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	Commenti a: Immondi paralleli: Carlo Michelstaedter, Paolo Musìo, Alessandro Piperno e Silvia Avallone	</title>
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		Di: daniele ventre		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[daniele ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2013 18:34:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il plurilinguismo narrativo è sempre difficile ma ha una tradizione. Il plurilinguismo critico e la focalizzazione multipla del documento fra narrazione e saggio è un&#039;innovazione stupenda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il plurilinguismo narrativo è sempre difficile ma ha una tradizione. Il plurilinguismo critico e la focalizzazione multipla del documento fra narrazione e saggio è un&#8217;innovazione stupenda.</p>
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		Di: diamonds		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[diamonds]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2013 16:51:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la solitudine dei numeri uno

http://www.youtube.com/watch?v=Lf_si6o3yWk]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la solitudine dei numeri uno</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Lf_si6o3yWk" rel="nofollow ugc">http://www.youtube.com/watch?v=Lf_si6o3yWk</a></p>
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		Di: francesco forlani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2013 19:01:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244095&quot;&gt;Lalo Cura&lt;/a&gt;.

pur&#039;io]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244095">Lalo Cura</a>.</p>
<p>pur&#8217;io</p>
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		Di: Lalo Cura		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Lalo Cura]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2013 15:35:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244094&quot;&gt;francesco forlani&lt;/a&gt;.

&lt;em&gt;non condivido lc.&lt;/em&gt;

mi sembra sia un tuo sacrosanto diritto, effeffe.

il mio, non sacro e nemmeno santo perchè non bazzico &quot;chiese&quot;, rimane quello di dire, se mi va, ciò che si vede dall&#039;esterno (del blog e dei &quot;luoghi di &lt;em&gt;cul&lt;/em&gt;-to&quot;

embràssoti

lc]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244094">francesco forlani</a>.</p>
<p><em>non condivido lc.</em></p>
<p>mi sembra sia un tuo sacrosanto diritto, effeffe.</p>
<p>il mio, non sacro e nemmeno santo perchè non bazzico &#8220;chiese&#8221;, rimane quello di dire, se mi va, ciò che si vede dall&#8217;esterno (del blog e dei &#8220;luoghi di <em>cul</em>-to&#8221;</p>
<p>embràssoti</p>
<p>lc</p>
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		Di: francesco forlani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2013 15:22:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244091&quot;&gt;Lalo Cura&lt;/a&gt;.

non condivido lc. ho già scritto della complessa cartografia del mondo poetico e trovo che sebbene i diversi mondi si confrontino poco, è vero che si sono moltiplicate le occasioni di incontro ( Andrea Inglese e Michelangelo Zizzi, per esempio). Anche su Ni non esistono egemonie &quot;poetiche&quot; personalmente e devo dire anche daniele pubblichiamo poeti che sono assolutamente fuori dai contesti che citi o ne sono parte non organica ( Cepollaro, Rizzante ecc) e hanno dignità di pubblico e commenti alla stessa maniera. Cito per esempio la mia rubrica dei poeti appartati che è molto letta e seguita. Per quanto riguarda poi nello specifico questo post. hai ragione, possiamo sempre fare meglio, però sempre con rigore, e chiedere lo stesso rigore ai lettori mi sembra un diritto, non trovi? Soprattutto quando condividi esperienze radicali come quella di Paolo Musìo in questo caso. un abbraccio effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244091">Lalo Cura</a>.</p>
<p>non condivido lc. ho già scritto della complessa cartografia del mondo poetico e trovo che sebbene i diversi mondi si confrontino poco, è vero che si sono moltiplicate le occasioni di incontro ( Andrea Inglese e Michelangelo Zizzi, per esempio). Anche su Ni non esistono egemonie &#8220;poetiche&#8221; personalmente e devo dire anche daniele pubblichiamo poeti che sono assolutamente fuori dai contesti che citi o ne sono parte non organica ( Cepollaro, Rizzante ecc) e hanno dignità di pubblico e commenti alla stessa maniera. Cito per esempio la mia rubrica dei poeti appartati che è molto letta e seguita. Per quanto riguarda poi nello specifico questo post. hai ragione, possiamo sempre fare meglio, però sempre con rigore, e chiedere lo stesso rigore ai lettori mi sembra un diritto, non trovi? Soprattutto quando condividi esperienze radicali come quella di Paolo Musìo in questo caso. un abbraccio effeffe</p>
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		<title>
		Di: m.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244093</link>

