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	Commenti a: Overbooking: Attilio Wanderlingh	</title>
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		<title>
		Di: Marco Di Pasquale		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/03/29/overbooking-attilio-wanderlingh/#comment-164160</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Di Pasquale]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 10:43:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a Gigi Spina per la segnalazione di un libro e di un personaggio che ha subito catturato l&#039;attenzione. Io non ho vissuto un periodo storico così caotico e utopico, sebbene da ragazzo abbia fatto parte anch&#039;io di quel mondo in cui trovarsi nelle sezioni di partito, dibattere, urlare i propri slogan e difendere le idee, proprie o altrui, quand&#039;anche opposte, era un&#039;illusione entro cui potevamo ancora muoverci con agio.
Credo fermamente che le parole debbano annientare la voce delle armi e che la protesta può essere efficace anche se non violenta; ma credo anche che ci siano momenti storici in cui imbracciare una mitraglietta sembri più risolutivo e non mi sento affatto di condannare un atteggiamento del genere. Semplicemente perché l&#039;illusione attiva a volte si dimostra imprevedibile.
Ovviamente condivido appieno la sostituzione del disincanto con l&#039;opera continua, assidua e testarda a favore delle proprie illusioni.
Lo cercherò e lo leggerò.

mdp]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a Gigi Spina per la segnalazione di un libro e di un personaggio che ha subito catturato l&#8217;attenzione. Io non ho vissuto un periodo storico così caotico e utopico, sebbene da ragazzo abbia fatto parte anch&#8217;io di quel mondo in cui trovarsi nelle sezioni di partito, dibattere, urlare i propri slogan e difendere le idee, proprie o altrui, quand&#8217;anche opposte, era un&#8217;illusione entro cui potevamo ancora muoverci con agio.<br />
Credo fermamente che le parole debbano annientare la voce delle armi e che la protesta può essere efficace anche se non violenta; ma credo anche che ci siano momenti storici in cui imbracciare una mitraglietta sembri più risolutivo e non mi sento affatto di condannare un atteggiamento del genere. Semplicemente perché l&#8217;illusione attiva a volte si dimostra imprevedibile.<br />
Ovviamente condivido appieno la sostituzione del disincanto con l&#8217;opera continua, assidua e testarda a favore delle proprie illusioni.<br />
Lo cercherò e lo leggerò.</p>
<p>mdp</p>
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		Di: giacomo sartori		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/03/29/overbooking-attilio-wanderlingh/#comment-164143</link>

		<dc:creator><![CDATA[giacomo sartori]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 16:05:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non ho ancora letto il libro, ma anch&#039;io penso che le testimonianze personali siano fondamentali per vederci un po&#039; chiaro in questo passato così recente e reso così lontano dagli stereotipi imperanti; abbiamo decine e decine di testimonianze di persone che sono state implicate nella lotta armata, ma quante invece di persone che se ne sono tenute lontane? 
e naturalmente uscire dagli stereotipi è tanto più difficile per chi quei tempi non li vissuti; l&#039;esempio che mi viene sempre in mente quando penso a queste cose: Demetrio Paolin che parla degli anni di piombo, dando per scontato che il clima di quell&#039;epoca, e il modo di ragionare, e il livello di violenza ..., fossero quelli di adesso; perfino nell&#039;articolo (oggi su Repubblica) sul libro su Carlo Rivolta, il lucido Gotor,il quale pure racconta che proprio leggendo Rivolta è uscito dagli stereotipi,lascia poi riaffiorare surretiziamente qualche stereotipo(la morte di Rivolta come sintomatica e ineluttabile ...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non ho ancora letto il libro, ma anch&#8217;io penso che le testimonianze personali siano fondamentali per vederci un po&#8217; chiaro in questo passato così recente e reso così lontano dagli stereotipi imperanti; abbiamo decine e decine di testimonianze di persone che sono state implicate nella lotta armata, ma quante invece di persone che se ne sono tenute lontane?<br />
e naturalmente uscire dagli stereotipi è tanto più difficile per chi quei tempi non li vissuti; l&#8217;esempio che mi viene sempre in mente quando penso a queste cose: Demetrio Paolin che parla degli anni di piombo, dando per scontato che il clima di quell&#8217;epoca, e il modo di ragionare, e il livello di violenza &#8230;, fossero quelli di adesso; perfino nell&#8217;articolo (oggi su Repubblica) sul libro su Carlo Rivolta, il lucido Gotor,il quale pure racconta che proprio leggendo Rivolta è uscito dagli stereotipi,lascia poi riaffiorare surretiziamente qualche stereotipo(la morte di Rivolta come sintomatica e ineluttabile &#8230;)</p>
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