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	Commenti a: 3 prose brevi (Ollivùd 1)	</title>
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		<title>
		Di: elle		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elle]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 15:14:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bruto buio reale sondato. Quanto serve ad avvertire un quasi sollievo..]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bruto buio reale sondato. Quanto serve ad avvertire un quasi sollievo..</p>
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		Di: andrea inglese		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jan 2013 14:45:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro malos, io spero che questi ipo-racconti, semi-racconti, che pur giocano sullo sfasamento degli stereotipi narrativi e cinematografici permettano sempre, nel contempo, di sondare il bruto buio reale nostro. Quindi le tue letture mi sembrano senz&#039;altro legittime, anche quando ne traggono un senso che io non ero consapevole di averci messo. In questo forse sta l&#039;unica parentela con i testi poetici: la loro concentrazione e ambiguità permette di sprigionare uno spettro di senso abbastanza ampio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro malos, io spero che questi ipo-racconti, semi-racconti, che pur giocano sullo sfasamento degli stereotipi narrativi e cinematografici permettano sempre, nel contempo, di sondare il bruto buio reale nostro. Quindi le tue letture mi sembrano senz&#8217;altro legittime, anche quando ne traggono un senso che io non ero consapevole di averci messo. In questo forse sta l&#8217;unica parentela con i testi poetici: la loro concentrazione e ambiguità permette di sprigionare uno spettro di senso abbastanza ampio.</p>
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		<title>
		Di: malosmannaja		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[malosmannaja]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jan 2013 10:37:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[per me che non amo la poesia e probabilmente di versi comprendo soprattutto quelli dei miei simili animali, leggerti anche in prosa così di primo mattino mi mette già di buon umore.
: )
con la poesia si può giocherellare confezionando parole (in forma tanto gentile e tanto onesta pareidolica), anche laddove la sostanza è poca, tanto la riga è breve (con il cut up, ci riesce pure il riga-ttiere...). in prosa è molto più difficile vendere fumo, anche perché il quartiere in cui si devono spacciare le parole è assai più esteso d’una strofa. e se il fumo non è buono, basta un tiro e te ne accorgi.
: )
ordunque, bando alle ciance, intanto nel complesso, i tre racconti brevi mostrano un’ottima dimestichezza con la prosa. quindi non mi dilungo sulla forma, né sul citazionismo da cinefilo, già ampiamente sbeffeggiato senza sbeffetti speciali dall’ironia composta del testo. 

di “campo di concentramento” (migliore del tris) m’ha fatto riflettere il senso lato per lato. la società attuale (dai militari ai militanti, dai politici ai civili) è governata dalle stesse dinamiche dei film sul campo di concentramento.
la società italiana giace a gambe aperte, in coma etilico, su un prato coperto di brina in aperta campagna (elettorale), e molti se la vogliono fare: “è un’idea diffusa e plausibile”.
: )
farsi il film permette di “andare a letto tardi la sera” (nano arcoreo docet), nonché di prelevare dal campo di concentramento tutto ciò di cui si ha voglia. in certi film, a seconda della xenofobia più in voga nel dato momento, gli attori parlano ebraico, francese o inglese. ultimamente è tornato di moda il tedesco, e nonostante sia chiaro che la colpa del debito italiano è tutta della merkel, quando le guardie “non leggono neppure il tedesco”, ci pensa il prigioniero a diventare carceriere di se sesso (governo tecnico docet).
“molto spesso, quasi sempre a sproposito, fa la sua apparizione” la cei. comunque il “dislivello alfabetico” è evidente: recenti ricerche stimano l’analfabetismo funzionale in italia al 47% della popolazione.
e più peggiora la crisi, con baracche e filo spinato, tanto più si ricorre al “gioco d’emozioni”: la narrazione emotiva. abbindolato emotivamente dal tifo calcistico per il bianco, il rosso o il nero, viene a galla la “cedevolezza” dell’elettore che sospende la sua capacità critica (l’innamoramento politico è così paradossale ai tempi della crisi). però ti segnalo un refuso, un mistyping di “l” con “t” verso la fine: i film, ognuno diverso, finiscono tutti non tanto con “un volo” quanto con “un voto”. in tal senso, degno di nota il sottile riferimento a goethe e, dunque, alle “affinità elettive”.
: )
sono, invece, le nostre speranze che prendono il volo (bob dylan docet), risucchiate dal vento.

