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	Commenti a: Le dieci volte che ho incontrato Vincenzo Pardini	</title>
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		Di: marino		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marino]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2013 12:18:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Incontro Vincenzo Pardini quasi ogni anno, verso giugno, a Lucca. Ci diamo appuntamento davanti a San Martino e poi passeggiamo un paio d&#039;ore per le stradine della città. Iniziamo a parlare di libri ma presto passiamo alla verdura e agli ulivi, alle cose da fare in campagna, siamo due contadini, ognuno a modo suo, che si danno appuntamento per dirsi cos&#039;hanno piantato e mentre parlano si fermano davanti alla casa tra le mura dove Dante si rifugiò, alzano gli occhi e tacciono un attimo, oppure si fanno il segno della croce davanti all&#039;edicola religiosa della santa bambina. Entrano ogni volta in una chiesa diversa. O durante quegli attimi di silenzio assoluto che secondo me capitano solo a Lucca, guardando tra i tetti la gabbia azzurra, si raccontano qualcosa sullo zirlo del tordo bottaccio. 
Carlo Mazza Galanti, che ringrazio, al solito, sa cogliere molto bene i silenzi e le voci della prosa pardiniana.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Incontro Vincenzo Pardini quasi ogni anno, verso giugno, a Lucca. Ci diamo appuntamento davanti a San Martino e poi passeggiamo un paio d&#8217;ore per le stradine della città. Iniziamo a parlare di libri ma presto passiamo alla verdura e agli ulivi, alle cose da fare in campagna, siamo due contadini, ognuno a modo suo, che si danno appuntamento per dirsi cos&#8217;hanno piantato e mentre parlano si fermano davanti alla casa tra le mura dove Dante si rifugiò, alzano gli occhi e tacciono un attimo, oppure si fanno il segno della croce davanti all&#8217;edicola religiosa della santa bambina. Entrano ogni volta in una chiesa diversa. O durante quegli attimi di silenzio assoluto che secondo me capitano solo a Lucca, guardando tra i tetti la gabbia azzurra, si raccontano qualcosa sullo zirlo del tordo bottaccio.<br />
Carlo Mazza Galanti, che ringrazio, al solito, sa cogliere molto bene i silenzi e le voci della prosa pardiniana.</p>
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