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	Commenti a: Sulla questione maschile	</title>
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		<title>
		Di: Kataweb.it - Blog - LETTERATITUDINE di Massimo Maugeri &#187; Blog Archive &#187; Osservatorio LitBlog n. 27		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244647</link>

		<dc:creator><![CDATA[Kataweb.it - Blog - LETTERATITUDINE di Massimo Maugeri &#187; Blog Archive &#187; Osservatorio LitBlog n. 27]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2013 20:43:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] In un periodo in cui si parla spesso di una questione femminile legata alla drammaticità del tema del femminicidio sembra strano, a prima vista, trovarsi di fronte ad un articolo che parli di suicidio con un’ottica di genere squisitamente maschile. Eppure vi dico che questo articolo è un forte stimolo ad abbandonare una visione culturalmente arretrata di un mondo chiuso in stereotipi legati tanto alla questione femminile quanto a quella maschile. Un invito a pensare ad una questione legata alla sfera più ampia dell’individuo e alla sua identità. Ciò che mi è piaciuto, e che condivido pienamente, è la necessità di riformare l’idea in cui strettamente stanno le definizioni dei ruoli e le sofferenze legate alla rigidità degli schemi imposti dal sistema entro cui tutti noi viviamo. I casi di suicidio fra uomini aumentano, rispondono ad una tragica inadeguatezza ai ruoli sociali ed economici ed una mancata possibilità di adattamento al cambiamento. Tuttavia il dato positivo di questa tragedia è il fatto che oggi almeno si possa parlare di queste morti, ci si fermi per un attimo a riflettere sugli eventi. Forse la sensibilità maschile sta cambiando- diventando meno “maschile” e sarebbe ora di porre l’attenzione a questo cambiamento e di offrire l’opportunità alla società di rispettare le individualità, in quanto tali, in un’epoca di totale smarrimento. Se avete voglia di approfondire un tema molto interessante, leggete qui&#8230; [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] In un periodo in cui si parla spesso di una questione femminile legata alla drammaticità del tema del femminicidio sembra strano, a prima vista, trovarsi di fronte ad un articolo che parli di suicidio con un’ottica di genere squisitamente maschile. Eppure vi dico che questo articolo è un forte stimolo ad abbandonare una visione culturalmente arretrata di un mondo chiuso in stereotipi legati tanto alla questione femminile quanto a quella maschile. Un invito a pensare ad una questione legata alla sfera più ampia dell’individuo e alla sua identità. Ciò che mi è piaciuto, e che condivido pienamente, è la necessità di riformare l’idea in cui strettamente stanno le definizioni dei ruoli e le sofferenze legate alla rigidità degli schemi imposti dal sistema entro cui tutti noi viviamo. I casi di suicidio fra uomini aumentano, rispondono ad una tragica inadeguatezza ai ruoli sociali ed economici ed una mancata possibilità di adattamento al cambiamento. Tuttavia il dato positivo di questa tragedia è il fatto che oggi almeno si possa parlare di queste morti, ci si fermi per un attimo a riflettere sugli eventi. Forse la sensibilità maschile sta cambiando- diventando meno “maschile” e sarebbe ora di porre l’attenzione a questo cambiamento e di offrire l’opportunità alla società di rispettare le individualità, in quanto tali, in un’epoca di totale smarrimento. Se avete voglia di approfondire un tema molto interessante, leggete qui&#8230; [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244596</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2013 09:34:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244595&quot;&gt;andrea&lt;/a&gt;.

Mai diviso il mondo in maschi e femmine. Questo pezzo parla di suicidi maschili. Se parlasse di suicidi in generale, senza focalizzarmi su un genere, avrei scritto un altro pezzo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244595">andrea</a>.</p>
<p>Mai diviso il mondo in maschi e femmine. Questo pezzo parla di suicidi maschili. Se parlasse di suicidi in generale, senza focalizzarmi su un genere, avrei scritto un altro pezzo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: andrea		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244595</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2013 09:26:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244534&quot;&gt;renatamorresi&lt;/a&gt;.

