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	Commenti a: Quattro poesie	</title>
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		<title>
		Di: Francesca Valente		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-234366</link>

		<dc:creator><![CDATA[Francesca Valente]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Mar 2013 23:18:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[È sempre un piacere ritrovare Marco. Tornare a casa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È sempre un piacere ritrovare Marco. Tornare a casa.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: antonio bux		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-233084</link>

		<dc:creator><![CDATA[antonio bux]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Mar 2013 01:43:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vedo con piacere nuovi testi di Marco, e vedo che tornerà a pubblicare con Oèdipus...ho già il suo criterio dei vetri, molto intenso, pubblicato con loro. Devo dire che la sua scrittura, la piega che la distingue, rimane sempre ferma al suo lavoro sottotraccia, mai pago, e comunque coerente con la sua ricerca.

Sperando di leggere presto il libro, un saluto

Bux]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vedo con piacere nuovi testi di Marco, e vedo che tornerà a pubblicare con Oèdipus&#8230;ho già il suo criterio dei vetri, molto intenso, pubblicato con loro. Devo dire che la sua scrittura, la piega che la distingue, rimane sempre ferma al suo lavoro sottotraccia, mai pago, e comunque coerente con la sua ricerca.</p>
<p>Sperando di leggere presto il libro, un saluto</p>
<p>Bux</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Undadoacentocinquantaquattrofacce		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-232138</link>

		<dc:creator><![CDATA[Undadoacentocinquantaquattrofacce]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 13:44:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ma infatti l&#039;onestà non è nel metro a specchio
di un qualche giusto sopra sotto nuovo vecchio
figurarsi della rima (quella rompicazzo)

e il senso non mi è imposto, ma in quel fucilati
tu non presupponi che nessuno possa averlo meritato
un bel colpo di fucile nella nuca o nella testa
(cosa che in tutta franchezza ben mi sento di negare)?

d&#039;altronde di che parlo se tra i fucilati può ben essere dell&#039;altro
la metafora di un vivere e morire circolare ed estenuante
l&#039;indifferenza tra viventi e morti e via avanti disarmando:
mais ou sont les neiges d&#039;antani?

e dov&#039;è il non ovvio in tutto questo se non c&#039;è incarnazione ovvero vita ovvero referenzialità?

↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓

poesia è un discorso con un ritmo più marcato o
poesia è un disosso di un qualcosa già interrato o
poesia è un rimosso parcheggìo in senso vietato o
poesia è un ricorso al balbettìo deliberato o

parole giustapposte dagli un senso se ti piace non esiste
se qualcheduno te le ha messe lì in quel modo e pure il dada
che è servito per un giorno e voleva dire fine (elenco in alto, la terza)
te le ha messe perchè materializzassero una strada

la scelta certo è mia se perder tempo ad imboccarla
andare contromano in retromarcia testacoda o star lontano
ma nondimeno è scelta vincolata a scelte altrui
non c&#039;è fiducia o furbizia o pantano postmoderno 
(arbitrarieà del reale!? e chi l&#039;ha fucilato?)
che possa cancellare questo fatto e qui sta il punto

questa strada è troppo comoda perchè può andare dove meglio aggrada
l&#039;autore è troppo libero di usare il jolly del teletrasporto ←
(l&#039;ego TARDIS) con quel non essere in un dove che sia altro da sè stesso ← ←
col gusto trito di giustapporre parole intercambiabili purchè inattese ← ← ←
laddove il senso così fondo delle cose normalmente è un ovvietà un pò riarrangiata ← ←
o qualche immagine d&#039;immagine che aspira inutilmente all&#039;interesse altrui ←

