del pensiero che tocca le cose e le sposta.</p>
<p>Però, oltre questo, c&#8217;è il senso slabbrato dell&#8217;anonimato che prova a rinnegarsi dicendo qualcosa però che, oltre la qualità raggiunta dall&#8217;espressione, resta anonimo lo stesso.</p>
<p>Se si vuole far a meno dell&#8217;ordine pretenzioso di una logica narrativa ferrea, si deve comunque restare all&#8217;interno di una atmosfera emotiva che tenga-assieme gli scleri, le visioni, le impressioni (metti Burroughs, appunto). Meglio, non è che si-deve e se non lo si fa pazienza, ma se si vuole raggiungere un risultato estetico distaccato andare oltre il proprio dettato diaristico: noblesse oblige; e per nobiltà intendo l&#8217;unica che valga qualcosa: quella di spirito, critico però.</p>
<p>Qui c&#8217;è troppo io-qui e io-qui e la scrittura, in questo tentativo di disordine fabulistico, comunque non si allontana più di cinque metri dal cortile di casa: lo sforzo di chi scrive non riusce a gettare le parole oltre il recinto.</p>
<p>Un saluto incuriosito!<br />
 Antonio Coda</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: viola		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/#comment-159812</link>

		<dc:creator><![CDATA[viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 15:26:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40837#comment-159812</guid>

					<description><![CDATA[Sangue e inchiostro. Bene.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sangue e inchiostro. Bene.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maria		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/#comment-159810</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 14:54:20 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40837#comment-159810</guid>

					<description><![CDATA[belli, comunque, esperimenti interessanti e intensi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>belli, comunque, esperimenti interessanti e intensi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/#comment-159809</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 14:34:25 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40837#comment-159809</guid>

					<description><![CDATA[ciao, grazie per l&#039;interessante risposta. scrivendo &quot;non sono certamente ascrivibili alla linea esemplificata in prosa in prosa&quot;, intendevo dire &quot;non sono esclusivamente ascrivibili alla linea esemplificata in prosa in prosa&quot;, mi dispiace per l&#039;errore. ovviamente possono essere avvicinate a esempi di quella linea, per certi aspetti. tu dici per la &quot;forma&quot; e non per il &quot;contenuto&quot;. credo di capire cosa intendi, e la tua risposta illumina in modo chiaro un lato del problema. il &quot;senso&quot; (se non il &quot;contenuto&quot;) delle prose di &quot;prosa in prosa&quot; è fortemente dipendente dalle scelte formali degli autori, e ad esse inscindibilmente vincolato. l&#039;operazione là è eminentemente sulla forma, e l&#039;intenzione là è eminentemente quella di (di)mostrare una tesi sulla forma (e sui suoi limiti). risulta quindi insieme chiaro e insensato dire che le tue prose sono prossime a quelle degli autori di prosa in prosa nella forma ma non nel contenuto. le tue prose sono frammentarie ma non opache nel referente. la non storia è - forse tuo malgrado? - sostituita da un contenuto logico (non linguistico, non metalogico). in esse tu svolgi delle argomentazioni. dai dei giudizi sul mondo. non (di)mostri un giudizio sul linguaggio attraverso l&#039;esibizione di una forma (non referenziale) del linguaggio (come accade per lo più in &quot;prosa in prosa&quot;). in buona sostanza sembra che la &quot;forma&quot; che fa le tue prose parenti delle &quot;prose in prosa&quot; siano una certa uniformità lessicale e di tono. tutti gli altri aspetti (anche quelli formali) sembrano scivolare significativamente nel &quot;contenuto&quot;. questo esempio del tuo lavoro sembra essere il frutto di un inevitabile processo di naturalizzazione delle forme letterarie d&#039;avanguardia. è esemplare il modo in cui tu giustifichi l&#039;uso del termine &quot;cut up&quot;, descrivendo il processo di scrittura. è già significativo che il richiamo sia a burroughs, con tutto il portato &quot;vitalistico&quot; o &quot;esistenzialistico&quot; che ciò comporta, e non ad avanguardie più formalistiche europee. mi colpisce poi molto il fatto che il processo che tu descrivi possa essere descritto, con minime variazioni d&#039;enfasi nel resoconto, come una istanza del &quot;naturale&quot; processo di composizione letteraria e di creazione artistica, i.e., di quel processo che ci porta a trascegliere (e qui il fatto di descrivere il processo come frutto di &quot;libere associazioni&quot; o di associazioni coatte ovviamente begs the question del problema filosofico) da un insieme (materia) di dati (percettivi, culturali, linguistici, etc.: &quot;accostando frasi estrapolate da contesti diversi, da testi e annotazioni che avevo scritto in precedenza&quot;) una data struttura (forma), che componiamo formando un tutto significante, lavorando il tutto, come tu scrivi, &quot;tentando di rendere i “punti di sutura” quasi invisibili&quot;. resta un dato importante del tuo resoconto, che è probabilmente quello che fa la differenza: quando dici che &quot;invece di scrivere per raccontare, mi sono fatto narrare la (non) storia&quot;. è questa intenzione che fa la differenza. ma ancora questa tensione alla non-narrazione è cosa che accomuna il tuo lavoro a una parte della produzione poetica contemporanea assai più ampia di quella esemplificata in &quot;prosa in prosa&quot;. quindi i conti sembrano tornare. 

lorenzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao, grazie per l&#8217;interessante risposta. scrivendo &#8220;non sono certamente ascrivibili alla linea esemplificata in prosa in prosa&#8221;, intendevo dire &#8220;non sono esclusivamente ascrivibili alla linea esemplificata in prosa in prosa&#8221;, mi dispiace per l&#8217;errore. ovviamente possono essere avvicinate a esempi di quella linea, per certi aspetti. tu dici per la &#8220;forma&#8221; e non per il &#8220;contenuto&#8221;. credo di capire cosa intendi, e la tua risposta illumina in modo chiaro un lato del problema. il &#8220;senso&#8221; (se non il &#8220;contenuto&#8221;) delle prose di &#8220;prosa in prosa&#8221; è fortemente dipendente dalle scelte formali degli autori, e ad esse inscindibilmente vincolato. l&#8217;operazione là è eminentemente sulla forma, e l&#8217;intenzione là è eminentemente quella di (di)mostrare una tesi sulla forma (e sui suoi limiti). risulta quindi insieme chiaro e insensato dire che le tue prose sono prossime a quelle degli autori di prosa in prosa nella forma ma non nel contenuto. le tue prose sono frammentarie ma non opache nel referente. la non storia è &#8211; forse tuo malgrado? &#8211; sostituita da un contenuto logico (non linguistico, non metalogico). in esse tu svolgi delle argomentazioni. dai dei giudizi sul mondo. non (di)mostri un giudizio sul linguaggio attraverso l&#8217;esibizione di una forma (non referenziale) del linguaggio (come accade per lo più in &#8220;prosa in prosa&#8221;). in buona sostanza sembra che la &#8220;forma&#8221; che fa le tue prose parenti delle &#8220;prose in prosa&#8221; siano una certa uniformità lessicale e di tono. tutti gli altri aspetti (anche quelli formali) sembrano scivolare significativamente nel &#8220;contenuto&#8221;. questo esempio del tuo lavoro sembra essere il frutto di un inevitabile processo di naturalizzazione delle forme letterarie d&#8217;avanguardia. è esemplare il modo in cui tu giustifichi l&#8217;uso del termine &#8220;cut up&#8221;, descrivendo il processo di scrittura. è già significativo che il richiamo sia a burroughs, con tutto il portato &#8220;vitalistico&#8221; o &#8220;esistenzialistico&#8221; che ciò comporta, e non ad avanguardie più formalistiche europee. mi colpisce poi molto il fatto che il processo che tu descrivi possa essere descritto, con minime variazioni d&#8217;enfasi nel resoconto, come una istanza del &#8220;naturale&#8221; processo di composizione letteraria e di creazione artistica, i.e., di quel processo che ci porta a trascegliere (e qui il fatto di descrivere il processo come frutto di &#8220;libere associazioni&#8221; o di associazioni coatte ovviamente begs the question del problema filosofico) da un insieme (materia) di dati (percettivi, culturali, linguistici, etc.: &#8220;accostando frasi estrapolate da contesti diversi, da testi e annotazioni che avevo scritto in precedenza&#8221;) una data struttura (forma), che componiamo formando un tutto significante, lavorando il tutto, come tu scrivi, &#8220;tentando di rendere i “punti di sutura” quasi invisibili&#8221;. resta un dato importante del tuo resoconto, che è probabilmente quello che fa la differenza: quando dici che &#8220;invece di scrivere per raccontare, mi sono fatto narrare la (non) storia&#8221;. è questa intenzione che fa la differenza. ma ancora questa tensione alla non-narrazione è cosa che accomuna il tuo lavoro a una parte della produzione poetica contemporanea assai più ampia di quella esemplificata in &#8220;prosa in prosa&#8221;. quindi i conti sembrano tornare. </p>
<p>lorenzo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giacomo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/#comment-159808</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giacomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 13:36:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40837#comment-159808</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Noi cadevamo a pezzi, precipitavamo con distacco come la neve, eravamo una bomba in fondo al mare e i pesci morti che vengono a galla senza far rumore.&quot;


immagina che ti stringa, sorridente, la mano

G.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Noi cadevamo a pezzi, precipitavamo con distacco come la neve, eravamo una bomba in fondo al mare e i pesci morti che vengono a galla senza far rumore.&#8221;</p>
<p>immagina che ti stringa, sorridente, la mano</p>
<p>G.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Jacopo Ramonda		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/11/28/prose-brevi/#comment-159807</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Ramonda]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 13:00:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40837#comment-159807</guid>

					<description><![CDATA[Ti ringrazio per il commento.

