<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: L’insostenibile leggerezza dell’essere registi come Paolo Sorrentino	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sun, 11 Dec 2011 20:01:18 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: domenico		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/#comment-160429</link>

		<dc:creator><![CDATA[domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 20:01:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40967#comment-160429</guid>

					<description><![CDATA[...mi scuso ma ho saltato uno &quot;spera&quot;. &quot;... una propria originalità,una propria autorialità,spera di trovare una forma, altra, diversa, unica e irriducibile...&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;mi scuso ma ho saltato uno &#8220;spera&#8221;. &#8220;&#8230; una propria originalità,una propria autorialità,spera di trovare una forma, altra, diversa, unica e irriducibile&#8230;&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: domenico		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/#comment-160428</link>

		<dc:creator><![CDATA[domenico]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 19:54:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40967#comment-160428</guid>

					<description><![CDATA[Federico Gneck ha scritto che la critica di Pontecorvo a Benigni era &quot;una critica generica al film come operazione complessiva&quot; mentre la critica di Zucco( e la conseguente discussione che qui ha aperto)ruota all&#039;ultima scena del vecchio criminale nazista punito, nudo, sulla neve e alla &quot;riproduzione dell’iconografia del supplizio nazista, una riproduzione astratta e fuori contesto, una riproduzione che presuppone un punto di vista e uno sguardo in tutto e per tutto nazista&quot; come ha scritto lo stesso Zucco. Mi sembra che il discorso che è venuto fuori dai post che si sono via via susseguiti si sia tutto avvitato intorno a questa scena, alle molteplici interpretazioni che suscita, agli interrogativi che pone,ai dubbi che insinua. Credo che così facendo però si è rimasti incastrati in una prospettiva parziale  e fuorviante, che non riesce a cogliere il punto fondamentale:il film non convince, delude, parte male e finisce peggio; nella prima parte il protagonista, i protagonisti, sembrano &quot;girare&quot; a vanvera in una Dublino di nessuno interesse;nella seconda parte, come ha evidenziato Zucco, si alternano i soliti clichè per raccontare un uomo che ricerca, sulla strada, la vendetta, il padre, se stesso, un parrucchiere?;si inesta in questa storia, incerta, una vicenda legata alla Shoa senza riuscere a capire bene come possa la Shoa essere &quot;funzionale&quot; alla storia che si sta raccontando. Un&#039;artista certo volge i propri sforzi nella ricerca di una propria originalità, una propria autorialità, di trovare una forma, altra, diversa, unica e irriducibile di raccontare:c&#039;è chi ci riesce bene e raggiunge risultati esaltanti, chi crede di averlo fatto, chi fallisce. Accanto a questo discorso, come dire, di forma s&#039;aggiunge la sostanza:l&#039;importanza di quello che viene raccontato, la capacità di riuscire a dire qualcosa di importante, significatico rispetto al mondo, la vita, la realtà. Sorrentino in passato penso sia risucito a fare l&#039;uno e l&#039;altro(banalizzo un pò:è stato appunto di forma e di sostanza) in questo film no, ha steccato clamorosamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Federico Gneck ha scritto che la critica di Pontecorvo a Benigni era &#8220;una critica generica al film come operazione complessiva&#8221; mentre la critica di Zucco( e la conseguente discussione che qui ha aperto)ruota all&#8217;ultima scena del vecchio criminale nazista punito, nudo, sulla neve e alla &#8220;riproduzione dell’iconografia del supplizio nazista, una riproduzione astratta e fuori contesto, una riproduzione che presuppone un punto di vista e uno sguardo in tutto e per tutto nazista&#8221; come ha scritto lo stesso Zucco. Mi sembra che il discorso che è venuto fuori dai post che si sono via via susseguiti si sia tutto avvitato intorno a questa scena, alle molteplici interpretazioni che suscita, agli interrogativi che pone,ai dubbi che insinua. Credo che così facendo però si è rimasti incastrati in una prospettiva parziale  e fuorviante, che non riesce a cogliere il punto fondamentale:il film non convince, delude, parte male e finisce peggio; nella prima parte il protagonista, i protagonisti, sembrano &#8220;girare&#8221; a vanvera in una Dublino di nessuno interesse;nella seconda parte, come ha evidenziato Zucco, si alternano i soliti clichè per raccontare un uomo che ricerca, sulla strada, la vendetta, il padre, se stesso, un parrucchiere?;si inesta in questa storia, incerta, una vicenda legata alla Shoa senza riuscere a capire bene come possa la Shoa essere &#8220;funzionale&#8221; alla storia che si sta raccontando. Un&#8217;artista certo volge i propri sforzi nella ricerca di una propria originalità, una propria autorialità, di trovare una forma, altra, diversa, unica e irriducibile di raccontare:c&#8217;è chi ci riesce bene e raggiunge risultati esaltanti, chi crede di averlo fatto, chi fallisce. Accanto a questo discorso, come dire, di forma s&#8217;aggiunge la sostanza:l&#8217;importanza di quello che viene raccontato, la capacità di riuscire a dire qualcosa di importante, significatico rispetto al mondo, la vita, la realtà. Sorrentino in passato penso sia risucito a fare l&#8217;uno e l&#8217;altro(banalizzo un pò:è stato appunto di forma e di sostanza) in questo film no, ha steccato clamorosamente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Federico Gnech		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/#comment-160399</link>

