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	Commenti a: Shock the Monkey	</title>
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		Di: Giampaolo Simi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampaolo Simi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 20:51:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Scarsamente coesi e non sindacalizzati, questi lavoratori sembravano l’icona perfetta degli imprenditori di se stessi dell’utopia liberal-individualista...&quot; Cara Flores, tu non condividi il mio intervento, ma io condividevo già il tuo, prima di conoscerlo. A me nessuno ha mai promesso di appartenere a un&#039;élite. Ma mi sento un fortunato perché nella giungla faccio il lavoro che amo e per farlo ho sempre messo in conto incertezza e sacrifici. Nell&#039;individualista America gli sceneggiatori hanno paralizzato il colosso Hollywood, tutti uniti, da quello che prende 500.000 dollari a copione al più sconosciuto scriptwriter. Perché anche i top writer della giungla sanno di dover difendere non la loro fortuna personale o il loro essere &quot;artisti&quot;, ma la dignità di un LAVORO.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Scarsamente coesi e non sindacalizzati, questi lavoratori sembravano l’icona perfetta degli imprenditori di se stessi dell’utopia liberal-individualista&#8230;&#8221; Cara Flores, tu non condividi il mio intervento, ma io condividevo già il tuo, prima di conoscerlo. A me nessuno ha mai promesso di appartenere a un&#8217;élite. Ma mi sento un fortunato perché nella giungla faccio il lavoro che amo e per farlo ho sempre messo in conto incertezza e sacrifici. Nell&#8217;individualista America gli sceneggiatori hanno paralizzato il colosso Hollywood, tutti uniti, da quello che prende 500.000 dollari a copione al più sconosciuto scriptwriter. Perché anche i top writer della giungla sanno di dover difendere non la loro fortuna personale o il loro essere &#8220;artisti&#8221;, ma la dignità di un LAVORO.</p>
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		Di: Marco Saya		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Saya]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 18:51:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;l’ondata di liberalizzazioni non servirà a una beneamata mazza.&quot; condivido, uno dei tanti specchietti per le allodole.]]></description>
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		Di: diamonds		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:26:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[chi era quello che aveva scritto un romanzo preconizzando che la fine del mondo sarebbe stato un esaurimento nervoso su scala mondiale?

http://8106.tv/blog/audio/2009_03/mantra/10.mp3]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>chi era quello che aveva scritto un romanzo preconizzando che la fine del mondo sarebbe stato un esaurimento nervoso su scala mondiale?</p>
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		Di: mario rossi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mario rossi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:16:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ben detto, Flores.]]></description>
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		Di: Flores		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Flores]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 12:46:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sto leggendo da più parti questo intervento e forse sono una delle poche che ritiene di non condividerlo affatto. Non lo condivido perché, in my opinion, i traduttori - categoria di cui faccio parte - ce l&#039;avrebbero eccome il potere di non fare uscire più i libri in libreria; i giornalisti - di cui faccio pure parte - ce l&#039;avrebbero eccome il potere di non fare uscire il giornale in edicola. E ditemi voi se editoria e giornali in questo paese non sono a loro modo &#039;poteri forti&#039;. Lo sono eccome, se pensiamo a chi fa il capo più della metà del mercato. Non solo: traduttori, sceneggiatori, giornalisti, attori, hanno come tutti gli esseri umani il potere di imparare - e insegnare - a lottare in modo determinato, unito, ma corretto e rispettoso. Perché non lo fanno [in alcuni casi in realtà lo fanno, vedi l&#039;interessante esperienza del Teatro Valle]? Perché sono mestieri, duole dirlo, molto spesso basati su una romantica visione intellettualistica e fortemente individualistica in cui alla fin fine la competizione, l&#039;invidia, la rivalità, ma soprattutto l&#039;ambizione individuale, ammantate del fumo di una sigaretta o del vapore di caffè, patinate come un computer Mac o se volete polverose come il profumo delle scartoffie che tanto ci piacciono, il circolo chiuso degli amici e delle amiche la fanno sempre da padroni sulla solidarietà diffusa, ovvero sulla solidarietà innanzitutto verso chi non si conosce e sul godere di ciò che si fa e si ottiene senza avere a tutti i costi l&#039;ansia di dover stare sempre un passo avanti agli altri. Tra l&#039;altro è proprio all&#039;Università che si insegnano, a chi si prepara nelle materie umanistiche, l&#039;ambizione e competizione individualistica, in maniera non tanto diversa da come il corporativismo pure si insegna nelle università mediche, farmaceutiche ecc. Insomma tutto questo discorso ha a che fare anche con ciò che apprendiamo nella fase