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	Commenti a: L&#8217;ingresso è gelido, le piccole ore notturne della casa si dispongono simmetriche nello spazio vuoto.	</title>
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		<title>
		Di: malosmannaja		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[malosmannaja]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 23:43:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164619&quot;&gt;f.cleo&lt;/a&gt;.

you wrote: &quot;in questo dire c’è il distacco, l’”io non sono pazza”, l’autrice è una edera vitale, dentro per errore.

non entro nel merito della critica letteraria, ma da un punto di vista strettamente medico l&#039;argomento è privo di fondamento: più di 2/3 dei pazienti con disturbi psichiatrici nutre la convinzione (più o meno legittima) di &quot;non essere pazzo/a&quot; e che siano il medico/la famiglia/la società/il mondo ad essere in errore.
dr. malos]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164619">f.cleo</a>.</p>
<p>you wrote: &#8220;in questo dire c’è il distacco, l’”io non sono pazza”, l’autrice è una edera vitale, dentro per errore.</p>
<p>non entro nel merito della critica letteraria, ma da un punto di vista strettamente medico l&#8217;argomento è privo di fondamento: più di 2/3 dei pazienti con disturbi psichiatrici nutre la convinzione (più o meno legittima) di &#8220;non essere pazzo/a&#8221; e che siano il medico/la famiglia/la società/il mondo ad essere in errore.<br />
dr. malos</p>
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		Di: malosmannaja		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[malosmannaja]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 23:30:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[altro scritto cha lascia il segno: disturbante come tutto ciò che è umanamente asimmetrico. disturbante come tutto ciò che mostra qualità troppo superiori alla media.
: ))
ci vuole cospicuo coraggio e padronanza del mezzo narrativo per franare nello spazio vuoto e dare voce ai piccoli vermi bianchi che s’annidano nella polpa della mente. 
dalla mia posizione privilegiata (non solo sono completamente pazzo, ma sono anche il medico di riferimento per la medicina generale di un “centro ospiti” - nome attuale di un vecchio c.i.m.) posso dire che il racconto mi è parso particolarmente vivo e vissuto. l’umanità degli “ospiti” emerge dai dettagli fisici (le “ginocchia soprammobili”, il “cazzo fuori”, il “tempo dentro”, la “dentiera sul piatto” il “ventre avvizzito”) di un mondo *più* animale di ciò che dovrebbe essere per risultare socialmente accettabile, onde per cui viene diluito mescolandolo col mondo vegetale, verso il quale sconfinano le identità in stato semi-vegetativo in chiusa (purtroppo “i farmaci fanno il resto, fanno il loro lavoro”). proprio per questo, visto che il farmaco spegne sia il “disturbo sociale” dell’individuo che l’individuo stesso, le “edere che invadono le stanze” e “l’inferno sempreverde” mi appaiono tutt’altro che rassicuranti, anche perché l’immagine finale “i rampicanti siamo noi che finalmente decidiamo di uscire” è fertile di doppiezza: da un lato evoca una volontà di lottare, dall’altro, all’opposto un uscire di scena (soffocando ogni speranza assieme al crescere della pianta che occupa ogni cosa). a scompaginare ulteriormente le carte è il duplice significato di *muta* (interpretabile sia come “cambiamento” della cuticola negli insetti, che come “silenziosa”) posta accanto al sibillino “al di là delle sbarre” che non chiarisce però quale sia il lato di partenza, eh...
lo spaesamento, tipico del non-luogo “centro ospiti” è poi accentuato anche dalla frammentazione narrativa, che procede per abbozzi, sensazioni, rivoli sia confluenti che divergenti e che ricalca abbastanza fedelmente il pensiero e la scrittura vista dall’interno della malattia mentale: non è rassicurante, richiede capacità di ascolto e, indubbiamente, non è per tutti. quindi, se senza pietismi, falsi moralismi o proclami “easy-listening”, il racconto ci spinge a fermarci, riuscendo nell’intento di grippare gli oliati meccanismi del quieto vivere della community (id est, non fornisce risposte ma turbamenti assortiti), direi che l’autrice ha fatto centro (ospiti). 
: )
circa il concetto di muro, poi, più che a una reclusione fisica modello lager, dal testo sembra emergere un significato più ampio, più “allegorico” che letterale”: parrebbe soprattutto un muro di incomunicabilità lungo il quale le parole vanno alla deriva (“la mia deriva è l’inchiostro”) cercando una *rotta* che *rompa* l’isolamento, ma invano, visto che “non ci sono aperture, non ci sono porte, ci sono muri”.
se come medico me la cavo, invece  come letterato sono un completo dilettante, quindi prendi gli elementi di perplessità che seguono come semplice elemento di riflessione.
