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	Commenti a: BATTAGLIE CULTURALI	</title>
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		<title>
		Di: AMA		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[AMA]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 08:41:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io parlerei di esproprio di sovranita&#039; nazionale e di circonvenzione di incapaci.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io parlerei di esproprio di sovranita&#8217; nazionale e di circonvenzione di incapaci.</p>
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		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/23/battaglie-culturali/#comment-161104</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 20:57:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Daniele, 
la mia tesi analizza in concreto le dinamiche di un processo cui forse tu alludevi nel periodo da te scritto che ho citato, ma mi sembra che contraddica la tua tesi iniziale, quella secondo cui la morale e la prassi della Chiesa cattolica consiste nel controllo e nell&#039;esproprio dei corpi delle persone.

&quot;Il problema fondamentale ...è la pretesa del controllo del corpo altrui, che la chiesa, il cui messaggio è la distorsione perversa del cristianesimo originario, esprime sia nei suoi dettami in termini di morale sessuale, sia nella sua prassi deleteria... sia gli stupri perpetrati ai danni di parrocchiane e suore dai preti “devianti” nei secoli passati, sia la pedofilia in sede religiosa, trova come momento fondamentale e chiave di volta questa dinamica di espropriazione del corpo.&quot;
Parole tue, che non vedo come possano conciliarsi con le mie: tu mi pare attribuisca alla Chiesa e ai suoi ministri una intenzione cosciente di controllo ed esproprio del corpo altrui che io non vedo. A meno che tu voglia dire che il celibato sia una condizione di esproprio del corpo con la quale la Chiesa ha reso vittime per primi i suoi stessi ministri, e che ha favorito l&#039;esproprio di altri corpi, quelli dei bambini (e in misura minore quello delle donne).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Daniele,<br />
la mia tesi analizza in concreto le dinamiche di un processo cui forse tu alludevi nel periodo da te scritto che ho citato, ma mi sembra che contraddica la tua tesi iniziale, quella secondo cui la morale e la prassi della Chiesa cattolica consiste nel controllo e nell&#8217;esproprio dei corpi delle persone.</p>
<p>&#8220;Il problema fondamentale &#8230;è la pretesa del controllo del corpo altrui, che la chiesa, il cui messaggio è la distorsione perversa del cristianesimo originario, esprime sia nei suoi dettami in termini di morale sessuale, sia nella sua prassi deleteria&#8230; sia gli stupri perpetrati ai danni di parrocchiane e suore dai preti “devianti” nei secoli passati, sia la pedofilia in sede religiosa, trova come momento fondamentale e chiave di volta questa dinamica di espropriazione del corpo.&#8221;<br />
Parole tue, che non vedo come possano conciliarsi con le mie: tu mi pare attribuisca alla Chiesa e ai suoi ministri una intenzione cosciente di controllo ed esproprio del corpo altrui che io non vedo. A meno che tu voglia dire che il celibato sia una condizione di esproprio del corpo con la quale la Chiesa ha reso vittime per primi i suoi stessi ministri, e che ha favorito l&#8217;esproprio di altri corpi, quelli dei bambini (e in misura minore quello delle donne).</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: AMA		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/23/battaglie-culturali/#comment-161076</link>

