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	Commenti a: Author (not) here	</title>
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		<title>
		Di: alexpardi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alexpardi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 09:23:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono in ritardo con la lettura, abbiate pazienza :-)...
Comunque: è da tempo che giro intorno a quest&#039;idea, senza mai riuscire a decidere se sia sensata o meno: che il (recente?) apparire in letteratura di testi in cui la finzione è talmente meticolosa e documentata da confondersi con la realtà, o in cui la realtà viene romanzata in modo però il più trasparente possibile (vedi la querelle su Gomorra) sia in qualche modo figlio delle nuove tecnologie visive (cinema e fotografia), che permettono facilmente di manipolare il reale o addirittura di creare immagini perfettamente realistiche eppure finte.
Dal punto di vista antropologico credo non sia un evento da poco: non è più necessaria alcuna &quot;sospensione dell&#039;incredulità&quot;, davanti alle immagini si può essere attenti quanto si vuole senza sapere più - almeno basandosi sull&#039;immagine in sé, poi il contesto può fare la differenza - se quanto vediamo sia reale o no: e se pensiamo all&#039;enorme mole di immagini da cui siamo quotidianamente bombardati, capite che la questione è rilevante. Che anche DFW sia stato attratto da questo &quot;gioco&quot; non può che rafforzare la mia opinione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono in ritardo con la lettura, abbiate pazienza :-)&#8230;<br />
Comunque: è da tempo che giro intorno a quest&#8217;idea, senza mai riuscire a decidere se sia sensata o meno: che il (recente?) apparire in letteratura di testi in cui la finzione è talmente meticolosa e documentata da confondersi con la realtà, o in cui la realtà viene romanzata in modo però il più trasparente possibile (vedi la querelle su Gomorra) sia in qualche modo figlio delle nuove tecnologie visive (cinema e fotografia), che permettono facilmente di manipolare il reale o addirittura di creare immagini perfettamente realistiche eppure finte.<br />
Dal punto di vista antropologico credo non sia un evento da poco: non è più necessaria alcuna &#8220;sospensione dell&#8217;incredulità&#8221;, davanti alle immagini si può essere attenti quanto si vuole senza sapere più &#8211; almeno basandosi sull&#8217;immagine in sé, poi il contesto può fare la differenza &#8211; se quanto vediamo sia reale o no: e se pensiamo all&#8217;enorme mole di immagini da cui siamo quotidianamente bombardati, capite che la questione è rilevante. Che anche DFW sia stato attratto da questo &#8220;gioco&#8221; non può che rafforzare la mia opinione&#8230;</p>
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		Di: Roberto Natalini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Natalini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Mar 2012 08:56:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito di questa discussione, di questi argomenti si parla nel Pale Winter:
#palewinter: Intervento 2  §7-§12 (pp. 56-116)  “Qui l’autore.”
http://archivio-dfw.tumblr.com/post/19048924743/palewinter-intervento-2]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di questa discussione, di questi argomenti si parla nel Pale Winter:<br />
#palewinter: Intervento 2  §7-§12 (pp. 56-116)  “Qui l’autore.”<br />
<a href="http://archivio-dfw.tumblr.com/post/19048924743/palewinter-intervento-2" rel="nofollow ugc">http://archivio-dfw.tumblr.com/post/19048924743/palewinter-intervento-2</a></p>
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		Di: DaniMat		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/02/19/author-not-here/#comment-163326</link>

		<dc:creator><![CDATA[DaniMat]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 07:37:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Poveri noi, il romanzo e&#039; morto davvero. E io che non ci volevo credere, che volevo ancora sognare, e restare fedele a zio Bill...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poveri noi, il romanzo e&#8217; morto davvero. E io che non ci volevo credere, che volevo ancora sognare, e restare fedele a zio Bill&#8230;</p>
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		Di: Roberto Natalini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Roberto Natalini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 12:17:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Finalmente qualcuno che comincia a ragionare. Ovviamente tutta la parte &quot;Qui l&#039;autore&quot; del Re Pallido è assolutamente fittizia. Ce lo dicono tanti dettagli, tra cui la falsa collocazione dei genitori a Philo (Illinois), già residenza fittizia di Wallace in Tennis, Trignometria, Tornado (smentita dal padre); la finta trattativa (ovviamente mai avvenuta) con la casa editrice; l&#039;età dichiarata dell&#039;autore (vi viene in mente per caso il fatto che il &quot;Marcel&quot; della Recherche non ha la stessa età di Proust?*) . E il fatto, meno facile da verificare (ma fidatevi) che NON c&#039;è nemmeno un ufficio dell&#039;Agenzia delle Entrate a Peoria. 