ed io con l&#039;ovvio non ho alcun problema (vivo d&#039;ovvio fino a che respiro)
ma tanti tanti tanti col mistifichìo di mefistelli dalla posa languorosa
che replicano ancora il vecchio vizio vatereccio con destrezza da mazziere
al banco delle tre carte (trova l&#039;Io che ha qualcosa da dire, è qui?
-un signore affianco gioca e vince la sua aura intellettuale, gioca anche tu)
negando all&#039;infinito e spacciandosi per altro più smagliante e nuovo nuovo (elenco in alto, la seconda)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma infatti l&#8217;onestà non è nel metro a specchio<br />
di un qualche giusto sopra sotto nuovo vecchio<br />
figurarsi della rima (quella rompicazzo)</p>
<p>e il senso non mi è imposto, ma in quel fucilati<br />
tu non presupponi che nessuno possa averlo meritato<br />
un bel colpo di fucile nella nuca o nella testa<br />
(cosa che in tutta franchezza ben mi sento di negare)?</p>
<p>d&#8217;altronde di che parlo se tra i fucilati può ben essere dell&#8217;altro<br />
la metafora di un vivere e morire circolare ed estenuante<br />
l&#8217;indifferenza tra viventi e morti e via avanti disarmando:<br />
mais ou sont les neiges d&#8217;antani?</p>
<p>e dov&#8217;è il non ovvio in tutto questo se non c&#8217;è incarnazione ovvero vita ovvero referenzialità?</p>
<p>↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓↓</p>
<p>poesia è un discorso con un ritmo più marcato o<br />
poesia è un disosso di un qualcosa già interrato o<br />
poesia è un rimosso parcheggìo in senso vietato o<br />
poesia è un ricorso al balbettìo deliberato o</p>
<p>parole giustapposte dagli un senso se ti piace non esiste<br />
se qualcheduno te le ha messe lì in quel modo e pure il dada<br />
che è servito per un giorno e voleva dire fine (elenco in alto, la terza)<br />
te le ha messe perchè materializzassero una strada</p>
<p>la scelta certo è mia se perder tempo ad imboccarla<br />
andare contromano in retromarcia testacoda o star lontano<br />
ma nondimeno è scelta vincolata a scelte altrui<br />
non c&#8217;è fiducia o furbizia o pantano postmoderno<br />
(arbitrarieà del reale!? e chi l&#8217;ha fucilato?)<br />
che possa cancellare questo fatto e qui sta il punto</p>
<p>questa strada è troppo comoda perchè può andare dove meglio aggrada<br />
l&#8217;autore è troppo libero di usare il jolly del teletrasporto ←<br />
(l&#8217;ego TARDIS) con quel non essere in un dove che sia altro da sè stesso ← ←<br />
col gusto trito di giustapporre parole intercambiabili purchè inattese ← ← ←<br />
laddove il senso così fondo delle cose normalmente è un ovvietà un pò riarrangiata ← ←<br />
o qualche immagine d&#8217;immagine che aspira inutilmente all&#8217;interesse altrui ←</p>
<p>ed io con l&#8217;ovvio non ho alcun problema (vivo d&#8217;ovvio fino a che respiro)<br />
ma tanti tanti tanti col mistifichìo di mefistelli dalla posa languorosa<br />
che replicano ancora il vecchio vizio vatereccio con destrezza da mazziere<br />
al banco delle tre carte (trova l&#8217;Io che ha qualcosa da dire, è qui?<br />
-un signore affianco gioca e vince la sua aura intellettuale, gioca anche tu)<br />
negando all&#8217;infinito e spacciandosi per altro più smagliante e nuovo nuovo (elenco in alto, la seconda)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Luigi B.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-231729</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luigi B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 17:20:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mah, Lorenzo, in realtà è possibile allargare la discussione al di là della poetica del singolo autore.
