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	Commenti a: 35 €	</title>
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		<title>
		Di: Massimiliano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 20:36:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; veramente difficile esprimere commenti, valutazioni originali di apprezzamento critico dopo aver letto quelli che, con intelligenza e profondità, hanno già sviluppato i lettori che mi hanno preceduto.
Evidentemente questo racconto ha lasciato il segno.
L&#039;esercizio di immedesimazione nell&#039;universo femminile, i temi del precariato, della prevaricazione e dello sfruttamento, le sventure della protagonista. il &quot;soggetto&quot;, insomma, di questo racconto, per quanto funzionale alla struttura narrativa ,mi sembra un pretesto, una sorta di recinto entro cui circoscrivere e far giocare la vera forza della scrittura di Attilio e cioè l&#039;analisi psicologica, lo scandagliare l&#039;animo umano; operazione che egli svolge non con la picozza e gli scarponi di uno scalatore che affronta la montagna, ma con la leggerezza, la levità di un gabbiano che vola sul mare, con quella indulgenza sui peccati e sulle debolezze umane, qell&#039;atteggiamento svagato, stupito (appunto) di cui ha parlato Daniela.
Bravo Attilio
Massimiliano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; veramente difficile esprimere commenti, valutazioni originali di apprezzamento critico dopo aver letto quelli che, con intelligenza e profondità, hanno già sviluppato i lettori che mi hanno preceduto.<br />
Evidentemente questo racconto ha lasciato il segno.<br />
L&#8217;esercizio di immedesimazione nell&#8217;universo femminile, i temi del precariato, della prevaricazione e dello sfruttamento, le sventure della protagonista. il &#8220;soggetto&#8221;, insomma, di questo racconto, per quanto funzionale alla struttura narrativa ,mi sembra un pretesto, una sorta di recinto entro cui circoscrivere e far giocare la vera forza della scrittura di Attilio e cioè l&#8217;analisi psicologica, lo scandagliare l&#8217;animo umano; operazione che egli svolge non con la picozza e gli scarponi di uno scalatore che affronta la montagna, ma con la leggerezza, la levità di un gabbiano che vola sul mare, con quella indulgenza sui peccati e sulle debolezze umane, qell&#8217;atteggiamento svagato, stupito (appunto) di cui ha parlato Daniela.<br />
Bravo Attilio<br />
Massimiliano</p>
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		Di: effeffe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/24/35-e/#comment-232840</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Mar 2013 11:35:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi complimento con quanti sono intervenuti finora per la ricchezza dei loro testi e l&#039;attenzione con cui hanno accolto questo racconto di Attilio effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi complimento con quanti sono intervenuti finora per la ricchezza dei loro testi e l&#8217;attenzione con cui hanno accolto questo racconto di Attilio effeffe</p>
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		Di: silvana cefarelli		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[silvana cefarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2013 12:47:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lo sguardo incisivo dell’artista svela la penombra di una realtà,rivelandone istantaneamente i percorsi emotivi.La cifra narrativa è ironica e la trama è coinvolgente .La conoscenza di se stessi è granulare per la protagonista di nome Felice,le cui riflessioni scandiscono egregiamente scintille di consapevolezza,estratte da recondite e dinamiche profondità.Ad esempio, ,l’episodio che dà origine al titolo,(su  cui sorvolo volontariamente),rievoca  fantasmi disoccupati di passati remoti sulla distinzione tra uomo sessualmente attivo e donna sessualmente passiva.Le rivendicazioni del femminismo sono  ancora ostacolate da retaggi culturali consolidati ed acquisiti.