Il problema all&#039;origine di ciò che resta silente mi pare è che Biondillo scrive:
&quot;Non credo nel numero fisiologico, endemico, &#039;naturale&#039;, di morti. La natura dell’umanità è culturale.&quot; 
però l&#039;&quot;analisi&quot; resta inconsapevolmente dentro un orizzonte eterosessista e genderista, solo il dato etnico fa timidamente capolino insieme a quello economico. C&#039;è una seduzione per questa idea curiosa di comprendere il mondo dividendolo prima di tutto in femmine e maschi (implicitamente definiti secondo gold-standard ideologici).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244534">renatamorresi</a>.</p>
<p>Il problema all&#8217;origine di ciò che resta silente mi pare è che Biondillo scrive:<br />
&#8220;Non credo nel numero fisiologico, endemico, &#8216;naturale&#8217;, di morti. La natura dell’umanità è culturale.&#8221;<br />
però l'&#8221;analisi&#8221; resta inconsapevolmente dentro un orizzonte eterosessista e genderista, solo il dato etnico fa timidamente capolino insieme a quello economico. C&#8217;è una seduzione per questa idea curiosa di comprendere il mondo dividendolo prima di tutto in femmine e maschi (implicitamente definiti secondo gold-standard ideologici).</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: virginialess		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244535</link>

		<dc:creator><![CDATA[virginialess]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Nov 2013 17:15:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244534&quot;&gt;renatamorresi&lt;/a&gt;.

Quel che si ascolta dal parrucchiere riceve spesso conferme autorevoli, concordo. 
Agli elementi di crisi indicati da renatamorresi aggiungerei la componente per così dire &quot;anelastica&quot;, una  difficoltà ad accettare se stessi in ruoli differenti (anche il pensionamento è più critico rispetto alle donne) mantenendo una sufficiente autostima. 
Per ridurla mi sembra importante, in prospettiva, l&#039;innovazione pedagogica, dalla scelta dei giocattoli in avanti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244534">renatamorresi</a>.</p>
<p>Quel che si ascolta dal parrucchiere riceve spesso conferme autorevoli, concordo.<br />
Agli elementi di crisi indicati da renatamorresi aggiungerei la componente per così dire &#8220;anelastica&#8221;, una  difficoltà ad accettare se stessi in ruoli differenti (anche il pensionamento è più critico rispetto alle donne) mantenendo una sufficiente autostima.<br />
Per ridurla mi sembra importante, in prospettiva, l&#8217;innovazione pedagogica, dalla scelta dei giocattoli in avanti&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: renatamorresi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244534</link>

		<dc:creator><![CDATA[renatamorresi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Nov 2013 12:09:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pare, secondo il buon senso delle nonne, che quando una donna rimane vedova, se la cava, se rimane solo un uomo, sono guai, si perde, fa &quot;una finaccia&quot; (diceva la mia, di nonna). Dicono pure - non posso citare alcuna fonte statistica, solo le voci da salone per capelli, a volte sensibilissime sonde dei costumi sociali - che gli uomini sposati campano in media più a lungo dei single. Potremmo attribuire la diceria alla vecchia morale cattolica della famiglia ad ogni costo e liquidarla come leggenda popolare alimentata dal pregiudizio religioso, se non fosse che gli esseri umani hanno la tendenza a credere alle storie che raccontano su se stessi. 
Allora sommiamo perdita di senso data dalla fine (a volte finanziariamente rovinosa, a causa della crisi economica) del ruolo di breadwinner, propensione storica all&#039;individualismo (tendenzialmente, le donne, anche in vecchiaia, continuano ad esercitare il loro secondo lavoro di sempre: la cura degli anziani e/o dei nipoti), antagonismo tradizionale più quello aggiornato quotidianamente dal capitalismo liberista, e cominciamo a comporre il puzzle di questa crisi del maschile, che a volte travolge con sé compagne, ex compagne e prole. 
Diciamo però chiaramente che questo quadro riguarda solo la crisi del maschile ETEROSESSUALE (ché altre sono le ragioni dei suicidi gay, che pure fanno statistica, ma che in questa analisi, Gianni, rimangono silenti). 
Per un attimo, però, mi è passato per la testa che persino ai maschi etero in crisi farebbe bene la concessione dei pieni diritti civili agli omosessuali, ché si aprirebbe sulla scena dell&#039;immaginario la possibilità di forme di vita alternative, di reti, non necessariamente erotiche, ma (come da sempre accade tra donne), omoaffettive, di dimensioni della cura e del sostegno che non debbano passare per le ataviche logiche patriarcali e riproduttive. 
Una buona notizia proprio per te, infine: sembra che ci sia tanto da fare e immaginare per romanzieri e raccontatori di storie...

