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	Commenti a: Atlantide, Il Grande Dittatore e un dubbio capitale sulla scrittura collettiva – Una lettera a Vanni Santoni	</title>
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		Di: In territorio nemico, a Milano (e un estratto dal romanzo). &#124; Nazione Indiana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[In territorio nemico, a Milano (e un estratto dal romanzo). &#124; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2013 09:42:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] abbiamo parlato recentemente su Nazione Indiana qui e [...]]]></description>
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		Di: Marina Perozzi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marina Perozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 15:10:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto una sola volta, e affannosamente, lo ammetto, la lettera aperta di Giuseppe Zucco, perciò sicuramente il mio è un commento assolutamente “a caldo” e non filtrato dall’elaborazione della ragione, della mia formazione culturale o delle mie esperienze di “scrittrice”.
Di solito preferisco lasciarmi trasportare dalle prime impressioni e da alcune parole chiave che hanno colpito la mia attenzione, anche a rischio di aver capito male (e me ne scuso in anticipo, così mi paro le spalle), ma senza alcun condizionamento del mio pensiero. E’ assolutamente ovvio che lo stesso vale per la risposta di Vanni e Gregorio, non fosse altro che per assoluta “par condicio” (Scusate, ragazzi, prometto di rileggere il vostro intervento più tardi, con calma)
Dunque io sono una di quei 115 autori e devo dire che, quando lessi dell’iniziativa, ero assolutamente dominata proprio da quell’ego Dittatore (sono anche figlia unica e questo credo abbia avuto un peso notevole nella formazione della mia personalità) che mi impediva di condividere con altri anche solo una virgola di qualsivoglia azione, produzione, elucubrazione mentale o comportamento che mi riguardasse.
Però la proposta, scrivere una storia ambientata nel periodo della Resistenza, era troppo importante per essere immediatamente cestinato, perciò, timidamente, inserii il primo commento nel gruppo e la mia “candidatura” fu accettata.
Da quel momento iniziò il mio lavoro di stesura delle schede (e qui non mi dilungo nella spiegazione del metodo, perché non è questo lo scopo del mio intervento), che i coordinatori del progetto, avevano organizzato con una tale sistematicità e precisione, soprattutto nell’elaborazione della mappa di luoghi e personaggi (principali e secondari), nella scansione dei tempi di stesura e di restituzione degli elaborati definitivi, nonché nell’organizzazione dei gruppi, da fare invidia perfino agli Svizzeri (non me ne volete, ma abito a soli 5 km dal confine di Stato e conosco molto bene questa loro metodicità, che non sempre deve essere considerata un difetto).
Sicuramente sono stati mesi impegnativi, ma non snervanti, perché credo che nessuno di noi abbia vissuto la frustrazione di dover “cedere”, rinunciando al proprio stile di scrittura, per adeguarsi alle scelte fatte dai coordinatori. Personalmente, quest’esperienza è stata altamente formativa, almeno per questa serie di motivi:
1)	Ho ritrovato il mio passato e recuperato la “Storia”, attraverso la “storia” della mia famiglia
2)	Ho approfondito alcune vicende che mi erano state raccontate dai miei nonni e dai miei genitori, ma che non avevo mai verificato nella loro oggettività
3)	Ho scoperto altri episodi accaduti in quel periodo in tutta Italia e che non sempre si possono leggere sui libri di Storia
4)	Ho riscoperto l’uso del dialetto, soprattutto il mio e come veniva parlato a quell’epoca
5)	Ho capito che altre persone condividevano i miei stessi sentimenti ed emozioni rispetto a quell’epoca
Ora il libro sta per essere distribuito, ma personalmente non mi sento manipolata, né credo di essere un fenomeno da guinness dei primati, perché credo che recuperare un periodo storico così delicato e controverso, soprattutto se realizzato da un gruppo di persone “normali” e non da cattedratici, o da professionisti della parola, sia stato molto più importante di qualsiasi operazione di marketing.
Non mi sono mai sentita vincolata ad alcun argomento, poiché ognuno di noi è stato assolutamente libero di scegliere di lavorare sulle schede che gli erano più congeniali, con l’unica raccomandazione di “non andare fuori tema” (del resto, non si procede così anche quando si assegna il tema d’Italiano a scuola?)
