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	Commenti a: L&#8217;inganno della crescita	</title>
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		<title>
		Di: Maria Luisa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160897</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maria Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 20:13:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160891&quot;&gt;Maria Luisa&lt;/a&gt;.

L&#039;impronta ecologica è uno degli artifizi di misura che si utilizzano per poter comparare in modo sintetico diversi stili di vita, oppure differenti situazioni su differenti scale (scelte individuali, aziendali, territoriali locali, di nazione).
L&#039;impronta ecologica in questo senso coglie e cerca di risolvere una questione aperta: come mettere in relazione il singolo gesto individuale con gli effetti ambientali che sono misurati su scala globale.
http://footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160891">Maria Luisa</a>.</p>
<p>L&#8217;impronta ecologica è uno degli artifizi di misura che si utilizzano per poter comparare in modo sintetico diversi stili di vita, oppure differenti situazioni su differenti scale (scelte individuali, aziendali, territoriali locali, di nazione).<br />
L&#8217;impronta ecologica in questo senso coglie e cerca di risolvere una questione aperta: come mettere in relazione il singolo gesto individuale con gli effetti ambientali che sono misurati su scala globale.<br />
<a href="http://footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/" rel="nofollow ugc">http://footprintnetwork.org/en/index.php/GFN/</a></p>
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		<title>
		Di: Maria Luisa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160893</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maria Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 18:11:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160871&quot;&gt;Vincenzo Cucinotta&lt;/a&gt;.

Concordo pienamente sull&#039;aspetto politico della questione.
E&#039; vero che non sappiamo ad oggi quanto petrolio avremo a disposizione nel futuro. E&#039; divertente vedere come i fondi per la ricerca e sviluppo nel settore delle energie rinnovabili abbiano un andamento inversamente proporzionale all&#039;andamento del prezzo del barile di greggio battuto sui mercati.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160871">Vincenzo Cucinotta</a>.</p>
<p>Concordo pienamente sull&#8217;aspetto politico della questione.<br />
E&#8217; vero che non sappiamo ad oggi quanto petrolio avremo a disposizione nel futuro. E&#8217; divertente vedere come i fondi per la ricerca e sviluppo nel settore delle energie rinnovabili abbiano un andamento inversamente proporzionale all&#8217;andamento del prezzo del barile di greggio battuto sui mercati.</p>
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		<title>
		Di: Maria Luisa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160891</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maria Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 18:07:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160858&quot;&gt;lorenzo galbiati&lt;/a&gt;.

Provo a dare una risposta puntuale e poi ne parleremo in modo più ampio e dedicato. Anzi grazie Lorenzo che mi fornisci questi punti di riflessione.
1. Parlerei di riduzione dei consumi e di decrescita dei materiali/energia utilizzati per soddisfare una necessità di funzione. Mi spiego. A livello individuale il consumatore può agire attraverso questi passi: a) rendendosi consapevole dell&#039;impatto del servizio/prodotto che acquista e del bisogno che questi vanno a soddisfare b) chiedendo e ragionando sulle possibili alternative al suo comportamento c)agendo attraverso una richiesta al mercato per avere un prodotto/servizio con meno impatto diretto e indiretto. Fatto questo - considerando anche quanto gli costa in termini monetari e di tempo cambiare i propri consumi - poi non può agire oltre. La dematerializzazione delle produzioni invece è il punto nodale. Si riducono i consumi, ma non si riducono le funzioni (alimentari, abitative, di mobilità, istruzione etc) espresse da una popolazione che cresce costantemente. Dunque occorre ripensare i processi produttivi in modo da ridurre al minimo i costi ambientali. Qui si può parlare di decrescita di quanto viene prelevato in termini di risorse naturali (materiali ed energetiche) per creare prodotti e servizi.
