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	Commenti a: Altre forme di Aventino &#8211; Silvia Avallone rinuncia alla scuola	</title>
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		<title>
		Di: Vivalascuola. 10 e 1 volta: buon anno scolastico! &#171; La poesia e lo spirito		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Vivalascuola. 10 e 1 volta: buon anno scolastico! &#171; La poesia e lo spirito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2012 10:02:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] questo quadro la scrittrice Silvia Avallone. Comprensibile. Anche se siamo più dell&#8217;idea di Giuseppe Zucco: &#8220;Il verbo che non possiamo più permetterci oggi è abdicare. Altrimenti, a furia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] questo quadro la scrittrice Silvia Avallone. Comprensibile. Anche se siamo più dell&#8217;idea di Giuseppe Zucco: &#8220;Il verbo che non possiamo più permetterci oggi è abdicare. Altrimenti, a furia di [&#8230;]</p>
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		Di: Marina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Aug 2012 17:24:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178648&quot;&gt;Daniele Lo Vetere&lt;/a&gt;.

sui test d&#039;ingresso, credo che sia la sindrome di Bongiorno/Scotti/Amadeus che ci ha definitivamente parassitato le menti a tutti i livelli...secondo me i signori estensori dei test hanno guardato troppa televisione, semplicemente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178648">Daniele Lo Vetere</a>.</p>
<p>sui test d&#8217;ingresso, credo che sia la sindrome di Bongiorno/Scotti/Amadeus che ci ha definitivamente parassitato le menti a tutti i livelli&#8230;secondo me i signori estensori dei test hanno guardato troppa televisione, semplicemente.</p>
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		<title>
		Di: Marina		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marina]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Aug 2012 12:48:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Credo che ci sia un po&#039; di confusione in giro. Che la scuola richieda una formazione didattica specifica, credo sia inoppugnabile (vogliamo fare il conto, ognuno di noi, di quanti insegnanti incapaci ha incontrato nella sua vita?) ed è una prassi ormai invalsa in buona parte del mondo. Che questa formazione possa avere un costo, anche questa è una condizione comune a buona parte del mondo, e quello del tfa è irrisorio rispetto ai percorsi di altre nazioni, ad esempio quello inglese. C&#039;è molto da discutere su altri aspetti, invece: il metodo di selezione, le prospettive che vengono offerte al termine di questo percorso. Poi una seria riflessione sullo status degli insegnanti in Italia sarebbe da avviare, perchè è vero che si tratta di una categoria immotivatamente vessata e avvilita, di un percorso di guerra che credo non abbia eguali in nessun&#039;altra parte del mondo. Come si è giunti a questo? E perchè si accetta tutto e si permette tutto, perchè non ci si organizza, non si comincia ad alzare potentemente la voce per denunciare? Perchè, se qualcuno lo fa, anche dall&#039;esterno, viene attaccato invece che ringraziato per avere quantomeno sollevato un problema? Al contrario, vedo in queste posizioni un atteggiamento fortemente rinunciatario e rassegnato. Perchè non si mette su un movimento nazionale? Forse perchè siamo troppo impegnati  farci la guerra tra di noi, esattamente come voleva chi ha condotto la scuola a questo punto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che ci sia un po&#8217; di confusione in giro. Che la scuola richieda una formazione didattica specifica, credo sia inoppugnabile (vogliamo fare il conto, ognuno di noi, di quanti insegnanti incapaci ha incontrato nella sua vita?) ed è una prassi ormai invalsa in buona parte del mondo. Che questa formazione possa avere un costo, anche questa è una condizione comune a buona parte del mondo, e quello del tfa è irrisorio rispetto ai percorsi di altre nazioni, ad esempio quello inglese. C&#8217;è molto da discutere su altri aspetti, invece: il metodo di selezione, le prospettive che vengono offerte al termine di questo percorso. Poi una seria riflessione sullo status degli insegnanti in Italia sarebbe da avviare, perchè è vero che si tratta di una categoria immotivatamente vessata e avvilita, di un percorso di guerra che credo non abbia eguali in nessun&#8217;altra parte del mondo. Come si è giunti a questo? E perchè si accetta tutto e si permette tutto, perchè non ci si organizza, non si comincia ad alzare potentemente la voce per denunciare? Perchè, se qualcuno lo fa, anche dall&#8217;esterno, viene attaccato invece che ringraziato per avere quantomeno sollevato un problema? Al contrario, vedo in queste posizioni un atteggiamento fortemente rinunciatario e rassegnato. Perchè non si mette su un movimento nazionale? Forse perchè siamo troppo impegnati  farci la guerra tra di noi, esattamente come voleva chi ha condotto la scuola a questo punto?</p>
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		<title>
		Di: Daniele Lo Vetere		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178648</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Lo Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Aug 2012 15:46:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178590&quot;&gt;UndadoAO42facce&lt;/a&gt;.

Caro UndadoA042facce, provo a risponderle.