rispetto al racconto letto qualche giorno fa, qui è maggiormente a fuoco il piano olfattivo (mi spiace dirlo, ma tra pannoloni, igiene personale mooolto discutibile e tagli del personale - sia in ospedale che sul territorio - sarebbe davvero bellissimo se fossimo “tutti lavati rapidamente”: assai spesso dopo aver visitato i pazienti devo spalancare le finestre e ricambiare l’aria dell’ambulatorio...). eppure rispetto “alla volpe” in queste righe si perde qualcosa: trovo una sofferenza più monocorde (e per questo, forse, meno umana), nel senso che mentre là c’erano passaggi “variabili” in qualche modo anche sorridenti (“e io faccio il teatrino, e la volpe ride”), qui sembra che una coltre grigia narrativa abbia “tagliato” artificiosamente tutte le punte verso l’alto (che per fortuna ci sono sempre, sia sul territorio, che in ospedale) guardando solo “sotto i piedi dello strato più sprofondo”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>altro scritto cha lascia il segno: disturbante come tutto ciò che è umanamente asimmetrico. disturbante come tutto ciò che mostra qualità troppo superiori alla media.<br />
: ))<br />
ci vuole cospicuo coraggio e padronanza del mezzo narrativo per franare nello spazio vuoto e dare voce ai piccoli vermi bianchi che s’annidano nella polpa della mente.<br />
dalla mia posizione privilegiata (non solo sono completamente pazzo, ma sono anche il medico di riferimento per la medicina generale di un “centro ospiti” &#8211; nome attuale di un vecchio c.i.m.) posso dire che il racconto mi è parso particolarmente vivo e vissuto. l’umanità degli “ospiti” emerge dai dettagli fisici (le “ginocchia soprammobili”, il “cazzo fuori”, il “tempo dentro”, la “dentiera sul piatto” il “ventre avvizzito”) di un mondo *più* animale di ciò che dovrebbe essere per risultare socialmente accettabile, onde per cui viene diluito mescolandolo col mondo vegetale, verso il quale sconfinano le identità in stato semi-vegetativo in chiusa (purtroppo “i farmaci fanno il resto, fanno il loro lavoro”). proprio per questo, visto che il farmaco spegne sia il “disturbo sociale” dell’individuo che l’individuo stesso, le “edere che invadono le stanze” e “l’inferno sempreverde” mi appaiono tutt’altro che rassicuranti, anche perché l’immagine finale “i rampicanti siamo noi che finalmente decidiamo di uscire” è fertile di doppiezza: da un lato evoca una volontà di lottare, dall’altro, all’opposto un uscire di scena (soffocando ogni speranza assieme al crescere della pianta che occupa ogni cosa). a scompaginare ulteriormente le carte è il duplice significato di *muta* (interpretabile sia come “cambiamento” della cuticola negli insetti, che come “silenziosa”) posta accanto al sibillino “al di là delle sbarre” che non chiarisce però quale sia il lato di partenza, eh&#8230;<br />
lo spaesamento, tipico del non-luogo “centro ospiti” è poi accentuato anche dalla frammentazione narrativa, che procede per abbozzi, sensazioni, rivoli sia confluenti che divergenti e che ricalca abbastanza fedelmente il pensiero e la scrittura vista dall’interno della malattia mentale: non è rassicurante, richiede capacità di ascolto e, indubbiamente, non è per tutti. quindi, se senza pietismi, falsi moralismi o proclami “easy-listening”, il racconto ci spinge a fermarci, riuscendo nell’intento di grippare gli oliati meccanismi del quieto vivere della community (id est, non fornisce risposte ma turbamenti assortiti), direi che l’autrice ha fatto centro (ospiti).<br />
: )<br />
circa il concetto di muro, poi, più che a una reclusione fisica modello lager, dal testo sembra emergere un significato più ampio, più “allegorico” che letterale”: parrebbe soprattutto un muro di incomunicabilità lungo il quale le parole vanno alla deriva (“la mia deriva è l’inchiostro”) cercando una *rotta* che *rompa* l’isolamento, ma invano, visto che “non ci sono aperture, non ci sono porte, ci sono muri”.<br />
se come medico me la cavo, invece  come letterato sono un completo dilettante, quindi prendi gli elementi di perplessità che seguono come semplice elemento di riflessione.<br />
rispetto al racconto letto qualche giorno fa, qui è maggiormente a fuoco il piano olfattivo (mi spiace dirlo, ma tra pannoloni, igiene personale mooolto discutibile e tagli del personale &#8211; sia in ospedale che sul territorio &#8211; sarebbe davvero bellissimo se fossimo “tutti lavati rapidamente”: assai spesso dopo aver visitato i pazienti devo spalancare le finestre e ricambiare l’aria dell’ambulatorio&#8230;). eppure rispetto “alla volpe” in queste righe si perde qualcosa: trovo una sofferenza più monocorde (e per questo, forse, meno umana), nel senso che mentre là c’erano passaggi “variabili” in qualche modo anche sorridenti (“e io faccio il teatrino, e la volpe ride”), qui sembra che una coltre grigia narrativa abbia “tagliato” artificiosamente tutte le punte verso l’alto (che per fortuna ci sono sempre, sia sul territorio, che in ospedale) guardando solo “sotto i piedi dello strato più sprofondo”.</p>
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		<title>
		Di: f.cleo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164619</link>