		<dc:creator><![CDATA[m.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2013 15:01:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bel pezzo. arguto. sentito. bello.
(ci voleva. grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bel pezzo. arguto. sentito. bello.<br />
(ci voleva. grazie.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lalo Cura		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244091</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lalo Cura]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2013 14:24:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[vedi, effeffe, l&#039;articolo in sé non è male, davvero, anche se, a mio modo di vedere, hai prodotto su questo blog di molto meglio (tanto, anche sul piano dell&#039;inventiva, della &quot;ricerca&quot; e della commistione di linguaggi), e di peggio (poco, per tua fortuna e per quella di chi ti legge)

premesso questo, penso che tu debba rassegnarti all&#039;attacco e alla critica &quot;per partito preso&quot; (e non sto biasimando né l&#039;uno né l&#039;altra: ognuno è libero di dare il meglio o il pegio di sé, anche quando commenta)

perché affermo questo? semplice, guardati attorno, e &quot;se sai dire, dillo&quot;: in una NI ridotta a &quot;bacheca&quot; personale di un gruppo e dei suoi affiliati interni ed esterni [della serie: &lt;em&gt;noi non facciamo spam sulla rete&lt;/em&gt;], diventi uno dei pochi &quot;bersagli&quot; veramente appetibili [un altro, probabilmente, è Ventre: contro il quale, però, è in vigore la &quot;congiura del silenzio&quot; o, in subordine, la risposta affidata all&#039;intervento acido del cooptato, o del cooptando, di turno]

con chi vuoi che ce la si prenda, allora? con la lista mensile delle &quot;mercanzie&quot; o con la locandina quotidiana degli &quot;sbadigli&quot; di cui la &quot;premiata ditta&quot; è prodiga dispensatrice?

&quot;ti lascio qui&quot;, effeffe

lc]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>vedi, effeffe, l&#8217;articolo in sé non è male, davvero, anche se, a mio modo di vedere, hai prodotto su questo blog di molto meglio (tanto, anche sul piano dell&#8217;inventiva, della &#8220;ricerca&#8221; e della commistione di linguaggi), e di peggio (poco, per tua fortuna e per quella di chi ti legge)</p>
<p>premesso questo, penso che tu debba rassegnarti all&#8217;attacco e alla critica &#8220;per partito preso&#8221; (e non sto biasimando né l&#8217;uno né l&#8217;altra: ognuno è libero di dare il meglio o il pegio di sé, anche quando commenta)</p>
<p>perché affermo questo? semplice, guardati attorno, e &#8220;se sai dire, dillo&#8221;: in una NI ridotta a &#8220;bacheca&#8221; personale di un gruppo e dei suoi affiliati interni ed esterni [della serie: <em>noi non facciamo spam sulla rete</em>], diventi uno dei pochi &#8220;bersagli&#8221; veramente appetibili [un altro, probabilmente, è Ventre: contro il quale, però, è in vigore la &#8220;congiura del silenzio&#8221; o, in subordine, la risposta affidata all&#8217;intervento acido del cooptato, o del cooptando, di turno]</p>
<p>con chi vuoi che ce la si prenda, allora? con la lista mensile delle &#8220;mercanzie&#8221; o con la locandina quotidiana degli &#8220;sbadigli&#8221; di cui la &#8220;premiata ditta&#8221; è prodiga dispensatrice?</p>
<p>&#8220;ti lascio qui&#8221;, effeffe</p>
<p>lc</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: effeffe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244087</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2013 12:36:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Quanto allo spettacolo-evento, il dubbio è che si faccia la fatica di leggere Michelstedter – sempre che lo si sia letto – per concedersi l’ebbrezza di parlarne in pubblico.&quot;
questa cosa mi fa incazzare e ti spiegherò perché.
Come è detto nel mio post si tratta di un monologo con un attore che &quot;dice&quot; a memoria, segnatelo bene nella capa &quot;a memoria&quot; quarantacinque minuti di testo di Michelstedter con proiettore di luce puntato sugli occhi, diretto come da regia stabilito, per quarantacinque minuti circa. Occupare spazi, è offensivo verso un&#039;idea di letteratura e di teatro portata ben al di sopra del chiacchiericchio di cui parli e di cui mi sembri per disattenzione un degno rappresentante. Ti ricopio qui la scheda di questo spettacolo, non evento, ma nemmeno semplice vento ti assicuro, che come spero di avere comunicato, e se non ci sono riuscito ne faccio ammenda, che dimostra due cose: uno, che la passione per la verità può portare perfino la prova di un attore al di là dell&#039;immaginabile e due che perfino per testi come dite voi, ostici, come quello di Michelstedter, può passare un tipo di corrente diverso da quello da elettroencefalogramma piatto a cui siamo, siete abituati.
Spettacolo a cui ho assistito in un teatro -stanza a Porta Palazzo, ora è chiaro?