1) La cultura degli insegnanti. Certo che gli insegnanti di ciascun livello hanno caratteristiche diverse e devono o dovrebbero avere formazioni e persino &quot;teste&quot; diverse. Non ho capito da quale parte del mio intervento abbia desunto l&#039;opinione contraria - che non mi ha mai sfiorato -: forse dal punto in cui parlo di una formazione lunga e seria. Ma una formazione può essere lunga e seria senza per forza essere di tipo specialistico-erudito (che va bene all&#039;Università), ovvero essere un ulteriore accumulo di nuove nozioni o contenuti. Non esiste l&#039;élite universitaria e la manovalanza dei docenti degli ordini inferiori di scuola. Mi permetta di dirle che proprio descrivere, come fa lei, quello di insegnante come un mestiere mediano da &quot;sporco lavoro&quot; non fa che ribadire questa contrapposizione falsa e falsata. Insegnare è un mestiere difficile a tutti i livelli, perché agisce su quel sottile e scivoloso terreno che congiunge teoria e pratica: non possono bastargli né metodi fondati e belle teorie, né pratiche meccaniche e rassicuranti. Ecco perché gli insegnanti, tutti, ad ogni livello, sono degli intellettuali, nella accezione più larga e bella della parola. Per fare il loro lavoro devono pensare e pensarsi, ciascuno in relazione all&#039;età e alle capacità degli studenti che ha di fronte. Proviamo a discutere di quali siano i mezzi di selezione più adatti per individuare quelli che sanno farlo? &quot;Professionalizzare&quot; significa, per me, solo questo.   

2) La formazione postlaurea degli insegnanti (Tfa e Sis). Ho usato scientemente il condizionale passato (&quot;avrebbero dovuto servire&quot;), perché ho perfettamente chiaro che così com&#039;è, non va proprio.
Ho letto con grande rabbia le domande del test d&#039;ammissione al Tfa di quest&#039;anno. Non ho capito se chi l&#039;ha costruito ci sia o ci faccia: quell&#039;erudizione minuta di date e titoli di opere e confini geografici di stati africani o è frutto del lavoro di un topo da biblioteca ignaro di ciò che esiste nel mondo o di una persona fin troppo consapevole, che ha costruito un test impossibile per lasciar fuori tutti, non so a beneficio di chi (spero non di qualche raccomandato). Ma dire che un test d&#039;ammissione siffatto è ridicolo e vergognoso non equivale a negare validità ai percorsi formativi in sé.
Le Sis (le conosco per averne fatta una, e ancora navigo nel mare del precariato) forse fallivano il loro obiettivo di insegnare a insegnare, per ragioni che sarebbe troppo lungo elencare. Ma forse si sarebbe dovuto lavorare per migliorarle, invece di buttarle via insieme all&#039;acqua sporca.
Che le università facciano cassa con i corsi postlaurea è vero (anzi con i Tfa ritengo che l&#039;abbiano fatto anche in modo molto sporco, attivando il corso per classi di concorso attualmente già in esubero, facendo finta di non vedere che avrebbero abilitato, nella migliore delle ipotesi, dei precari, nella peggiore, della gente che sarà discoccupata tout court), ma non è questa l&#039;obiezione da fare; semmai si dovrebbe pretendere che quei corsi siano seri e preparino davvero a questo mestiere. (Certo, se si accetta il presupposto che fare l&#039;insegnante quel percorso lungo e serio lo richieda).