2) Il modello di produzione/consumo energetico per il futuro passa per un abbandono di uno scenario tradizionale con un unico combustibile (petrolio) che copre tutti i fabbisogni in qualsiasi area e per qualsiasi utilizzo (mobilità, uso residenziale, industriale/agricolo) per lasciare spazio a modelli d&#039;area locale, con valutazioni circa il combustibile rinnovabile più a disposizione nell&#039;area e con valutazioni circa il costo ambientale ed economico dell&#039;utilizzo che si inserisce nell&#039;area rispetto a quella risorsa naturale (sole, biomassa, vento). La biomassa non è IL nuovo combustibile, ma uno dei possibili che però richiedono politiche ben precise e di tutela delle aree in modo che non si vada verso un depauperamento locale o peggio verso il prelievo di risorse in altre aree più vulnerabili (l&#039;impianto di Sellero in Lombardia con combustibile che proviene ora dai paesi dell&#039;Est Europa è un ottimo caso di errore circa dimensioni impiantistiche e disponibilità delle fonti locali di biomassa legnosa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160858">lorenzo galbiati</a>.</p>
<p>Provo a dare una risposta puntuale e poi ne parleremo in modo più ampio e dedicato. Anzi grazie Lorenzo che mi fornisci questi punti di riflessione.<br />
1. Parlerei di riduzione dei consumi e di decrescita dei materiali/energia utilizzati per soddisfare una necessità di funzione. Mi spiego. A livello individuale il consumatore può agire attraverso questi passi: a) rendendosi consapevole dell&#8217;impatto del servizio/prodotto che acquista e del bisogno che questi vanno a soddisfare b) chiedendo e ragionando sulle possibili alternative al suo comportamento c)agendo attraverso una richiesta al mercato per avere un prodotto/servizio con meno impatto diretto e indiretto. Fatto questo &#8211; considerando anche quanto gli costa in termini monetari e di tempo cambiare i propri consumi &#8211; poi non può agire oltre. La dematerializzazione delle produzioni invece è il punto nodale. Si riducono i consumi, ma non si riducono le funzioni (alimentari, abitative, di mobilità, istruzione etc) espresse da una popolazione che cresce costantemente. Dunque occorre ripensare i processi produttivi in modo da ridurre al minimo i costi ambientali. Qui si può parlare di decrescita di quanto viene prelevato in termini di risorse naturali (materiali ed energetiche) per creare prodotti e servizi.<br />
2) Il modello di produzione/consumo energetico per il futuro passa per un abbandono di uno scenario tradizionale con un unico combustibile (petrolio) che copre tutti i fabbisogni in qualsiasi area e per qualsiasi utilizzo (mobilità, uso residenziale, industriale/agricolo) per lasciare spazio a modelli d&#8217;area locale, con valutazioni circa il combustibile rinnovabile più a disposizione nell&#8217;area e con valutazioni circa il costo ambientale ed economico dell&#8217;utilizzo che si inserisce nell&#8217;area rispetto a quella risorsa naturale (sole, biomassa, vento). La biomassa non è IL nuovo combustibile, ma uno dei possibili che però richiedono politiche ben precise e di tutela delle aree in modo che non si vada verso un depauperamento locale o peggio verso il prelievo di risorse in altre aree più vulnerabili (l&#8217;impianto di Sellero in Lombardia con combustibile che proviene ora dai paesi dell&#8217;Est Europa è un ottimo caso di errore circa dimensioni impiantistiche e disponibilità delle fonti locali di biomassa legnosa.</p>
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		<title>
		Di: Giacomo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160873</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giacomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 09:50:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando sento &quot;Convivialità&quot; io intendo amore. Amore come comprensione, ascolto, rispetto, aiuto, fiducia, perdono, sostegno e molto altro.
Sono convinto che questa sia la strada. In effetti, sfido chiunque a contraddire, navighiamo nel superfluo, ci vediamo poveri, in certi casi, quando siamo tra i più ricchi del mondo.
Se imparassimo davvero a utilizzare le cose davvero necessarie e fare posto al rapporto con gli altri, alla cura di noi stessi 8che non è il centro benessere!), alla cultura, all&#039;amore per la natura, vivremmo tutti in un mondo migliore.