Eremos debutta in prima assoluta ad Atene presso il Teatro Attis di Theodoros Terzopoulos, primo produttore dello spettacolo, nel novembre 2007.  In questa occasione lo spettacolo è ideato per 22 spettatori seduti su scranni di legno sul modello di quelli delle chiese ortodosse, sistemati nel sottoscala del teatro, come in una catacomba, lungo due lati, mentre l&#039;azione si svolge nello spazio centrale dove trovano posto il maestro Terzopoulos, seduto, e l&#039;attore Paolo Musìo, in piedi, circondato dalla cenere degli incendi che funestarono il Peloponneso in quella estate, cenere in cui si trasforma e da cui ogni volta rinasce, illuminato da un solo faro che proietta la sua ombra enorme sul muro retrostante, mentre una goccia lo colpisce incessantemente al centro della testa, come in una tortura cinese.  In questa versione con alcune modifiche spaziali, frontalità dell&#039;attore rispetto a un pubblico sistemato su una tribuna, lo spettacolo è rappresentato anche a S. Pietroburgo nel settembre 2009 nel Teatro Alexsandrinskji.  A partire dalla dimensione estremamente concentrata dell&#039;allestimento iniziale si sviluppa la possibilità di ampliare l&#039;organico dello spettacolo, includendo un coro. Nel luglio 2008, a Lecce, presso il teatro romano, Eremos è rappresentato con un coro di sei cantanti anziani provenienti dai paesi della cosiddetta Grecìa salentina.  I testi dei brani cantati sono in Griko, lingua che conserva una memoria vivissima del greco antico. Questo materiale verbale e musicale è messo a contrasto con la lingua poetica e filosofica di Michelstaedter con effetto di reciproco straniamento come in una mente che assiste all&#039;esplosione della memoria al suo interno. L’azione è diretta in scena da Theodoros Terzopoulos, che orchestra i piani di ascolto e di intervento e si inserisce vocalmente insieme  a Paolo Musìo, con materiali di autori presocratici, come i frammenti sul fuoco di Eraclito e altri da Eschilo,  portando la macchina scenica poliritmica alla sua dimensione teatrale, a specchio dello sguardo contemporaneo sulla storia e di quella patologia della memoria collettiva di cui sembra soffrire questo nostro presente.  Nel novembre del 2008, in Sardegna, a Silanus, nel cuore della provincia di Nuoro, il coro è costituito dai Tenores di Oliena, tre cantanti in una formazione di antichissima tradizione mediterranea. Le loro voci organizzate secondo moduli codificati (boche, mesaboche, contra), forniscono spazi sonori vasti, aperti e profondi. La rappresentazione avviene in S. Lorenzo, chiesa che sorge alla sommità di una collina in un luogo da sempre dedicato al sacro, come testimoniano le pietre votive falliche di epoca preistorica che la circondano.  Nel settembre 2009, per la produzione di Teatro Cucinelli,TSU e ERT-Emiliaromagnateatro, in due nuovi allestimenti lo spettacolo si arricchisce dell&#039;apporto dell&#039;artista Jannis Kounellis. A questo grande artista greco, residente in Italia ormai da più di quarant&#039;anni, è affidata l&#039;organizzazione dello spazio del Teatro Cucinelli a Solomeo, presso Perugia, e la realizzazione di una installazione. L&#039;artista, tra i fondatori del movimento dell&#039;”arte povera”, universalmente riconosciuto come uno dei massimi esponenti dell&#039;arte contemporanea, rompendo con la perentorietà del proprio segno le simmetrie suggerite dal luogo, pone a ridosso di gradoni ricoperti da kilim colorati un cerchio di dodici sedie con sopra altrettanti sacchi di carbone nella zona di consueto adibita a platea, che diventa così un luogo di compresenza di segni visuali, sonori,  un luogo pieno di concentrazione e di contrasti, adatto a  mantenere il pubblico, seduto su una pedana sul palcoscenico, in una posizione di partecipazione attiva. Alla performance ha partecipato anche l&#039;ensemble “Tacite voci”, diretta da Bruno De Franceschi. Il maestro Terzopoulos in questa occasione inserisce suoi interventi cantati da antiche melodie tradizionali, in cui una impossibile nostalgia per un mondo definitivamente perduto si fonde con la forza e la tensione del lamento eschileo. Segue la partecipazione di Eremos al Festival Vie, a cura di ERT  Emiliaromagnateatro, con un allestimento nella Rocca medioevale di Vignola, in cui, tra altissimi e spessi  muri di mattoni, Kounellis segna su tre lati della sala un perimetro di sedie, sulle quali colloca putrelle di ferro da costruzione, delimitando in questo modo con forza lo spazio del lutto, della continua perdita, per una veglia funebre che porta con sé la memoria di un tempo senza tempo che ciclicamente ritorna.  Il 20 ottobre 2010 lo spettacolo è stato presentato a Mosca, nell’ambito della rassegna “A solo&quot;, presso il teatro &quot;Na Strastnom&quot;, e poi ancora il 9 marzo 2011 presso il Piccolo Teatro Studio di Milano e nell&#039;estate del 2011 a Genova sul sagrato della chiesa di S. Matteo, in Grecia a Kiato ed Eleusi, in autunno a Londra nella cripta della chiesa di S. Pancrazio in collaborazione con l&#039;artista Kalliopi Lemos, infine in maggio 2012 a Perm, ai confini con la Siberia per il Djaghilev Festival. In forma di a solo è presente in ottobre 2013 presso lo spazio idiòt a Torino.
Il progetto ha natura estremamente dinamica e aperta, vicina alla natura di Michelstaedter, là dove l&#039;autore della “Persuasione e la Rettorica” dichiara di non voler essere interpretato secondo schemi correnti, facili classificazioni, di non voler pagare il biglietto d&#039;ingresso per nessuna delle categorie prestabilite del sapere e dell&#039;arte, quando questo sapere e questa arte sono volti solo a coprire di illusioni la tragicità della condizione umana. Da questo atteggiamento fortemente conflittuale il progetto di distribuzione di Eremos deriva anche la creazione di un percorso parallelo a quello cosiddetto ufficiale,  di grandi spazi teatrali, sentito come luogo di inevitabile affermazione retorica di messaggi “vincenti”, inadatto quindi a trasmettere la pura ribellione prorompente dai testi di Michelstaedter.                                                                                                                              
“La lingua non c&#039;è, devi crearla, devi creare il modo, devi creare ogni cosa per aver la tua vita.”