		<dc:creator><![CDATA[Federico Gnech]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 21:53:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40967#comment-160399</guid>

					<description><![CDATA[@Giuseppe Zucco

Ma lo sai che non mi hai convinto? Questa dello &quot;sguardo in tutto e per tutto nazista&quot; è notevole, comunque, sarei curioso di conoscere la reazione di Sorrentino. Ti rivelo un segreto: a volte ammettendo di aver detto o scritto una fesseria non si fa brutta figura, anzi.

Solo un paio di correzioni: ricordavo male, non fu Godard a scrivere della carrellata (su Emmanuelle Riva morente, non sulla Strasberg) , ma Jacques Rivette. Daney scrisse poi della stessa scena, a partire dall&#039;articolo di Rivette, una trentina di anni dopo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Giuseppe Zucco</p>
<p>Ma lo sai che non mi hai convinto? Questa dello &#8220;sguardo in tutto e per tutto nazista&#8221; è notevole, comunque, sarei curioso di conoscere la reazione di Sorrentino. Ti rivelo un segreto: a volte ammettendo di aver detto o scritto una fesseria non si fa brutta figura, anzi.</p>
<p>Solo un paio di correzioni: ricordavo male, non fu Godard a scrivere della carrellata (su Emmanuelle Riva morente, non sulla Strasberg) , ma Jacques Rivette. Daney scrisse poi della stessa scena, a partire dall&#8217;articolo di Rivette, una trentina di anni dopo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/#comment-160397</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 20:01:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40967#comment-160397</guid>

					<description><![CDATA[@ federico gnech

purtroppo non ho ritrattato un bel niente: i commenti successivi alla recensione sono in tutto e per tutto dei &quot;plug in&quot;: aggiungono qualcosa in più al testo, lo ampliano ma non lo contraddicono.

e se proprio vogliamo dirla tutta, il famigerato carrello che serge daney stigmatizzava in &quot;kapo&#039;&quot;, è ben poca cosa rispetto a quanto ha fatto sorrentino: in &quot;kapo&#039;&quot; c&#039;era l&#039;estetizzazione - nel senso di &quot;messa in bella forma&quot; - della morte in un campo di sterminio, in &quot;this must be the place&quot; c&#039;è la riproduzione dell&#039;iconografia del supplizio nazista, una riproduzione astratta e fuori contesto, una riproduzione che presuppone un punto di vista e uno sguardo in tutto e per tutto nazista. lì c&#039;era un carrello, qua c&#039;è proprio tutta una scena. per di più qui c&#039;è la riproposizione delle foto reali, foto da cui il protagonista trae le istruzioni sul modo di infierire sul corpo e sullo spirito della vittima.