3) La scuola, il capitalismo e il mercato del lavoro. Solo degli insegnanti intellettuali saprebbero formare delle persone al di fuori della logica funzionalistica dell&#039;attuale sistema economico, perché solo insegnanti del genere saprebbero essi stessi non divenirne preda, o almeno - che è forse l&#039;unica forma di azione che resta - resisterle silenziosamente come efficaci sabotatori. Il lessico dell&#039;utilitarismo e dell&#039;efficientismo è entrato nella scuola insensibilmente e lo usiamo come se niente fosse (competenze, saper fare, ecc...): più insegnanti, uniti e collaborativi, capaci di metterlo in ridicolo, saprebbero rifondare un nuovo lessico (è una metafora, non la prenda per un&#039;ingenua utopia). 
Le Sis e i Tfa e la scuola sono solo meccanismi armonizzati al mercato del lavoro? Se sì, e se lo sono integralmente, bisogna abbatterli e c&#039;è un&#039;unica strada, la rivoluzione. Se invece, come credo, essi hanno tanti difetti (molti dei quali dipendono anche, certamente, dallo smarrire la propria identità con grande facilità a causa delle pressioni di un sistema economico che le vuole addomesticate ai propri scopi e suoi emissari), ma contengono o almeno possono contenere anche la volontà limpida di formare studenti e insegnanti culturalmente consapevoli e intellettualmente responsabili, allora bisogna riformarli, e per farlo c&#039;è bisogno di intelligenze che sappiano non solo additare ciò che non va ma anche indicare delle possibili vie d&#039;uscita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178590">UndadoAO42facce</a>.</p>
<p>Caro UndadoA042facce, provo a risponderle.</p>
<p>1) La cultura degli insegnanti. Certo che gli insegnanti di ciascun livello hanno caratteristiche diverse e devono o dovrebbero avere formazioni e persino &#8220;teste&#8221; diverse. Non ho capito da quale parte del mio intervento abbia desunto l&#8217;opinione contraria &#8211; che non mi ha mai sfiorato -: forse dal punto in cui parlo di una formazione lunga e seria. Ma una formazione può essere lunga e seria senza per forza essere di tipo specialistico-erudito (che va bene all&#8217;Università), ovvero essere un ulteriore accumulo di nuove nozioni o contenuti. Non esiste l&#8217;élite universitaria e la manovalanza dei docenti degli ordini inferiori di scuola. Mi permetta di dirle che proprio descrivere, come fa lei, quello di insegnante come un mestiere mediano da &#8220;sporco lavoro&#8221; non fa che ribadire questa contrapposizione falsa e falsata. Insegnare è un mestiere difficile a tutti i livelli, perché agisce su quel sottile e scivoloso terreno che congiunge teoria e pratica: non possono bastargli né metodi fondati e belle teorie, né pratiche meccaniche e rassicuranti. Ecco perché gli insegnanti, tutti, ad ogni livello, sono degli intellettuali, nella accezione più larga e bella della parola. Per fare il loro lavoro devono pensare e pensarsi, ciascuno in relazione all&#8217;età e alle capacità degli studenti che ha di fronte. Proviamo a discutere di quali siano i mezzi di selezione più adatti per individuare quelli che sanno farlo? &#8220;Professionalizzare&#8221; significa, per me, solo questo.   </p>
<p>2) La formazione postlaurea degli insegnanti (Tfa e Sis). Ho usato scientemente il condizionale passato (&#8220;avrebbero dovuto servire&#8221;), perché ho perfettamente chiaro che così com&#8217;è, non va proprio.<br />
Ho letto con grande rabbia le domande del test d&#8217;ammissione al Tfa di quest&#8217;anno. Non ho capito se chi l&#8217;ha costruito ci sia o ci faccia: quell&#8217;erudizione minuta di date e titoli di opere e confini geografici di stati africani o è frutto del lavoro di un topo da biblioteca ignaro di ciò che esiste nel mondo o di una persona fin troppo consapevole, che ha costruito un test impossibile per lasciar fuori tutti, non so a beneficio di chi (spero non di qualche raccomandato). Ma dire che un test d&#8217;ammissione siffatto è ridicolo e vergognoso non equivale a negare validità ai percorsi formativi in sé.<br />
Le Sis (le conosco per averne fatta una, e ancora navigo nel mare del precariato) forse fallivano il loro obiettivo di insegnare a insegnare, per ragioni che sarebbe troppo lungo elencare. Ma forse si sarebbe dovuto lavorare per migliorarle, invece di buttarle via insieme all&#8217;acqua sporca.<br />
Che le università facciano cassa con i corsi postlaurea è vero (anzi con i Tfa ritengo che l&#8217;abbiano fatto anche in modo molto sporco, attivando il corso per classi di concorso attualmente già in esubero, facendo finta di non vedere che avrebbero abilitato, nella migliore delle ipotesi, dei precari, nella peggiore, della gente che sarà discoccupata tout court), ma non è questa l&#8217;obiezione da fare; semmai si dovrebbe pretendere che quei corsi siano seri e preparino davvero a questo mestiere. (Certo, se si accetta il presupposto che fare l&#8217;insegnante quel percorso lungo e serio lo richieda).</p>
<p>3) La scuola, il capitalismo e il mercato del lavoro. Solo degli insegnanti intellettuali saprebbero formare delle persone al di fuori della logica funzionalistica dell&#8217;attuale sistema economico, perché solo insegnanti del genere saprebbero essi stessi non divenirne preda, o almeno &#8211; che è forse l&#8217;unica forma di azione che resta &#8211; resisterle silenziosamente come efficaci sabotatori. Il lessico dell&#8217;utilitarismo e dell&#8217;efficientismo è entrato nella scuola insensibilmente e lo usiamo come se niente fosse (competenze, saper fare, ecc&#8230;): più insegnanti, uniti e collaborativi, capaci di metterlo in ridicolo, saprebbero rifondare un nuovo lessico (è una metafora, non la prenda per un&#8217;ingenua utopia).<br />
Le Sis e i Tfa e la scuola sono solo meccanismi armonizzati al mercato del lavoro? Se sì, e se lo sono integralmente, bisogna abbatterli e c&#8217;è un&#8217;unica strada, la rivoluzione. Se invece, come credo, essi hanno tanti difetti (molti dei quali dipendono anche, certamente, dallo smarrire la propria identità con grande facilità a causa delle pressioni di un sistema economico che le vuole addomesticate ai propri scopi e suoi emissari), ma contengono o almeno possono contenere anche la volontà limpida di formare studenti e insegnanti culturalmente consapevoli e intellettualmente responsabili, allora bisogna riformarli, e per farlo c&#8217;è bisogno di intelligenze che sappiano non solo additare ciò che non va ma anche indicare delle possibili vie d&#8217;uscita.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178642</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Aug 2012 15:22:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cominciamo a parlare chiaro.

