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	Commenti a: Totem &#038; Tabù : Baricco	</title>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 16:57:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-210002&quot;&gt;franz krauspenhaar&lt;/a&gt;.

Ma chi, Robert Bloch, quello di Psycho?

Ciao Franzone, come stai? Fatti vivo, vecchio mio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-210002">franz krauspenhaar</a>.</p>
<p>Ma chi, Robert Bloch, quello di Psycho?</p>
<p>Ciao Franzone, come stai? Fatti vivo, vecchio mio&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-210002</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2012 16:45:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ciao francesco, come stai? :) come si chiama l&#039;autore di American gothic? ora non mi ricordo il nome. anche quel romanzo è fatto di soli dialoghi. è solo un appunto, ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao francesco, come stai? :) come si chiama l&#8217;autore di American gothic? ora non mi ricordo il nome. anche quel romanzo è fatto di soli dialoghi. è solo un appunto, ciao.</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-206767</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 18:56:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[adesso lascio che i concetti facciano il proprio lavoro per mettere in ordine il tutto. effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>adesso lascio che i concetti facciano il proprio lavoro per mettere in ordine il tutto. effeffe</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-206766</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 18:55:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La domanda che ci facciamo come lettori è cosa unisca i tre atti, i personaggi nelle tre sequenze, uomo donna, uomo donna, uomo donna bambino. Semplice, anzi elementare visto che il tono del romanzo è poliziesco: la morte, perchè è all&#039;alba che si sconta la condanna, perché è la sola, la morte a rendere possibile la fuga da quell&#039;essere che è tale solo se è percepito. Così&#039; come la vita immaginata ad essa sfugge, solo un libro inesistente poteva generare qualcosa di già scritto. 
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La domanda che ci facciamo come lettori è cosa unisca i tre atti, i personaggi nelle tre sequenze, uomo donna, uomo donna, uomo donna bambino. Semplice, anzi elementare visto che il tono del romanzo è poliziesco: la morte, perchè è all&#8217;alba che si sconta la condanna, perché è la sola, la morte a rendere possibile la fuga da quell&#8217;essere che è tale solo se è percepito. Così&#8217; come la vita immaginata ad essa sfugge, solo un libro inesistente poteva generare qualcosa di già scritto.<br />
effeffe</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-206763</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 18:49:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cosa sappiamo noi di questo romanzo?
Che sono tre storie. Tre incontri. Tre episodi. Scrive Baricco:
“Nell’ultimo romanzo che ho scritto, Mr Gwyn, si accenna, a un certo punto, a un piccolo libro scritto da un angloindiano, Akash Narayan, e intitolato Tre volte all’alba. Si tratta naturalmente di un libro immaginario, ma nelle immaginarie vicende là raccontate esso riveste un ruolo tutt’altro che secondario.
Il fatto è che mentre scrivevo quelle pagine mi è venuta voglia di scrivere anche quel piccolo libro, un po’ per dare un lieve e lontano sequel a Mr Gwyn e un po’ per il piacere puro di inseguire una certa idea che avevo in testa. Così, finito Mr Gwyn, mi son messo a scrivere Tre volte all’alba, cosa che ho fatto con grande diletto.