Non so se ciò che scrivo sia vero o meno; è però una mia interpretazione, cioè l&#039;atteggiamento che assumo quando leggo questo tipo di scrittura - atteggiamento che cambio ogni volta che leggo a seconda del tipo di testo, come quando se vado al cinema in 3d metto gli occhiali per vedere qualcosa che, se volessi vederla come se vedessi la proiezione di una pellicola tradizionale, mi sembrerebbe sfocata. E la colpa non sarebbe del film.
Detto ciò, in non sono entrato in merito al successo o insuccesso o alla bontà o non bontà dei testi qui proposti e simili - qui il discorso supera sia l&#039;estetica che la neuroestetica, almeno secondo quelle che sono le mie letture e le mie interpretazioni sull&#039;argomento.
Non credo che il progetto si limiti ad una mimesi di basso grado. Credo invece anch&#039;io che sia (intrinsecamente) votato all&#039;insuccesso - insuccesso rispetto a quelle che sono le mie aspettative rispetto alla letteratura, che però sono mie.
La questione è che anche altri tipi di testi (tutti) ed altri tipi di poetiche (tutte) sono ugualmente votati all&#039;insuccesso (sempre secondo quelle che sono le mie aspettative di &quot;senso&quot; o di &quot;fine&quot;).
Per quanto riguarda Simone, invece, mi sembra non abbia colto né la portata di quanto qui discusso né tantomeno la portata di quanto lui stesso ha espresso.
Per aiutare Simone bisogna che ti nascondi dietro di lui con un palloncino e un ago e glielo faccia scoppiare nelle orecchie. Poi gli dici: ecco, questo è uno spavento. Ora togli la maglietta e passami la frusta che passiamo al dolore e non temere, arriverà anche il momento dell&#039;amore.
Volentieri proseguiamo via mail, dritte sulle letture sono sempre benvenute!
L.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mah, Lorenzo, in realtà è possibile allargare la discussione al di là della poetica del singolo autore.<br />
Non so se ciò che scrivo sia vero o meno; è però una mia interpretazione, cioè l&#8217;atteggiamento che assumo quando leggo questo tipo di scrittura &#8211; atteggiamento che cambio ogni volta che leggo a seconda del tipo di testo, come quando se vado al cinema in 3d metto gli occhiali per vedere qualcosa che, se volessi vederla come se vedessi la proiezione di una pellicola tradizionale, mi sembrerebbe sfocata. E la colpa non sarebbe del film.<br />
Detto ciò, in non sono entrato in merito al successo o insuccesso o alla bontà o non bontà dei testi qui proposti e simili &#8211; qui il discorso supera sia l&#8217;estetica che la neuroestetica, almeno secondo quelle che sono le mie letture e le mie interpretazioni sull&#8217;argomento.<br />
Non credo che il progetto si limiti ad una mimesi di basso grado. Credo invece anch&#8217;io che sia (intrinsecamente) votato all&#8217;insuccesso &#8211; insuccesso rispetto a quelle che sono le mie aspettative rispetto alla letteratura, che però sono mie.<br />
La questione è che anche altri tipi di testi (tutti) ed altri tipi di poetiche (tutte) sono ugualmente votati all&#8217;insuccesso (sempre secondo quelle che sono le mie aspettative di &#8220;senso&#8221; o di &#8220;fine&#8221;).<br />
Per quanto riguarda Simone, invece, mi sembra non abbia colto né la portata di quanto qui discusso né tantomeno la portata di quanto lui stesso ha espresso.<br />
Per aiutare Simone bisogna che ti nascondi dietro di lui con un palloncino e un ago e glielo faccia scoppiare nelle orecchie. Poi gli dici: ecco, questo è uno spavento. Ora togli la maglietta e passami la frusta che passiamo al dolore e non temere, arriverà anche il momento dell&#8217;amore.<br />
Volentieri proseguiamo via mail, dritte sulle letture sono sempre benvenute!<br />
L.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: enrico dignani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-231686</link>

