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	Commenti a: caro sindaco, parliamo di biblioteche	</title>
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		Di: Culturability &#187; Blog Archive Caro sindaco, parliamo di biblioteche &#8211; Culturability la responsabilità della cultura per una società sostenibile		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Culturability &#187; Blog Archive Caro sindaco, parliamo di biblioteche &#8211; Culturability la responsabilità della cultura per una società sostenibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 08:25:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] Chiara Valerio su &#8220;l&#8217;Unità&#8221;, 4 gennaio 2012 [...]]]></description>
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		Di: Michela		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/01/16/caro-sindaco-parliamo-di-biblioteche/#comment-161797</link>

		<dc:creator><![CDATA[Michela]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:26:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao a tutti, 
mi chiamo Michela, sono sarda e, da luglio, collaboro con l&#039;associazine culturale malik a &quot;I libri aiutano a leggere il mondo&quot;, un progetto di invito alla lettura itinerante che si pone un altissimo obbiettivo: creare ponti e legami tra lettori, autori e istituzioni. Cardine attorno al quale ruota il progetto (che si concluderà proprio questo week end alla Mediateca del Mediterraneo di Cagliari)sono proprio le biblioteche, spazi preziosi del sapere, che con questa iniziativa si aprono all&#039;esterno cercando un legame con la comunità. L&#039;obbiettivo è  importante e intrigante: si parte, insomma, dalle biblioteche per poi conquistare le strade e costruire una rete a livello regionale per avvicinare il pubblico alla lettura,  utilizzando tutti i linguaggi artistici a disposizione per mostrare diverse interpretazioni della realtà e cogliere i vari aspetti di quello che si legge.
In questi mesi di lavoro ho avuto modo di scoprire la bellezza delle reti bibliotecarie sarde e di comprendere quali sono i limiti (culturali, politici e sociali)a cui devono far fronte i nostri bibliotecari. Il nostro lavoro è stato sempre accolto con entusiasmo dagli addetti ai lavori fino ad arrivare ai &quot;semplici&quot; lettori.
Quello che più mi colpisce e il fervore e l&#039;entusiasmo (anche istituzionale) visibile nei piccoli centri che, spesso, sono proprio quelli meglio gestiti, più dinamici e aperti alla contaminazione culturale e al confronto con la propria popolazione. Diventa dunque importante e necessario che i progetti di promozione della lettura perdano la loro etichetta snob (quella che ormai caratterizza i troppi festival letterari dedicati, per lo più, all&#039;elite dei lettori forti)per dedicare passione e attenzione anche alla valorizzazione dei posti di pubblica lettura. È assolutamente necessario abbandonare l&#039;intellettualismo elitario e ragionare con più concretezza e semplicità sulle azioni di coinvolgimento dei potenziali lettori. Purtroppo, in un mondo dove spesso la cultura veste gli abiti del becero business, questo tipo di lavoro non può essere svolto da associazioni e biblioteche senza il supporto e il sostegno politico che però non può (o meglio, non deve) essere meramente economico. Il tarlo principale di questo Paese, quello col quale è necessario fare i conti è l&#039;ignoranza abissale delle nostre classi dirigenti. Se non riusciamo a sensibilizzare la politica e le amministrazioni ogni discorso sarà confinato all&#039;astrazione e le biblioteche, ahimè, non avranno mai il ruolo istituzionale di presidi di cultura e socialità che dovrebbero avere in un paese con uno dei più alti tassi di analfabetismo di ritorno e uno dei minimi nei tassi di lettura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti,<br />