I soldi sono un mezzo, ma ne abbiamo fatto un fine.
Io credo che dovremmo cominciare dal piccolo, cambiando il nostro stile di vita e diffondendo la nostra esperienza. 
Se la casa è di proprietà possiamo arrivare a vivere con 5-600 euro (a persona) al mese senza problemi, forse anche meno. Così davvero avremo bisogno di lavorare meno, e potremo vivere di più]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando sento &#8220;Convivialità&#8221; io intendo amore. Amore come comprensione, ascolto, rispetto, aiuto, fiducia, perdono, sostegno e molto altro.<br />
Sono convinto che questa sia la strada. In effetti, sfido chiunque a contraddire, navighiamo nel superfluo, ci vediamo poveri, in certi casi, quando siamo tra i più ricchi del mondo.<br />
Se imparassimo davvero a utilizzare le cose davvero necessarie e fare posto al rapporto con gli altri, alla cura di noi stessi 8che non è il centro benessere!), alla cultura, all&#8217;amore per la natura, vivremmo tutti in un mondo migliore.<br />
I soldi sono un mezzo, ma ne abbiamo fatto un fine.<br />
Io credo che dovremmo cominciare dal piccolo, cambiando il nostro stile di vita e diffondendo la nostra esperienza.<br />
Se la casa è di proprietà possiamo arrivare a vivere con 5-600 euro (a persona) al mese senza problemi, forse anche meno. Così davvero avremo bisogno di lavorare meno, e potremo vivere di più</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Vincenzo Cucinotta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160871</link>

		<dc:creator><![CDATA[Vincenzo Cucinotta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2011 07:48:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Maria Luisa mette a fuoco un punto fondamentale dell&#039;ambientalismo, il fatto che si tratta di questioni maledettamente complicate, e che richiede pertanto competenze a volte anche sofisticate, tanto sofisticate che può facilmente capitare di commettere errori madornali nello scegliere determinati comportamenti rispetto ad altre alternative. 
Ciò pone un problema politico molto rilevante, come preservare la partecipazione di tutti alle decisioni collettive. A me pare, come del resto proponevo già nel mio libro, che bisogna andare a un grande processo di delegiferazione, una nuova forma di ripartizione tra aspetti più squisitamente politici, da affidare alle leggi e quindi all&#039;attività parlamentare, e gli aspetti preminentemente tecnici, da demandare appunto ad organismi tecnici. In sostanza, le leggi dovrebbero riguardare prevalentemente le finalità delle scelte più che le concrete modalità attuative. Naturalmente, mi rendo conto che la ripartizione di cui parlo non è essa stessa una questione banale, ma la direzione mi pare dovrebbe essere questa. 
Sul problema energetico (che però si interseca nel settore produttivo con quello delle risorse in termini dei materiali), volevo sottolineare come sia del tutto vano tentare di affidare tutto allo sviluppo di procedure alternative di produzione. Certamente, lo sviluppo delle conoscenze scientifiche ha già dato preziosi contributi allo sviluppo di tecnologie alternative, ma la via maestra rimane sempre quella del contenimento nei consumi energetici. 
Qui, si pone probabilmente il punto cruciale di natura politica, come affermare l&#039;assurdità di qualsiasi assetto economico che necessiti obbligatoriamente della continua crescita dell&#039;attività produttiva, quella crescita che ancora ai nostri giorni, e non in un lontano passato, viene invocata praticamente dall&#039;intero schieramento politico come panacea di tutti i mali. 
La parola &quot;decrescita&quot; non mi piace, lo dico chiaramente, perchè mi pare in qualche misura confermare una subordinazione della politica all&#039;economia, seppure in senso opposto a quello prevalente. Il punto non è decrescere, ma è negare che la crescita economica possa costituire un fine in sè senza specificare in cosa si cresce, e quindi anche in cosa si debba decrescere. 