		<dc:creator><![CDATA[enrico dignani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 12:59:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tempo è si mormori
Da ognuno il tenero
Canto che i palpiti
Raddoppia al cor.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo è si mormori<br />
Da ognuno il tenero<br />
Canto che i palpiti<br />
Raddoppia al cor.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo carlucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-231539</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 21:15:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44779#comment-231539</guid>

					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-231428&quot;&gt;Luigi B.&lt;/a&gt;.

caro luigi,

ti dico francamente che non ho intenzione di avventurarmi in una discussione pubblica sulla poetica dell&#039;autore dei quattro testi qui sopra. mi sono fatto una certa idea di quanto di lui ho letto finora e l&#039;ho espressa alcune volte. non ho un&#039;idea su quanto scriverà in futuro. sono comunque disponibile a discuterne in privato se ce ne fosse bisogno. 

posso dirti però che se è vero che quello che scrivi, ossia che &quot;Riprodurre l’arbitrarietà e il continuum del reale è, per tale scrittura, più importante che suggerire un significato o una interpretazione&quot; allora posso dirti non mi interessa granché perché mi sembra un progetto di mimesi di basso grado probabilmente votato all&#039;insuccesso.

sono intervenuto qui sopra per rispondere ai dubbi di simone con una &quot;difesa&quot; credo abbastanza equilibrata delle ragioni della poetica in questione. 

riguardo alla neuroestetica: come ti ho detto questa disciplina ha qualcosa da dire *anche* sull&#039;evoluzione delle forme artistiche, cosa che sembra interessarti (anche se a me in questo caso interessava più la questione delle &quot;costanti&quot; della fruizione estetica). se vuoi scrivermi ti posso indicare cosa.

ciao, 
lorenzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-231428">Luigi B.</a>.</p>
<p>caro luigi,</p>
<p>ti dico francamente che non ho intenzione di avventurarmi in una discussione pubblica sulla poetica dell&#8217;autore dei quattro testi qui sopra. mi sono fatto una certa idea di quanto di lui ho letto finora e l&#8217;ho espressa alcune volte. non ho un&#8217;idea su quanto scriverà in futuro. sono comunque disponibile a discuterne in privato se ce ne fosse bisogno. </p>
<p>posso dirti però che se è vero che quello che scrivi, ossia che &#8220;Riprodurre l’arbitrarietà e il continuum del reale è, per tale scrittura, più importante che suggerire un significato o una interpretazione&#8221; allora posso dirti non mi interessa granché perché mi sembra un progetto di mimesi di basso grado probabilmente votato all&#8217;insuccesso.</p>
<p>sono intervenuto qui sopra per rispondere ai dubbi di simone con una &#8220;difesa&#8221; credo abbastanza equilibrata delle ragioni della poetica in questione. </p>
<p>riguardo alla neuroestetica: come ti ho detto questa disciplina ha qualcosa da dire *anche* sull&#8217;evoluzione delle forme artistiche, cosa che sembra interessarti (anche se a me in questo caso interessava più la questione delle &#8220;costanti&#8221; della fruizione estetica). se vuoi scrivermi ti posso indicare cosa.</p>
<p>ciao,<br />
lorenzo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luigi B.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-231428</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luigi B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 10:03:18 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44779#comment-231428</guid>

					<description><![CDATA[Ciao Lorenzo,

i bisonti c&#039;entrano (a mio modo di vedere) nella misura in cui si tirano fuori concetti come neuroestetica e neuroni specchio.
Sicuramente ci sono elementi residuali delle nostre, diciamo, origini. E volendo, sarebbe interessante riuscire a trovare il punto di contatto tra un pittogramma preistorico e un dipinto di Monet.
Molti dei nostri comportamenti vengono determinati dall&#039;apprendimento imitativo attraverso i neuroni specchio - per esempio camminare. Però con lo stesso meccanismo, siamo passati dall&#039;arrampicarci sugli alberi ai 100 mt delle olimpiadi.
Non bisogna sottovalutare, secondo me, i salti di Kuhn che determinano i cambi di paradigma - nella scienza come in qualunque altro campo della conoscenza umana.
Dunque se dai pittogrammi siamo passati a Monet, dovrà pur esserci stato qualcosa oltre i neuroni a specchio, no?