		<dc:creator><![CDATA[f.cleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 13:53:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164615&quot;&gt;francesca matteoni&lt;/a&gt;.

può darsi, anche se è raro. 
Hai ragione, dice dello squallore, e in questo dire c&#039;è il distacco, l&#039;&quot;io non sono pazza&quot;, l&#039;autrice è una edera vitale, dentro per errore. Per questo dicevo a Barbara che non percepisco il dolore, le figure stanno lontane, immerse in un mondo di escrementi (immaginari, in un reparto ospedaliero siamo tutti lavati rapidamente), facili-patetici bozzetti per uno sguardo che cerca colpe nei muri, nell&#039;incuria. Ma forse sbaglio a voler leggere cosa vuole dire, perchè vuole dire. L&#039;autrice sa usare le parole, se fosse meno distante sarebbe di una nitidezza commovente]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164615">francesca matteoni</a>.</p>
<p>può darsi, anche se è raro.<br />
Hai ragione, dice dello squallore, e in questo dire c&#8217;è il distacco, l'&#8221;io non sono pazza&#8221;, l&#8217;autrice è una edera vitale, dentro per errore. Per questo dicevo a Barbara che non percepisco il dolore, le figure stanno lontane, immerse in un mondo di escrementi (immaginari, in un reparto ospedaliero siamo tutti lavati rapidamente), facili-patetici bozzetti per uno sguardo che cerca colpe nei muri, nell&#8217;incuria. Ma forse sbaglio a voler leggere cosa vuole dire, perchè vuole dire. L&#8217;autrice sa usare le parole, se fosse meno distante sarebbe di una nitidezza commovente</p>
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		<title>
		Di: francesca matteoni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164615</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca matteoni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 19:02:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164597&quot;&gt;f.cleo&lt;/a&gt;.