Lo spettacolo è stato prodotto da Attis, Teatro Cucinelli, Ert-Emiliaromagnateatro, Teatro Stabile dell’Umbria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Quanto allo spettacolo-evento, il dubbio è che si faccia la fatica di leggere Michelstedter – sempre che lo si sia letto – per concedersi l’ebbrezza di parlarne in pubblico.&#8221;<br />
questa cosa mi fa incazzare e ti spiegherò perché.<br />
Come è detto nel mio post si tratta di un monologo con un attore che &#8220;dice&#8221; a memoria, segnatelo bene nella capa &#8220;a memoria&#8221; quarantacinque minuti di testo di Michelstedter con proiettore di luce puntato sugli occhi, diretto come da regia stabilito, per quarantacinque minuti circa. Occupare spazi, è offensivo verso un&#8217;idea di letteratura e di teatro portata ben al di sopra del chiacchiericchio di cui parli e di cui mi sembri per disattenzione un degno rappresentante. Ti ricopio qui la scheda di questo spettacolo, non evento, ma nemmeno semplice vento ti assicuro, che come spero di avere comunicato, e se non ci sono riuscito ne faccio ammenda, che dimostra due cose: uno, che la passione per la verità può portare perfino la prova di un attore al di là dell&#8217;immaginabile e due che perfino per testi come dite voi, ostici, come quello di Michelstedter, può passare un tipo di corrente diverso da quello da elettroencefalogramma piatto a cui siamo, siete abituati.<br />
Spettacolo a cui ho assistito in un teatro -stanza a Porta Palazzo, ora è chiaro?</p>
<p>Eremos debutta in prima assoluta ad Atene presso il Teatro Attis di Theodoros Terzopoulos, primo produttore dello spettacolo, nel novembre 2007.  In questa occasione lo spettacolo è ideato per 22 spettatori seduti su scranni di legno sul modello di quelli delle chiese ortodosse, sistemati nel sottoscala del teatro, come in una catacomba, lungo due lati, mentre l&#8217;azione si svolge nello spazio centrale dove trovano posto il maestro Terzopoulos, seduto, e l&#8217;attore Paolo Musìo, in piedi, circondato dalla cenere degli incendi che funestarono il Peloponneso in quella estate, cenere in cui si trasforma e da cui ogni volta rinasce, illuminato da un solo faro che proietta la sua ombra enorme sul muro retrostante, mentre una goccia lo colpisce incessantemente al centro della testa, come in una tortura cinese.  In questa versione con alcune modifiche spaziali, frontalità dell&#8217;attore rispetto a un pubblico sistemato su una tribuna, lo spettacolo è rappresentato anche a S. Pietroburgo nel settembre 2009 nel Teatro Alexsandrinskji.  A partire dalla dimensione estremamente concentrata dell&#8217;allestimento iniziale si sviluppa la possibilità di ampliare l&#8217;organico dello spettacolo, includendo un coro. Nel luglio 2008, a Lecce, presso il teatro romano, Eremos è rappresentato con un coro di sei cantanti anziani provenienti dai paesi della cosiddetta Grecìa salentina.  I testi dei brani cantati sono in Griko, lingua che conserva una memoria vivissima del greco antico. Questo materiale verbale e musicale è messo a contrasto con la lingua poetica e filosofica di Michelstaedter con effetto di reciproco straniamento come in una mente che assiste all&#8217;esplosione della memoria al suo interno. L’azione è diretta in scena da Theodoros Terzopoulos, che orchestra i piani di ascolto e di intervento e si inserisce vocalmente insieme  a Paolo Musìo, con materiali di autori presocratici, come i frammenti sul fuoco di Eraclito e altri da Eschilo,  portando la macchina scenica poliritmica alla sua dimensione teatrale, a specchio dello sguardo contemporaneo sulla storia e di quella patologia della memoria collettiva di cui sembra soffrire questo nostro presente.  Nel novembre del 2008, in Sardegna, a Silanus, nel cuore della provincia di Nuoro, il coro è costituito dai Tenores di Oliena, tre cantanti in una formazione di antichissima tradizione mediterranea. Le loro voci organizzate secondo moduli codificati (boche, mesaboche, contra), forniscono spazi sonori vasti, aperti e profondi. La rappresentazione avviene in S. Lorenzo, chiesa che sorge alla sommità di una collina in un luogo da sempre dedicato al sacro, come testimoniano le pietre votive falliche di epoca preistorica che la circondano.  