Il sig. Stiglitz non è al corrente

[Questo post è apparso il 15 febbraio sul blog di Paul Jorion]

di Paul Jorion

Traduzione in italiano di Alessio Moretti

È forse per via del fatto che il Prodotto Interno Lordo della Grecia si sarà abbassato del 7% in un anno e del 16% dall’inizio della crisi nel 2007 ? Oppure perché con le defezioni di parlamentari greci durante il voto di domenica, seguite dall’esclusione dai loro partiti e completate da sondaggi d’opinione favorevoli alla sinistra e alla sinistra radicale, il governo greco da ora l’impressione di non rappresentare più l’opinione pubblica del paese e che, di conseguenza, ogni accordo al piano votato domenica non significa più nulla ? È ormai questo, in ogni caso, il dubbio dei dirigenti della zona euro. Lo slittamento della riunione dell’Eurogruppo che doveva aver luogo oggi (mercoledi) – rimpiazzata da una conversazione telefonica – dimostra che all’improvviso nelle sfere alte si è diventati un po’ più pavidi : si è passati, ieri, dal tono trionfale del mattino alle scuse un po’ impacciate della serata.

L’altroieri ponevo la domanda : quanto tempo durerà questa straordinaria impermeabilità ai fatti manifestata dalla Troïka che governa la Grecia già da diversi mesi, e che si appresta a fare la stessa cosa con il resto dell’Europa ? E cioè il piccolo club ultraliberale composto dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea e dal Fondo Monetario Internazionale. A quanto sembra, da ieri sera la pioggia comincia a permeare l’impermeabile.

Il sig. Stiglitz, le cui analisi sono usualmente eccellenti, si pone, lui – in una recente intervista –, la domanda sul perché di una tale impermeabilità ai fatti. È forse perché le banche della zona euro non sono protette contro un default eventuale della Grecia, si chiede ? O forse perché non si è capaci di valutare i danni che ne risulterebbero ? È perché gli stabilimenti finanziari che hanno emesso dei Credit-Default Swaps (CDS) che assicurano contro il default del debito greco sono in realtà ben incapaci di coprire il sinistro, s’interroga ulteriormente ?

C’è certamente un po’ di tutto ciò, ed in particolare il fatto che ad emettere dei CDS sul debito greco sono state essenzialmente delle banche tedesche, fra le meno solide, e le stesse banche greche (la stupidità umana conosce forse limiti ? Voglio dire, chi ha mai potuto pensare un giorno che la banca di un dato paese sia il miglior assicuratore contro il default di quel paese nel pagamento del suo debito ?). Ma la vera ragione è ben lungi dall’essere un autentico mistero : l’assicurazione sulla vita, l’ultimo bastione dell’ultraliberalismo.

L’assicurazione sulla vita doveva salvare il mondo : l’assicurazione sulla vita doveva trionfare una volta per tutte su alcuni valori grotteschi tramandatici dal XVIIIo secolo, come la – arg ! pouah ! – solidarietà. L’assicurazione sulla vita avrebbe sbarazzato il mondo dalla vergogna della pensione per ripartizione, che trasforma i genitori in “orchi che divorano i loro figli e i loro nipotini” (dixit). L’assicurazione sulla vita avrebbe soprattutto fatto entrare le pensioni nel mondo glorioso e sacro del profitto. Ma, a tal fine, era necessario che il portafogli degli assicuratori sulla vita si gonfiasse senza tregua e ineluttabilmente, era necessario che la Borsa fosse in continua scalata (si è pensato un tempo – ed alcuni apparentemente ancora lo pensano – che lo High Frequency Trading avrebbe dato una mano – di nascosto: senza dover mettere in prigione un numero troppo grande di informatici svelanti l’inghippo) e soprattutto, soprattutto, era necessario che una obbligazione di Stato, che il debito sovrano, non perdesse mai valore.

Ma con la Grecia in default – o piuttosto, con il fatto che si finisca per riconoscere che la Grecia è in default – il castello di carte crolla. La fine dell’assicurazione sulla vita è la fine del mito – garante di armonia sociale – del « tutti redditieri », la fine del mito del « chiunque può diventare ricco, è solo una questione di sforzi ! », un mito esso stesso già refutato dai fatti, e perlomeno da 20 anni nei paesi occidentali.

No, signor Stiglitz, non c’è mai stato alcun mistero riguardo all’impermeabilità ai fatti che caratterizza la Troïka !

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andrea inglese
andrea inglese
Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.