della vita dedicata alla formazione, e con _come_ lo apprendiamo. Non dimenticherò mai quando ormai tanti anni fa il preside del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione di Bologna Umberto Eco ci disse, al primo giorno di scuola, che noi eravamo un&#039;èlite superiore e privilegiata rispetto alle migliaia di studenti che non erano riusciti a passare il test di ammissione. La mia salvezza è stata non essermi mai sentita un&#039;èlite superiore e privilegiata e non aver mai creduto a quel discorso, anzi aver intuito fin dal primo giorno di scuola che se davvero per gli altri era così, allora non ero tra la mia gente nonostante quelle materie mi interessassero molto. Chi si è creduto èlite e oggi si ritrova precario è doppiamente frustrato, perché in più, gli morde il senso di colpa di non essere stato all&#039;altezza, di non aver saputo scalare la corda, di non avercela saputa fare, di essere rimasto indietro. Ed è per quello che non è capace di unirsi agli altri per lottare: perché sotto sotto preferirebbe farcela da solo ed emergere come individuo, piuttosto che unirsi agli altri e provare a stare tutti quanti a galla insieme.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto leggendo da più parti questo intervento e forse sono una delle poche che ritiene di non condividerlo affatto. Non lo condivido perché, in my opinion, i traduttori &#8211; categoria di cui faccio parte &#8211; ce l&#8217;avrebbero eccome il potere di non fare uscire più i libri in libreria; i giornalisti &#8211; di cui faccio pure parte &#8211; ce l&#8217;avrebbero eccome il potere di non fare uscire il giornale in edicola. E ditemi voi se editoria e giornali in questo paese non sono a loro modo &#8216;poteri forti&#8217;. Lo sono eccome, se pensiamo a chi fa il capo più della metà del mercato. Non solo: traduttori, sceneggiatori, giornalisti, attori, hanno come tutti gli esseri umani il potere di imparare &#8211; e insegnare &#8211; a lottare in modo determinato, unito, ma corretto e rispettoso. Perché non lo fanno [in alcuni casi in realtà lo fanno, vedi l&#8217;interessante esperienza del Teatro Valle]? Perché sono mestieri, duole dirlo, molto spesso basati su una romantica visione intellettualistica e fortemente individualistica in cui alla fin fine la competizione, l&#8217;invidia, la rivalità, ma soprattutto l&#8217;ambizione individuale, ammantate del fumo di una sigaretta o del vapore di caffè, patinate come un computer Mac o se volete polverose come il profumo delle scartoffie che tanto ci piacciono, il circolo chiuso degli amici e delle amiche la fanno sempre da padroni sulla solidarietà diffusa, ovvero sulla solidarietà innanzitutto verso chi non si conosce e sul godere di ciò che si fa e si ottiene senza avere a tutti i costi l&#8217;ansia di dover stare sempre un passo avanti agli altri. Tra l&#8217;altro è proprio all&#8217;Università che si insegnano, a chi si prepara nelle materie umanistiche, l&#8217;ambizione e competizione individualistica, in maniera non tanto diversa da come il corporativismo pure si insegna nelle università mediche, farmaceutiche ecc. Insomma tutto questo discorso ha a che fare anche con ciò che apprendiamo nella fase della vita dedicata alla formazione, e con _come_ lo apprendiamo. Non dimenticherò mai quando ormai tanti anni fa il preside del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione di Bologna Umberto Eco ci disse, al primo giorno di scuola, che noi eravamo un&#8217;èlite superiore e privilegiata rispetto alle migliaia di studenti che non erano riusciti a passare il test di ammissione. La mia salvezza è stata non essermi mai sentita un&#8217;èlite superiore e privilegiata e non aver mai creduto a quel discorso, anzi aver intuito fin dal primo giorno di scuola che se davvero per gli altri era così, allora non ero tra la mia gente nonostante quelle materie mi interessassero molto. Chi si è creduto èlite e oggi si ritrova precario è doppiamente frustrato, perché in più, gli morde il senso di colpa di non essere stato all&#8217;altezza, di non aver saputo scalare la corda, di non avercela saputa fare, di essere rimasto indietro. Ed è per quello che non è capace di unirsi agli altri per lottare: perché sotto sotto preferirebbe farcela da solo ed emergere come individuo, piuttosto che unirsi agli altri e provare a stare tutti quanti a galla insieme.</p>
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		Di: effe/esse		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[effe/esse]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 08:00:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;ma tu ge l&#039;hai &#039;na famija da campà? semo tutti padri de famija!&quot; taxi dixit]]></description>
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		Di: Andreina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andreina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 07:07:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I lavoratori del pensiero sono stati sempre più emarginati e considerati parassiti perchè non producono! Molto infelice la società che non vuole accorgersi di questo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I lavoratori del pensiero sono stati sempre più emarginati e considerati parassiti perchè non producono! Molto infelice la società che non vuole accorgersi di questo!</p>
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