Adesso Tre volte all’alba è scritto e forse non è inutile chiarire che può essere letto da chiunque, anche da coloro che non hanno mai preso in mano Mr Gwyn, perché si tratta di una storia autonoma e compiuta. Ciò non toglie tuttavia che, nella sua prima parte, mantenga ciò che Mr Gwyn prometteva, cioè uno sguardo in più sulla curiosa vicenda di Jasper Gwyn e del suo singolare talento.”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa sappiamo noi di questo romanzo?<br />
Che sono tre storie. Tre incontri. Tre episodi. Scrive Baricco:<br />
“Nell’ultimo romanzo che ho scritto, Mr Gwyn, si accenna, a un certo punto, a un piccolo libro scritto da un angloindiano, Akash Narayan, e intitolato Tre volte all’alba. Si tratta naturalmente di un libro immaginario, ma nelle immaginarie vicende là raccontate esso riveste un ruolo tutt’altro che secondario.<br />
Il fatto è che mentre scrivevo quelle pagine mi è venuta voglia di scrivere anche quel piccolo libro, un po’ per dare un lieve e lontano sequel a Mr Gwyn e un po’ per il piacere puro di inseguire una certa idea che avevo in testa. Così, finito Mr Gwyn, mi son messo a scrivere Tre volte all’alba, cosa che ho fatto con grande diletto.<br />
Adesso Tre volte all’alba è scritto e forse non è inutile chiarire che può essere letto da chiunque, anche da coloro che non hanno mai preso in mano Mr Gwyn, perché si tratta di una storia autonoma e compiuta. Ciò non toglie tuttavia che, nella sua prima parte, mantenga ciò che Mr Gwyn prometteva, cioè uno sguardo in più sulla curiosa vicenda di Jasper Gwyn e del suo singolare talento.”</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-206760</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 18:42:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E su questo atto del distendersi vale forse la pena di ritornare. Proprio Gilles Deleuze ravvisava in Film di Beckett un momento che potremmo devinire dell&#039;affezione attraverso l&#039;oggetto e movimento della sedia a dondolo. Del resto http://www.youtube.com/watch?v=Qox-KbkXITU come si vedrà, verso la fine del film, il movimento sembra suggerire proprio quel lasciarsi cullare dalla barca alla deriva così come ce lo aveva descritto Rousseau nella quinta passeggiata. Ma seguiamo il filosofo francese nella sua descrizione ( a questo link la traduzione in italiano http://www.scribd.com/doc/40018879/Critica-e-Clinica-Gilles-Deleuze )

Troisième cas : la berceuse, l’Affection
Le personnage a pu venir s’asseoir dans la berceuse, et s’y assoupir, à mesure que les perceptions s’éteignaient. Mais la perception guette encore derrière la berceuse, où elle dispose des deux côtés simultanément. Et elle semble avoir perdu la bonne volonté qu’elle manifestait précédemment, quand elle se hâtait de refermer l’angle qu’elle avait dépassé par inadvertance, et protégeait le personnage contre les tiers éventuels. Maintenant elle le fait exprès, et s’efforce de surprendre l’assoupi. Le personnage se défend et se recroqueville, de plus en plus faiblement. La caméra-perception en profite, elle dépasse définitivement l’angle, tourne, vient en face du personnage endormi et se rapproche. Alors elle révèle ce qu’elle est, perception d’affection, c’est-à-dire perception de soi par soi, pur Affect. Elle est le double réflexif de l’homme convulsif dans la berceuse. Elle est la personne borgne qui regarde le personnage borgne. Elle attendait son heure. C’était donc cela, l’épouvantable : que la perception fût de soi par soi, « insupprimable » en ce sens. C’est le troisième acte cinématographique, le gros plan, l’affect ou la perception d’affection, la perception de soi. Elle s’éteindra aussi, mais en même temps que le mouvement de la berceuse se meurt, et que le personnage meurt. Ne faut-il pas cela, cesser d’être pour devenir imperceptible, d’après les conditions posées par l’évêque Berkeley ?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E su questo atto del distendersi vale forse la pena di ritornare. Proprio Gilles Deleuze ravvisava in Film di Beckett un momento che potremmo devinire dell&#8217;affezione attraverso l&#8217;oggetto e movimento della sedia a dondolo. Del resto <a href="http://www.youtube.com/watch?v=Qox-KbkXITU" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=Qox-KbkXITU</a> come si vedrà, verso la fine del film, il movimento sembra suggerire proprio quel lasciarsi cullare dalla barca alla deriva così come ce lo aveva descritto Rousseau nella quinta passeggiata. Ma seguiamo il filosofo francese nella sua descrizione ( a questo link la traduzione in italiano <a href="http://www.scribd.com/doc/40018879/Critica-e-Clinica-Gilles-Deleuze" rel="nofollow ugc">http://www.scribd.com/doc/40018879/Critica-e-Clinica-Gilles-Deleuze</a> )</p>
<p>Troisième cas : la berceuse, l’Affection<br />