@f.cleo, al di là della scrittura di Mariasole che amo molto,secondo me questo come l&#039;altro dice molte cose sulla follia. Parla del suo squallore.
Il delirante e il fantasioso che tu noti, non a caso, nel primo pezzo appartengono ad una certa dimensione visionaria o allucinatoria che si lega a quel mondo e anche ad un&#039;idea di comunità - la comunità che si ritrova obbligatoriamente insieme, senza scegliersi, nelle case di cura. Qui però non siamo in una casa di cura. Siamo nel reparto psichiatria. E la voce dell&#039;io narrante non sembra più dire: ho dei fratelli, anche se nel disagio, guarirò; ma piuttosto - non sono pazza, non sono tornata indietro, non voglio stare qui. A psichiatria, senza voler essere scurrile, ci va gente che si masturba in giro dicendo &quot;mi faccio pieno&quot;, per citare casi più soft.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164597">f.cleo</a>.</p>
<p>@f.cleo, al di là della scrittura di Mariasole che amo molto,secondo me questo come l&#8217;altro dice molte cose sulla follia. Parla del suo squallore.<br />
Il delirante e il fantasioso che tu noti, non a caso, nel primo pezzo appartengono ad una certa dimensione visionaria o allucinatoria che si lega a quel mondo e anche ad un&#8217;idea di comunità &#8211; la comunità che si ritrova obbligatoriamente insieme, senza scegliersi, nelle case di cura. Qui però non siamo in una casa di cura. Siamo nel reparto psichiatria. E la voce dell&#8217;io narrante non sembra più dire: ho dei fratelli, anche se nel disagio, guarirò; ma piuttosto &#8211; non sono pazza, non sono tornata indietro, non voglio stare qui. A psichiatria, senza voler essere scurrile, ci va gente che si masturba in giro dicendo &#8220;mi faccio pieno&#8221;, per citare casi più soft.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Alan Fard		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164613</link>

		<dc:creator><![CDATA[Alan Fard]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 13:32:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[propongo la messa al rogo del carlucci e di tutti coloro che non rispettano l&#039;obbligo di parlare bene degli ospiti
i quali, come ognuno ben sa, sono sempre autori di capolavori
a prescindere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>propongo la messa al rogo del carlucci e di tutti coloro che non rispettano l&#8217;obbligo di parlare bene degli ospiti<br />
i quali, come ognuno ben sa, sono sempre autori di capolavori<br />
a prescindere</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: f.cleo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164597</link>

		<dc:creator><![CDATA[f.cleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 20:46:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=42161#comment-164597</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164524&quot;&gt;barbara&lt;/a&gt;.

A me pare poco scorrevole, simile ad un elenco di immagini slegate, potrebbe essere bello se ben recitato ma la lettura non mi colpisce. Forse è che non dice niente di vero sulla follia, sulla cura, sulle relazioni tra le persone che si trovano ricoverate, non capisco perchè barbara percepisca un dolore reale.  &quot;dopo tre giorni sono iniziate..&quot;, della stessa autrice, mi sembrava rappresentare un mondo delirante in modo molto più autentico e nello stesso tempo fantasioso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164524">barbara</a>.</p>
<p>A me pare poco scorrevole, simile ad un elenco di immagini slegate, potrebbe essere bello se ben recitato ma la lettura non mi colpisce. Forse è che non dice niente di vero sulla follia, sulla cura, sulle relazioni tra le persone che si trovano ricoverate, non capisco perchè barbara percepisca un dolore reale.  &#8220;dopo tre giorni sono iniziate..&#8221;, della stessa autrice, mi sembrava rappresentare un mondo delirante in modo molto più autentico e nello stesso tempo fantasioso</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: barbara		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164524</link>

		<dc:creator><![CDATA[barbara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 15:24:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mariasole riesce sempre a stupirmi e rapirmi, con le sue parole.Di una lucidità disarmante, le sue parole riescono a trasportarti in luoghi mai visti, dentro un dolore reale e spietato. Sono fiera della molto poco borghese Ariot! 
@Carlucci, questo slogan l&#039;hanno coniato per te: DIO ESISTE. MA NON SEI TU. RILASSATI!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mariasole riesce sempre a stupirmi e rapirmi, con le sue parole.Di una lucidità disarmante, le sue parole riescono a trasportarti in luoghi mai visti, dentro un dolore reale e spietato. Sono fiera della molto poco borghese Ariot!<br />
@Carlucci, questo slogan l&#8217;hanno coniato per te: DIO ESISTE. MA NON SEI TU. RILASSATI!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Daniele		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164512</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 18:50:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164511&quot;&gt;lorenzo carlucci&lt;/a&gt;.

