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Il Manifesto di un libraio

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Se io avessi previsto tutto questo
di
Claudio Moretti
vd intervista qui

Qualche giorno fa, poco dopo aver aperto la libreria, il postino entra e mi recapita due buste verdine. Multe. Sarà la sosta vietata di qualche mese prima. Apro senza timore. Prendo il bollettino e leggo la cifra. Iniziano a girarmi. Guardo meglio il foglio del verbale: non è un divieto di sosta, è una locandina abusiva. Mille euro. Una locandina. Di multa. Senza timbro. Mille. Attaccata sulla pietra. Con lo scotch. Milleesettevirgolazerosette.

Si fa tanto parlare di questi tempi del ruolo delle librerie del futuro, di come potranno restare a galla, di chi ce la farà. Sembra di stare in un film,quello degli immortali della serie “solo uno sopravviverà”. Ma tutti concordano che la libreria non potrà più essere quella a cui siamo abituati. Forse perchè se ci fossimo abituati, se si fosse creata un’abitudine alla libreria, significeherebbe che qualcuno ha l’abito o l’abitudine di andarci e magari comprarci qualcosa e forse non ci sarebbe nessun problema. Comunque si abitueranno alla libreria del futuro dove oltre al libro ci troverai il caffè, il libraio avrà fatto il corso di libreria 1, libreria 2 e complementi di libreria, e soprattutto la libreria sarà un punto di aggregazione delle persone perchè altrimenti che ci vanno a fare se il libro lo possono comprare dal divano di casa?

Tutte queste teorie hanno la loro validità, non sia mai che io osi dubitarne. Ma la mia libreria segue due filosofie: deve arrivare a fine mese tutti i mesi e deve piacermi, la libreria e lavorarci dentro. I libri li scelgo io, quelli che voglio. Mi permetto di ignorare delle novità. Non seguo le campagne promozionali. Adesso gli editori cercano di avere un rapporto diretto con i librai, hanno capito che è una grande opportunità per essere visibili. Bravi. Nella mia libreria, da quando vendo anche libri nuovi, il rapporto diretto con gli editori è stata la regola.

Da tre anni ho iniziato a fare presentazioni di libri, incontri con gli autori. Penso che una libreria possa farne a meno, la mia no. Lavoro in libreria ma i festival della letteratura ho proprio difficoltà a seguirli, vorrei andarci ma non trovo il tempo. Allora lo faccio in libreria: chiamo l’autore il cui libro mi è piaciuto. Lo sento parlare alla radio e mi piace, provo a vedere se viene in libreria da me. Ci deve essere qualcosa che scatta, un interesse per il libro, per l’autore che fa diventare l’incontro prima di tutto un incontro fra autore e libraio e, dopo, fra autore e lettori.

La locandina pubblicizzava una lettura ad alta voce fatta in libreria. L’autore leggeva brani da dei suoi libri vecchi, pubblicati anni fa. Una sorta di addio a quel genere di libri, il mese dopo sarebbe uscito un suo nuovo libro di tutt’altro genere. Un omaggio ad un autore che apprezzo e alla sua opera. Copie vendute: zero, non c’era nulla da vendere. Nella maggior parte dei casi, le vendite delle presentazioni non coprono le spese.

Sono un commerciante di libri o un operatore culturale? In questo dilemma si stanno arrovellando in molti. Quando scelgo un libro da mettere in vetrina posso farlo per motivi non commerciali ma voglio che sia venduto. Quando chiamo un autore non lo faccio per vendere i suoi libri a pacchi però so che ad ogni incontro in più la libreria accresce la sua credibilità. I due aspetti, commerciale e culturale, sono intrecciati e non si possono separare. Nè lo vorrei. Non vorrei una libreria sovvenzionata come non voglio una libreria supermercato.

Vorrei la mia libreria, non sovvenzionata ma almeno sostenuta, riconosciuta nella parte culturale che svolgo. Conosciuta e riconosciuta.

Invece fino ad oggi è mancata proprio la consapevolezza di quello che la libreria ha fatto e fa. Per capirlo c’è stato bisogno prima di una serie di chiusure annunciate di librerie veneziane che rende ancora più desertificato il panorama libraio in laguna e poi della protesta a causa di questa multa. Per un giorno le vetrine della libreria sono state oscurate: Venezia città delle librerie invisibili, come tante altre città di librerie che non sono conosciute e che non vengono apprezzate per il lavoro che fanno. Solo quando chiudono si sente la loro mancanza.

Adesso a Venezia sembra che le cose stiano cambiando, grazie anche all’impegno degli scrittori veneziani che hanno deciso di riunirsi e di avere una voce unica a difesa delle librerie.

Per ora, la multa resta. Ma oltre la multa, resta la certezza che adesso in molti si sono svegliati, quelli che sono venuti a protestare al nostro fianco, quelli che ci dicono di non mollare, quelli che adesso ci seguono con più fervore sapendo che è per loro e grazie a loro che una libreria esiste.

5 COMMENTS

  1. Lo apprendo adesso, l’avessi saputo prima mi sarei organizzato per esserci, quel giorno. Ma almeno riesco a esprimere la mia solidarietà, per il poco che conta. Al primo passaggio a Venezia, la sigilliamo con una stretta di mano, Claudio ;-)

    • Grazie Girolamo, di questi tempi la solidarietà è un bene prezioso, conta molto. Fammi sapere quando passi per Venezia

  2. bello come hai raccontato il tutto. ho una libreria anch’io, con il caffè. faccio e penso anch’io quello che dici. la gente mi dice sempre che devo incrementare il lato caffetteria, che devo fare l’happy hour, che devo fare i cocktail e bla bla… sicuramente funzionerebbe meglio.. ma io sono una libraia e voglio continuare a fare questo, a presentare i libri degli autori che mi piacciono, a scegliere io i titoli ….ma spesso questo la gente non lo apprezza, in 12 anni ho capito che tutte queste azioni in fondo, non hanno creato un’affezione e per questo non si arriva a fine mese…. buone cose

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francesco forlani
francesco forlani
Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017