Sicuramente il rifiuto della standardizzazione retorica e semiotica è implicito in tutta la poesia - per definizione.
Però è anche vero che molta poesia si pone come campo di significato tutt&#039;al più da decifrare piuttosto che come campo di significazione da determinare.
Esiste cioè un tipo di scrittura che è l&#039;espressione dell&#039;impossibilità di definire e/o offrire un campo di significato in grado di abbracciare una interpretazione valida universalmente. Direi di più: è un tipo di scrittura che non è proprio interessata a tale obiettivo. Al contrario, essa rappresenta il risultato di una forma espressiva della &quot;realtà ai tempi della sua riproducibilità artistica&quot;.
Riprodurre l&#039;arbitrarietà e il continuum del reale è, per tale scrittura, più importante che suggerire un significato o una interpretazione.
Ciò che assume decisamente più importanza rispetto a tutto il resto è l&#039;esperienza piuttosto che il senso - che, perciò, viene delegato.

Per riprendere il tuo esempio: ci sono delle poesie che, come la sanità svedese, vorrebbe eliminare le malattie del linguaggio; poi ci sono delle scritture che le malattie le riproducono (o cercano di farlo). In tal senso, non vedo nessun riferimento al positivismo. Al contrario, vedo una dimostrazione linguistica della sua sconfitta.

Credo allora che l&#039;oggetto di indagine di questa scrittura sia l&#039;esperienza in sé e per sé, come direbbe Sartre, e non la sua interpretazione o contestualizzazione o spiegazione. I fucilati possono essere quelli della guerra civile spagnola o quelli sparati dalle SS, non ha importanza. Ciò che ha valenza è l&#039;essere fucilati, l&#039;esperienza di star lì, in piedi, e siccome si era lì allora la fucilazione. Non c&#039;è perché, non c&#039;è contesto - e se c&#039;è non importa. Perché il dolore, l&#039;orrore, la paura, il cedimento sono tali indipendentemente dal contesto senza che esso ne cambi l&#039;intensità. 

un abbraccio
L.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Lorenzo,</p>
<p>i bisonti c&#8217;entrano (a mio modo di vedere) nella misura in cui si tirano fuori concetti come neuroestetica e neuroni specchio.<br />
Sicuramente ci sono elementi residuali delle nostre, diciamo, origini. E volendo, sarebbe interessante riuscire a trovare il punto di contatto tra un pittogramma preistorico e un dipinto di Monet.<br />
Molti dei nostri comportamenti vengono determinati dall&#8217;apprendimento imitativo attraverso i neuroni specchio &#8211; per esempio camminare. Però con lo stesso meccanismo, siamo passati dall&#8217;arrampicarci sugli alberi ai 100 mt delle olimpiadi.<br />
Non bisogna sottovalutare, secondo me, i salti di Kuhn che determinano i cambi di paradigma &#8211; nella scienza come in qualunque altro campo della conoscenza umana.<br />
Dunque se dai pittogrammi siamo passati a Monet, dovrà pur esserci stato qualcosa oltre i neuroni a specchio, no?</p>
<p>Sicuramente il rifiuto della standardizzazione retorica e semiotica è implicito in tutta la poesia &#8211; per definizione.<br />
Però è anche vero che molta poesia si pone come campo di significato tutt&#8217;al più da decifrare piuttosto che come campo di significazione da determinare.<br />
Esiste cioè un tipo di scrittura che è l&#8217;espressione dell&#8217;impossibilità di definire e/o offrire un campo di significato in grado di abbracciare una interpretazione valida universalmente. Direi di più: è un tipo di scrittura che non è proprio interessata a tale obiettivo. Al contrario, essa rappresenta il risultato di una forma espressiva della &#8220;realtà ai tempi della sua riproducibilità artistica&#8221;.<br />
Riprodurre l&#8217;arbitrarietà e il continuum del reale è, per tale scrittura, più importante che suggerire un significato o una interpretazione.<br />
Ciò che assume decisamente più importanza rispetto a tutto il resto è l&#8217;esperienza piuttosto che il senso &#8211; che, perciò, viene delegato.</p>
<p>Per riprendere il tuo esempio: ci sono delle poesie che, come la sanità svedese, vorrebbe eliminare le malattie del linguaggio; poi ci sono delle scritture che le malattie le riproducono (o cercano di farlo). In tal senso, non vedo nessun riferimento al positivismo. Al contrario, vedo una dimostrazione linguistica della sua sconfitta.</p>
<p>Credo allora che l&#8217;oggetto di indagine di questa scrittura sia l&#8217;esperienza in sé e per sé, come direbbe Sartre, e non la sua interpretazione o contestualizzazione o spiegazione. I fucilati possono essere quelli della guerra civile spagnola o quelli sparati dalle SS, non ha importanza. Ciò che ha valenza è l&#8217;essere fucilati, l&#8217;esperienza di star lì, in piedi, e siccome si era lì allora la fucilazione. Non c&#8217;è perché, non c&#8217;è contesto &#8211; e se c&#8217;è non importa. Perché il dolore, l&#8217;orrore, la paura, il cedimento sono tali indipendentemente dal contesto senza che esso ne cambi l&#8217;intensità. </p>
<p>un abbraccio<br />
L.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo carlucci		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-231294</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo carlucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 20:08:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44779#comment-231294</guid>

