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	Commenti a: Importanza di un’opera	</title>
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		<title>
		Di: fabio teti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[fabio teti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 13:40:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Renata: &quot;procedura di verità&quot;. accidenti se è calzante!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Renata: &#8220;procedura di verità&#8221;. accidenti se è calzante!</p>
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		<title>
		Di: paola lovisolo (nevedicarne)		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[paola lovisolo (nevedicarne)]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 10:41:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non vedo come il web possa disimpreziosire un lavoro poetico in sequenza.
la ressa del web è facilmente scantonabile e tutte le negazioni a questo fatto sono delle scuse a mio parere personale.
il disimpreziosire lo può fare o non lo può fare solo il lettore di Mesa e di chiunque altro autore se se al lettore l&#039; autore in questione  - i n t e r e s s a - voglio studiare la ricerca poetica  in divenire di Mesa? clicco raccolgo formo un&#039; impressione. amen. o altrimenti se non mi va la rete e se l&#039; autore so che ha scritto un libro compro il libro. o consulto la rete e compro il libro contemporaneamente... insomma... ecco. non vedo la difficoltà.

la rete non è - e certo dirò una ritrita ovvietà inspurgabile - che un mero  prezioso efficace strumento di collegamento condivisione confronto tempestivo tra cervelli sulle varie scienze. se non lo si sa usare per quello che è è un problema individuale di ciascun utente.
un saluto
paola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non vedo come il web possa disimpreziosire un lavoro poetico in sequenza.<br />
la ressa del web è facilmente scantonabile e tutte le negazioni a questo fatto sono delle scuse a mio parere personale.<br />
il disimpreziosire lo può fare o non lo può fare solo il lettore di Mesa e di chiunque altro autore se se al lettore l&#8217; autore in questione  &#8211; i n t e r e s s a &#8211; voglio studiare la ricerca poetica  in divenire di Mesa? clicco raccolgo formo un&#8217; impressione. amen. o altrimenti se non mi va la rete e se l&#8217; autore so che ha scritto un libro compro il libro. o consulto la rete e compro il libro contemporaneamente&#8230; insomma&#8230; ecco. non vedo la difficoltà.</p>
<p>la rete non è &#8211; e certo dirò una ritrita ovvietà inspurgabile &#8211; che un mero  prezioso efficace strumento di collegamento condivisione confronto tempestivo tra cervelli sulle varie scienze. se non lo si sa usare per quello che è è un problema individuale di ciascun utente.<br />
un saluto<br />
paola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: renatamorresi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/08/importanza-di-un%e2%80%99opera/#comment-160566</link>

		<dc:creator><![CDATA[renatamorresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2011 10:00:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No, scusate, arrivo tardi ma devo dirlo, qua c&#039;è un malinteso. Non credo che qui si stia discettando attorno ad una eventualità, l&#039;asserzione è più definitiva: l&#039;opera di Mesa è importante, è assolutamente rilevante. Non entro nel merito dell&#039;annosa sfida “popolare” vs letterario-ossia-(o così pare)-elitario, una questione che mi annoia moltissimo (ma chi è “popolare”? Licini è popolare? Edda Rampoldi è popolare? Patrizia Vicinelli?? o confondiamo “popolare” con “di massa” o con “orecchiabile” o con “antologizzato”? Lasciando stare il “successo”, di certo stabilire un canone spetta ai mediatori, ai mediatori – in Italia, infatti, istituzionalmente abbandonati; non avete visto Il Diavolo veste Prada? non è che si vende la cintina turchese da duemila dollari, è che la cintina tuchese in copertina modulerà il gusto generale). Per il resto, vi prego, lasciamo che sia il marketing a scovare i target groups che gli &#039;servono&#039;. 