 Lo stupore ad una prima lettura esplorativa è indicibile, ma niente succede per caso ,nella costruzione di questo  racconto.Lo scrittore sapientemente aiuta l’interpretazione del temperamento di  Felice, relazionandola alla sua famiglia naturale.Egli sa cogliere e descrivere  i nessi ,dove si predispongono e si modellano le emozioni.La drammatica ordinarietà dell’esistenza di Felice non ne ha distrutto la dignità,che dà inizialmente  voce inizialmente all’indignazione,per dare spazio successivamente ad una specie di  cammino a ritroso. Infatti,
lungo binari emotivi,girano i punti di vista di lei ,nel suo tentativo vano di possedere le domande:”Tutto è in vendita??”si chiede e rimbalzano alla mente colpe instillate da una madre sbrigativa,che all’età di tredici anni le attribuisce”uno sguardo da zoccola” e  da vergogne ataviche di innocenti provocazioni.Si perdono i pensieri ,dove si tratteggiano dolori annegati.Il vuoto dell’anima potrebbe appartenere anche  all’uomo ,che le scippa la liberta’di essere donna ,vagando tra pregiudizi antichi.L’autore 
 ha compiuto un atto di democrazia moderna ,e, per la sua appartenenza di genere, e ,per avere così oltrepassato la cristallizzazione dei ruoli.Colta e raccolta   la dissoluzione ,conseguente ai  mutamenti socioculturali ,delle moderne società occidentali intravede ,egli ,forse, il fascino  della differenza  e ..o..l’ambivalenza del ruolo .La mascolinità e femminilità dovrebbero scorrere in maniera  fluida  costantemente,nei vari contesti relazionali. UN racconto e ,quindi” Un libro deve essere come un&#039;arma che possa rompere i mari ghiacciati dentro di noi. &quot;Franz Kafka “
Silvana cefarelli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo sguardo incisivo dell’artista svela la penombra di una realtà,rivelandone istantaneamente i percorsi emotivi.La cifra narrativa è ironica e la trama è coinvolgente .La conoscenza di se stessi è granulare per la protagonista di nome Felice,le cui riflessioni scandiscono egregiamente scintille di consapevolezza,estratte da recondite e dinamiche profondità.Ad esempio, ,l’episodio che dà origine al titolo,(su  cui sorvolo volontariamente),rievoca  fantasmi disoccupati di passati remoti sulla distinzione tra uomo sessualmente attivo e donna sessualmente passiva.Le rivendicazioni del femminismo sono  ancora ostacolate da retaggi culturali consolidati ed acquisiti.<br />
 Lo stupore ad una prima lettura esplorativa è indicibile, ma niente succede per caso ,nella costruzione di questo  racconto.Lo scrittore sapientemente aiuta l’interpretazione del temperamento di  Felice, relazionandola alla sua famiglia naturale.Egli sa cogliere e descrivere  i nessi ,dove si predispongono e si modellano le emozioni.La drammatica ordinarietà dell’esistenza di Felice non ne ha distrutto la dignità,che dà inizialmente  voce inizialmente all’indignazione,per dare spazio successivamente ad una specie di  cammino a ritroso. Infatti,<br />
lungo binari emotivi,girano i punti di vista di lei ,nel suo tentativo vano di possedere le domande:”Tutto è in vendita??”si chiede e rimbalzano alla mente colpe instillate da una madre sbrigativa,che all’età di tredici anni le attribuisce”uno sguardo da zoccola” e  da vergogne ataviche di innocenti provocazioni.Si perdono i pensieri ,dove si tratteggiano dolori annegati.Il vuoto dell’anima potrebbe appartenere anche  all’uomo ,che le scippa la liberta’di essere donna ,vagando tra pregiudizi antichi.L’autore<br />
 ha compiuto un atto di democrazia moderna ,e, per la sua appartenenza di genere, e ,per avere così oltrepassato la cristallizzazione dei ruoli.Colta e raccolta   la dissoluzione ,conseguente ai  mutamenti socioculturali ,delle moderne società occidentali intravede ,egli ,forse, il fascino  della differenza  e ..o..l’ambivalenza del ruolo .La mascolinità e femminilità dovrebbero scorrere in maniera  fluida  costantemente,nei vari contesti relazionali. UN racconto e ,quindi” Un libro deve essere come un&#8217;arma che possa rompere i mari ghiacciati dentro di noi. &#8220;Franz Kafka “<br />
Silvana cefarelli</p>
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		Di: renzo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/24/35-e/#comment-232665</link>

		<dc:creator><![CDATA[renzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 16:36:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando viene resa molto verosimile da un autore maschio, una psicologia femminile, che qui è anche  voce narrante, ci troviamo al cospetto di uno scrittore autorevole. In filigrana, si legge il disagio e il dramma della precarietà giovanile, ma con spunti ironici, che salvaguardano il racconto da una caduta patetica. Secondo me è un gioiellino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando viene resa molto verosimile da un autore maschio, una psicologia femminile, che qui è anche  voce narrante, ci troviamo al cospetto di uno scrittore autorevole. In filigrana, si legge il disagio e il dramma della precarietà giovanile, ma con spunti ironici, che salvaguardano il racconto da una caduta patetica. Secondo me è un gioiellino.</p>
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		<title>
		Di: Daniela		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/24/35-e/#comment-232519</link>

		<dc:creator><![CDATA[Daniela]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2013 17:56:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[EC: ...sMagato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>EC: &#8230;sMagato&#8230;</p>
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		Di: Daniela		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Daniela]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2013 17:56:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ErrataCorrige: ...patologia...