Alla classe politica non interessa la scuola. Non interessa null&#039;altro che non sia la preservazione della poltrona, simbolo di un intreccio di privilegi. Allo stato attuale, vista la serrata oligarchica della nostra società, non è probabile che dall&#039;interno della classe politica si possano proporre significative svolte. Vista anche la deriva dei movimenti popolari, non vedo speranze. Non è questione di disfattismo. Nei trent&#039;anni che vanno dal 1982 al 2012 (dall&#039;epoca delle prime edizioni del Pensiero debole di Vattimo al governo Monti) in Italia si è attuato il compimento di un putch sociale che è consistito:

1) nella destrutturazione culturale del Paese, e nella sua legittimazione filosofica;

2) nell&#039;instaurazione definitiva e capillare di una mafiocrazia e nel sistematico scoraggiamento di ogni innovazione economica o scientifica;

3) nel costituirsi di una rete di grigi comitati di pietra piccoli e grandi, a ridosso delle strutture assembleari e rappresentative, e valle delle reti clientelari della societas alto-borghese e post-aristocratica.

La scuola, per quest&#039;Italia, è solo un relitto dello Stato moderno, che va definitivamente cassato, per sostituirsi allo Stato neo-tribale &quot;postmoderno&quot;, col suo rigurgito di trifunzionalismo settario (gerarchia cattolica, mafia + polizie, produttori terzo stato). Il resto è illusione e presa in giro. Le denuncie giornalistiche del fenomeno sono deboli, fiacche, contraddittorie, essenzialmente prive di credibilità, spesso funzionali a una facile demagogia pre-elettorale. Spesso, come hanno detto altri prima e meglio di me, sono espressione dello stesso giornalismo che per trent&#039;anni ha preso in giro i docenti denigrandone le aspirazioni, quanto a miglioramento della loro condizione professionale (tipico slogan &quot;che ha di più il professore dell&#039;operaio&quot;, quando si sapeva che in realtà il problema non era quello). 

Per la scuola io mi augurerei soltanto che finissero le riforme, perissero tutti i saggi, sprofondassero le denunce e i pareri illuminati e illuminanti, e ci lasciassero fare il nostro lavoro, con l&#039;ulteriore possibilità di cassare dall&#039;universo scuola quelli, fra docenti e alunni, che non sono in grado di concepirsi in esso in modo civile.

Il resto viene dal maligno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciamo a parlare chiaro.</p>
<p>Alla classe politica non interessa la scuola. Non interessa null&#8217;altro che non sia la preservazione della poltrona, simbolo di un intreccio di privilegi. Allo stato attuale, vista la serrata oligarchica della nostra società, non è probabile che dall&#8217;interno della classe politica si possano proporre significative svolte. Vista anche la deriva dei movimenti popolari, non vedo speranze. Non è questione di disfattismo. Nei trent&#8217;anni che vanno dal 1982 al 2012 (dall&#8217;epoca delle prime edizioni del Pensiero debole di Vattimo al governo Monti) in Italia si è attuato il compimento di un putch sociale che è consistito:</p>
<p>1) nella destrutturazione culturale del Paese, e nella sua legittimazione filosofica;</p>
<p>2) nell&#8217;instaurazione definitiva e capillare di una mafiocrazia e nel sistematico scoraggiamento di ogni innovazione economica o scientifica;</p>
<p>3) nel costituirsi di una rete di grigi comitati di pietra piccoli e grandi, a ridosso delle strutture assembleari e rappresentative, e valle delle reti clientelari della societas alto-borghese e post-aristocratica.</p>
<p>La scuola, per quest&#8217;Italia, è solo un relitto dello Stato moderno, che va definitivamente cassato, per sostituirsi allo Stato neo-tribale &#8220;postmoderno&#8221;, col suo rigurgito di trifunzionalismo settario (gerarchia cattolica, mafia + polizie, produttori terzo stato). Il resto è illusione e presa in giro. Le denuncie giornalistiche del fenomeno sono deboli, fiacche, contraddittorie, essenzialmente prive di credibilità, spesso funzionali a una facile demagogia pre-elettorale. Spesso, come hanno detto altri prima e meglio di me, sono espressione dello stesso giornalismo che per trent&#8217;anni ha preso in giro i docenti denigrandone le aspirazioni, quanto a miglioramento della loro condizione professionale (tipico slogan &#8220;che ha di più il professore dell&#8217;operaio&#8221;, quando si sapeva che in realtà il problema non era quello). </p>
<p>Per la scuola io mi augurerei soltanto che finissero le riforme, perissero tutti i saggi, sprofondassero le denunce e i pareri illuminati e illuminanti, e ci lasciassero fare il nostro lavoro, con l&#8217;ulteriore possibilità di cassare dall&#8217;universo scuola quelli, fra docenti e alunni, che non sono in grado di concepirsi in esso in modo civile.</p>
<p>Il resto viene dal maligno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: offshore bank account		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178593</link>

		<dc:creator><![CDATA[offshore bank account]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Aug 2012 22:10:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=43083#comment-178593</guid>