grazie e un saluto caro,

r]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pare, secondo il buon senso delle nonne, che quando una donna rimane vedova, se la cava, se rimane solo un uomo, sono guai, si perde, fa &#8220;una finaccia&#8221; (diceva la mia, di nonna). Dicono pure &#8211; non posso citare alcuna fonte statistica, solo le voci da salone per capelli, a volte sensibilissime sonde dei costumi sociali &#8211; che gli uomini sposati campano in media più a lungo dei single. Potremmo attribuire la diceria alla vecchia morale cattolica della famiglia ad ogni costo e liquidarla come leggenda popolare alimentata dal pregiudizio religioso, se non fosse che gli esseri umani hanno la tendenza a credere alle storie che raccontano su se stessi.<br />
Allora sommiamo perdita di senso data dalla fine (a volte finanziariamente rovinosa, a causa della crisi economica) del ruolo di breadwinner, propensione storica all&#8217;individualismo (tendenzialmente, le donne, anche in vecchiaia, continuano ad esercitare il loro secondo lavoro di sempre: la cura degli anziani e/o dei nipoti), antagonismo tradizionale più quello aggiornato quotidianamente dal capitalismo liberista, e cominciamo a comporre il puzzle di questa crisi del maschile, che a volte travolge con sé compagne, ex compagne e prole.<br />
Diciamo però chiaramente che questo quadro riguarda solo la crisi del maschile ETEROSESSUALE (ché altre sono le ragioni dei suicidi gay, che pure fanno statistica, ma che in questa analisi, Gianni, rimangono silenti).<br />
Per un attimo, però, mi è passato per la testa che persino ai maschi etero in crisi farebbe bene la concessione dei pieni diritti civili agli omosessuali, ché si aprirebbe sulla scena dell&#8217;immaginario la possibilità di forme di vita alternative, di reti, non necessariamente erotiche, ma (come da sempre accade tra donne), omoaffettive, di dimensioni della cura e del sostegno che non debbano passare per le ataviche logiche patriarcali e riproduttive.<br />
Una buona notizia proprio per te, infine: sembra che ci sia tanto da fare e immaginare per romanzieri e raccontatori di storie&#8230;</p>
<p>grazie e un saluto caro,</p>
<p>r</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: dm		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/14/sulla-questione-maschile/#comment-244489</link>

		<dc:creator><![CDATA[dm]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2013 16:50:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Condivido. Confondere i ruoli. Ma anche ridimensionare, per dio, l&#039;idea del lavoro come funzione e condizione dell&#039;identità. Separare con buoni discorsi gli uomini dalla melassa che formano tutti assieme immettendo in giro un po&#039; d&#039;autentico sano &lt;em&gt;letterale&lt;/em&gt; individualismo, che se faccio di giorno il giornalaio svogliato e di sera metto insieme modelli di automobili, sono, prima di tutto, nella vita, uno che mette insieme modelli d&#039;automobili. E punto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido. Confondere i ruoli. Ma anche ridimensionare, per dio, l&#8217;idea del lavoro come funzione e condizione dell&#8217;identità. Separare con buoni discorsi gli uomini dalla melassa che formano tutti assieme immettendo in giro un po&#8217; d&#8217;autentico sano <em>letterale</em> individualismo, che se faccio di giorno il giornalaio svogliato e di sera metto insieme modelli di automobili, sono, prima di tutto, nella vita, uno che mette insieme modelli d&#8217;automobili. E punto.</p>
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