Mesa è rilevante per chi ama la poesia, o meglio, la sua opera te la fa amare. Ammetto che per un poeta che lavora sulla sequenza il web non sia un posto adeguato: leggere “una” poesia di Mesa su Internet è un po&#039; come ascoltare “un” minuto di una sinfonia – per usare la vacua espressione x-factoriana “non arriva”. Ammetto anche che certi commenti rapidi, impressionistici, non rendano giustizia: io stessa qua sopra ho parlato di “semantica scardinante”, forse avrei dovuto ragionare di più e dire “semantica scardinata”, poiché in questa poesia sembriamo perderci, perdere il referente, e in questo svuotamento ritornare verticalmente in una purezza indifesa, in una negazione della retorica della visione, della spiegazione del mondo, che ci riporta visceralmente, con un drammatico detour grammaticale, alla presenza palpitante:


*Quarto passaggio (e dopo)*

e dopo questo suono, dopo,
dopo torna

come se nulla fosse, suona,
suona ancora

(e fa le bizze, scalcia,
muove l&#039;aria)

[non siamo nati ieri - 
imparando, abbiamo imparato a trattenere
poiché tutto muta e muterà: tatà]

e dentro queste tempo, dentro,
dentro trema

come se nulla fosse, trema,
trema ancora

(e perde tempo, trema,
per tremare)

[domani moriremo, amore mio – 
avremo ancora caldo e sete 
e freddo e fame e tutto il resto: resta]


Vi cito la postfazione di Caserza, che lo dice meglio di me: “Io credo che Mesa abbia tentato e sia riuscito a riformalizzare l&#039;antica questione della nominazione poetica del mondo, con la velleità adamitica di dare un nome alle cose. Ha fatto silenzio intorno agli oggetti, ne ha fatto precipitare la virtuale presenza nella grammatica delle parole vuote, in un naufragio dello stile. E quando è tornato su dal vuoto semantico ha mostrato oggetti concreti e puri, sporchi di sangue ma adamantini.” (Quattro quaderni, 92-3)

Si tratta di un linguaggio, insomma, che non descrive la verità, ma si fa procedura di verità. Che non c&#039;entra nulla col post-moderno. Questo, invece, lo dice bene Florinda Fusco: «In un periodo storico, gli ultimi decenni del Novecento e il primo decennio del XXI secolo, in cui il predominare delle teorie postmoderniste, come quelle della fine delle ideologie e della fine della storia, ha relegato il rapporto tra etica ed estetica a reperto del moderno, Mesa ha voluto conservare il rapporto con le grandi tensioni etiche della modernità e con la drammaticità della storia. Potremmo definire Mesa &#039;ossessionato&#039; dal “carattere etico, di responsabilità nominante” del linguaggio poetico. L&#039;autore ribadisce più volte che la ricerca poetica non può che coincidere con una ricerca etica, con “un linguaggio dove le parole […] cercano la precisione, la sincerità: verità etica”» (Atelier, Marzo 2011, 78). Una responsabilità che in Mesa sta fin dentro la virgola, la congiunzione. Responsabilità che è canto, è pianto, e testimonia. É evidente in Tiresia, dove la violenza del mondo chiama e accusa, piega alla pietà e pulsa come una luce nana dentro al nostro cranio. Non è evitabile. È così, non è con sforzo anestetizzante che la guardiamo ogni giorno? 

Concedetemi un&#039;ultima citazione, stavolta da Marco Giovenale: “è in gioco nella scrittura un coinvolgimento materiale/materico con l’oggetto narrato, con la vicenda che la parola attraversa. Questo comporta anche pudore ed esitazione. Un rifuto del realismo ha pure questo senso: la dimensione allegorica,  il lavoro sugli echi interni, la conoscenza poetica attraverso i risultati formali di rima, assonanza, iterazione, ecc., non è strategia ma precisamente incarnazione in stile di quello che sarebbe impossibile avvicinare per via (daccapo) banalmente ‘retinica’, assertiva, fotografica.” (in Per una critica futura, Feb.2010, sta in www.cepollaro.it)

Scusate se ho citato tanto, non sono una studiosa di Mesa, ma amo molto il suo lavoro. 