@ arduino

io non ho mai detto che la vendetta è una &quot;categoria etica nazista&quot; (che poi è una formula che proprio non capisco): ho detto più semplicemente che la vendetta è il procedimento logico e narrativo attraverso cui il punto di vista del protagonista e il punto di vista dello spettatore coincidono, coincidenza che fa sì che entrambi guardino e pensino e comprendano il mondo da perfetti nazisti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ federico gnech</p>
<p>purtroppo non ho ritrattato un bel niente: i commenti successivi alla recensione sono in tutto e per tutto dei &#8220;plug in&#8221;: aggiungono qualcosa in più al testo, lo ampliano ma non lo contraddicono.</p>
<p>e se proprio vogliamo dirla tutta, il famigerato carrello che serge daney stigmatizzava in &#8220;kapo&#8217;&#8221;, è ben poca cosa rispetto a quanto ha fatto sorrentino: in &#8220;kapo&#8217;&#8221; c&#8217;era l&#8217;estetizzazione &#8211; nel senso di &#8220;messa in bella forma&#8221; &#8211; della morte in un campo di sterminio, in &#8220;this must be the place&#8221; c&#8217;è la riproduzione dell&#8217;iconografia del supplizio nazista, una riproduzione astratta e fuori contesto, una riproduzione che presuppone un punto di vista e uno sguardo in tutto e per tutto nazista. lì c&#8217;era un carrello, qua c&#8217;è proprio tutta una scena. per di più qui c&#8217;è la riproposizione delle foto reali, foto da cui il protagonista trae le istruzioni sul modo di infierire sul corpo e sullo spirito della vittima.</p>
<p>@ arduino</p>
<p>io non ho mai detto che la vendetta è una &#8220;categoria etica nazista&#8221; (che poi è una formula che proprio non capisco): ho detto più semplicemente che la vendetta è il procedimento logico e narrativo attraverso cui il punto di vista del protagonista e il punto di vista dello spettatore coincidono, coincidenza che fa sì che entrambi guardino e pensino e comprendano il mondo da perfetti nazisti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: arduino		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/#comment-160383</link>

		<dc:creator><![CDATA[arduino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 14:48:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40967#comment-160383</guid>

					<description><![CDATA[Talvolta mi piace leggere gli interventi su N.I. dopo che su di essi si sono stratificati diversi commenti, per cui arrivo spesso a dire la mia in ritardo, magari a partita chiusa. Mi limito a osservare che la vendetta, anche su di un nazista, non è necessariamente una categoria etica nazista, altrimenti guarderei con occhi sospetti Achille che si vendica su Ettore o le morti di Macbeth, Riccardo III e Jago. E alla fin fine son d&#039;accordo con Federico Gnech che dimostra che la vendetta nel film di Sorrentino non c&#039;è.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Talvolta mi piace leggere gli interventi su N.I. dopo che su di essi si sono stratificati diversi commenti, per cui arrivo spesso a dire la mia in ritardo, magari a partita chiusa. Mi limito a osservare che la vendetta, anche su di un nazista, non è necessariamente una categoria etica nazista, altrimenti guarderei con occhi sospetti Achille che si vendica su Ettore o le morti di Macbeth, Riccardo III e Jago. E alla fin fine son d&#8217;accordo con Federico Gnech che dimostra che la vendetta nel film di Sorrentino non c&#8217;è.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Federico Gnech		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/#comment-160379</link>

		<dc:creator><![CDATA[Federico Gnech]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 13:06:49 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40967#comment-160379</guid>