Nel settembre 2009, per la produzione di Teatro Cucinelli,TSU e ERT-Emiliaromagnateatro, in due nuovi allestimenti lo spettacolo si arricchisce dell&#8217;apporto dell&#8217;artista Jannis Kounellis. A questo grande artista greco, residente in Italia ormai da più di quarant&#8217;anni, è affidata l&#8217;organizzazione dello spazio del Teatro Cucinelli a Solomeo, presso Perugia, e la realizzazione di una installazione. L&#8217;artista, tra i fondatori del movimento dell&#8217;”arte povera”, universalmente riconosciuto come uno dei massimi esponenti dell&#8217;arte contemporanea, rompendo con la perentorietà del proprio segno le simmetrie suggerite dal luogo, pone a ridosso di gradoni ricoperti da kilim colorati un cerchio di dodici sedie con sopra altrettanti sacchi di carbone nella zona di consueto adibita a platea, che diventa così un luogo di compresenza di segni visuali, sonori,  un luogo pieno di concentrazione e di contrasti, adatto a  mantenere il pubblico, seduto su una pedana sul palcoscenico, in una posizione di partecipazione attiva. Alla performance ha partecipato anche l&#8217;ensemble “Tacite voci”, diretta da Bruno De Franceschi. Il maestro Terzopoulos in questa occasione inserisce suoi interventi cantati da antiche melodie tradizionali, in cui una impossibile nostalgia per un mondo definitivamente perduto si fonde con la forza e la tensione del lamento eschileo. Segue la partecipazione di Eremos al Festival Vie, a cura di ERT  Emiliaromagnateatro, con un allestimento nella Rocca medioevale di Vignola, in cui, tra altissimi e spessi  muri di mattoni, Kounellis segna su tre lati della sala un perimetro di sedie, sulle quali colloca putrelle di ferro da costruzione, delimitando in questo modo con forza lo spazio del lutto, della continua perdita, per una veglia funebre che porta con sé la memoria di un tempo senza tempo che ciclicamente ritorna.  Il 20 ottobre 2010 lo spettacolo è stato presentato a Mosca, nell’ambito della rassegna “A solo&#8221;, presso il teatro &#8220;Na Strastnom&#8221;, e poi ancora il 9 marzo 2011 presso il Piccolo Teatro Studio di Milano e nell&#8217;estate del 2011 a Genova sul sagrato della chiesa di S. Matteo, in Grecia a Kiato ed Eleusi, in autunno a Londra nella cripta della chiesa di S. Pancrazio in collaborazione con l&#8217;artista Kalliopi Lemos, infine in maggio 2012 a Perm, ai confini con la Siberia per il Djaghilev Festival. In forma di a solo è presente in ottobre 2013 presso lo spazio idiòt a Torino.<br />
Il progetto ha natura estremamente dinamica e aperta, vicina alla natura di Michelstaedter, là dove l&#8217;autore della “Persuasione e la Rettorica” dichiara di non voler essere interpretato secondo schemi correnti, facili classificazioni, di non voler pagare il biglietto d&#8217;ingresso per nessuna delle categorie prestabilite del sapere e dell&#8217;arte, quando questo sapere e questa arte sono volti solo a coprire di illusioni la tragicità della condizione umana. Da questo atteggiamento fortemente conflittuale il progetto di distribuzione di Eremos deriva anche la creazione di un percorso parallelo a quello cosiddetto ufficiale,  di grandi spazi teatrali, sentito come luogo di inevitabile affermazione retorica di messaggi “vincenti”, inadatto quindi a trasmettere la pura ribellione prorompente dai testi di Michelstaedter.<br />
“La lingua non c&#8217;è, devi crearla, devi creare il modo, devi creare ogni cosa per aver la tua vita.”</p>
<p>Lo spettacolo è stato prodotto da Attis, Teatro Cucinelli, Ert-Emiliaromagnateatro, Teatro Stabile dell’Umbria.</p>
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		Di: effeffe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244075</link>