Io credo che queste mie prose brevi siano almeno in parte riconducibili a Prosa in prosa, per lo meno sul piano della forma, mentre ritengo che le differenze più evidenti siano soprattutto riscontrabili sul piano dei contenuti.
La ricerca di parallelismi e punti di contatto può comunque portare a risultati molto differenti, a seconda dei punti di vista e di quanto si vuole scendere nel dettaglio.  
Se non ricordo male, Giovannetti, parlando dei Prati di Andrea nelle prefazione a Prosa in prosa, ha addirittura fatto riferimento ai Sillabari di Parise.
Sicuramente i testi di Inglese e Bortolotti hanno avuto un’influenza su di me.
Rileggendo la primissima risposta di questa bella intervista, potrai notare come alcune delle “definizioni” di Inglese, Bortolotti e Broggi si adattino (in parte) anche ai miei testi:

http://www.pordenonelegge.it/COMMON
/news.php?session=0S3024381423QGIMG8580N&#038;syslng=ita&#038;sysmen=2&#038;sysind=11&#038;syssub=0&#038;sysfnt=&#038;syslay=109&#038;sysart=526&#038;defextra=0

In generale non amo le etichette e ho scelto la definizione di prose brevi proprio perché mi sembrava essere la più ampia, la meno limitante e la più corretta.

La scelta del termine cut up è motivata dal fatto che, nella scrittura di questi testi, ho utilizzato una versione personale (profondamente rivisitata) della tecnica di Burroughs.
Definirei il mio un cut up &quot;mediato&quot; dato che è un processo molto meno anarchico e istintivo di quello di B.
In sostanza ho sviluppato la prima versione grezza di ogni prosa accostando frasi estrapolate da contesti diversi, da testi e annotazioni che avevo scritto in precedenza. 
Queste libere associazioni mi hanno fornito le idee base di ogni prosa: invece di scrivere per raccontare, mi sono fatto narrare la (non) storia che sta alla base di ogni testo dall’accostamento caotico di appunti e annotazioni diaristiche che raccolgo ormai da anni. 
Successivamente ho lavorato sui testi-scheletro tentando di rendere i “punti di sutura” quasi invisibili, facendo in modo che le frasi importate interagissero tra loro, fino ad ottenere prose compiute, per quanto volutamente frammentarie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ringrazio per il commento.</p>
<p>Io credo che queste mie prose brevi siano almeno in parte riconducibili a Prosa in prosa, per lo meno sul piano della forma, mentre ritengo che le differenze più evidenti siano soprattutto riscontrabili sul piano dei contenuti.<br />
La ricerca di parallelismi e punti di contatto può comunque portare a risultati molto differenti, a seconda dei punti di vista e di quanto si vuole scendere nel dettaglio.<br />
Se non ricordo male, Giovannetti, parlando dei Prati di Andrea nelle prefazione a Prosa in prosa, ha addirittura fatto riferimento ai Sillabari di Parise.<br />
Sicuramente i testi di Inglese e Bortolotti hanno avuto un’influenza su di me.<br />
Rileggendo la primissima risposta di questa bella intervista, potrai notare come alcune delle “definizioni” di Inglese, Bortolotti e Broggi si adattino (in parte) anche ai miei testi:</p>
<p><a href="http://www.pordenonelegge.it/COMMON" rel="nofollow ugc">http://www.pordenonelegge.it/COMMON</a><br />
/news.php?session=0S3024381423QGIMG8580N&amp;syslng=ita&amp;sysmen=2&amp;sysind=11&amp;syssub=0&amp;sysfnt=&amp;syslay=109&amp;sysart=526&amp;defextra=0</p>
<p>In generale non amo le etichette e ho scelto la definizione di prose brevi proprio perché mi sembrava essere la più ampia, la meno limitante e la più corretta.</p>
<p>La scelta del termine cut up è motivata dal fatto che, nella scrittura di questi testi, ho utilizzato una versione personale (profondamente rivisitata) della tecnica di Burroughs.<br />
Definirei il mio un cut up &#8220;mediato&#8221; dato che è un processo molto meno anarchico e istintivo di quello di B.<br />
In sostanza ho sviluppato la prima versione grezza di ogni prosa accostando frasi estrapolate da contesti diversi, da testi e annotazioni che avevo scritto in precedenza.<br />
Queste libere associazioni mi hanno fornito le idee base di ogni prosa: invece di scrivere per raccontare, mi sono fatto narrare la (non) storia che sta alla base di ogni testo dall’accostamento caotico di appunti e annotazioni diaristiche che raccolgo ormai da anni.<br />
Successivamente ho lavorato sui testi-scheletro tentando di rendere i “punti di sutura” quasi invisibili, facendo in modo che le frasi importate interagissero tra loro, fino ad ottenere prose compiute, per quanto volutamente frammentarie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-06-19 17:03:31 by W3 Total Cache
-->