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	Commenti a: Just for one day. Eroismo e mediocrità di massa ai tempi di Ironman	</title>
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		<title>
		Di: Paolo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Sep 2012 16:18:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La chiosa la condivido. 
Il resto lo trovo fastidioso.
Da una parte trova ridicoli gli atleti di discipline &quot;eroiche&quot; ed estreme che provano i loro limiti; dall&#039;altro trova ridicoli i boulderisti, che come movimento di &quot;sassisti&quot; sono nati proprio in contrapposizione all&#039;alpinismo eroico, scalando i sassi di fondo valle invece delle eteree vette alpine.
Da una parte trova ridicoli i &quot;150 migliori del mondo&quot; che arrancano sull&#039;Izoard dopo chissà quanti chilometri; dall&#039;altra condivide la fatica e l&#039;idea di soddisfazione che deriva dal salire (forse nel suo caso non sarà stato proprio il &quot;salire&quot; di quelli del tour, diciamo estenuarsi) sull&#039;Izoard.
Se l&#039;obbiettivo era mettere in scena l&#039;ambiguità che è in ognuno di noi tra purezza dello spirito solitario e la triste ricerca di consenso sociale per imitazione; tra l&#039;umile e bonattiano accostarsi alla natura e le miserie sudaticce e risibili dell&#039;uomo qualunque davanti alla Montagna, beh, quest&#039;ambiguità è riuscito a rappresentarla, anche personalmente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La chiosa la condivido.<br />
Il resto lo trovo fastidioso.<br />
Da una parte trova ridicoli gli atleti di discipline &#8220;eroiche&#8221; ed estreme che provano i loro limiti; dall&#8217;altro trova ridicoli i boulderisti, che come movimento di &#8220;sassisti&#8221; sono nati proprio in contrapposizione all&#8217;alpinismo eroico, scalando i sassi di fondo valle invece delle eteree vette alpine.<br />
Da una parte trova ridicoli i &#8220;150 migliori del mondo&#8221; che arrancano sull&#8217;Izoard dopo chissà quanti chilometri; dall&#8217;altra condivide la fatica e l&#8217;idea di soddisfazione che deriva dal salire (forse nel suo caso non sarà stato proprio il &#8220;salire&#8221; di quelli del tour, diciamo estenuarsi) sull&#8217;Izoard.<br />
Se l&#8217;obbiettivo era mettere in scena l&#8217;ambiguità che è in ognuno di noi tra purezza dello spirito solitario e la triste ricerca di consenso sociale per imitazione; tra l&#8217;umile e bonattiano accostarsi alla natura e le miserie sudaticce e risibili dell&#8217;uomo qualunque davanti alla Montagna, beh, quest&#8217;ambiguità è riuscito a rappresentarla, anche personalmente.</p>
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		<title>
		Di: Guido Tedoldi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Guido Tedoldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Sep 2012 19:06:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Le domande che pone Donaggio in questo post sono interessanti.
In prima battuta perché sono retoriche, visto che lo stesso autore ammette di essere andato in Francia per scalare in bicicletta non una bensì 4 montagne mitiche del Tour de France – e per affrontare l’impresa avrà presumibilmente svolto un lavoro preparatorio che è dello stesso genere di quello intrapreso da chi voglia diventare un «Ironman», ovvero uno di quegli uomini di ferro contemporanei che possono nuotare, andare in bici e correre per 8 ore o più e arrivare vivi (e sani, e felici) al traguardo. Cioè si sarà allenato per diverse ore spalmate su diversi mesi, avrà preso coscienza della propria alimentazione per arrivare con più energia agli impegni, avrà superato traguardi intermedi che gli sono serviti come gradini di una scala da salire per migliorare le proprie prestazioni.