di “colloquio di lavoro” mi ha colpito il fatto che l’utile e l’inutile si dibattano sempre dentro di noi e per questo non risolveremo mai il problema della cantina. meno male che gario hadd, dopo averci ipnotizzato snocciolando sia il nostro cervello grande come un’oliva che tutte le informazioni secondarie (compreso l’elenco dei prodotti che la centocinquantenne teneva in bagno), ci congeda con un sorriso paterno scegliendo per noi, così da “spingerci verso l’utile”. inteso come guadagno, s’intende.
: )

in “il mostro delle placente” ho letto un (non-)senso ricorsivo. su un piano allegorico non escluderei che sia lo stesso sergio, il placentofago. difatti, quando beffardamente scrivi “qui, però, ogni similitudine tra il cinematografo e la sua vita sembrava giungere al termine”, proprio nella solitudine verbosa di sergio appare più che mai lampante l’assenza di placente (“sergio non aveva né moglie né figli”, e anche la vecchia madre lo rifugge). ergo, in una forma di autofagia masochistica, il povero cinefilo non ha bisogno di sapere “come il mostro estraesse le placente”, poiché non serve una sala operatoria ma una mensa semibuia per continuare a mangiare fagioli freddi e a parlarsi addosso ripromettendosi invano di farsi una vita (e senza placenta non c’è vita, concordo, essendo vieppiù persona informata sui fatti: ho tre figli).