		<dc:creator><![CDATA[AMA]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 00:09:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma che stiamo a rimuovere adesso  la percentuale altissima di uomini di chiesa di fatto omosessuali che vivono nella segretezza questa loro condizione impedendo alla comunita&#039; civile il pieno riconoscimento giuridico e sociale dell&#039;omosessualita&#039;? Questo lo spsico-dramma tutto italiano che dovrebbe emergere...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma che stiamo a rimuovere adesso  la percentuale altissima di uomini di chiesa di fatto omosessuali che vivono nella segretezza questa loro condizione impedendo alla comunita&#8217; civile il pieno riconoscimento giuridico e sociale dell&#8217;omosessualita&#8217;? Questo lo spsico-dramma tutto italiano che dovrebbe emergere&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/23/battaglie-culturali/#comment-161071</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 18:52:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Infatti è così. Ma non vedo allora la differenza della sua tesi rispetto alla mia, se non nel fatto che l&#039;una analizza in concreto le dinamiche di attuazione del processo dell&#039;altra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti è così. Ma non vedo allora la differenza della sua tesi rispetto alla mia, se non nel fatto che l&#8217;una analizza in concreto le dinamiche di attuazione del processo dell&#8217;altra.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: lorenzo galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/23/battaglie-culturali/#comment-161069</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 17:32:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Daniele Ventre, 
hai ridefinito in termini più sfumati il rapporto tra gerarchia ecclesiastica e comportamento dei preti, e il giudizio sulla Chiesa cattolica nel suo complesso; nel contempo hai inserito un altro esempio, quello dei preti che verificavano l&#039;illibatezza delle religiose di fatto stuprandole, che secondo me rende ancora più contorta la tua tesi e perversa l&#039;ideologia di possesso ed esproprio dei corpi che attribuisci alla morale e alla prassi della Chiesa cattolica.
Sembrerebbe infatti che secondo te i preti usassero tecniche come l&#039;inquisizione, le accuse di stregoneria, la verifica dell&#039;illibatezza per controllare e violentare il corpo delle donne, e che ora non potendolo più fare sono passati alla violenza sessuale sui bambini ossia alla pedofilia: mi sembra assai arduo dare un senso logico a questo discorso.

Un&#039;altra tua considerazione, che hai lasciato in termini generali, è invece la base del mio discorso. Quando dici:
&quot;Credo che la prassi ordinaria che l’organizzazione della chiesa ha sedimentato nei secoli sia uno fra i fenomeni storico-sociali in grado di determinare de facto le condizioni per cui certi comportamenti devianti si possano verificare più spesso che altrove e per cui quelli che ne sono portatori possano agire quasi indisturbati e certi di una relativa impunità.&quot;
stai affermando una tesi che si può declinare, in concreto, in ciò che io penso, ossia che 
- la posizione di potere di capo spirituale di una comunità (lo &quot;sciamano&quot;) unita alla condizione di celibe (imposta) che caratterizza il prete determina una naturale fascinazione verso i fedeli, specie le donne giovani, nubili o trascurate dai mariti. Questa situazione favorisce l&#039;abuso di potere da parte del prete per circuire le donne che più lo ammirano, o per lasciarsi sedurre dalle donne che più ambiscono a una posizione di importanza, per quanto non resa pubblica. La stessa situazione favorisce anche l&#039;impunità del prete.
- la posizione di insegnante, maestro, precettore, in passato ancora più diffusa di oggi, favorisce l&#039;abuso di potere del prete verso i minori. Va infatti evidenziato che un prete svolge un ruolo che comporta l&#039;avere una serie di relazioni umane quotidiane al di fuori dell&#039;ordinario: dagli anziani ai morenti, dai mariti alle mogli, dai fidanzati agli adolescenti ai bambini. Quanti uomini celibi, anche a tutt&#039;oggi, scelgono di essere insegnati di scuola dell&#039;infanzia o elementare? Quasi nessuno. E&#039; un ruolo che compete soprattutto a donne sposate o a donne giovani che desiderano avere una famiglia. I preti si trovano invece a compiere una missione, che hanno scelto primariamente per motivi spirituali, che impone loro il celibato e che li mette nella condizione di dover essere insegnanti a scuola, in parrocchia, in oratorio di bambini anche piccoli. Ora, il celibato come scelta è una condizione che si addice a un numero ristretto di persone; nella maggior parte dei casi esige una serie di compensazioni/sublimazioni psicologiche che non sempre portano a un equilibrio psichico esente da repressione sulla sfera sessuale e quindi relazionale. Un uomo celibe, storicamente, non è una figura portata a stare in intimo contatto con i bambini; se quell&#039;uomo non ha trovato un equilibrio psichico e relazionale soddisfacente, potrebbe non essere immune dalla possibilità di abusare del potere che esercita ogni giorno su persone indifese come i bambini, che lui ha il compito di amare. Un educatore, diceva don Milani, dando un&#039;interpretazione moralistica e non psicologica della pedofilia, può peccare per difetto di amore verso i suoi ragazzi (avarizia, violenza), o per eccesso, intendendo per eccesso il cadere nel &quot;torbido&quot;, nel sessuale. La condizione del prete favorisce questa pratica perché ne ha l&#039;occasione, il potere, la possibilità dell&#039;impunità.