Voglio aggiungere ancora: un dettaglio che emerge, anche se è presentato come incidentale (poi però è finito nel titolo, perciò evidentemente ha una sua potenza &#039;innervatrice&#039; per l&#039;autore), è quello della prostituzione. La tendenza a proporsi, magari sfoderando, anche inconsapevolmente, un certo sguardo. L&#039;idea che gli altri siano in vendita, o che se lo desideriamo possiamo ghermirli, disporne. Forse quel dettaglio è l&#039;elemento critico più incisivo trovato dall&#039;autore dentro il racconto. Sempre però con quell&#039;atteggiamento svagato, stupito. Che suscita un riso lieve e pensoso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ErrataCorrige: &#8230;patologia&#8230;<br />
Voglio aggiungere ancora: un dettaglio che emerge, anche se è presentato come incidentale (poi però è finito nel titolo, perciò evidentemente ha una sua potenza &#8216;innervatrice&#8217; per l&#8217;autore), è quello della prostituzione. La tendenza a proporsi, magari sfoderando, anche inconsapevolmente, un certo sguardo. L&#8217;idea che gli altri siano in vendita, o che se lo desideriamo possiamo ghermirli, disporne. Forse quel dettaglio è l&#8217;elemento critico più incisivo trovato dall&#8217;autore dentro il racconto. Sempre però con quell&#8217;atteggiamento svagato, stupito. Che suscita un riso lieve e pensoso&#8230;</p>
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		<title>
		Di: DaniMat		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/24/35-e/#comment-232513</link>

		<dc:creator><![CDATA[DaniMat]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2013 16:16:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Attilio Del Giudice, attore nel ruolo di se stesso nel mio romanzo Partite (Manni, 2010), è uno dei migliori scrittori che io conosca. Cercherò di spiegarvi perché, anche alla luce di questo che lui definisce raccontino e in realtà è tutto meno che uno scherzo, letterariamente parlando. Soprattutto vorrei illustrarvi come.
Attilio Del Giudice nasce pittore, apprezzato (giusto per farvi capire le dimensioni) da Pier Paolo Pasolini che nel 1964 vide una sua serigrafia (Noùs - &quot;senno&quot;, tipo quello perduto da Orlando infuriato) e lo associò subito alla figura dell&#039;industriale-padrone che in regressione animale avrebbe brillantemente chiuso il suo romanzo breve Teorema e il film da esso tratto dallo stesso PPP (nel frattempo convertito a un cinema espressionista nella sua neorealistica e talvolta brutale poeticità - del resto PPP è sempre stato soprattutto e in tutto poeta, e quel manifestino di Attilio (Noùs, appunto) campeggia nelle scene di Teorema girate nella camera padronale sopra il letto dell&#039;industriale (Massimo Girotti) circuito dall&#039;Angelo (Terence Stamp) e di sua moglie (Silvana Mangano) al posto di una qualunque raffigurazione sacra, mentre la servetta (Laura Betti) riporta il sacro al paesello e lì diventa una specie di vergine Santa.
Attilio ha scritto e pubblicato alcuni romanzi (l&#039;ultimo, Bloody Muzzarè) in cui non ha esitato a creare, meglio di Camilleri sul piano letterario linguistico e formale, strizzando un occhio piuttosto a Sciascia (ma con tono più lieve anche se non disimpegnato) vicende di ambientazione campana e camorristica, non certo per stare dietro a una moda ma per indicare che certa debolezza morale, una certa etica serva e servile, male trasversale, è così infiltrata, così profondamente radicata fin nelle maglie locali da assumerne la forma totale.
Questo racconto, dopotutto, è in quel solco.
Felice (col suo nome - quasi letterario - da &#039;personaggia&#039;, come la Felice Bauer amata da Kafka) è una ragazza, intanto, ed è infelice.
È, come diciamo al Sud, &#039;shfortunata&#039;, si sente marchiata, e trova conferma a questa idea di sé così autocommiserativa nella propria condizione di insegnante per 450€ al mese in una scuola privata in cui il direttore factotum fa veramente di tutto come dio incontrastato di quel buco (oggi &#039;si porta&#039; dire, ne fa di ogni) e la povera Felice (magico ossimoro!) si rammarica di non essere nella scuola pubblica - vorrei consolarla dicendole che ora i presidi/manager, colti da ego ipertrofico e delirio di onnipotenza (mostri!), si comportano nella scuola pubblica con estri istrionici sì e no ammissibili nei micro recinti privati, ma questa è un&#039;altra storia...