e se comunque di tutto ciò che hai scritto non ho capito un cazzo, non me la prendo: “in un film importante non è che si debba capire tutto”.
: )))]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>per me che non amo la poesia e probabilmente di versi comprendo soprattutto quelli dei miei simili animali, leggerti anche in prosa così di primo mattino mi mette già di buon umore.<br />
: )<br />
con la poesia si può giocherellare confezionando parole (in forma tanto gentile e tanto onesta pareidolica), anche laddove la sostanza è poca, tanto la riga è breve (con il cut up, ci riesce pure il riga-ttiere&#8230;). in prosa è molto più difficile vendere fumo, anche perché il quartiere in cui si devono spacciare le parole è assai più esteso d’una strofa. e se il fumo non è buono, basta un tiro e te ne accorgi.<br />
: )<br />
ordunque, bando alle ciance, intanto nel complesso, i tre racconti brevi mostrano un’ottima dimestichezza con la prosa. quindi non mi dilungo sulla forma, né sul citazionismo da cinefilo, già ampiamente sbeffeggiato senza sbeffetti speciali dall’ironia composta del testo. </p>
<p>di “campo di concentramento” (migliore del tris) m’ha fatto riflettere il senso lato per lato. la società attuale (dai militari ai militanti, dai politici ai civili) è governata dalle stesse dinamiche dei film sul campo di concentramento.<br />
la società italiana giace a gambe aperte, in coma etilico, su un prato coperto di brina in aperta campagna (elettorale), e molti se la vogliono fare: “è un’idea diffusa e plausibile”.<br />
: )<br />
farsi il film permette di “andare a letto tardi la sera” (nano arcoreo docet), nonché di prelevare dal campo di concentramento tutto ciò di cui si ha voglia. in certi film, a seconda della xenofobia più in voga nel dato momento, gli attori parlano ebraico, francese o inglese. ultimamente è tornato di moda il tedesco, e nonostante sia chiaro che la colpa del debito italiano è tutta della merkel, quando le guardie “non leggono neppure il tedesco”, ci pensa il prigioniero a diventare carceriere di se sesso (governo tecnico docet).<br />
“molto spesso, quasi sempre a sproposito, fa la sua apparizione” la cei. comunque il “dislivello alfabetico” è evidente: recenti ricerche stimano l’analfabetismo funzionale in italia al 47% della popolazione.<br />
e più peggiora la crisi, con baracche e filo spinato, tanto più si ricorre al “gioco d’emozioni”: la narrazione emotiva. abbindolato emotivamente dal tifo calcistico per il bianco, il rosso o il nero, viene a galla la “cedevolezza” dell’elettore che sospende la sua capacità critica (l’innamoramento politico è così paradossale ai tempi della crisi). però ti segnalo un refuso, un mistyping di “l” con “t” verso la fine: i film, ognuno diverso, finiscono tutti non tanto con “un volo” quanto con “un voto”. in tal senso, degno di nota il sottile riferimento a goethe e, dunque, alle “affinità elettive”.<br />
: )<br />
sono, invece, le nostre speranze che prendono il volo (bob dylan docet), risucchiate dal vento.</p>
<p>di “colloquio di lavoro” mi ha colpito il fatto che l’utile e l’inutile si dibattano sempre dentro di noi e per questo non risolveremo mai il problema della cantina. meno male che gario hadd, dopo averci ipnotizzato snocciolando sia il nostro cervello grande come un’oliva che tutte le informazioni secondarie (compreso l’elenco dei prodotti che la centocinquantenne teneva in bagno), ci congeda con un sorriso paterno scegliendo per noi, così da “spingerci verso l’utile”. inteso come guadagno, s’intende.<br />
: )</p>
<p>in “il mostro delle placente” ho letto un (non-)senso ricorsivo. su un piano allegorico non escluderei che sia lo stesso sergio, il placentofago. difatti, quando beffardamente scrivi “qui, però, ogni similitudine tra il cinematografo e la sua vita sembrava giungere al termine”, proprio nella solitudine verbosa di sergio appare più che mai lampante l’assenza di placente (“sergio non aveva né moglie né figli”, e anche la vecchia madre lo rifugge). ergo, in una forma di autofagia masochistica, il povero cinefilo non ha bisogno di sapere “come il mostro estraesse le placente”, poiché non serve una sala operatoria ma una mensa semibuia per continuare a mangiare fagioli freddi e a parlarsi addosso ripromettendosi invano di farsi una vita (e senza placenta non c’è vita, concordo, essendo vieppiù persona informata sui fatti: ho tre figli).</p>
<p>e se comunque di tutto ciò che hai scritto non ho capito un cazzo, non me la prendo: “in un film importante non è che si debba capire tutto”.<br />
: )))</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Jacopo Ramonda		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/01/08/5-prose-brevi-ollivud-1/#comment-221149</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jacopo Ramonda]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jan 2013 10:41:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quest&#039;altro lettore invece ringrazia per Colloquio di lavoro, con cui ha empatizzato profondamente, sia per ragioni prettamente letterarie che per motivi personali. 

Sul piano letterario queste frasi in particolare mi hanno colpito al cuore:

“Il giorno del colloquio il vicino di casa, ingombrando il pianerottolo in ciabatte e innaffiatoio, le aveva detto che non avrebbero mai risolto il problema della cantina.” 

“L’utile e l’inutile si dibattevano sempre dentro di lei. Tutto zoppicava nella sua vita. Si dedicava con energie enormi a tutto ciò che finiva, che perdeva senso e lucentezza. Sapeva seguire lo spegnimento delle situazioni, questo sì, e con grande abnegazione.”