Carlucci, il mio commento precedente non voleva sottendere nulla riguardo alle &quot;basi critiche&quot; di lei nello specifico (anche perché non la conosco e, con ogni probabilità, migliori delle mie lo saranno di certo): ho solo detto che, a mio avviso, avvalersi di argomenti che ruotino intorno a &quot;immedesimazione&quot; e &quot;scrittura diaristica&quot; (non so poi a quale livello; questo potrebbe dirlo lei) rischia di orientare la discussione verso un crinale pericoloso (che sì, lo è più in una dissertazione che in un commento su un blog, questo è chiaro).
Quando ho parlato di &quot;distacco dello sguardo&quot;, non ho specificato che mi riferivo alla &quot;visione interna&quot; che determina un rapporto privilegiato fra l&#039;autore e il proprio testo (che è più o meno ciò che lei ritiene mancare nella scrittura della Ariot e che invece mi pare di vedere). 
Non che questo debelli un qualsivoglia non sequitur: si trattava solo di aspetti diversi.
Sul &quot;meditata&quot;, direi che non è da intendersi come &quot;cerebrale&quot; o &quot;non partecipativa&quot; rispetto al testo: in sostanza mi sembra che quest&#039;autrice sappia &quot;mostrare&quot; la propria scrittura pur mantenendone il pieno possesso.
Spero di non essermi dilungato troppo e di essere stato un po&#039; più chiaro, buona serata.

d.b.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164511">lorenzo carlucci</a>.</p>
<p>Carlucci, il mio commento precedente non voleva sottendere nulla riguardo alle &#8220;basi critiche&#8221; di lei nello specifico (anche perché non la conosco e, con ogni probabilità, migliori delle mie lo saranno di certo): ho solo detto che, a mio avviso, avvalersi di argomenti che ruotino intorno a &#8220;immedesimazione&#8221; e &#8220;scrittura diaristica&#8221; (non so poi a quale livello; questo potrebbe dirlo lei) rischia di orientare la discussione verso un crinale pericoloso (che sì, lo è più in una dissertazione che in un commento su un blog, questo è chiaro).<br />
Quando ho parlato di &#8220;distacco dello sguardo&#8221;, non ho specificato che mi riferivo alla &#8220;visione interna&#8221; che determina un rapporto privilegiato fra l&#8217;autore e il proprio testo (che è più o meno ciò che lei ritiene mancare nella scrittura della Ariot e che invece mi pare di vedere).<br />
Non che questo debelli un qualsivoglia non sequitur: si trattava solo di aspetti diversi.<br />
Sul &#8220;meditata&#8221;, direi che non è da intendersi come &#8220;cerebrale&#8221; o &#8220;non partecipativa&#8221; rispetto al testo: in sostanza mi sembra che quest&#8217;autrice sappia &#8220;mostrare&#8221; la propria scrittura pur mantenendone il pieno possesso.<br />
Spero di non essermi dilungato troppo e di essere stato un po&#8217; più chiaro, buona serata.</p>
<p>d.b.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo carlucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164511</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 16:24:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[cara marilena renda, io accetto come un dono (di dio?) l&#039;incontro con &quot;chi scrive con questa grazia e intelligenza e profondità e lucidità dei suoi demoni&quot; come dice lei, e vedo bene la qualità della scrittura della ariot, tanto che l&#039;ho giudicata &quot;molto promettente&quot;. ho solo indicato due punti (distacco dall&#039;altro, e mancato distaco dalla propria scrittura) su cui insistere per migliorare ancora. non credo sia salutare il manicheismo &quot;è un capolavoro\è una schifezza&quot;, né per l&#039;autore né per il lettore. infine, &quot;borghese&quot; non era inteso come un insulto, ma come un dato di fatto. 