					<description><![CDATA[Però gli esaminandi lo sanno che tra test di questo genere e il Trivial Pursuit non c’è poi molta differenza. Mentre c’è un abisso tra le declamazioni a favore di una scuola all’avanguardia, moderna, innovativa e basata sul merito e la mediocrità solita delle vicende di cui leggiamo. A parte che le domande e le risposte del Trivial Pursuit in genere sono sempre esatte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Però gli esaminandi lo sanno che tra test di questo genere e il Trivial Pursuit non c’è poi molta differenza. Mentre c’è un abisso tra le declamazioni a favore di una scuola all’avanguardia, moderna, innovativa e basata sul merito e la mediocrità solita delle vicende di cui leggiamo. A parte che le domande e le risposte del Trivial Pursuit in genere sono sempre esatte.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: UndadoAO42facce		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178590</link>

		<dc:creator><![CDATA[UndadoAO42facce]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Aug 2012 19:55:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=43083#comment-178590</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178565&quot;&gt;Daniele Lo Vetere&lt;/a&gt;.

Io vorrei chiederle cosa c&#039;entrino test come quelli per l&#039;ingresso ai TFA con la qualità dell&#039;insegnamento. 
Inoltre vorrei farle notare che le sensibilità e le competenze per l&#039;insegnamento elementare, medio e medio superiore non sono quelle richieste per l&#039;insegnamento universitario (sono molto più comuni e meno &quot;professionalizzanti&quot; o di &quot;eccellenza&quot; o qualsiasi parola mistificante intrisa di élitismo lei voglia usare), cosa che purtroppo i professoroni universitari che hanno voluto una extratitolazione di quelle posizioni lavorative non riescono, non dico a comprendere, ma nemmeno a concepire (ricordo il vecchio preside della mia facoltà di lettere, buon anima, rivendicare con orgoglio di aver richiesto, tramite la Conferenza nazionale dei presidi di lettere, che il percorso di abilitazione all&#039;insegnamento fosse superiore e successivo alla laurea quinquiennale, come un percorso di dottorato; per me è una cosa totalmente fuori di testa).

Questa sovratitolazione si è risolta nella costrizione per una marea di persone a svolgere percorsi che per la maggior parte sono completamente distaccati e dalla pratica dell&#039;insegnamento, e dai livelli di conoscenza richiesti nei programmi, e dalle effettive competenze che un insegnante deve avere per trasmettere quelle competenze. 
La verità è che questi percorsi a ostacoli nascono semplicemente perchè c&#039;è una quantità di persone che richiedono di accedere alla professione, con sufficienti requisiti, completamente interscambiabili e sostituibili tra loro, nettamente superiore a quelle che il sistema scolastico è disposto ad accogliere; non c&#039;è nessuna reale volontà professionalizzante che vada aldilà di una blanda abilitazione ai percorsi kafkiani della burocratizzazione dell&#039;apparato scolastico, che sa più di addestramento in stile marines alla distruzione di ogni entusiasmo e approcio creativo verso la professione, che ad altro; l&#039;unica reale volontà è quella di operare una esclusione che non può che essere arbitraria fingendo di scegliere i migliori; oltre, ovviamente, alla succulenta boccata di ossigeno che ogni corso post-laurea (costoso come un corso post-laurea) costituisce per istituzioni universitarie ormai alla canna del gas.

Pensare che la Ssis e i TFA abbiano mai avuto il reale obiettivo di migliorare la qualità dell&#039;insegnamento è una grande ingenuità, che non tiene conto dell&#039;obiettivo fondante che governa le politiche scolastiche da quando è stato avviato il processo di Bologna: armonizzare i percorsi scolastici alle esigenze del mercato del lavoro, a sua volta concepito come spazio della liberalizzazione dei rapporti tra domanda e offerta di lavoro, ovvero del progressivo smantellamento delle garanzie e/o protezioni legislative acquisite dalla parte più debole: l&#039;offerta.

In questa armonizzazione non c&#039;è spazio per il riconoscimento del lavoro medio d&#039;insegnante, solo per il lavoro d&#039;élite di professorone: il &quot;chiedono tanto, danno tanto&quot; che sembra essere una buona misura di compromesso è un premio raggiungibile solo per i migliori. Si da il caso che il lavoro della schiacciante maggioranza degli insegnanti sia uno sporco lavoro mediano, niente affatto di élite (detto da uno che ama stare nel medio della folla, non è affatto inteso in senso spregiativo come nella vulgata dominante), d&#039;insegnamento di un bagaglio che sia &quot;quel che serve, per tutti&quot;, non &quot;il massimo per chi ci arriva scoppiando e gli altri si impicchino&quot;. Questa sarebbe la differenza tra il modello scolastico alla europea e quello anglosassone verso cui siamo irrimediabilmente e dilettantescamente lanciati.

