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	Commenti a: Comme un roman	</title>
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		Di: Luissandro		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luissandro]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2013 22:17:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Teoria suggestiva questa della memoria romanziera. 
Personalmente propenderei più per un desiderio irriducibilmente inconscio di rappresentarsi il proprio vissuto secondo una trama. 
E&#039; fare letteratura già il solo ipotizzare l&#039;esistenza di uomini muniti di una precisa &quot;chiave d&#039;interpretazione della (propria) esistenza&quot;; uomini con un&#039;idea o spaventosamente chiara o proditoriamente consolatoria -e dunque distorta- riguardo al proprio ruolo e senso in questo mondo.
E&#039; fare letteratura ottocentesca il pensare a personaggi cosi&#039; estremi. 
L&#039;uomo contemporaneo, bonhomme en pâte à modeler, nel suo lasciarsi vivere ed re-interpretare, sembrerebbe a un primo sguardo stare nel mezzo, equidistante dall&#039;uomo monolitico e dall&#039;uomo delirante. Lontano da quegli estremismi. Proprio per questo difficile da categorizzare. In ultima analisi imprevedibile, come dice lei. 
Invece no, non e&#039; così. In questa ampia maggioranza - di cui mi pregio di fare parte - l&#039;impulso inconsapevolmente estetico di fare della propria esistenza qualcosa di degno di essere narrato viene obliterato dalla natura stessa del suo inconscio. E&#039; il nostro infatti un inconscio in serie, un pallido format di inconscio, che spinge persino la nostra memoria a selezionare i ricordi per costruirci la storia tutt&#039;altro che imprevedibile di un personaggio da film/polpettone hollywoodiano.
E l&#039;illogica rapsodicita&#039; che sembra guidare la selezione di questi ricordi rispecchia solamente il saltare di palo in frasca dei nostri profili Facebook. Niente di più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Teoria suggestiva questa della memoria romanziera.<br />
Personalmente propenderei più per un desiderio irriducibilmente inconscio di rappresentarsi il proprio vissuto secondo una trama.<br />
E&#8217; fare letteratura già il solo ipotizzare l&#8217;esistenza di uomini muniti di una precisa &#8220;chiave d&#8217;interpretazione della (propria) esistenza&#8221;; uomini con un&#8217;idea o spaventosamente chiara o proditoriamente consolatoria -e dunque distorta- riguardo al proprio ruolo e senso in questo mondo.<br />
E&#8217; fare letteratura ottocentesca il pensare a personaggi cosi&#8217; estremi.<br />
L&#8217;uomo contemporaneo, bonhomme en pâte à modeler, nel suo lasciarsi vivere ed re-interpretare, sembrerebbe a un primo sguardo stare nel mezzo, equidistante dall&#8217;uomo monolitico e dall&#8217;uomo delirante. Lontano da quegli estremismi. Proprio per questo difficile da categorizzare. In ultima analisi imprevedibile, come dice lei.<br />
Invece no, non e&#8217; così. In questa ampia maggioranza &#8211; di cui mi pregio di fare parte &#8211; l&#8217;impulso inconsapevolmente estetico di fare della propria esistenza qualcosa di degno di essere narrato viene obliterato dalla natura stessa del suo inconscio. E&#8217; il nostro infatti un inconscio in serie, un pallido format di inconscio, che spinge persino la nostra memoria a selezionare i ricordi per costruirci la storia tutt&#8217;altro che imprevedibile di un personaggio da film/polpettone hollywoodiano.<br />
E l&#8217;illogica rapsodicita&#8217; che sembra guidare la selezione di questi ricordi rispecchia solamente il saltare di palo in frasca dei nostri profili Facebook. Niente di più.</p>
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