Le personnage a pu venir s’asseoir dans la berceuse, et s’y assoupir, à mesure que les perceptions s’éteignaient. Mais la perception guette encore derrière la berceuse, où elle dispose des deux côtés simultanément. Et elle semble avoir perdu la bonne volonté qu’elle manifestait précédemment, quand elle se hâtait de refermer l’angle qu’elle avait dépassé par inadvertance, et protégeait le personnage contre les tiers éventuels. Maintenant elle le fait exprès, et s’efforce de surprendre l’assoupi. Le personnage se défend et se recroqueville, de plus en plus faiblement. La caméra-perception en profite, elle dépasse définitivement l’angle, tourne, vient en face du personnage endormi et se rapproche. Alors elle révèle ce qu’elle est, perception d’affection, c’est-à-dire perception de soi par soi, pur Affect. Elle est le double réflexif de l’homme convulsif dans la berceuse. Elle est la personne borgne qui regarde le personnage borgne. Elle attendait son heure. C’était donc cela, l’épouvantable : que la perception fût de soi par soi, « insupprimable » en ce sens. C’est le troisième acte cinématographique, le gros plan, l’affect ou la perception d’affection, la perception de soi. Elle s’éteindra aussi, mais en même temps que le mouvement de la berceuse se meurt, et que le personnage meurt. Ne faut-il pas cela, cesser d’être pour devenir imperceptible, d’après les conditions posées par l’évêque Berkeley ?</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-206584</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Dec 2012 09:53:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tutto sulla terra è in un flusso continuo. Nulla mantiene una forma costante e fissa, e i nostri sentimenti per le cose esteriori passano e cambiano necessariamente come loro. Costantemente, prima o dopo di noi, esse ricordano il passato che non è più o anticipano il futuro che spesso non deve affatto essere: non vi è là nulla di solido a cui il cuore si possa attaccare. Così non abbiamo quaggiù
nient’altro che piacere che passa; in quanto alla felicità che dura, dubito che la si conosca. A malapena si trova nei nostri più vivi piaceri un istante in cui il cuore possa veramente dire: Vorrei che questo istante durasse per sempre; come possiamo allora chiamare felicità uno stato fuggevole che ci lascia poi il cuore inquieto e vuoto, che ci fa rimpiangere qualcosa che era, o desiderare qualcosa che sarà? scrive il magister Rousseau nella quinta passeggiata. tre volte all&#039;alba si chiude proprio su questa riflessione, e lo fa con un gioco di sguardi tra l&#039;uomo e la donna, lasciando un finale aperto. Un finale che si ripete appunto insieme alla domanda: sarà lui il portiere di notte? Ovvero il solo che possa capire la luce dell&#039;alba e la trasforma nella propria notte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto sulla terra è in un flusso continuo. Nulla mantiene una forma costante e fissa, e i nostri sentimenti per le cose esteriori passano e cambiano necessariamente come loro. Costantemente, prima o dopo di noi, esse ricordano il passato che non è più o anticipano il futuro che spesso non deve affatto essere: non vi è là nulla di solido a cui il cuore si possa attaccare. Così non abbiamo quaggiù<br />
nient’altro che piacere che passa; in quanto alla felicità che dura, dubito che la si conosca. A malapena si trova nei nostri più vivi piaceri un istante in cui il cuore possa veramente dire: Vorrei che questo istante durasse per sempre; come possiamo allora chiamare felicità uno stato fuggevole che ci lascia poi il cuore inquieto e vuoto, che ci fa rimpiangere qualcosa che era, o desiderare qualcosa che sarà? scrive il magister Rousseau nella quinta passeggiata. tre volte all&#8217;alba si chiude proprio su questa riflessione, e lo fa con un gioco di sguardi tra l&#8217;uomo e la donna, lasciando un finale aperto. Un finale che si ripete appunto insieme alla domanda: sarà lui il portiere di notte? Ovvero il solo che possa capire la luce dell&#8217;alba e la trasforma nella propria notte.</p>
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		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-206096</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 08:49:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-206082&quot;&gt;sergio garufi&lt;/a&gt;.

appena lo finisco te lo passo effeffe ps lo hai letto il libro?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-206082">sergio garufi</a>.</p>
<p>appena lo finisco te lo passo effeffe ps lo hai letto il libro?</p>
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		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-206095</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 08:48:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In tre volte all&#039;Alba in tutti e tre gli atti troviamo quest&#039;atto del distendersi sul letto in tre funzioni diverse e soprattutto raccontato attraverso la percezione dell&#039;occhio spettatore e non certo di chi si sta lasciando andare alla deriva.
