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	Commenti a: Lavorare con lentezza ovvero opinioni di un disadattato	</title>
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		Di: I libri faranno una brutta fine &#124; Nazione Indiana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[I libri faranno una brutta fine &#124; Nazione Indiana]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2014 08:28:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] cultura contemporanea”. Di queste faccende, qualche mese fa ne parlò anche Giorgio Mascitelli su Nazioneindiana, il tono era però più sobrio, ma anche probabilmente più amaro. (Mascitelli come Sofri si era [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] cultura contemporanea”. Di queste faccende, qualche mese fa ne parlò anche Giorgio Mascitelli su Nazioneindiana, il tono era però più sobrio, ma anche probabilmente più amaro. (Mascitelli come Sofri si era [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: prima pagina &#124; Estro-Verso		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[prima pagina &#124; Estro-Verso]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Dec 2013 08:37:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[&#8230;] leggi tutto https://www.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/?ut&#8230; [&#8230;]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] leggi tutto <a href="https://www.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/?ut&#038;#8230" rel="nofollow ugc">https://www.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/?ut&#038;#8230</a>; [&#8230;]</p>
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		<title>
		Di: marco		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2013 10:27:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244856&quot;&gt;giorgio mascitelli&lt;/a&gt;.

1) Intendevo dire che a parole l&#039;originalità continua ad essere un valore, ma per il mercato editoriale non lo è mai stata, perché un rischio: Proust dovette pubblicare Swann a proprie spese, Joyce l&#039;Ulysses attraverso un editore improvvisato costituito da &quot;fan&quot; del libro che affrontò forti perdite. Ed entrambi erano già autori affermati, e sono fra i &quot;vincenti&quot; nell&#039;immediato: altri si sono dovuti accontentare di 25 copie e riabilitazione postuma. 
Oggi si sono ridotti i margini per pubblicare nei grandi gruppi, ma piccoli editori idealisti continuano a esistere - il problema è che spesso le loro proposte sono invisibili.
La digitalizzazione abbatterà i costi - sia nella gestione di una casa editrice (già nascono quelle che pubblicano solo ebook) sia per il self-publishing - e allungherà i tempi di ricezione. I problemi, vista l&#039;eternità virtuale di ogni pacchetto di byte, saranno proprio la circolazione e la ricerca degli aghi nei pagliai.
2) L&#039;originalità che deriva da una visione che non si sente conforme a quella dominante, o dalla ricerca di nuovi mezzi espressivi efficaci (perché, con Skhlovsky, la ripetizione delle forme ne attutisce l&#039;impatto) ha un senso, ma mi sembra un sintomo più che un fine a cui tendere o un merito in sè. Meno mi interessa chi cerca l&#039;originalità a tutti costi perché originale è bello, per fraintendere la tua espressione. Ogni autore deve sempre bilanciare il desiderio di essere coerente alla propria visione con quello di raggiungere un pubblico (non necessariamente un mercato); ma in futuro sarà più facile sfuggire a compromessi imposti da altri.
3) Non mi piace il sistema dei premi, proprio perché accende i riflettori più o meno arbitrariamente su pochi libri. E&#039; per questo che non amo neanche iniziative come il Dedalus*. Dato che a volte ho l&#039;impressione di essere un collezionista di libri e autori che conosco solo io, posso benissimo considerare ogni singolo testo come individualità, mi interessa capire come far incontrare efficacemente testi che non avranno mai grande successo di mercato verso quel possibile pubblico (non necessariamente specialistico) che potrebbe di volta in volta apprezzarli.   