					<description><![CDATA[Ora è un po&#039; difficile rispondere puntualmente alla tua (recensione, invettiva, quel che è) anche perché dopo due o tre ritrattazioni si è persa traccia di quello che volevi scrivere. Prendo per buono il tuo ultimo intervento, del quale condivido soltanto quella che mi pare una volontà di superare certa retorica postmodernista e rimettere un po&#039; di etica nella critica, per così dire. Bene, il film di Sorrentino - cui tu attribuisci un contenuto pedagogico ed estetico &#039;nazista - è un coagulo a tratti persino troppo intenso di etica manifesta, dichiarata. Su questo proprio non si può discutere.
E&#039; vero che la Shoah è in fondo un pretesto e che il film è un&#039;altra variazione sul tema del road movie, della &quot;bildungreise&quot; wendersiana: Cheyenne è uno rimasto bambino , pieno di paure e fragilità. Alla fine della storia avrà superato la prova e sarà cresciuto, si sarà tagliato i capelli, eccetera. Ma quella che tu definisci &#039;leggerezza&#039; nell&#039;affrontare una ferita così grande è semplicemente la consapevolezza di una distanza e di una rimozione che erano e sono comuni.
Qualcuno ha citato Pontecorvo e le sue critiche a &quot;La Vita è bella&quot;. Era quella una ritica generica al film come operazione complessiva, agli antipodi del miratissimo pistolotto subito dallo stesso Pontecorvo ad opera di Godard per &#039;Kapò&#039;. Godard demoliva l&#039;intero film per la carrellata sulla Strasberg morente, aggiungendo che Pontecorvo meritava per quella carrellata il più profondo disprezzo. Quella era una critica &#039;filmica&#039; in senso stretto, per la quale nel testo ci sono pure, assai significanti, i movimenti di macchina. Non mi sembra dello stesso segno la critica alla scena &#039;incriminata&#039; di TMBTP, quella del vecchio nazista nudo sulla neve. Perché in fondo il problema sembra stare tutto lì, in quello che per molti è un colpo basso. Sarò onesto, io (che mi ritengo persona piuttosto impressionabile) quella non l&#039;ho trovata così disturbante, non ha affatto cancellato il resto del film come scrive Pecoraro. Perché è infatti il resto del film a dare un senso etico alla scena in questione. 
Non è nemmeno lontanamente pensabile una sorta di assunzione del protagonista (uno schlemiel inoffensivo) - e quindi dello spettatore - della ferocia dei carnefici. Il nazismo era odio per la &quot;razza&quot;, cioè per le generazioni: Cheyenne forse manifesta quel tipo di odio quando incontra tre generazioni della famiglia Lange? E dov&#039;è la ferocia se uno si procura un&#039;arma per uccidere e alla fine rinuncia? L&#039;umiliazione di Alois Lange vuole vendicare l&#039;umiliazione subita dal padre di Cheyenne, certo. Ma non va &#039;oltre&#039;, perché l&#039;oltre è la ferocia. (Occhio per occhio, non Vita per occhio: in origine la legge del taglione voleva significare esattamente questo: non farò a te PIU&#039; di quanto tu abbia fatto a me). E ancora: avrete notato come non esista contatto fisico - e visivo, per lo spettatore - tra Cheyenne e Lange. Non stanno mai nella stessa inquadratura. Questa è una scelta precisa che un recensore puntuto avrebbe dovuto considerare con attenzione. Però vediamo e sentiamo Lange raccontare a Cheyenne: quale carnefice disumano concede l&#039;ascolto alla vittima? 
Per il resto, si può criticare tutto. Ripeto, non è il miglior Sorrentino che si ricordi, e tuttavia io ho apprezzato lo sforzo visibilissimo di non scadere nello stereotipo visivo e narrativo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora è un po&#8217; difficile rispondere puntualmente alla tua (recensione, invettiva, quel che è) anche perché dopo due o tre ritrattazioni si è persa traccia di quello che volevi scrivere. Prendo per buono il tuo ultimo intervento, del quale condivido soltanto quella che mi pare una volontà di superare certa retorica postmodernista e rimettere un po&#8217; di etica nella critica, per così dire. Bene, il film di Sorrentino &#8211; cui tu attribuisci un contenuto pedagogico ed estetico &#8216;nazista &#8211; è un coagulo a tratti persino troppo intenso di etica manifesta, dichiarata. Su questo proprio non si può discutere.<br />
E&#8217; vero che la Shoah è in fondo un pretesto e che il film è un&#8217;altra variazione sul tema del road movie, della &#8220;bildungreise&#8221; wendersiana: Cheyenne è uno rimasto bambino , pieno di paure e fragilità. Alla fine della storia avrà superato la prova e sarà cresciuto, si sarà tagliato i capelli, eccetera. Ma quella che tu definisci &#8216;leggerezza&#8217; nell&#8217;affrontare una ferita così grande è semplicemente la consapevolezza di una distanza e di una rimozione che erano e sono comuni.<br />
Qualcuno ha citato Pontecorvo e le sue critiche a &#8220;La Vita è bella&#8221;. Era quella una ritica generica al film come operazione complessiva, agli antipodi del miratissimo pistolotto subito dallo stesso Pontecorvo ad opera di Godard per &#8216;Kapò&#8217;. Godard demoliva l&#8217;intero film per la carrellata sulla Strasberg morente, aggiungendo che Pontecorvo meritava per quella carrellata il più profondo disprezzo. Quella era una critica &#8216;filmica&#8217; in senso stretto, per la quale nel testo ci sono pure, assai significanti, i movimenti di macchina. Non mi sembra dello stesso segno la critica alla scena &#8216;incriminata&#8217; di TMBTP, quella del vecchio nazista nudo sulla neve. Perché in fondo il problema sembra stare tutto lì, in quello che per molti è un colpo basso. Sarò onesto, io (che mi ritengo persona piuttosto impressionabile) quella non l&#8217;ho trovata così disturbante, non ha affatto cancellato il resto del film come scrive Pecoraro. Perché è infatti il resto del film a dare un senso etico alla scena in questione.<br />
Non è nemmeno lontanamente pensabile una sorta di assunzione del protagonista (uno schlemiel inoffensivo) &#8211; e quindi dello spettatore &#8211; della ferocia dei carnefici. Il nazismo era odio per la &#8220;razza&#8221;, cioè per le generazioni: Cheyenne forse manifesta quel tipo di odio quando incontra tre generazioni della famiglia Lange? E dov&#8217;è la ferocia se uno si procura un&#8217;arma per uccidere e alla fine rinuncia? L&#8217;umiliazione di Alois Lange vuole vendicare l&#8217;umiliazione subita dal padre di Cheyenne, certo. Ma non va &#8216;oltre&#8217;, perché l&#8217;oltre è la ferocia. (Occhio per occhio, non Vita per occhio: in origine la legge del taglione voleva significare esattamente questo: non farò a te PIU&#8217; di quanto tu abbia fatto a me). E ancora: avrete notato come non esista contatto fisico &#8211; e visivo, per lo spettatore &#8211; tra Cheyenne e Lange. Non stanno mai nella stessa inquadratura. Questa è una scelta precisa che un recensore puntuto avrebbe dovuto considerare con attenzione. Però vediamo e sentiamo Lange raccontare a Cheyenne: quale carnefice disumano concede l&#8217;ascolto alla vittima?<br />
Per il resto, si può criticare tutto. Ripeto, non è il miglior Sorrentino che si ricordi, e tuttavia io ho apprezzato lo sforzo visibilissimo di non scadere nello stereotipo visivo e narrativo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco pecoraro		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/#comment-160371</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco pecoraro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 10:18:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40967#comment-160371</guid>