Un caro saluto a tutti,
Renata 

ps: grazie Barbieri del link all&#039;articolo: qualcosa mi manca, ma ci devo pensare su (credo che sia qualcosa che riguarda la magistrale assenza di scopo della poesia:)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, scusate, arrivo tardi ma devo dirlo, qua c&#8217;è un malinteso. Non credo che qui si stia discettando attorno ad una eventualità, l&#8217;asserzione è più definitiva: l&#8217;opera di Mesa è importante, è assolutamente rilevante. Non entro nel merito dell&#8217;annosa sfida “popolare” vs letterario-ossia-(o così pare)-elitario, una questione che mi annoia moltissimo (ma chi è “popolare”? Licini è popolare? Edda Rampoldi è popolare? Patrizia Vicinelli?? o confondiamo “popolare” con “di massa” o con “orecchiabile” o con “antologizzato”? Lasciando stare il “successo”, di certo stabilire un canone spetta ai mediatori, ai mediatori – in Italia, infatti, istituzionalmente abbandonati; non avete visto Il Diavolo veste Prada? non è che si vende la cintina turchese da duemila dollari, è che la cintina tuchese in copertina modulerà il gusto generale). Per il resto, vi prego, lasciamo che sia il marketing a scovare i target groups che gli &#8216;servono&#8217;. </p>
<p>Mesa è rilevante per chi ama la poesia, o meglio, la sua opera te la fa amare. Ammetto che per un poeta che lavora sulla sequenza il web non sia un posto adeguato: leggere “una” poesia di Mesa su Internet è un po&#8217; come ascoltare “un” minuto di una sinfonia – per usare la vacua espressione x-factoriana “non arriva”. Ammetto anche che certi commenti rapidi, impressionistici, non rendano giustizia: io stessa qua sopra ho parlato di “semantica scardinante”, forse avrei dovuto ragionare di più e dire “semantica scardinata”, poiché in questa poesia sembriamo perderci, perdere il referente, e in questo svuotamento ritornare verticalmente in una purezza indifesa, in una negazione della retorica della visione, della spiegazione del mondo, che ci riporta visceralmente, con un drammatico detour grammaticale, alla presenza palpitante:</p>
<p>*Quarto passaggio (e dopo)*</p>
<p>e dopo questo suono, dopo,<br />
dopo torna</p>
<p>come se nulla fosse, suona,<br />
suona ancora</p>
<p>(e fa le bizze, scalcia,<br />
muove l&#8217;aria)</p>
<p>[non siamo nati ieri &#8211;<br />
imparando, abbiamo imparato a trattenere<br />
poiché tutto muta e muterà: tatà]</p>
<p>e dentro queste tempo, dentro,<br />
dentro trema</p>
<p>come se nulla fosse, trema,<br />
trema ancora</p>
<p>(e perde tempo, trema,<br />
per tremare)</p>
<p>[domani moriremo, amore mio –<br />
avremo ancora caldo e sete<br />
e freddo e fame e tutto il resto: resta]</p>
<p>Vi cito la postfazione di Caserza, che lo dice meglio di me: “Io credo che Mesa abbia tentato e sia riuscito a riformalizzare l&#8217;antica questione della nominazione poetica del mondo, con la velleità adamitica di dare un nome alle cose. Ha fatto silenzio intorno agli oggetti, ne ha fatto precipitare la virtuale presenza nella grammatica delle parole vuote, in un naufragio dello stile. E quando è tornato su dal vuoto semantico ha mostrato oggetti concreti e puri, sporchi di sangue ma adamantini.” (Quattro quaderni, 92-3)</p>
<p>Si tratta di un linguaggio, insomma, che non descrive la verità, ma si fa procedura di verità. Che non c&#8217;entra nulla col post-moderno. Questo, invece, lo dice bene Florinda Fusco: «In un periodo storico, gli ultimi decenni del Novecento e il primo decennio del XXI secolo, in cui il predominare delle teorie postmoderniste, come quelle della fine delle ideologie e della fine della storia, ha relegato il rapporto tra etica ed estetica a reperto del moderno, Mesa ha voluto conservare il rapporto con le grandi tensioni etiche della modernità e con la drammaticità della storia. Potremmo definire Mesa &#8216;ossessionato&#8217; dal “carattere etico, di responsabilità nominante” del linguaggio poetico. L&#8217;autore ribadisce più volte che la ricerca poetica non può che coincidere con una ricerca etica, con “un linguaggio dove le parole […] cercano la precisione, la sincerità: verità etica”» (Atelier, Marzo 2011, 78). Una responsabilità che in Mesa sta fin dentro la virgola, la congiunzione. Responsabilità che è canto, è pianto, e testimonia. É evidente in Tiresia, dove la violenza del mondo chiama e accusa, piega alla pietà e pulsa come una luce nana dentro al nostro cranio. Non è evitabile. È così, non è con sforzo anestetizzante che la guardiamo ogni giorno? </p>
<p>Concedetemi un&#8217;ultima citazione, stavolta da Marco Giovenale: “è in gioco nella scrittura un coinvolgimento materiale/materico con l’oggetto narrato, con la vicenda che la parola attraversa. Questo comporta anche pudore ed esitazione. Un rifuto del realismo ha pure questo senso: la dimensione allegorica,  il lavoro sugli echi interni, la conoscenza poetica attraverso i risultati formali di rima, assonanza, iterazione, ecc., non è strategia ma precisamente incarnazione in stile di quello che sarebbe impossibile avvicinare per via (daccapo) banalmente ‘retinica’, assertiva, fotografica.” (in Per una critica futura, Feb.2010, sta in <a href="http://www.cepollaro.it" rel="nofollow ugc">http://www.cepollaro.it</a>)</p>
<p>Scusate se ho citato tanto, non sono una studiosa di Mesa, ma amo molto il suo lavoro. </p>
<p>Un caro saluto a tutti,<br />
Renata </p>
<p>ps: grazie Barbieri del link all&#8217;articolo: qualcosa mi manca, ma ci devo pensare su (credo che sia qualcosa che riguarda la magistrale assenza di scopo della poesia:)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: elio_c		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/08/importanza-di-un%e2%80%99opera/#comment-160443</link>