“Gario Hadd la fece parlare. Senza che lei se ne rendesse conto, lui la stava interrogando sulle sue amicizie a Parigi, in particolar modo quelle maschili, e gli incontri fortuiti, sempre con maschi, e maschi interessati a lei, se ce n’erano stati. Ma questa curiosità eccessiva, fuori posto, che Gario Hadd dimostrava per la sua vita privata, si stava velocemente trasformando. Ora Gario Hadd stava parlando di sé  (...)”]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;altro lettore invece ringrazia per Colloquio di lavoro, con cui ha empatizzato profondamente, sia per ragioni prettamente letterarie che per motivi personali. </p>
<p>Sul piano letterario queste frasi in particolare mi hanno colpito al cuore:</p>
<p>“Il giorno del colloquio il vicino di casa, ingombrando il pianerottolo in ciabatte e innaffiatoio, le aveva detto che non avrebbero mai risolto il problema della cantina.” </p>
<p>“L’utile e l’inutile si dibattevano sempre dentro di lei. Tutto zoppicava nella sua vita. Si dedicava con energie enormi a tutto ciò che finiva, che perdeva senso e lucentezza. Sapeva seguire lo spegnimento delle situazioni, questo sì, e con grande abnegazione.”</p>
<p>“Gario Hadd la fece parlare. Senza che lei se ne rendesse conto, lui la stava interrogando sulle sue amicizie a Parigi, in particolar modo quelle maschili, e gli incontri fortuiti, sempre con maschi, e maschi interessati a lei, se ce n’erano stati. Ma questa curiosità eccessiva, fuori posto, che Gario Hadd dimostrava per la sua vita privata, si stava velocemente trasformando. Ora Gario Hadd stava parlando di sé  (&#8230;)”</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: davide orecchio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/01/08/5-prose-brevi-ollivud-1/#comment-220720</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2013 16:27:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[l&#039;enorme «carisma sportivo del prete» (e non solo) ha conquistato questo lettore qui, che ringrazia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;enorme «carisma sportivo del prete» (e non solo) ha conquistato questo lettore qui, che ringrazia</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: daniele ventre		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/01/08/5-prose-brevi-ollivud-1/#comment-220304</link>

		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 21:20:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[piccoli esercizi di stile - o neo-centurie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>piccoli esercizi di stile &#8211; o neo-centurie</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: memel		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/01/08/5-prose-brevi-ollivud-1/#comment-220227</link>

		<dc:creator><![CDATA[memel]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 17:29:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bah....che poi ho nel frattempo letto altre prose dell&#039;Inglese su questo sito, ad esempio Il progetto, non male. forse ho dato del pelandrone al Nostro nell&#039;unico momento in cui si stava riposando...ma non riposare!! il tempo stringe! smettila di chiacchierare e pensa a scrivere! tra poco si muore, maremma lupa, si muore!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bah&#8230;.che poi ho nel frattempo letto altre prose dell&#8217;Inglese su questo sito, ad esempio Il progetto, non male. forse ho dato del pelandrone al Nostro nell&#8217;unico momento in cui si stava riposando&#8230;ma non riposare!! il tempo stringe! smettila di chiacchierare e pensa a scrivere! tra poco si muore, maremma lupa, si muore!</p>
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		<item>
		<title>
		Di: memel		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/01/08/5-prose-brevi-ollivud-1/#comment-220222</link>

		<dc:creator><![CDATA[memel]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 17:16:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Prose Inutili alla Causa. (di uomini-vermini che tra le pietre si attorcigliano fino ad esalare urla puzzolenti spalancando le pance, ma il fatto è che l&#039;universo pur esistente cubo solido si trova privo di orecchie)....possibile che, in quell&#039;agonia, trovino il tempo per vezzeggiare, criticare, fabulare, acutamente opinare sul Cinematografo? Possibile che siano così ostinatamente viventi? Possibile che non sentano il bisogno di giustificarsi per quello che scrivono?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prose Inutili alla Causa. (di uomini-vermini che tra le pietre si attorcigliano fino ad esalare urla puzzolenti spalancando le pance, ma il fatto è che l&#8217;universo pur esistente cubo solido si trova privo di orecchie)&#8230;.possibile che, in quell&#8217;agonia, trovino il tempo per vezzeggiare, criticare, fabulare, acutamente opinare sul Cinematografo? Possibile che siano così ostinatamente viventi? Possibile che non sentano il bisogno di giustificarsi per quello che scrivono?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luigisocci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/01/08/5-prose-brevi-ollivud-1/#comment-220160</link>

		<dc:creator><![CDATA[luigisocci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 14:14:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[dalla prima lettera del mereghetti ai cinefili]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dalla prima lettera del mereghetti ai cinefili</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/01/08/5-prose-brevi-ollivud-1/#comment-220108</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jan 2013 11:50:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Puro cinema.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Puro cinema.</p>
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