					<description><![CDATA[@zucco
non mi riferivo al tuo pezzo, ma alle secchiate di disprezzo contenute in qualche commento. avrei dovuto dirlo. me ne scuso.
@galbiati
stavolta un&#039;opinione non ce l&#039;ho: sono rimasto talmente colpito dal vecchio nudo nella neve, che il resto del film mi si è come annullato nella mente.
@todos
consiglio la visione di Fratelli e sorelle, anyway...
sul nostro con-diviso immaginario americano, a dirla tutta, bisognerebbe discutere e riflettere in apposito convegno, per dire...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@zucco<br />
non mi riferivo al tuo pezzo, ma alle secchiate di disprezzo contenute in qualche commento. avrei dovuto dirlo. me ne scuso.<br />
@galbiati<br />
stavolta un&#8217;opinione non ce l&#8217;ho: sono rimasto talmente colpito dal vecchio nudo nella neve, che il resto del film mi si è come annullato nella mente.<br />
@todos<br />
consiglio la visione di Fratelli e sorelle, anyway&#8230;<br />
sul nostro con-diviso immaginario americano, a dirla tutta, bisognerebbe discutere e riflettere in apposito convegno, per dire&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/#comment-160350</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 18:09:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40967#comment-160350</guid>

					<description><![CDATA[@ francesco pecoraro

qui di secchiate di disprezzo ce ne sono proprio per niente.

da una parte, c&#039;è la constatazione che questo è un film poco riuscito - e per onestà intellettuale bisogna ammetterlo, anche se il regista è uno dei migliori in circolazione.

dall&#039;altra, c&#039;è il modo sconsiderato in cui è trattata e messa in scena la dolorosissima memoria dello sterminio. soprattutto oggi, nel momento in cui i sopravvissuti cominciano a diventare un numero sempre più ristretto, e noi, loro discendenti, ci troviamo nella condizione di dover tramandare alle nuove generazioni quella dolorosissima storia con tutto il rigore possibile.

il resto, è inutile dietrologia.