(In entrambi i casi, comunque, non credo che l&#039;impunità, reale o presunta, sia il fattore più importante).

Questi, in sintesi, i motivi che trovo più validi per spiegare i fenomeni  macroscopici dei rapporti sessuali con donne consenzienti e della pedofilia tra i preti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Daniele Ventre,<br />
hai ridefinito in termini più sfumati il rapporto tra gerarchia ecclesiastica e comportamento dei preti, e il giudizio sulla Chiesa cattolica nel suo complesso; nel contempo hai inserito un altro esempio, quello dei preti che verificavano l&#8217;illibatezza delle religiose di fatto stuprandole, che secondo me rende ancora più contorta la tua tesi e perversa l&#8217;ideologia di possesso ed esproprio dei corpi che attribuisci alla morale e alla prassi della Chiesa cattolica.<br />
Sembrerebbe infatti che secondo te i preti usassero tecniche come l&#8217;inquisizione, le accuse di stregoneria, la verifica dell&#8217;illibatezza per controllare e violentare il corpo delle donne, e che ora non potendolo più fare sono passati alla violenza sessuale sui bambini ossia alla pedofilia: mi sembra assai arduo dare un senso logico a questo discorso.</p>
<p>Un&#8217;altra tua considerazione, che hai lasciato in termini generali, è invece la base del mio discorso. Quando dici:<br />
&#8220;Credo che la prassi ordinaria che l’organizzazione della chiesa ha sedimentato nei secoli sia uno fra i fenomeni storico-sociali in grado di determinare de facto le condizioni per cui certi comportamenti devianti si possano verificare più spesso che altrove e per cui quelli che ne sono portatori possano agire quasi indisturbati e certi di una relativa impunità.&#8221;<br />
stai affermando una tesi che si può declinare, in concreto, in ciò che io penso, ossia che<br />
&#8211; la posizione di potere di capo spirituale di una comunità (lo &#8220;sciamano&#8221;) unita alla condizione di celibe (imposta) che caratterizza il prete determina una naturale fascinazione verso i fedeli, specie le donne giovani, nubili o trascurate dai mariti. Questa situazione favorisce l&#8217;abuso di potere da parte del prete per circuire le donne che più lo ammirano, o per lasciarsi sedurre dalle donne che più ambiscono a una posizione di importanza, per quanto non resa pubblica. La stessa situazione favorisce anche l&#8217;impunità del prete.<br />
&#8211; la posizione di insegnante, maestro, precettore, in passato ancora più diffusa di oggi, favorisce l&#8217;abuso di potere del prete verso i minori. Va infatti evidenziato che un prete svolge un ruolo che comporta l&#8217;avere una serie di relazioni umane quotidiane al di fuori dell&#8217;ordinario: dagli anziani ai morenti, dai mariti alle mogli, dai fidanzati agli adolescenti ai bambini. Quanti uomini celibi, anche a tutt&#8217;oggi, scelgono di essere insegnati di scuola dell&#8217;infanzia o elementare? Quasi nessuno. E&#8217; un ruolo che compete soprattutto a donne sposate o a donne giovani che desiderano avere una famiglia. I preti si trovano invece a compiere una missione, che hanno scelto primariamente per motivi spirituali, che impone loro il celibato e che li mette nella condizione di dover essere insegnanti a scuola, in parrocchia, in oratorio di bambini anche piccoli. Ora, il celibato come scelta è una condizione che si addice a un numero ristretto di persone; nella maggior parte dei casi esige una serie di compensazioni/sublimazioni psicologiche che non sempre portano a un equilibrio psichico esente da repressione sulla sfera sessuale e quindi relazionale. Un uomo celibe, storicamente, non è una figura portata a stare in intimo contatto con i bambini; se quell&#8217;uomo non ha trovato un equilibrio psichico e relazionale soddisfacente, potrebbe non essere immune dalla possibilità di abusare del potere che esercita ogni giorno su persone indifese come i bambini, che lui ha il compito di amare. Un educatore, diceva don Milani, dando un&#8217;interpretazione moralistica e non psicologica della pedofilia, può peccare per difetto di amore verso i suoi ragazzi (avarizia, violenza), o per eccesso, intendendo per eccesso il cadere nel &#8220;torbido&#8221;, nel sessuale. La condizione del prete favorisce questa pratica perché ne ha l&#8217;occasione, il potere, la possibilità dell&#8217;impunità.</p>
<p>(In entrambi i casi, comunque, non credo che l&#8217;impunità, reale o presunta, sia il fattore più importante).</p>
<p>Questi, in sintesi, i motivi che trovo più validi per spiegare i fenomeni  macroscopici dei rapporti sessuali con donne consenzienti e della pedofilia tra i preti.</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/23/battaglie-culturali/#comment-161046</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 12:59:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io la depositerei subito... :-D]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io la depositerei subito&#8230; :-D</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/23/battaglie-culturali/#comment-161045</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 12:58:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Letta la risposta di Ventre mi correggo: non era un&#039;ipotesi infatti da &quot;mi sembra di intravedere&quot; si è passati a &quot;Credo però che la dinamica di fondo sia quella da me illustrata&quot;. A questo punto è un po&#039; come il giudice che legge il dispositivo della sentenza ma depositerà la motivazione con calma :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Letta la risposta di Ventre mi correggo: non era un&#8217;ipotesi infatti da &#8220;mi sembra di intravedere&#8221; si è passati a &#8220;Credo però che la dinamica di fondo sia quella da me illustrata&#8221;. A questo punto è un po&#8217; come il giudice che legge il dispositivo della sentenza ma depositerà la motivazione con calma :-)</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/23/battaglie-culturali/#comment-161043</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 12:23:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[P.s.