					<description><![CDATA[ciao luigi, che mi scrivi: 

&quot;@ Lorenzo Carlucci (con il quale discuto sempre molto volentieri già che quasi mai sono d’accordo con la sua visione su questi temi) dico che se davvero i neuroni specchio fossero una componente essenziale della fruizione estetica, allora staremmo forse ancora disegnando pittogrammi di mammuth sulle pareti degli appartamenti con sangue di bisonte.&quot;

a dire il vero non capisco cosa c&#039;entrino i bisonti. si parlava di meccanismi neurologici della fruizione estetica, non di evoluzione delle forme artistiche nel tempo (la neuroestetica ha qualcosa da dire anche sull&#039;evoluzione delle forme artistiche, ma non era qui la questione). non credo ci sarebbe da stupirsi se alcuni meccanismi neurologici fossero rimasti immutati da quando ci piacevano i pittogrammi a quando ci sono piaciuti burri e manzoni (e i pittogrammi). 

scrivi poi: 

&quot;Se poi non ho capito male (cosa possibilissima) la poetica di certi tipi di scrittura, più che rifiutare programmaticamente il coinvolgimento emotivo del lettore, rifiuta programmaticamente la standardizzazione semiotica e retorica di tale coinvolgimento&quot;

accolgo la tua correzione, credo che sia corretta. però credo anche che evitare la standardizzazione semiotica e retorica sia una necessità di tutte le creazioni artistiche originali. se così fosse la differenza starebbe soltanto nel &quot;rifiuto programmatica&quot; versus un rifiuto implicito. 

non so perché mi viene in mente il seguente passo di alberto ronchey (da &quot;accadde in italia 1968-1977&quot;, Garzanti 1977, pp. 8-9): 

&quot;L&#039;utopismo esistenziale, fenomeno complesso, all&#039;origine straniero e frequente anzitutto fra le ultime generazioni, è troppo esposto all&#039;osservazione comune perché si debba descriverlo, salvo aggiungere che è tale perché tende a ribellarsi a un sistema politico e sociale esistente, a nome d&#039;un altro inesistente, anche per alienazioni che appartengono in realtà al vivere stesso.&quot;

cui segue la godibilissima nota a pié di pagina: 

&quot;Esempio: &#060;&#060;La perfetta organizzazione di assistenza sanitaria svedese non ha eliminato le malattie, il sistema capitalistico ne ha piuttosto generato molte nuove, che l&#039;estendersi di quel tipo di assistenza (più ospedali e più medici, ma gli stessi ospedali e gli stessi medici) non risolve&#034; L. Castellina, Di che muore la socialdemocrazia, in Il Manifesto, 21 settembre 1976.&#034;