mi chiamo Michela, sono sarda e, da luglio, collaboro con l&#8217;associazine culturale malik a &#8220;I libri aiutano a leggere il mondo&#8221;, un progetto di invito alla lettura itinerante che si pone un altissimo obbiettivo: creare ponti e legami tra lettori, autori e istituzioni. Cardine attorno al quale ruota il progetto (che si concluderà proprio questo week end alla Mediateca del Mediterraneo di Cagliari)sono proprio le biblioteche, spazi preziosi del sapere, che con questa iniziativa si aprono all&#8217;esterno cercando un legame con la comunità. L&#8217;obbiettivo è  importante e intrigante: si parte, insomma, dalle biblioteche per poi conquistare le strade e costruire una rete a livello regionale per avvicinare il pubblico alla lettura,  utilizzando tutti i linguaggi artistici a disposizione per mostrare diverse interpretazioni della realtà e cogliere i vari aspetti di quello che si legge.<br />
In questi mesi di lavoro ho avuto modo di scoprire la bellezza delle reti bibliotecarie sarde e di comprendere quali sono i limiti (culturali, politici e sociali)a cui devono far fronte i nostri bibliotecari. Il nostro lavoro è stato sempre accolto con entusiasmo dagli addetti ai lavori fino ad arrivare ai &#8220;semplici&#8221; lettori.<br />
Quello che più mi colpisce e il fervore e l&#8217;entusiasmo (anche istituzionale) visibile nei piccoli centri che, spesso, sono proprio quelli meglio gestiti, più dinamici e aperti alla contaminazione culturale e al confronto con la propria popolazione. Diventa dunque importante e necessario che i progetti di promozione della lettura perdano la loro etichetta snob (quella che ormai caratterizza i troppi festival letterari dedicati, per lo più, all&#8217;elite dei lettori forti)per dedicare passione e attenzione anche alla valorizzazione dei posti di pubblica lettura. È assolutamente necessario abbandonare l&#8217;intellettualismo elitario e ragionare con più concretezza e semplicità sulle azioni di coinvolgimento dei potenziali lettori. Purtroppo, in un mondo dove spesso la cultura veste gli abiti del becero business, questo tipo di lavoro non può essere svolto da associazioni e biblioteche senza il supporto e il sostegno politico che però non può (o meglio, non deve) essere meramente economico. Il tarlo principale di questo Paese, quello col quale è necessario fare i conti è l&#8217;ignoranza abissale delle nostre classi dirigenti. Se non riusciamo a sensibilizzare la politica e le amministrazioni ogni discorso sarà confinato all&#8217;astrazione e le biblioteche, ahimè, non avranno mai il ruolo istituzionale di presidi di cultura e socialità che dovrebbero avere in un paese con uno dei più alti tassi di analfabetismo di ritorno e uno dei minimi nei tassi di lettura.</p>
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		Di: Franco Fallabrino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franco Fallabrino]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 18:43:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per questo, gentili Daniele e Nunzio, si arriva a chiedere se la cultura possa ancora essere l&#039;antidoto e argine alla deriva catatonica e leghizzante del nostro paese. Abbiamo bisogno di far sentire una voce che non strappi una risatina amara al vecchio professore di filosofia. A volte mi sento in un formicaio che sopravvive mangiando giorno dopo giorno i suoi abitanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per questo, gentili Daniele e Nunzio, si arriva a chiedere se la cultura possa ancora essere l&#8217;antidoto e argine alla deriva catatonica e leghizzante del nostro paese. Abbiamo bisogno di far sentire una voce che non strappi una risatina amara al vecchio professore di filosofia. A volte mi sento in un formicaio che sopravvive mangiando giorno dopo giorno i suoi abitanti.</p>
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		Di: Nunzio Festa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/01/16/caro-sindaco-parliamo-di-biblioteche/#comment-161762</link>

		<dc:creator><![CDATA[Nunzio Festa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 16:36:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[cosa darei, per farvi vedere invece com&#039;è la biblioteca comunale del mio paesino...!
uno luogo piccolo, e ovviamente non di dimensioni spaziali, chiuso, e certamente non di dimensioni spaziali, oltre che tenuta sotto chiave da un ometto presuntuoso e defunto. su gentile concessione dei sindaci vari.

b!