Non credo che la chiesa cattolica sia in toto una massa di delinquenti.

Credo che la prassi ordinaria che l&#039;organizzazione della chiesa ha sedimentato nei secoli sia uno fra i fenomeni storico-sociali in grado di determinare de facto le condizioni per cui certi comportamenti devianti si possano verificare più spesso che altrove e per cui quelli che ne sono portatori possano agire quasi indisturbati e certi di una relativa impunità. 

E ripeto, chiesa cattolica come organizzazione gerarchica e uomini e donne cristiani vanno tenuti distinti, per quanto l&#039;una e gli altri siano ovviamente legati e contigui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>P.s.</p>
<p>Non credo che la chiesa cattolica sia in toto una massa di delinquenti.</p>
<p>Credo che la prassi ordinaria che l&#8217;organizzazione della chiesa ha sedimentato nei secoli sia uno fra i fenomeni storico-sociali in grado di determinare de facto le condizioni per cui certi comportamenti devianti si possano verificare più spesso che altrove e per cui quelli che ne sono portatori possano agire quasi indisturbati e certi di una relativa impunità. </p>
<p>E ripeto, chiesa cattolica come organizzazione gerarchica e uomini e donne cristiani vanno tenuti distinti, per quanto l&#8217;una e gli altri siano ovviamente legati e contigui.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/23/battaglie-culturali/#comment-161042</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 12:17:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ lorenzo galbiati

Appare assai verosimile che il mio ragionamento abbia delle pecche. 

Per esempio è probabile che in determinati contesti la pedofilia sia stata endemica, e probabilmente ce ne sono indizi indiretti e addirittura alcuni documenti letterari (epigrammi greci e latini medievali e umanistici intonati alla musa puerilis)ne sono traccia e sublimazione culturale.

Credo però che la dinamica di fondo sia quella da me illustrata. Quanto al cosiddetto concubinato dei preti, molto spesso è semplicemente effetto di relazioni consenzienti fra uomini e donne (quelle evolutivamente determinate, che ci si ostina a definire peccato, nuotando contro la marea montante). Resta il fatto che sovente le cose andavano in modo diverso; determinati esami che in specie, in sede inquisitoriale, andavano a configurarsi come preliminari dei processi, o andavano ad accertare l&#039;illibatezza di religiose sospette di aver trasgredito il voto di castità, avevano di fatto la caratteristica di molestie e stupri e a anche a questo mi riferisco. 

Quanto al rapporto fra ideologia della gerarchia e comportamento dei ministri, l&#039;una è solo lo specchio deformato dell&#039;altro. Si tenga conto di un dato effettivo: nel contesto del cristianesimo originario, l&#039;opzione per la castità era una libera scelta che cercava di sottrarre l&#039;individuo alla catena (ri)produttiva della società preindustriale tipica. Con lo strutturarsi della chiesa in quanto organizzazione, la scelta di libertà viene progressivamente tingendosi di toni sempre più coattivi, come è dimostrabile fonti ed exempla alla mano (ma citare il tutto in un commento è lungo e seccante).