*Incidentalmente, è nato un premio per l&#039;originalità nel romanzo:
 http://www.gold.ac.uk/goldsmiths-prize/about/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244856">giorgio mascitelli</a>.</p>
<p>1) Intendevo dire che a parole l&#8217;originalità continua ad essere un valore, ma per il mercato editoriale non lo è mai stata, perché un rischio: Proust dovette pubblicare Swann a proprie spese, Joyce l&#8217;Ulysses attraverso un editore improvvisato costituito da &#8220;fan&#8221; del libro che affrontò forti perdite. Ed entrambi erano già autori affermati, e sono fra i &#8220;vincenti&#8221; nell&#8217;immediato: altri si sono dovuti accontentare di 25 copie e riabilitazione postuma.<br />
Oggi si sono ridotti i margini per pubblicare nei grandi gruppi, ma piccoli editori idealisti continuano a esistere &#8211; il problema è che spesso le loro proposte sono invisibili.<br />
La digitalizzazione abbatterà i costi &#8211; sia nella gestione di una casa editrice (già nascono quelle che pubblicano solo ebook) sia per il self-publishing &#8211; e allungherà i tempi di ricezione. I problemi, vista l&#8217;eternità virtuale di ogni pacchetto di byte, saranno proprio la circolazione e la ricerca degli aghi nei pagliai.<br />
2) L&#8217;originalità che deriva da una visione che non si sente conforme a quella dominante, o dalla ricerca di nuovi mezzi espressivi efficaci (perché, con Skhlovsky, la ripetizione delle forme ne attutisce l&#8217;impatto) ha un senso, ma mi sembra un sintomo più che un fine a cui tendere o un merito in sè. Meno mi interessa chi cerca l&#8217;originalità a tutti costi perché originale è bello, per fraintendere la tua espressione. Ogni autore deve sempre bilanciare il desiderio di essere coerente alla propria visione con quello di raggiungere un pubblico (non necessariamente un mercato); ma in futuro sarà più facile sfuggire a compromessi imposti da altri.<br />
3) Non mi piace il sistema dei premi, proprio perché accende i riflettori più o meno arbitrariamente su pochi libri. E&#8217; per questo che non amo neanche iniziative come il Dedalus*. Dato che a volte ho l&#8217;impressione di essere un collezionista di libri e autori che conosco solo io, posso benissimo considerare ogni singolo testo come individualità, mi interessa capire come far incontrare efficacemente testi che non avranno mai grande successo di mercato verso quel possibile pubblico (non necessariamente specialistico) che potrebbe di volta in volta apprezzarli.   </p>
<p>*Incidentalmente, è nato un premio per l&#8217;originalità nel romanzo:<br />
 <a href="http://www.gold.ac.uk/goldsmiths-prize/about/" rel="nofollow ugc">http://www.gold.ac.uk/goldsmiths-prize/about/</a></p>
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		<item>
		<title>
		Di: giorgio mascitelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244856</link>

		<dc:creator><![CDATA[giorgio mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Nov 2013 18:17:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244816&quot;&gt;marco&lt;/a&gt;.

L&#039;abbondanza delle obiezioni mi costringe a essere telegrafico e dunque un po&#039; tranchant, me ne scuso.
1)Il fatto che l&#039;originalità sia citata nelle copertine non significa che sia un valore perlomeno nel senso dell&#039;estetica dell&#039;originalità, che intendevo nel mio post. Significa solo che quell&#039;estetica ha lasciato una traccia o un ricordo riconoscibile dal pubblico.
2)Quella che Marco chiama con arguzia estetica del successo, basata sul prestigio,è la conseguenza deteriore di una precisa funzione della società letteraria ossia la canonizzazione di alcuni autori della generazione precedente. E&#039; sempre stato un fenomeno di nicchia, come nota lo stesso Marco, poco significativo anche per la circolazione degli stessi testi: E&#039; vero per esempio che negli anni 60 la lettura dell&#039;Ulisse è stato un must in certi circoli di alcune città occidentali, ma quel libro ha continuato a circolare prima e dopo in altra maniera.
3)E&#039; fuor di dubbio che il sistema dei premi letterari regoli il mercato del prestigio, ma tutto ciò ha poco a che vedere con i testi interessanti da un punto di vista dell&#039;estetica dell&#039;originalità. Credo che questa visione diametralmente opposta sia in parte spiegabile con il fatto che Marco concepisce la letteratura in termini di mercato( in questo suo commento naturalmente!) e dunque il singolo testo in relazione al segmento di mercato, mentre io in prospettiva storico-culturale come individualità.