@ lorenzo galbiati

tutte le analisi sono circostanziate a questo film. non c&#039;entrano niente i riferimenti ad altri film di vendetta, ad altri film violenti, ad altri ferocissimi protagonisti. ogni testo, anche se dialoga sempre con tutta l&#039;eciclopedia delle opere passate presenti e future, fa storia a sè. 

in questa storia, c&#039;è un personaggio che guarda dei documenti reali dello sterminio, le fotografie in bianco e nero, e non le giudica o le mette in prospettiva o le rifiuta, ma le riproduce, sia nel senso della vendetta, sia nel senso dell&#039;estica del supplizio. riproduzione che presuppone, per come è costruito il film, un determinato grado di aderenza al punto di vista del personaggio che attua la riproduzione - una riproduzione condivisa dallo spettatore, cioè.

un&#039;operazione che svuota i documenti reali, e quindi la memoria storica, di ogni senso tragico, e che trasfigura il dolore mai estinto dei sommersi e dei salvati in un modulo estetico che può essere montato su qualsiasi sceneggiatura e messa in scena, anche se quella scenaggiatua e messa in scena c&#039;entrano poco e niente con lo sterminio. 

non è che la memoria storica non possa essere rimessa in forma, e raccontata, e riaperta - per esempio, io sarei stato curiosissimo di vedere cosa sarebbe uscito fuori dalla dal lavoro sull&#039;olocausto che progettava stanley kubrick e che aveva già intitolato &quot;aryan papers&quot; - ma in tutto c&#039;è sempre un modo giusto di fare le cose. e qui, di giusto, o di giustizia, non c&#039;e&#039; traccia. 

qui ci sono le fotografie delle vittime dello sterminio che vengono prima mostrate e  poi riprodotte tridimensionalmente (sul corpo dell&#039;attore) e bidimensionalmente (nel film stesso) per rimettere in scena, in un film che parla di tutt&#039;altro, la ferocia e l&#039;umiliazione contenuta nei campi di sterminio. come se i morti morissero una seconda volta, ma questa volta in astratto e fuori contesto. un po&#039; troppo per i miei gusti.

così, se in tutto questo s&#039;intravede il lato più deteriore del postmodernismo, ebbene sì, allora in questa specie di recensione c&#039;è un giudizio etico - o meglio, un lavoro piccolissimo e abbozzato e ampiamente preliminare che si riconnette ad altri milioni di lavori piccolissimi e abbozzati e ampiamente preliminari, per permettere un giorno la costruzione e la messa a punto di un etica condivisa, di un modo più giusto e condiviso di abitare e stare al mondo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ francesco pecoraro</p>
<p>qui di secchiate di disprezzo ce ne sono proprio per niente.</p>
<p>da una parte, c&#8217;è la constatazione che questo è un film poco riuscito &#8211; e per onestà intellettuale bisogna ammetterlo, anche se il regista è uno dei migliori in circolazione.</p>
<p>dall&#8217;altra, c&#8217;è il modo sconsiderato in cui è trattata e messa in scena la dolorosissima memoria dello sterminio. soprattutto oggi, nel momento in cui i sopravvissuti cominciano a diventare un numero sempre più ristretto, e noi, loro discendenti, ci troviamo nella condizione di dover tramandare alle nuove generazioni quella dolorosissima storia con tutto il rigore possibile.</p>
<p>il resto, è inutile dietrologia.</p>
<p>@ lorenzo galbiati</p>
<p>tutte le analisi sono circostanziate a questo film. non c&#8217;entrano niente i riferimenti ad altri film di vendetta, ad altri film violenti, ad altri ferocissimi protagonisti. ogni testo, anche se dialoga sempre con tutta l&#8217;eciclopedia delle opere passate presenti e future, fa storia a sè. </p>
<p>in questa storia, c&#8217;è un personaggio che guarda dei documenti reali dello sterminio, le fotografie in bianco e nero, e non le giudica o le mette in prospettiva o le rifiuta, ma le riproduce, sia nel senso della vendetta, sia nel senso dell&#8217;estica del supplizio. riproduzione che presuppone, per come è costruito il film, un determinato grado di aderenza al punto di vista del personaggio che attua la riproduzione &#8211; una riproduzione condivisa dallo spettatore, cioè.</p>
<p>un&#8217;operazione che svuota i documenti reali, e quindi la memoria storica, di ogni senso tragico, e che trasfigura il dolore mai estinto dei sommersi e dei salvati in un modulo estetico che può essere montato su qualsiasi sceneggiatura e messa in scena, anche se quella scenaggiatua e messa in scena c&#8217;entrano poco e niente con lo sterminio. </p>
<p>non è che la memoria storica non possa essere rimessa in forma, e raccontata, e riaperta &#8211; per esempio, io sarei stato curiosissimo di vedere cosa sarebbe uscito fuori dalla dal lavoro sull&#8217;olocausto che progettava stanley kubrick e che aveva già intitolato &#8220;aryan papers&#8221; &#8211; ma in tutto c&#8217;è sempre un modo giusto di fare le cose. e qui, di giusto, o di giustizia, non c&#8217;e&#8217; traccia. </p>
<p>qui ci sono le fotografie delle vittime dello sterminio che vengono prima mostrate e  poi riprodotte tridimensionalmente (sul corpo dell&#8217;attore) e bidimensionalmente (nel film stesso) per rimettere in scena, in un film che parla di tutt&#8217;altro, la ferocia e l&#8217;umiliazione contenuta nei campi di sterminio. come se i morti morissero una seconda volta, ma questa volta in astratto e fuori contesto. un po&#8217; troppo per i miei gusti.</p>
<p>così, se in tutto questo s&#8217;intravede il lato più deteriore del postmodernismo, ebbene sì, allora in questa specie di recensione c&#8217;è un giudizio etico &#8211; o meglio, un lavoro piccolissimo e abbozzato e ampiamente preliminare che si riconnette ad altri milioni di lavori piccolissimi e abbozzati e ampiamente preliminari, per permettere un giorno la costruzione e la messa a punto di un etica condivisa, di un modo più giusto e condiviso di abitare e stare al mondo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/#comment-160309</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 17:52:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40967#comment-160309</guid>