		<dc:creator><![CDATA[elio_c]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 08:03:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo di aver letto 4 o 5 presentazioni di Mesa in rete, con relativi esempi. Gli esempi non sono stati tali da fulminarmi sulla via di Damasco. Artefatti interessanti certo, da poeta raffinato certo, e le presentazioni fornivano tracce utili per approfondimenti che sembravano richiedere parecchio tempo, molta preparazione di contesto prima che quegli stessi artefatti avessero potuto sprigionare le straordinarie fragranze di senso che altri davano segno di poter cogliere. Ma segno soltanto, più che altro mugolii d’orgasmo intellettuale, largamente inarticolato. Lo sappiamo bene che non si può tradurre, traslare, ridurre, sezionare, incasellare, ordinare senza con questo “uccidere”. Eppure certe volte la bizzarra operazione (ricordo delle divertenti parole di Borges al proposito) riesce, ed un po’ della bruma di quei sensi deborda, senza profanazione eccessiva. In queste presentazioni invece, finora è debordato ben poco: ho intuito di una persona gentile, colta, intelligente, operante con successo differenziato (fortissimo nel breve raggio, ma rapidamente calante) entro il mondo letterario. Ho intuito malinconia, disperazione, e il tormentoso “riscatto” attraverso la manipolazione del linguaggio. Non ho capito a cosa tutto ciò mi possa servire, ovvero le indicazioni del farmaco (non credo alla poesia come panacea). Non ho capito cosa possa mai dirompere in me.. qualche concetto? Qualche “visione del mondo”? Ma quella cristalleria è già rotta da tempo, perché siamo tutti postmoderni ora.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo di aver letto 4 o 5 presentazioni di Mesa in rete, con relativi esempi. Gli esempi non sono stati tali da fulminarmi sulla via di Damasco. Artefatti interessanti certo, da poeta raffinato certo, e le presentazioni fornivano tracce utili per approfondimenti che sembravano richiedere parecchio tempo, molta preparazione di contesto prima che quegli stessi artefatti avessero potuto sprigionare le straordinarie fragranze di senso che altri davano segno di poter cogliere. Ma segno soltanto, più che altro mugolii d’orgasmo intellettuale, largamente inarticolato. Lo sappiamo bene che non si può tradurre, traslare, ridurre, sezionare, incasellare, ordinare senza con questo “uccidere”. Eppure certe volte la bizzarra operazione (ricordo delle divertenti parole di Borges al proposito) riesce, ed un po’ della bruma di quei sensi deborda, senza profanazione eccessiva. In queste presentazioni invece, finora è debordato ben poco: ho intuito di una persona gentile, colta, intelligente, operante con successo differenziato (fortissimo nel breve raggio, ma rapidamente calante) entro il mondo letterario. Ho intuito malinconia, disperazione, e il tormentoso “riscatto” attraverso la manipolazione del linguaggio. Non ho capito a cosa tutto ciò mi possa servire, ovvero le indicazioni del farmaco (non credo alla poesia come panacea). Non ho capito cosa possa mai dirompere in me.. qualche concetto? Qualche “visione del mondo”? Ma quella cristalleria è già rotta da tempo, perché siamo tutti postmoderni ora.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: paola lovisolo (nevedicarne)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/08/importanza-di-un%e2%80%99opera/#comment-160431</link>