Ma ha ragione Stefano Duri, è proprio questa alterazione della realtà che ci fa riflettere ed è interessante. A prima vista saremmo di fronte a un classico paradosso del mentitore (a cui Wallace ci ha abituati già dai tempi della Scopa del Sistema). Se vi sto mentendo su questo, e addirittura dovreste credere di avere a che fare con un libro di memorie, non potrete avere fiducia in me e nulla di quest&#039;opera avrà senso. Eppure noi (insomma alcuni di noi...) non gli crediamo e l&#039;opera continua ad avere senso e dobbiamo chiederci perché (e non è questo lo spazio per farlo). Ma che l&#039;autore ci tenesse a questa parte è indubbio, basta guardare la cura con cui espande la sua narrazione nelle varie versioni successive della §9, visibili sul sito dell&#039;Harry Ransom Archive in Arizona  http://www.hrc.utexas.edu/collections/digital/dfw/. E che cominciano con le parole: &quot;Ultimate Fiction: fake memory of job at IRS.&quot;

(*) Di cui si parla ovviamente all&#039;inizio del §22: &quot;Mi sembra sempre di essere intrappolato nel presente. Se, per esempio, bevo una bibita fatta con la polverina Tang, non mi ricorda un bel niente: sa semplicemente di Tang&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente qualcuno che comincia a ragionare. Ovviamente tutta la parte &#8220;Qui l&#8217;autore&#8221; del Re Pallido è assolutamente fittizia. Ce lo dicono tanti dettagli, tra cui la falsa collocazione dei genitori a Philo (Illinois), già residenza fittizia di Wallace in Tennis, Trignometria, Tornado (smentita dal padre); la finta trattativa (ovviamente mai avvenuta) con la casa editrice; l&#8217;età dichiarata dell&#8217;autore (vi viene in mente per caso il fatto che il &#8220;Marcel&#8221; della Recherche non ha la stessa età di Proust?*) . E il fatto, meno facile da verificare (ma fidatevi) che NON c&#8217;è nemmeno un ufficio dell&#8217;Agenzia delle Entrate a Peoria. </p>
<p>Ma ha ragione Stefano Duri, è proprio questa alterazione della realtà che ci fa riflettere ed è interessante. A prima vista saremmo di fronte a un classico paradosso del mentitore (a cui Wallace ci ha abituati già dai tempi della Scopa del Sistema). Se vi sto mentendo su questo, e addirittura dovreste credere di avere a che fare con un libro di memorie, non potrete avere fiducia in me e nulla di quest&#8217;opera avrà senso. Eppure noi (insomma alcuni di noi&#8230;) non gli crediamo e l&#8217;opera continua ad avere senso e dobbiamo chiederci perché (e non è questo lo spazio per farlo). Ma che l&#8217;autore ci tenesse a questa parte è indubbio, basta guardare la cura con cui espande la sua narrazione nelle varie versioni successive della §9, visibili sul sito dell&#8217;Harry Ransom Archive in Arizona  <a href="http://www.hrc.utexas.edu/collections/digital/dfw/" rel="nofollow ugc">http://www.hrc.utexas.edu/collections/digital/dfw/</a>. E che cominciano con le parole: &#8220;Ultimate Fiction: fake memory of job at IRS.&#8221;</p>
<p>(*) Di cui si parla ovviamente all&#8217;inizio del §22: &#8220;Mi sembra sempre di essere intrappolato nel presente. Se, per esempio, bevo una bibita fatta con la polverina Tang, non mi ricorda un bel niente: sa semplicemente di Tang&#8221;.</p>
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