Ovviamente, l&#039;ideologia del controllo del corpo ha ragioni storico-sociali precise, abbastanza evidenti per ripeterle in continuazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ lorenzo galbiati</p>
<p>Appare assai verosimile che il mio ragionamento abbia delle pecche. </p>
<p>Per esempio è probabile che in determinati contesti la pedofilia sia stata endemica, e probabilmente ce ne sono indizi indiretti e addirittura alcuni documenti letterari (epigrammi greci e latini medievali e umanistici intonati alla musa puerilis)ne sono traccia e sublimazione culturale.</p>
<p>Credo però che la dinamica di fondo sia quella da me illustrata. Quanto al cosiddetto concubinato dei preti, molto spesso è semplicemente effetto di relazioni consenzienti fra uomini e donne (quelle evolutivamente determinate, che ci si ostina a definire peccato, nuotando contro la marea montante). Resta il fatto che sovente le cose andavano in modo diverso; determinati esami che in specie, in sede inquisitoriale, andavano a configurarsi come preliminari dei processi, o andavano ad accertare l&#8217;illibatezza di religiose sospette di aver trasgredito il voto di castità, avevano di fatto la caratteristica di molestie e stupri e a anche a questo mi riferisco. </p>
<p>Quanto al rapporto fra ideologia della gerarchia e comportamento dei ministri, l&#8217;una è solo lo specchio deformato dell&#8217;altro. Si tenga conto di un dato effettivo: nel contesto del cristianesimo originario, l&#8217;opzione per la castità era una libera scelta che cercava di sottrarre l&#8217;individuo alla catena (ri)produttiva della società preindustriale tipica. Con lo strutturarsi della chiesa in quanto organizzazione, la scelta di libertà viene progressivamente tingendosi di toni sempre più coattivi, come è dimostrabile fonti ed exempla alla mano (ma citare il tutto in un commento è lungo e seccante).</p>
<p>Ovviamente, l&#8217;ideologia del controllo del corpo ha ragioni storico-sociali precise, abbastanza evidenti per ripeterle in continuazione.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2011/12/23/battaglie-culturali/#comment-161041</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2011 12:10:09 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=41085#comment-161041</guid>

					<description><![CDATA[Lorenzo, ciò che commenti di Ventre non è un ragionamento che si conclude nella dimostrazione di un fatto empirico, è soltanto - e lui lo dice espressamente - un&#039;ipotesi. Mi pare che la parola &#039;pregiudizio&#039; non abbia molto senso verso ciò che è esibito come ipotesi, insomma su qualcosa che è per definizione pregiudizio fino alla dimostrazione.

Poi c&#039;è una confusione nella tua critica tra ciò che una persona &#039;è&#039; e ciò che &#039;fa&#039;. Non è così strano pensare che certe condizioni sociali scoraggino gli atti di pedofila (o comunque di violenza sessuale), mentre in altre condizioni avvenga l&#039;opposto. Nemmeno è strano pensare che in entrambi i casi il numero di persone che hanno una condizione psichica che li spinge ad atti di violenza sessuale resti costante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lorenzo, ciò che commenti di Ventre non è un ragionamento che si conclude nella dimostrazione di un fatto empirico, è soltanto &#8211; e lui lo dice espressamente &#8211; un&#8217;ipotesi. Mi pare che la parola &#8216;pregiudizio&#8217; non abbia molto senso verso ciò che è esibito come ipotesi, insomma su qualcosa che è per definizione pregiudizio fino alla dimostrazione.</p>
<p>Poi c&#8217;è una confusione nella tua critica tra ciò che una persona &#8216;è&#8217; e ciò che &#8216;fa&#8217;. Non è così strano pensare che certe condizioni sociali scoraggino gli atti di pedofila (o comunque di violenza sessuale), mentre in altre condizioni avvenga l&#8217;opposto. Nemmeno è strano pensare che in entrambi i casi il numero di persone che hanno una condizione psichica che li spinge ad atti di violenza sessuale resti costante.</p>
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