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	Commenti a: Zona d&#8217;ombra	</title>
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		Di: Mario Pandiani		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Pandiani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Feb 2014 02:45:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un bellissimo articolo, che mi costringe a riflettere su qual&#039;è il mio, personale, ideale mediterraneo, dunque, quale schiavitù possa lasciarmi maggiormente libero come uomo e quindi possa desiderare. 
Uno dei più importanti teologi greci degli ultimi decenni; Ioannis Romanidis, sostiene la tesi che la civiltà greco romana, e a maggior ragione &quot;romea&quot;, quella che impropriamente si usa chiamare bizantina, è stata soggetta a due pressioni fondamentali, che lui indica come: &quot;Francocrazia&quot; e &quot;Turcocrazia&quot;, cioè l&#039;invasione dei barbari dal nord europa e quella dell&#039;impero, prima persiano, poi ottomano dall&#039;oriente, entrambi, a ben vedere, originari delle steppe dell&#039;Asia. 
Credo che si possa dire così, semplificando, o comunque cercando di far luce su come appare a me questo ideale, senza sovrapporlo come aspirazione edenica alla realtà dei conflitti di cui mai la storia sembra aver sentito la mancanza. 

Dunque, l&#039;impero che si compone di cittadini e non di sudditi, che giunge a formulare nel quarto secolo un concetto come quello di libertà di culto, impero in cui vige il diritto e l&#039;imperatore è soggetto alla legge e non è la legge, in cui l&#039;istituzione religiosa non condivide il potere temporale, (ma avendo con questo pari dignità, ne è sostanzialmente libera), è pressato inesorabilmente da due forze opposte e complementari.
 
Da nord, le dinastie indoeuropee che si mescolano alle tribù sciamaniche in cui l&#039;appartenenza al sangue è fondamento, che sottomettono la religione a strumento del potere, che dividono la società in caste impermeabili e trasformano il cittadino in suddito e proprietà del leader, che da capotribù diventa imperatore, e nel nuovo ruolo fa ascendere l&#039;origine della schiatta addirittura agli angeli e non più all&#039;animale guida.

Dall&#039;oriente, invece, la teocrazia legislativa che impone l&#039;osservanza religiosa e pone le basi normative della società e dell&#039;individuo, sistema in cui il cittadino è un fedele e apartiene alla comunità o infedele e quindi nemico, in ogni caso sottomesso alla legge divina, univoca e immutabile.

A me sembra che oggi queste ultime due forze, mutatis mutandis, siano le sole rimaste in campo e si fronteggiano in modo inconciliabile rivendicando, ognuna, la propria verità. Mi sembra che la libertà &quot;romana&quot;, quindi &quot;mediterranea&quot;, non possa più essere che una dimensione interiore, avendo le libertà individuali raggiunto il punto massimo di espressione e anche di insoddisfazione, tanto che molti invocano soluzioni &quot;imperiali&quot; nostalgiche di una schiavitù così diversa da quella che il luminoso poeta lucano ricorda, che contiene come un&#039;identificazione della libertà con l&#039;amore, cioè il farsi schiavo dell&#039;altro come sistema di convivenza, sistema che si oppone tanto all&#039;idea di progresso in regime di capitalismo, quanto all&#039;oscurantismo in regime di califfato o di dinastia saudita, ottomana o come altro voglia chiamarsi un regime che sottomette l&#039;uomo a una legge relativa concepita come assoluta.