Il ciclista che le offre 35€ per un pompino nelle brume dell&#039;alba a una sosta d&#039;autobus, certo, è messo peggio di lei.
Il paesaggio umano, che trova figure corrispondenti nel paesaggio esterno, è desolato. Un deserto dettato dall&#039;ineluttabilità. 
Del destino. Della condizione umana.
E il velo di caserteria del linguaggio (qualche dubbio lo tengo, manco me ne tiene...), la polvere d&#039;oro di infarinatura campana, non sono che cristalli di malinconia che salgono alla bocca di Felice da dentro, dalla sua versione della verità sull&#039;essere umani che ci svela una maturazione continua del punto di vista di Felice su se stessa e sulla vita, su come vanno le cose, in una certa lotta, non eclatante, quieta piuttosto, e dopotutto muta, poco espressa, dignitosa.
La forza invincibile di questo racconto è nella dignità profonda di Felice, ragazza comune, cui capita tutto ciò che è fuori dal comune, cioè ordinariamente terribile, e contro cosa Felice decide di combattere davvero? Contro la tentazione del divismo, dell&#039;eccesso di autoconsiderazione - patologa oramai endemica, fin da quando Andy Warhol pronosticò a tutti i famigerati cinque minuti di notorietà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attilio Del Giudice, attore nel ruolo di se stesso nel mio romanzo Partite (Manni, 2010), è uno dei migliori scrittori che io conosca. Cercherò di spiegarvi perché, anche alla luce di questo che lui definisce raccontino e in realtà è tutto meno che uno scherzo, letterariamente parlando. Soprattutto vorrei illustrarvi come.<br />
Attilio Del Giudice nasce pittore, apprezzato (giusto per farvi capire le dimensioni) da Pier Paolo Pasolini che nel 1964 vide una sua serigrafia (Noùs &#8211; &#8220;senno&#8221;, tipo quello perduto da Orlando infuriato) e lo associò subito alla figura dell&#8217;industriale-padrone che in regressione animale avrebbe brillantemente chiuso il suo romanzo breve Teorema e il film da esso tratto dallo stesso PPP (nel frattempo convertito a un cinema espressionista nella sua neorealistica e talvolta brutale poeticità &#8211; del resto PPP è sempre stato soprattutto e in tutto poeta, e quel manifestino di Attilio (Noùs, appunto) campeggia nelle scene di Teorema girate nella camera padronale sopra il letto dell&#8217;industriale (Massimo Girotti) circuito dall&#8217;Angelo (Terence Stamp) e di sua moglie (Silvana Mangano) al posto di una qualunque raffigurazione sacra, mentre la servetta (Laura Betti) riporta il sacro al paesello e lì diventa una specie di vergine Santa.<br />
Attilio ha scritto e pubblicato alcuni romanzi (l&#8217;ultimo, Bloody Muzzarè) in cui non ha esitato a creare, meglio di Camilleri sul piano letterario linguistico e formale, strizzando un occhio piuttosto a Sciascia (ma con tono più lieve anche se non disimpegnato) vicende di ambientazione campana e camorristica, non certo per stare dietro a una moda ma per indicare che certa debolezza morale, una certa etica serva e servile, male trasversale, è così infiltrata, così profondamente radicata fin nelle maglie locali da assumerne la forma totale.<br />
Questo racconto, dopotutto, è in quel solco.<br />
Felice (col suo nome &#8211; quasi letterario &#8211; da &#8216;personaggia&#8217;, come la Felice Bauer amata da Kafka) è una ragazza, intanto, ed è infelice.<br />
È, come diciamo al Sud, &#8216;shfortunata&#8217;, si sente marchiata, e trova conferma a questa idea di sé così autocommiserativa nella propria condizione di insegnante per 450€ al mese in una scuola privata in cui il direttore factotum fa veramente di tutto come dio incontrastato di quel buco (oggi &#8216;si porta&#8217; dire, ne fa di ogni) e la povera Felice (magico ossimoro!) si rammarica di non essere nella scuola pubblica &#8211; vorrei consolarla dicendole che ora i presidi/manager, colti da ego ipertrofico e delirio di onnipotenza (mostri!), si comportano nella scuola pubblica con estri istrionici sì e no ammissibili nei micro recinti privati, ma questa è un&#8217;altra storia&#8230;<br />
Il ciclista che le offre 35€ per un pompino nelle brume dell&#8217;alba a una sosta d&#8217;autobus, certo, è messo peggio di lei.<br />