		<dc:creator><![CDATA[paola lovisolo (nevedicarne)]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 21:26:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@(di Daniele)
&quot;Perché ciò che importa davvero non è di che cosa la poesia parli, ma dell’immagine delle cose e della nostra relazione con loro che essa ci rim
anda. Più questa immagine ci rivela aspetti nuovi, correlazioni impensate, nuovi sensi del mondo, e più la poesia adempie al suo scopo. Ci vuole, per la poesia, un linguaggio esatto e spietato come lo sono le cose quando si rivelano a noi per la prima volta, nella loro magica e inesausta brutalità.&quot;
. 
ecco. appunto. direi che potrebbe essere un elemento del succo di come approcciarsi al linguaggio da conoscere profondamente. vero come scrive Elio che è &quot;ovvio&quot; cioè già da anni postulato da pochi in rete  e un &quot;ovvio&quot;non sempre ben accetto o compreso come spesso sono le cose semplici. aggiungerei  &quot;inesaustibilità bruta delle rivelazioni&quot; con la quale è difficile stare al passo che la poesia passa e non resta di lei che un riflesso da camera privato e circoscritto al medium da fa trasmigrare al lettore di passaggio: alchemicamente importante è la scelta di come rendere quel riflesso un reale vero così come pare a chi si fa scrivere dalla poesia di averlo percepito per primo renderlo tale a se stesso.
paola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@(di Daniele)<br />
&#8220;Perché ciò che importa davvero non è di che cosa la poesia parli, ma dell’immagine delle cose e della nostra relazione con loro che essa ci rim<br />
anda. Più questa immagine ci rivela aspetti nuovi, correlazioni impensate, nuovi sensi del mondo, e più la poesia adempie al suo scopo. Ci vuole, per la poesia, un linguaggio esatto e spietato come lo sono le cose quando si rivelano a noi per la prima volta, nella loro magica e inesausta brutalità.&#8221;<br />
.<br />
ecco. appunto. direi che potrebbe essere un elemento del succo di come approcciarsi al linguaggio da conoscere profondamente. vero come scrive Elio che è &#8220;ovvio&#8221; cioè già da anni postulato da pochi in rete  e un &#8220;ovvio&#8221;non sempre ben accetto o compreso come spesso sono le cose semplici. aggiungerei  &#8220;inesaustibilità bruta delle rivelazioni&#8221; con la quale è difficile stare al passo che la poesia passa e non resta di lei che un riflesso da camera privato e circoscritto al medium da fa trasmigrare al lettore di passaggio: alchemicamente importante è la scelta di come rendere quel riflesso un reale vero così come pare a chi si fa scrivere dalla poesia di averlo percepito per primo renderlo tale a se stesso.<br />
paola</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: elio_c		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/08/importanza-di-un%e2%80%99opera/#comment-160430</link>