D&#039;altronde, voglio ricordare che i TFA non danno diritto ad alcun posto di lavoro, sono una blandissima promessa di una remota possibilità di avere forse un giorno lontano qualche straccio di supplenza (quelle che raccattano disperatamente i fuoriusciti dalla Ssis che conosco); quindi possiamo dire che no, non sono un&#039;estorsione, sono una presa per il culo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178565">Daniele Lo Vetere</a>.</p>
<p>Io vorrei chiederle cosa c&#8217;entrino test come quelli per l&#8217;ingresso ai TFA con la qualità dell&#8217;insegnamento.<br />
Inoltre vorrei farle notare che le sensibilità e le competenze per l&#8217;insegnamento elementare, medio e medio superiore non sono quelle richieste per l&#8217;insegnamento universitario (sono molto più comuni e meno &#8220;professionalizzanti&#8221; o di &#8220;eccellenza&#8221; o qualsiasi parola mistificante intrisa di élitismo lei voglia usare), cosa che purtroppo i professoroni universitari che hanno voluto una extratitolazione di quelle posizioni lavorative non riescono, non dico a comprendere, ma nemmeno a concepire (ricordo il vecchio preside della mia facoltà di lettere, buon anima, rivendicare con orgoglio di aver richiesto, tramite la Conferenza nazionale dei presidi di lettere, che il percorso di abilitazione all&#8217;insegnamento fosse superiore e successivo alla laurea quinquiennale, come un percorso di dottorato; per me è una cosa totalmente fuori di testa).</p>
<p>Questa sovratitolazione si è risolta nella costrizione per una marea di persone a svolgere percorsi che per la maggior parte sono completamente distaccati e dalla pratica dell&#8217;insegnamento, e dai livelli di conoscenza richiesti nei programmi, e dalle effettive competenze che un insegnante deve avere per trasmettere quelle competenze.<br />
La verità è che questi percorsi a ostacoli nascono semplicemente perchè c&#8217;è una quantità di persone che richiedono di accedere alla professione, con sufficienti requisiti, completamente interscambiabili e sostituibili tra loro, nettamente superiore a quelle che il sistema scolastico è disposto ad accogliere; non c&#8217;è nessuna reale volontà professionalizzante che vada aldilà di una blanda abilitazione ai percorsi kafkiani della burocratizzazione dell&#8217;apparato scolastico, che sa più di addestramento in stile marines alla distruzione di ogni entusiasmo e approcio creativo verso la professione, che ad altro; l&#8217;unica reale volontà è quella di operare una esclusione che non può che essere arbitraria fingendo di scegliere i migliori; oltre, ovviamente, alla succulenta boccata di ossigeno che ogni corso post-laurea (costoso come un corso post-laurea) costituisce per istituzioni universitarie ormai alla canna del gas.</p>
<p>Pensare che la Ssis e i TFA abbiano mai avuto il reale obiettivo di migliorare la qualità dell&#8217;insegnamento è una grande ingenuità, che non tiene conto dell&#8217;obiettivo fondante che governa le politiche scolastiche da quando è stato avviato il processo di Bologna: armonizzare i percorsi scolastici alle esigenze del mercato del lavoro, a sua volta concepito come spazio della liberalizzazione dei rapporti tra domanda e offerta di lavoro, ovvero del progressivo smantellamento delle garanzie e/o protezioni legislative acquisite dalla parte più debole: l&#8217;offerta.</p>
<p>In questa armonizzazione non c&#8217;è spazio per il riconoscimento del lavoro medio d&#8217;insegnante, solo per il lavoro d&#8217;élite di professorone: il &#8220;chiedono tanto, danno tanto&#8221; che sembra essere una buona misura di compromesso è un premio raggiungibile solo per i migliori. Si da il caso che il lavoro della schiacciante maggioranza degli insegnanti sia uno sporco lavoro mediano, niente affatto di élite (detto da uno che ama stare nel medio della folla, non è affatto inteso in senso spregiativo come nella vulgata dominante), d&#8217;insegnamento di un bagaglio che sia &#8220;quel che serve, per tutti&#8221;, non &#8220;il massimo per chi ci arriva scoppiando e gli altri si impicchino&#8221;. Questa sarebbe la differenza tra il modello scolastico alla europea e quello anglosassone verso cui siamo irrimediabilmente e dilettantescamente lanciati.</p>
<p>D&#8217;altronde, voglio ricordare che i TFA non danno diritto ad alcun posto di lavoro, sono una blandissima promessa di una remota possibilità di avere forse un giorno lontano qualche straccio di supplenza (quelle che raccattano disperatamente i fuoriusciti dalla Ssis che conosco); quindi possiamo dire che no, non sono un&#8217;estorsione, sono una presa per il culo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: paolo durando		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178569</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolo durando]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2012 15:03:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo con Daniele. Il fatto che io riconosca alla scuola un ruolo, sempre più, di &quot;contropotere&quot; - con buona pace degli ultimi descolarizzatori - non significa che non ne veda le magagne. Di qui al comodo disfattismo della Avallone, tuttavia, ce ne corre...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Daniele. Il fatto che io riconosca alla scuola un ruolo, sempre più, di &#8220;contropotere&#8221; &#8211; con buona pace degli ultimi descolarizzatori &#8211; non significa che non ne veda le magagne. Di qui al comodo disfattismo della Avallone, tuttavia, ce ne corre&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Daniele Lo Vetere		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178565</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniele Lo Vetere]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2012 10:19:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=43083#comment-178565</guid>