					<description><![CDATA[@zucco

mi pare che lei dia del nazista un po&#039; troppo facilmente. non dico a sorrentino, ma al suo modo di raccontare e girare questa storia: perché sarebbe peculiare di un nazista e non di altri quel gesto di vendetta? basta quello per qualificare un comportamento, una visione registica come nazista? temo lei rischi di cadere nello stesso errore che imputa a sorrentino, usare le categorie interpretative di nazismo e shoah con troppa superficialità.

inoltre mi pare che il suo giudizio sul film sia prettamente etico. cosa che a me non dispiace, in generale. lei nella fattispecie dice (semplificando) che il film ci fa sentire peggiori perché ci fa identificare con un modo di fare nazista. mi chiedo: questo suo giudizio non ricade su tutta una serie di film che esaltano eroi violenti, vendicativi ecc.? O lei in qualche non sente il problema perché non solidarizza con il protagonista violento?
Si sente solidale con la violenza, e quindi giudica male un film che così la fa sentire, solo se le vittime sono nazisti?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@zucco</p>
<p>mi pare che lei dia del nazista un po&#8217; troppo facilmente. non dico a sorrentino, ma al suo modo di raccontare e girare questa storia: perché sarebbe peculiare di un nazista e non di altri quel gesto di vendetta? basta quello per qualificare un comportamento, una visione registica come nazista? temo lei rischi di cadere nello stesso errore che imputa a sorrentino, usare le categorie interpretative di nazismo e shoah con troppa superficialità.</p>
<p>inoltre mi pare che il suo giudizio sul film sia prettamente etico. cosa che a me non dispiace, in generale. lei nella fattispecie dice (semplificando) che il film ci fa sentire peggiori perché ci fa identificare con un modo di fare nazista. mi chiedo: questo suo giudizio non ricade su tutta una serie di film che esaltano eroi violenti, vendicativi ecc.? O lei in qualche non sente il problema perché non solidarizza con il protagonista violento?<br />
Si sente solidale con la violenza, e quindi giudica male un film che così la fa sentire, solo se le vittime sono nazisti?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/06/l%e2%80%99insostenibile-leggerezza-dell%e2%80%99essere-registi-come-paolo-sorrentino/#comment-160308</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 17:30:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40967#comment-160308</guid>

					<description><![CDATA[@francesco pecoraro
vorrei dirti, in poche parole, e a dirla tutta, di dircela tutta la tua opinione, please, ma tutta tutta però...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@francesco pecoraro<br />
vorrei dirti, in poche parole, e a dirla tutta, di dircela tutta la tua opinione, please, ma tutta tutta però&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-04-17 11:53:40 by W3 Total Cache
-->