		<dc:creator><![CDATA[elio_c]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 20:44:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivisibile.. un po&#039; ovvio magari, ma forse per effetto dell&#039;efficacia dell&#039;esposizione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivisibile.. un po&#8217; ovvio magari, ma forse per effetto dell&#8217;efficacia dell&#8217;esposizione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Daniele Barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/08/importanza-di-un%e2%80%99opera/#comment-160427</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 19:26:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40982#comment-160427</guid>

					<description><![CDATA[A Renata (che ringrazio per l&#039;apprezzamento) ma anche ad Andrea e a tutti coloro che sentono la questione del linguaggio, mi permetto di segnalare, a mo&#039; di risposta e perché mi sembra molto pertinente, &lt;a href=&quot;http://www.poiein.it/autori/2005/2005_09/21_BarbieriSullaPoesia.htm&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;una cosa breve che ho scritto nel 2005 e sta sul sito di Poiein&lt;/a&gt;, esattamente su questo tema. Non saprei spiegarmi meglio oggi, anche rispetto alla (Neo)avanguardia.
db]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Renata (che ringrazio per l&#8217;apprezzamento) ma anche ad Andrea e a tutti coloro che sentono la questione del linguaggio, mi permetto di segnalare, a mo&#8217; di risposta e perché mi sembra molto pertinente, <a href="http://www.poiein.it/autori/2005/2005_09/21_BarbieriSullaPoesia.htm" rel="nofollow">una cosa breve che ho scritto nel 2005 e sta sul sito di Poiein</a>, esattamente su questo tema. Non saprei spiegarmi meglio oggi, anche rispetto alla (Neo)avanguardia.<br />
db</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: elio_c		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/08/importanza-di-un%e2%80%99opera/#comment-160424</link>

		<dc:creator><![CDATA[elio_c]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 15:40:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40982#comment-160424</guid>

					<description><![CDATA[&quot;venendoci addosso con una forza semantica scardinante&quot;

se questo potesse venir assodato (intersoggettivato) in via definitiva, non ci sarebbe alcun bisogno di chiacchiere di contorno. Ma non siamo a questo stadio, mi pare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;venendoci addosso con una forza semantica scardinante&#8221;</p>
<p>se questo potesse venir assodato (intersoggettivato) in via definitiva, non ci sarebbe alcun bisogno di chiacchiere di contorno. Ma non siamo a questo stadio, mi pare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: renatamorresi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/08/importanza-di-un%e2%80%99opera/#comment-160418</link>

		<dc:creator><![CDATA[renatamorresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 11:35:10 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40982#comment-160418</guid>

					<description><![CDATA[&quot;Un’opera poetica importante è un’opera che costringe coloro che le sono contemporanei a sospendere il loro rapporto ovvio e familiare con il linguaggio&quot; 