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		<pubDate>Tue, 22 Oct 2013 11:23:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244074&quot;&gt;Prosper&lt;/a&gt;.

un dubbio mal riposto. comunque va bene così co na mazza, sticazzi, li spazzi 
adieu
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/10/20/immondi-paralleli-carlo-michelstaedter-paolo-musio-alessandro-piperno-e-silvia-avallone/#comment-244074">Prosper</a>.</p>
<p>un dubbio mal riposto. comunque va bene così co na mazza, sticazzi, li spazzi<br />
adieu<br />
effeffe</p>
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		Di: Prosper		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Prosper]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2013 10:52:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[effeffe, non ci ho capito &#039;na mazza, ma va bene lo stesso. Che ci sia una a in più o una in meno, in fondo si tratta sempre di impastarsi la bocca con nomi e riferimenti piuttosto impegnativi (nomi-etichetta, riferimenti-etichetta) che dovrebbero portare uno dei due interlocutori su un livello più alto dell&#039;altro. Quindi l&#039;unica cosa che posso dirti è: no, Deleuze non me lo ricordo.
Quanto allo spettacolo-evento, il dubbio è che si faccia la fatica di leggere Michelstedter - sempre che lo si sia letto - per concedersi l&#039;ebbrezza di parlarne in pubblico. Un polemista che apprezzo molto direbbe: &quot;per occupare spazi.&quot; (Oppure, per dirla con Michelstedter: per fare &quot;rettorica.&quot;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>effeffe, non ci ho capito &#8216;na mazza, ma va bene lo stesso. Che ci sia una a in più o una in meno, in fondo si tratta sempre di impastarsi la bocca con nomi e riferimenti piuttosto impegnativi (nomi-etichetta, riferimenti-etichetta) che dovrebbero portare uno dei due interlocutori su un livello più alto dell&#8217;altro. Quindi l&#8217;unica cosa che posso dirti è: no, Deleuze non me lo ricordo.<br />
Quanto allo spettacolo-evento, il dubbio è che si faccia la fatica di leggere Michelstedter &#8211; sempre che lo si sia letto &#8211; per concedersi l&#8217;ebbrezza di parlarne in pubblico. Un polemista che apprezzo molto direbbe: &#8220;per occupare spazi.&#8221; (Oppure, per dirla con Michelstedter: per fare &#8220;rettorica.&#8221;)</p>
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