Sulla mia personale visione in riferimento alle teorie esistenti in materia, vi rinvio ad alcuni miei post sul mio blog:

http://ideologiaverde.blogspot.com/2010/07/decrescita-e-politica.html
http://ideologiaverde.blogspot.com/2010/07/decrescita-un-chiarimento-in-senso.html
http://ideologiaverde.blogspot.com/2011/05/le-ingiustificate-certezze-delleconomia.html

Infine, riguardo allo specifico tema energetico, credo di essere in buona compagnia considerando la fonte biomassa come insoddisfacente a partire dal fatto che i terreni coltivabili sono limitati e quindi si pone subito la competizione tra utilizzi energetici ed alimentari. 
Non vorrei che si vada verso processi di deforestazione che potrebbero avere un duro impatto sull&#039;effetto serra, magari per evitare quello che si genera dall&#039;utilizzo dei combustibili fossili. A tuttooggi, non è del tuto vero che tale risorsa sia in esaurimento, non almeno per quanto riguarda il carbone, che a mio parere potrebbe essere usato purchè non si superi un certo livello quantitativo, malgrado proprio per il carbone l&#039;effetto serra sia massimo per unità energetica prodotta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Maria Luisa mette a fuoco un punto fondamentale dell&#8217;ambientalismo, il fatto che si tratta di questioni maledettamente complicate, e che richiede pertanto competenze a volte anche sofisticate, tanto sofisticate che può facilmente capitare di commettere errori madornali nello scegliere determinati comportamenti rispetto ad altre alternative.<br />
Ciò pone un problema politico molto rilevante, come preservare la partecipazione di tutti alle decisioni collettive. A me pare, come del resto proponevo già nel mio libro, che bisogna andare a un grande processo di delegiferazione, una nuova forma di ripartizione tra aspetti più squisitamente politici, da affidare alle leggi e quindi all&#8217;attività parlamentare, e gli aspetti preminentemente tecnici, da demandare appunto ad organismi tecnici. In sostanza, le leggi dovrebbero riguardare prevalentemente le finalità delle scelte più che le concrete modalità attuative. Naturalmente, mi rendo conto che la ripartizione di cui parlo non è essa stessa una questione banale, ma la direzione mi pare dovrebbe essere questa.<br />
Sul problema energetico (che però si interseca nel settore produttivo con quello delle risorse in termini dei materiali), volevo sottolineare come sia del tutto vano tentare di affidare tutto allo sviluppo di procedure alternative di produzione. Certamente, lo sviluppo delle conoscenze scientifiche ha già dato preziosi contributi allo sviluppo di tecnologie alternative, ma la via maestra rimane sempre quella del contenimento nei consumi energetici.<br />
Qui, si pone probabilmente il punto cruciale di natura politica, come affermare l&#8217;assurdità di qualsiasi assetto economico che necessiti obbligatoriamente della continua crescita dell&#8217;attività produttiva, quella crescita che ancora ai nostri giorni, e non in un lontano passato, viene invocata praticamente dall&#8217;intero schieramento politico come panacea di tutti i mali.<br />
La parola &#8220;decrescita&#8221; non mi piace, lo dico chiaramente, perchè mi pare in qualche misura confermare una subordinazione della politica all&#8217;economia, seppure in senso opposto a quello prevalente. Il punto non è decrescere, ma è negare che la crescita economica possa costituire un fine in sè senza specificare in cosa si cresce, e quindi anche in cosa si debba decrescere.<br />
Sulla mia personale visione in riferimento alle teorie esistenti in materia, vi rinvio ad alcuni miei post sul mio blog:</p>
<p><a href="http://ideologiaverde.blogspot.com/2010/07/decrescita-e-politica.html" rel="nofollow ugc">http://ideologiaverde.blogspot.com/2010/07/decrescita-e-politica.html</a><br />