Per evitare di ricominciare ogni volta da capo dal piè della collina a rotolar su il masso suggerisco di ampliare una volta per tutte l&#039;idea di linguaggio cui ci riferiamo parlando di poesia. Mi pare che non possa più bastare una definizione tradizionale di sistema di segni. Che la &#039;funzione poetica&#039; non sia altro che un gioco di significanti, una diversa selezione sull&#039;asse paradigmatico, credo sia ormai una visione insufficiente, tanto più per un poeta: forse a mettere a disagio è l&#039;evocazione di quel fantasma del linguaggio come struttura &#039;dura&#039; e completamente manifesta sulla superficie testuale, come scelta lessicale, per esempio. Non di questo qui si tratta, mi pare. 
Il “rapporto ovvio e familiare con il linguaggio” di per sé dice una serie di cose interessanti. Che si è articolati CON il linguaggio, non in esso esauriti. Siamo dunque, noi umani, anche fenomeni extralinguistici, deo gratia. Che vi è, tendenzialmente, un rapporto economico, “ovvio” con il linguaggio: tendiamo a usarlo per spiegarci, per comunicare, per esprimerci, per impressionare, per deliberare... a seconda del fine saranno mixate diverse parti dei principi di efficacia, efficienza e appropriatezza (sì, sto facendo riferimento al classico Beaugrande-Dressler). Tendiamo a usarlo in modi &#039;utili&#039;, modi in cui non useremmo mai la musica o la pittura (da cui: la poesia è visceralmente imbricata nella vita anche per via della promiscuità del suo materiale – noi non facciamo le telefonate, le leggi o le istruzioni per l&#039;uso suonando o dipingendo). Ci dice infine che il linguaggio poetico sembra sempre sfidare quel principio economico, cioé è per definizione anti-utilitaristico, andando ad agire simultaneamente su diversi piani (è questa la famigerata polisemia?), e ad alterare i regimi usuali di verità, di chiarezza, di rilevanza, di appropriatezza, persino di formato. Sì, anche un Penna, io credo, sospende il nostro “rapporto ovvio e familiare con il linguaggio”, lavorando non sul lato dell&#039;oscurità ma su quello della chiarità, lavorando in un ordine apparentemente descrittivo-realistico ma inaspettatamente breve, troppo breve per essere &#039;tipicamente&#039; descrittivo-realistico infatti. 
Mesa scuote quel rapporto in modo assai diverso, venendoci addosso con una forza semantica scardinante. Lui è contemporaneo a noi, ma noi a lui? Siamo chiamati a scomodarci dalle nostre imbottite poltroncine di spettatori da divertire o da istruire e a riordinare la nostra esperienza “ovvia e familiare” del mondo perché, molto pragmaticamente, quella lingua poetica avvenga. Forse è questa l&#039;avanguardia? 

Scusate la sintesi, forse troppo densa ed ellittica, è che la vita preme...

grazie ad Andrea per l&#039;occasione di queste splendide conversazioni (e, permettetemi, grazie Barbieri per il tuo bel libro sul fumetto)

renata]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Un’opera poetica importante è un’opera che costringe coloro che le sono contemporanei a sospendere il loro rapporto ovvio e familiare con il linguaggio&#8221; </p>
<p>Per evitare di ricominciare ogni volta da capo dal piè della collina a rotolar su il masso suggerisco di ampliare una volta per tutte l&#8217;idea di linguaggio cui ci riferiamo parlando di poesia. Mi pare che non possa più bastare una definizione tradizionale di sistema di segni. Che la &#8216;funzione poetica&#8217; non sia altro che un gioco di significanti, una diversa selezione sull&#8217;asse paradigmatico, credo sia ormai una visione insufficiente, tanto più per un poeta: forse a mettere a disagio è l&#8217;evocazione di quel fantasma del linguaggio come struttura &#8216;dura&#8217; e completamente manifesta sulla superficie testuale, come scelta lessicale, per esempio. Non di questo qui si tratta, mi pare.<br />
Il “rapporto ovvio e familiare con il linguaggio” di per sé dice una serie di cose interessanti. Che si è articolati CON il linguaggio, non in esso esauriti. Siamo dunque, noi umani, anche fenomeni extralinguistici, deo gratia. Che vi è, tendenzialmente, un rapporto economico, “ovvio” con il linguaggio: tendiamo a usarlo per spiegarci, per comunicare, per esprimerci, per impressionare, per deliberare&#8230; a seconda del fine saranno mixate diverse parti dei principi di efficacia, efficienza e appropriatezza (sì, sto facendo riferimento al classico Beaugrande-Dressler). Tendiamo a usarlo in modi &#8216;utili&#8217;, modi in cui non useremmo mai la musica o la pittura (da cui: la poesia è visceralmente imbricata nella vita anche per via della promiscuità del suo materiale – noi non facciamo le telefonate, le leggi o le istruzioni per l&#8217;uso suonando o dipingendo). Ci dice infine che il linguaggio poetico sembra sempre sfidare quel principio economico, cioé è per definizione anti-utilitaristico, andando ad agire simultaneamente su diversi piani (è questa la famigerata polisemia?), e ad alterare i regimi usuali di verità, di chiarezza, di rilevanza, di appropriatezza, persino di formato. Sì, anche un Penna, io credo, sospende il nostro “rapporto ovvio e familiare con il linguaggio”, lavorando non sul lato dell&#8217;oscurità ma su quello della chiarità, lavorando in un ordine apparentemente descrittivo-realistico ma inaspettatamente breve, troppo breve per essere &#8216;tipicamente&#8217; descrittivo-realistico infatti.<br />
Mesa scuote quel rapporto in modo assai diverso, venendoci addosso con una forza semantica scardinante. Lui è contemporaneo a noi, ma noi a lui? Siamo chiamati a scomodarci dalle nostre imbottite poltroncine di spettatori da divertire o da istruire e a riordinare la nostra esperienza “ovvia e familiare” del mondo perché, molto pragmaticamente, quella lingua poetica avvenga. Forse è questa l&#8217;avanguardia? </p>
<p>Scusate la sintesi, forse troppo densa ed ellittica, è che la vita preme&#8230;</p>
<p>grazie ad Andrea per l&#8217;occasione di queste splendide conversazioni (e, permettetemi, grazie Barbieri per il tuo bel libro sul fumetto)</p>
<p>renata</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: paola lovisolo (nevedicarne)		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/08/importanza-di-un%e2%80%99opera/#comment-160415</link>

