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	Commenti a: Un reading dalle poesie di Lorenzo Calogero	</title>
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		Di: elogiodelleccedenza		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elogiodelleccedenza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Nov 2013 15:56:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Spero il reading sia andato bene.

Effettivamente il più grande, Calogero, secondo il mio parere. Metabolismo di immagini fino alla foce di voce orfica; lontanissimo dalla perturbazione argomentativa, senechiana e saccente di Montale, forse prossimo (con meno impeto d&#039;Epos, ma maggiore macello di forze) a certo Campana o campanismo; tetro nella leggenda di vita o illustre; ingiungibile nella possibilità di imitazione. 
Ma il vero artefice della sua riscoperta, il motore immobile, ma inesausto è tal Nino Cannatà, personaggio calabro fin nei connotati antropometrici, produttore di convegni, stimolatore di discussioni, colui che pungola il sedere floscio dell&#039;Accademia Italiana (scusate le maiuscole), soprattutto di quella calabrese, dove sostano come macigni inespressi cartoni e cartoni, effluvianti (scusate il neologismo) poesia trasudata da viscere, grandezza, postura imperiale persa tra gli aranci di Melicuccà.
Sempre per il tramite di Cannatà sono state prodotte mirabili operazioni. Su tutte, mi preme ricordare, quella del dicembre 2011, al Campidoglio, tra macerie di pietre di fondazione di lustri di un tempo e macerie di critici.
Ricordo ancora uno splendido Stelvio Di Spigno, che narrò dell&#039;invincibie verità di una poesia incatturabile, una buona Calandrone che riconobbe il genio del poeta, spiegandolo, però, nel vezzo moderno e psicanalitic-ossessivo, come una malattia riuscita; e ricordo un baronetto universitario adirato con Di Spigno, dando sostegno alla diceria della coda di paglia. 
Insomma, ma è storia, forse minore, ma degna d&#039;essere tramandata: sechi seco il succo del discorso sucò a suo insapido secchio di secca saggina,

O era sapienza illetterata, o fiocina di allattata stanza d&#039;esubero.

Ma che sto dicendo?
Solo rispondo in diffrazione temporale a citazione di GiusCo, che ringrazio, relativamente al valore. Lontanissimo dai discorsi intorno alle cose: “tutte quelle spiegazioni, che mi ammazzano” (C.B.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Spero il reading sia andato bene.</p>
<p>Effettivamente il più grande, Calogero, secondo il mio parere. Metabolismo di immagini fino alla foce di voce orfica; lontanissimo dalla perturbazione argomentativa, senechiana e saccente di Montale, forse prossimo (con meno impeto d&#8217;Epos, ma maggiore macello di forze) a certo Campana o campanismo; tetro nella leggenda di vita o illustre; ingiungibile nella possibilità di imitazione.<br />
Ma il vero artefice della sua riscoperta, il motore immobile, ma inesausto è tal Nino Cannatà, personaggio calabro fin nei connotati antropometrici, produttore di convegni, stimolatore di discussioni, colui che pungola il sedere floscio dell&#8217;Accademia Italiana (scusate le maiuscole), soprattutto di quella calabrese, dove sostano come macigni inespressi cartoni e cartoni, effluvianti (scusate il neologismo) poesia trasudata da viscere, grandezza, postura imperiale persa tra gli aranci di Melicuccà.<br />
Sempre per il tramite di Cannatà sono state prodotte mirabili operazioni. Su tutte, mi preme ricordare, quella del dicembre 2011, al Campidoglio, tra macerie di pietre di fondazione di lustri di un tempo e macerie di critici.<br />
Ricordo ancora uno splendido Stelvio Di Spigno, che narrò dell&#8217;invincibie verità di una poesia incatturabile, una buona Calandrone che riconobbe il genio del poeta, spiegandolo, però, nel vezzo moderno e psicanalitic-ossessivo, come una malattia riuscita; e ricordo un baronetto universitario adirato con Di Spigno, dando sostegno alla diceria della coda di paglia.<br />
Insomma, ma è storia, forse minore, ma degna d&#8217;essere tramandata: sechi seco il succo del discorso sucò a suo insapido secchio di secca saggina,</p>
<p>O era sapienza illetterata, o fiocina di allattata stanza d&#8217;esubero.</p>
<p>Ma che sto dicendo?<br />
Solo rispondo in diffrazione temporale a citazione di GiusCo, che ringrazio, relativamente al valore. Lontanissimo dai discorsi intorno alle cose: “tutte quelle spiegazioni, che mi ammazzano” (C.B.)</p>
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