saluti, 
lorenzo 

ciao
lorenzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ciao luigi, che mi scrivi: </p>
<p>&#8220;@ Lorenzo Carlucci (con il quale discuto sempre molto volentieri già che quasi mai sono d’accordo con la sua visione su questi temi) dico che se davvero i neuroni specchio fossero una componente essenziale della fruizione estetica, allora staremmo forse ancora disegnando pittogrammi di mammuth sulle pareti degli appartamenti con sangue di bisonte.&#8221;</p>
<p>a dire il vero non capisco cosa c&#8217;entrino i bisonti. si parlava di meccanismi neurologici della fruizione estetica, non di evoluzione delle forme artistiche nel tempo (la neuroestetica ha qualcosa da dire anche sull&#8217;evoluzione delle forme artistiche, ma non era qui la questione). non credo ci sarebbe da stupirsi se alcuni meccanismi neurologici fossero rimasti immutati da quando ci piacevano i pittogrammi a quando ci sono piaciuti burri e manzoni (e i pittogrammi). </p>
<p>scrivi poi: </p>
<p>&#8220;Se poi non ho capito male (cosa possibilissima) la poetica di certi tipi di scrittura, più che rifiutare programmaticamente il coinvolgimento emotivo del lettore, rifiuta programmaticamente la standardizzazione semiotica e retorica di tale coinvolgimento&#8221;</p>
<p>accolgo la tua correzione, credo che sia corretta. però credo anche che evitare la standardizzazione semiotica e retorica sia una necessità di tutte le creazioni artistiche originali. se così fosse la differenza starebbe soltanto nel &#8220;rifiuto programmatica&#8221; versus un rifiuto implicito. </p>
<p>non so perché mi viene in mente il seguente passo di alberto ronchey (da &#8220;accadde in italia 1968-1977&#8221;, Garzanti 1977, pp. 8-9): </p>
<p>&#8220;L&#8217;utopismo esistenziale, fenomeno complesso, all&#8217;origine straniero e frequente anzitutto fra le ultime generazioni, è troppo esposto all&#8217;osservazione comune perché si debba descriverlo, salvo aggiungere che è tale perché tende a ribellarsi a un sistema politico e sociale esistente, a nome d&#8217;un altro inesistente, anche per alienazioni che appartengono in realtà al vivere stesso.&#8221;</p>
<p>cui segue la godibilissima nota a pié di pagina: </p>
<p>&#8220;Esempio: &lt;&lt;La perfetta organizzazione di assistenza sanitaria svedese non ha eliminato le malattie, il sistema capitalistico ne ha piuttosto generato molte nuove, che l&#039;estendersi di quel tipo di assistenza (più ospedali e più medici, ma gli stessi ospedali e gli stessi medici) non risolve&quot; L. Castellina, Di che muore la socialdemocrazia, in Il Manifesto, 21 settembre 1976.&quot;</p>
<p>saluti,<br />
lorenzo </p>
<p>ciao<br />
lorenzo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luigi B.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-231223</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luigi B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 15:05:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44779#comment-231223</guid>

					<description><![CDATA[al sonettatore: si certo. E io posso dire &quot;boh&quot; al tuo &quot;mah&quot;? anche se non faccio le rime?

pensare che usare forme standard con le rime e i misurati metri sia più onesto mi sembra davvero una presa per il culo.
Se ti è difficile capire chi ha fucilato quel gruppo, guarda più telegiornali e leggi più libri di storia degli ultimi 2000 anni: magari qualche gruppo che gli assomiglia lo trovi.

Il senso non ti viene delegato e soprattutto non ti viene imposto: insomma, pensa pure quello che ti pare ti vien detto.
Se ora solo non sei capace, questo non è certo un problema della poesia che hai letto.

Il proprietario, come dici, è del testo, non delle sue implicazioni. Non è certo disonestà né un pilato che si lava le mani; è piuttosto un segno di rispetto e di fiducia in chi legge che si ritiene abbastanza intelligente da non dovergli imboccar parole che non sono sue. Evidentemente, però, non sempre è così.