Il vincolo era rappresentato dal fatto che si trattava di “una storia ambientata nel periodo della Resistenza”, ma, nonostante l’attenta pianificazione, l’impianto narrativo del romanzo non è mai stato concepito come un masso granitico inattaccabile, ma si è operato anche con una certa flessibilità e la mappa dell’intera costruzione è stata costruita a poco a poco, proprio grazie al progressivo approfondimento nella stesura delle schede.
Questo ha permesso di modificare la visibilità di un luogo o di un personaggio, di approfondire un episodio precedentemente ritenuto più marginale, aggiungere o rivedere qualche dettaglio.
A noi autori questa operazione non è costata nulla, in termini economici, e l’eventuale profitto sarà devoluto o all’Anpi o comunque non servirà ad arricchirci o a darci una celebrità che francamente non credo c’interessi più di tanto. Del resto, oggi la Rete propone un’infinita serie di siti, blog, case editrici che, a costi più o meno contenuti, danno la possibilità di pubblicare di tutto e di più, così da poter appagare anche l’Io più smisurato.
Quanto alla tecnologia, che di questo progetto è stato uno dei protagonisti principali, perché ci ha permesso di mantenere costanti i rapporti e le comunicazioni fra noi e con la Redazione, finalmente ecco un ottimo motivo per smettere di demonizzarla e utile esempio da trasferire nelle scuole (ma questa è un’altra storia: non ne parlo, altrimenti vado fuori tema).
Al di là di ogni altra considerazione, non m’interessa entrare nella mente di Vanni e di Gregorio, per sapere le ragioni di questa loro “sfida artistica”: voglio invece dichiarare pubblicamente che mi sento orgogliosa e fiera di TUTTI NOI, perché il vero traguardo raggiunto non è stato quello di vedere il nostro nome nei titoli di coda di questo romanzo (Ohps… lapsus freudiano! Già sto pensando ad una trasposizione cinematografica de “In territorio nemico”…!), ma quello di aver recuperato una dimensione CORALE delle vicende di un popolo, il nostro, che ha ancora qualcosa da dire alle future generazioni.
Con infinito affetto e riconoscenza a Vanni e Gregorio per avermi aiutata a crescere un po’ di più…]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto una sola volta, e affannosamente, lo ammetto, la lettera aperta di Giuseppe Zucco, perciò sicuramente il mio è un commento assolutamente “a caldo” e non filtrato dall’elaborazione della ragione, della mia formazione culturale o delle mie esperienze di “scrittrice”.<br />
Di solito preferisco lasciarmi trasportare dalle prime impressioni e da alcune parole chiave che hanno colpito la mia attenzione, anche a rischio di aver capito male (e me ne scuso in anticipo, così mi paro le spalle), ma senza alcun condizionamento del mio pensiero. E’ assolutamente ovvio che lo stesso vale per la risposta di Vanni e Gregorio, non fosse altro che per assoluta “par condicio” (Scusate, ragazzi, prometto di rileggere il vostro intervento più tardi, con calma)<br />
Dunque io sono una di quei 115 autori e devo dire che, quando lessi dell’iniziativa, ero assolutamente dominata proprio da quell’ego Dittatore (sono anche figlia unica e questo credo abbia avuto un peso notevole nella formazione della mia personalità) che mi impediva di condividere con altri anche solo una virgola di qualsivoglia azione, produzione, elucubrazione mentale o comportamento che mi riguardasse.<br />
Però la proposta, scrivere una storia ambientata nel periodo della Resistenza, era troppo importante per essere immediatamente cestinato, perciò, timidamente, inserii il primo commento nel gruppo e la mia “candidatura” fu accettata.<br />
Da quel momento iniziò il mio lavoro di stesura delle schede (e qui non mi dilungo nella spiegazione del metodo, perché non è questo lo scopo del mio intervento), che i coordinatori del progetto, avevano organizzato con una tale sistematicità e precisione, soprattutto nell’elaborazione della mappa di luoghi e personaggi (principali e secondari), nella scansione dei tempi di stesura e di restituzione degli elaborati definitivi, nonché nell’organizzazione dei gruppi, da fare invidia perfino agli Svizzeri (non me ne volete, ma abito a soli 5 km dal confine di Stato e conosco molto bene questa loro metodicità, che non sempre deve essere considerata un difetto).<br />
Sicuramente sono stati mesi impegnativi, ma non snervanti, perché credo che nessuno di noi abbia vissuto la frustrazione di dover “cedere”, rinunciando al proprio stile di scrittura, per adeguarsi alle scelte fatte dai coordinatori. Personalmente, quest’esperienza è stata altamente formativa, almeno per questa serie di motivi:<br />