Chiedo scusa per la massimizzazione degli elementi storico sociali che ho espresso, come ogni partizione non è che un modello, non prende in considerazione le parentesi storiche, le eccezioni, i periodi di pace e le degenerazioni dell&#039;esercizio del potere che sono presenti in qualunque forma di governo della società, anche il più giusto.
Come ho detto questa non è che una personalissima sintesi e non certo un&#039;esposizione storica, di quello che negli anni si è formato in me come &quot;ideale mediterraneo&quot; e che mi serve come macrobussola per cercare di capire, darmi una ragione del perché oggi, quanto più si rivendicano e si ottengono libertà civili e personali, tanto più ci lacera una nostalgia come quella del poeta lucano per una schiavitù che permette la libertà dell&#039;offrire, della gratuità, dell&#039;ospitalità, del condividere il vino, obbligandosi più che essendo obbligato, tutte cose che aleggiano persistentemente nei ricordi di chi ha viaggiato nel mediterraneo e le ha incontrate più o meno episodicamente, e che sembrano esser diventate leggenda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un bellissimo articolo, che mi costringe a riflettere su qual&#8217;è il mio, personale, ideale mediterraneo, dunque, quale schiavitù possa lasciarmi maggiormente libero come uomo e quindi possa desiderare.<br />
Uno dei più importanti teologi greci degli ultimi decenni; Ioannis Romanidis, sostiene la tesi che la civiltà greco romana, e a maggior ragione &#8220;romea&#8221;, quella che impropriamente si usa chiamare bizantina, è stata soggetta a due pressioni fondamentali, che lui indica come: &#8220;Francocrazia&#8221; e &#8220;Turcocrazia&#8221;, cioè l&#8217;invasione dei barbari dal nord europa e quella dell&#8217;impero, prima persiano, poi ottomano dall&#8217;oriente, entrambi, a ben vedere, originari delle steppe dell&#8217;Asia.<br />
Credo che si possa dire così, semplificando, o comunque cercando di far luce su come appare a me questo ideale, senza sovrapporlo come aspirazione edenica alla realtà dei conflitti di cui mai la storia sembra aver sentito la mancanza. </p>
<p>Dunque, l&#8217;impero che si compone di cittadini e non di sudditi, che giunge a formulare nel quarto secolo un concetto come quello di libertà di culto, impero in cui vige il diritto e l&#8217;imperatore è soggetto alla legge e non è la legge, in cui l&#8217;istituzione religiosa non condivide il potere temporale, (ma avendo con questo pari dignità, ne è sostanzialmente libera), è pressato inesorabilmente da due forze opposte e complementari.</p>
<p>Da nord, le dinastie indoeuropee che si mescolano alle tribù sciamaniche in cui l&#8217;appartenenza al sangue è fondamento, che sottomettono la religione a strumento del potere, che dividono la società in caste impermeabili e trasformano il cittadino in suddito e proprietà del leader, che da capotribù diventa imperatore, e nel nuovo ruolo fa ascendere l&#8217;origine della schiatta addirittura agli angeli e non più all&#8217;animale guida.</p>
<p>Dall&#8217;oriente, invece, la teocrazia legislativa che impone l&#8217;osservanza religiosa e pone le basi normative della società e dell&#8217;individuo, sistema in cui il cittadino è un fedele e apartiene alla comunità o infedele e quindi nemico, in ogni caso sottomesso alla legge divina, univoca e immutabile.</p>
<p>A me sembra che oggi queste ultime due forze, mutatis mutandis, siano le sole rimaste in campo e si fronteggiano in modo inconciliabile rivendicando, ognuna, la propria verità. Mi sembra che la libertà &#8220;romana&#8221;, quindi &#8220;mediterranea&#8221;, non possa più essere che una dimensione interiore, avendo le libertà individuali raggiunto il punto massimo di espressione e anche di insoddisfazione, tanto che molti invocano soluzioni &#8220;imperiali&#8221; nostalgiche di una schiavitù così diversa da quella che il luminoso poeta lucano ricorda, che contiene come un&#8217;identificazione della libertà con l&#8217;amore, cioè il farsi schiavo dell&#8217;altro come sistema di convivenza, sistema che si oppone tanto all&#8217;idea di progresso in regime di capitalismo, quanto all&#8217;oscurantismo in regime di califfato o di dinastia saudita, ottomana o come altro voglia chiamarsi un regime che sottomette l&#8217;uomo a una legge relativa concepita come assoluta.</p>
<p>Chiedo scusa per la massimizzazione degli elementi storico sociali che ho espresso, come ogni partizione non è che un modello, non prende in considerazione le parentesi storiche, le eccezioni, i periodi di pace e le degenerazioni dell&#8217;esercizio del potere che sono presenti in qualunque forma di governo della società, anche il più giusto.<br />
Come ho detto questa non è che una personalissima sintesi e non certo un&#8217;esposizione storica, di quello che negli anni si è formato in me come &#8220;ideale mediterraneo&#8221; e che mi serve come macrobussola per cercare di capire, darmi una ragione del perché oggi, quanto più si rivendicano e si ottengono libertà civili e personali, tanto più ci lacera una nostalgia come quella del poeta lucano per una schiavitù che permette la libertà dell&#8217;offrire, della gratuità, dell&#8217;ospitalità, del condividere il vino, obbligandosi più che essendo obbligato, tutte cose che aleggiano persistentemente nei ricordi di chi ha viaggiato nel mediterraneo e le ha incontrate più o meno episodicamente, e che sembrano esser diventate leggenda.</p>
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