Nunzio Festa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cosa darei, per farvi vedere invece com&#8217;è la biblioteca comunale del mio paesino&#8230;!<br />
uno luogo piccolo, e ovviamente non di dimensioni spaziali, chiuso, e certamente non di dimensioni spaziali, oltre che tenuta sotto chiave da un ometto presuntuoso e defunto. su gentile concessione dei sindaci vari.</p>
<p>b!</p>
<p>Nunzio Festa</p>
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		<title>
		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/01/16/caro-sindaco-parliamo-di-biblioteche/#comment-161757</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 15:21:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il post tocca un nervo scoperto (e dolente).

Il problema delle biblioteche (e in generale dei luoghi di aggregazione con potenzialità di arricchimento culturale per chi li frequenta) è una delle troppe spine nel fianco delle città italiane.

Le biblioteche sono (come del resto le scuole e le università) concepite come luoghi dove allocare il cognitariato (proletariato cognitivo dei disoccupati intellettuali) o stipare figli della gallina bianca, LSU e invalidi. Lasciando i figli della gallina bianca, che andrebbero messi finalmente in pentola con la clientelistica mammina, per le altre due categorie si presuppone 1) che da un lato LSU e invalidi siano massa sociale in eccesso (subpersone da nutrire con quel poco che c&#039;è finché si può); 2) che, per venire a ciò che ci preme, la produzione culturale sia sostanzialmente res supervacanea, superflua, inutile, roba per cervelli in vacanza, o per i signori che non hanno niente di meglio da fare. Ne consegue, specialmente nel solito sud dell&#039;Italia, che le biblioteche funzionano a mezzo servizio, l&#039;interazione col libro è resa semi-utopica, che il lettore deve offrire mille malleverie e l&#039;accesso è limitato a certi orari (ristrettissimi). Oltretutto, le biblioteche di quartiere sono utopiche. 

Una società sana creerebbe una rete fra musei, scuole, biblioteche, fondazioni culturali cittadine.

Nella società italiana, che è intimamente marcia (perché malata è dire poco), i musei stipano i pezzi d&#039;arte nelle cantine; le scuole sono luoghi malsani e mal gestiti; le biblioteche sono depositi per libri; le fondazioni culturali cittadine sono frequentate da poetastri e scrittorelli autopubblicati e ancorati ai vecchi provincialismi culturali d&#039;accatto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il post tocca un nervo scoperto (e dolente).</p>
<p>Il problema delle biblioteche (e in generale dei luoghi di aggregazione con potenzialità di arricchimento culturale per chi li frequenta) è una delle troppe spine nel fianco delle città italiane.</p>
<p>Le biblioteche sono (come del resto le scuole e le università) concepite come luoghi dove allocare il cognitariato (proletariato cognitivo dei disoccupati intellettuali) o stipare figli della gallina bianca, LSU e invalidi. Lasciando i figli della gallina bianca, che andrebbero messi finalmente in pentola con la clientelistica mammina, per le altre due categorie si presuppone 1) che da un lato LSU e invalidi siano massa sociale in eccesso (subpersone da nutrire con quel poco che c&#8217;è finché si può); 2) che, per venire a ciò che ci preme, la produzione culturale sia sostanzialmente res supervacanea, superflua, inutile, roba per cervelli in vacanza, o per i signori che non hanno niente di meglio da fare. Ne consegue, specialmente nel solito sud dell&#8217;Italia, che le biblioteche funzionano a mezzo servizio, l&#8217;interazione col libro è resa semi-utopica, che il lettore deve offrire mille malleverie e l&#8217;accesso è limitato a certi orari (ristrettissimi). Oltretutto, le biblioteche di quartiere sono utopiche. </p>
<p>Una società sana creerebbe una rete fra musei, scuole, biblioteche, fondazioni culturali cittadine.</p>
<p>Nella società italiana, che è intimamente marcia (perché malata è dire poco), i musei stipano i pezzi d&#8217;arte nelle cantine; le scuole sono luoghi malsani e mal gestiti; le biblioteche sono depositi per libri; le fondazioni culturali cittadine sono frequentate da poetastri e scrittorelli autopubblicati e ancorati ai vecchi provincialismi culturali d&#8217;accatto.</p>
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