4) &quot; il centro è uno le periferie sono molte.&quot; scrive Marco: non solo ha assolutamente ragione, ma le periferie sono divise si fraintendono e, come ho già affermato, non c&#039;è nessuna ragione oggettiva perchè si sentano migliori del centro. Sarebbe un argomento risolutivo se qualcuno intendesse fondare un movimento d&#039;avanguardia per conquistare il centro. Ma questo argomento perde d&#039;interesse se, come dico io, ci si limita ad affermare: attenzione il centro coltiva la memoria corta, la periferia, una delle periferie,  coltivando la memoria lunga, potrà svolgere un ruolo di trasmissione molto significativo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244816">marco</a>.</p>
<p>L&#8217;abbondanza delle obiezioni mi costringe a essere telegrafico e dunque un po&#8217; tranchant, me ne scuso.<br />
1)Il fatto che l&#8217;originalità sia citata nelle copertine non significa che sia un valore perlomeno nel senso dell&#8217;estetica dell&#8217;originalità, che intendevo nel mio post. Significa solo che quell&#8217;estetica ha lasciato una traccia o un ricordo riconoscibile dal pubblico.<br />
2)Quella che Marco chiama con arguzia estetica del successo, basata sul prestigio,è la conseguenza deteriore di una precisa funzione della società letteraria ossia la canonizzazione di alcuni autori della generazione precedente. E&#8217; sempre stato un fenomeno di nicchia, come nota lo stesso Marco, poco significativo anche per la circolazione degli stessi testi: E&#8217; vero per esempio che negli anni 60 la lettura dell&#8217;Ulisse è stato un must in certi circoli di alcune città occidentali, ma quel libro ha continuato a circolare prima e dopo in altra maniera.<br />
3)E&#8217; fuor di dubbio che il sistema dei premi letterari regoli il mercato del prestigio, ma tutto ciò ha poco a che vedere con i testi interessanti da un punto di vista dell&#8217;estetica dell&#8217;originalità. Credo che questa visione diametralmente opposta sia in parte spiegabile con il fatto che Marco concepisce la letteratura in termini di mercato( in questo suo commento naturalmente!) e dunque il singolo testo in relazione al segmento di mercato, mentre io in prospettiva storico-culturale come individualità.<br />
4) &#8221; il centro è uno le periferie sono molte.&#8221; scrive Marco: non solo ha assolutamente ragione, ma le periferie sono divise si fraintendono e, come ho già affermato, non c&#8217;è nessuna ragione oggettiva perchè si sentano migliori del centro. Sarebbe un argomento risolutivo se qualcuno intendesse fondare un movimento d&#8217;avanguardia per conquistare il centro. Ma questo argomento perde d&#8217;interesse se, come dico io, ci si limita ad affermare: attenzione il centro coltiva la memoria corta, la periferia, una delle periferie,  coltivando la memoria lunga, potrà svolgere un ruolo di trasmissione molto significativo.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: marco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244816</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2013 18:27:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non porrei la questione in questi termini. L&#039;originalità continua ad essere percepita come valore, e difatti compare frequentemente come aggettivo e sostantivo nei blurb e nelle copertine. E basta pensare alle traversie che hanno accompagnato la pubblicazione di Ulysses o del primo volume della Recherche per rendersi conto che non è che nel passato il nuovo venisse immediatamente accolto a braccia aperte. Molto più cinicamente secondo me, quello che vediamo, oltre alle trasformazioni del mercato editoriale e librario che sono sotto gli occhi di tutti, è la crisi di un modello sussidiario di &quot;estetica del successo&quot;, basato non sulla popolarità bruta ma sul prestigio.
Quei libri che bisognava leggere per essere al passo, sentirsi intelligenti, far parte della &quot;conversazione&quot;; libri che conferivano uno status, al contrario di quelli che servivano da scacciapensieri o di cui magari avevi imparato a vergognarti.
E&#039; proprio grazie allo status di intoccabili raggiunto da Joyce, Proust, Kafka et al. che libri avanguardistici o sperimentali  hanno trovato una loro nicchia commerciale: ciò che oggi appare strano o originale o difficile potrebbe essere il classico di domani, e se ne parla bene il critico XXX su YYY magari è vero, sarò mica io l&#039;unico bifolco che non lo capisce? 
Altrove il mercato del prestigio continua a sopravvivere come isola all&#039;interno del mercato più ampio, regolato dal sistema dei premi letterari, che rilasciano il bollino di qualità a pochi eletti.
(Dappertutto c&#039;è un notevole scarto nelle vendite fra vincitori e finalisti, e lo stesso vale fra i libri dei finalisti e quelli di autori comparabili come profilo critico, esposizione mediatica o storia pregressa che non sono stati selezionati)
Del resto anche in Italia il Premio Strega funziona ancora; è solo un po&#039; meno trasparente e credibile e un po&#039; più spostato verso prodotti medi rispetto ad altri paesi, così i libri vincitori possono tentare di intercettare entrambi i mercati, essere contemporaneamente &quot;una bella storia&quot; e in più portare la fascetta. 