Nel primo atto la donna si appropria del suo letto terribilmente in ordine e nuda comincia a farsi raccontare una storia, anzi la Storia. Nel secondo riroviamo sempre lei sdraiata sul suo letto - lui questa volta è il portiere dell&#039;albergo e la sta nascondendo dal compagno che vorrebbe ammazzarla di botte, e nel terzo è lui, ormai o ancora ragazzino disteso sul letto di una squallida camera d&#039;albergo da cui lei, questa volta di nuovo donna poliziotto come nel primo atto, lo porterà via. Nelle tre descrizioni di quel gesto, postura, tanto semplice quanto problematico come scoprirà chi leggerà il libro accade esattamente quanto teorizzato da Sloterdijk. nei tre casi la vera protagonista è proprio la prossimità a qualcosa che si potrebbe definire libertà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In tre volte all&#8217;Alba in tutti e tre gli atti troviamo quest&#8217;atto del distendersi sul letto in tre funzioni diverse e soprattutto raccontato attraverso la percezione dell&#8217;occhio spettatore e non certo di chi si sta lasciando andare alla deriva.<br />
Nel primo atto la donna si appropria del suo letto terribilmente in ordine e nuda comincia a farsi raccontare una storia, anzi la Storia. Nel secondo riroviamo sempre lei sdraiata sul suo letto &#8211; lui questa volta è il portiere dell&#8217;albergo e la sta nascondendo dal compagno che vorrebbe ammazzarla di botte, e nel terzo è lui, ormai o ancora ragazzino disteso sul letto di una squallida camera d&#8217;albergo da cui lei, questa volta di nuovo donna poliziotto come nel primo atto, lo porterà via. Nelle tre descrizioni di quel gesto, postura, tanto semplice quanto problematico come scoprirà chi leggerà il libro accade esattamente quanto teorizzato da Sloterdijk. nei tre casi la vera protagonista è proprio la prossimità a qualcosa che si potrebbe definire libertà.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2012/12/09/totem-tabu-baricco/#comment-206092</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 08:36:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel suo ultimo libro, Stress e libertà, Peter Sloterdijk, a un certo punto istituisce un interessante parallelo tra la quinta passeggiata delle fantasticherie di Rousseau e l&#039;opera Eleuthera di Beckett. Delle riflessioni del filosofo sul rapporto e lo scontro dell&#039;uomo con il &quot;reale&quot; prenderei in prestito qui, ora, una particolarmente efficace  e pertinente per le cose che stiamo dicendo. più particolarmente quando scrive: &quot; L&#039;ultima annotazione scenica di Beckett prevede che Victor  si sieda sul proprio letto e, raccolto, fissi il pubblico, l&#039;orchestra, le balconate a destra e a sinistra . Poi si sdraia volgendo le esili spalle all&#039;umanità&quot; Ora l&#039;uomo sul letto ha raggiunto l&#039;uomo nella barca, scrive Sloterdijk facendo riferimento all&#039;episodio chiave della quinta passeggiata in cui rousseau racconta come disteso in una barca si lasciasse andare alla deriva e in quel movimento passivo ritrovasse la propria anima esperisse il sè come in nessun tipo di attività gli era stato concesso di vivere.
E allora, conclude Sloterdijk, &quot;Noi capiamo che letto e barca  svolgono la medesima funzione. L&#039;uomo, disteso, è più vicino alla libertà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel suo ultimo libro, Stress e libertà, Peter Sloterdijk, a un certo punto istituisce un interessante parallelo tra la quinta passeggiata delle fantasticherie di Rousseau e l&#8217;opera Eleuthera di Beckett. Delle riflessioni del filosofo sul rapporto e lo scontro dell&#8217;uomo con il &#8220;reale&#8221; prenderei in prestito qui, ora, una particolarmente efficace  e pertinente per le cose che stiamo dicendo. più particolarmente quando scrive: &#8221; L&#8217;ultima annotazione scenica di Beckett prevede che Victor  si sieda sul proprio letto e, raccolto, fissi il pubblico, l&#8217;orchestra, le balconate a destra e a sinistra . Poi si sdraia volgendo le esili spalle all&#8217;umanità&#8221; Ora l&#8217;uomo sul letto ha raggiunto l&#8217;uomo nella barca, scrive Sloterdijk facendo riferimento all&#8217;episodio chiave della quinta passeggiata in cui rousseau racconta come disteso in una barca si lasciasse andare alla deriva e in quel movimento passivo ritrovasse la propria anima esperisse il sè come in nessun tipo di attività gli era stato concesso di vivere.<br />
E allora, conclude Sloterdijk, &#8220;Noi capiamo che letto e barca  svolgono la medesima funzione. L&#8217;uomo, disteso, è più vicino alla libertà.</p>
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