In seconda battuta perché mettono in evidenza una caratteristica del senso comune quando manca di sguardo prospettico. Un normale impiegato dallo stile di vita sedentario, la cui massima attività sportiva mensile è la partita a calcetto con gli amici del bar (dalla quale esce zuppo di sudore e con dolori muscolari che ci metteranno qualche giorno a calmarsi) pensa sia una follia affrontare una fatica fisica superiore alla camminata del sabato al centro commerciale, appoggiato al carrello della spesa perché dopo mezz’ora in piedi la schiena comincia a dolere in qualche punto normalmente inesistente. Ma d’altra parte quell’impiegato ha sotto gli occhi quasi solo la propria vita, e tende a pensare che il modo in cui gestisce il proprio tempo sia l’unico modo in cui in assoluto si possa gestire il tempo. E tende pure a pensare di essere fisicamente in forma, e di poter quindi affrontare la maggior parte delle prove fisiche esistenti.
Che esistano gare della durata di 8 ore (o anche 10 volte tanto, quando per esempio l’Ironman diventa «DecaIronman»... ne hanno organizzato uno in Italia nel 2011, come si vede a questo link: http://www.ironmate.co.uk/Deca-Ironman-Sicilia-Italy.htm) e che qualcuno le disputi, gli sembra una follia. Lui non è in grado di affrontare quella follia, né di dedicarsi all’allenamento preparatorio, quindi nessuno lo può fare.

È un po’ come quella legge di Murphy relativa al guidare l’automobile: chi va più lento di noi è un incapace che sa solo intasare il traffico con le sue traiettorie sconclusionate, chi va più veloce è un pazzo che si crede pilota di formula 1.
Ma la mediocrità è solamente lo stato dell’essere umano quando fa il pigro. Appena un essere umano si muove, si dirige verso il miglioramento delle proprie prestazioni. Verso l’eccellenza, a volte, addirittura.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le domande che pone Donaggio in questo post sono interessanti.<br />
In prima battuta perché sono retoriche, visto che lo stesso autore ammette di essere andato in Francia per scalare in bicicletta non una bensì 4 montagne mitiche del Tour de France – e per affrontare l’impresa avrà presumibilmente svolto un lavoro preparatorio che è dello stesso genere di quello intrapreso da chi voglia diventare un «Ironman», ovvero uno di quegli uomini di ferro contemporanei che possono nuotare, andare in bici e correre per 8 ore o più e arrivare vivi (e sani, e felici) al traguardo. Cioè si sarà allenato per diverse ore spalmate su diversi mesi, avrà preso coscienza della propria alimentazione per arrivare con più energia agli impegni, avrà superato traguardi intermedi che gli sono serviti come gradini di una scala da salire per migliorare le proprie prestazioni.<br />
In seconda battuta perché mettono in evidenza una caratteristica del senso comune quando manca di sguardo prospettico. Un normale impiegato dallo stile di vita sedentario, la cui massima attività sportiva mensile è la partita a calcetto con gli amici del bar (dalla quale esce zuppo di sudore e con dolori muscolari che ci metteranno qualche giorno a calmarsi) pensa sia una follia affrontare una fatica fisica superiore alla camminata del sabato al centro commerciale, appoggiato al carrello della spesa perché dopo mezz’ora in piedi la schiena comincia a dolere in qualche punto normalmente inesistente. Ma d’altra parte quell’impiegato ha sotto gli occhi quasi solo la propria vita, e tende a pensare che il modo in cui gestisce il proprio tempo sia l’unico modo in cui in assoluto si possa gestire il tempo. E tende pure a pensare di essere fisicamente in forma, e di poter quindi affrontare la maggior parte delle prove fisiche esistenti.<br />
Che esistano gare della durata di 8 ore (o anche 10 volte tanto, quando per esempio l’Ironman diventa «DecaIronman»&#8230; ne hanno organizzato uno in Italia nel 2011, come si vede a questo link: <a href="http://www.ironmate.co.uk/Deca-Ironman-Sicilia-Italy.htm" rel="nofollow ugc">http://www.ironmate.co.uk/Deca-Ironman-Sicilia-Italy.htm</a>) e che qualcuno le disputi, gli sembra una follia. Lui non è in grado di affrontare quella follia, né di dedicarsi all’allenamento preparatorio, quindi nessuno lo può fare.</p>