Naturalmente esistono molti lettori insoddisfatti, che vorrebbero pareri affidabili per orientarsi meglio verso quei libri che possono dargli soddisfazioni durature, ma se il centro è uno le periferie sono molte. Non necessariamente i (pochi? anche no) libri che io vorrei sopravvivessero sono gli stessi di qualcun altro. Ma se la lottizzazione degli spazi delle librerie è irreversibile, lo è anche la loro perdita di rilevanza.
Per una quindicina d&#039;anni ho collaborato ad un mercatino mensile dell&#039;usato per benificenza - quanti bei libri in viaggio verso il fuori catalogo ho acchiappato col retino! In futuro ogni libro pubblicato sarà disponibile nella lunga durata -in eterno- in un file a pochi click di distanza. Per questo sarà importante avere molteplici spazi di discussione, riflessione, critica, etc. di modo che il singolo lettore possa vagliarli secondo i propri interessi e il proprio percorso e sia più facilmente messo in condizione di incontrare quello che cerca, o anche quello che non sapeva di cercare, lo sorprende, lo provoca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non porrei la questione in questi termini. L&#8217;originalità continua ad essere percepita come valore, e difatti compare frequentemente come aggettivo e sostantivo nei blurb e nelle copertine. E basta pensare alle traversie che hanno accompagnato la pubblicazione di Ulysses o del primo volume della Recherche per rendersi conto che non è che nel passato il nuovo venisse immediatamente accolto a braccia aperte. Molto più cinicamente secondo me, quello che vediamo, oltre alle trasformazioni del mercato editoriale e librario che sono sotto gli occhi di tutti, è la crisi di un modello sussidiario di &#8220;estetica del successo&#8221;, basato non sulla popolarità bruta ma sul prestigio.<br />
Quei libri che bisognava leggere per essere al passo, sentirsi intelligenti, far parte della &#8220;conversazione&#8221;; libri che conferivano uno status, al contrario di quelli che servivano da scacciapensieri o di cui magari avevi imparato a vergognarti.<br />
E&#8217; proprio grazie allo status di intoccabili raggiunto da Joyce, Proust, Kafka et al. che libri avanguardistici o sperimentali  hanno trovato una loro nicchia commerciale: ciò che oggi appare strano o originale o difficile potrebbe essere il classico di domani, e se ne parla bene il critico XXX su YYY magari è vero, sarò mica io l&#8217;unico bifolco che non lo capisce?<br />
Altrove il mercato del prestigio continua a sopravvivere come isola all&#8217;interno del mercato più ampio, regolato dal sistema dei premi letterari, che rilasciano il bollino di qualità a pochi eletti.<br />
(Dappertutto c&#8217;è un notevole scarto nelle vendite fra vincitori e finalisti, e lo stesso vale fra i libri dei finalisti e quelli di autori comparabili come profilo critico, esposizione mediatica o storia pregressa che non sono stati selezionati)<br />
Del resto anche in Italia il Premio Strega funziona ancora; è solo un po&#8217; meno trasparente e credibile e un po&#8217; più spostato verso prodotti medi rispetto ad altri paesi, così i libri vincitori possono tentare di intercettare entrambi i mercati, essere contemporaneamente &#8220;una bella storia&#8221; e in più portare la fascetta.<br />
Naturalmente esistono molti lettori insoddisfatti, che vorrebbero pareri affidabili per orientarsi meglio verso quei libri che possono dargli soddisfazioni durature, ma se il centro è uno le periferie sono molte. Non necessariamente i (pochi? anche no) libri che io vorrei sopravvivessero sono gli stessi di qualcun altro. Ma se la lottizzazione degli spazi delle librerie è irreversibile, lo è anche la loro perdita di rilevanza.<br />
Per una quindicina d&#8217;anni ho collaborato ad un mercatino mensile dell&#8217;usato per benificenza &#8211; quanti bei libri in viaggio verso il fuori catalogo ho acchiappato col retino! In futuro ogni libro pubblicato sarà disponibile nella lunga durata -in eterno- in un file a pochi click di distanza. Per questo sarà importante avere molteplici spazi di discussione, riflessione, critica, etc. di modo che il singolo lettore possa vagliarli secondo i propri interessi e il proprio percorso e sia più facilmente messo in condizione di incontrare quello che cerca, o anche quello che non sapeva di cercare, lo sorprende, lo provoca.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244778</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2013 16:06:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244776&quot;&gt;giorgio mascitelli&lt;/a&gt;.