Non c&#039;è nessun senso da criticare, a meno che non vuoi litigare con te stesso, proprio perché il tuo senso è decisamente differente dal mio in quanto persone fatte di un passato differente. E allora non c&#039;è più critica (e nemmeno consenso) del senso, ma solo (si spera) scambio di quello.

Con tutto ciò, non ho capito che parte di:

Nel costo irreale (irrealizzabile)
delle parole i propri
conti piccoli reali alzati
sollevati, musi chiusi fuori

non si è capita bene. Se trovo un minuto magari faccio un power point con le istruzioni.

L.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>al sonettatore: si certo. E io posso dire &#8220;boh&#8221; al tuo &#8220;mah&#8221;? anche se non faccio le rime?</p>
<p>pensare che usare forme standard con le rime e i misurati metri sia più onesto mi sembra davvero una presa per il culo.<br />
Se ti è difficile capire chi ha fucilato quel gruppo, guarda più telegiornali e leggi più libri di storia degli ultimi 2000 anni: magari qualche gruppo che gli assomiglia lo trovi.</p>
<p>Il senso non ti viene delegato e soprattutto non ti viene imposto: insomma, pensa pure quello che ti pare ti vien detto.<br />
Se ora solo non sei capace, questo non è certo un problema della poesia che hai letto.</p>
<p>Il proprietario, come dici, è del testo, non delle sue implicazioni. Non è certo disonestà né un pilato che si lava le mani; è piuttosto un segno di rispetto e di fiducia in chi legge che si ritiene abbastanza intelligente da non dovergli imboccar parole che non sono sue. Evidentemente, però, non sempre è così.</p>
<p>Non c&#8217;è nessun senso da criticare, a meno che non vuoi litigare con te stesso, proprio perché il tuo senso è decisamente differente dal mio in quanto persone fatte di un passato differente. E allora non c&#8217;è più critica (e nemmeno consenso) del senso, ma solo (si spera) scambio di quello.</p>
<p>Con tutto ciò, non ho capito che parte di:</p>
<p>Nel costo irreale (irrealizzabile)<br />
delle parole i propri<br />
conti piccoli reali alzati<br />
sollevati, musi chiusi fuori</p>
<p>non si è capita bene. Se trovo un minuto magari faccio un power point con le istruzioni.</p>
<p>L.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Undadoacentocinquantaquattrofacce		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/04/quattro-poesie-4/#comment-231215</link>

		<dc:creator><![CDATA[Undadoacentocinquantaquattrofacce]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Feb 2013 13:48:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=44779#comment-231215</guid>

					<description><![CDATA[ma non è lecito dir &quot;mah&quot; del testo
il cui senso mi viene delegato
in modo vagamente disonesto?
(quel gruppo, aspetta, chi l&#039;ha fucilato?)

si veda, campeggiante sopra questo,
il nome dell&#039;autore ben vergato:
il proprietario, insomma, è manifesto,
non certo chi l&#039;ha letto e interpretato.

E pur vigliacco appare questo modo,
che se qualcuno criticasse il senso
gli si potrebbe dir &quot;non hai compreso&quot;

sciogliendo con un taglio netto il nodo,
così che un crogiolarsi nel consenso
sommerga quel commento che ha trasceso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ma non è lecito dir &#8220;mah&#8221; del testo<br />
il cui senso mi viene delegato<br />
in modo vagamente disonesto?<br />
(quel gruppo, aspetta, chi l&#8217;ha fucilato?)</p>
<p>si veda, campeggiante sopra questo,<br />
il nome dell&#8217;autore ben vergato:<br />
il proprietario, insomma, è manifesto,<br />
non certo chi l&#8217;ha letto e interpretato.</p>
<p>E pur vigliacco appare questo modo,<br />
che se qualcuno criticasse il senso<br />
gli si potrebbe dir &#8220;non hai compreso&#8221;</p>
<p>sciogliendo con un taglio netto il nodo,<br />
così che un crogiolarsi nel consenso<br />
sommerga quel commento che ha trasceso.</p>
]]></content:encoded>
		
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