Il paesaggio umano, che trova figure corrispondenti nel paesaggio esterno, è desolato. Un deserto dettato dall&#8217;ineluttabilità.<br />
Del destino. Della condizione umana.<br />
E il velo di caserteria del linguaggio (qualche dubbio lo tengo, manco me ne tiene&#8230;), la polvere d&#8217;oro di infarinatura campana, non sono che cristalli di malinconia che salgono alla bocca di Felice da dentro, dalla sua versione della verità sull&#8217;essere umani che ci svela una maturazione continua del punto di vista di Felice su se stessa e sulla vita, su come vanno le cose, in una certa lotta, non eclatante, quieta piuttosto, e dopotutto muta, poco espressa, dignitosa.<br />
La forza invincibile di questo racconto è nella dignità profonda di Felice, ragazza comune, cui capita tutto ciò che è fuori dal comune, cioè ordinariamente terribile, e contro cosa Felice decide di combattere davvero? Contro la tentazione del divismo, dell&#8217;eccesso di autoconsiderazione &#8211; patologa oramai endemica, fin da quando Andy Warhol pronosticò a tutti i famigerati cinque minuti di notorietà.</p>
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		<title>
		Di: mimmo dello monaco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/02/24/35-e/#comment-232512</link>

		<dc:creator><![CDATA[mimmo dello monaco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2013 15:48:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Attilio, sono Felice, la protagonista del delizioso racconto che parla di me, della mia personalità, dei miei difetti e problemi, e che termina con una finale sherzosamente antijunghiano.
La ricostruzione della mia vita è perfetta: le mie infelicità, quelle vere e quelle dovute a paranoia (poche in verità) sono descritte con sottile e intelligente ironia, con un understatement che, in effetti, veramente mi serve per tirare avanti. Certamente la natura mi è stata matrigna: la perdita di una bambina, la tremeda dichiarazione di mia madre sul letto di morte, il mio status, lo sfruttamento cui sono sottoposta per avere un po&#039; di lavoro, sono cose vere, realistiche e purtroppo comuni.
Anche l&#039;episodio di quando fui scambiata per una puttana (forse è vero: fu a causa del mio sguardo da zoccola) lo hai descritto benissimo, così come mi ritrovo perfettamente nell&#039;indignazione che segui all&#039;episodio, nelle riflessioni autoassolutorie, nonchè nelle conclusioni di mandare a fare in culo le associazioni libere.
Grazie Attilio, hai costruito veramente un bel racconto, piacevole, ironico, psicologicamente coerente, e anche pregnante, consapevole dell&#039;umana condizione.
Si legge di un fiato e purtroppo, come tutte le cose belle, finisce presto. Ma, è un racconto, appunto.
Felice
(mdm)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Attilio, sono Felice, la protagonista del delizioso racconto che parla di me, della mia personalità, dei miei difetti e problemi, e che termina con una finale sherzosamente antijunghiano.<br />
La ricostruzione della mia vita è perfetta: le mie infelicità, quelle vere e quelle dovute a paranoia (poche in verità) sono descritte con sottile e intelligente ironia, con un understatement che, in effetti, veramente mi serve per tirare avanti. Certamente la natura mi è stata matrigna: la perdita di una bambina, la tremeda dichiarazione di mia madre sul letto di morte, il mio status, lo sfruttamento cui sono sottoposta per avere un po&#8217; di lavoro, sono cose vere, realistiche e purtroppo comuni.<br />
Anche l&#8217;episodio di quando fui scambiata per una puttana (forse è vero: fu a causa del mio sguardo da zoccola) lo hai descritto benissimo, così come mi ritrovo perfettamente nell&#8217;indignazione che segui all&#8217;episodio, nelle riflessioni autoassolutorie, nonchè nelle conclusioni di mandare a fare in culo le associazioni libere.<br />
Grazie Attilio, hai costruito veramente un bel racconto, piacevole, ironico, psicologicamente coerente, e anche pregnante, consapevole dell&#8217;umana condizione.<br />
Si legge di un fiato e purtroppo, come tutte le cose belle, finisce presto. Ma, è un racconto, appunto.<br />
Felice<br />
(mdm)</p>
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