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	Commenti a: 16 ottobre 1943. Il rastrellamento nel Ghetto di Roma nel racconto di Debenedetti	</title>
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		<title>
		Di: Giacomo verri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giacomo verri]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Oct 2013 07:48:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/16/16-ottobre-1943-il-rastrellamente-nel-ghetto-di-roma-nel-racconto-di-debenedetti/#comment-243920&quot;&gt;Mónica Flores&lt;/a&gt;.

Ne vale la pena davvero, Mònica, di leggere questo breve e intensissimo libello. In ogni parola troverai emozione che vibra, tensione, paura, senso del tragico e del grottesco, tutti elementi che prendono ancor più risalto dal fatto che, di tanto in tanto, c&#039;è anche qualche lume, qualche frase, qualche segnale di apertura, un sorriso abbozzato... tutto inutile, perché alla fine la tragedia dalle tinte più grigie procede senza freni, mai colma, mai sazia. Come fece dire Bacchelli al proprio Amleto: &quot;non si finisce mai di misurare l&#039;irreparabile&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/16/16-ottobre-1943-il-rastrellamente-nel-ghetto-di-roma-nel-racconto-di-debenedetti/#comment-243920">Mónica Flores</a>.</p>
<p>Ne vale la pena davvero, Mònica, di leggere questo breve e intensissimo libello. In ogni parola troverai emozione che vibra, tensione, paura, senso del tragico e del grottesco, tutti elementi che prendono ancor più risalto dal fatto che, di tanto in tanto, c&#8217;è anche qualche lume, qualche frase, qualche segnale di apertura, un sorriso abbozzato&#8230; tutto inutile, perché alla fine la tragedia dalle tinte più grigie procede senza freni, mai colma, mai sazia. Come fece dire Bacchelli al proprio Amleto: &#8220;non si finisce mai di misurare l&#8217;irreparabile&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: Mónica Flores		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mónica Flores]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 23:48:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie mille di aver condiviso l&#039;articolo, Davide, e grazie all&#039;autore per averlo scritto. Non conoscevo questo racconto di quello successo nel ghetto di Roma, ma penso che lo cercherò, mi interessa molto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie mille di aver condiviso l&#8217;articolo, Davide, e grazie all&#8217;autore per averlo scritto. Non conoscevo questo racconto di quello successo nel ghetto di Roma, ma penso che lo cercherò, mi interessa molto.</p>
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		<title>
		Di: sarmizegetusealhweef		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sarmizegetusealhweef]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 22:02:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[gran pezzo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gran pezzo</p>
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		Di: Tarcisio Tarquini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tarcisio Tarquini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 20:45:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[C&#039;è anche lo stridore tra le cose orrende che accadono e la consuetudine familiare dei luoghi, e poi le donne cui vengono affidati i messaggi, le premonizioni, l&#039;iniziativa per provare a ostacolare, almeno, il procedere storto e violento della storia. E, infine, come scrive Verri, &quot;una diminuzione di realtà a favore di una quieta ignoranza, con la mancata intelligenza iniziale che è cifra della caduta successiva&quot;. Penso al macchinista Zazza, che guida il treno blindato per il primo tratto, fino a Orte o Fara Sabina (chi potrebbe crederle oggi stazioni di una tragedia?), alla sua quieta ignoranza (chissà quanto invocata davanti alla sua coscienza, dopo) che non gli fa vedere né chiedere: né chiedersi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è anche lo stridore tra le cose orrende che accadono e la consuetudine familiare dei luoghi, e poi le donne cui vengono affidati i messaggi, le premonizioni, l&#8217;iniziativa per provare a ostacolare, almeno, il procedere storto e violento della storia. E, infine, come scrive Verri, &#8220;una diminuzione di realtà a favore di una quieta ignoranza, con la mancata intelligenza iniziale che è cifra della caduta successiva&#8221;. Penso al macchinista Zazza, che guida il treno blindato per il primo tratto, fino a Orte o Fara Sabina (chi potrebbe crederle oggi stazioni di una tragedia?), alla sua quieta ignoranza (chissà quanto invocata davanti alla sua coscienza, dopo) che non gli fa vedere né chiedere: né chiedersi.</p>
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		<title>
		Di: davide orecchio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/16/16-ottobre-1943-il-rastrellamente-nel-ghetto-di-roma-nel-racconto-di-debenedetti/#comment-243906</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide orecchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 17:38:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/16/16-ottobre-1943-il-rastrellamente-nel-ghetto-di-roma-nel-racconto-di-debenedetti/#comment-243904&quot;&gt;véronique vergé&lt;/a&gt;.

E io ringrazio Giacomo Verri che ci ha offerto il suo bel pezzo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/16/16-ottobre-1943-il-rastrellamente-nel-ghetto-di-roma-nel-racconto-di-debenedetti/#comment-243904">véronique vergé</a>.</p>
<p>E io ringrazio Giacomo Verri che ci ha offerto il suo bel pezzo!</p>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 17:17:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ringrazio Davide Orecchio per il post. 

Ricordo la mia visita al Ghetto di Roma. Era quasi assorto dalla luce e dalla vicinanza delle pietre. In questo luogo sentivo chi viveva in questo luogo in famiglia, chi lottava per continuare a rispettare il Sabato,  chi accendeva le luci nella speranza.
Vedevo ombre sul punto di lasciare la casa, la sinagoga, la città di nascita, la scuola.
La memoria è parola incisa nella carne e nel cuore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ringrazio Davide Orecchio per il post. </p>
<p>Ricordo la mia visita al Ghetto di Roma. Era quasi assorto dalla luce e dalla vicinanza delle pietre. In questo luogo sentivo chi viveva in questo luogo in famiglia, chi lottava per continuare a rispettare il Sabato,  chi accendeva le luci nella speranza.<br />
Vedevo ombre sul punto di lasciare la casa, la sinagoga, la città di nascita, la scuola.<br />
La memoria è parola incisa nella carne e nel cuore.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: véronique vergé		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/16/16-ottobre-1943-il-rastrellamente-nel-ghetto-di-roma-nel-racconto-di-debenedetti/#comment-243902</link>

		<dc:creator><![CDATA[véronique vergé]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 17:04:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo post. La memoria è nel cuore della Roma. Quando sono passato in questi luoghi quasi oscurati dal sole e dalle bellezze antiche, ho sentito tristezza. 
Immagino sempre chi abitava, qui amava, qui lottava in silenzio per continuare a vivere, chi continuava a fare del Sabato un giorno di riflessione, chi accendeva la luce e sperava.
Mentre faccio la passegiata in ogni luogo di memoria ho sempre un pensiero per chi si è fermata la vita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bellissimo post. La memoria è nel cuore della Roma. Quando sono passato in questi luoghi quasi oscurati dal sole e dalle bellezze antiche, ho sentito tristezza.<br />
Immagino sempre chi abitava, qui amava, qui lottava in silenzio per continuare a vivere, chi continuava a fare del Sabato un giorno di riflessione, chi accendeva la luce e sperava.<br />
Mentre faccio la passegiata in ogni luogo di memoria ho sempre un pensiero per chi si è fermata la vita.</p>
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