					<description><![CDATA[Un po&#039; troppa retorica, depressiva nell&#039;articolo della Avallone, civistico-eroica in alcuni commenti. Spero non si offenda nessuno, vorrei riflettere e non polemizzare. 
La riflessione pubblica sulla scuola avrebbe bisogno di lucide analisi, senso critico equilibrato, passione e volontà decise ma non confusamente sentimentali. Piagnucolare non serve a molto, difendere la scuola solo sulla scorta dell&#039;orgoglio di appartenere a una specie di nicchia e in via d&#039;estinzione che educa le preziose coscienze delle future generazioni e le difende dall&#039;abisso spaventoso di un mondo in delirio neanche. Infatti il primo atteggiamento, quello della Avallone, ha tutti i difetti che Zucco ha giustamente messo in evidenza; il secondo invece, pur se valorizza in effetti la forza morale e intellettuale di molti insegnanti, forse dimentica che la nostra scuola di difetti ne ha, e molti, e non solo per il disinvestimento politico, ideale, economico di cui è oggetto, ma anche per altre ragioni, tutte strutturali, sedimentatesi nel corso di decenni e che ci vedono tutti un po&#039; corresponsabili, delle quali però sarebbe troppo lungo discorrere qui.
Bisogna uscire dal guado, siamo a metà di un percorso iniziato poco più di dieci anni fa. Certo, con gli attuali tagli, enormi, nel guado rischiamo di affondare e morire, e dall&#039;altra parte non arriveremo mai. La specializzazione postlaurea, a pagamento, non è in sé un&#039;estorsione, come molti lamentano. Un lungo percorso di formazione è necessario, se vogliamo che gli insegnanti diventino professionisti (come avvocati, medici, architetti, ...) ed escano dalla condizione semiimpiegatizia nella quale sono stati collocati per decenni con il concerto e consenso di tutti. E&#039; elitario o classista? Non tutti dovrebbero fare gli insegnanti, ci vogliono grandi qualità e la selezione dovrebbe essere alta. Ovviamente la qualità intellettuale non ha alcun legame con il censo, per cui dovrebbero esistere borse di studio che agevolino il lungi percorso formativo per chi non ha una famiglia alle spalle che gli paghi gli studi. 
Le Siss prima e i Tfa poi avrebbero dovuto servire a questo. (Poi gli insegnanti dovrebbero lavorare in modo diverso, non di più ma meglio: uscire dall&#039;individualismo, collaborare con i colleghi, ridiscutere i contenuti e metodi che l&#039;accademia gli mette davanti come se quelli attuali fossero gli unici contenuti e metodi pensabili per insegnare, accettare un (serio!) sistema di valutazione che li sottoponga a ciò che a nessuno piace, un giudizio di qualità, e molto altro).
Siamo a metà del guado perché tutto ciò costa e i soldi invece di metterli sul piatto li stanno togliendo. Per questa ragione ci ritroviamo in questa condizione assurda, per la quale diventare insegnanti oggi costa tantissimo, come se fossimo davvero dei professionisti, ma i soldi investiti non portano molto lontano, al massimo al lungo e stento precariato. Questo, sì, è intollerabile. Chiedono tanto e danno poco.
Ma se non usciamo da questo pantano non basterà più invocare il senso di responsabilità e la coscienza morale degli insegnanti, perché chi avrebbe qualche dote intellettuale da spendere nell&#039;educazione delle giovani generazioni, di fronte a questo muro prima o poi andrà a far altro: se lo troverà, a fare un altro mestiere - non necessariamente intellettuale, certo di accomodamento coatto al sistema economico -, se non lo troverà, a tentare la fortuna in paesi politicamente un po&#039; meno ottusi del nostro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un po&#8217; troppa retorica, depressiva nell&#8217;articolo della Avallone, civistico-eroica in alcuni commenti. Spero non si offenda nessuno, vorrei riflettere e non polemizzare.<br />
La riflessione pubblica sulla scuola avrebbe bisogno di lucide analisi, senso critico equilibrato, passione e volontà decise ma non confusamente sentimentali. Piagnucolare non serve a molto, difendere la scuola solo sulla scorta dell&#8217;orgoglio di appartenere a una specie di nicchia e in via d&#8217;estinzione che educa le preziose coscienze delle future generazioni e le difende dall&#8217;abisso spaventoso di un mondo in delirio neanche. Infatti il primo atteggiamento, quello della Avallone, ha tutti i difetti che Zucco ha giustamente messo in evidenza; il secondo invece, pur se valorizza in effetti la forza morale e intellettuale di molti insegnanti, forse dimentica che la nostra scuola di difetti ne ha, e molti, e non solo per il disinvestimento politico, ideale, economico di cui è oggetto, ma anche per altre ragioni, tutte strutturali, sedimentatesi nel corso di decenni e che ci vedono tutti un po&#8217; corresponsabili, delle quali però sarebbe troppo lungo discorrere qui.<br />
Bisogna uscire dal guado, siamo a metà di un percorso iniziato poco più di dieci anni fa. Certo, con gli attuali tagli, enormi, nel guado rischiamo di affondare e morire, e dall&#8217;altra parte non arriveremo mai. La specializzazione postlaurea, a pagamento, non è in sé un&#8217;estorsione, come molti lamentano. Un lungo percorso di formazione è necessario, se vogliamo che gli insegnanti diventino professionisti (come avvocati, medici, architetti, &#8230;) ed escano dalla condizione semiimpiegatizia nella quale sono stati collocati per decenni con il concerto e consenso di tutti. E&#8217; elitario o classista? Non tutti dovrebbero fare gli insegnanti, ci vogliono grandi qualità e la selezione dovrebbe essere alta. Ovviamente la qualità intellettuale non ha alcun legame con il censo, per cui dovrebbero esistere borse di studio che agevolino il lungi percorso formativo per chi non ha una famiglia alle spalle che gli paghi gli studi.<br />
Le Siss prima e i Tfa poi avrebbero dovuto servire a questo. (Poi gli insegnanti dovrebbero lavorare in modo diverso, non di più ma meglio: uscire dall&#8217;individualismo, collaborare con i colleghi, ridiscutere i contenuti e metodi che l&#8217;accademia gli mette davanti come se quelli attuali fossero gli unici contenuti e metodi pensabili per insegnare, accettare un (serio!) sistema di valutazione che li sottoponga a ciò che a nessuno piace, un giudizio di qualità, e molto altro).<br />
Siamo a metà del guado perché tutto ciò costa e i soldi invece di metterli sul piatto li stanno togliendo. Per questa ragione ci ritroviamo in questa condizione assurda, per la quale diventare insegnanti oggi costa tantissimo, come se fossimo davvero dei professionisti, ma i soldi investiti non portano molto lontano, al massimo al lungo e stento precariato. Questo, sì, è intollerabile. Chiedono tanto e danno poco.<br />
Ma se non usciamo da questo pantano non basterà più invocare il senso di responsabilità e la coscienza morale degli insegnanti, perché chi avrebbe qualche dote intellettuale da spendere nell&#8217;educazione delle giovani generazioni, di fronte a questo muro prima o poi andrà a far altro: se lo troverà, a fare un altro mestiere &#8211; non necessariamente intellettuale, certo di accomodamento coatto al sistema economico -, se non lo troverà, a tentare la fortuna in paesi politicamente un po&#8217; meno ottusi del nostro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/07/26/altre-forme-di-aventino-silvia-avallone-rinuncia-alla-scuola/#comment-178557</link>