1)	Ho ritrovato il mio passato e recuperato la “Storia”, attraverso la “storia” della mia famiglia<br />
2)	Ho approfondito alcune vicende che mi erano state raccontate dai miei nonni e dai miei genitori, ma che non avevo mai verificato nella loro oggettività<br />
3)	Ho scoperto altri episodi accaduti in quel periodo in tutta Italia e che non sempre si possono leggere sui libri di Storia<br />
4)	Ho riscoperto l’uso del dialetto, soprattutto il mio e come veniva parlato a quell’epoca<br />
5)	Ho capito che altre persone condividevano i miei stessi sentimenti ed emozioni rispetto a quell’epoca<br />
Ora il libro sta per essere distribuito, ma personalmente non mi sento manipolata, né credo di essere un fenomeno da guinness dei primati, perché credo che recuperare un periodo storico così delicato e controverso, soprattutto se realizzato da un gruppo di persone “normali” e non da cattedratici, o da professionisti della parola, sia stato molto più importante di qualsiasi operazione di marketing.<br />
Non mi sono mai sentita vincolata ad alcun argomento, poiché ognuno di noi è stato assolutamente libero di scegliere di lavorare sulle schede che gli erano più congeniali, con l’unica raccomandazione di “non andare fuori tema” (del resto, non si procede così anche quando si assegna il tema d’Italiano a scuola?)<br />
Il vincolo era rappresentato dal fatto che si trattava di “una storia ambientata nel periodo della Resistenza”, ma, nonostante l’attenta pianificazione, l’impianto narrativo del romanzo non è mai stato concepito come un masso granitico inattaccabile, ma si è operato anche con una certa flessibilità e la mappa dell’intera costruzione è stata costruita a poco a poco, proprio grazie al progressivo approfondimento nella stesura delle schede.<br />
Questo ha permesso di modificare la visibilità di un luogo o di un personaggio, di approfondire un episodio precedentemente ritenuto più marginale, aggiungere o rivedere qualche dettaglio.<br />
A noi autori questa operazione non è costata nulla, in termini economici, e l’eventuale profitto sarà devoluto o all’Anpi o comunque non servirà ad arricchirci o a darci una celebrità che francamente non credo c’interessi più di tanto. Del resto, oggi la Rete propone un’infinita serie di siti, blog, case editrici che, a costi più o meno contenuti, danno la possibilità di pubblicare di tutto e di più, così da poter appagare anche l’Io più smisurato.<br />
Quanto alla tecnologia, che di questo progetto è stato uno dei protagonisti principali, perché ci ha permesso di mantenere costanti i rapporti e le comunicazioni fra noi e con la Redazione, finalmente ecco un ottimo motivo per smettere di demonizzarla e utile esempio da trasferire nelle scuole (ma questa è un’altra storia: non ne parlo, altrimenti vado fuori tema).<br />
Al di là di ogni altra considerazione, non m’interessa entrare nella mente di Vanni e di Gregorio, per sapere le ragioni di questa loro “sfida artistica”: voglio invece dichiarare pubblicamente che mi sento orgogliosa e fiera di TUTTI NOI, perché il vero traguardo raggiunto non è stato quello di vedere il nostro nome nei titoli di coda di questo romanzo (Ohps… lapsus freudiano! Già sto pensando ad una trasposizione cinematografica de “In territorio nemico”…!), ma quello di aver recuperato una dimensione CORALE delle vicende di un popolo, il nostro, che ha ancora qualcosa da dire alle future generazioni.<br />
Con infinito affetto e riconoscenza a Vanni e Gregorio per avermi aiutata a crescere un po’ di più…</p>
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		Di: Atlantide non fu affondata in un giorno – Di scrittura collettiva e letteratura - Nazione Indiana &#124; Nazione Indiana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Atlantide non fu affondata in un giorno – Di scrittura collettiva e letteratura - Nazione Indiana &#124; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 07:01:13 +0000</pubDate>
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		<title>
		Di: giuseppe zucco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giuseppe zucco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 18:42:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non avevo dubbi, aspetto la vostra risposta.]]></description>
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		<title>
		Di: stato maggiore SIC		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[stato maggiore SIC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 00:47:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Giuseppe, grazie per l&#039;intervento. Stiamo preparando una risposta strutturata.

V.S.&#038;G.M.]]></description>
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