<p>È un po’ come quella legge di Murphy relativa al guidare l’automobile: chi va più lento di noi è un incapace che sa solo intasare il traffico con le sue traiettorie sconclusionate, chi va più veloce è un pazzo che si crede pilota di formula 1.<br />
Ma la mediocrità è solamente lo stato dell’essere umano quando fa il pigro. Appena un essere umano si muove, si dirige verso il miglioramento delle proprie prestazioni. Verso l’eccellenza, a volte, addirittura.</p>
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		Di: arduino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[arduino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Sep 2012 20:31:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non voglio dire che il doping non scorra fluido più tra amatori e dilettanti che tra i professionisti, ma l&#039;armamentario di gel, buste e polverine non è necessariamente riconducibile al doping. Quando si affrontano prove molte lunghe, anche l&#039;alimentazione è ottimizzata al massimo, per cui quella strano armamentario di apparenza medicale-illecito di fatto non è che un lauto pranzo reincarnatosi nella sua forma più digeribile, di più facile e rapida assimilazione, di massimo rendimento energetico, di maggiore aderenza alle necessità specifiche del fisico in quel momento. C&#039;è dietro una curiosa ma altamente scientifica (ovviamente con tutte le volgarizzazioni del caso) sapienza alimentare, che si declina non secondo criteri di eccellenza gastronomica ma meramente di efficacia biochimica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non voglio dire che il doping non scorra fluido più tra amatori e dilettanti che tra i professionisti, ma l&#8217;armamentario di gel, buste e polverine non è necessariamente riconducibile al doping. Quando si affrontano prove molte lunghe, anche l&#8217;alimentazione è ottimizzata al massimo, per cui quella strano armamentario di apparenza medicale-illecito di fatto non è che un lauto pranzo reincarnatosi nella sua forma più digeribile, di più facile e rapida assimilazione, di massimo rendimento energetico, di maggiore aderenza alle necessità specifiche del fisico in quel momento. C&#8217;è dietro una curiosa ma altamente scientifica (ovviamente con tutte le volgarizzazioni del caso) sapienza alimentare, che si declina non secondo criteri di eccellenza gastronomica ma meramente di efficacia biochimica.</p>
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		Di: jan reister		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/09/17/just-for-one-day-eroismo-e-mediocrita-di-massa-ai-tempi-di-ironman/#comment-184357</link>

		<dc:creator><![CDATA[jan reister]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Sep 2012 13:04:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;arrampicata su massi è boulder, non bulder. Pezzo divertente, ma la partecipazione massiccia alle gare c&#039;è anche nelle classiche maratone cittadine, dove in molti non arrivano al traguardo in tempo utile. Certamente molto fascino ha il titolo della gara, vuoi mettere essere un &quot;Ironman&quot; invece di un banale maratoneta?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;arrampicata su massi è boulder, non bulder. Pezzo divertente, ma la partecipazione massiccia alle gare c&#8217;è anche nelle classiche maratone cittadine, dove in molti non arrivano al traguardo in tempo utile. Certamente molto fascino ha il titolo della gara, vuoi mettere essere un &#8220;Ironman&#8221; invece di un banale maratoneta?</p>
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		Di: Marco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2012 09:04:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bella lettura, intuizione profonda. Forse il finale con la politica di mezzo dopo un testo così, arriva un po&#039; troppo &quot;improvvisamente&quot;, ma comunque tutto vero anche in quel caso. 
Solo...si scrive Boulder, e spero non essere un fighetto ;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bella lettura, intuizione profonda. Forse il finale con la politica di mezzo dopo un testo così, arriva un po&#8217; troppo &#8220;improvvisamente&#8221;, ma comunque tutto vero anche in quel caso.<br />
Solo&#8230;si scrive Boulder, e spero non essere un fighetto ;)</p>
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