<a href="http://ideologiaverde.blogspot.com/2010/07/decrescita-un-chiarimento-in-senso.html" rel="nofollow ugc">http://ideologiaverde.blogspot.com/2010/07/decrescita-un-chiarimento-in-senso.html</a><br />
<a href="http://ideologiaverde.blogspot.com/2011/05/le-ingiustificate-certezze-delleconomia.html" rel="nofollow ugc">http://ideologiaverde.blogspot.com/2011/05/le-ingiustificate-certezze-delleconomia.html</a></p>
<p>Infine, riguardo allo specifico tema energetico, credo di essere in buona compagnia considerando la fonte biomassa come insoddisfacente a partire dal fatto che i terreni coltivabili sono limitati e quindi si pone subito la competizione tra utilizzi energetici ed alimentari.<br />
Non vorrei che si vada verso processi di deforestazione che potrebbero avere un duro impatto sull&#8217;effetto serra, magari per evitare quello che si genera dall&#8217;utilizzo dei combustibili fossili. A tuttooggi, non è del tuto vero che tale risorsa sia in esaurimento, non almeno per quanto riguarda il carbone, che a mio parere potrebbe essere usato purchè non si superi un certo livello quantitativo, malgrado proprio per il carbone l&#8217;effetto serra sia massimo per unità energetica prodotta.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160858</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 23:26:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non sapevo la professione di Maria Luisa e mi auguro voglia dedicare in futuro spazi su NI sul problema del consumo energetico.
Alcune domande o osservazioni.
1 La decrescita dei consumi. Perché aspettare i cambiamenti del sistema produttivo? Si possono già fare delle scelte responsabili nel senso di minore consumo e minore spreco fin da oggi.
2 Non so quanto dica la letteratura scientifica circa il potenziale di biomassa disponibile, so che il problema del rendimento energetico della biomassa è molto discusso, specie per i primi biocombustibili. Pare che Maria Luisa sia molto scettica sul beneficio di questo tipo di energia rinnovabile. Su cosa puntare allora?
4 Questo punto pare dire che non occorre aspettare il cambio di assetto produttivo per fare decrescere i consumi. Le scelte individuali peraltro possono anche essere favorite da normative legislative. Credo che un concetto che occorre divulgare il più possibile sia quello di impronta ecologica, che ne pensa Maria Luisa?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sapevo la professione di Maria Luisa e mi auguro voglia dedicare in futuro spazi su NI sul problema del consumo energetico.<br />
Alcune domande o osservazioni.<br />
1 La decrescita dei consumi. Perché aspettare i cambiamenti del sistema produttivo? Si possono già fare delle scelte responsabili nel senso di minore consumo e minore spreco fin da oggi.<br />
2 Non so quanto dica la letteratura scientifica circa il potenziale di biomassa disponibile, so che il problema del rendimento energetico della biomassa è molto discusso, specie per i primi biocombustibili. Pare che Maria Luisa sia molto scettica sul beneficio di questo tipo di energia rinnovabile. Su cosa puntare allora?<br />
4 Questo punto pare dire che non occorre aspettare il cambio di assetto produttivo per fare decrescere i consumi. Le scelte individuali peraltro possono anche essere favorite da normative legislative. Credo che un concetto che occorre divulgare il più possibile sia quello di impronta ecologica, che ne pensa Maria Luisa?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Maria Luisa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160851</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maria Luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 21:55:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate
al punto 1 mi è sfuggita una frase... volevo dire &quot;... tutto quello che viene viene estratto compreso quanto viene scartato nel corso delle lavorazioni e raffinazioni dei materiali (zaino ecologico)
Per chi volesse approfondire, consiglio per partire...