		<dc:creator><![CDATA[paola lovisolo (nevedicarne)]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2011 10:16:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=40982#comment-160415</guid>

					<description><![CDATA[@Il Maggiordomo di L.M
ci sta bene il &quot;chiunque&quot;. grazie.

@ Andrea
non ho parlato contro il genere &quot;critica letteraria&quot; che verso la poesia ha il suo da fare anche a far danni  talvolta al talento per via di certe ingessature radicate di cui soffre ma questo &quot;vizio&quot; si esercita un po&#039; dappertutto... ma dato che la evochi, personalmente ritengo che si senta la mancanza - scrivo dalla mia esperienza in rete che certo non fa testo fondante -  di una critica poetica importante di rottura severa che renda il sentire soggettivo una miniera da condividere &quot;nel bene e nel male&quot; e getti ponti senza ammaestrare. se vuoi come geniale. come arte. non mi sembra oggi che ve ne siano molti portatori sani. poi sì qualcosa eppur si muove dopo tanti anni. discorso che si sa sempre solleva un meraviglioso rumor di termitaio. mi fa piacere che stavolta tu mi abbia capito anche se non al cento per cento e quindi essermi riuscita in parte a spiegare.:-)
un saluto a Voi.
paola]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Il Maggiordomo di L.M<br />
ci sta bene il &#8220;chiunque&#8221;. grazie.</p>
<p>@ Andrea<br />
non ho parlato contro il genere &#8220;critica letteraria&#8221; che verso la poesia ha il suo da fare anche a far danni  talvolta al talento per via di certe ingessature radicate di cui soffre ma questo &#8220;vizio&#8221; si esercita un po&#8217; dappertutto&#8230; ma dato che la evochi, personalmente ritengo che si senta la mancanza &#8211; scrivo dalla mia esperienza in rete che certo non fa testo fondante &#8211;  di una critica poetica importante di rottura severa che renda il sentire soggettivo una miniera da condividere &#8220;nel bene e nel male&#8221; e getti ponti senza ammaestrare. se vuoi come geniale. come arte. non mi sembra oggi che ve ne siano molti portatori sani. poi sì qualcosa eppur si muove dopo tanti anni. discorso che si sa sempre solleva un meraviglioso rumor di termitaio. mi fa piacere che stavolta tu mi abbia capito anche se non al cento per cento e quindi essermi riuscita in parte a spiegare.:-)<br />
un saluto a Voi.<br />
paola</p>
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