saluti, e auguri all&#039;autrice 
lorenzo

p.s. per bellomi, che di certo ha &quot;basi critiche&quot; migliori delle mie (n.b. il mio era un commento breve su un blog, non una dissertazione): quando lei scrive &quot;ma è proprio il distacco dello sguardo, la meditata distanza da ciò di cui si parla a ingenerare il contrasto, la contraddizione che consente di avvicinarsi alla parola.&quot; mi sembra che incorra in un non sequitur tra &quot;distacco dello sguardo&quot; e &quot;meditata distanza da ciò di cui si parla&quot;. non concordo, nel caso particolare, con il &quot;meditata&quot;. andrebbe giustificato, credo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cara marilena renda, io accetto come un dono (di dio?) l&#8217;incontro con &#8220;chi scrive con questa grazia e intelligenza e profondità e lucidità dei suoi demoni&#8221; come dice lei, e vedo bene la qualità della scrittura della ariot, tanto che l&#8217;ho giudicata &#8220;molto promettente&#8221;. ho solo indicato due punti (distacco dall&#8217;altro, e mancato distaco dalla propria scrittura) su cui insistere per migliorare ancora. non credo sia salutare il manicheismo &#8220;è un capolavoro\è una schifezza&#8221;, né per l&#8217;autore né per il lettore. infine, &#8220;borghese&#8221; non era inteso come un insulto, ma come un dato di fatto. </p>
<p>saluti, e auguri all&#8217;autrice<br />
lorenzo</p>
<p>p.s. per bellomi, che di certo ha &#8220;basi critiche&#8221; migliori delle mie (n.b. il mio era un commento breve su un blog, non una dissertazione): quando lei scrive &#8220;ma è proprio il distacco dello sguardo, la meditata distanza da ciò di cui si parla a ingenerare il contrasto, la contraddizione che consente di avvicinarsi alla parola.&#8221; mi sembra che incorra in un non sequitur tra &#8220;distacco dello sguardo&#8221; e &#8220;meditata distanza da ciò di cui si parla&#8221;. non concordo, nel caso particolare, con il &#8220;meditata&#8221;. andrebbe giustificato, credo.</p>
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		<title>
		Di: nc		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164504</link>

		<dc:creator><![CDATA[nc]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 22:35:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164502&quot;&gt;Marilena Renda&lt;/a&gt;.

avevo scritto anche io un commento simile che poi ho cancellato per non aprire inutili polemiche. In vero è sacrosanto che ognuno possa leggere con criteri e gusti propri, però sì, quel &quot;borghese&quot; disturba e molto, soprattutto se fatto seguire alle &quot;lodi nefaste&quot; e ad un &quot;acerbo&quot; che proprio acerbo non è. Ecco, al contrario io ritengo che questo testo sia occasione di scontro-dialogo con i demoni di una scrittura matura e consapevole, che della &quot;diaristica&quot; non fa certo il punto terapeutico d&#039;arrivo, ma occasione per lo &quot;scavo&quot; su cui costruire un testo &quot;indipendente&quot; dal sé.
opinioni et lodi divergenti, anche questo probabilmente costituisce il bello, l&#039;occasione per potersi mettere sempre in discussione sia come lettori che come scrittori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2012/04/16/lingresso-e-gelido-le-piccole-ore-notturne-della-casa-si-dispongono-simmetriche-nello-spazio-vuoto/#comment-164502">Marilena Renda</a>.</p>
<p>avevo scritto anche io un commento simile che poi ho cancellato per non aprire inutili polemiche. In vero è sacrosanto che ognuno possa leggere con criteri e gusti propri, però sì, quel &#8220;borghese&#8221; disturba e molto, soprattutto se fatto seguire alle &#8220;lodi nefaste&#8221; e ad un &#8220;acerbo&#8221; che proprio acerbo non è. Ecco, al contrario io ritengo che questo testo sia occasione di scontro-dialogo con i demoni di una scrittura matura e consapevole, che della &#8220;diaristica&#8221; non fa certo il punto terapeutico d&#8217;arrivo, ma occasione per lo &#8220;scavo&#8221; su cui costruire un testo &#8220;indipendente&#8221; dal sé.<br />
opinioni et lodi divergenti, anche questo probabilmente costituisce il bello, l&#8217;occasione per potersi mettere sempre in discussione sia come lettori che come scrittori.</p>
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