http://en.wikipedia.org/wiki/Material_input_per_service_unit
poi
http://www.wupperinst.org/en/projects/topics_online/eco_innovations/index.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate<br />
al punto 1 mi è sfuggita una frase&#8230; volevo dire &#8220;&#8230; tutto quello che viene viene estratto compreso quanto viene scartato nel corso delle lavorazioni e raffinazioni dei materiali (zaino ecologico)<br />
Per chi volesse approfondire, consiglio per partire&#8230;<br />
<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Material_input_per_service_unit" rel="nofollow ugc">http://en.wikipedia.org/wiki/Material_input_per_service_unit</a><br />
poi<br />
<a href="http://www.wupperinst.org/en/projects/topics_online/eco_innovations/index.html" rel="nofollow ugc">http://www.wupperinst.org/en/projects/topics_online/eco_innovations/index.html</a></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Maria Luisa Venuta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160826</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maria Luisa Venuta]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 13:18:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41019#comment-160826</guid>

					<description><![CDATA[Visto che mi occupo professionalmente e per ricerca di sostenibilità e dematerializzazione dei cicli produttivi e di consumo provo a dare alcune note:
1. sulla decrescita dei consumi: si deve passare prima per un cambiamento dei processi di produzione e di distribuzione che utilizzino meno energia e materiali che permangano nel sistema più a lungo. E’ possibile studiare quanto materiale sia inserito in un prodotto e servizio considerando tutto quello che viene estratto o 
2. le fonti di energia rinnovabile sono tante, ma occorre vedere non solo gli impatti in fase di esercizio dell’impianto, ma anche nella fasi precedenti considerando la vita utile dell’impianto, come è stato prodotto e per il combustibile rinnovabile come questo deve essere trattato al fine di produrre energia. Inoltre si valutano anche gli shift intra sistema economico. Ad esempio la biomassa da scarti agricoli che in origine veniva usata per gli allevamenti come cibo o veniva sparso nei campi come emendante viene spostato nella filiera di produzione energetica (più termica che elettrica) con depauperamento delle coltivazioni che devono ricorrere ad elementi chimici e per gli allevamenti che vanno verso mangimi acquistati.
Considerando questi shift il potenziale di biomassa disponibile realmente  è molto inferiore a quanto inserito in letteratura o stimato a livello europeo.
3. Tutte le attività umane hanno un impatto sull’ambiente e richiedono energia per funzionare compresi i cicli di recupero dei rifiuti, le industrie che producono pali eolici, gassificatori per biomassa.
4. sui processi individuali di consumo partiamo dal domandarci se abbiamo bisogno della funzione dell’oggetto che abbiamo di fronte e che stiamo per acquistare, se sappiamo i costi in termini ambientali, se ci sono modalità di condivisione con altri dell’oggetto se lo useremo saltuariamente, se possiamo soddisfare le nostre necessità con attività meno impattanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che mi occupo professionalmente e per ricerca di sostenibilità e dematerializzazione dei cicli produttivi e di consumo provo a dare alcune note:<br />
1. sulla decrescita dei consumi: si deve passare prima per un cambiamento dei processi di produzione e di distribuzione che utilizzino meno energia e materiali che permangano nel sistema più a lungo. E’ possibile studiare quanto materiale sia inserito in un prodotto e servizio considerando tutto quello che viene estratto o<br />
2. le fonti di energia rinnovabile sono tante, ma occorre vedere non solo gli impatti in fase di esercizio dell’impianto, ma anche nella fasi precedenti considerando la vita utile dell’impianto, come è stato prodotto e per il combustibile rinnovabile come questo deve essere trattato al fine di produrre energia. Inoltre si valutano anche gli shift intra sistema economico. Ad esempio la biomassa da scarti agricoli che in origine veniva usata per gli allevamenti come cibo o veniva sparso nei campi come emendante viene spostato nella filiera di produzione energetica (più termica che elettrica) con depauperamento delle coltivazioni che devono ricorrere ad elementi chimici e per gli allevamenti che vanno verso mangimi acquistati.<br />
Considerando questi shift il potenziale di biomassa disponibile realmente  è molto inferiore a quanto inserito in letteratura o stimato a livello europeo.<br />
3. Tutte le attività umane hanno un impatto sull’ambiente e richiedono energia per funzionare compresi i cicli di recupero dei rifiuti, le industrie che producono pali eolici, gassificatori per biomassa.<br />
4. sui processi individuali di consumo partiamo dal domandarci se abbiamo bisogno della funzione dell’oggetto che abbiamo di fronte e che stiamo per acquistare, se sappiamo i costi in termini ambientali, se ci sono modalità di condivisione con altri dell’oggetto se lo useremo saltuariamente, se possiamo soddisfare le nostre necessità con attività meno impattanti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160755</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 17:43:26 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41019#comment-160755</guid>

					<description><![CDATA[Pensieri Oziosi, 
nel link di wikipedia tradotto, puoi trovare:
&quot;A partire dal 2010, circa il 16% del consumo finale di energia mondiale proviene da fonti rinnovabili, con il 10% provenienti da tradizionali biomassa , che viene utilizzato principalmente per il riscaldamento , e del 3,4% da energia idroelettrica &quot;.