		<dc:creator><![CDATA[luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jul 2012 20:12:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=43083#comment-178557</guid>

					<description><![CDATA[Classi pollaio, divisione degli alunni durante le assenze dei docenti, mancanza degli insegnanti di sostegno, mancanza di continuità per la girandola dei precari. Nonostante gli studenti italiani siano quelli che (negli anni della scuola dell’obbligo) passano più ore in assoluto sui banchi, il risultato finale è il numero di laureati più basso rispetto al totale della popolazione tra i paesi occidentali. 

Lei lascia, noi l&#039;anno scorso abbiamo regalato il nostro tempo alla scuola, di ruolo e precari, tutti, gente con figli e giovani acerbi. Sciopero attivo: serate a scuola a far lezione, ad alunni e genitori. 

Avallone si potrà anche arrendere, ma parli sinceramente di resa e di debolezza. Poi magari anche di attacco alla cultura ed all&#039;unica sede della cultura d&#039;opposizione, certo. L&#039;insegnante istruisce e mette in guardia, apre gli occhi e solleva le schiene, insegna le regole fondamentali del vivere civile, si trova spesso a fare il sostituto dello psicologo, supplisce ai genitori in molti casi, supplisce alla società. C’è perfino un disegno politico di rivendicazione dell’ignoranza da parte dell’ elite al potere, contenta di leggere dichiarazioni di resa e di sconfitta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Classi pollaio, divisione degli alunni durante le assenze dei docenti, mancanza degli insegnanti di sostegno, mancanza di continuità per la girandola dei precari. Nonostante gli studenti italiani siano quelli che (negli anni della scuola dell’obbligo) passano più ore in assoluto sui banchi, il risultato finale è il numero di laureati più basso rispetto al totale della popolazione tra i paesi occidentali. </p>
<p>Lei lascia, noi l&#8217;anno scorso abbiamo regalato il nostro tempo alla scuola, di ruolo e precari, tutti, gente con figli e giovani acerbi. Sciopero attivo: serate a scuola a far lezione, ad alunni e genitori. </p>
<p>Avallone si potrà anche arrendere, ma parli sinceramente di resa e di debolezza. Poi magari anche di attacco alla cultura ed all&#8217;unica sede della cultura d&#8217;opposizione, certo. L&#8217;insegnante istruisce e mette in guardia, apre gli occhi e solleva le schiene, insegna le regole fondamentali del vivere civile, si trova spesso a fare il sostituto dello psicologo, supplisce ai genitori in molti casi, supplisce alla società. C’è perfino un disegno politico di rivendicazione dell’ignoranza da parte dell’ elite al potere, contenta di leggere dichiarazioni di resa e di sconfitta.</p>
]]></content:encoded>
		
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