Penso che non intendesse &quot;dislessici&quot; in senso letterale, almeno così ho interpretato io! :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244776">giorgio mascitelli</a>.</p>
<p>Penso che non intendesse &#8220;dislessici&#8221; in senso letterale, almeno così ho interpretato io! :-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giorgio mascitelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244776</link>

		<dc:creator><![CDATA[giorgio mascitelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2013 14:52:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I punti sollevati da Andrea mi trovano d&#039;accordo e nella fattispecie avevo già pensato di dedicare un intervento al problema della trasmissione. Il dilemma sollevato da Francesco è altrettanto importante e merita una risposta articolata che non posso dare su due piedi. Certo per non sottrarmi del tutto alla sua richiesta direi che a linea di direzione è quella della creazione dei dispositivi di salvaguardia della visone culturale, ma anche qui ci vuole una riflessione più articolata.
Sui dislessici francamente non capisco. I dislessici possono leggere tutto quello che vogliono purchè con determinati ausili di carattere grafico e con il giusto tempo, come dimostra il fatto che nel passato anche figure di rilievo intellettuale sono state afflitte da questo disturbo. Comunque in senso tecnico, per quel che ne so, per un dislessico è meglio la pagina di Mallarmè a quella fitta seguita da altre 999 scritte altrettanto fittamente del romanziere americano tipo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I punti sollevati da Andrea mi trovano d&#8217;accordo e nella fattispecie avevo già pensato di dedicare un intervento al problema della trasmissione. Il dilemma sollevato da Francesco è altrettanto importante e merita una risposta articolata che non posso dare su due piedi. Certo per non sottrarmi del tutto alla sua richiesta direi che a linea di direzione è quella della creazione dei dispositivi di salvaguardia della visone culturale, ma anche qui ci vuole una riflessione più articolata.<br />
Sui dislessici francamente non capisco. I dislessici possono leggere tutto quello che vogliono purchè con determinati ausili di carattere grafico e con il giusto tempo, come dimostra il fatto che nel passato anche figure di rilievo intellettuale sono state afflitte da questo disturbo. Comunque in senso tecnico, per quel che ne so, per un dislessico è meglio la pagina di Mallarmè a quella fitta seguita da altre 999 scritte altrettanto fittamente del romanziere americano tipo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244772</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2013 11:59:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244770&quot;&gt;Lorenzo&lt;/a&gt;.

(intendevo dire, *lo scrittore* deve avere una bella faccia tosta, ovviamente)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244770">Lorenzo</a>.</p>
<p>(intendevo dire, *lo scrittore* deve avere una bella faccia tosta, ovviamente)</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244770</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2013 11:51:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[In risposta a &lt;a href=&quot;https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244756&quot;&gt;rosario&lt;/a&gt;.

Abbassando il registro, e con esso i contenuti - in maniera più o meno consapevole, al fine di dare al lettore un &quot;page-turner&quot; che si faccia sfogliare senza troppi sforzi intellettuali, fino alla prossima novità.
Certo, il lettore deve avere una bella faccia tosta per &quot;castrarsi&quot; consapevolmente in maniera tale da raggiungere quel lettore dislessico, ma è un processo già ben conosciuto nella produzione e diffusione dei beni di consumo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In risposta a <a href="https://staging.nazioneindiana.com/2013/11/24/lavorare-con-lentezza-ovvero-opinioni-di-un-disadattato/#comment-244756">rosario</a>.</p>
<p>Abbassando il registro, e con esso i contenuti &#8211; in maniera più o meno consapevole, al fine di dare al lettore un &#8220;page-turner&#8221; che si faccia sfogliare senza troppi sforzi intellettuali, fino alla prossima novità.<br />
Certo, il lettore deve avere una bella faccia tosta per &#8220;castrarsi&#8221; consapevolmente in maniera tale da raggiungere quel lettore dislessico, ma è un processo già ben conosciuto nella produzione e diffusione dei beni di consumo.</p>
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		Di: rosario		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[rosario]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2013 22:50:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma uno scrittore dei giorni nostri si chiede come può raggiungere con la sua opera un lettore dislessico?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma uno scrittore dei giorni nostri si chiede come può raggiungere con la sua opera un lettore dislessico?</p>
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