Per quanto riguarda i gas serra, ho specificato: &quot;fonti non rinnovabili ossia carbone e petrolio&quot;.
Per quanto riguarda la produzione di diossido di carbonio dalle biomasse, i combustibili derivati dalle biomasse,ossia i biocombustibili, non comprendono i combustibili fossili (petrolio, carbone, metano) poiché, nonostante siano anch’essi prodotti dalle attività biologiche su materia prima derivata dalla biomassa, questi immettono in atmosfera diossido di carbonio che in parte non torna più nel ciclo del carbonio, impoverendo così le riserve terrestre di composti fossili del carbonio. I biocombustibili sono invece fonti rinnovabili in quanto il diossido di carbonio emesso per la produzione di bioenergia è sostanzialmente lo stesso che tornerebbe in atmosfera con la decomposizione naturale della biomassa. In pratica, la produzione di bioenergia non altera il ciclo del carbonio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pensieri Oziosi,<br />
nel link di wikipedia tradotto, puoi trovare:<br />
&#8220;A partire dal 2010, circa il 16% del consumo finale di energia mondiale proviene da fonti rinnovabili, con il 10% provenienti da tradizionali biomassa , che viene utilizzato principalmente per il riscaldamento , e del 3,4% da energia idroelettrica &#8220;.</p>
<p>Per quanto riguarda i gas serra, ho specificato: &#8220;fonti non rinnovabili ossia carbone e petrolio&#8221;.<br />
Per quanto riguarda la produzione di diossido di carbonio dalle biomasse, i combustibili derivati dalle biomasse,ossia i biocombustibili, non comprendono i combustibili fossili (petrolio, carbone, metano) poiché, nonostante siano anch’essi prodotti dalle attività biologiche su materia prima derivata dalla biomassa, questi immettono in atmosfera diossido di carbonio che in parte non torna più nel ciclo del carbonio, impoverendo così le riserve terrestre di composti fossili del carbonio. I biocombustibili sono invece fonti rinnovabili in quanto il diossido di carbonio emesso per la produzione di bioenergia è sostanzialmente lo stesso che tornerebbe in atmosfera con la decomposizione naturale della biomassa. In pratica, la produzione di bioenergia non altera il ciclo del carbonio.</p>
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		<title>
		Di: Pensieri Oziosi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/14/linganno-della-crescita/#comment-160741</link>

		<dc:creator><![CDATA[Pensieri Oziosi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 12:51:11 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41019#comment-160741</guid>

					<description><![CDATA[Ancora una cosa, Lorenzo, non confondere il tema delle energie rinnovabili con quello dei gas serra: alcune forme di energia non rinnovabile non contribuiscono a gas serra (nucleare) ed alcune forme di energia rinnovabile contribuiscono ai gas serra (biomasse).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora una cosa, Lorenzo, non confondere il tema delle energie rinnovabili con quello dei gas serra: alcune forme di energia non rinnovabile non contribuiscono a gas serra (nucleare) ed alcune forme di energia rinnovabile contribuiscono ai gas serra (biomasse).</p>
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